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Le prime luci del mattino filtrarono dalla finestra e andarono a sfiorare il volto di Giada che, stiracchiandosi, aprì gli occhi cercando di abituarsi alla poca luce che invadeva la stanza. Si voltò verso l’altro letto, trovandolo vuoto e, in quello stesso momento sentì canticchiare dal bagno, segno evidente che Eva si era già alzata e si stava preparando.
Si alzò a sua volta, stropicciandosi e stirandosi, sistemandosi la lunga maglietta dei NY Giants che usava come pigiama e si diresse, pigramente, verso il cucinino per prepararsi una tazza di caff&egrave.
Passando davanti alla porta del bagno bussò e dopo qualche istante sentì la voce di sua sorella
‘che vuoi?’ disse Eva
‘buon giorno, innanzi tutto. Vuoi un caff&egrave?’ rispose Giada
‘no, grazie, faccio colazione fuori’ fu la risposta della sorella
‘come vuoi. Sbrigati che mi serve il bagno’ le disse Giada andando verso il fornello e preparandosi un caff&egrave nero come la notte. Aveva bisogno della scarica della caffeina per riprendere contatto con il mondo, sentiva la necessità di tranquillità, di pensare, di riflettere, come ogni mattina.
Dopo pochi minuti Eva aprì la porta del bagno e si diresse in cucina. Giada la guardò, squadrandola da testa a piedi. Indossava un paio di scarpe stringate con il tacco quadrato, parigine grigie che le arrivavano al ginocchio, una mini a scacchi che le arrivava di poco sotto al sedere ed una maglietta strettissima che lasciava scoperto il ventre mettendo in risalto il seno prospero.
La bocca era segnata da un rossetto color fuoco e gli occhi contornati di un trucco marcato che mettevano in risalto il loro colore verde’ oltre a questo le efelidi sul suo naso alla francese e i lunghi capelli rossi, naturalmente ondulati, completavano il quadro.
‘dove vai conciata così?’ domandò Giada
‘in facoltà’ dove cazzo dovrei andare secondo te?’ le rispose Eva ridendo
‘ma dai’ Eva’. Sembri’.’ Giada si interruppe
Eva la squadrò, fulminandola con gli occhi, poi puntando le mani sui fianchi, restando immobile di fronte a lei, le disse, con tono di sfida
‘sembro cosa?’
‘lo sai Eva’ le rispose Giada, sorseggiando il suo caff&egrave
‘fanculo Giada, mi vesto come mi pare’ le disse Eva prendendo la shopping bag e dirigendosi verso la porta
‘lo so’ ma sai anche che’..’ continuò placidamente Giada
‘che?’ chiese Eva fermandosi sulla porta del suo mini appartamento
Giada sospirò, scrollando le spalle e dopo aver bevuto un altro sorso del suo caff&egrave, le disse, fissandola negli occhi con tono di sfida
‘che non mi va di passare per troia con quelli che ci confondono!’
Eva la guardò per un istante, bruciandola con gli occhi poi, dopo un attimo, scoppiò a ridere e le rispose
‘beh, sorellina, non ho scelto io di essere la tua gemella’. A me non va di passare per suora, quindi siamo alla pari. Ci vediamo in facoltà’ le disse sbattendo la porta alle sue spalle, uscendo
Eva arrivò alla fermata e attese pochi minuti prima che arrivasse l’autobus che l’avrebbe portata in facoltà. Salì sul mezzo e con una rapida occhiata, come ogni giorno, valutò le persone che lo popolavano. Aveva voglia di giocare, di provocare, le piaceva da impazzire e sapeva come fare, era più forte di lei.
Si guardò attorno mentre cercava una posizione comoda e quando i suoi occhi scorsero un uomo distinto, sulla quarantina probabilmente, ben vestito, seduto non lontano dalle porte di uscita, che sfogliava una rivista, decise che lui sarebbe stato adattissimo per il suo viaggio.
Sgomitò e spinse fino ad arrivare davanti a lui e lo fissò, con un leggero sorriso, mentre si tirava per appendersi al braccio alto di sostegno, facendo in modo che tutto il suo corpo fosse teso per mettere il risalto il suo seno sopra la testa di quello sconosciuto.
L’uomo alzò lo sguardo e la vide. Tesa, sorridente, con i lunghi capelli rossi che contornavano un viso da bambola di porcellana, se non fosse stato per quel trucco marcatissimo, scese con lo sguardo indugiando sui seni gonfi e tesi e abbassandosi vide la pelle bianca del ventre piatto come una tavola, la minigonna a scacchi, la pelle delle cosce bianca come quella del ventre, le parigine.
Eva si sentì soddisfatta nel vedere gli occhi scuri di quell’uomo squadrala dalla testa ai piedi, capendo che aveva scelto bene. Posò la shopping tra le gambe, aprendole per sostenerla e poco prima che l’autobus partì si accucciò verso la borsa per prendere qualche cosa, indugiando di proposito, contro quell’uomo, premendogli le tette sulla coscia, fissandolo sorridente e maliziosa al tempo stesso negli occhi.
Il mezzo partì mentre Eva era ancora accovacciata. Vide l’uomo ingoiare un groppone fin troppo grosso per la sua normale salivazione e sorrise, soddisfatta, del risultato che stava ottenendo quando una vecchietta che doveva passare la spinse leggermente e lei, cogliendo l’occasione, con la scusa di non cadere avanti, posò una mano sulla gamba di quello sconosciuto, stringendo le sue lunghe ed affusolate dita sulla sua coscia.
‘mi scusi’ disse sorridendo mentre si alzava, restando in piedi di fianco a lui
‘non si preoccupi’ le rispose l’uomo continuando a fissarla
Eva seguì i movimenti ondulatori del mezzo e fece un mezzo passo in avanti, approfittando della calca finché, fingendo di guardare fuori dal finestrino, iniziò a strofinare la sua fica sul braccio dello sconosciuto. Sentiva un calore che ben conosceva pervadere, lentamente, il suo corpo, sentiva i suoi capezzoli inturgidirsi e sapeva bene che sarebbero stati, tra pochi attimi, visibili ad occhio nudo attraverso la stoffa della maglietta perché, come tutti i giorni, non indossava reggiseno.
Senti la sua fica aprirsi e il caldo umido dei suoi umori scivolare dal suo sesso, bagnando il suo perizoma mentre l’uomo si guardava attorno per capire se qualcuno li stesse osservando. Un secondo dopo Eva sentì una mano grande e forte poggiarsi sul suo ginocchio e lentamente salire lungo l’interno delle sue cosce e non pot&egrave fare a meno di mordersi il labbro inferiore per evitare di gemere. Adorava essere toccata, era più forte di lei, le piaceva da impazzire sentire le mani degli altri sul suo corpo, le piaceva da impazzire essere la fonte del desiderio maschile.
Abbassò lo sguardo verso lo sconosciuto e lo vide sistemarsi il cavallo dei calzoni, tanto che poté notare come il suo compagno di viaggio avesse una prepotente erezione e stimò che doveva essere anche ben dotato, si sentì fremere di piacere nel momento stesso in cui le dita di quello sconosciuto arrivarono a toccare la stoffa del suo perizoma, premendo con l’indice sulla sua fica in fiamme e fradicia di umori e il pensiero di saggiare nelle sue labbra quel palo di carne che poteva intravedere nascosto dentro ai calzoni dello sconosciuto la fece gemere sommessamente.
L’uomo per tutta risposta la fissò dal basso e vederla con la bocca leggermente dischiusa, il seno che si muoveva al ritmo di un respiro che, poco alla volta, stava divenendo irregolare lo fece sentire autorizzato ad insistere. Il suo indice scostò la stoffa del perizoma di Eva e premette contro le grandi labbra della ragazza, trovando la sua fica aperta e fradicia di umori.
Proprio in quel momento Eva guardò fuori dal finestrino e si rese conto che era quasi arrivata in facoltà. Si spostò di quel tanto che fu sufficiente per far scivolare la mano del suo compagno di viaggio nel nulla e abbassandosi per prendere la shopping posò una mano sul cazzo durissimo dell’uomo seduto che la fissava incredulo. Lo strinse, saggiandone la consistenza e leccandosi le labbra mentre con un filo di voce gli sussurrò
‘chissà cosa direbbe sua moglie se sapesse che questa mattina si sarebbe voluto scopare una ventenne mai vista!’
L’uomo restò di pietra. Immobile, arrossendo in volto come se lo avessero scoperto a rubare ed in quello stesso momento Eva scese dal mezzo, dirigendosi verso l’ingresso dell’ateneo. Salì le scale sentendo il suo perizoma fradicio che strofinava contro il suo clitoride gonfio, provocandole delle stilettate di piacere e, mordendosi il labbro inferiore, mentre varcava la soglia della facoltà, si disse
‘cazzo, ho voglia di scopare!’
Giada sospirò e scosse la testa, dopo di che si dedicò al suo caff&egrave e terminato andò in bagno a prepararsi per la giornata di studio che l’aspettava. Si spogliò e si guardò, per un attimo allo specchio, ed ogni volta si ripeteva che, effettivamente, era impossibile distinguere lei ed Eva, erano veramente due gocce d’acqua, identiche nell’aspetto, in ogni centimetro di pelle.
Alte entrambe un metro e settanta, pesavano esattamente lo stesso numero di kili, frutto di un metabolismo che permetteva loro di ingerire qualunque cosa senza prendere un grammo, il seno alto e sodo era, per tutte e due, una terza abbondante, tanto che potevano tranquillamente scambiarsi gli abiti se e quando avessero voluto’. Addirittura avrebbero potuto scambiarsi d’identità se avessero voluto e nessuno se ne sarebbe accorto’..
L’unico segno che le distingueva era quello! Giada si voltò, guardando il suo corpo di schiena riflesso allo specchio e mentre le sue dita scivolavano sul suo sedere, come ogni volta che si sfiorava, si domandava per quale assurdo caso del destino quella voglia rossa, a forma di spada con la punta rivolta verso l’interno delle sue natiche, fosse sul suo corpo e non su quello di Eva.
Era un assurdo scherzo del destino. Lei era la gemella brava, quella dedita allo studio, quella che cercava sempre di comportarsi in modo equilibrato, mai sopra le righe, quella che cercava sempre di nascondere il suo corpo per evitare di essere, in qualche modo, fraintesa o per evitare di subire avances da qualcuno, concentrata sui suoi obiettivi, sulla carriera universitaria, sul suo ragazzo, mentre Eva era il contrario, una bomba ad orologeria, una pazza scriteriata che usava le grazie che la natura aveva loro donato per essere sempre al centro dell’attenzione, sempre sopra le righe, sempre eccessiva, vestiva come una provocatrice, si comportava come una provocatrice, aveva orde di ragazzi ai piedi e non perdeva occasione per andare a letto con chiunque, in qualunque momento.
‘Eppure’..’ sussurrò Giada mentre le sue dita lunghe e bianche come il latte sfioravano quel segno sul suo corpo.
Si vestì, scegliendo ancora una volta un abbigliamento comodo, indossando un paio di jeans e una maglietta larga, con sopra un pull e delle scarpe da ginnastica, trucco leggerissimo, quasi impercettibile, capelli legati in una coda altra, uscì dal bagno e prese il suo zaino, carico di libri, chiudendosi la porta dell’appartamento alle spalle e dirigendosi verso la fermata del bus.
Giada salì sul pullman, cercando di trovare subito un posto comodo per affrontare quella mezz’ora di viaggio che la divideva dall’ateneo. Era contenta di non dover viaggiare con Eva perché le poche volte che capitava, per fortuna, era un continuo sentir parlare, commentare, fare battute.
Trovò una sistemazione che ritenne comoda, sistemò lo zaino tra i piedi ed infilò le cuffie nelle orecchie, facendo partire la sua selezione musicale, guardando fuori dal finestrino il paesaggio che conosceva a memoria, iniziando a viaggiare con la mente, in attesa di arrivare a destinazione.
Durante il tragitto il mezzo si riempì più del solito tanto che Giada si trovò a pensare che preferiva i suoi abituali orari ma quel giorno aveva scelto di non seguire le prime due ore quindi non vi erano alternative. Si sentì premere e schiacciare contro il palo a cui si stava sostenendo, cercando di spostarsi poco più avanti per evitare di prendere colpi, arrivando quasi ad essere pressata contro il sostegno quando, d’un tratto, sentì una mano scivolare lungo il suo fianco e piazzarsi sul suo ventre.
Voltò la testa di scatto e vide, dietro di lei, un ragazzo biondo, sul metro e ottanta, grosso come una montagna, con due occhi marroni sottili, che la fissava sorridendo.
‘che cazzo fai?’ disse Giada visibilmente turbata per quel contatto
Il ragazzo sembrò non reagire alle parole infastidite di Giada e si avvicinò a lei, premendo il suo corpo contro le terga della ragazza e contemporaneamente la sua mano salì, arrivando a toccare il suo seno sinistro.
‘non mi dire che non ti ricordi di me’ le sussurrò all’orecchio
Giada non riuscì a sentire quelle parole perché aveva ancora nelle orecchie le cuffie con la musica ma la sensazione di essere premuta contro il palo di sostegno, sentendo il peso del ragazzo contro di lei e la sua mano che irriverente e forte al tempo stesso le premeva un seno la fece tremare di paura.
‘cazzo’ levati’ disse con un filo di voce carico dell’ansia che stava provando
Il ragazzo le tolse una cuffia dall’orecchio facendola ricadere sul suo collo e con la voce roca, spezzata dall’eccitazione, le disse
‘dai’ com’&egrave che ora fai così la smorfiosa?’
Giada non rispose. Non riusciva a capire a cosa si riferisse. Sentiva solo quella mano sconosciuta e forte che le stava palpando voluttuosamente il seno e la rabbia che la accecava, si sentiva abusata e non le piaceva affatto.
‘non ti conosco’ devi lasciarmi’ cazzo’ disse con la voce che le tremava dalla paura e dalla tensione
Il ragazzo rise. Giada sentì il suo fiato caldo sul collo e un sibilo sottile quando lui, avvicinandosi al suo orecchio le disse
‘non sai il mio nome, il resto lo conosci eccome. Scoparsi una troia come te non si dimentica di certo! E mentre pronunciava quelle parole spinse il suo bacino contro la ragazza, schiacciandola contro il palo di sostegno, facendole sentire la prepotente erezione che premeva direttamente contro le sue natiche.
In quel momento Giada capì. Ancora una volta qualcuno l’aveva scambiata per sua sorella.
‘chissà che cazzo avrà combinato’ pensò mentre le mani del ragazzo frugavano il suo corpo, mentre il suo cazzo durissimo premeva sul suo culo. D’un tratto Giada si meravigliò nel sentire il suo corpo reagire, in contrasto con la sua mente, a quell’assurda situazione, sentendo i suoi capezzoli inturgidirsi sotto le dita del ragazzo, sentendo il suo sesso bagnarsi, gocciolando umori nei suoi slip mentre lui, imperterrito continuava a strofinare il suo palo di carne contro le sue natiche.
‘non sono io’ disse Giada con un filo di voce mentre si mordeva le labbra per evitare di far capire a quello sconosciuto dietro di lei che stava mugolando
‘non dire cazzate’ una così non me la dimentico, te l’ho detto’ le sussurrò lui mordicchiandole il lobo dell’orecchio mentre spingeva il suo bacino contro di lei, al punto che Giada ebbe la sensazione che il cazzo del ragazzo, che trovò veramente grosso, fosse pilotato da una forza maggiore perché lo sentì aprirle le natiche attraverso i jeans e spingere contro di lei proprio nel suo ingresso posteriore.
Per un secondo sentì il cuore andarle in gola trovandosi a pensare che se non fossero sull’autobus ma per la strada, sicuramente quel tipo l’avrebbe impalata e lei non avrebbe avuto altre alternative che subire o scappare, mentre si domandava come era possibile che si stesse eccitando nel sentirsi toccata in questo modo, nel sentirsi dominata da uno sconosciuto. Le gambe le tremavano, il respiro era corto, il cuore le pompava in gola mentre lei cercava di controllare il respiro provando in qualche modo ad evitare di lasciarsi andare per non fargli capire che si stava eccitando.
Sentì la fica colare copiosamente umori e il clitoride gonfio che sfregava contro la stoffa dei suoi slip le lanciava stilettate di piacere che le annebbiavano il cervello.
‘non sono io’. Era mia sorella!’ disse, d’un tratto Giada con un filo di voce che non riuscì a controllare, facendo trasparire l’eccitazione che la stava pervadendo. Il ragazzo interruppe la pressione del suo corpo contro di lei, dandole il tempo di riprendere fiato, quasi fosse incredulo di quello che aveva sentito e le domandò, interdetto
‘sorella?’
‘si’ la mia gemella!’ ringhiò Giada liberandosi della morsa del biondo dietro di lei e approfittando dell’attimo di smarrimento del ragazzo afferrò lo zaino e si lanciò fuori dall’autobus, una fermata prima di quella abituale. Restò immobile sulla pensilina, cercando di riprendere il controllo del suo corpo e del suo respiro mentre vedeva la faccia del giovane attraverso i finestrini del mezzo che stava riprendendo la sua corsa.
Si mise a camminare verso l’ateneo pensando a quanto fosse assurda questa situazione. Doveva trovare un modo per evitare di essere confusa per Eva perché, sapeva, andando avanti così avrebbe davvero rischiato di essere scopata da qualcuno mai visto ne conosciuto in mezzo alla strada, avvolta in questi pensieri arrivò alle scale dell’ateneo e si rese conto che il suo corpo era ancora fremente di desiderio mentre varcava la soglia della facoltà.
‘calmati Giada, devi studiare’ si ripet&egrave come un mantra mentre entrava in università
Giada entrò in aula magna e si sistemò nella terza fila, estraendo dal suo zaino tutto il necessario per seguire quella lezione mentre ancora il suo corpo e la sua mente erano scosse per quanto accaduto sul pullman. Quel ragazzo che l’aveva scambiata per Eva, il sapere che giorni prima la sua gemella si era fatta sbattere, per l’ennesima volta, da qualcuno mai visto e conosciuto, le sensazioni che aveva provato nel sentire quelle mani che la frugavano senza ritegno, nel sentire quel palo di carne che le premeva contro. Non era da lei.
Immersa nei suoi pensieri non si rese nemmeno conto che Luca le si era seduto di fianco, fin quando non lo senti salutarla
‘ciao Giada, come stai?’ domandò lui
Giada si voltò di scatto, come se fosse stata strappata ad uno stato di trance, rossa in volto per la vergogna, come se Luca avesse potuto leggere nella sua mente e abbassando lo sguardo, con un filo di voce, gli rispose
‘ciao Lu, insomma. Tu?’
‘tutto bene dai’ le rispose lui sorridendo
Giada lo guardò. Si conoscevano oramai da tre anni. Si erano conosciuti ad una festa poco dopo l’inizio della loro carriera universitaria e da subito si erano trovati bene, a chiacchierare di tutto e quando, durante il percorso formativo, le loro scelte si erano incrociate, erano diventati ottimi amici, scambiandosi opinioni su tutto, studiando assieme, preparando esami.
Si domandava come fosse possibile che lui non fosse fidanzato. Era alto un metro e novanta, moro con due grandi occhi neri come la notte ed un sorriso che sembrava illuminare l’ambiente circostante, nuotatore provetto quindi con un fisico spettacolare, eppure”
La maggior parte delle ragazze della facoltà ci avevano provato, in qualche modo, chi esplicitamente chi facendogli capire che sarebbe stata interessata, che fossero single o fidanzate non importava, nel corso degli anni Giada aveva visto molte volte le sue compagne di facoltà fargli gli occhi dolci, cercare di trovare qualunque scusa per poter stare da sole con lui, invano. Persino Eva ci aveva provato, restando incredibilmente a bocca asciutta, forse Luca era l’unico ragazzo della facoltà che aveva rifiutato le avance di sua sorella, senza finirci a letto, e questo aveva, in qualche modo, aumentato la considerazione che Giada aveva di lui.
D’un tratto, immersa in questi pensieri, le venne in mente, come un fulmine a ciel sereno, l’unica volta in cui lei e Luca si erano lasciati leggermente andare. Era successo alcuni mesi prima, Luca era andato a casa di Giada per preparare un esame, fermandosi fino a tardi fin quando, dopo cena, si erano seduti sul letto della ragazza a chiacchierare. D’un tratto le parole si fecero più rade, i loro sguardi si incrociarono. Giada ricordava ancora la sensazione splendida che aveva provato nel momento in cui la mano di Luca si era poggiata sul suo volto e il desiderio che le cresceva dentro nel momento in cui sentì le labbra del ragazzo poggiarsi su di lei. Il resto fu un attimo!
Nel giro di pochi secondi, senza dirsi nulla, si trovarono praticamente mezzi nudi sdraiati sul suo letto, le sue mani tra i capelli di Luca mentre lui le sfiorava il collo con le labbra, scendendo, trovando i suoi seni ed iniziando a succhiare i suoi capezzoli che rispondevano ad ogni contatto con la punta della lingua del ragazzo, provocandole brividi di intenso piacere che le si percuotevano per tutto il corpo culminando in un mare di umori che le stava bagnando la fica.
Sentiva il respiro di Luca su di lei, sentiva i suoi muscoli tendersi mentre la sfiorava con dolcezza e al tempo stesso con passione e quando le sue mani scesero sui suoi boxer, fameliche, rivelando ai suoi occhi il cazzo del ragazzo, duro, alto, diritto, grosso lei si sentì morire.
Luca la fissò negli occhi e le sussurrò, semplicemente
‘sei sicura?’
Giada in quel momento avrebbe voluto morire. Desiderava con ogni cellula del suo corpo essere penetrata da lui, essere posseduta, essere sbattuta godendo di quel cazzo dentro di lei ma trovò, non seppe nemmeno lei la forza, di dirgli
‘scusami Luca’. Francesco’
Luca si rivelò un signore, come lei pensava. Senza dire una parola si spostò da lei, scusandosi dei suoi gesti, come se fosse sua la responsabilità di quanto accaduto e rivestendosi le disse di non preoccuparsi, che capiva benissimo e che Francesco era davvero fortunato ad avere una ragazza come lei, bella, dolce, sensuale.
Da quel giorno tra loro non era accaduto più nulla.
‘allora, pronta per l’esame?’ le domandò Luca strappandola, ancora una volta, ai suoi pensieri
‘pronta per niente’ le sussurrò lei mentre vedeva entrare il professor Mari in aula
‘sono cazzi Lu’ questo ci rovina la media!’ disse Giada con un tono di voce che sembrava una sentenza mentre i suoi occhi verdi seguivano la sagoma del professore che prendeva posto davanti alla cattedra
‘già’. &egrave un casino!’ disse Luca, sottovoce
Il professor Mari, come se nulla fosse, senza neanche salutare, iniziò la sua lezione. Luca e Giada, uno di fianco all’altra, cercavano di prendere appunti, seguendo il panegirico di funzioni che popolavano l’enorme lavagna, senza riuscire a capirci più di tanto quando Luca, con un filo di voce, disse
‘sai che gira voce che’..’
Giada si voltò e gli sussurrò
‘che’.cosa?’
Luca si fermò per un attimo fissandola negli occhi verdi e Giada si sentì tremare per quello sguardo che ben conosceva e che, nonostante tutto, era capace di accendere i suoi sensi facendole perdere il controllo del suo corpo.
‘che Mari abbia un occhio di riguardo per certe studentesse’ disse Luca con un filo di voce
‘vuoi dire che’.’ Rispose Giada mentre si voltava verso Mari, guardandolo
Il professor Mari era un omino tarchiato, sulla cinquantina, frustrato dal mancato successo come ricercatore che aveva trovato posto in facoltà come docente grazie all’enorme calcio nel culo del suocero, ex rettore, e questo lo rendeva intoccabile ed inviolabile nonostante non fosse ben visto da nessuno dei colleghi e tanto meno dagli studenti stessi con i quali aveva sempre mantenuto un rapporto di sudditanza. Gli piaceva comandare e cercare di insinuare il germe del terrore alle persone che avevano a che fare con lui, rendendo praticamente impossibile il superamento del suo esame, tanto che in facoltà era diventato una leggenda perché solo una stretta cerchia di persone erano riuscite a prendere 30 con lui e in quel momento Giada, facendo mente locale, si rese conto che il manipolo di super studenti che avevano ottenuto quel risultato, nel corso degli anni, erano tutte ragazze!
‘così dicono’.’ Aggiunse Luca
La lezione stava finendo e mentre Giada cercava di dare un senso ai suoi appunti fu presa dallo sconforto.
‘cazzo’ non lo passerò mai’ disse con un filo di voce
Luca la guardò e le sfiorò il viso con la punta delle dita in un gesto carico di affetto che ebbe sulla ragazza un effetto sconvolgente. Si voltò a guardarlo e lo vide pacato e sorridente mentre lei si sentiva il fuoco ardere dentro, si sentì di colpo i capezzoli tendere la stoffa della maglietta e la fica esplodere in un mare di umori che le andarono a bagnare le cosce, diventando rossa di vergogna.
‘che succede?’ le domandò lui
‘nie’.nte! disse lei abbassando lo sgaurdo
‘vuoi che studiamo assieme?’ chiese lui mentre sistemava i suoi appunti e li rimetteva nella sua borsa
‘quando?’ domandò Giada mentre, istintivamente, strinse le gambe sentendo l’interno delle sue cosce premere e sfregare il suo clitoride gonfio di desiderio, provocandole una stilettata di piacere che la scosse come una foglia al vento
‘anche adesso’ disse Luca fissandola
Lei cercò di trattenersi, si sentiva persa. Sentiva il suo corpo andare per i fatti suoi e in un momento avvampò di vergogna scoprendosi a pensare ‘ma che studiare’ prendimi e scopami!’
‘stai bene?’ le chiese Luca
‘si’ sospirò lei spostando lo sguardo perché non riusciva a reggere gli occhi di Luca
‘allora, ti va se studiamo assieme dopo?’ le chiese Luca senza capire il motivo del suo repentino cambio di umore
Giada sospirò e si morse il labbro cercando, attraverso il dolore, di cancellare dalla mente le immagini che la stavano portando sull’orlo della follia .
‘ok’. Devo solo avvisare Fra che non ci vediamo’ disse lei
‘ah, se &egrave un problema facciamo un’altra volta’ rispose Luca
‘ma no, tranquillo. Lo chiamo’ disse Giada mentre assieme uscivano dall’Aula magna
Eva era entrata in facoltà come un fulmine. Quel giochino sull’autobus l’aveva turbata più di quanto si aspettasse, l’uomo che aveva scelto aveva qualcosa nei modi, nei gesti, nello sguardo che l’aveva conturbata e quando aveva saggiato la consistenza del suo cazzo attraverso la stoffa dei calzoni, aveva provato un fremito lungo tutta la spina dorsale al punto che era dovuta scappare, se pur reggendo la parte, per evitare di venirgli in faccia.
Questo, però, le aveva lasciato un insano desiderio dentro e lei non era tipa da riuscire a controllarsi, non ne era mai stata capace, fin quando aveva iniziato ad avere rapporti, a quindici anni, passando da un letto all’altro, da un uomo all’altro, fregandosene dell’età, della situazione sentimentale, di tutto, ogni volta che sentiva quel bisogno che le bruciava dentro sapeva che l’unica soluzione per placarlo era una’. Scopare!
Durante il suo passaggi per i corridoi, come ogni giorno Eva sentì gli occhi di tutti puntati addosso. Le piaceva essere ammirata, le piaceva essere al centro dell’attenzione, che parlassero male di lei o bene non le interessava, basta che ne parlassero, si diceva mentre camminava, a testa alta, tra un muro di studenti che, al suo passaggio, si voltavano verso di lei.
Sentiva gli occhi caldi e pieni di voglia dei ragazzi che la squadravano, soffermandosi sui suoi seni, scendendo sulla sua mini gonna, guardando il suo culo che si muoveva, sapiente, al suo passo. Sapeva di avere i capezzoli diritti come chiodi e l’idea che i suoi compagni di facoltà fossero eccitati nel vederla, l’idea che al solo passare i loro cazzi si rizzassero come soldati davanti ad un generale acuiva il suo senso di potere, il suo desidero di essere vittima e carnefice del suo gioco.
Le ragazze, di contro, la odiavano e lei lo sapeva, fregandosene. Più volte aveva sentito i commenti su di lei, più volte le aveva sentite dire che era solo una troia e che l’unica cosa che sapeva fare era succhiare cazzi ma non le interessava, quando incrociava il loro sguardo le vedeva, una dopo l’altra, abbassare gli occhi, chi stizzita, chi invece imbarazzata per timore che lei avesse udito le loro parole e mentre queste si giravano dall’altra parte il suo unico pensiero era ‘sarò anche troia ma il tuo ragazzo me lo sono fatto!’
Entrò in bagno e si guardò allo specchio, era rossa in volto, accaldata. Sfiorò dolcemente i suoi seni attraverso la maglietta attillata e sentì i suoi capezzoli vibrare al suo tocco, provocandole un desiderio forte che trattenne mordendosi le labbra per non gemere, sentiva la sua fica fradicia di umori, sentiva il calore del suo piacere colare lungo le sue cosce.
‘cazzo’. Che voglia!’ si disse guardandosi riflessa
Uscì dal bagno e si guardò attorno come un ghepardo, in cerca della sua preda quando, dal fondo del corridoio, vide arrivare Francesco.
‘ciao Eva’ disse Fra
‘ciao Fra’ rispose lei guardandolo con gli occhi di una gatta
‘come stai?’ domandò lui
‘bene, dai. Tu come te la passi?’ chiese lei appoggiandosi alla porta del bagno, tendendosi con la schiena per mettere in risalto i suoi capezzoli che stavano per bucare il tessuto di quella magliettina così corta
‘tutto a posto. Hai visto Giulia?’ chiese Francesco
‘no’ &egrave uscita dopo di me’ disse Eva
‘capito’ rispose lui
‘chiamala’ disse lei staccandosi dal muro ed avvicinandosi al ragazzo al punto che, arrivando al suo orecchio, gli sussurrò lasciva
‘vuoi compagnia?’
Francesco la guardò diritto negli occhi e facendo un passo indietro le rispose
‘dai Eva, non iniziare, per favore!’
In quello stesso momento il cellulare di Francesco suonò e lui lo prese dalla tasca e lesse il messaggio che era comparso sul suo display. Rispose rapidamente e ripose il telefono in tasca.
‘che succede?’ domandò Eva fissando Francesco
‘niente. Era Giada, ha detto che studia con Luca’ disse lui scrollando le spalle
Gli occhi di Eva balenarono in un lampo e come un felino, avvicinandosi nuovamente al ragazzo, poggiandogli la mano sul braccio ed accarezzandolo, saggiandone la muscolatura, con un filo di voce, gli disse
‘ripeto Fra, vuoi compagnia?’
‘dovevamo andare a comprare delle scarpe, sarà per un’altra volta’ disse Francesco scrollando le spalle
Eva era di fronte a lui, gli accarezzava il braccio, tesa e vogliosa come una gatta quando, d’un tratto, vide gli occhi di Francesco posarsi sul suo seno e nel notare i suoi capezzoli ritti come chiodi, lo vide deglutire. Sapeva benissimo l’effetto che gli faceva, fisicamente, di fondo non poteva essere altrimenti visto che era l’esatta copia della sua ragazza, fulminea la sua mano scese sulla maniglia della porta del bagno e l’altra afferrò il polso del ragazzo, trascinandolo dentro.
Si poggiò al lavabo, guardando Francesco negli occhi, leccandosi le labbra come se si stesse pregustando un dolce buonissimo.
‘Eva che cazzo fai?’ domandò Francesco turbato e perplesso per quel suo gesto
La ragazza non rispose, si avvicinò a lui e fece scivolare le sue dita sui suoi jeans, raggiungendo il suo cavallo e tastando il suo cazzo che era duro come il marmo, come aveva immaginato.
‘dai Eva, smettila’ disse Francesco afferrandola per un braccio
Eva lo fissò, gli sorrise maliziosa e con un filo di voce gli disse
‘shhhhhhhh’
Un secondo dopo Francesco la vide accucciarsi davanti a lui ed armeggiare con i suoi jeans fino a che il suo cazzo non fu libero, svettante, duro, proprio di fronte al viso della ragazza.
‘dai’ per favore’ disse lui con un filo di voce rotto dall’eccitazione, cercando di convincerla a desistere ma la voglia di Eva era troppa. Francesco sentì il caldo umido della lingua della ragazza lambire la sua cappella e provò una scarica elettrica che lo fece sciogliere, appoggiandosi di peso al muro dietro di lui mentre lei, vorace come un animale affamato, gli afferrava l’asta e si muoveva in avanti per non perdere il contatto con il suo cazzo.
‘Eva’. Bas”.’ Furono le parole che Francesco riuscì a pronunciare prima di sentire le labbra della gemella dischiudersi e avvolgere il suo cazzo durissimo in quella bocca meravigliosa. Le sensazioni che lei gli provocava succhiandogli e leccandogli il cazzo erano delle vere e proprie scosse che gli stavano, poco a poco, spegnendo il cervello, annientando le sue difese e quando lei gli afferrò le mani e se le portò sui lunghi capelli rossi, fissandolo negli occhi mentre gli succhiava la cappella, facendogli capire che voleva fosse lui a dettare il ritmo delle pompate nella sua bocca, lui tremò e con un filo di voce le disse
‘sei proprio una troia’
In quello stesso momento Francesco strinse le sue dita dentro ai capelli di Eva ed iniziò a spingere il suo cazzo dentro la sua gola, pompando come un forsennato mentre lei accoglieva, sapiente, ogni stoccata, facendo entrare quel randello fino in fondo, sentendo la cappella del ragazzo toccargli l’ugola
‘ahhhhhh che pompinaraaaaaaa’ gemette Francesco nel sentire le labbra di Eva, calde e umide al tempo stesso stringergli l’asta in una morsa fantastica. Tremava e gemeva godendo del senso di potere che lei gli aveva dato nel mettersi le sue mani sulla testa, facendogli capire che voleva essere scopata in bocca e questo lo faceva impazzire.
Si domandò, come in un film, come fosse possibile che due ragazze identiche, due gocce d’acqua, fossero in realtà così diverse tra loro sotto ogni punto di vista, anche sessuale. Giada non gli avrebbe mai permesso nulla di tutto questo, non si era mai concessa a lui in questo modo mentre Eva era la quinta essenza della libido, porca come poche con un corpo da modella ed un viso da bambola.
Immerso in questi pensieri Francesco continuava a muovere il suo cazzo dentro la bocca di Eva, godendosi quel pompino che lo stava facendo impazzire, grugnendo come un toro fin quando sentì i suoi muscoli contrarsi e con un filo di voce avvisò la ragazza
‘cazzo sto per venireeeeee’
Eva si fermò di colpo. Fece uscire il cazzo di Francesco dalla sua bocca, guardandolo lucido della sua saliva e lo accarezzò per tutta la sua lunghezza, fissandolo negli occhi mentre lui tremava di piacere, ansimando come un toro e quando lei si rese conto che l’orgasmo stava scemando, poco a poco, si sollevò, lasciando il cazzo duro e bagnato del ragazzo svettare verso di lei.
‘per’r’ch&egrave’? le domandò Francesco cercando di controllare il suo respiro
Eva gli sorrise, si sollevò, restando in piedi davanti al ragazzo e afferrò il suo cazzo duro come la pietra, accarezzandolo lascivamente poi si voltò di schiena e piegandosi in avanti si sollevò la mini ai fianchi mostrando al ragazzo la vista spettacolare del suo culo perfetto e della sua fica gonfia di desiderio coperta solo da un perizoma fradicio di umori.
Le dita di Eva scesero sul filo di stoffa che copriva i suoi orifizi e lo scostò liberandoli agli occhi di Francesco che tremava per l’eccitazione e il desiderio, guardando quella creatura magnifica piegarsi ed offrirsi a lui con una naturalezza che era esasperante.
‘perché voglio che mi inculi’ gli disse Eva fissandolo attraverso lo specchio
Francesco trasalì. Il suo corpo tremò percorso da una scarica di elettricità che gli partì dalla testa e termino sulla punta del suo cazzo, facendolo ondeggiare come un obelisco.
‘Tu sei pazza’ le rispose con un filo di voce rotto dal desiderio che gli stava ottenebrando la mente
Eva sorrise e proseguì nel suo piano. Sentiva troppo forte il desiderio di essere posseduta, di godere, per fermarsi a riflettere sulle conseguenze, qualunque esse potrebbero essere state, passo un dito sul solco della sua fica, umettandolo degli umori copiosi che la stavano facendo fremere di desiderio ed un secondo dopo lo appoggiò al suo buchino posteriore, spingendo lentamente e mugolando di piacere nel sentire il suo sfintere aprirsi per far spazio al suo dito.
Il ragazzo restò come paralizzato. La sua testa gli diceva di andarsene, di evitare di fare qualche cosa che avrebbe potuto essere compromettente ma, di contro, il suo corpo gli impediva di fare un solo passo che non fosse diretto verso di lei, come calamitato da quella ragazza così bella e al tempo stesso così porca.
‘Non posso Eva’.. Giu’.lia’ disse Francesco cercando di trovare la forza di convincerla a lasciar stare
Eva sorrise, sfilò il suo dito dal sedere, sentendosi pronta e lo passò sul suo clitoride gonfissimo, gemendo di piacere a quel contatto poi si fece seria di colpo e fissando Francesco con i suoi grandi occhi verdi gli disse, con tono di sfida
‘non fare il santerellino’. &egrave sei mesi che mi scopi, ora che problema hai?’
Quelle parole fecero capitolare il ragazzo. Si avvicinò a lei e l’afferrò per i fianchi, puntando diretto la sua cappella tra le natiche bianche di Eva e tenendola a se le disse, con una timbro che era un misto tra eccitazione e rabbia
‘puttana! &egrave questo che vuoi?’
Eva tremò di piacere nel sentire la cappella gonfia di Francesco allargare le sue natiche e premere sul suo sfintere e con un filo di voce gli disse
‘si’. Inculami!’
‘ohhhh siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii’ gemette Eva aggrappandosi con entrambe le mani al lavabo nel momento stesso in cui sentì il cazzo di Francesco entrarle dentro fino alle viscere, aprendola come piaceva a lei. Il ragazzo la teneva saldamente per i fianchi e le entrava dentro con rabbia e desiderio, dandole colpi secchi e a fondo che la facevano tremare di piacere mentre Eva, per tutta risposta lo incitava a non fermarsi, a continuare, a farla godere.
Le piaceva, le piaceva da matti essere sbattuta con forza, essere presa e posseduta, in qualunque modo, in ogni angolo, ovunque, non le interessava, quello che le importava era sentirsi scopare con forza, non amava la dolcezza, non aveva mai fatto parte del suo bagaglio, aveva scoperto fin troppo presto che l’unico modo che aveva per provare quell’intenso piacere che la devastava dall’interno facendola godere come lei desiderava era essere sbattuta con forza, ed era quello che cercava, sempre!
‘ahhhh siiiiiii sbattimiiiiiiiiiiii’ gli urlava la ragazza mentre lui continuava a martellarla di colpi, facendo schioccare i suoi addominali tonici sulle sue natiche, grugnendo come un toro mentre il suo cazzo si perdeva completamente dentro di lei, arrivandole all’intestino, facendola sentire piena.
‘sei una troia’ le mugolava lui mentre continuava ad incularla con forza, godendo nonostante tutto della sua bellezza, del suo modo di fare e di essere, del suo offrirsi senza ritegno ed Eva gli rispondeva a tono, lo incitava a non fermarsi, prendendo con facilità e godendo di ogni colpo che lui le infilava nel culo, cosa che lo faceva tremare di piacere ancora di più.
D’un tratto Eva, allo stremo delle energie, si passò una mano tra le cosce e repentina infilò due dita dentro la sua fica fradicia di umori, andando a sentire con la punta dei polpastrelli il cazzo di Francesco che le entrava ed usciva dal culo, attraverso quella sottile lingua di carne che separava i suoi canali e questo le fu fatale. Si sentì accendere dentro e subito dopo avvertì una scossa che la percosse lungo tutto il corpo facendola tremare come una foglia al vento, si aggrappò al lavabo con l’unica mano che aveva a disposizione ed abbassò il capo mentre i lunghi capelli rossi le ricadevano attorno al viso,.
‘siiiiiiiiiii oddiooooooooooooooo’ mugolò mentre il suo corpo tremava. La sua fica si contraeva in spasmi di piacere che la lasciarono senza fiato. Il suo orgasmo fu devastante e liberatorio, lasciandola spossata e senza energie, felice di aver ottenuto quello che desiderava.
Il suo orgasmo si ripercosse su Francesco il quale sentì il suo cazzo schiacciato in una morsa che lo mandò fuori di testa, sentendo il culo di Eva stringersi attorno alla sua asta ad ogni spasmo di piacere della sua fica e questo lo fece capitolare. La strinse per i fianchi e si piantò dentro di lei con tutta la forza che aveva in corpo, quasi a volerla letteralmente spaccare, grugnì come un animale ferito e subito dopo aprì la bocca in cerca di aria, alzando gli occhi al cielo mentre sentiva il suo cazzo gonfiarsi a dismisura, occupando tutto lo spazio esistente nell’intestino della ragazza.
‘ahhhhhhhhhhhhhhh’ gemette Francesco nel momento stesso in cui un primo poderoso fiotto di sborra uscì dal suo cazzo, seguito da una serie impressionante di getti che riempirono completamente l’intestino di Eva, restando ancorato a lei cercando di riprendere fiato, tremando per l’intensità di quell’orgasmo devastante e al tempo stesso appagante, fin quanto sentì di essersi completamente svuotato e lentamente uscì dal culo della ragazza e mentre si appoggiava alla parete le sussurrò
‘sei veramente una grandissima troia Eva’
La ragazza si voltò e gli sorrise compiaciuta di quello che era appena accaduto, si passò un dito sul solco anale e trovò i primi rivoli del seme di Francesco che stavano scivolando dal suo culo, li raccolse e li portò alle labbra, succhiando il suo dito lascivamente mentre lo fissava, poi si avvicinò a lui, tremando per il piacere che aveva provato e gli schioccò un sonoro bacio sulla guancia, sussurrandogli
‘lo so’. E so che ti piace’
Francesco ansimava e non trovò la forza di reagire a quelle parole, tremò nel sentirglielo dire perché sapeva che, di fondo, aveva ragione ma, in un momento di lucidità la fissò negli occhi e le disse
‘sono il ragazzo di tua sorella’
Eva si sistemò, pulendo il suo corpo dal seme che stava sgorgando da lei, sistemando il suo perizoma e la gonna e si diresse verso la porta del bagno e poco prima di aprirla si voltò verso Francesco e gli disse, sorridendo
‘lo so benissimo’.. con lei vai al cinema e con me vieni a letto, che problema c’&egrave?’ ed uscì dal bagno lasciando il ragazzo appoggiato alla parete che la guardava mentre ancora cercava di riprendere il controllo del suo corpo e del suo respiro.

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