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Passai le vacanze con i miei zii. Loro vivevano in campagna in una grande casa con annesse stalle e depositi per i raccolti, il fieno, ecc. Si trattava solo di qualche settimana ma lì non avevo niente da fare. Mio zio dirigeva i lavoranti e mia zia si occupava della casa. Il paese era distante qualche kilometro ed anche lì non c’era niente per un giovane.
Un pomeriggio afoso. Dopo pranzo me ne andai a dormire sul fienile, al fresco da dove si saliva mediante una scala a pioli. Sentii delle voci sussurrate, in basso, mi affacciai e li vidi. Era uno dei lavoranti, un omaccione, con un ragazzo più giovane. L’uomo aveva preso la mano del ragazzo e gliela tirava verso la patta dei suoi pantaloni.
‘No ‘ diceva il ragazzo ‘ non voglio. .’
‘Toccalo soltanto ‘ diceva l’uomo ‘ vedrai che ti piacerà.’
Il ragazzo si arrese e lui si aprì la patta e tirò fuori il suo grosso cazzo; il ragazzo lo prese in mano timidamente, con la punta delle dita.
“Stringilo nella mano, senti com’é bello” – disse l’uomo.
Il ragazzo lo strinse e lui gli mise una mano nei pantaloni, dietro.
“Che mi fai?” – disse il ragazzo – “MI fai male col dito”.
‘Avanti ‘ disse lui ‘ abbassati i pantaloni. Ci vuole un minuto e vedrai che piacerà anche a te.’
“No, no – disse il ragazzo – nel culo no. Non voglio.”
Gli prese i pantaloni per i fianchi e glieli abbassò. Poi lo spinse su una balla di fieno. Teneva il cazzo il mano tentando di metterlo tra le natiche del ragazzo. Poi gli mise una mano dietro la testa e lo fece piegare.
‘Ahia, ahhhh, mi fa male. Dietro no, nel culo no.”‘
‘Zitto ‘ disse l’uomo ‘ stringi i denti.’ mentre spingeva con forza il bacino.
‘No, no ‘diceva il ragazzo ‘ mi fa male, brucia. Ah, aiaaaaa, mi fa male.Ahiaaaaaaaaa.’
Ma l’uomo non si fermò. Diede alcuni colpi coi reni facendo urlare il ragazzo.
“Ahaaaaaaaaa, fa maleeeeeee.”
“Zitto – disse – Hai il culetto vergine, devo rompertelo.”
Dava colpi brutali ed il ragazzo si lamentava:
“Ahiaaaa, basta, basta, mi fa maleee”
“Solo un altro pò – disse lui – Si sta allargando.”
Dava colpi violenti sbattendo contro le natiche del ragazzo. Poi diede ancora altri colpi molto forti facendolo sobbalzare sulla balla fieno,
Il ragazzo si lamenteva ad ogni colpo, ma lui proseguiva con accanimento a spingere. Il ragazzo tentò di sfuggire la lui lo teneva forte per i fianchi.
“Sta fermo – gli diceva – ci vuole un minuto, sta entrando, te lo sto rompendo, te lo sto allargando. Fermo e fattelo fare, vedrai com’&egrave bello.”
Poi in ragazzo gridò,
“Ahaaaaaaaa! Mi bruciaaaaa, mi fa male, &egrave troppo grosso per entrare. No,nooo. Non voglio che me lo rompi.”
‘Fermo, &egrave entrato, &egrave’ fatta. Ti ho sverginato il culetto a sangue. Stai fermo adesso, ci metto un minuto a venirti nel culetto.”
Diede ancora dei colpi di reni molto forti, poi si fermò mentre spingeva dentro facendo oscillare la balla di fieno.
“Sta uscendo, te lo faccio sentire caldo caldo nel culo . Così, così, eccolo, tutto nel culo.”
Il ragazzo mugolava di dolore ma lui continuò forte ancora con altri colpi rabbiosi.
Poi tirò fuori il suo cazzo bagnato e macchiato di sangue. Si asciugò col fazzoletto. Prese il ragazzo per il viso con una delle sue grosse mani e disse.
“Ti sei messo a piangere? ma io ti ho sverginato e tu te lo sei fatto fare. E ti sono venuto nel culo come se tu fossi una donna. Oramai l’hai fatto, non puoi tornare indietro, l’hai preso; hai il culo rotto e dovrai farlo ogni volta che voglio.’ Gli asciugò l’ano col fazzoletto e glielo lasciò tra le natiche.
“Non voglio fare il ricchione – piangeva il ragazzo – Me lo hai fatto per forza. Non te lo faccio fare più.”
“Si, invece. Non lo saprà nessuno. Ma tu devi fartelo fare quando te lo dico. Lo faremo ancora domani.”

Il giorno dopo andai di nuovo sul fienile. Vennero di nuovo.
‘Avanti ‘ disse l’uomo ‘ abbassati i pantaloni. Stavolta lo facciamo meglio.’
Il ragazzo si abbassò timidamente i pantaloni. Lui lo spinse sul collo e lo fece piegare. Poi gli accarezzò il culo e gli diede qualche schiaffetto sulle natiche.
“Bello. Hai un bel culetto, stretto. Sembra il culo di una ragazza. Adesso te lo faccio di nuovo, così ti abituo a fartelo fare. E stavolta rimani fermo, cerca di resistere. Ci vuole un attimo. Mettiti bene, apriti le natiche.”
Il ragazzo si teneva le natiche aperte ,a tentava di guardare indietro.
‘Però non farmi male, fai piano. Ieri mi hai fatto male, mi bruciava anche stanotte.Se non mi fai male te lo faccio mettere tutto dentro ma non spingere, mi brucia.’
Vidi il cazzo dell’uomo; grosso, nerboruto, duro. Poi vidi come lo portava con la mano tra le natiche del ragazzo. Cercò l’ano con un dito e poi spinse leggermente.
‘Ahaaaaai, ahiiii, mi fai maleee. Fai pianooo. Fai pianoooo. Brucia. Se vuoi farmelo entrare devi fare piano. E’ troppo grossooo. “
Ma l”uomo lo chiavò brutalmente, con forza, come se volesse convincerlo col dolore che oramai era destinato al cazzo. Ci volle un po’ di tempo per farlo entrare e il ragazzo si lamentava ad ogni colpo.
“Mi brucia, ahia – disse – ahi, fai piano. Ah, ahia, mi fai maleeee.E’ troppo grosso.”
Lui tolse il cazzo, ci sputò sopra, poi aprì le natiche del ragazzo con le due mani e glielo spinse dentro.
“Lo devi prendere tutto. Non stringerti sennò ti fa più male. E’ solo un po’ di dolore.”
“Mi farai diventare ricchione” si lamentava il ragazzo piangendo.
“Ma ti piace – disse l’uomo – Ti sta piacendo, hai visto? Poi sarai tu a cercarmi per farti inculare ancora. Ti piace prenderlo, vero? Dillo.”
Ciò che mi sorprese fu il fatto che, ad un certo punto era anche il ragazzo a muoversi, a spingersi contro il cazzo.
Si lamentava mentre si spingeva sul cazzo , ma si spingeva sempre più forte.
“Spingi anche tu – gli disse timidamente-….più forte…”

” Avanti,- disse ,l’uomo – l’hai accettato. Ti piace, vero? Ora masturbati, vieni pure tu così godi e ti piacerà di più. Forza, devi di venire col cazzo duro dentro. Voglio sentire il tuo culo che si stringe mentre vieni.”
Il ragazzo si stava masturbando. Lui gli tirava i capezzoli ed ogni tanto gli dava dei colpi. Aspettò che venisse tenendogli il cazzo duro dentro e strizzandogli i capezzoli e dando ogni tanto qualche colpo forte, mentre il ragazzo si masturbava veloce emettendo sospiri di dolore e di libidine..e spingendosi ancora sul cazzo dell’uomo.
“Spingimelo tutto dentro – chiedeva mentre aveva le prime contrazioni dell’orgasmo -tutto tutto, fai forte. …”
“E’ bello così, vero? – disse l’uomo – Anche alle donne piace venire col cazzo dentro. Stringi il culo, tienilo stretto mentre vieni.”
Poi, mentre il ragazzo veniva, diede ancora colpi forti e si accasciò sul ragazzo.
“Te l’ho messo tutto dentro, ti é arrivato fino nella pancia. Ti ée piaciuto, vero? Ti piace stringerlo nel culo mente vieni? Avanti, di di si.”
Il ragazzo assentì con la testa.
“Ma fa male” – disse.
“Solo al principio. Poi il tuo culetto si arrende e lo vuole tutto. Se ti é piaciuto, allora sei ricchione e dovrai farti chiavare quando voglio io o lo dirò in giro. Dovrai farlo anche con un mio amico. Ti piacerà, vedrai.”
“Ma io non voglio col tuo amico”
“Solo per una volta, gli farai provare il tuo culetto quasi vergine. Una volta sola, ci sarò anch’io, non ti preoccupare. E poi te lo metterò anche in bocca, é una cosa nuova per te, vedrai com’é bello.”
“No, solo tu” – disse il ragazzo,
“Ti piacerà da morire. Stasera. Pensaci, vedrai che ti verrà voglia di farlo con tutti e due.”

Vedere quelle scene mi aveva sconvolto ed eccitato. Ci pensai più volte, rivedevo l’espressione del ragazzo mentre l’uomo lo rompeva, lo penetrava con brutalità; e poi rivedevo il cazzo grosso e ruvido dell’uomo, duro e dritto, come uno spietato strumento per penetrare nella carne, per romperla, allargarla. Chissà quali sensazioni aveva provato il ragazzo oltre al dolore di farsi rompere il culo dall’ uomo: alla fine era lui stesso che si spingeva contro il cazzo, si era masturbato tenendolo dentro, era venuto godendo di tenerlo e di stringerlo nel culo. E poi ci aveva goduto di più? L’uomo che aveva usato il ragazzo o il ragazzo che aveva usato l’uomo per farsi sverginare? perch&egrave il ragazzo era tornato con l’uomo nel fienile, pur sapendo di doverlo prendere di nuovo e magari pur provando ancora dolore per lo stupro del giorno prima. Capivo che in fondo era l’uomo che era stato usato e che il ragazzo sapeva in anticipo cosa l’uomo gli avrebbe fatto, e lo voleva. Forse doveva essere bello farsi inculare, forse dava piacere, un piacere trasgressivo, ma che portava fino all’orgasmo. E nella mia mente cominciò ad insinuarsi l’idea di provare.

Il giorno dopo vidi il ragazzo. Stava lavorando a dar da mangiare alle vacche, nella stalla. Gli sorrisi e lui mi rispose.
– Come ti chiami? – gli chiesi
– Ciro.
– Più tardi ti aspetto nel fienile, vuoi venirci?
Lui capì e divenne rosso. Poi assentì.
Dopo pranzo andai nel fienile, lui era già lì.
– Volevo chiederti una cosa, Ciro. Ma tu non spaventarti, non lo dirò a nessuno. Com’era?
– Cosa?
– Farsi inculare.
– Ci hai visti? Ah, ti prego, non dirlo.
– No, non lo dirò, ma tu rispondimi.
– Fa male, ma é bellissimo. Io credevo che tu mi avevi chiamato per…..
– Vuoi farlo? con me?
– SI. Te lo faccio fare se vuoi. Ma tu non dirlo a nessuno. Però fammelo prima toccare un pò, così mi viene più voglia.

Si mise sulla balla di fieno, si era abbassato i pantaloni.
– Dai, fammelo, ti aspetto.
Aveva il culetto stretto, dovetti spingere e lui ebbe qualche dolore. Era davvero bello incularlo e mi ci vole poco per venirgli nel culo. Lui mi veniva incontro, spingeva il culo contro il mio cazzo:
– Sbattimi forte – diceva – fallo entrare tutto.
Quando venni lui sembrava felice. Aveva il cazzo duro, non era venuto ma sembrava felice.
– Ti é piaciuto, vero? Me l’ha detto lui, ho il culo di una ragazza. Lui é fuori. Stasera ti aspetto qui, te lo faccio fare ancora.
– Che piacere ti dà?
– Ah, sapessi. Dopo mi sento contento di averlo fatto venire ma é bello sentirlo dentro che entra ed esce. Ci vieni stasera? Ti faccio provare un’altra cosa, me l’ha insegnata lui.

Quella sera andai nel fienile, lui era lì. Appena entrai mi abbracciò e mi baciò sul collo.
– Aspetta, prima voglio farti una cosa, tiratelo fuori.
Lo prese in bocca e lo succhiò forte e poi mosse un po’ la testa.
– No, non venire così, voglio che mi inculi di nuovo.
Si mise sul fieno con i pantaloni abbassati e di teneva le natiche aperte.
– Mettimelo, dai, mettimelo dentro.
Lo inculai, dovetti ancora spingere forte ma lui lo accettava. Mi piaceva troppo il suo culetto stretto, quasi ancora vergine.
– Aspetta – disse lui – se mi inculi in piedi vengo pure io.
Ci alzammo, lui si piegò per farsi penetrare e cominciò a masturbarsi.
– Non chiavarmi ancora, fammi prima venire, dopo puoi farmi quello che vuoi.
Gli tenevo il cazzo nel culo per metà, lui stava dritto e si masturbava con foga
, e via via che si avvicinava il so orgasmo sentivo il suo culo stringersi ed allargarsi, mi ecccitava da morire e così ripresi a chiavarlo mentre lui veniva e stringeva il mio cazzo nel suo culo forte. Ma dovette aspettare che io finissi e che gli venissi nel culo.

– Vuoi provarlo pure tu? E’ bellissimo, ti piacerebbe da morire. Magari glielo dico e te lo faccio fare, che ne dici? Domani sera. Io e lui ci vediamo qui. Se vieni allora te lo faccio fare anche a te come lo ha fatto a me. E’ bello, fattelo fare.

———continua————————————————–
Non sapevo che fare. Ci pensai tutto il pomeriggio. Quella avventura trasgressiva mi emozionava, mi faceva tremare di libidine, mi faceva venire il cazzo duro. Pensare di stare sotto quell’uomo e che lui avrebbe spinto il suo grosso cazzo nel mio corpo mi dava sensazioni fortissime, ma avevo paura del dolore: il ragazzo aveva gridato, lo avevo visto piangere per il bruciore, contorcersi mentre l’uomo lo forzava nel culo…..ma poi era stato lui stesso a spingersi contro il cazzo, a chiederlo, ad eccitarsi e venire mentre il cazzo dell’uomo era dentro di lui …e adesso era felice di esserselo fatto fare, mi incoraggiava dicendo che era bellissimo…… lo desiderava…..come se quello stupro gli avesse aperto un mondo di nuovi piaceri, un mondo che adesso lo attirava, lo affascinava….
Capivo che cominciavo a desiderarlo anch’io…che mi stavo convincendo a farmelo fare……

Aspettai che i miei zii andassero di sopra a dormire. Chiusi la porta della mia camera e passai dalla finestra. Camminai nelle zone d’ombra del piazzale fino al fienile che era più fuori mano. Avevo ansia, temevo che non mi avrebbero aspettato.
Alla luce fioca del piazzale lontano vidi che il ragazzo stava in ginocchio e teneva in bocca il cazzo dell’uomo. Lui lo teneva per i capelli per imprimergli il ritmo del pompino.
– Così , lento e forte. Quando vai indietro devi succhiare forte e pressare la lingua sul cazzo. Poi, mentre lo spingi, il glande deve scivolare sul ruvido della lingua; spingilo fino alla gola e deglutisci, come se volessi ingoiarlo. Impara a farlo bene, impara a fare godere l’uomo.
Mi videro.
– E’ lui – disse il ragazzo – é venuto.
– Bravo – disse l’uomo – Vuoi prenderlo? Non lo hai mai fatto? Te lo farò, te lo metterò nel culo e ti piacerà. Se lo vuoi fare vuol dire che sei pronto. Avanti, comincia a prendermelo in mano, vedi com’é duro, così ti viene più voglia.
Mi feci forza e lo toccai. Era grosso, aveva le vene gonfie, era caldo e duro e…mi piaceva tenerlo in mano; mi venne il desiderio di stringere, di scappellarlo, di muovere la mano su e giù. Lui era ansioso, forse non gli sembrava vero di potere sverginare un ragazzo che si offriva volontariamente.
– Non farmi male – gli dissi.
– Abbassati tutto – rispose.
Venne dietro di me, sentii le sue mani che carezzavano le mie natiche e poi mi fece sentire il suo cazzo duro in verticale tra le natiche.
– Lo senti? Tra poco te lo metterò tutto dentro. Tu tocca il cazzo del ragazzo, così rimani eccitato e disponibile.
Sentii il suo dito grosso e ruvido che mi forzava l’ano. Ebbi un sussulto.
– Fermo, continua col ragazzo e sta fermo. E’ solo il mio dito. Serve a farti aumentare il desiderio, avanti piegati un poco che te lo metto tutto dentro.
Lo spinse con forza, lo rigirò dentro l’ano e mosse la punta dentro. Faceva ruotare il polso ed il dito si rigirava nel mio culo e lentamente cominciò a muoverlo avanti ed indietro. Mi stava chiavando col dito e mi faceva aumentare la voglia . Lo avevo duro e Ciro mi teneva eccitato, mi masturbava lentamente e mi porgeva il suo cazzo da toccare: lo aveva duro, si eccitava anche lui. Poi sentii il bagnato della sua saliva sull’ano.
– Vieni, poggiati qui.
Mi mise su una balla di fieno, come aveva fatto con Ciro e mi fece piegare fino a poggiarmi sopra col petto.
Sentii le sue mani ruvide che mi allargavano le natiche e sentii il suo cazzo puntato sull’ano.
– Rimani fermo e rilassati. Stai morbido col culo così entra prima.
E poi una pressione terribile, tutta la forza ed il peso del suo corpo concentranti sulla punta del suo cazzo.
Spinse:
– Ahaiaaaaaaaaa…..fermatiiiii……, non voglio più…mi fa maleeeeee…fermatiiiiii……..
Era inutile, lui spinse ancora più forte. Sentivo lo sfintere che si lacerava, un dolore tremendo.
– Fermati, fermati, fermatiiiii, mi bruciaaaa…
– Zitto, troia, adesso lo devi prendere tutto.
Non si fermò continuò a spingere finch&egrave non sentii il suo glande che entrava di forza dentro il culo e mi bruciava come brace..
– Basta, ti prego, bastaaaa…..mi bruciaaaa……basta…
E lui, invece, cominciò a dare colpi brutali per farlo entrare.
– Resisti, te lo ha quasi fatto – disse Ciro – ti sta entrando.
– Mi bruciaaaa….ahi…mi bruciaaaa… bastaaaa.. ..basta……lasciamiiiii…..
Ciro mi teneva le braccia e lui mi teneva forte sui fianchi pressandomi contro la balla di fieno . Dava colpi violenti perché lo sfintere resisteva ancora. Quei colpi rompevano, allargavano, forzavano lo facevano entrare per forza nel culo. Poi sentii una nuova lacerazione, come un taglio, più doloroso di prima; il culo aveva ceduto, si era rotto ed il suo cazzo, colpo dopo colpo, mi arrivò fino nelle viscere.
IO mi torcevo ma loro mi tenevano forte. Il bruciore mi faceva lacrimare, mi lamentavo.
– Fermo adesso – disse lui – Te l’ho rotto. Adesso devo solo chiavarti.
– Rilassati – disse il ragazzo – se ti indurisci lui te lo farà più forte. E’ solo la prima volta che &egrave così, poi vedrai che sarà bello prenderlo nel culo.
Cominciò a chiavare con violenza: lo spingeva tutto dentro con un colpo e poi lo tirava tutto fuori e mi allargava di nuovo per entrare. Gli piaceva sentire l’ano che cedeva alla forza del suo cazzo, lo faceva apposta, anche se mi dava più sofferenza e lui lo sapeva. Ogni volta sentivo il bruciore della ferita ed i suoi colpi li sentivo anche nella pancia, facevano male.
– Basta, basta, mi fa male….. la pancia…fermatiii, fermatiii…….
Continuò con maggiore forza. gli piaceva farmelo e gli piaceva sentire che il suo cazzo mi faceva soffrire.
– Ecco – diceva mentre mi sbatteva – così ti insegno a fare il ricchione. Te lo sto mettendo fino ai peli, tutto.
Poi i colpi divennero insopportabili, lui mi sbatteva con le cosce contro le natiche e lo spingeva per farmelo arrivare fino nella pancia; stava venendo.
– Nel culo, ti vengo nel culo, come nella fica di una donna. Nel culo, lo devi sentire nel culo che esce lo sperma.
Sentii il calore del suo sperma nel culo. Lui lentamente si calmò, aspettò che fosse moscio, poi lui uscì e sentii il bruciore del suo cazzo che strusciava sulla ferita all’ano.
Ci lasciò e se ne andò.

Ciro rimase con me. Ero stordito e non avevo neppure la forza di asciugarmi lo sperma che mi colava dal culo.
– La prima volta é così – disse lui – devi soffrire perché il culo non é abituato a prenderlo, il cazzo lo rompe, lo allarga, come ha fatto a me. Ma poi vedrai come godi quando ti fai inculare. Ed aspetti anche tu che l’uomo ti venga nel culo, lo vuoi anche tu.
S e adesso vieni il dolore diminuisce, Io stasera lo voleva ma lui era troppo ansioso di farsi un culo vergine come il tuo. Vieni, inculami tu.
Superai il dolore, lui si mise sulla balla di fieno:
– Dai, vienimi nel culo. Se vieni sentirai meno dolore.
Lo inculai, avevo voglia di venire, ma quando stringevo l’ano mi bruciava. Lui mi aiutava spingendosi contro il mio cazzo ed alla fine venni in una mescolanza di piacere e di bruciore all’ano mentre lui finiva di masturbarsi.

Non riuscii a dormire per la sofferenza. Mi bruciava ed andai due o tre volte a metterci acqua fredda. Poi si calmò, ma appena contraevo l’ano tornava un dolore come avessi un taglio. Mi aveva rotto a sangue e dovetti buttare gli slip e mettere un fazzoletto bagnato tra le natiche. Ma quando ci pensavo il cazzo si induriva, mi eccitava.

La mattina vidi Ciro.
– Lui é partito – disse – tornerà tra due settimane. Ma se vuoi possiamo farlo io e te. Stasera, al fienile.

Ci andavo tutte le sere, per tre giorni. Mi piaceva quel gioco con Ciro. A volte profittavamo anche nel pomeriggio, magari solo per toccarci. Mi piaceva quando lo scappellavo e lo baciavo sul glande, ma aspettavamo la sera, nel fienile. Anche lui mi inculava ed io cercavo di farlo godere il più possibile. Imparammo insieme come fare il pompino: lui mi guidava, mi diceva come fare mentre glielo facevo e
mi venne in bocca, due volte. Provai disgusto la prima volta, poi mi piacque.
– Forza, ingoialo – mi diceva- impara, agli uomini piace quando ti vedono ingoiare il loro sperma.
Provammo a leccarci l’ano e fu una scoperta: era bellissimo stare con le natiche aperte mentre Ciro passava la sua lingua insalivata sull’ano, faceva venire una voglia irresistibile di prenderlo.
Mi piaceva come lui mi inculava: prima piano e poi sempre più forte via via che si avvicinava all’orgasmo. Quando lui mi inculava mi diceva di non venire:
– Non masturbarti, ti faccio venire io dopo, lo voglio in bocca, voglio ingoiare.
Ma anche a lui piaceva farsi inculare da me. Quando lo inculavo lui si masturbava e veniva. Cercavamo di venire insieme. Quando lui si masturbava e veniva leccavamo insieme la su mano bagnata di sperma.

– Sai, c’é un uomo, un amico di lui. E’ stato lui a farmi chiavare anche da questo. E’ brutto ma ha un bel cazzo, molto grosso. Che ne dici? se lo chiamo glielo farai fare anche tu?
Ci pensai prima di rispondergli.
– Com’é? – chiesi a Ciro.
– Il cazzo é grosso ed a lui piace farlo con i ragazzi. E’ bravo ad inculare, te lo fa sentire bene nel culetto, ti piacerà farglielo fare.

Stavano nel fienile e Ciro gli teneva il cazzo in mano, lo stava scappellando e carezzando sul glande. Poi si abbassò, glielo prese in bocca e succhiò forte.
– Prima tu – disse l’uomo – ma prima sentilo in bocca.
Ciro mi spinse sulla nuca per farmi abbassare.
– Dai, prendiglielo – disse – é bello.
Aveva un sapore aspro ma lo sentii tra le dita durissimo, con le vene e le nervature gonfie e mi eccitò pensare che me lo avrebbe messo dentro.
– Avanti – disse l’uomo – nel culetto.
MI tolsi i pantaloncini e e mi misi su una balla di fieno. Non mi importava chi era, mi importava solo che quel grosso cazzo mi inculasse. Mi allargò le natiche con le mani e mi bagnò l’ano con la sua saliva. Era buio e dovetti prenderlo in mano e portarlo al mio ano. E allora lui spinse forte, mi inculò di brutto, con ferocia, voleva sfondarmi. Non mi importava del dolore, lo volevo dentro, volevo che venisse, che mi bagnasse col suo sperma. Lui forse capì che lo volevo e la cosa lo eccitò talmente che non riusciva a venire. Io sentivo il suo cazzo sbattermi dentro, con forza, mi teneva per i fianchi e quando lo spingeva avanti mi tirava verso di s&egrave per farmelo sentire più forte. Era troppo eccitato, non riusciva a venire. Forse il mio culo era ancora troppo stretto e lui troppo ansioso di chiavarmi. Ed allora Ciro si mise anche lui accanto a me per farsi chiavare.
Lui lo penetrò prima con le sue grosse dita, prima il medio, poi l’indice ed il medio e poi anche con l’anulare, e le spingeva forte, come se volesse fargli entrare tutta la mano.
Ciro sembra godere di quella cosa nonostante l’uomo spingesse le dita con forza, con brutalità. Poi gli si mise dietro, puntò il cazzo e lo inculò tutto con un colpo solo facendolo sobbalzare.
Vidi come lo inculava, spingendoglielo tutto dentro e tirandolo fuori per dagli colpi più forti. Ciro lo incoraggiava:
– Dai, più forte, fammelo sentire. Tutto, dammelo tutto. Vienimi nel culo, vieni.
e questi incoraggiamenti lo incattivivano, lo facevano chiavare più forte.
– Tienigli in mano i testicoli – disse Ciro – così gode di più.
Glieli presi nella mano seguendo il suo movimento, ma avevo il desiderio di stringerli.
Venne nel culo di Ciro, sbattendolo con violenza. Ciro si lamentava dei colpi, aveva il cazzo grosso e lo spingeva tutto con forza. Ciro però gli andava incontro, sbatteva le natiche sulla sua pancia e mentre l’uomo veniva gli disse:
– Spingilo tutto, fammi sentire i tuoi peli.
L’uomo ansimò, spinse ancora con violenza e trattenne Ciro per i finachi mentre si fermava per lasciare uscire lo sperma.
Poi Ciro dopo gli asciugò il cazzo con un fazzoletto e glielo baciò.
– Ce l’hai sempre bello – gli disse – Chiamami quando vuoi farlo. Con t e faccio tutto quello che vuoi tu.

Ripartii dopo due settimane. Ciro era triste, avevamo vissuto due settimane a chiavarci in ogni modo.
Dovevo andare, le vacanze stavano finendo.

Mio zio mi trovò un passaggio fino in città, su un camion che era venuto a scaricare concimi. “Meno male” pensai. La corriera partiva alle sette di sera ed arrivava alle undici della notte e poi avrei dovuto fare a piedi la strada dalla stazione fino a casa. La compagnia non era il meglio; l’autista-scaricatore era un omaccione alto, dal viso rozzo e  con grandi mani ruvide.

Partimmo dopo le sette, il posto in cabina accanto all’autista era comodo ed il rumore del motore ed il movimento del camion mi provocavano sonnolenza. Viaggiare insieme a quell’uomo mi faceva pensare a come sarebbe stato con lui e mi stimolava ad immaginare, ma non potevo far niente, solo la fantasia di allungare la mano e toccare il suo cazzo.

Cominciò a farsi buio. Tenevo gli occhi chiusi , anche se dormivo a metà, e sentii ad un certo punto la mano dell’uomo che mi carezzava la coscia nuda fuori dai pantaloncini. Feci finta di nulla, però quella carezza mi aveva eccitato. Cominciai a pensare che a lui piacevano i ragazzi come  e decisi di lasciarlo fare; ma quella carezza mi faceva indurire il cazzo. Quel tipo di uomo rozzo, primitivo, mi eccitava. Lo fece di nuovo d io ebbi una reazione, allargai le cosce e mi spinsi un po’ più vanti sul sedile. Dovette capire che mi piaceva.

– Dormi? – mi chiese per accertarsi che io mi fossi accorto della sua carezza.

– No – dissi – perché mi tocchi?

– Hai le cosce più belle di una ragazza. Mi è venuto così di toccarti. – Dovevo incoraggiarlo.  

– Se ti piace – gli dissi – non fa niente. Che c’è di male?

Capivo che le mie parole lo avevano eccitato molto di più. Sentivo il suo piacere a toccare la mia pelle- MI eccitava, mi strizzavo un capezzolo mentre lo faceva e lui capì, fermò il camion e mi prese  i capezzoli comn le sue forti dita e me li strizzava a tenaglia.

– Cosa vuoi da me? – gli chiesi.

– Lo hai mai fatto con un uomo?

– Una sola volta, ma è stato molto tempo fa.

– Ti è piaciuto?

– Si, ma non ho mai avuto il coraggio di rifarlo.

– Adesso  lo fai con me? Dai, ci fermiamo in un posto, e non ti preoccupare, arriviamo in orario.

– Cosa vuoi fare?

– A te piace fare la ragazza?

Prese la mia mano e mi fece toccare il suo cazzo duro sotto la patta. Vide che non avevo ritirato la mano e che indugiavo a tenerla  sopra e che gli stringevo l’asta  per sentire la sua grossezza. Allora prese un viottolo di campagna e si fermò al riparo dii alcuni alberi.

– Qui non ci vede nessuno. Scendiamo, è più comodo.

Mise fuori il cazzo, era proprio grosso. Glielo presi in mano e stringendolo non riuscivo a far toccare pollice ed indice, rimanevano alcuni centimetri tra le punte delle dita. Lo scappellai; aveva un glande molto grosso e ci passai il dito sopra. Ma era grosso, temevo che mi facesse male a forzarmi l’ano.

– Cosa vuoi che faccia? – gli chiesi

– Prendilo in bocca, succhialo, ti farà venire voglia di farti inculare.

– No, è troppo grosso, mi farai male.

– Avanti, abbassati  prendilo in bocca.

In bocca sentivo che diventava sempre più duro. Mi venne il desiderio di farmi inculare e cercai di eccitarlo molto con la lingua e la bocca.

– Sei una piccola troia; alzati e poggiati con le mani al camion. Ora dimmelo: lo vuoi nel culo?

– Se vuoi farmelo, mi devi venire dentro. Facciamolo in piedi, così mi posso anche masturbare. Ho desiderio di venire con tuo cazzo duro nel culo.

Mi alzai, mi abbassai i pantaloncini e mi poggiai con le mani al camion, spingendomi indietro. Sentii l’umido della sua saliva tra le natiche e sull’ano; poi lui puntò il cazzo. Sentivo la pressione sull’ano,

– Dimmi che vuoi essere inculato, voglio sentirlo, mi eccita.

Aumentava progressivamente la pressione del glande sull’ano; sentivo l’ano resistere non riuscivo ancora a rilassarmi. Mi prese per i fianchi e scaricò tutto il suo peso e la forza delle sue reni sul glande. Sentii la dilatazione, faceva male, era grosso e lui spingeva con violenza cominciando a dare colpi duri.

– Ahiaaaaa, mi fai male, fai piano.

– Zitta, troia, devi sentirlo come è bello duro e forte.

Diventava via via più assatanato, spingeva e sbatteva con violenza, sentivo l’ano che mi bruciava e mi accorsi che stavo venendo per l’eccitazione. Le contrazione dell’ano mentre venivo dovette  dargli ancora più piacere, mi afferrò per i fianchi, spingeva e mi tirava a sé, stava venendomi nel culo, sentivo l’accanimento dei suoi colpi e poi gli ultimi , violentissimi finché si fermò.

Quando uscì sentii il suo sperma colarmi dall’ano sulle cosce. Gli asciugai il cazzo col mio fazzoletto e poi me lo misi tra le natiche.

– E’ stato bello – disse – A te è piaciuto?

– Si, mi sei piaciuto, così lo farei sempre.

– Hai un bellissimo culo stretto, dà molto piacere. Perché non ci vediamo in città? Dai, ti lascio il mio numero e quando hai voglia mi chiami. Ho una casa, possiamo farlo a letto, magari se ti piace insieme ad un mio amico.

Passò una settimana. A volte mi sembrava di sentire ancora il cazzo di quel camionista che mi forzava il culo tenendomi fermo contro il camion, a  volte  sognavo quell’uomo che mi aveva piegato sulla balla di fieno  per rompermi il culo. Pensavo a questo quando mi masturbavo. Un sesto senso non mi aveva fatto distruggere il biglietto col numero di telefono di Giovanni, il camionista. Lui viveva in città. Io pensavo di poter dimenticare quello che avevo vissuto, ma quello che avevo provato occupava la mia fantasia. E dopo una settimana alla fine lo chiamai.

– Vuoi il mio cazzo? – mi chiese

– Si, lo voglio ancora.

– Rientro in città domani che è sabato. Lo faremo a casa di un mio amico, ma dovrai farlo anche con lui. Ti piacerà, ha un bel cazzo d ama anche lui i ragazzi come te che lo prendono. Scriviti l’indirizzo.

Stava in periferia, si chiamava Salvo, fuori mano; abitava in una casa isolata che dava sulla sua campagna; dovetti prendere  due  pullman per arrivarci, e cercare.

Quando bussai venne ad aprimi: era un uomo molto grosso, si vedeva che era abituato a lavori pesanti. Mi fece entrare, mi guardò dalla testa ai piedi.

– Mi piaci disse; come ricchione dei bello. Giovanni non è ancora arrivato, lo aspettiamo. Nel frattempo vieni qui.

Si sedette e mi fece sedere su di lui; poi mi prese il viso e per forza mi volle baciare in bocca. Resistetti la prima volta, ma la cosa mi eccitava e quando lo rifece gli riposi, e continuai a spingermi contro la sua bocca.

– Bravo, così devi fare, come una femmina.

Sentivo il suo cazzo duro sotto la patta.

– Da quanto lo fai? – mi chiese

– Qualche mese.

– Avrai il culetto ancora stretto, ma io te lo allargo. Apriti la camicia.

Cominciò a baciarmi sul petto, poi prese in bocca uno dei miei capezzoli, lo succhiava forte, stringeva i denti e lo tirava e ricominciava.

– Ti fa sentire femmina, vero? – disse – Quando lo avrai fatto molte volte ti darà un piacere enorme, sentirai che ti viene duro quando te lo fanno.

Ricominciò; apriva la bocca ed afferrava la carne del peto intorno al capezzolo e cominciò a stringere i denti. Mi faceva male , ma lui non smetteva fino a quando capiva che non potevo più sopportarlo.

Poi suonò il telefono.

– Giovanni dice che non può venire, ha un guasto al camion. Ti dispiace?

– Si – dissi – volevo farlo con lui.

– Vieni, spogliati. Vedrai che con me forse sarà più bello.

Accanto al letto c’era un vecchio armadio a specchi. Mi spogliai e guardai il mio corpo. Ro giovane e bello e capivo il piacere di quell’uomo a guardarmi. Vidi il suo cazzo ed ebbi paura: era anormale, gli arrivava oltre la metà della coscia ed era grosso di diametro, molto grosso, nonostante non fosse ancora completamente duro. Mi abbassai e glielo presi in bocca; dovevo aprire tutta la bocca per tenerlo, il glande era grossissimo.

– Salvo, nel culo no, è troppo grosso, mi farai male.

– Vedrai che ti verrà voglia di prenderlo tutto, L’altro ragazzo, quando lo ha tutto nel corpo viene subito. Continua con la bocca e spingilo fino in gola. Girati un poco, così ti vedi nello specchio mentre lo fai.

Era vero, eccitava molto vedersi, saziava la fantasia. Gli presi i testicoli in bocca; erano grossi e turgidi, non riuscii a prenderli in bocca tutti e due assieme. Poi mi mise sul letto e ricominciò a succhiarmi e mordermi i capezzoli; in principio il dolore mi faceva cadere l’erezione ma, poco per volta l’erezione tornava, cominciava a piacermi e lui faceva più forte.

– Vuoi che ti inculo? Lo vuoi prendere tutto? Girati e mettiti in ginocchio.

Sentii la sensazione di un olio tra le natiche ed il suo grosso dito che lo metteva  nel sulo facendomi male.

– Ora rilassati, se resisti soffri di più.

– Salvo, è troppo grosso, non voglio.

– Zitto. Tu adesso dei la mia troia e devi darmi il tuo culo.

Cercò col dito il mio ano e sentii il suo glande che mi allargava le natiche. Poi puntò il cazzo e lo teneva con una leggera pressione sull’ano. Mi afferrò per i fianchi e cominciò a premere sempre più forte. Io m torcevo per il dolore ma non potevo muovermi e l’ano cominciò a cedere. Allora sentii la spinta delle sue reni e del peso del suo corpo, fortissimo e l’ano cedette, lacerandosi di nuovo. Si fermò. Continuava a tenermi per i fianchi per non farmi sfuggire; io sentivo l’ano dilatato che mi bruciava. Poi lentamente il mio culo si arrese, l’ano si rilassò e lo sentii entrare e riempire il mio corpo. Faceva male, ma io cercavo di resistere. Lui si muoveva con piccoli colpi e, poco per volta, cominciai a sentire anche la mia erezione. Cominciò a chiavarmi sempre con maggiore forza, sempre  spingendolo fino in fondo. Mi faceva male nella pancia ma  io volevo che continuasse e cominciai anch’io a spingermi contro di lui. Sentivo l’eccitazione crescere , avevo il cazzo durissimo. La lentezza con cui mi chiavava mi dava brividi di piacere. Lo faceva uscire quasi tutto e lo spingeva lentamente fino nella pancia. Stavo venendo solo per l’eccitazione di sentirlo, avevo contrazioni di orgasmo che a lui davano piacere . Poi cominciò a sbattermi, con brutalità, come e volesse  sfondarmi ed io venni mentre lui stava quasi per venire. Mi venne nel culo.

Nonostante il dolore all’ano sentii il suo sperma che  colava dal mio ano e mi bagnava le cosce.- Lui uscì, era moscio.

– Aspettami – gli dissi – ti lavo io.

Mi lavai prima io nel bidet e vidi che c’erano tracce di sangue. Poi lui si mise vicino al lavandino, presi il suo cazzo in mano e lo lavai col sapore, strofinando il palmo della mano sul glande. Mi prese e mi baciò in bocca.

– Sei proprio una bellissima troietta, mi hai dato molto piacere, voglio farlo ancora con te. Mille volte meglio di una femmina. Lascialo perdere Giovanni; lo devi fare solo con me.

– Salvo, mi hai fatto venire senza che neppure mi toccassi, mi è piaciuto molto. Anch’io voglio farlo ancora con te, ma non dire niente a Giovanni, digli che non sono venuto. Ho i capezzoli gonfi e mi eccitano. Penserò  te fino a che non ci rivediamo, sei il mio tipo di uomo. Ora devo andare, ma prima fammelo toccare e baciare.

– Trova una scusa e vieni a passare una notte con me.

Capii che era quello il mio tipo di uomo, capace di forzarmi e di obbligarmi a fare quello che lui voleva-, come quello che mi aveva tenuto fermo sulla balla di fieno e mi aveva forzato rompendomi il culo.

 

 

 

 

 

  

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Autore Pubblicato il: 18 Marzo 2010Categorie: Senza categoria0 Commenti

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