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Ero vestito in modo molto leggero, come mia suocera d’altronde, eravamo nel pieno della stagione estiva e le temperature erano torride nonostante la sera, come al solito, si abbassassero di qualche grado consentendo almeno di respirare non sudando di continuo.
Ci siamo trovati di fronte nel vialetto di accesso alla sua casa, da un lato coperti dal muro dell’abitazione e dell’altro dal rampicante, rigoglioso e fiorito, di quel periodo. Mi è bastato guardarla per capire che avrei potuto osare, non sorrideva tanto spesso e di solito era sempre indaffarata, mentre in quel momento sembrava godersi quella leggera brezza serale.
Mi avvicinai per abbracciarla, potevo farlo perché da lì a qualche ora sarei ripartito e dalla sua reazione avrei capito se era il caso di provare qualcosa in più o finirla lì, facendo finta di niente.
Anche lei mi abbracciò, in principio forse ignara della trappola che le stavo tendendo, perché il suo sembrava più un abbraccio di commiato, di circostanza. Invece io la stringevo e le massaggiavo la schiena, poi le diedi un bacio sulla guancia, verso l’orecchio. Lei mi strinse con un po’ più di convinzione, poi mi disse “se ci vedono che devono pensare’”, ma la sua voce era come incrinata. Le risposi che erano usciti tutti, che lei lo sapeva benissimo, e aggiunsi che dovevamo approfittarne a salutarci ora perché poi non ci saremmo visti per un po’. Mi disse “che devi fare”, ma io l’avevo già portata a rasentare con la schiena il muro della casa, con la mano dalla schiena passavo al sedere e risalivo fino alle spalle. Le diedi un altro bacio, nel collo sotto il suo lobo, che feci durare qualche secondo. Nel frattempo strusciavo il mio inguine sul suo, ero uscito da meno di dieci minuti dalla doccia e indossavo un paio di pantaloncini neri molto sottili, senza intimo, la mia erezione era tangibile. “Mi mancherai tanto”, le sussurrai, mentre le diedi un bacio sulla guancia ed un secondo all’angolo della bocca. Lei aveva chiuso gli occhi e mi restituì il bacio, senza parlare, ma sulle labbra. La baciai anche io, ripetutamente, sulle sue labbra dischiuse dalla quale usciva qualche flebile, tremulo sospiro. Con le mani le avevo alzato la vestaglia dietro, infilandole poi entrambe dentro le sue mutande, massaggiandole le chiappe e arrivando con la punta delle dita a rovistarle la vulva, zuppa di umori viscosi. Lei appoggiò la testa sulla mia spalla e chiuse gli occhi mentre respirava pesantemente, ma la posizione non mi consentiva di penetrarla bene così la accompagnai per circa un metro fino a farla girare, affinché potesse appoggiare gli avambracci sul muretto dove cominciava il tetto dei rampicanti. Da questa posizione eravamo scoperti, ma come sapevamo entrambi, mio cognato e la sua famiglia erano usciti e quindi nessuno ci avrebbe visto. Alzandole nuovamente la vestaglia, dopo averle scostato le mutande le infilai subito in fondo alla vulva l’indice e il medio della mia mano destra, provocando il suo immediato godimento, mentre con la mano sinistra continuavo a tenere alzata la vestaglia. Il mio inguine premeva sulla sua chiappa sinistra, caldissima. Aggiunsi così anche il dito anulare, che entrò fino in fondo con gli altri due e provocò un nuovo fremito in mia suocera. Preso dall’eccitazione, continuai a penetrarle a fondo la vulva bagnatissima con il medio e l’anulare e con l’indice della stessa mano cominciai a stuzzicarle il buco del culo, che cedette dopo qualche secondo e, grazie alla lubrificazione naturale della sua vulva, accolse interamente il dito fino in fondo. Questa improvvisa, doppia penetrazione deve essere stato qualcosa di veramente inaspettato, perché mia suocera diede l’impressione di implodere di piacere, contorcendosi e spingendo il bacino per fare entrare le mie dita più a fondo. Mi abbassai rapidamente, mettendomi in ginocchio, e cambiai la mano con cui le stavo rovistando la vulva, inserendoci indice, medio e anulare della mano sinistra, che vennero immediatamente inzuppate degli umori vaginali di mia suocera e che mi permettevano di sentire, attraverso la sottile parete interna, i movimenti che continuavo a fare con l’indice della mano destra dentro il suo ano. Lei spingeva con forza il bacino verso le mie mani e, ora che mi trovavo in ginocchio ed ero a pochi centimetri dal suo inguine, ero inebriato dall’odore intenso del suo sesso. In preda all’estasi, tolsi per un attimo l’indice della mano destra dal suo ano e provai ad aggiungere il medio, per penetrarla con due dita. Dopo un timido principio di resistenza, il secondo orifizio accolse entrambe le dita fino in fondo, facendola mugolare di piacere, mugolo che si trasformava in fiatone ogni volta che le mie mani spingevano contemporaneamente le dita fino in fondo a due orifizi. Dopo circa un minuto, mi accorsi dell’intenso orgasmo finale che colpì mia suocera dalla consistente perdita di un liquido meno viscoso dalla vagina e dal fatto che cercò di chiudere le gambe, tremolanti. Tolsi le dita prima dall’ano, poi dalla vulva ma, data la posizione, prima di sistemarle le mutandine e la vestaglia le diedi qualche energico colpo di lingua sia dentro la vulva aperta e gocciolante, che sulla pelle calante dell’ano. Mentre lo facevo, lei cercava di chiudere le gambe, forse si vergognava di essere venuta o non avrebbe voluto che io le leccassi le parti intime in quel modo. Mi alzai e lei si girò, ancora in equilibrio precario, trovandosi proprio di fronte a me. Aveva le guance rosse e aveva sudato, qualche piccola perlina si sudore era in bella mostra sulla fronte e sul naso. Tirai giù i miei pantaloncini fino ai testicoli, ovviamente il mio attrezzo era in erezione e, data l’eccitazione, non ci sarebbe voluto molto per esplodere, poi misi le mie mani sulle spalle di mia suocera e la feci abbassare in ginocchio. Ora il suo viso si trovava a pochi centimetri dal mio glande, lei guardò in su e mi disse “non l’ho mai fatto, mi sono sempre schifata”, ma quando le appoggiai la mano sulla testa e l’accompagnai verso il mio membro, dischiuse subito la bocca e cominciò a ingoiarlo, poco per volta. Forse il profumo del mio membro, (beata la doccia fatta da poco!), forse la curiosità di fare una cosa che non aveva mai fatto e che invece aveva ricevuto pochi minuti prima, la convinse a fare il primo pompino della sua vita. Le sue labbra me lo stringevano fino in fondo e sentivo la sua lingua fare mulinelli sulla mia cappella, poi risaliva con fino al glande prima di riscendere fino a fagocitarlo quasi tutto. Con le mani sulla sua testa, accompagnavo il ritmo della sua fellatio, premendo solo qualche volta sulla nuca quando non arrivava bene fino in fondo. Stava arrivando il mio potentissimo orgasmo, ma pensai che non sarebbe stata pronta a ricevere lo sperma in bocca così tolsi il pene dalle sue labbra, mi spostai di lato di qualche centimetro e venni, buttando quattro, cinque fiotti filamentosi. Appena finita l’eiaculazione, avvicinai di nuovo il membro al suo viso, lei aveva assistito a tutto senza dire niente e restando in ginocchio e riaccolse, con un po’ di titubanza, il mio membro all’interno della sua bocca. Lo tenne lì per qualche secondo, forse per capire se il sapore dello sperma rimasto fosse sgradevole o no, poi ricominciò a succhiarlo. Dopo un minuto le feci una carezza sul viso e la feci alzare e ricomporre, le suggerii quindi di andare in bagno a sciacquarsi la faccia perché aveva le guance di un rosso paonazzo, mentre io cercavo con dei tovaglioli di carta di raccogliere o quantomeno nascondere lo sperma dal vialetto. Non si era chiusa dentro, così la raggiunsi in bagno mentre si stava facendo il bidè, la faccia se l’era già sciacquata e sembrava molto meno sconvolta di prima. Mi sciacquai la faccia anche io e appena lei ebbe finito di rinfrescarsi, ci abbracciammo e ci baciammo a lungo, con la lingua, come due fidanzatini.
Quella sera non abbiamo fatto discorsi inutili riguardo pentimenti o discernimento, eravamo solo due persone adulte che si erano fatte compagnia e che hanno goduto fino in fondo l’una dell’altra.

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