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Sono uscito dal ventre di mia madre (Holly) quando lei aveva quattordici anni e mio padre ne aveva ventidue. Sono il frutto di un rapporto andato troppo oltre. Oggi, per la prima volta, vedo mia madre, completamente nuda. Domenica mattina. E’ una calda e afosa giornata d’estate. Sono da poco passate le dieci. Mi alzo dal letto e con gli occhi ancora semichiusi vado in bagno. Passo davanti alla cucina dove c’&egrave mio padre che sta armeggiando con pentole e fornelli. Lo saluto e proseguo. Arrivo al bagno e apro la porta. Una scena che si può vedere solo nei film hard &egrave sotto i miei occhi. Resto immobilizzato tanto &egrave lo stupore. Mia madre nuda &egrave stesa nella vasca da bagno. Il suo corpo occupa l’intera lunghezza della vasca. Tenuto conto che &egrave alta un metro e ottanta centimetri non può essere diversamente. Ha la testa appoggiata sul bordo della vasca. Il mento &egrave sollevato come se stesse guardando il soffitto. Ha gli occhi chiusi. I lunghi capelli castani ricci e crespati le incorniciano il viso e le lasciano scoperto il lungo e bianco collo. Le labbra carnose sono semiaperte. Si notano i bianchissimi denti dell’arcata superiore. L’espressione del viso &egrave quello di una che sta godendo. Il mio sguardo scende lungo il suo corpo. Una sua mano sta su una mammella e con le dita si sta titillando il capezzolo. Dio! Che tette; si dipartono da un ampio torace e puntano verso l’alto. Sono due grossi bianchi globi d’alabastro. Ognuno &egrave fornito di un roseo capezzolo grosso quanto una ciliegia ed &egrave circondato da una tonda e larga areola caffellatte. Continuo a far scorrere gli occhi su quella magnificenza. Vedo il suo ombelico al centro di una pancia che &egrave appena pronunciata. Si vedono i muscoli addominali frutto di continui esercizi in palestra. Il ventre &egrave piatto. I fianchi sono larghi. Le ben tornite cosce e gambe si allungano nell’acqua. Alla fine del ventre c’&egrave una larga macchia nera a forma di triangolo. Una sua mano &egrave poggiata sopra. Non ne vedo le dita. Sono estasiato da quella visione. Non so quanti minuti passano. Un grido mi porta alla realtà. Mia madre &egrave seduta nella vasca. Ha le braccia incrociate sul petto a coprire le tette.
“Cosa fai qui? Da quando mi stai guardando? Non hai visto la lampada accesa? Esci immediatamente.’ Sono impaurito dal tono della voce. Già, la lampada. Mio padre ha fatto installare una lampada di colore rosso fuori alla porta del bagno. Quando la lampada &egrave accesa &egrave indica che il bagno &egrave occupato. Mio padre sostiene che, per sicurezza, non ci si deve chiudere a chiave nel bagno. In caso di necessità non &egrave necessario sfondare la porta. Nonostante gli occhi assonnati al momento della mia entrata in bagno, sono sicuro che la lampada era spenta e lo &egrave tutt’ora.
“Mamma, scusami, non volevo. La lampada &egrave spenta.’
Sentendo il grido di mia madre, mio padre si precipita pensando al peggio.
“Cosa &egrave accaduto?’
“Tuo figlio &egrave entrato nonostante la luce accesa ed &egrave rimasto in silenzio a guardarmi per un bel po’.’
“Babbo, ti assicuro che il segnale di bagno occupato non c’era.’
Mio padre mi invita a ritornare in camera. Esco dal bagno e la porta si chiude alle mie spalle. Attraverso la porta sento la voce di mio padre.
“Il ragazzo ha ragione. La luce &egrave spenta. Hai dimenticato di accenderla.’
“Sarà come dici, ma lui non doveva restare. Doveva subito uscire.’
“Dai, non prendertela. &egrave tuo figlio. Ha visto sua madre nuda. Quale crimine ha commesso? Che peccato ha fatto?’
“Io mi vergogno a mostrarmi nuda a mio figlio. Lui, però si &egrave anche fermato a guardarmi.’
‘Moglie. Sei bellissima ed hai un corpo stupendo. Lo hai certamente scioccato. E chi non lo sarebbe davanti a questo paradiso. Al suo posto avrei fatto lo stesso.’
‘Sei un porco. Tu non sei mio figlio. Vattene.’
‘Non vuoi che resti ad insaponarti la schiena?’
Un rumore sordo contro la porta mi fa capire che mio padre sta per uscire. Corro via. Mi rimetto a letto con le braccia incrociate sotto la testa. Gli occhi sono rivolti al soffitto. La figura nuda di mia madre si proietta sul soffitto. Una strana sensazione si impossessa del mio corpo. Il mio pisello si muove, cresce, si indurisce. Mi fa male. &egrave la mia prima seria erezione. Infilo le mani nel pigiama, lo prendo con le dita e lo raddrizzo con il glande rivolto verso l’alto. Sto meglio anche se la pelle che &egrave scesa scoprendo il glande si stringe intorno alla circonferenza provocandomi una leggera sensazione di dolore. La figura di mia madre nuda &egrave la dominante assoluta. Da quel momento diventa preda dei miei pensieri. Dovunque vado, ovunque io sia, l’immagine del corpo nudo di mia madre mi accompagna. A casa sto sempre nel suo raggio di azione. Cerco di cogliere gli attimi in cui porzioni scoperte del suo splendido corpo si mostrano ai miei occhi. So che in casa non porta il reggiseno. Lo denuncia la spinta che i suoi capezzoli esercitano contro la stoffa della lunga camicia bianca che indossa e che le copre, dietro, a stento le natiche e sul davanti, invece, lascia scoperto una piccolissima porzione delle sue mutandine. Le bellissime cosce insieme alle lunghe gambe sono alla portata dei miei occhi. Ho sempre con me il telefonino con la videocamera. Non faccio altro che ritrarla continuamente. Scarico le foto sul PC e, di notte, me le guardo. Quando esce per fare compere mi offro di accompagnarla. Lungo la strada, nei negozi, ascolto commenti di ogni genere sulla bellezza di mia madre e sulle sue forme. Cose che mi fanno imbestialire e cose che mi fanno pavoneggiare. Mia madre sembra non ascoltare. Il suo viso non lascia trasparire nessuna emozione. Una volta sento una donna fare apprezzamenti lusinghieri sulle forme del bacino di mia madre ed aggiunge che le sarebbe piaciuto affondare la testa tra le natiche della mia genitrice. Mia madre al sentirla si ferma, si gira, la guarda e sorride. Resto di sasso. Mia madre suscita desideri anche nelle donne. Arriva l’autunno. Le foglie degli alberi e delle siepi che circondano il nostro piccolo paese ingialliscono. La scuola &egrave incominciata. Ogni giorno mia madre mi accompagna a scuola con l’auto. &egrave anche l’inizio di un anno burrascoso nei rapporti tra mia madre e mio padre. Il matrimonio entra in crisi. Per la prima volta sento parlare di separazione e di divorzio. Una sera che mio padre &egrave fuori vado in salotto dove mia madre, seduta sul divano, sta leggendo un libro. Indossa un lungo pullover nero che mette in risalto il colore bianco della sua pelle e le lascia scoperte le cosce e le gambe. Copre appena le bianche mutandine. Ha una profonda scollatura a ‘V’ che evidenzia il solco che separa le sue tette. E’ uno spettacolo a vedere tanta bellezza.
‘Mamma, posso?’
‘Certo che puoi! Vieni siediti vicino a me. In cosa posso esserti utile?’
‘&egrave un po’ difficile per me parlarne.’
‘Cosa ti angustia? Avvicinati di più. Non stare cosi lontano.’
Mi avvicino. Mia madre mi passa un braccio intorno alle spalle e mi attira a sé. Abbandono il capo nell’incavo della sua spalla. Dalla scollatura del pullover sale il profumo inebriante delle sue favolose mammelle. Lo aspiro. Il pisello incomincia a svegliarsi.
‘Mamma. Tu e papà state per divorziare?’
‘Perché dici questo? Cosa te lo fa pensare?’
‘Sono mesi che non fate altro che litigare.’
‘Sappi, bambino mio, che il giorno in cui io e tuo padre ci lasceremo tu mi seguirai. Non permetterò a nessuno di portarti via da me. Sì! Con tuo padre siamo giunti ad una conclusione. Non possiamo più vivere sotto lo stesso tetto. Lui ha conosciuto un’altra donna. &egrave una nostra dipendente. Ha una relazione che non &egrave solo passione ma &egrave anche amore. Ha già deciso. Hanno fittato un appartamentino nel paese vicino. Da stasera andrà a vivere con lei. Dopo, quando interverrà la separazione, anche noi andremo via da questa casa. Troppi ricordi. La venderò e cederò a tuo padre la mia quota di possesso nella ditta. Non posso lavorare vedendolo tutti i giorni e vedendo la donna di cui si &egrave innamorato. Quindi io e te andremo via da questo paese e andremo a vivere in una cittadina dove non ci conosce nessuno. Con il ricavato della vendita della casa e con i soldi della cessione della mia quota nella ditta potremo vivere tranquilli per un congruo numero di anni. La tua mammina ha già elaborato un progetto che le permetterà di non cadere nella noia del vivere da sola. Vedrai?’
“Mamma. Sei sicura che papà mi lascerà stare con te?’
‘Se sono sicura? Voglio che lui non rivendichi niente altrimenti esibirò in tribunale le prove del suo tradimento.’
‘La donna con cui papà andrà a stare &egrave più bella di te?’
‘La bellezza, piccolo mio, &egrave una valutazione soggettiva. Per tuo padre quella donna può essere più bella di me. Oppure ci sono altri fattori, oltre alla bellezza, che l’hanno portato ad innamorarsi.’
‘Mamma. Non credo che ci siano donne più belle di te. E di questo sono sicuro.’
‘Grazie del complimento. Lo dici perché sei mio figlio. Per i figli le mamme sono sempre le più belle.’
‘Oh! Non &egrave solo perché sono tuo figlio. Quando esco con te non sono mica sordo. Ho sentito cosa dicono, gli uomini sul tuo corpo. Ho visto gli sguardi che ti lanciano. Non sono stupido. Capisco cosa intendono. Una sola cosa non sono riuscito a capire. Cosa intendeva quella donna, tra l’altro anche bella, quando ha detto che le piacerebbe affondare la sua testa fra le tue natiche? Tu ti sei girata e le hai sorriso.’
“Sei diventato un acuto osservatore ed anche un bravo ascoltatore. In quanto al desiderio di quella donna cosa significa lo saprai quando diventerai più grande ed avrai anche tu qualche bella donnina con cui giocare. Ora guardiamo un pò di televisione.’
‘Per quanto mi riguarda la bella donnina già ce l’ho. Sei tu.’
La stretta del suo braccio intorno alla mia spalla diventa più forte. Mia madre abbassa la testa e mi da un bacio prima sulla fronte e poi sugli occhi. Il mio corpo si stringe di più al suo. Le pulsazioni del mio pisello aumentano. Mi concentro sullo spettacolo televisivo. Lentamente cado in un sonno profondo. &egrave mia madre a svegliarmi.
‘Su! Alzati. &egrave ora di andare a letto.’
Ci alziamo dal divano e andiamo verso le camere da letto. Quando arriviamo alla mia lei mi blocca si china e mi da un bacio sulle labbra.
‘Buonanotte. Fai sogni d’oro.’
La guardo allontanarsi verso la sua camera da letto. Il suo &egrave un incedere flessuoso. Le natiche del bacino si sollevano e si abbassano aritmicamente. Mentre una sale l’altra scende. &egrave un felino. A guardare quel movimento i miei ormoni impazziscono. Il pisello si indurisce. Entro in camera. Mi spoglio restando nudo. Mi siedo sul letto ed accarezzo il mio cazzo. Chiudo la mano intorno alla circonferenza e mi masturbo. Al momento di godere devo aver gridato perché sento la voce di mia madre che mi chiede se va tutto bene. Le rispondo che ho urtato con il piede contro la spalliera del letto. Questo mi fa dimenticare che il mio sperma &egrave schizzato tutto sul pavimento. Il mattino dopo mia madre mi porta il caff&egrave e nota la macchia. Mi guarda.
‘Il dolore al piede deve essere stato abbastanza forte per gridare in quel modo. Comunque non credo che quello sia stato un grido di dolore. Sembrava piuttosto il nitrito di un puledro. Questa macchia sul pavimento &egrave il frutto di quel nitrito. La prossima volta vai in bagno.’
Ha capito. Arrossisco. La mia vergogna &egrave dovuta anche al fatto che l’oggetto della mia masturbazione, e non solo di quella volta, &egrave lei: mia madre. I mesi passano. La separazione &egrave andata in porto senza drammi e strascichi. Mia madre ha ceduto a mio padre, dietro congruo compenso, la sua quota di proprietà nella ditta. Io ho completato con successo il ciclo scolastico delle medie inferiori. Holly compra un villino in una ridente cittadina della costa. Confina con il mare. Ha due accessi. Uno dalla terraferma ed un altro dal mare. &egrave circondato da un terreno, circa 20.000 m2, ricco di alberi. Per lo più sono pini. La costruzione &egrave nascosta tra gli alberi. Occorre circa un anno perché la nuova casa sia pronta per accogliere me e mamma. Ho compiuto quindici anni e viaggio verso il traguardo dei 16. Un altro anno scolastico si &egrave positivamente concluso. &egrave venuto il momento del trasferimento. Iniziamo la nostra nuova vita isolati dal resto del mondo. Mia madre, al momento, non ha nessuna intenzione di impegnarsi in progetti futuri. Io sono felicissimo di questa sua scelta. Lo sono anche perché l’atteggiamento di mia madre nei miei confronti &egrave cambiato. In casa mi copre di coccole. Non si lascia sfuggire occasione per coprirmi di carezze e di baci. Quando usciamo a fare passeggiate o compere pretende che le tenga la mano così come fanno due fidanzatini. Trascorriamo l’estate in tutta tranquillità. Sono il solo a godere della visione del meraviglioso corpo di mia madre. L’accesso riservato al mare mi da la possibilità di vederla in costume da bagno. Altre volte, negli anni trascorsi, l’ho vista in costume da bagno ma mai ho fatto cattivi pensieri. Oggi &egrave diverso. Ogni volta che la vedo mi eccito ed il mio cazzo si indurisce. Non ha mai indossato un bikini. Dice che il due pezzi non &egrave sexy. Ha un costume nero di stoffa elasticizzata che le aderisce mettendo in evidenza tutte le ardite curve del suo stupendo corpo facendo risaltare il bianco della sua vellutata pelle. Non ha bretelle. Ogni mattina, attraverso una scala scavata nella roccia, scendiamo alla piccolissima spiaggia di circa 200 m2 fatta tutta di sassolini. &egrave una ansa circondata da alte pareti di roccia. C’&egrave spazio sufficiente per quattro lettini e due ombrelloni. Per noi che siamo in due &egrave abbastanza grande. Mia madre ha fatto installare anche una doccia. Questo &egrave l’anno del diploma. Ho concluso anche il ciclo delle medie superiori. Mi sono diplomato con il massimo dei voti. Un mattino d’agosto mentre siamo a prendere il sole sulla nostra spiaggetta, mi chiede di spanderle sulle spalle e sulla parte della schiena scoperta una crema idratante. &egrave una richiesta che mi precipito ad esaudire. Ho la possibilità di accarezzare parti del corpo di Holly. Prendo il flacone della crema e ne verso sulle spalle una buona quantità. Con movimenti rotatori delle mani la spalmo su tutta la schiena. Le mie mani scorrono su quella pelle con delicatezza. Mia madre mi dice che ho un tocco che le provoca dei brividi. Non l’ascolto. Sto fantasticando. Mi vedo accarezzare gli splendidi globi d’alabastro e le natiche del suo deretano. Le mie mani sono scese sulle sue cosce. Le massaggio il retro e l’interno delle cosce. Scendo lungo le gambe, arrivo alle caviglie, risalgo. Mia madre si gira a pancia in su. Io continuo a spalmare la crema sulle cosce. Vedo spuntare dai bordi del costume, li dove forma un triangolo, dei peli ricci. Dio! Che spettacolo. Il mio pistolotto si drizza. La punta del glande fa capolino dal bordo del costume. Prendo un asciugamano e lo copro. La mia mente le chiede aiuto. Lei si alza a sedere sul lettino. Mi guarda. Sono rosso dalla vergogna come un peperoncino. Holly afferra i bordi del costume all’altezza dei seni e con un rapido movimento lo abbassa fin sotto l’ombelico. Le sue mammelle, non più costrette a restare al chiuso, esplodono in un movimento come se stessero balzando fuori da una scatola. Ho gli occhi spalancati. Mia madre mi guarda.
‘Non dirmi che ti spaventa vedere il mio seno. Lo hai già visto. Ricordi? Stavo nuda nel bagno quando tu entrasti. Avevi la stessa espressione che hai oggi. Tanto ti spaventano le mie tette? A vedere il gonfiore che hai tra le gambe non si direbbe. Su, da bravo, ora spalma la crema anche sul mio petto.’
&egrave troppo. Il sangue mi affluisce veloce al viso. Mi alzo e di corsa scappo a casa. Vado in bagno e mi masturbo. Quando sto per venire grido il suo nome. &egrave allora che la porta del bagno si apre e Holly appare sulla soglia. Ha le tette fuori ed un asciugamano intorno alla vita che le copre, dietro, solo il bacino e, davanti, la foresta di peli che &egrave a protezione della sua vagina. Ha tolto il costume. &egrave una statua. Mi guarda, sorride.
‘E così il mio ometto pensa alla sua mamma quando si masturba.’
‘Ma’ No! Mamma. Ecco…. Io… Cosa vai a pensare.’
‘Non fare il ‘pinocchio’ con me. Ti ho sentito quando hai gridato il mio nome. E non era certamente un invocazione d’aiuto. Anzi forse lo era. Purtroppo &egrave un aiuto che non posso darti. Non mortificarti. So di piacere agli uomini e, come sai, anche alle donne. Quindi non mi meraviglia che piaccio anche a te. Al contrario mi fa piacere sapere che mio figlio mi desidera. Da quando ti masturbi pensando a me?’
‘Da quando ti vidi nuda nel bagno.’
‘Lo immaginavo. L’ò sempre saputo. Adesso alzati in piedi e fatti guardare. &egrave il mio turno di vedere come sei fatto. Sei mio figlio e non conosco il tuo corpo.’
Mi alzo dal wc, con lo sguardo rivolto al pavimento, nudo come un verme, mi mostro a mia madre.
‘Però! Per uno della tua età non sei messo male. Se continui su questa strada le donne faranno a gara per averti.’
Mi faccio coraggio e le dico:
‘Tu no? Non parteciperesti alla gara?’
‘Sono tua madre e non posso. Per consolarti ti dico che come donna mi batterei con denti ed unghia per farti mio.’
‘Lo dici perché sono tuo figlio.’
‘Avvicinati e dammi la mano.’
Vado verso di lei e le tendo la mano. Lei la prende e la introduce nello spacco dell’asciugamano. L’accompagna sulla foresta di peli. Cosa sta facendo? Mi fa toccare la sua pussy. Arrossisco.
‘Senti come sono bagnati? Eppure non ho fatto il bagno e non ho fatto pipì. Cosa pensi che sia’
‘&egrave limaccioso. Non riesco ad immaginarlo.’
‘Sono una donna e anch’io ho desideri. Giù alla spiaggia, il tuo modo delicato di passare le mani sul mio corpo, in special modo quando mi lisciavi l’interno delle cosce ha scatenato la mia libidine. Mi sono scoperta il seno per provocarti. Ho immaginato di fare l’amore con te e questo umido che senti &egrave il frutto di quel desiderio. Come vedi anch’io ti ho desiderato. Siamo pari. Tu stai crescendo e per evitare tragedie &egrave opportuno che per un periodo di tempo ci separiamo. Andrai a stare con tua nonna.’
‘Mi stai scacciando?’
‘No! Amore mio. &egrave solo che non mi fido di me. Devo io dimenticare di desiderarti. Tu sei un ragazzo che ha un alieno tra le gambe che mi piacerebbe ospitare nella mia pussy. Purtroppo sei mio figlio &egrave questo non &egrave possibile. Quindi, ti prego, per la tranquillità della mia mente, dammi ascolto. Vai a stare un poco con mia madre. Ormai tra una settimana incomincia il tuo primo anno universitario e da casa della nonna ti &egrave più facile raggiungere l’università. Ti prometto che starai poco con lei. Dammi il tempo di metabolizzare questa giornata.’
‘Ok. Anche se non sono del tuo stesso avviso farò come tu desideri. Vorrei che tu facessi una cosa per me?’ ‘Dimmi? Cosa vuoi che faccia?’
‘Vorrei rivederti nuda. Non ho mai visto una vulva. Mi faresti vedere la tua?’
L’ò sparata grossa. Sto in attesa del ceffone. Mia madre mi guarda. I suoi occhi denunciano l’ira che la sta attraversando. Poi, piano, il suo viso si distende. Ho ancora la mano nella sua. Si gira e mi trascina in camera da letto. Si libera dell’asciugamano e si siede appoggiando le spalle alla testata del letto. Tira su le gambe e le dilata. Porta le mani sulla foresta di peli e con le dita si fa strada verso l’interno. Guardo affascinato quei movimenti. Il pistolotto incomincia a sollevarsi. Le sue lunghe dita hanno raggiunto le grandi labbra. Con una leggera pressione le allarga. Una rosea e lucida conchiglia emerge dal folto della foresta. &egrave la prima naturale meraviglia del mondo che vedo. Nessuna opera &egrave così bella. Dalla fenditura che separa le carnose grandi labbra fanno la loro apparizione le violacee creste delle piccole labbra. Lei le divarica con le dita ed ecco che, nell’angolo in alto di quella splendida conchiglia fa capolino la uretra sovrastata dal glande del luccicante clitoride. E’ abbastanza pronunciato. Poi una macchia nera attira la mia attenzione. E’ l’orifizio vaginale. Quella &egrave la strada che ho fatto per venire al mondo. Con un guizzo da felino mi metto carponi fra le sue gambe, porto la testa tra quelle splendide colonne, incollo la bocca su quella meraviglia e le do uno schioccante bacio. Mia madre lancia un urlo.
‘Lo sapevo che avresti fatto qualcosa che mi avrebbe fatta pentire di avertela mostrata. Non lo dovevi fare.’
Uno schiaffo mi arriva sulla guancia. Non me ne importa.
‘Mamma. Sei troppo bella e la bellezza va ammirata, adorata e amata. Sei la mia dea, ti adoro. Mamma ti amo.’
‘Mi ami? Sei un fringuello. Sai forse cosa &egrave l’amore? Conosci la sofferenza che l’amore provoca? La tua &egrave solo infatuazione. Vedrai. Quando conoscerai ragazzine della tua età farai presto a dimenticare la tua dea. Oggi ti masturbi pensando a me, domani lo farai pensando ad altre.’
‘Mamma hai un seno favoloso e quelle due grosse ciliegie sono invitanti. Posso baciarle?’
‘Ci risiamo? Eh! No! Adesso basta. Esci da questa stanza. Rivestiti. Oggi stesso ti accompagno dalla nonna.’
‘Non posso alzarmi.’
‘Perché non puoi?’
‘Guarda in quali condizioni sono.’
Mi raddrizzo stando seduto sulle gambe. Il mio cazzo svetta verso l’alto. &egrave duro. Sembra che voglia scoppiare. Mi fa male. La pelle che copre il glande e scesa liberandolo. &egrave tutto fuori. Per un ragazzo della mia età ho un fallo già da adulto. Ha una lunghezza circa di 20 cm ed un diametro di 4cm. Mia madre lo guarda affascinata.
‘Prima l’ho visto semi afflosciato. Adesso lo vedo duro. Ti assicuro, figlio mio, che hai un bel cazzo. Hai ragione. Sei in gravi condizioni e mi fa piacere di essere io a procurarti questa sofferenza. Ma a questo si può rimediare. Fatti una sega e vedrai che ti passerà.’
‘Posso farla qui? In tua presenza? Voglio che tu mi guardi.’
Un ruggito fa seguito ad uno sguardo da tigre inferocita.
‘Fuori! Vattene prima che perda il lume della ragione.’
Scappo e vado in bagno dove libero il cazzo dalla sua rigidità. Faccio una doccia con acqua fredda indosso l’accappatoio ed esco dal bagno. Passo davanti alla camera di mia madre che &egrave ancora tutta nuda. Sta seduta. Ha le ginocchia tirate contro il suo torace. Le braccia circondano quelle splendide gambe che schiacciano le sue meravigliose mammelle. Ha il mento appoggiato sulle ginocchia. Lo sguardo &egrave perso nel vuoto. Sorride. Vorrei essere nella sua mente per sapere cosa sta pensando o cosa sta vedendo. Quali sono le sue fantasie? &egrave sera tardi quando giungiamo a casa della nonna. Il nostro arrivo &egrave stato preceduto da una telefonata fatta da Holly a sua madre. Sono incazzato nero. Non sono riuscito a farle cambiare idea. Entro in casa di mia nonna Lisa e corro di filato a rinchiudermi nella stanza che ha preparato per ospitarmi. Dopo circa due ore sento la calda voce di mia madre che mi chiama.
‘Tesoro. Amorino. Vuoi salutare la tua bella mammina? Apri questa porta.’
La mia ira &egrave sbollita. Vado alla porta e l’apro. L’incantevole figura di mia madre si avvicina a me. Mi circonda con le braccia e mi stringe contro il suo corpo. Non sono alto quanto lei per cui il suo seno &egrave all’altezza del mio viso. Le parti superiori delle mammelle sono contro le mie labbra. Non riesco a trattenermi dal baciarle. ‘Sei incorreggibile.’
Porta le dita sotto al mio mento costringendomi ad alzare la testa. I suoi occhi sono lucidi. Mi fissa. Poggia le sue meravigliose labbra sulla mia bocca e mi schiocca un bacio carico di promesse.
‘Studia e non fare arrabbiare la nonna. Diventa presto adulto. Ho in serbo per te una bella sorpresa. Fino a quel giorno io e te non ci vedremo. Non telefonarmi e non cercarmi. Sarò io a venire da te.’
Non dice altro. Si stacca, si gira verso la porta e va via. La guardo allontanarsi e sparire. Chiudo la porta e vado a distendermi sul letto. Mi addormento.
Il Sogno

&egrave una radiosa giornata di inizio estate. Io e mamma siamo distesi sulla nostra spiaggia. Siamo entrambi nudi. Mi alzo e mi distendo su di lei. Il suo seno si schiaccia contro il mio petto. I suoi occhi si specchiano nei miei. Le sue braccia mi hanno cinto le spalle. Mi bacia sulla bocca. I nostri corpi rotolano sulla spiaggia. Lei &egrave su di me. Mi offre le sue tette. Le sto baciando. La invoco.
‘mamma, mamma, ti amo.’
Sento un dolce suono. Una voce melodiosa mi sta chiamando. Apro gli occhi. Due prorompenti mammelle ballano davanti ai miei occhi. Le afferro e le stringo.
“Mamma, come sei bella. Che tette stupende che hai. Lascia che le baci.”
“Ehi! Svegliati. Non sono tua madre. Sono tua nonna. Quelle che stai palpando sono le mie mammelle.”
&egrave vero. &egrave mia nonna Lisa che mi sta scuotendo e nel farlo la sua vestaglia si &egrave aperta e le sue grandi tette schiaffeggiano il mio viso. Cazzo! &egrave stato solo un sogno. Arrossisco.
‘Nonna scusami. Pensavo fosse’.’
“Ho capito. Hai creduto fossi tua madre. Metti i piedi su questa terra. Alzati prendi il caff&egrave e vieni di là. Mi racconterai quello che hai sognato.”
Si raddrizza. Riporta le tette all’interno della vestaglia e prima di andare via mi domanda:
“Ti &egrave dispiaciuto che quelle che volevi baciare non erano le tette di tua madre?”
Non aspetta la risposta. Esce dalla stanza. Mia nonna &egrave una bella donna. Anche lei ha partorito sua figlia (mia madre) quando aveva quattordici anni. &egrave una caratteristica genetica delle donne della mia famiglia farsi ingravidare in giovane età. Ha anche un’altra figlia che &egrave di pochi mesi più grande di me. L’ò vista poche volte e quando era una ragazzina di cinque anni. Oggi vive negli U. S. A. E’ ospite di una sorella di mia nonna. Saprò, poi, che suo padre &egrave anche il mio. Tornando a mia nonna. &egrave rossa di capelli. Ha un corpo giunonico. Da quello che ho visto ha un seno prosperoso. Di sicuro &egrave più grosso di quello di mia madre. Immagino che i capezzoli siano altrettanto grossi o quanto meno facciano onore alle tette che li ospitano. Il colore della sua pelle &egrave in sintonia con quello dei suoi capelli. &egrave pieno di piccolissime macchie rossiccie. &egrave lentigginosa. Avevo 10 anni quando l’ò vista l’ultima volta. Lei non &egrave mai venuta a trovarci a casa. I suoi rapporti con mio padre non sono mai stati idilliaci. Lo odiava perché aveva ingravidato la sua bambina all’età di tredici anni. Almeno così credevo. Non la ricordavo cosi. Voglio dire: ‘bona’. Arrivo in cucina. Lei &egrave sempre avvolta in quella trasparente vestaglia nera. La guardo. Ha una bocca grande e labbra carnose. Nonostante non porti rossetto le sue labbra sono rosee e tendono al rosso. Sono invitanti. Sembra che dicono:’ecco siamo qui, pronte per essere baciate, fatelo e ve ne saremo grate’. Accolgo l’invito. Mi avvicino tenendo gli occhi fissi su quella stupenda bocca. Sono davanti a lei. Mi guarda. Non dice niente. Poggio la mia bocca sulla sua. Le do un bacio delicato. &egrave in quel momento che si scuote.
“Ehi, fringuello! Calmati. Ritorna in te. Sono tua nonna e non la tua morosa. Prima le tette, ora la bocca. Sei talmente infoiato? Chi ti ha ridotto in queste condizioni?”
Con un coraggio che credevo non avere le rispondo.
“&egrave stata tua figlia Holly.”
“Mia figlia? Stai dicendo che la mia Holly ti ha sedotto”
“Magari! Siediti. Ti racconto tutto fin dall’inizio”
Alla fine del mio racconto mia nonna mi guarda con occhi pieni di compassione.
“Mia figlia si &egrave lasciata vedere nuda da te? Le hai baciato la micina? Ne sei innamorato? Vorresti giacere con lei?”
“Si! Non riesco a non pensarla. Credo che anche lei lo voglia. Ieri sera prima di accompagnarmi ha detto che mi portava da te perché non si fidava di se stessa. Nonna, aiutami.”
“Ti aiuterei volentieri. Ma non posso fare niente. Si! Credo anch’io che tua madre ti desideri e per non farsi travolgere dai sensi ti ha portato da me. E non sa quale errore ha fatto?”
“Errore? Perché dici che ha sbagliato?”
“Te lo dirò tra poco. Anzi lo capirai. Fai colazione e raggiungimi nel salone”
La guardo uscire dalla cucina. I miei occhi sono attratti dal suo favoloso deretano e dal suo incedere. La trasparenza della vestaglia non riesce a nascondere le rotondità delle sue opulenti natiche e della linea che le divide. Che culo! Il pene &egrave al massimo dell’espansione. Velocemente faccio colazione e mi precipito nel salone. Un bellissimo quadro &egrave davanti ai miei occhi. Mia nonna &egrave distesa sul divano ed &egrave girata su di un fianco con la testa appoggiata sul palmo di una sua mano. L’altra mano &egrave poggiata sul suo corpo. La vestaglia &egrave sparita. &egrave nuda. Le sue maestose tette pendono da un lato. I capezzoli svettano in cima a quei grandi globi. Nella congiunzione delle sue cosce non c’&egrave ombra di peli. Il suo pube e la sua vulva sono liberi da peli. La rosea massa carnosa delle sue grandi labbra, separate da una linea perfetta, sembra una bocca pronta a dischiudersi per essere baciata. Nell’esiguo spazio che c’&egrave tra un labbro e l’altro si intravedono le creste delle piccole labbra. &egrave un miraggio. La guardo sbalordito. Mia nonna ha lo sguardo di una gatta in calore.
“Non restare immobile come una statua. Non credo di essere molto diversa da tua madre. Avvicinati. Prima togli quegli inutili vestiti. Fatti guardare”
“Dio! Nonna non credevo fossi cosi bella”
“Davvero mi trovi bella. Eppure sono molto più grande di te.”
“Nonna, non voglio fare paragoni. Tu fai concorrenza a mia madre. Se fossi un uomo e dovessi scegliere tra te e lei sarei molto in difficoltà. L’età non conta. Hai un corpo meraviglioso. Faresti invaghire anche un gay” “Nipotino mio. Non sai quanta felicità mi danno le tue parole. Spogliati e vieni fra le mie braccia”
Mi tolgo quei pochi indumenti che ho e, nudo come un verme, con il cazzo ritto e duro, mi lancio fra le braccia di Lisa che guarda il mio cazzo con occhi spiritati. Quando sono a tiro della sua mano libera con un guizzo aggancia il cazzo e lo accarezza. Continuo ad avanzare. Lei senza tralasciare di accarezzare il fallo prima si mette seduta e poi si inginocchia davanti a me.
“Com’&egrave bello. Caro il mio nipotino che ha uno splendido cazzo e lo offre alla sua amata nonnina.”
Lo circonda con una mano mentre l’altra mano va a raccogliere i miei coglioni. Avvicina le labbra al glande e stampa un voluttuoso bacio sulla sua sommità. Un gemito mi esce dalle labbra.
“Ohhh! Nonnaaaa!”
“Zitto. Non parlare. Ti do un anticipo di quello che avrai quando giacerai insieme a tua madre”
“Quale presupposto ti fa dire che giacerò nel letto di mia madre”
“Già te lo ha detto. Pensaci”
Si siede col culo sul pavimento. Le spalle sono poggiate contro il divano. Ha le gambe aperte. La sua grossa figa &egrave oscenamente esposta. Mi attira contro il suo petto. Afferra le sue tette e con esse avvolge il mio cazzo in una morsa di carne soda. Lo massaggia. Il glande emerge da quelle stupende colline. Mia nonna lo imbocca. Lo morde. Lo lecca. lo succhia. Mi sta facendo una sega con le tette e contemporaneamente mi fa un ‘pompino’. Mugolo. Di colpo abbandona la testa sul divano.
“Dai, ora stantuffa il tuo pistoncino nella mia bocca. Chiava nella bocca di tua nonna. Fammi sentire il sapore della crema che sgorgherà dal tuo cazzo”
No! Non può essere. Mia nonna mi sta chiedendo di godere nella sua cavità orale. Sto sognando. Le sue mani lasciano le sue tette e si ancorano alle mie natiche. Mi dà una spinta in avanti. Il mio cazzo penetra per tutta la lunghezza nella sua bocca. Resta fuori solo lo scroto che lei si premunisce di stringere con una mano e di stuzzicarlo con le unghia delle dita. Non conosco le movenze del chiavare. E’ la prima volta che il mio cazzo si trova ad essere ospitato in una cavità femminile e per colmo nella bocca di mia nonna. Istintivamente incomincio a muovermi. Prima piano, poi, con l’accrescere del piacere, con sempre più velocità. Lisa miagola e soffia. Una sua mano &egrave tra le sue gambe. Dall’alto della mia posizione vedo che la muove con frenesia. Con l’altra mano si pizzica i capezzoli. Si sta masturbando. Più di una volta il cazzo che occupa la sua bocca soffoca le sue urla. Mia nonna sta godendo. Anch’io sto raggiungendo l’apice del piacere. Pochi secondi e dal glande vengono spruzzati copiosi fiotti di sperma nella gola di mia nonna che li ingoia senza difficoltà alcuna. Con la mano afferra il cazzo e lo stringe. Lo munge. I residui di sperma che si sono fermati nel condotto uretrale vengono espulsi e ingoiati.
“Nonna &egrave stato magnifico”
“Sarebbe ancora più sublime se tu verresti a bere i miei succhi direttamente dalla fonte che li produce” Penso voglia farmi ciucciare i suoi grossi capezzoli.
“Sì! Nonna. Sono pronto. Ho la gola secca. Dissetami”
“Stenditi con la schiena sul divano”
Eseguo. Lei si alza e con una gamba mi scavalca dandomi la schiena. Porta il bacino sul mio viso e adagia la sua figa sulla mia bocca.
“Ecco questa &egrave la sorgente a cui ti disseterai. Lappa e bevi”
Che stupenda visione. Le gambe dilatate di Lisa mi permettono di godere di una visione celestiale. Non solo sto ammirando le fattezze di quella meravigliosa grande e polposa vulva, ma sto anche vedendo, per la prima volta, un grinzoso sfintere con al centro il buchetto del culo. Avvicino la bocca e lo bacio. Mia nonna ha un sobbalzo.
“Cosa fai? Non ti ho dato il permesso di baciarmi il culo”
“Nonna, &egrave troppo bello. Scusami non ho resistito”
“Oramai &egrave fatta. Mi &egrave piaciuto. Se vuoi puoi continuare”
Non me lo faccio ripetere. Appoggio le mani sulle sue natiche ed esercito una pressione per farle abbassare il bacino ancora di più. Lo sfintere &egrave alla portata della mia bocca. Le mie labbra non si stancano di baciarlo. La nonna ha le mani poggiate sulle mie cosce ed ad ogni bacio che do al suo buchetto affonda le unghia nella mia carne e nitrisce. Smetto di baciare e comincio a leccare il suo buchetto. Lo sfintere sotto i colpi di lingua che assesto sulla circonferenza del buco del culo ha delle forti contrazioni. Il suo culo vorrebbe catturare la mia lingua ma l’apertura &egrave troppo stretta. Lisa si dimena e ulula. Raggiunge un paio di orgasmi il cui prodotto cola copioso sul mio petto.
‘Bravo il mio nipotino. Chi &egrave la tua maestra? Come lecchi bene. Mi stai facendo morire. Continua cosììì.’
La mia attenzione si sposta sul suo micione. Emana un odore che stordisce. Le lecco le grandi labbra. Sono lisce. Si &egrave depilata quella stessa mattina. Aveva, forse, già deciso di farmi giocare con lei. Contento della sua decisione le cingo i fianchi con le braccia e la stringo a me. La mia lingua si addentra tra quelle rosee collinette e lecca tutto quello che incontra sul suo cammino. Entro in contatto con le piccole labbra. Sono voluminose e gonfie di pulsante sangue. Le prendo, uno alla volta, fra le labbra e le succhio. Lisa inarca la schiena e lancia un lungo nitrito. Dalla sua uretra sgorgano fiotti di umori che invadono la mia bocca. Con la lingua li schiaccio contro il palato per gustarli e poi li ingoio. &egrave la prima volta che assaporo umori femminili. Sono aspri e dolci. Sono gustosi. I miei occhi si posano su una protuberanza che ha l’aspetto di un piccolo glande. Lo prendo fra le labbra. Lo mordo. Lo lecco. Lo sento indurirsi. Lo succhio. Mia nonna guaisce e allo stesso tempo ulula. Agita il bacino in modo frenetico e preme sul mio viso come se volesse affondare il suo pistolino nelle profondità della mia bocca. La sua uretra eiacula in modo indecente. Sembra un vulcano in eruzione. Magma incandescente, a ondate costanti, invade la mia bocca. Lo ingoio tutto. Lisa ha un’ultima contrazione e poi si distende sul mio corpo. Essendo di statura più piccolo di lei mi copre tutto. La sua testa &egrave sui miei piedi. La mia testa &egrave all’altezza delle sue natiche.
‘Nipotino. Amore della nonna. Sei stato bravo. Ho goduto come non mai. Sono anni che non ho rapporti con un maschio. Quando tua madre ti ospiterà nel suo letto sono sicura che non la deluderai. Ora ci facciamo una fredda doccia e poi via in paese a fare shopping. La gente deve vedere il mio bel cavaliere. Stasera dormirai nel mio letto. Dobbiamo continuare il piacevole dialogo iniziato tra noi due.’
Con la Smart raggiungiamo il centro della città. Parcheggia e scendiamo dall’auto. Mi prende la mano e ci avviamo. Passeggiamo per le strade chiuse al traffico. Lisa &egrave una bomba. Le sue fantastiche tette non bloccate in un reggiseno ballano ad ogni passo. Le natiche si muovono all’unisono delle tette. Al nostro passaggio mormorii e commenti si sprecano. Rivivo gli stessi momenti di quando vado a spasso con mia madre. Una differenza c’&egrave. I commenti verso mia nonna sono più pesanti e più volgari di quelli rivolti ad Holly. La nonna si accorge del mio imbarazzo.
“Non essere imbarazzato. Lasciali dire. Una cosa &egrave certa. Non mi avranno mai. L’unica cosa che possono fare &egrave di correre a casa e chiavare le loro mogli se le hanno, al contrario dovranno spararsi una sega. Io godrò al pensiero che tutti loro immaginano di chiavarmi.’
Alza la mia mano e la mette tra il suo braccio e il suo prosperoso petto.
“Approfittane. Toccami il seno. Facciamoli eccitare ancora di più.’
Rabbrividisco. Mia nonna vuole che io le carezzi il seno mentre passeggiamo. &egrave uscita di senno. Ritraggo la mano. Mi fermo e la guardo furioso. Mi guardo intorno. Siamo soli. In un soffio di voce le dico:
“Nonna. Non ti facevo così porca.’
In un sussurro mi dice:
“Ero una porca anche quando mi hai leccato il culo? Hai bevuto il succo sgorgante dalla mia passera. Non hai pensato che lo stavi succhiando dalla figa di una maiala? Ti &egrave piaciuto godere nella bocca di una porca?’ “Nonna, scusami non volevo offenderti. &egrave solo che non riesco a sopportare che dicano volgarità sul tuo corpo. Non voglio che tu diventi oggetto delle loro fantasie erotiche.’
“Oh, caro il mio pistolino. Sei geloso della tua nonnina. Allora mi vuoi bene?’
“Si! Ti prego, torniamo a casa.’
“Sì, torniamo. Questa situazione mi ha eccitata. Sapessi? Sono tutta gocciolante.’
In un batter d’occhio raggiungiamo l’auto e via di corsa verso casa. In ascensore (la nonna abita all’ultimo piano di un palazzo della metà dell’ottocento e la sua casa occupa l’intero piano) Lisa mi mette la mano sul pisello e lo stringe.
“Nonna, siamo in ascensore.’
“Chi vuoi che ci veda.’
L’ascensore arriva al piano. Usciamo e prima ancora di arrivare alla porta mia nonna si sfila il pullover e resta nuda dalla cintola in su. Mi afferra e mi spinge contro la porta.
“Pistolino, ti prego succhia le mie tette.’
Non riesco a trattenermi. Ha delle mammelle favolose per resisterle. La spingo con le spalle contro la porta. Mi avvento su quelle meravigliose poppe e le bacio. La mia bocca va alla ricerca dei grossi capezzoli. Ne trovo uno. Lo lecco. Lo stuzzico con la punta della lingua. Lisa geme. Lo stringo fra le labbra. Lo mordo. Lisa grida. Il suo grido mi porta alla ragione. Cazzo siamo sul pianerottolo. Mi affretto ad aprire la porta. Spingo mia nonna dentro casa. Chiudo la porta. Lisa mi trascina sul pavimento.
“Amore. Prendimi. Qui. Ora. Ho la figa in fiamme.’
La libidine non la fa ragionare. Quasi si strappa i pantaloni. Il tanga che indossa &egrave letteralmente fradicio di umori. Lo tira via. Non sono rimasto fermo. Mi sono spogliato anch’io. Lei &egrave distesa, nuda, sul pavimento. Ha le gambe tirate su ed allargate a compasso. La sua figa &egrave gocciolante di umori. Tende le braccia verso di me.
“Vieni.’
Mi metto carponi tra le sue gambe e fiondo la bocca su quella meraviglia. La bacio. La lecco lappando il suo miele. Mia nonna muggisce.
“Basta leccare. Ti ho detto che ho il fuoco dentro. Spetta a te spegnerlo. Metti il tuo idrante nella mia fornace e spegni il fuoco che mi divora. Chiavami.’
“Nonna &egrave la mia prima volta. Aiutami.’
“Stai dicendo di non aver mai chiavato una donna? Nemmeno una prostituta?’
“Sì! Nonna. &egrave la verità.’
“Tesoro mio. Mio dolce fringuello. Sarò io la tua prima donna. Sarò io a sverginarti. Mi fai un bel regalo. Tua madre, non assecondando le sue voglie, non sa cosa si &egrave perso. Quando glielo dirò si pentirà di non essersi concessa.’
Mi abbraccia e imprime un movimento di rotazione al suo corpo. Mi ritrovo sotto di lei. Punta le mani sul mio petto e si alza. Le sue mammelle dondolano sotto i miei occhi. Mi sta cavalcando. Con una mano afferra il pomo della sella e lo avvicina alla sua carnosa vulva. Guida il glande verso il suo orifizio vaginale. Lentamente fa scivolare il suo corpo verso il basso. Il pistone entra nel suo infuocato e ben lubrificato cilindro. Quando &egrave tutto dentro si ferma.
“Resta così. Non muoverti. Fa che goda di questi momenti. Sono anni che un cazzo non entra nel mio ventre. Che tua madre sia benedetta tre volte. Una volta per averti generato; una volta per averti rifiutato ed una volta per averti portato da me.’
Se lo raccontassi in giro, cosa che non farò mai, nessuno mi crederebbe. Nessuno crederebbe che ho rapporti carnali con mia nonna. Eppure &egrave così. Il mio cazzo sta dentro il caldo ventre di mia nonna. Sono al settimo cielo. Sento i muscoli vaginali stringersi intorno al mio fallo. Mia nonna mi sta chiavando. Ha la testa rivolta verso il soffitto. Ha gli occhi chiusi. Dalla sua gola emergono gemiti di piacere. Le sue mammelle tremano. Allungo le mani e le artiglio. Dio, come sono grosse. Le strizzo. Con le dita afferro i capezzoli e li stringo. Sono duri. Li torco. Mia nonna ulula. Si china in avanti. Una mammella entra in contatto con la mie labbra. Apro la bocca e il suo grosso e duro capezzolo trova riparo nella mia cavità orale. Lo lecco. Lo stringo tra la lingua ed il palato e lo mungo. Sto succhiando come un bambino affamato. Lisa affonda le unghia nel mio petto. I suoi gemiti si fanno più intensi. Incomincia un lento galoppo. Si solleva e si abbassa. Ogni tanto si scuote e lancia un nitrito. Sono il preludio del raggiungimento di un orgasmo. Il ritmo del trotto aumenta d’intensità. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Oramai la cavalcata &egrave diventata un folle galoppo. Le sue mammelle dondolano e sbattono sul mio viso sempre più velocemente. &egrave una cavalla imbizzarrita. Nitrisce e sbuffa in continuazione. Poi di colpo lancia un acuto grido e si abbatte, in preda a forti convulsioni, sul mio petto. Ho la testa fra le sue tette. Nello stesso momento inarco il bacino ed il mio cazzo erutta un fiume di lava nella sua vagina. Il mio sperma si unisce al suo e formano un lago. Il suo ventre e pieno del mio sperma. Ci vogliono diversi minuti prima che Lisa si riprenda. Si rimette in posizione eretta. “Guai a te se cerchi di estrarre il tuo batacchio dalla mia campana.’
“Nonna, io lo lascerei dentro per sempre. Ma non credo che siamo in una posizione comoda.’
“Hai ragione. Ma non &egrave il momento di muoverci. Sento che il tuo coso sta riacquistando forza e potenza. Tocca a te chiavarmi.’
&egrave vero. Il mio cazzo sta crescendo dentro il suo ventre. Ad ogni secondo che passa diventa sempre più duro. Lisa si stende su di me, mi passa le braccia intorno al collo e si getta di lato. Mi trovo steso su di lei e senza che il cazzo sia uscito dalla sua figa. Le sue gambe sono incrociate dietro la mia schiena e mi stringono i fianchi. I muscoli vaginali mungono il pene in modo sublime.
“Forza, chiava la tua nonnina.’
Non me lo faccio ripetere. Il mio &egrave un galoppo di un giovane puledro non ancora pratico della pista da percorrere. Ho movimenti veloci e convulsi. Nonostante la mia inesperienza sento la nonna lanciare gemiti di piacere.
“Sì! Sì! Così. Non ti fermare. Oh! Il mio bel pistolotto che sta chiavando la sua nonnina. Dimmi che mi ami. Dio, come &egrave bello!’
La mia testa &egrave nel pallone. Non riesco a proferire parola. Lungo il mio condotto uretrale sta montando un torrente di sperma che si riversa nella sua vagina. Lei lo sente e stringe le gambe ancora più forte sulla mia schiena. Mi abbandono su di lei. Le sue braccia mi circondano e mi stringono. Risento la sua invocazione d’amore. Non posso dire di amarla. Il mio amore &egrave e sarà sempre mia madre. Ciò nonostante le dico: “Nonna, ti voglio bene. Sarò sempre pronto ad ogni tuo richiamo. Ti sarò sempre grato del piacere che mi hai dato. Se fino a stamattina volevo tornare a casa, da stasera, invece, ti dico che voglio restare con te per tutto il tempo che vorrai.’
Restiamo, abbracciati, stesi sul pavimento dell’ingresso, ancora per parecchi minuti.
“Andiamo in camera mia. Prima passami i tuoi slip. Li devo usare come tampone. Altrimenti il laghetto romperà gli argini e non voglio che il pavimento si sporchi.’
Eseguo la sua richiesta. Ci alziamo e tenendola per mano andiamo nella sua stanza.
“Aspettami. Vado in bagno a lavarmi.’
“Nonna, vengo con te. Lascia che sia io a lavarti.’
“Per me va bene. Ma limitati solo a lavarmi.’
Entriamo in bagno. La stanza &egrave enorme. La vasca, bianca, &egrave al centro della stanza. Addossati alle pareti vi sono gli altri accessori. Il bid&egrave &egrave montato al contrario. Gliene chiedo il motivo. Mi risponde dicendo che non le piace lavarsi la micina guardando il muro. In un angolo c’&egrave il vano doccia che può ampiamente ospitare due persone. Lisa, sempre tenendo premuti i miei slip contro la sua vagina, si avvia verso la doccia. La blocco. “Nonna. No! Tu fai il bagno ed io la doccia. Io con te nella doccia non entro.’
Lei guarda il mio basso ventre, sorride.
“Hai ragione. Prima devo sciacquarmi la pussy altrimenti la miscela di crema che ho dentro sporcherà l’acqua.’
“Nonna sarebbe bello poterla bere e non consumarla così.’
“Sei proprio uno sporcaccione.’
Si siede sul bid&egrave ed allarga le gambe. Allontana lo slip buttandolo a terra. La guardo. &egrave uno spettacolo. La sua pussy &egrave un’incantatrice di serpenti. Il mio pistolotto incomincia a crescere.
“Ehi, porcellino, ti decidi a pulirmi che poi devo fare il bagno.’
Mi chino tra le sue gambe. Apro l’acqua. Un lungo getto va ad infrangersi fra le sue grandi labbra liberandola dei muchi che nel frattempo, non più trattenuti dallo slip, stanno uscendo. Allungo la mano e la poggio sulla pussy. La lavo.
“Devi pulire anche l’interno.’
Le mie dita si fanno strada verso l’orifizio vaginale. Uno alla volta entrano. L’intera mano &egrave nella sua pussy. Le accarezzo le pareti interne. Tocco l’utero. Lo circondo con i polpastrelli e delicatamente li faccio scorrere sulla superficie. L’altra mano &egrave sempre tra le sue gambe con la variante che le dita sono poggiate sullo sfintere ed esercitano una lieve pressione sul buchetto del culo. Mia nonna mugola.
“MMMMHHHH. Lo sapevo. Non dovevo accettare di farmi lavare. Sei un maialino. Adesso finisci l’opera che hai iniziato e dopo sparisci dalla mia vista. A lavarmi ci penserò da sola.’
Davanti ai miei occhi fanno bella mostra le dondolanti grosse mammelle. Mi avvento su una di esse. Con la bocca cerco il capezzolo. Lo accolgo fra le labbra. Lo mordo. Lei grida. Lo succhio. I movimenti della mano immersa nella sua figa diventano frenetici. La chiavo. I nitriti si fanno più ravvicinati. Alla fine un ruggito misto ad un urlo annuncia il raggiungimento di un stravolgente orgasmo. Stringe le gambe intorno alle mie braccia. Abbandona la testa sulla mia spalla. Mi morde. Il corpo &egrave preda di convulsioni. Sta godendo. La mano che ho dentro la vagina sta navigando in un mare di sperma. Si calma. Ritraggo le mani dal suo corpo. Abbandono quello stupendo capezzolo. Mi alzo. Lei fissa i suoi occhi nei miei.
“Fuori! Sparisci dalla mia vista. Vai ad aspettarmi nella mia stanza. Guai a te se ti masturberai. Ricordati che il tuo liquido seminale, fino a quando stai con me, non deve essere sprecato. Per tutto il tempo che stai in questa casa tu mi appartieni.’
Così &egrave. La seconda notte e quelle seguenti la permanenza in casa di mia nonna si sposta nella sua camera ovvero nel suo letto. La mia dolce nonnina &egrave per me la più esperta maestra di sessuologia. Con lei la teoria non esiste. C’&egrave solo pratica. Le posizioni descritte nel Kamasutra diventano pane quotidiano. Non &egrave solo sesso quello che mia nonna mi da. Lei ha un mandato dalla mia dolce mammina. Ed &egrave quello di farmi studiare. Lisa &egrave pienamente cosciente di questo e usa il suo corpo come arma di ricatto. Profitto basso negli studi significa castità assoluta. Una domenica mattina lei sta seduta nel letto con le spalle appoggiate alla spalliera. Io sto con la testa sul suo grembo. Con una mano gioco con un capezzolo.
“Stai un pò fermo. Possibile che non si possa stare insieme senza che tu debba comportarti come un polipo. Hai le mani che sembrano tentacoli. Me le ritrovo in ogni parte del corpo. Sei giovane e capisco che facilmente vai in ebollizione, ma cerca di controllarti. Comportandoti in questo modo tua madre non la conquisterai mai. Holly &egrave una donna che va corteggiata e non assediata. Con lei devi essere dolce. Non devi mostrarti assetato del suo corpo. La devi amare come persona. Vedrai che sarà lei a donarsi a te.’
In quel momento il telefono squilla. Lisa prende il cordles dal comodino &egrave risponde. Io approfitto per agganciare un capezzolo con le labbra e succhiarlo.
“Ciao! Come stai? ‘ tuo figlio? &egrave in cucina. In questo momento sta facendo colazione. Credo che stia cercando di trovare del latte. Gli ho detto che in casa sono anni che latte non se ne vede. Invece lui insiste. Non mi ha creduta. Sta rovistando nella dispensa cercando di trovarne. Gli vuoi parlare? No? E’ un caro ragazzo. Mi ha detto che ti ama. Che non riesce a starti lontano. Cosa devo dirgli? Che ha un’estate intera per stare con te? Stai tranquilla che glielo riferirò. Riguardati.’ Mi afferra per i capelli e tira la mia testa indietro. Sono costretto a lasciare il capezzolo.
“Hai sentito tua madre? Anche lei ti vuole vicino. Aspetta l’estate per stringerti a sé.’
“Nonna, Holly non &egrave una cretina. A mio parere dalle tue parole ha certamente capito cosa stavo facendo.’ “Lascia che fantastichi. Sono punti a tuo favore.’
Un’altra telefonata di mia madre fatta due settimane dopo mi sorprende mentre mia nonna &egrave in piedi con le gambe allargate a compasso ed io sono inginocchiato fra le sue gambe e con la bocca incollata alla sua vagina. Anche in quell’occasione mia nonna sfida mia madre lanciandogli chiari messaggi. Le dice che sto gustando un scodella piena di crema, che non uso il cucchiaio ma che mi piace farlo immergendo la lingua nella scodella. &egrave poi la mia volta. Lisa &egrave in ginocchio davanti a me ed ha il mio cazzo affondato nella sua bocca. Mi sta facendo un favoloso pompino. Sono io a prendere il telefono.
“Ciao, mamma. Ti amo sempre. Sento la tua mancanza. Sto bene. Meno male che manca poco alla chiusura del primo anno. Darò gli esami e subito dopo ti raggiungerò. Dici che mi hai riservato una grande sorpresa? Non puoi anticiparmi qualcosa? La nonna? E qui davanti a me. Sta leccando un gelato. Non posso passartela perché &egrave molto indaffarata a ridurre la consistenza del ghiacciolo. Ti aspetto. Ciao.’
“Che porco che sei. Gli hai praticamente detto che ti stavo facendo un pompino. Vedrai. Quando tornerai a casa ti userà violenza. Ti monterà e ti terrà sotto di sé fino a sfiancarti. I guai saranno miei quando dovrò affrontarla. Dovrò renderle conto per averti sedotto.’
L’anno accademico ha termine. Sostengo gli esami con il massimo dei voti. Corro a casa. Busso. La porta si apre. No! E’ un miraggio. Davanti a me c’&egrave mia madre. E’ bellissima. Indossa un vestito di cotone bianco molto leggero che mette in risalto il suo stupendo corpo già abbronzato dai raggi del sole. Sul davanti ha una lunga apertura i cui lembi sono tenuti insieme da un cordoncino. Nell’apertura si nota il profondo solco che separa le sue stupende tette facendone intravedere abbondanti porzioni. &egrave un anno che non la vedo. Sono cresciuto. L’ho raggiunta in altezza. Non ho più bisogno di alzare la testa per guardarla negli occhi. I suoi occhi sprigionano felicità. Mi sorride. Alle sue spalle vedo mia nonna che mi fa dei gesti. Supero la fase di sorpresa e mi lancio verso di lei. La stringo fra le braccia. Le copro il viso di baci. Poggio le mie labbra sulle sue e sento che lei le dischiude. Mi manca il coraggio di accettare il suo invito. Lei mi guarda con un pizzico di delusione negli occhi.
“Mamma. Finalmente. In questo anno stare lontano da te mi ha fatto diventare un orso. Non ho mai smesso di amarti. Ho sofferto molto.’
Fa un gesto con la testa in direzione della madre.
“Però hai trovato chi ti ha consolato. La tua disperazione si calma quando ti circonda con le sue braccia. E il latte che ti da? Tenendo conto da quale seno sgorga deve essere squisito. Ti piace lappare la crema dalla sua scodella?’
Si gira verso la madre.
“A te &egrave piaciuto il ghiacciolo? Non lascio questa casa se non mi raccontate cosa &egrave accaduto fra voi due. In ogni caso ti ringrazio per avermelo preservato dalle cattive compagnie. Non stiamo qui nell’atrio. Andiamo in salotto e raccontami gli esiti di questo tuo primo anno universitario.’
Mia nonna &egrave smarrita. Vorrebbe sprofondare. Andiamo in salotto e, tutti e tre, sediamo sul divano. Sto al centro. Mia nonna &egrave alla mia destra e mia madre &egrave alla mia sinistra. Le guardo. Sono due belle donne. Anche se preferirei averle tutte e due con me, la mia scelta l’ho già fatta. Ho scelto mia madre.
“Devo dirlo, altrimenti scoppio. Voi due siete magnifiche. Siete due stupende donne. Per un uomo &egrave difficile fare una scelta fra voi due. Detto questo vi dico che io la scelta l’ho fatta e non da oggi. Scusami nonna, anche se &egrave stato bello stare con te. Io voglio stare con mamma. L’amo.’
“Non rammaricarti. Già una volta &egrave accaduto. Prima che tu nascessi un uomo si trovò nella condizione di dover scegliere tra me e tua madre. Messo alle strette scelse tua madre. Le portai rancore per diversi anni.’ “Per caso quell’uomo &egrave mio padre? Allora io sono stato lo strumento di una vendetta contro mia madre.’ “Che dici? No! Come puoi pensarlo. Io ti ho veramente amato e ti amo ancora. Non potrai mai sapere quanto ti amo. Sì! Quell’uomo &egrave tuo padre. Lui, prima di conoscere tua madre, conobbe me. Ci conoscemmo in discoteca. Ero giovane, avevo ventisei anni. Mi invaghii. Non ragionavo. Mi concessi. Passammo mesi di felicità. Lo portai a casa per farlo conoscere a tua madre. Fu un errore. Tua madre aveva tredici anni ma fisicamente era già una donna. Più piccola ma era come la vedi ora. L’imprevedibile accadde. Si innamorarono l’uno dell’altra e dopo un anno si sposarono. Nascesti tu. Tua madre ed io ti abbiamo fatto credere che io odiavo tuo padre. Il tempo &egrave trascorso invano. Da anni in questa casa un uomo non mette piede. Arrivi tu, mio nipote, figlio dell’uomo che mi ha posseduta, e sconvolgi la mia vita. Il fatto che tu sia mio nipote non ha minimamente inciso sulla decisione di darmi. Mi sei piaciuto subito e ti ho preso. Non sapevo che mi sarei innamorata di mio nipote.’
Holly ascolta, con il capo basso, in silenzio il racconto della madre. Alza la testa quando Lisa dice che non potrò mai sapere quanto mi ama. Con la voce roca interrompe il discorso della madre.
“Ormai &egrave fatta. Non piangiamo sul latte versato. Mamma. Lo sai che il fringuello domenica compie gli anni. Resteremo qui e festeggeremo il suo compleanno. Organizzeremo una festicciola tutta privata. Niente regali. Almeno il mio te lo darò quando torneremo a casa. La nonna il regalo te lo ha già fatto e mi sembra di capire che &egrave un bellissimo regalo. Per favore vuoi andare in cucina a prendere qualcosa da bere?’
“Ai tuoi ordini amore mio.’
‘Mamma. Guardami! Sei incinta? Il padre &egrave mio figlio?’
“Sì! Sono al primo mese di gravidanza.’
“Potevi stare attenta. Hai deciso di farti chiavare da tuo nipote perché non ti sei premunita prendendo la pillola. &egrave la seconda volta che ci caschi. Hai avuto una figlia anche dal mio ex marito. Che intenzioni hai?’ “Ci ho pensato molto. Vorrei tenerlo. Questo &egrave un figlio che voglio.’
“Ti rendi conto di quello che stai dicendo. Quello che ti ha inseminata &egrave tuo nipote. Come puoi volere questo figlio. Hai 47 anni corri seri rischi a portare avanti una gravidanza alla tua età. E poi generare un figlio tra consanguinei potrebbe farlo nascere con problemi.’
“Non siamo proprio consanguinei. ”
‘Zitta! Sta tornando. Stasera dormirò con te. Ne parleremo.’
Ritorno con tre boccali di birra ghiacciata. Holly &egrave pallida e Lisa &egrave più rossa di un peperoncino. Cosa si sono dette?
“Allora da quanto ho saputo, hai felicemente superato gli esami a pieni voti. Anche di questo devo essere grata a tua nonna. Nonostante tutto &egrave riuscita a farti studiare.’
“Mamma. La nonna, quando si tratta di studi, &egrave una vera carnefice. Non si commuove. Diventa una roccia.’ Insieme ridono. Sono due stupende donne. Mia madre propone di passare la serata in un ristorantino che ha visto venendo a casa della nonna. Lisa lo conosce e si dichiara d’accordo.
“Vengo ad una condizione. Che voi due non indossiate abiti che mettono in risalto le vostre curve. Vi guardino pure ma non sopporto di sentire volgarità su di voi.’
“Sentilo il pivello. &egrave geloso. Mamma io non ho niente. Hai tu qualche abito che possa accontentarlo?’ “Figliola ho dovuto obbligatoriamente attrezzarmi. Ogni volta che usciamo &egrave un tormento. Ho dovuto comprare degli abiti, li vedrai, che non sono altro che dei sacchi in cotone.’
Si alza e va nella sua stanza. Holly leccandosi le labbra mi guarda con occhi languidi. La nonna ritorna e porge a mia madre uno dei sacchi. Mia madre si alza. Slaccia il cordoncino che le tiene insieme i lembi del vestito e, senza troppi problemi lo sfila passandolo da sopra la testa. Sotto, a parte il tanga, non ha niente. Com’&egrave bella. Anche la nonna la guarda incantata. Nei mie pantaloni qualcosa si muove. Holly non si scompone più di tanto. Toglie il sacco dalle mani di Lisa e lo indossa. Sì. &egrave proprio un sacco. Ha uno spacco per la testa e due per le braccia più una leggera scollatura. &egrave tutto quello che quel vestito ha. Mia nonna imita mia madre.
“Eccoci trasformate in monache di clausura. Il priore &egrave soddisfatto?’
Rido e corro ad abbracciarle.
“Non ho chiesto tanto? Credo comunque che il problema non si risolve con i vestiti anche se hanno la loro importanza. Il fatto &egrave che siete voi due. Siete troppo belle. Voi emanate un particolare odore che attira gli orsi. Andiamo. Vuol dire che dovrò ancora una volta diventare sordo.’
Entrambe scoppiano in una risata fragorosa e mi stringono, a turno, contro il loro petto. Holly sente contro il suo ventre la mia eccitazione.
“Mamma, il porcellino &egrave in tiro. E sapessi com’&egrave grosso.’
“Confermo. Holly non dimenticare che l’ò ospitato per un anno. Non &egrave cresciuto solo lui. In proporzione &egrave aumentato in lunghezza ed anche in grossezza il suo pestello. Quando lo vedrai resterai sorpresa.’
Questi discorsi mi dicono che mia madre &egrave pronta a ricevermi; che ha assorbito il fatto che sono suo figlio e che non ci saranno problemi a concedermi di amarla. Apro la porta. Le due Walckire mi passano davanti. Lisa nel passarmi davanti mi sussurra:
‘Te l’ò avevo detto. Tua madre ti vuole.’

I pensieri di Holly

&egrave trascorso circa un anno da quando ho portato mio figlio a casa di mia madre. Con l’aiuto di sua nonna &egrave diventato un uomo. Fisicamente &egrave un guerriero dell’antica Grecia. &egrave un dio dell’Olimpo. Ho passato un anno a sognarlo. In questo anno mi sono masturbata ogni sera pensando a lui. Ricordo di quando rubò un bacio alla mia vulva. Lo redarguii. Non avrei dovuto farlo. Da allora ho intensamente desiderato di stringerlo fra le mie braccia. L’ò immaginato succhiare le mie tette. Stuzzicare con la lingua i miei capezzoli. Ho sentito la sua lingua leccare la mia fichina. Le sue labbra chiuse intorno al mio clitoride e succhiarlo. Ed ora eccolo qui. Un ragazzone di 180 cm fisicamente ben piantato e, da quanto ho sentito al solo fuggevole contatto, deve essere possessore di un mostro che ha trovato ospitalità fra le sue gambe. Non mi importa che &egrave mio figlio. Devo averlo. Desidero che l’alieno che alberga fra le sue gambe faccia conoscenza con la mia pussy; che la visiti e la faccia gioire di piacere e gridare di gioia. Il giorno del suo compleanno gli farò il più bel regalo della sua vita: stringerà il mio corpo fra le sue braccia e mi avrà. Sarà dura resistere fino a domenica con lui che mi gironzola intorno e mi palpeggia in tutte le parti del corpo. Un acconto spero di prenderlo prima. Devo pensare a come proporre una soluzione a mia madre. E’ un incosciente. Una donna della sua esperienza farsi ingravidare da un giovincello alle sue prime armi. Senza dimenticare che c’&egrave anche la mia sorellastra. Cosa accadrà quando saprà che la madre gli regala un fratellino il cui papà &egrave il nipote della propria mamma. Devo assolutamente convincerla ad abortire. Devo far leva sull’amore che prova per il mio puledro.
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Arriviamo al ristorante. L’unico tavolo libero &egrave in fondo alla sala. &egrave poco illuminato. Per mia madre e per mia nonna &egrave il non plus ultra. Mentre attraversiamo lo spazio che ci porta al tavolo mormorii si levano al nostro passare. Madre e figlia, consce che quei sussurri sono a loro rivolte, procedono ancheggiando in modo pauroso. Ci sediamo. Io mi siedo con le spalle rivolte all’entrata. Loro due sono sedute di fronte. Ordiniamo. Il cameriere dice che ci vorranno almeno 15 minuti per preparare. Holly lo ringrazia e dice che va bene. Mia madre si muove come una persona impacciata. Il tovagliolo ed una posata cadono a terra. Vedo mia nonna sorridere. Holly scosta la sedia e furtivamente si introduce sotto al tavolo. Allunga le mani sui miei pantaloni e fa scorrere la zip. Infila una mano nell’apertura dei pantaloni e sorpassa anche la fenditura dei boxer. Circonda il cazzo con la mano e lo tira fuori. Al contatto di quelle morbide e calde mani il cazzo prende vigore e s’indurisce. Sento un grido di sorpresa e una esclamazione di meraviglia.
“Ohhhh! Woaw! Per il grande padre Giove! Quanto &egrave grosso e come &egrave bello.’
Sento schioccare un bacio sul glande poi più niente. Holly emerge da sotto il tavolo con il viso rosso. Accosta la sedia più vicina a me. Porta la mano sul cazzo e lo accarezza. La mia mente parte per il viaggio. Mia madre sta accarezzando il mio fallo. &egrave un sogno.
“Scusami mamma. Non ho resistito. Dovevo vederlo. Tu ne hai goduto; io l’ò solo immaginato. Perché domenica non &egrave oggi? Ti prego mamma continua tu altrimenti stasera farò uno scandalo.’
La mano di mia nonna si sostituisce alla sua. Inizia un su &egrave giù sempre più veloce. Mia madre mi porge un tovagliolo che mi affretto a portarlo sul glande che proprio in quel momento spara raffiche di sperma che si perdono nel tovagliolo. Continuo a pulirmi e poi rimetto tutto al proprio posto. Mi alzo e vado in bagno. Do uno sguardo alla sala. Nessuno ci sta guardando. Quando ritorno madre &egrave figlia stanno ridendo a crepapelle. Nero in viso mi siedo.
“Siete due depravate.’
“Amore avresti dovuto vedere il tuo viso quando la nonna te lo menava. Eri stravolto.’
“Tu invece non lo hai visto quando glielo hai baciato. Si &egrave sentito lo schiocco del bacio. Meno male che non aveva nulla in bocca altrimenti si sarebbe strozzato da solo.’
Le portate incominciano ad arrivare. Di tanto in tanto la mano di mia madre scende a tastarmi il pene. La cena ha finalmente termine. Mamma paga il conto. Arriviamo alla macchina. Entriamo. Holly &egrave alla guida. Ci avviamo. In meno di 15 minuti arriviamo a casa. Dopo circa un anno mi tocca tornare a dormire nella mia stanza e da solo. Mia madre prima di ritirarsi passa da me per darmi la buona notte. Entra nella mia stanza, si avvicina, mi cinge il collo con le braccia e appoggia la sua bocca sulla mia. Dischiude le labbra. Non mi tiro indietro. Questa volta accetto l’invito. Le introduco la mia lingua in bocca e cerco la sua. Si incontrano e si stuzzicano. La sua lingua avviluppa la mia. Le sue labbra la bloccano. La succhia. La ricaccia indietro. La sua lingua la segue e trova accoglienza nella mia bocca. Il duello si rinnova. Sono io a succhiare la sua lingua. Un bacio che dura un’eternità. Alla fine, ansante, mia madre si stacca.
“Non sono mai stata baciata così. A momenti svenivo per mancanza d’aria. Grazie.’
Con un rapido gesto si sfila quella specie di vestito e resta nuda. E’ un incanto. Un corpo integralmente abbronzato dal sole. Le sue floride mammelle sono magnifiche. I grossi e rossi capezzoli si ergono, turgidi, sulle aureole caffellatte di quei splendenti globi. Il ventre piatto. Le sue lunghe gambe sono colonne che sorreggono uno delle più spettacolari bellezze che la natura si sia mai sognato di creare.
“Tienilo qui. Verrò a riprenderlo più tardi. Buonanotte.’
Ancheggiando esce dalla stanza. Dio! Che culo. Il mio pene le presenta le armi.
“Mamma. Venere al tuo confronto non &egrave nessuno. Fra te e Venere sono sicuro che Paride avrebbe scelto te.’
Si ferma. Mette la mano sulla maniglia della porta e prima di aprire, senza voltarsi:
“Ancora una volta Grazie”
Esce e resto solo con il desiderio di lei.
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Nel letto di Lisa.

“Mamma, tu questa gravidanza non devi portarla a termine.’
“Mi stai chiedendo di abortire? Io odio l’aborto. E poi perché dovrei abortire. Quello che porto in grembo &egrave mio figlio.’
“Sì! Ma &egrave il frutto di un rapporto incestuoso. Il padre del bambino &egrave mio figlio. Come puoi pensare di aver un figlio da tuo nipote? Sai le possibili conseguenze a cui vai incontro?’
“Io tuo figlio lo amo. Per un anno e stato il mio adorabile amante. Non ho mai pensato di farmi ingravidare. Ho sempre preso la pillola. Poi si avvicinava il giorno che saresti venuta a prenderlo. Lui ti ama. Ti ha sempre amata. Ancora una volta il mio uomo mi avrebbe lasciata per entrare nel tuo letto. Volevo che parte di lui restasse con me. Così ho smesso di prendere la pillola.’
“Quindi il tuo problema &egrave di averlo vicino. Ti faccio una proposta. Confinante con la mia villa c’&egrave una proprietà in vendita. Il prezzo &egrave ragionevole. Ti aiuterò a comprarla. Ti trasferirai. Così avrai più occasioni di stargli vicina. Anche lui ti ama. Penso proprio che noi tre staremo bene insieme. Saremo felici. E non ci saranno recriminazioni.’
“Faresti questo per me?’
“Mamma, non sono mai stata un’egoista. Non ho mai pensato di farti soffrire. Lo avrei fatto anche anni fa. Bastava affrontare il problema. La tua seconda figlia, mia sorella, avrebbe saputo chi &egrave suo padre. Tu preferisti allontanarti. Cosa dirà la mia sorellastra quando saprà che tu gli regali un fratellino frutto di un rapporto incestuoso con tuo nipote che, tra l’altro, &egrave anche suo fratello perché figlio di suo padre. Pensaci. Sei al primo mese. Non hai molto tempo. Devi decidere in fretta. Ora ti lascio. Lo raggiungo. Voglio giocare con il suo alieno.’
“Speravo che restassi con me. Ho bisogno di sentirmi coccolata.’
“Se valuterai positivamente la mia proposta vedrai che avremo molto tempo a disposizione per coccolarci vicendevolmente. Anch’io ho sentito la tua assenza. Ora ti prego non trattenermi. Lascia che vada. La mia resistenza ha un limite. &egrave da quando fece la sua comparsa nel bagno ed i suoi occhi si posarono, per la prima volta, pieni di stupore sul mio corpo nudo che il mio subcosciente lo desidera. L’ho portato da te per non violentarlo. Ho sperato che il desiderio di averlo sparisse. Invece niente. Lo voglio. Non resisto ad aspettare domenica per concedermi. Ho deciso che questa sarà la notte della nostra luna di miele.’
&egrave notte fonda quando la porta della mia stanza si apre e nel vano si materializza la figura di mia madre. Indossa una vestaglia bianca talmente trasparente che &egrave come non l’avesse. Io sono disteso sul letto ed ho il lenzuolo che mi copre e che non riesce a nascondere la mia eccitazione. Ho il fallo dritto e duro. Il lenzuolo, in quel punto, &egrave talmente sollevato da prendere la forma di una piramide. Holly si avvicina lentamente al letto con passo felino. Mi raggiunge. Allunga la mano. Afferra il lenzuolo e lo tira via. I suoi occhi sono attratti dall’asta che si erge fra le mie gambe. Ha lo sguardo di una tigre che ha trovato la sua preda. Si inginocchia all’altezza del pene, mette le braccia sul letto incrociandole e vi poggia sopra il mento. La sua bocca &egrave socchiusa. Ogni tanto la lingua guizza fuori e va a leccarsi le labbra. Guarda il mio pene con occhi carichi di libidine.
“Hai un affare che &egrave una magnificenza. &egrave così bello e cosi grosso. Ho sempre sognato di giocare con un pene come il tuo. Ora &egrave qui, davanti ai miei occhi e non riesco a dare inizio al gioco. Non so come cominciare.”
Quel modo di guardare il mio fallo mi innervosisce. Mi sento imbarazzato. L’alieno incomincia a perdere la sua durezza. Afferro un lembo del lenzuolo e faccio l’atto di coprirmi. Holly mi blocca.
“Eh! No! Caro mio. Da questa sera questo tuo favoloso coso non lo dovrai più nascondere ai miei occhi. Quando in casa saremo soli dovrai sempre essere pronto a mostrarmelo. Alzati e portati alle mie spalle.”
Mi alzo dal letto e vado dietro di lei che nel frattempo si &egrave rimessa in piedi e anche tolta la vestaglia. “Abbracciami.”
La cingo con le braccia e la stringo a me. Lei mi prende le mani e le porta sulle sue mammelle.
“So che ti piacciono tanto. Stringile. Da questo momento ne sarai l’unico padrone. Puoi farne quello che vuoi.”
Non proferisco parola. Ho paura di rompere l’incantesimo. Il pene preme contro le sue natiche. Lei allarga le gambe quel tanto che basta per far scivolare il fallo tra le sue chiappe. Con la mano artiglia il cazzo e lo fa scivolare fra le sue gambe in stretto contatto con la sua vulva. Mugola. Stringe le gambe intorno al fallo. Emetto un gemito.
“Ti piace? Sono nuda tra le tue braccia, mi stai strizzando le tette, hai il cazzo che sfrega contro la mia pussy. Da quando aspetti questo momento?”
“Sono anni che ti desidero. Da quando ti vidi nuda per la prima volta nel bagno. Da allora sei sempre stata presente nei miei pensieri. Spesso ho sognato di stare a letto con te e di fare sesso. Ed &egrave stato un sogno a portarmi nelle braccia di tua madre. Fu il giorno dopo che mi lasciasti.”
“Lo so. Non mi dispiace che tu abbia amato mia madre. L’hai resa felice. E sono contenta anche perché ti ha iniziato ai piaceri dell’amore. Solo che si &egrave fregata. Si &egrave innamorata del suo aitante nipotino.”
“Mamma, non ti offendere, per la verità anch’io sono innamorato della nonna.”
“Ma hai scelto me. Questo mi inorgoglisce. Ho sempre saputo che mi vuoi. Ricordi? Dopo avermi vista nuda nel bagno corresti in camera tua e ti masturbasti. Scaricasti sul pavimento il tuo piacere. Non lo pulisti. Un’altra volta concludesti la masturbazione urlando il mio nome. Anch’io ti ho desiderato. Volevo stringerti fra le mie braccia e la paura di fare qualcosa di sbagliato me lo impediva. Ti ho provocato. Ho lasciato, con la scusa della crema idratante, che mi accarezzassi. Ti ho fatto toccare la mia voglia di te. Mi sono denudata. Ti ho mostrato la mia vulva. L’hai baciata. Ho sperato in un tuo assalto. Niente. Sapessi quante volte mi sono masturbata pensando a te. Quest’ultimo anno &egrave stato decisivo. Ho riflettuto molto e sono giunta alla conclusione che non riesco più a vivere senza di te. Ti amo. Quando c’&egrave l’amore non ce ma che tenga. Sei mio figlio e non mi importa. Ti voglio. Baciami.”
Abbasso la testa sul suo collo e lo bacio. Con la punta della lingua risalgo, leccando, lungo il collo fino al suo orecchio. Lo prendo in bocca e lo succhio. Introduco la lingua dentro il condotto auricolare e le fotto l’orecchio. Con le dita le artiglio i capezzoli e li strizzo. Li sottopongo a forti torsioni. Il piacere sovrasta il dolore. Holly geme e mugola. Ruota il suo bacino spingendolo contro il mio ventre. Il mio cazzo non ha perso consistenza. Mia madre si china in avanti e poggia le mani sul letto. Il suo corpo forma un angolo retto. La seguo nel movimento e mi ritrovo piegato sulla sua schiena con le braccia che circondano il suo torace; le mani sulle sue mammelle e le dita che continuano a torturarle i capezzoli. Allarga le gambe e libera il mio cazzo dalla morsa delle sue cosce. Gira la testa verso di me e mi offre la sua lingua che imprigiono tra le mie labbra e la succhio.
“Dai, amore, completa l’opera di quando mi baciasti la figa.”
Mia madre mi sta invitando a baciarle la pussy. Mi metto seduto con il culo per terra e mi intrufolo tra le sue gambe. Alzo la testa e vedo la sua vulva grondante di umori, coperta di peli, parzialmente dilatata, pronta per essere gustata.
“Mamma dovresti depilarti. Hai una splendida figa. Perché la nascondi dietro questa foresta?”
Avvicino la bocca e incomincio a baciare le grandi labbra. I peli ostacolano il lavoro della mia lingua che vuole penetrarla. Sento la loro durezza. Avvicino le dita. Appoggio i polpastrelli sulle grandi labbra e le dilato al massimo. In questo modo le gonfie piccole labbra, la uretra e il luccicante clitoride, liberi da peli e belli nelle loro fattezze, si mostrano alle voglie della mia golosa bocca. Aggancio le piccole labbra e le lecco facendole vibrare con i movimenti veloci della mia lingua. Sono di un rosso molto scuro. Il sangue &egrave affluito copioso e le ha invase gonfiandole. Pulsano. Le succhio. Holly nitrisce. Agita il bacino. Rivolgo la mia attenzione al clitoride. Lo prendo fra le labbra e titillo la lingua sul suo glande. Si indurisce e cresce. Lo avviluppo con la lingua, lo lecco. Lo imprigiono contro il palato e lo succhio. Gli faccio un pompino. Mia madre lancia nitriti in continuazione. Poi si irrigidisce. Il suo corpo trema. Lancia un grido acuto e viene. Dalla sua uretra vedo sgorgare un liquido cremoso che sembra lava che esce da un vulcano in eruzione. Avvicino la bocca e lappo quell’infuocato nettare. Lo ingoio. Non le do tregua. Continuo a baciarla. Le labbra si posano sul roseo sfintere. Lo bacio. La lingua esce fuori e vibra veloce su tutta la superficie. Le sto leccando il buco del culo. Holly ha uno scarto con il bacino.
“Padre Giove. Non immaginavo che anche il buchetto del mio culo fosse fonte di piacere. Sììììì! Continua così. Dio, com’&egrave bello. Non fermarti.”
‘Mamma hai un culo stupendo. Devi farmi fare la sua conoscenza in modo più approfondita.’
‘Vedrò di accontentarti.’
Avvicino due dita alla sua figa e la penetro. La fotto. La mia lingua continua la sua azione sul buco del culo. Mia madre si agita. Il corpo incomincia a tremare. Più volte si scuote. Nitrisce, ruggisce. Più orgasmi la travolgono. Poi un urlo che riempie la stanza prorompe dalla sua gola. Gode e viene. La mia bocca si sposta e va a raccogliere il frutto di tanto piacere. &egrave un fiume in piena. Lappo e ingoio. Non una goccia sfugge alla mia lingua. Mia madre crolla sul letto. Impiega diversi minuti per focalizzare quando &egrave avvenuto.
“Che gli dei del Grande Nord siano sempre con te amore mio. Sei stato meraviglioso. Nemmeno tuo padre mi ha portato a tanto. Tua nonna &egrave stata una brava maestra. Grazie.”
“Mamma, stanotte mi dovrai ringraziare molte volte. &egrave tanto il desiderio che ho di te che non basterà uno scorcio di notte a soddisfarlo”
“Non darti pensiero. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Tua nonna sa che stiamo insieme e non ci disturberà. Non stare sul pavimento siediti sul letto. No, alzati in piedi.”

&egrave Holly che parla.

Sono inginocchiata e seduta sulle mie gambe. Il bacino poggia sui miei talloni. Il dio della guerra sta in piedi davanti a me. &egrave nudo. Dall’incrocio delle sue muscolose gambe emerge un gladio di circa 22 cm di lunghezza ed un diametro di ben 5 cm. Da quando l’ho visto l’ultima volta, a casa nostra, &egrave cresciuto molto. Il possente martello che ha tra le gambe emana bagliori di fuoco. &egrave un crotalo reale quello che mi fissa. Sono incantata da tanta bellezza e perfezione. Mio figlio dice che la vagina &egrave la prima meraviglia della natura. Ed ha ragione. Un cazzo delle sue dimensioni &egrave, invece, la seconda meraviglia della natura. Il creato ha pensato bene di farli incontrare. Questa meraviglia pulsante di vita &egrave qui davanti ai miei occhi. Lo adoro. Sono la sua sacerdotessa. Lo venero. Devo assolutamente ingraziarmelo. Porto le mani verso quello splendore. Con una raccolgo, nel palmo, il suo scroto. Lo stringo e lo stuzzico con la punta delle unghia. Il cazzo più volte ha dei guizzi. Con l’altra mano lo accarezzo per tutta la sua lunghezza. Mio figlio mugola. Avvicino la bocca al luccicante e roseo glande e gli do un bacio. Strofino il viso sulla sua superficie. La mia bocca va a posarsi sulla borsa contenente due grossi e gonfi testicoli. Le labbra si aprono e raccolgono nella cavità orale quella magnificenza. Li lecco e li succhio. Un gemito prolungato prorompe dalla bocca di mio figlio. L’altra mano lo ha stretto in una morsa e lo sta menando. Tiro via le palle dalla bocca e risalgo, leccando, quella stupenda asta di carne viva. Arrivo al glande. Lo avviluppo con la lingua in un caldo abbraccio. Continuo ridiscendendo verso i coglioni. Faccio il cammino inverso. Ritorno sul glande. Apro la bocca e lo circondo con le labbra. Alzo gli occhi e lo guardo. Sta guardando quello che sto facendo. I suoi occhi sono carichi di libidine. Le sue mani sono dietro la mia testa. Lentamente faccio si che quel poderoso muscolo entri nella mia bocca. Non so come ma riesco a contenerlo tutto. Le mie labbra sono in contatto con le sue palle. Se potessi le imboccherei insieme al resto. Incomincio a fargli il pompino. La mia azione &egrave lenta. Voglio che sia un pompino che non ha eguali. Non dovrà mai dimenticarlo. Risalgo succhiando e leccando fino al glande e poi veloce ridiscendo. Quando sento che il piacere sta montando, gli do una forte strizzata alle palle. Il dolore gli impedisce di godere. In questo modo faccio durare il pompino per circa 15 minuti. Decido che &egrave giunto il momento. La mano che ho intorno alle sue palle si sposta tra le sue natiche. Le dita trovano il suo buchetto ed esercitano una lieve pressione. Lui ha una contrazione anale. Insisto. Si rilassa. Con un dito mi faccio strada. Lo penetro. Lui stringe i muscoli anali intorno al mio dito. Con movimenti lenti gli fotto il culo. Le sue mani stringono la mia testa e la spingono verso il suo ventre. Un grugnito seguito da un urlo liberatorio annuncia il prorompere del suo piacere.
‘Mamma! Mamma! Ahhhhh! Mammaaaaaaa!”
Un fiume di sperma invade la mia bocca. I primi fiotti mi arrivano direttamente in gola. Li ingoio. Con le labbra e la lingua mungo quel favoloso cazzo costringendolo a eiaculare fino all’ultima goccia. Niente deve essere sprecato. Lappo e ingoio tutto il nettare degli dei che mio figlio si pregia di farmi dono. Quando &egrave tutto finito, mi alzo, lo prendo per mano e lo trascino sul letto. Lui si distende su di me e poggia la testa nell’incavo della mia spalla.
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Holly mi ha fatto un pompino che difficilmente dimenticherò. Sto con la testa sul suo petto. I capezzoli si ergono imperiosi. Con la punta delle dita disegno un cerchio intorno ad uno di essi.
“Mamma sei stata magnifica. Mi hai tenuto per ben 15 minuti con il fucile carico poi hai dato fuoco alle polveri e sono esploso. Che meravigliosa sensazione godere nella tua bocca.”
“Zitto, non parlare, riposati. Fra poco il tuo alieno dovrà visitare la mia pussy che arde dal desiderio di fare la sua conoscenza. Dovrai farle gridare tutto l’amore che sente per te. Dovrai affrontare un’altra battaglia altrettanto piacevole.”
Avvicino la bocca al capezzolo tiro fuori la lingua e la faccio roteare intorno alla circonferenza. Lo lecco. Dischiudo le labbra ed il capezzolo si introduce nella mia bocca. Lo stringo tra i denti. Gli do un lieve morso. Con la lingua lo schiaccio contro il palato. Incomincio a succhiare. Dal mio subcosciente affiorano i ricordi di quanto, affamato, mi attaccavo a quelle splendide mammelle e succhiavo l’alimento che mi ha tenuto in vita. Mia madre mi ha sempre detto che ero un bimbo famelico. Alla fine di ogni poppata lei si sentiva svuotata. Purtroppo ora mia madre non lo produce. Io lo voglio. Mi innervosisco e mi accanisco contro il capezzolo. Mia madre mi porta alla realtà.
“Amore. &egrave inutile che ti arrabbi. Dal mio seno latte non ne esce. Non sono una puerpera. Calmati.”
Mi calmo. Lei mi da una spinta allontanandomi dal suo seno. Mi fa rotolare su di un lato. Gli do le spalle. Holly si porta dietro la mia schiena, mi abbraccia e schiaccia il suo corpo contro il mio. Sento i capezzoli premere sulla schiena. Sembrano chiodi. Sono duri. Le sue dita pizzicano i miei capezzoli. Una sua mano incomincia a carezzarmi il petto, il ventre fino ad arrivare in contatto col pene. Lo circonda con le dita e lo stringe. L’altra mano &egrave scesa ad accogliere i testicoli nel proprio palmo. Li solletica con le dita. il mio respiro si fa grosso. Mi bacia la schiena. La punta della sua lingua vibra, veloce, lungo la colonna vertebrale. Il cazzo &egrave diventato di marmo. Lei lo mena. Il su e giù &egrave lento, delicato. Mi tiene in uno stato di eccitazione perenne. Sembra di stare nel limbo. Ho la sensazione che lo sperma sia sul punto di eruttare dal glande invece &egrave solamente l’azione delle sue mani che me lo fa credere. Un’altra spinta e mi ritrovo disteso di schiena sul letto. Mia madre &egrave sopra di me. Mi cavalca. Le sue abbronzate mammelle ballano davanti ai miei occhi. Mi guarda. Si china quel tanto che basta a far sì che i capezzoli sfiorino le mie labbra. Le sue mani hanno smesso di giocare con il cazzo che, libero, si trova inserito fra le sue splendide chiappe con il corpo che frega sul suo buco del culo. Le sue tette sono strette fra le mie mani. Le bacio e lecco le sue aureole giocando con la lingua sui grossi capezzoli. Come un lupacchiotto affamato apro la bocca e con le labbra aggancio un capezzolo. Lo lecco. Lo mordo con le labbra. Lo succhio. Sposto la bocca sull’altro capezzolo e gli faccio lo stesso trattamento. Holly geme e mugola. Il suo respiro diventa sempre più grosso. Il suo sguardo &egrave perso nel vuoto. Solleva il bacino quel tanto che basta a far scivolare il pene tra il suo ventre ed il mio. Lo prende con la mano &egrave indirizza il glande contro la sua figa. Lentamente abbassa il bacino. Il glande si introduce nell’orifizio vaginale. Scivola, favorito dagli umori di cui &egrave piena, sempre più dentro. Incontra l’utero. Si ferma. Il mio pene &egrave dentro mia madre. Sono ritornato nel grembo materno.
“Sono anni che aspetto questo momento. Finalmente il mio sogno di averti si &egrave realizzato. Mamma, ti voglio bene. Ti amo. Mi hai fatto il più bel regalo che una mamma, possa fare al proprio figlio.”
Mia madre mi prende la testa fra le mani e con le dita mi scompiglia i capelli. Avvicina la bocca all’orecchio e mi parla.
“In attesa di questo momento non puoi sapere quanto ho penato. Ho dovuto combattere per far cadere i pregiudizi. Ho sofferto. La ragione mi diceva che il mio desiderio di darmi a te era sbagliato, insano. Il mio corpo urlava il suo desiderio di averti. Mente e corpo erano continuamente in guerra tra loro. Infine il corpo &egrave prevalso. Non sono riuscita ad aspettare il tuo ritorno a casa. Sono venuta e ti ho preso. Il tuo coso &egrave fra le braccia della mia pussy. Falla divertire. Usa il tuo pene come il direttore d’orchestra usa la sua bacchetta. Fai vibrare le corde della mia chitarra. Amore mio. Figlio mio. Chiavami.”
Do una forte spinta al mio corpo. I nostri corpi avvinghiati rotolano sul letto. Ora lei &egrave sotto di me. Mi sollevo sulle braccia. La guardo negli occhi. Sorride. &egrave felice.
“Più nessuno ti strapperà a me.”
Le sue gambe si incrociano sulla mia schiena e mi imprigionano. I muscoli vaginali iniziano la loro opera di mungitura. Incomincio, lentamente, a stantuffare il mio pistone in quella meravigliosa vagina. I miei occhi si riflettono nei luccicanti e sorridenti suoi occhi. Sotto la spinta del mio corpo le sue mammelle sballottano. Sto chiavando la più bella donna che abbia mai conosciuto. Sto chiavando mia madre. Dio come sono felice. Un nitrito ed una scossa del suo splendido corpo annunciano il raggiungimento di un primo orgasmo seguito da un altro a breve distanza.
“Figlio mio sei fantastico. Continua così. Mi fai morire. Non fermarti.”
La sua testa dondola sul cuscino. Aumento di poco il ritmo. Il passo diventa trotto. Gli orgasmi sono più frequenti. Il raggiungimento di ognuno di essi &egrave preannunciato da un grido. Il suo corpo &egrave preda del piacere. Accelero. Il trotto diventa uno sfrenato galoppo. Il piacere &egrave partito anche per me. Lo sento salire lungo il condotto uretrale. Un urlo rompe il silenzio della stanza. Mia madre solleva il bacino. In questo modo ferma, per una ventina di secondi, il mio galoppo. Di colpo riporta il bacino sul letto e sviene. Nello stesso momento il mio sperma raggiunge la sommità del rovente vulcano. Fuoriesce dal glande e dilaga, caldo, dentro la vagina di mia madre. Mi abbandono sul suo corpo. Il mio respiro diventa regolare. Anche quello di Holly &egrave un respiro normale. Non credevo che sarebbe svenuta. Certo &egrave che l’ultimo grido &egrave stato raccapricciante. Si riprende. Torna in se. Apre gli occhi.
“Grazie. Non sono mai stata chiavata così. Tuo padre non &egrave mai riuscito a farmi svenire. Quando abbiamo cominciato i muscoli del mio corpo erano corde tese. Ora sono un mucchio di carne lessa. Sei stato capace di farmi scaricare ore di libidine con una sola splendida chiavata. Meno male che ho anni di arretrati.” “Mamma. Ricordati che io sono uno.”
Lei esplode in una fragorosa risata.
“Vieni tra le mie braccia. &egrave l’alba. Dormiamo.”
Pochi minuti e Holly cade in un profondo sonno. Io, invece, non riesco a dormire. Il pensiero di aver fatto l’amore con mia madre mi tiene in tensione. Avevo tredici anni quando ho incominciato a desiderarla. Da allora Holly, per me, non &egrave più stata mia madre. E’ la donna da amare. E’ stata per anni il mio tormento, il dolce incubo dei miei sogni. Una serie di segnali mi facevano ben sperare. Alcune sue frasi mi incoraggiavano. Quando mi accompagnò a casa della nonna credetti di morire. Ed ora eccomi qui, nel letto, insieme a lei completamente nuda. Abbiamo fatto l’amore. L’ho chiavata. I miei desideri si sono concretizzati. I sogni sono diventati realtà. Sollevo la testa dal cuscino e la guardo. Il mio sguardo scorre su quella meraviglia. Le linee del suo corpo sono armoniose. I miei occhi si beano di quella stupenda visione. Un corpo che mia madre me ne ha fatto dono. Da oggi mi appartiene. Con la felicità che mi pervade riporto la testa sul cuscino e, finalmente, mi addormento. Sono le prime ore del pomeriggio quando una dolce sensazione mi sveglia. &egrave mia madre che sta portandomi alla realtà. Apro gli occhi e sollevo la testa. Lei &egrave carponi ed ha la testa tra le mie gambe. Sta succhiando il mio pene. Senza che il cazzo le esca dalla bocca, solleva gli occhi e mi guarda. Le sorrido e le porto le mani nei capelli e glieli scompiglio. In quella fa il suo ingresso nella stanza mia nonna con un vassoio con la colazione. Indossa una vestaglia talmente trasparente che &egrave come se non avesse niente a coprire il suo giunonico corpo. Posa il vassoio sul comodino e va ad aprire le tende. I raggi del sole invadono la stanza ed illuminano la scena. Lisa viene verso il letto. Avvicina la poltrona. Si siede e guarda la figlia che, senza scomporsi, continua a succhiarmi il cazzo.
“Vedo che tua madre sta già facendo colazione. Noto, con piacere, che trova il tuo cornetto di suo gradimento. Fra poco, dal come lo succhia, gli riempirai la bocca di dolce crema che troverà certamente gustosa.”
Resto sorpreso da tanta invadenza. So che mia madre sa che sua madre, fin dal giorno successivo al mio arrivo in questa casa, mi ha sedotto. Sa che mi sono trastullato e sollazzato con la madre. Che l’ho chiavata e spero di continuare a chiavarla. Ma non avrei mai pensato che mia nonna giungesse a tanto. Sedersi e guardare la figlia mentre mi fa il pompino. La mia eccitazione cresce, diventa più forte. Sfilo il cazzo dalla bocca di mia madre. Mi sposto portandomi dietro di lei. Mia nonna mi anticipa. Prende il cazzo con una mano e guida il glande verso l’orifizio vaginale della figlia. Do una spinta in avanti ed il glande fa il suo ingresso nell’accogliente pussy di mia madre.
“Dai, nipotino, chiava tua madre. Falla godere. Ti ho sempre detto che lei ti ama. Fottila. Lo merita.”
Si alza ed esce dalla stanza senza chiudere la porta. “Sentito tua nonna? Chiavami. Spingi. Affonda quel tuo cazzo nella mia urlante pussy. Datti da fare.”
Mia madre urla il suo desiderio di essere chiavata. Incredibile. Non la facevo cosi desiderosa di ricevere il mio cazzo nella figa. L’accontento. Do un secondo colpo in avanti e il fallo penetra fino alla base nella calda figa di mia madre. Mi stendo sulla sua schiena, le passo le braccia intorno al torace e con le mani mi ancoro alle sue grosse pendolanti e sode mammelle. Così, aggrappato al suo corpo, mi lancio in una folle galoppata. Il mio cazzo entra ed esce velocemente dalla vagina di mia madre. Lei, in ginocchio, sotto di me, ogni tanto gira la testa e mi offre la sua lingua da succhiare. Nitrisce e urla. Lancia lunghi muggiti. Gli orgasmi si susseguono di continuo. La sua figa si riempie di umori. Il mio cazzo naviga in un lago. Sento l’infrangersi delle onde del suo caldo sperma sulla superficie del mio pene. Il glande urta più volte contro il suo utero. Sono giunto alla fine del galoppo. Una stretta più forte sulle sue tette annuncia il mio godimento. Un grugnito mi esce dalla gola. Schizzi di caldo sperma si riversano nella sua vagina miscelandosi con i suoi umori. Anche lei annuncia il suo piacere con un urlo. La testa dondola. Il suo corpo, nonostante sia gravato dal mio peso sulla sua schiena, &egrave scosso da forti vibrazioni. Sta godendo.
“Non uscire. Resta dentro.”
“Mamma sento che sta perdendo forza. Si sta afflosciando.”
“Amore, non darti pensiero, penserò io a tenerlo su,”
Ci coricammo su un fianco. Lei divarica un gamba e la innalza verso l’alto e mi chiede di sostenerla. Porta una sua mano sulla borsa contenente i testicoli. L’aggancia e la carezza. Stringe i muscoli vaginali intorno al cazzo e inizia a contrarli. Mi sta mungendo.
“Dai mandrillone di mamma tua. Fotti la mammina. Scopami. Allaga la mia vagina con il tuo dolce sperma. Fammi godere. Sono la tua dolce troietta. Chiavami”
Non ho mai sentito mia madre esprimersi in quel modo. La mia eccitazione &egrave alle stelle. Ho di nuovo il cazzo duro e pulsante. Un suo grido ed un mio muggito si fondono in un unico suono. Insieme godiamo e veniamo. Nella calda vagina di mia madre eiaculo una grande quantità di sperma che si fonde con il suo diventando un unico dolce nettare degli dei. Sono esausto. Mi abbandono sul letto e cado in un sonno profondo. &egrave sera quando mi sveglio. Mia madre non c’&egrave. Mi alzo, indosso dei pantaloncini e mi dirigo in cucina. Ho fame. La luce &egrave accesa. Loro due sono sedute intorno al tavolo. Entrambe indossano sui loro meravigliosi corpi vestaglie trasparenti. Mia nonna ha le sue grosse mammelle poggiate sul tavolo. Mi avvicino a mia madre. Le metto le mani sulle spalle. Lei alza la testa e mi guarda.
“Ciao! Amore. Hai riposato? Con tua nonna stavo discutendo del nostro futuro. Voglio sentire anche il tuo parere. Ho fatto una proposta a mia madre che credo, visto quello che c’&egrave stato ed ancora c’&egrave tra voi due, incontrerà anche il tuo favore. Ecco di cosa si tratta. Confinante con la nostra villa c’&egrave una piccola casa colonica circondata da terreno che si vende. La compriamo, la ristrutturiamo e ci verrà ad abitare mia madre. In questo modo tu le sarai sempre vicino e potrai farle visita ogni volta che lo desideri. Altrettanto potrà fare lei. La faremo felice. Non si sentirà nuovamente abbandonata a causa mia. Noi due vivremo nella nostra casa. Tu ti trasferirai nella mia stanza. Per meglio dire dormirai nel mio letto. Cosa ne pensi?”
“La nonna diventerebbe nostra vicina? Io potrei stare con lei ogni volta che lo desidero? Dormirei con te come fossi tuo marito? E questa casa che fine farebbe?”
“Questo &egrave un luogo sacro. Qui io e mia madre abbiamo conosciuto la felicità di averti avuto fra le braccia. La terremo. Sarà il nostro nido per quando verremo in città. In quanto a te non ti voglio come marito. Questo non potrà mai essere. Saremo semplicemente due persone che si amano e convivono. Sarò la tua amante che &egrave molto più eccitante dell’essere tua moglie.”
“E’ una proposta favolosa. Sono d’accordo. Mamma. Nonna. Venite? Andiamo a festeggiare”
“Dove?”
“In camera da letto”
Holly e Lisa si guardano. Si alzano. Si tolgono le vestaglie. Si avvicinano. Ognuna prende una mia mano e insieme raggiungiamo la camera da letto. Così ha inizio la mia vita di convivente e di amante di mia madre e di mia nonna e che dura tutt’ora. Io ignoro di aver ingravidato Lisa. Dopo un mese, mia nonna si reca negli U.S. da sua sorella che ospita la sua seconda figlia avuta da mio padre. Ed &egrave in quel paese che Lisa, in seguito ad un incidente stradale, abortisce.

Autore Pubblicato il: 28 Febbraio 2013Categorie: Racconti erotici sull'Incesto0 Commenti

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