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Per caso, dalla finestra aperta del bagno che dava sul terrazzo, aveva visto suo figlio che si masturbava. Stava in piedi e lei si nascose per poter vedere, guardava attraverso lo spiraglio della finestra e lo vedeva masturbarsi lentamente. Vide il suo cazzo e provò uno strano miscuglio di peccato, di libidine e di orgoglio materno. Si sentì orgogliosa del fatto che suo figlio lo aveva così grosso, molto più di suo marito, che oramai non faceva più l’amore con lei da due anni. Era bello il suo ragazzo, avrebbe incantato qualunque donna.
Ci ripensò quel pomeriggio, mentre stava sul letto per il caldo; ci ripensava con una specie di piacere di averlo visto; lei capiva che era sensualità, libido che la spingeva a ripensare a quel bellissimo cazzo del figlio, ad immaginare cose oscene, quasi un incesto, sovrappensiero, e senza accorgersene si accarezzava tra le labbra della fica. Quando si rese conto che l’immagine di suo figlio nudo l’aveva eccitata, smise subito, ma i capezzoli le rimasero duri e gonfi. Poi pensò: perché un ragazzo così bello si masturbava, invece di farlo con le ragazze? Lui usciva con le ragazze, loro lo cercavano sempre ed erano abbastanza “troiette”, pensò lei, da farlo. Forse non gli bastavano, non gli davano abbastanza? O forse aveva già bisogno del corpo e dell’esperienza di una donna? Si arrabbiava e non accettava che lui si masturbasse, che sciupasse così la sua forza; venire da soli è triste e disperato e lei sentiva il desiderio di aiutarlo, ma non sapeva come. Forse non aveva solo bisogno di sesso, ma di sesso che fosse amore, ma le ragazzine volevano solo fottere in macchina, velocemente, e lui, pensò, era ragazzo e solo una donna matura poteva dargli ciò che desiderava, il sesso passionale fatto per amore. Quei pensieri le rimasero nella mente e nella sua preoccupazione per il figlio. Li confidò a sua sorella Erminia:
– Credo che hai visto bene – le disse – quel modo di fare sesso con le ragazze alla fine deprime un ragazzo sensibile come lui. Lui nella donna vorrebbe trovare la continuazione del suo amore per la mamma. Se fosse mio figlio…..
– Cosa faresti?
– Non scandalizzarti, Amalia, io sarei capace di farglielo fare con me, come accadeva nei popoli antichi. Edipo non è una leggenda, è la realizzazione di un sentimento umanissimo e farlo con la madre, come prima donna, era costume dei greci e dei romani. Capivano molto più di noi le pulsioni profonde dell’animo umano. La prima fantasia erotica dei maschi è per la madre, la donna con cui stanno più vicini, che li ama. Le prime masturbazioni avvengono pensando alla madre: Amalia, tutto questo è umanissimo: solo una cultura repressiva e bigotta lo riduce a incesto, oscenità, peccato. In realtà è l’estensione ad un amore profondissimo che esiste tra madre e figlio. Amore, Amalia, non trasgressione, incesto o altre sciocchezze del genere.
Vennero le vacanze. Avevano un piccola casa in collina, non molto distante dal mare, nella quale trascorrevano la villeggiatura. Era una casa rurale, che il padre aveva comprato e ristrutturato, dotata di un giardino ad uliveto e di una piccola vigna. Ci andavano appena lui finiva l’anno scolastico, per due mesi; suo padre vi passava solo due settimane di ferie e per il resto stavano lui e sua madre. A volte andavano al mare, a 5 km di distanza, ma spesso il fresco del giardino era più piacevole della sabbia arroventata. Facevano spesa nella cittadina sul mare e qualche volta suo figlio ci andava in bicicletta per incontrare ragazzi e ragazze che aveva conosciuto in spiaggia.
Partirono lui e sua madre con un’auto piena di cose. Ci sarebbero volute tre ore e mezza per raggiungere la casa ed avrebbero dovuto rimetterla in condizioni di vivibilità dopo un anno che era stata disabitata.
Guidava lei e , per comodità, si era alzato il vestito per avere le cosce più libere. Lui gliele guardava e poi, profittando della confidenza, le disse :
– Mamma, che belle cosce che hai., meglio di una ragazza.
– Beh, hai una mamma che è ancora una bella donna. Non sei contento?
Rise e si sentì contenta di piacere a suo figlio. Poi pensò e capì che ciò che le aveva detto il figlio poteva anche essere un desiderio nato dal vederla così.
Lavorarono fino al pomeriggio inoltrato a lavare, pulire, togliere polvere e sistemare le cose. Erano sporchi e sudati e lui le disse:
– Mamma, vado a farmi una doccia, si crepa dal caldo.
– Aspetta Salvo, vado prima io, altrimenti mi lasci senza acqua calda.
Per il caldo la finestra del bagno era aperta. Lei uscì dalla doccia, si stava asciugando e non si accorse che lui l’aveva vista dalla finestra; non se ne accorse subito, ma lo intravide nello specchio del lavandino che era di fronte alla finestra. Ebbe emozione, si coprì con l’asciugamani….poi, desiderò che la guardasse, tolse l’asciugamani dal corpo e si mise nuda davanti a quello specchio: le dava uno strano piacere sapere che il ragazzo la stava guardando. Lei era ancora una donna con un corpo molto bello. Fingeva di non accorgersi, ma sentiva l’emozione di essere guardata dal figlio.
Quando fu nel letto, ripensò alla emozione che aveva provato a mostrare il suo corpo nudo al ragazzo; la eccitava e si sentiva colpevole, eppure aveva uno strano e intenso piacere a ricordarlo. Lei non aveva mai tradito suo marito, anche se i loro rapporti erano diventati rari e si trattava di 15 o 20 minuti ogni volta. E ricordò il figlio, quando lei lo lavava sotto la doccia finché non divenne più grande e lei vide la sua erezione. Fu la sola volta che aveva toccato il suo cazzo da ragazzino e lo aveva scappellato per controllare se il glande si liberasse completamente. Si alzò, volle andare a respirare aria più fresca in giardino. Passò davanti alla finestra del figlio, illuminata da una piccola luce notturna, e vide. Il ragazzo stava nudo sul letto, si masturbava. Era bello, la affascinò guardarlo, vedere il suo corpo giovane, il suo cazzo duro e dritto. Poi si sentì colpevole di avere eccitato il ragazzo fino al punto da farlo masturbare. Ma rimase a guardare, aspettò con ansia il suo orgasmo, lo sperma che schizzava, e provava soddisfazione quando lui venne pensando che era stato il suo corpo nudo ad eccitarlo. Si toccò, anche lei si era eccitata.
Il giorno dopo dovevano curare il giardino, tagliare erbacce e potare le piante salendo sullo scaletto. Lei indossò un paio di pantaloncini molto larghi alle cosce. Poi ci ripensò, se li tolse, si tolse le mutandine e li rimise. Non se lo disse, ma la speranza che ebbe era di far vedere al ragazzo da più vicino qualcosa della intimità del suo corpo. Mise una canottiera, la indossò senza reggiseno; era larga e si vedevano metà dei suoi seni e le punte scure dei suoi grossi capezzoli che tiravano sulla stoffa. Salvo stava potando un albero col seghetto e lei gli teneva fermo lo scaletto. Era una faticaccia, faceva sudare, e ad un certo punto lei disse:
– Dai, scendi, asciugati il sudore, continuo io. Ho sempre aiutato tuo padre a fare questi lavori di giardino. Però reggimi lo scaletto, altrimenti posso cadere.
Salì sullo scaletto e Salvo, da quei pantaloncini troppo larghi, il figlio vide la sua coscia fino all’inguine ed il nero lucido dei peli della sua fica. Ebbe una erezione molto forte e lei, guardando in basso, vide i pantaloncini rigonfi e capì. Allora si mosse in modo che potesse vedere di più, tenendo le gambe più larghe sul gradino dello scaletto. Era stordita ed emozionata dallo strano piacere che lui la guardasse. Poi discese dallo scaletto:
– Ho fatto una sudataccia, Salvo. Abbiamo quasi finito, vado un attimo sotto la doccia. Ho la canottiera incollata addosso.
Infatti il sudore rendeva trasparente la stoffa fine della canottiera e si vedevano i suoi seni come fossero nudi. Nel bagno ebbe un attimo di dubbio, sapeva che il ragazzo l’avrebbe spiata e lei…..capì di volerlo, ed aprì la finestra del bagno, L’acqua tiepida aumentò la sua eccitazione. Uscì dalla doccia e dallo specchio si accorse che il ragazzo la stava spiando dall’interstizio tra la cornice e l’infisso della finestra.Allora tolse l’asciugamani, si girò verso la finestra, passò le dita tra i peli del pube, accarezzandosi. Lo fece più volte, per farglielo vedere. Desiderava che lui la vedesse, anche se non voleva ammetterlo con sé stessa.
Salvo continuò il lavoro in giardino, riuscì a risistemare le piante ed a raccogliere le foglie ed i frammenti vegetali. Aveva lavorato duramente per stemperare la sua eccitazione. La sera aveva mal di schiena.
– Vieni, ti faccio un massaggio – disse lei – le mani della tua mamma sono miracolose.
Gli fece un massaggio energico, e sentire il corpo del ragazzo tra le sue mani le faceva venire un desiderio di possesso. Lui stava seduto, sentiva i suoi seni dietro il collo; lei faceva in modo che lo toccassero. Poi gli massaggiò il petto; passava delicatamente i palmi delle mani facendole ruotare sui capezzoli del ragazzo. Vide la sua erezione, e quando lui si alzò , gli sfiorò due volte con la coscia il pene duro sotto i pantaloncini.
La notte faceva caldo, lei si mise nuda sul letto; aveva lasciato uno spiraglio della porta aperto ed aveva spostato un po’ la luce notturna perché si vedesse nella stanza dal buio del corridoio. Aveva negli occhi il cazzo di suo figlio che si masturbava e quel ricordo la eccitava, rimuoveva l’inerzia del suo corpo per la lunga astinenza, rimuoveva ogni obiezione morale. Sperava…..sperava che lui venisse a spiarla. Nel silenzio della casa udì qualcosa: andò nuda fino alla stanza del figlio e lo vide che si masturbava.
– No, amore no – gli disse – vieni dalla tua mamma.
Lui la seguì, rimase in piedi mentre lei si distendeva sul letto .
– Salvo, vieni.– gli disse – Vieni dalla tua mamma, mettiti vicino a me.
Lo riempiva di baci sul viso, sul collo, sentiva la sua erezione, e allora lo baciò in bocca.
– Hai visto la mia fica , perciò ti masturbavi? Amore, perchè non sei venuto da me ? Non voglio che ti masturbi – gli sussurrò – c’è la tua mamma che ti dà tutto quello che desideri. Avanti, vieni tra le mie cosce.
Quando il ragazzo la penetrò, per lei fu come una liberazione, un desiderio inconfessato ed inconfessabile finalmente appagato. Godeva, stava godendo col cazzo di suo figlio, era nel suo corpo e la faceva godere, una sensazione che la stordiva di libidine.
– Sei così grosso, così bello, e sei mio. Avanti, spingi forte, ma lentamente. Ti piace? Stai chiavando la tua mamma, amore, la donna che ti ama di più.
Lui stava venendo e tentò di uscire dalla fica, ma lei lo trattenne.
– Dentro di me, vieni dentro di me, lo voglio nel corpo il tuo sperma giovane. Non interrompere il tuo piacere. Fammi sentire come vieni,dimelo che stai nendo.
– Mamma, ti sto venendo dentro.
– Si, amore, si, vienimi dentro, lo voglio. Spingimelo dentro , fammelo sentire, hai un cazzo bellissimo e sei mio.
La mattina dopo, Salvo fu svegliato da un bacio in bocca.
– Allora, ragazzaccio, ti è piaciuta la tua mamma?
– Mamma non dovevamo…ma è stato bellissimo.
– Tieni il nostro segreto. Perché non dovevamo? Nessuno ti ama più di me e non volevo sentirti deluso dalla masturbazione. Tu stavi desiderando il mio corpo e ti sei masturbato per me. Non devi farlo mai più, devi dirlo a me , la tua mamma ti darà tutto.
Si mise accanto a lui, si abbassò un poco le mutandine e lo guidò a mettere il cazzo tra le labbra della sua fica. Le dava piacere sentire il cazzo che le passava sul clito.
– Così, continua così, dai piacere anche a me, continua dolce dolce ma senza mai fermarti. Così, bravo.
Alla fine lei venne, abbracciandolo e con un senso profondo di gratitudine. Ma lui non era venuto e lei voleva che anche lui venisse. Si mise in ginocchio sul tappeto.
– Ora chiudi gli occhi se non vuoi vedere la tua mamma che te lo prende in bocca.
– No, voglio vederti.
Aspetta – disse. Lo succhiò con forza e poi andò a baciarlo in bocca.
– Vedi che bel sapore ha il tuo cazzo giovane.
Lo sentiva godere e per lei era un enorme appagamento: voleva farlo venire, voleva sentire nello sperma la vitalità del suo ragazzo, voleva sentire il sapore della sua mascolinità. A 50 anni si sentiva la fica di una ragazza, desideri di una adolescente ed era lui che glieli faceva provare. Lo succhiava fortissimo quando andava indietro, poi, mentre lo spingeva in cola, lo faceva passare a contatto col palato ruvido. Poi deglutiva perché lui sentisse il glande stimolato dalla gola. Lo vedeva stordito dal piacere, era felice di dargli piacere.
– Mamma sto venendo – gli disse lui, forse per non venirle in bocca, ma lei continuò, lo fece venire nella sua bocca, sentì il sapore del suo sperma giovane, ma non riuscì ad ingoiarlo.
Ad ora di pranzo ricevettero una telefonata dal padre. Era riuscito a liberarsi e sarebbe partito l’indomani sera. Lei si sentì disperata che il suo sogno finisse.
– Salvo, troveremo un modo per stare ancora insieme. Abbiamo soltanto questa notte….
– …ed anche questo pomeriggio, mamma.
– Io non voglio farlo con lui, io voglio te. Tu sei mio figlio ed il mio uomo, il mio amante. Troveremo il modo, non temere.
Quella sera stavano nel letto, nudi, a baciarsi.
– Amore di mamma, voglio che facciamo una cosa che non ho mai voluto fare con lui.Voglio farla con te.
– Cosa mamma?
– Il mio culetto. E’ vergine e voglio che me lo fai tu. Voglio darti tutto il mio corpo.
Lei prese la sua crema e ne spalmò un poco sul cazzo del figlio.
– Mettimela tu dietro – gli disse- solo un poco, voglio sentire la tua forza. Si mise in ginocchio con le natiche larghe.
Salvo le mise la crema, era anche lui emozionato.
– Ascolta amore, fai così. Entra un poco, solo il glande e fermati. Me l’ha spiegato un’amica che se lo è fatto fare. Fermati, aspetta che io mi rilassi e poi spingi. Mi ami?
– Si, ti amo tanto. Non ti farò male?
– Si , malo voglio io. Inculami, amore anche se si rompe.
Dovette forzare , sentiva la tensione della madre mentre il glande la pressava forte sull’ano.
– Amore, non ti fermare, fammelo, lo voglio, lo voglio da te.
Pressò più forse e l’ano cedette, si allargò ed il cazzo lacerò lo sfintere.
– Ahaaaaaa, che dolore.
– Vuoi che smetta?
– Noooo, continua, rompimi tutta, tu devi avermi completamente.
Allora lui diede un colpo di reni.
– Ahaaaaaaaaa…ahaaa.. ahaaaaa. Salvo, vieni adesso, soffro troppo. Rompimi il culo, amore, godi di me.
Suo padre non venne. Telefonò, aveva dei contrattempi. Avrebbe fatto sapere quando sarebbe venuto. E lei ricevette un’altra telefonata.
– Capisci ,Salvo. Ha un amante ed è andato a fare un viaggio con lei. Ecco perché non mi risponde al telefono.
– Mamma, meglio così. Se vi separate restiamo a vivere insieme io e te. Dormiremo insieme ed avremo tutta la libertà che vogliamo.
– Tu mi vorrai sempre?
– Si. Adesso abbracciami, ho voglia di sentirti più vicina.
– Salvo, ma tu ti sei proprio innamorato di me.
– E tu?
– Tu sei mio figlio ed il mio amante, come posso amarti più di così?
– Spogliati, ed insegnami come vuoi essere baciata nella fica. Voglio che sei contenta .
Nel dormiveglia del primo mattino lei sentiva un piacere dolcissimo risalire dalla fica in tutto il suo corpo. Non era ancora sveglia e si abbandonò a quel piacere osceno e bellissimo. Era suo figlio che si era svegliato ,l’aveva vista nuda con le gambe u po’ aperte; allora, pianissimo, le aveva allargato i piedi e le stava passando pianissimo le lingua sul clito.
– Ah – riuscì a dire con la voce rotta del sonno – Salvo, amore mio, è troppo bello così. Ancora.
Lei gli aveva insegnato come leccare la fica, sentire la durezza del clito sotto la lingua e stringere le grandi labbra per succhiarlo mordicchiarlo. Ne aveva fatto un amante perfetto, bravo a succhiare forte e mordicchiare le piccole labbra, a penetrarla con le dita, prima uno, poi un altro, continuare finché la fica non cedeva, poco per volta, ed infine a farne entrare quattro, fino al dorso della mano. Gli aveva insegnato il piacere di sentire la fica eccitata, si leccare i suoi umori. Suo figlio era il suo amante e lei gli aveva insegnato come dare al suo corpo ed a quello di lui ogni piacere possibile.
Si mise accanto a lei, la girò sul fianco, le mise il cazzo tra le labbra della fica, in modo che passasse sul clito e lei cominciò a reagire. Non ci volle moto per sentirla venire:
– Ah, si, si, amore mio, chiavami ancora così, sto venendo. – e lui la baciò in bocca per sentire un po’ del suo piacere.
– Te la farò pagare, svegliarmi così……ti amo. Vorrei andare al mare oggi. E dobbiamo anche fare la spesa, ci servono molte cose. Non ci vado da sola, voglio il mio uomo con me.
– Non ti lascerei andare da sola…sono geloso di te.
Fecero un bagno di mare, e stettero un po’ al sole. Ma poi lei disse che era più fresco prendere il sole nel loro giardino. Fecero la spesa, riempirono la macchina e tornarono sudati.
– Ci vuole una doccia. Facciamola insieme, così facciamo prima e possiamo mangiare. Ti voglio nudo con me sotto l’acqua.
A tavola lei gli disse:
– Domani viene zia Erminia, vuole passare le vacanze con noi.
– Mamma …e noi? Saremo senza possibilità di amarci.
– Non temere, troverò io il modo di farmi chiavare da te. Salvo, lei è la mia sola sorella, si è separata e sta da sola. Non potevo dirle di no; e poi sai quanto ci vuole bene. Se dovesse accorgersi, non direbbe niente, stai sicuro.
-Perchè pensi questo?
– Perchè è stata lei ad incoraggiarmi a farmi chiavare da te.

Amalia dovette partire e andare in città per due giorni. Lasciò il figlio incustodia alla soella Ermnia e fece mille raccomandazioni al figlio ed alla sorella.
Amalia si sbrigò presto in città, riuscì a fare tutto in pomeriggio. Pensò di ripartire invece di dormire da sola in città. A metà strada, verso le 22, si fermò ad un auto-grill dell’autostrada per mangiare qualcosa. Nel piccolo ristorante c’era solo un tavolo occupato da due camionisti. Erano di corporatura grossa, un po’ robusti e non molto belli in viso. Mentre cenava, si accorse dello sguardo di uno dei due.
Lei incrociò lo sguardo dell’uomo, le guardava le cosce. Lei capì, sorrise ed allargò lievemente ginocchia in modo che le cosce si vedessero di più. L’uomo assentiva per incoraggiarla a fare di più e lei allargo le ginocchia abbastanza perché lui le vedesse tutte le cosce. Non si rese conto del perché lo stava facendo, lo sguardo di quell’uomo la faceva sentire stranamente disponibile.
Li incontrò dopo, al bar.
– Lei viaggia da sola, signora?
– Beh, è capitato. Sono voluta ripartire per non fermarmi in città a dormire da sola..
– Guidare di notte è pericoloso per chi non è molto esperto. Dovrebbe restare qui e ripartire domattina. Sarebbe più prudente.
– Grazie, lei forse ha ragione.
– Prenda una stanza, qui ne hanno di comode. Non le piace dormire da sola?
– Non ci sono abituata.
– Resti, non dormirà da sola, se vuole. Che ne dice? Noi siamo bravi ragazzi, può fidarsi.
A quelle parole lei ebbe un sussulto di libidine: l’uomo le stava chiedendo di scopare con loro due. Non se la sentiva di continuare a guidare , ed era anche attirata da quella proposta, chiavare con sconosciuti e chiavare con due uomini insieme. Non lo aveva mai fatto e non avrebbe mai pensato di poterlo fare.Si sentì emozionata di essere trattata come una puttana; era la prima volta che le accadeva, la affascinava. Lì nessuno la conosceva, si sentì sicura, voleva provare. Quella proposta l’aveva sconvolta fino a farle sentire il bagnato delle sue mutandine.Rimase.
Entrò nella stanza, ma non chiuse la porta col chiavino; si spogliò e si lavò e poi si mise nuda nel letto, aspettando con trepidazione che loro venissero. Sentì la porta che si apriva.
– Dai – disse uno dei due – togli il lenzuolo e facci vedere la fica.
Lei obbedì, sentiva il desiderio di sottomettersi a quello che loro volevano farle e farle fare. Voleva sentirsi puttana, la eccitava che lui l’avesse trattata così.
– E’ bella – disse l’altro e cominciarono a spogliarsi.
Poi uno di loro si avvicinò, le prese la testa e le fece prendere il cazzo in bocca. L’altro, il più grosso dei due, la stava penetrando con le grosse dita. Poi le allargò le gambe e le fu sopra. Lei sentì ilcazzo grosso e forte dell’uomo dilatarle la fica e penetrarla di forza e cominciare a sbatterla forte, fino all’utero.
– Aspetta – disse all’altro – fammela prima chiavare, le voglio venire dentro.
Ci volle tempo; l’uomo la chiavava con forza, lei sudava e si apriva per farlo entrare di più. Sentiva il cazzo dell’uomo che forzava nella fica e le nacque lo strano desiderio di aiutarlo a venire, di sentirlo godere nel suo corpo. Lui stava per venire e le disse:
– Avanti, troia, muoviti di più
Voleva che lei gli andasse incontro più forte bacino, che lei già muoveva insieme ai suoi colpi. Stringeva la fica per dagli più piacere e gli diceva:
– Vieni, vienimi tutto dentro, lo voglio.
Ebbe un impulso di piacere e di soddisfazione a sentire il suo sperma bagnarle anche le cosce.
– Bella fica – le disse – hai una bella fica, sai chiavare bene, ma abbiamo appena cominciato, ora tocca a lui.
– Voglio che mi finisca il pompino – disse l’altro – E’ brava anche a succhiare. Dai, troia, continua e voglio che ingoi il mio sperma.
– Non so farlo……….. fammelo fare tu.
Si sentiva disponibile a far tutto quello che i due uomini le comandavano di fare e di farsi fare. E le piaceva troppo che la chiamassero troia e la trattassero come un puttana da strada. Continuò a fargli il pompino con passione, voleva che lui sentisse il suo desiderio di farlo venire.Le venne in bocca, lei succhiò per far uscire tutto lo sperma e l’altro, il più grosso , le mise la mano davanti alla bocca, tenendola ferma e stringendole tra le dita le labbra della fica.
– Dai, puttana, ingoia – le ordinò l’uomo.
Non aveva mai ingoiato sperma; tenendole la bocca tappata e stringendole la fica con due dita a farle male, l’uomo la costrinse ad ingoiare.Deglutì a fatica, sentiva il sapore dello sperma in bocca ed in gola, lo sentiva scendere per la gola, l’esofago, fino allo stomaco, ma non ebbe rigetto. Deglutì ancora per ingoiare lo sperma che era rimasto nella sua bocca.
Andò in bagno a lavarsi. Quando stava uscendo dal bagno, l’uomo del pompino entrò e la trattenne.
– Devi lavarmi il cazzo, come fanno tutte le brave puttane.
Ebbe un brivido di piacere, si eccitava ad essere obbligata a fare la troia. Quell’uomo aveva un bel cazzo e lei glielo lavò al lavandino, manipolandolo, passando il dito intorno al glande; era moscio ma lei lo prese in bocca dopo averlo lavato e le venne spontaneo prendergli in mano i grossi testicoli.
– Ti piace fare la troia, vero? Si, ti chiaveremo a troia, allora, tutti e due insieme ; godrai anche tu ad essere chiavata così.
Entrò anche l’altro e lei, senza che lui glielo chiedesse, gli lavò il grosso cazzo che lei sentiva ancora nella fica.
Mentre gli lavava il cazzo, l’uomo le chiese:
— Lo prendi nel culo? –
– Solo una volta – disse – fa male.
– Dovrai fartelo fare, e se rifiuti, te lo facciamo per forza; mi piace il tuo culetto.
– Mettiti in ginocchio sul letto, avanti. Abbassa le spalle fino al materasso, così il culo si apre. Tienila ferma – disse all’amico – lo ha preso una sola volta, è quasi vergine nel culo, mi farà godere di più.
– Non voglio – disse lei – mi farai male.
– Zitta, troia. Te lo voglio rompere di nuovo.
Le unse l’ano con la saliva e puntò il suo grosso glande.
– Rilassati – le disse – soffrirai meno. – e cominciò a premere sull’ano con molta forza.
– Ahia, no, noooo, fa male.
L’uomo la teneva per i fianchi mentre l’altro la teneva ferma con le spalle sul materasso. Pressò con tutta la forza delle sue reni e con tutto il peso del corpo; l’ano cedette e lo sfintere fu lacerato dal grosso cazzo.
– Ahaaaaaaaaaaaaaaa….mi fa maleeeee…fermati, fa male…brucia.
– Eh, eh – disse l’uomo divertito – é quasi vergine. Non mi frega niente se soffri, il culo me lo devi dare – e spinse ancora con forza, senza fermarsi, facendole entrare nel culo tutto il suo grosso cazzo .
La inculava brutalmente e per lei era quasi una tortura; la ferita all’ano le bruciava ed il cazzo, muovendosi, le strofinava sopra dandole più dolore. sentiva la pressione del cazzo, fino nella pancia, che la allargava, la sbatteva, forzava nel suo corpo per penetrarle il culo. Eppure, nonostante il dolore, sentiva emozione per quello che l’uomo le stava facendo, desiderava che venisse , che avesse piacere, che godesse del suo corpo. Alla fine le venne nel culo, sbattendola con brutalità.
– Te l’ho rotto il culo, troia; ora potrai farti inculare più facilmente.
Lei si toccò l’ano dolorante: colava sperma ma c’era anche sangue sulle dita.
L’altro la portò in bagno, la fece sedere sul bidet ed aprì l’acqua fredda. Sentiva lo sperma dell’uomo che bruciava colando sulla ferita dell’ano lacerato. L’acqua fredda le diede sollievo. Sentiva dolore, come un taglio, una scheggia di vetro quando contraeva l’ano.
Poi l’altro la mise ancora in ginocchio sul letto e le penetrò la fica; la chiavava lentamente ma spingendo il cazzo fino all’utero, Quello più grosso si era ripreso e lavato, aveva di nuovo il cazzo duro. Spostò il compagno e la penetrò nella fica, le diede una decina di colpi ed uscì, mentre l’altro prendeva il suo posto e le diede anche lui una decina di colpi. Continuarono così, alternandosi; solo che l’intervallo tra l’uno e l’altro faceva durare quella cosa molto tempo. E lei sentì che stava venendo, si spingeva sul cazzo ed ansimava mentre veniva. Ma loro non si fermarono, continuavano a chiavarla alternandosi e lei, ancora eccitata dal primo orgasmo sentiva arrivare il secondo.
– Ancora – disse – lo voglio ancora – mentre stava venendo.
E sentì il cazzo dell’uomo grosso che la sbatteva di forza e veniva. Allora l’altro le aprì le natiche e la inculò di nuovo facendola sobbalzare dal dolore; la ferita le bruciava, ma lei resistette, si spingeva contro il cazzo per farlo venire nel culo.
– Sei una troia meravigliosa – le disse il secondo uomo – Sai chiavare come una dea. Dove fai il mestiere? Voglio venire a trovarti.
Quando uscirono lei vide sul comodino due biglietti da 50 euro: l’avevano pagata come una puttana ed a lei era piaciuto fare la puttana, le dava emozione ricordare le parole che loro le avevano detto e quello che le avevano fatto.

Ripartì molto presto; sul sedile di guida sentiva la ferita all’ano lacerato ma sembrava che quel dolore la eccitasse. Quando arrivò Erminia stava dormendo. Andò nella stanza del figlio, mise una mano sotto le lenzuola e toccò il suo cazzo che, nel sonno, era duro. Allora si abbassò, lo prese in bocca e lo leccava delicatamente sul glande.

Quel pomeriggio stavano nel letto, lei masturbava lievemente il ragazzo.
– Mamma, come è andato il viaggio?
– Benissimo….e poi ho avuto un’esperienza.
– Dai, raccontami.
– Tu sei geloso di me, amore? Cioè, e mi vedessi chiavare con un altro ti arrabbieresti?
– Se a te piacesse…non lo so…credo che mi ecciterei. Perché me lo chiedi? Cosa è accaduto durante il viaggio.
Lei gli raccontò tutto, con tutti i particolari e sentiva il cazzo del ragazzo duro allo spasimo; quel racconto lo eccitava fino al punto che lei, continuando a masturbarlo, sentì il suo orgasmo prossimo; allora continuò il racconto e stringeva il cazzo in modo da fare sgorgare e non schizzare lo sperma.
– TI è piaciuto vero?
– Mamma, ma lo hai fatto sul serio?
– Si amore, e sai cosa mi mancava? Che ci fossi tu a guardarmi mentre quei due mi stavano facendo. Sarebbe stato bellissimo. Solo ad ascoltare sei venuto, figurati come avesti goduto a vedere da vicino.
– Tu lo sai, mi piace molto vederti quando lo prendi in bocca o quando apri le cosce per farmi vedere la tua fica.
– Tu lo faresti per me?
– Se ti fa felice, lo farei.

Quel giorno arrivò Oreste, un compagno di Salvo. Si sarebbe trattenuto solo qualche giorno Amalia lo vide, era bello come il suo ragazzo e le sue cosce muscolose le dava piacere a guardarle.
– Ti piace Oreste, mamma?
– Si, è un bel ragazzo ed anche simpatico. Dormirà nella stanza con te.
I ragazzi stavano facendo la doccia, volevano andare al mare. Amalia li spiò e li vide nudi. Pensò a come sarebbe stato bello averli tutti e due assieme, ma aveva paura di esporre Salvo allo scandalo. Oreste aveva un cazzo particolare, era molto grosso di diametro ed aveva belle cosce e un bel culetto.
Andarono al mare e lei rimase sola a preparare il pranzo, ma nella sua mente quell’idea di farlo con tutti e due insieme la martellava. Doveva parlare con Salvo, convincerlo a provare ed aspettava l’occasione per parlargli.
Quando tornarono erano ancora in costume da bagno.
– Ragazzi, il cibo si rovina. Fa caldo, mangiate come state, in costume. Mica mi scandalizzo a vedervi così.
Amalia vedeva il cazzo di Oreste che, anche se era moscio, aveva un bel profilo grosso sotto il costume. Ma anche lei stava in pantaloncini e canottiera, senza reggiseno. Era contenta che il suo seno fosse ancora turgido e tendesse la stoffa della canottiera e che i grossi capezzoli scuri sotto la stoffa si notassero. Mangiarono e bevvero molto vino freddo. Oreste andò a dormire, il vino ed il caldo facevano il loro effetto. Salvo rimase con Amalia, si baciavano e lei gli spingeva contro il suo corpo.
– Tu ami sempre la tua mamma, Salvo?
– Tantissimo.
– Ricordi cosa mi hai detto? Che saresti stato il mio complice e avessi voluto farmi chiavare da un atro.
– Si, lo sarei, per farti contenta.
– Anche se fosse il tuo amico Oreste?
– Vuoi fartelo, mamma? Credo che lui sarebbe davvero contento.
– Allora lasciami fare ed assecondami.
(continua)

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Autore Pubblicato il: 21 Giugno 2022Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

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