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Racconti Erotici

Fiammetta

By 8 Febbraio 2004Maggio 15th, 2020No Comments

Sono sola, nel buio della mia stanza, sdraiata sul letto, tengo le dita incrociate sotto la nuca e guardo il soffitto.

Domani sarà il grande giorno, finalmente Alvise ed io ci sposeremo, ma non &egrave questo pensiero che occupa la mia mente,

sto ripensando a quella sera della scorsa settimana, quando con alcune amiche sono uscita per festeggiare, e sono ancora sconvolta da quei ricordi.

Non avrei mai pensato che delle giovani donne, alcune delle quali sposate e già madri, di buona famiglia e d’eccellente reputazione, cosa non facile in quest’angolo della marca trevigiana, dove tutti si conoscono e sanno tutto di tutti, potessero abbandonarsi a follie trasgressive di quel genere. Le abbondanti libagioni ci avevano fatto perdere il senso della misura, ci sentivamo totalmente prive d’inibizioni e ci siamo comportate, tutte quante, io compresa, da vere sgualdrine.

Mio fratello Saverio, che &egrave un maschilista convinto, dice sempre ‘Ad eccezione di mia madre, mia moglie e le mie sorelle, tutte le donne sono delle puttane.’ Io mi scandalizzavo e ribattevo ‘Sei un maledetto maschilista, esistono un sacco di donne perbene.’ Ora so con certezza che Saverio ha torto, &egrave troppo ottimista quando esclude dal numero delle puttane, sia la moglie, sia le sorelle.

Avevo invitato mia sorella Allegra, mia cognata Giovanna, e le mie amiche più intime, per passare insieme una serata divertente e diversa dei soliti incontri al tennis, al maneggio od in piscina, ma le cose ci sono sfuggite di mano. Le donne non sono come i maschi, i quali riescono benissimo a divertirsi fra di loro, senza sentire la necessità di una compagnia femminile, e se la cercano, non &egrave per dividere il divertimento, ma solo per divertirsi essi stessi. Da sempre celebrano quella specie di rito chiamato l’addio al celibato, invece le ragazze hanno iniziato a scimmiottarli solo dopo l’avvento del femminismo.

Per farla breve, eravamo in otto, stipate nella mia Fiat Ulysse, siamo andate in campagna, una trattoria isolata, fra Treviso e Mestre, abbiamo mangiato benissimo, vuotate diverse bottiglie di prosecco e, per finire, bevuto l’immancabile sorbetto, tutto bene! ma alle undici di sera, era già finito e nessuna aveva voglia di tornarsene a casa. Eravamo tutte quante alticce, ridevamo sguaiatamente, ci raccontavamo delle storielle spinte, alcune addirittura oscene, le quali ovviamente avevano per argomento la prima notte di nozze, e ci confessavamo le nostre fantasie erotiche. A quel punto Allegra ha proposto di andare a ballare.

Allegra ha soltanto quindici mesi più di me, e siamo sempre state molto legate. Prima che si sposasse dormivamo nella stessa camera. Da quando avevamo raggiunto l’età della pubertà, prima di dormire, ci spogliavamo e confrontavamo la crescita delle nostre tette e dei peli sotto le ascelle e sulla passerina.

Ci raccontavamo tutto, lei quello che faceva con Paolo, il quale non aveva aspettato il matrimonio per portarsi Allegra a letto, mentre io non avevo molto da dire, perché Alvise, il quale &egrave un pò all’antica, voleva preservare la mia verginità fino al giorno del matrimonio, e questo malgrado io fossi pronta ed ansiosa di accoglierlo. Mi lasciava delusa ed in preda al desiderio, tanto che, di solito, finivo col masturbarmi prima di addormentarmi.

Mi ricordo ancora, quando alle medie, la mia compagna di banco, mi aveva raccontato che i ragazzi baciano mettendoti la lingua in bocca, la sera stessa l’ho detto ad Allegra, &egrave rimasta pensierosa per un attimo, poi mi ha proposto di provare e ci siamo baciate. La prima volta non &egrave stato molto emozionante, ma col tempo abbiamo affinato la nostra tecnica e ci abbiamo preso gusto.

Poi &egrave stata lei a parlarmi delle sue compagne, che durante l’intervallo, andavano a chiudersi in bagno per dedicarsi al piacere solitario. Abbiamo voluto provare anche questo, ci sdraiavamo vicine ed ognuna metteva la mano sulla fighetta dell’altra e frugavamo le tenere pieghe. I primi tentativi furono deludenti, mancavamo d’esperienza, ma non abbiamo tardato a trovare il piccolo nodulo nervoso posto in alto fra le labbra, ed &egrave stata una vera scoperta, tanto che riuscivamo a sfinirci.

Ma volevamo di più, ed approfittando della sua assenza, avendo cura di non essere scoperte, ci siamo intrufolate nella camera di Saverio, alla ricerca delle riviste pornografiche, che egli vi teneva nascoste. Erano una miniera d’informazioni, ed imitando quelle fotografie abbiamo imparato tutto sul sesso fra donne.

C’&egrave ancora una cosa da dire, Allegra ed io, ed anche le nostre sorelle minori, le gemelle Azzurra e Verdiana, siamo afflitte (cosi dicono i ginecologi) o gratificate (cosi dice Allegra) da una lieve anomalia, abbiamo il clitoride dalle dimensioni di un piccolo pisello (Allegra lo chiama la sua perla) che invece di rimanere nascosto fra le pieghe del sesso si erge fieramente a richiamare l’attenzione. Questa particolarità ci rende molto sensibili e facilmente eccitabili.

Ma torniamo alla nostra notte brava, la proposta di Allegra &egrave stata subito accolta con entusiasmo e ci siamo recate in una balera di periferia, frequentata soprattutto d extracommunitari, dove suonano musica latinoamericana.

L’ingresso del nostro gruppo ha immediatamente succitato l’interesse degli uomini presenti, per un pò, si sono limitati ad osservarci mentre bevevamo e ci divertivamo fra di noi, ma quando Allegra mi ha sbottonato la camicetta, mettendo cosi ben in vista le mie tette, appena coperte da reggiseno di pizzo, e mi ha appeso al collo un cartello con scritto un mucchio d’amenità riguardanti il mio stato di futura sposa, si sono fatti avanti.

Quel cartello attirava gli uomini come un vasetto di miele attira le mosche, nel giro di un paio d’ore avevo cambiato cavaliere una dozzina di volte. Ero stata stretta fra le braccia di giganteschi negri, che non si facevano scrupoli di stringermi forte e di strusciare il loro enorme membro su di me, mi palpeggiavano il sedere e le tette, mi sussurravano all’orecchio le loro proposte oscene, ed i più audaci avevano perfino tentato di spingermi la lingua in bocca per baciarmi.

Dopo alcuni balli, fatti in quelle condizioni, ero diventata un fascio di nervi, la mia fighetta si scioglieva ed avevo le mutandine inzuppate. Veramente neanche le mie compagne rimanevano con le mani in mano, le ho viste ballare in modo cosi sensuale, che si sarebbe potuto credere che da un momento all’altro si sarebbero messe a scopare in pubblico.

Ho visto Allegra e Giovanna, avvinghiate ad uomini che palpavano le tette ed il sedere mentre ballavano. Ho visto alcune delle mie amiche, delle quali non voglio, rivelare i nomi, uscire in compagnia d’uomini, e tornare dopo un quarto d’ora, scapigliate, rosse in viso e con i vestiti in disordine. Le porche erano andate a fare una sveltina in un angolo buio del parcheggio.

Non che abbia visto tutto quello che facevano, ero troppo occupata a tenere a bada i più scalmanati fra i ballerini. Insomma, nessuna ha resistito alle tentazioni, tutti i mariti ed i fidanzati sono stati, chi più, chi meno, traditi tranquillamente e senza rimorso.

Quando abbiamo lasciato quel locale era quasi l’una di notte, eravamo accaldate e decisamente ubriache, avevamo perso ogni ritegno ed eravamo pronte a qualsiasi trasgressione, tanto avevamo già oltrepassato il segno, e sospetto che alcune di noi avevano realizzato alcune delle loro fantasie proibite.

Non mi ricordo chi &egrave stata a proporre di andare a vedere uno spogliarello maschile, ma non ha importanza, perché tutte quante hanno accettato l’idea e siamo partite alla volta di un paese, al limite tra le province di Venezia e di Padova, dove c’&egrave un locale che propone questo tipo di spettacolo. Strada facendo cantavamo, in coro, quelle canzoni goliardiche, piene d’oscenità e di doppi sensi, udite quando frequentavamo l’università.

Il locale era semi buio, c’era una pedana, sopra la quale si alternavano alcuni giovanotti che si muovevano al suono di una musica da discoteca, spogliandosi fino a rimanere con addosso soltanto un tanga che non riusciva a mascherare le loro virilità. Era affollato di donne, di tutte le età, dalle ragazzine in cerca d’emozioni, alle donne mature in cerca di ricordi. Il rumore era assordante, urli e gridolini, sembravano tutte in fregola. I camerieri che giravano in fretta fra i tavoli, con addosso soltanto i jeans e dei giubbini senza maniche, mettevano in mostra i petti villosi e le braccia muscolose, mentre i minuscoli grembiuli non riuscivano a nascondere i gonfiori all’inguine.

Ci hanno trovato un tavolo vicino alla pedana ed abbiamo ordinato un paio di bottiglie di vino bianco fresco. Il fumo delle sigarette ed il caldo rendeva l’atmosfera irrespirabile, ed in meno di cinque minuti eravamo già sudate, dopo un pò non resistevamo più. L’una dopo l’altra, ci toglievamo le giacche, i golfini ed aprivamo le camicette, mettendo in mostra le nostre grazie, ma nessuno ci faceva caso, solo i maschi sulla pedana erano oggetti d’attenzione.

Eravamo lì da mezz’ora, a ridere, a gridare ed a fare i nostri commenti, piuttosto salaci, sugli spogliarellisti, quando Allegra ha bisbigliato qualche parole all’orecchio di un cameriere, il quale ha annuito sorridendo.

E’ cessata la musica, il ballerino ha lasciato la pedana e vi &egrave salito un uomo col microfono in mano, immediatamente si &egrave fatto il silenzio.

‘Gentili signore e signorine, questa notte, abbiamo fra di noi una signorina che fra qualche giorno si sposerà, e festeggia l’avvenimento con le sue amiche, la vorrei invitare a salire sulla pedana, di modo che tutte voi possiate vederla ed applaudirla.’

Applausi, urli e gridi d’incoraggiamento, mentre le mie compagne mi spingevano ad alzarmi ed a raggiungere l’uomo sulla pedana. Di buon grado mi sono alzata e con passi, resi incerti dall’ebbrezza, mi sono avviata e sono salita. L’uomo a ripreso a parlare.

‘Gentile Signorina, un avvenimento cosi importante, va celebrato in modo adeguato, ritengo che ci dovrebbe fare vedere come si spoglierà per il futuro sposo.’

Sono rimasta sbigottita dalla richiesta ed ho mormorato ‘Dovrei spogliarmi in pubblico? &egrave questo che intende?’

‘Signorina non faccia la vergognosa, ci faccia vedere un bello spogliarello integrale, vedrà che non &egrave poi tanto difficile, e poi ci sono le sue amiche lì ad incoraggiarla, forza! un pò di coraggio.’

Ho lanciato uno sguardo verso il nostro tavolo, ed ho ricevuto soltanto segni d’incoraggiamento. Dunque volevano vedermi nuda! Un pensiero malizioso si &egrave fatto strada nella mia mente, &egrave troppo comodo cosi! se mi spoglio io, si devono spogliare anche loro!

‘Va bene, mi spoglierò, ma non voglio farlo da sola, che vengono anche le mie amiche.’

‘Signorina, &egrave lei la futura sposa, ci faccia vedere di che cosa &egrave capace, se poi le sue amiche vogliono raggiungerla, sono libere di farlo.’

L’orchestra ha iniziato a suonare la celebre musica di nove settimane e mezzo, ed io ho incominciato a muovermi seguendo il ritmo. Ho chiuso gli occhi, l’ebbrezza mi faceva sentire leggera, euforica, assolutamente priva d’inibizioni e pronta a fare qualsiasi cosa senza provare vergogna, improvvisamente tutto questo mi sembrava molto divertente ed eccitante.

Con mosse sensuali mi sono levata la camicetta ed il reggiseno, poi lentamente ho sganciato la gonna, facendola scivolare verso il basso; con un calcio mi sono liberata dalle scarpe e piano mi sono sfilate la calza autoreggenti, infine molto lentamente ho abbassato le mutandine e sono rimasta nuda.

L’esempio &egrave contagioso, perché mi ero appena levato il reggiseno che Allegra saliva sulla pedana, subito seguita da Giovanna e poi ad una ad una da tutte le altre, ed anche loro iniziavano a spogliarsi.

Ci stavamo ancora dimenando, che l’uomo si faceva strada fra noi ed urlava nel microfono ‘Un bell’applauso a queste graziose Signorine che ci hanno allietato col loro bellissimo spogliarello integrale, non &egrave uno spettacolo che si vede spesso.’

Ma egli aveva perso il controllo della situazione, alcune ragazze erano salite sui tavoli ed improvvisavano il loro spogliarello personale. L’uomo era preoccupato, era sudato, e chiamato i camerieri, li mandava in giro per la sala per ristabilire una parvenza d’ordine, ci si &egrave rivolto, quasi supplichevole ‘Raccogliete le vostre cose ed andate a rivestirvi in fretta, se dovesse arrivare la polizia, sarebbero guai per tutti.’

Ci siamo affrettate a raccogliere i nostri indumenti sparsi sulla pedana, e seguendo le indicazioni del presentatore, ci siamo infilate dietro una tenda.

Abbiamo trovato una sorpresa, dietro la tenda c’era un locale che serviva da camerino agli spogliarellisti, erano tutti lì, ci hanno accolte con applausi e grida d’entusiasmo, in un attimo eravamo circondate ed afferrate da maschi vogliosi, che sembravano bene decisi ad approfittare dell’occasione.

Mi riusciva difficile a resistere alla stretta di un fusto che, dopo avermi spinta su un divano, tentava di farmi aprire le gambe, con l’evidente intenzione di scoparmi. Sentivo la punta umida del suo cazzo poggiata sulla mia figa e nonostante il desiderio che mi faceva pulsare la passerina, il pensiero della reazione di Alvise, alla scoperta che non ero più vergine, mi ha dato la forza di respingerlo. Intanto, mi accorgevo che le altre non avevano i miei scrupoli, tutt’attorno si svolgevano delle scene degne degli affreschi di Pompei, tutte scopavano, sembravano infoiate.

La notte volgeva al termine quando abbiamo lasciato quel posto e ci siamo avviate verso casa, eravamo silenziose, quasi malinconiche, passata la sbornia ci rendevamo conto della gravità del nostro comportamento, eravamo ancora frastornate dalle nostre avventure erotiche. Tutte quante avevano ceduto al desiderio, concedendosi varie volte, sempre con uomini diversi. Eravamo sporche, ci portavamo addosso l’odore del sesso, gli abiti erano sgualciti e macchiati, la biancheria intima era sparita, trattenuta come trofei dagli uomini, il trucco era sfatto ed i capelli erano arruffati ed invischiati d’umori e di sperma. Quest’avventura &egrave un segreto fra di noi e tale deve rimanere per sempre.

E’ strano, non avrei mai pensato d’essere una ragazza facile, ma manco di carattere ed ho scoperto che, in certe circostanze, mi &egrave molto difficile resistere alle tentazioni. Temo d’essere una sgualdrina, e certamente lo sono Allegra, Giovanna e tutte le altre. Il mio rifiuto di scopare aveva reso il mio partner ancora più smanioso, mi aveva baciata e palpeggiata, mi aveva leccata la figa e mi era venuto addosso sporcandomi il viso e le tette. In ultimo mi ha messo il suo cazzo in bocca, lo sentivo premere sul palato soffocandomi, si &egrave ritirato soltanto dopo avermi fatto ingoiare il suo sperma fino all’ultima goccia, lasciando dietro di sé un sapore agrodolce. Non avevo mai fatto questa cosa, e dopo mi faceva male la mascella a furia di stare con la bocca spalancata.

Sarà stata colpa del vino o dell’ambiente, ma &egrave inutile cercare delle scuse, &egrave stata una notte di follia. Tutti questi ricordi mi eccitano, malgrado mi riempiono di vergogna e di rimorsi, perché Alvise non si meritava d’essere tradito cosi.

Lentamente, ma inesorabilmente, la mia mano scende, si ferma a vezzeggiare i capezzoli che ho turgidi, poi prosegue sul ventre soffice e raggiunge il morbido monte dl sesso. Non resisto, il dito cerca il clitoride, lo trova, sussulto di piacere e mi sprofondo nell’estasi del godimento. Sento l’orgasmo giungere prepotentemente e dopo un ultimo spasmo m’addormento sfinita ed appagata.

Mi chiamo Alvise, sono nato a Venezia 29 anni fa, sono alto 1,88 e peso 75 Kg., mi sono laureato in giurisprudenza a Padova con un buon punteggio, affianco mio padre nella gestione delle nostre aziende. Pratico lo sci, la vela, ho conseguito i brevetti di pilota per aerei ed elicotteri, ho fatto il militare, come ufficiale di complemento, col grado di sottotenente, nei paracadutisti, sono stato in Somalia e mi sono guadagnato un encomio, da un anno sono sposato con Fiammetta.

Il nonno asserisce che la nostra famiglia &egrave antichissima. Secondo lui, discendiamo in linea diretta, da quel Bembo che, nel 785 sottoscrisse assieme ad un Corner, un Bragadin ed un Giustiniani, l’atto di fondazione del monastero di S. Giorgio Maggior. La nostra sarebbe una delle quattro famiglie, cosiddette evangeliste, e diversi nostri antenati sono stati Dogi. Il nonno studia documenti ed archivi, per avvalorare le sue tesi, ma finora non vi &egrave ancora riuscito. I Francesi, quando nel 1797, invasero Venezia ed abbatterono la Repubblica, oltre ché a spogliarla delle sue ricchezze, distrussero il Libro d’Oro della Nobiltà. Dopo i Francesi, vennero gli Austriaci, i quali, fra il 1815 ed il 1830, pretesero il pagamento d’ingenti somme per riconoscere i titoli nobiliari, e molte famiglie, tra cui la nostra, non furono riconosciute come patrizie.

Come ho appena detto, sono sposato con Fiammetta, lei ha 25 anni, &egrave bionda ed ha gli occhi verdi, &egrave alta 1,75; le sue misure sono perfette ed &egrave bellissima. Fiammetta &egrave istruita e colta, oltre all’italiano, parla correntemente il francese, l’inglese ed il tedesco, &egrave laureata in Scienze politiche. Lei appartiene ad una famiglia nobile, d’origine friulana, trasferitasi nel trevigiano sulla fine del seicento. Ci conosciamo da sempre ed il matrimonio &egrave stato il coronamento del nostro amore.

Veramente, non ce la facevo più ad aspettare, non mi bastavano più i baci e le carezze, anche perché lei non faceva niente per fermarmi.

Forse vi chiederete perché vi racconto tutto questo, in fondo sono storie di vita privata, che possono interessare soltanto le persone coinvolte, ma se avrete la pazienza di ascoltarmi, verrà il momento che scoprirete la loro importanza.

Il giorno dopo la cerimonia nuziale, abbiamo riempito i nostri zaini e siamo partiti in viaggio di nozze. Avevamo deciso, già da lungo tempo, di non affidarci ad un’agenzia di viaggio e di andare all’avventura, evitando gli alberghi di lusso e le comitive dei turisti.

Ci siamo imbarcati su un aereo per Madrid, ed una volta arrivati, abbiamo preso alloggio in una locanda. Per alcuni giorni, abbiamo visitato la città, a dire vero, soprattutto i locali notturni, le discoteche e le balere. Lì, abbiamo conosciuto Marcel e Véronique, due ragazzi francesi, carini e simpatici, un po’ fuori di testa, che dicevano di essere diretti in Marocco.

I nostri nuovi amici erano piuttosto squattrinati, e per procurarsi i soldi necessari per vivere e proseguire il viaggio, lui si arrangiava con piccoli lavori saltuari, e lei facendo la spogliarellista. Avevo il sospetto che Véronique, ogni tanto, quando erano proprio a corto di denaro, si prostituisse, ma questi non erano fatti miei, e preferivo non approfondire la questione.

Una sera, Marcel ci annunciò che, il giorno successivo, sarebbero partiti per il Portogallo, dove con un po’ di fortuna, si sarebbero imbarcati su un peschereccio che li avrebbe sbarcati sulla costa Marocchina, ci ha invitato ad accompagnarli ed a seguirli nell’avventura. Io ero indeciso, ma fiammetta era tentata ad accettare l’invito, era rimasta affascinata dalla bellezza di Véronique e dai suoi modi, a dire poco, spregiudicati. In effetti, questa mi corteggiava sfacciatamente, mentre ballavamo si stringeva a me, sentivo i seni premere sul mio petto, respiravo il suo profumo, e per parlare, per superare il rumore della musica, dovevamo avvicinare il viso, tanto da essere a guancia a guancia, sentivo il suo fiato caldo all’orecchio, e non potevo impedirmi di aver una reazione fisica, che lei, strusciandosi, dimostrava di apprezzare, mi divertivo a flirtare, senza però andare oltre il consentito.

Non posso nascondere di essere stato tentato, ma dopo averli conosciuti meglio, la compagnia di quei due non mi attirava più, io temevo soprattutto l’influenza di Véronique su Fiammetta, la quale, fino allora, era sempre vissuta in un mondo ovattato e protetto, e mi pareva tanto ingenua da non capire, che la sua amica era una puttanella, pronta a venire a letto con me.

Per farla breve, alla fine, per accontentare mia moglie, ho accettato di intraprendere quel viaggio, e la mattina successiva, abbiamo preso il treno per Lisbona.

Già durante il viaggio, i miei timori ebbero una prima conferma, Véronique stava tentando di convincere Fiammetta a fumare l’erba e solo un mio deciso intervento la fece desistere, e poi si comportavano in modo indecente, si baciavano e le loro mani non rimanevano ferme, con grande scandalo degli altri viaggiatori.

Giunti a destinazione, non potevamo separarci dei nostri compagni senza un motivo valido, e cosi li abbiamo seguiti lungo la costa, in un villaggio di pescatori, a circa un’ora d’autobus a sud di Lisbona, lì c’era una locanda, che Marcel sembrava conoscere bene. Era un posto squallido, non troppo pulito, con un solo servizio in comune in fondo al corridoio, niente bagno e neanche doccia, e per finire siamo stati alloggiati in un’unica stanza, con due letti da una piazza e mezzo, un lavabo di ghisa smaltata ed un bidet di plastica, posto, su un supporto di legno, in un angolo della stanza. Sembrava uso di quei posti dove si affittano le camere ad ora, persino in Somalia ero stato alloggiato meglio.

Fiammetta era sconcertata, non aveva mai visto e neanche immaginato un posto del genere, credo che se le avessi proposto di tornare indietro, lei avrebbe accettato, ma purtroppo non l’ho fatto e siamo rimasti lì.

Una volta in camera, Marcel e Véronique, senza badarci, si spogliarono e si lavarono, poi si misero a letto. Io non avevo problemi, da militare, in Somalia, né ho viste tante. Ma Fiammetta non sapeva come fare per lavarsi e spogliarsi in presenza di quei due, cosi mi ha chiesto di prendere una coperta e di farle da paravento.

Appena fu sotto le coperte, Fiammetta si strinse a me e disse ‘Alvise, caro! Cosa ci facciamo qui? Forse non dovevamo accettare di venire qui.’

‘Ma vuoi andare in Marocco?’ chiesi io.

‘Si! ma non credevo di andarci cosi.’

‘Porta pazienza cara, &egrave questione di pochi giorni, però ricordati che sul peschereccio, non sarà molto più confortevole.’

‘Hai ragione, ma non sarà neanche schifoso come qui.’ mi disse lei, rassegnata.

Stavamo ancora parlando, che dal letto vicino, si alzarono dei sospiri e dei gemiti, che non lasciavano dubbi sulle attività dei nostri compagni di viaggio, quei due spudorati scopavano, senza ritegno, come dei conigli in calore.

Fiammetta, dopo un attimo di disagio, affondò la testa sotto le coperte e si mise a ridere nervosamente stringendomi, ogni tanto faceva capolino da sotto la coperta e gettava uno sguardo curioso verso la coppia che scopava. Io non ridevo per niente, anzi quei rumori mi eccitavano e non riuscì a resistere alla tentazione di stringere Fiammetta, ho messo la mano sul morbido monte di Venere. Lei si scioglieva e la sua fighetta era umida di desiderio, mi ha accolto con passione e ci siamo dimenticati degli altri.

In camera, Marcel e Véronique vivevano quasi nudi, e scopavano, senza preoccuparsi della nostra presenza. Véronique, quando vedeva Fiammetta a disagio per spogliarsi, rideva e la prendeva in giro.

Fiammetta era seccata e, dopo un paio di giorni, sbottò ‘T’interessa tanto di vedermi fare il bidet? Allora guarda!’ e mi disse di togliermi di mezzo. Non ero per niente soddisfatto, il pensiero di veder mia moglie mostrarsi nuda, mi metteva fortemente a disagio, ma non voleva neanche rendere la nostra convivenza ancora più difficile, ed a malincuore mi sono allontanato.

Véronique non si &egrave scomposta, ha guardato Fiammetta con aria seria, e ha detto ‘Pauvre p’tite fille! t’avais peur de montrer ton con? Que f’ras tu dans l’désert?’

Marcel ghignava, e non staccava gli occhi da mia moglie, mormorava, rivolta a Véronique ‘Elle n’est pas mal la poupée, regarde ses nichons, et son con sans poil.’

‘Tu voudrais bien les toucher, hein! mon gros cochon! alors qu’attend tu?’

‘Je la baiserai, quand tu coucheras avec lui, un peut de patience.’

Parlavano piano e velocemente, sicché non ero riuscito a capire tutto, ma ero preoccupato, le oscenità che avevo captato mi bastavano, non volevo che mia moglie rimanesse vittima dei maneggi di quei due e fosse coinvolta in una storia poco pulita, ero francamente seccato. Fiammetta, invece, ancora arrabbiata, non li ascoltava, terminò di lavarsi ed andò a sdraiarsi sopra il letto, senza neppure prendersi la briga di rivestirsi.

Allora, Véronique &egrave andata a sedersi sulla sponda del letto, le ha dato un leggero bacio sulle labbra, poi ha detto ‘Scusami Fiammetta, non volevo essere sgarbata, ma durante le prossime settimane vivremo assieme, nel deserto, dovremo lavarci, tutti e quattro, in un unico catino d’acqua, e forse non avremo neanche quello, e sarà inevitabile mostrarci nudi, non ci sarà spazio per i falsi pudori.’

Fiammetta &egrave rimasta in silenzio un breve momento, poi ha risposto ‘Hai ragione, sono una sciocca, ma non pensavo che vivendo cosi a stretto contatto, queste cose erano inevitabili, facciamo la pace!’

Oramai c’eravamo adeguati, avevamo dimenticato le nostre perplessità, e ci comportavamo come se fossimo soli, sia di giorno, sia di notte, e non sono neanche rimasto disturbato, quando un paio di volte, mi sono accorto che ci stavano guardando mentre facevamo l’amore.

Il fatto di vivere a stretto contatto, aveva creato un’inevitabile atmosfera di familiarità e portato a dei contatti fisici altrimenti impensabili, più di una volta mi ero trovato Véronique stretta addosso, e non posso nascondere che era una sensazione molto piacevole, se non fossi stato sposato, me la sarei portata a letto molto volentieri, e sono certo che lei ci sarebbe stata, perché quando andavamo in trattoria, spesso suo piede cercava il mio sotto il tavolo. Anche tra Marcel e Fiammetta, c’erano degli atteggiamenti, che in altre circostanze m’avrebbero fatto ingelosire. Speravo che Marcel non né approfittasse troppo, perché avevo notato che egli aveva una certa propensione ad allungare le mani, le stringeva la vita, le metteva il braccio sulle spalle, con una familiarità eccessiva, ma lei non si lamentava, e quindi non avevo motivo per intervenire.

Siamo rimasti lì per quasi due settimane, andavamo in spiaggia, oppure in giro alla ricerca di un’imbarcazione, finché un giorno incontrammo un padrone pescatore, che andava alle isole Madeira, era disposto, dietro compenso, a portarci in Marocco, saremmo partiti la mattina successiva. Sono stato contento di lasciare questo posto, perché da diversi giorni Fiammetta si comportava in modo strano, era nervosa, perfino agitata ed improvvisamente esuberante, a volta evitava la compagnia di Marcel, mentre in altre occasioni sembrava ricercarla. Di notte, ed anche di giorno, mi stuzzicava, malgrado non ce né fosse alcun bisogno, prendeva l’iniziativa, diventava sempre più appassionata e lussuriosa, tanto da lasciarmi piacevolmente sorpreso quando si &egrave chinata per baciarmi e succhiarmi l’uccello, chiedendomi poi di leccarle la figa. Sospettavo che sotto ci fosse lo zampino di Véronique, la quale, probabilmente, si era messa a curare l’educazione sessuale di Fiammetta, consigliandola sulle cose che piacciono agli uomini.

La sera prima della partenza, Joao il locandiere ci annunciò che c’era una festa in paese, con balli in piazza, la cena servita all’aperto e vino a volontà, cosi siamo andati alla festa.

Per tutta la serata abbiamo ballato, mangiato e soprattutto bevuto abbondantemente. Fiammetta era salita sopra un tavolo per ballare ed improvvisare uno spogliarello, l’ho dovuto tirare giù, nonostante recalcitrasse, quando stava per sfilarsi le mutandine. Verso le due della mattina, la festa ebbe termine, eravamo sbronzi tutti e quattro, nessuno di noi aveva sonno e neanche voglia di tornare alla locanda e ci siamo diretti verso la spiaggia.

A quell’ora la spiaggia era deserta, debolmente illuminata dal chiarore della luna, le donne erano euforiche, camminavano tenendosi allacciate, parlottavano fra loro e ridevano sguaiatamente.

Fu allora che Marcel propose di fare il bagno; l’alcol aveva fatto sparire qualsiasi inibizione, ci siamo spogliati e nudi siamo scivolati nell’acqua tiepida, in poche vigorose bracciate mi sono allontanato dalla riva. All’improvviso mi sono sentito afferrare una gamba, era Véronique che, nuotando sott’acqua mi aveva raggiunto. Scherzavamo, facevamo la lotta, abbracciandoci nell’acqua. Riemergevamo in cerca d’aria, ridendo ed incuranti della vicinanza di Marcel e di Fiammetta, che da parte loro, si divertivano allo stesso modo.

Véronique s’immerse di nuovo e passando fra le mie gambe mi toccò, come per gioco. Apriva le gambe di modo che potessi passarci in mezzo, era nuda e potevo ammirare il suo cespuglietto scuro. Poi improvvisamente, Véronique mi abbracciò, coprendomi con tutto il suo corpo. L’acqua era cosi salata che ci teneva a galla, aiutandoci a nuotare senza sforzo, faceva ondeggiare i seni di Véronique avanti ed indietro come due grandi ninfee fluttuanti. Dopo tanti tentennamenti, la mia resistenza alle sue lusinghe &egrave svanita. Le ho afferrato i seni, glieli ho baciati, poi ho preso i capezzoli in bocca per succhiarli, lei teneva gli occhi chiusi, ansimava, mugolava e mi stringeva a sé.

La punta del mio pene fregava contro il suo sesso, lentamente, senza sforzo, aiutato dalle fluttuazioni dell’acqua l’ho penetrata. Ci baciavamo, le nostre lingue s’intrecciavano, succhiavo le sue labbra morbide ed improvvisamente, lei ha rovesciato la testa all’indietro con un singhiozzo strozzato e l’orgasmo ci ha investito.

Ansimanti, senza dire una parola, ci siamo separati, lei mi ha accarezzato il viso con la punta delle dita e si &egrave allontanata verso la spiaggia, lasciandomi stordito ed ancora disorientato per l’accaduto. Soltanto allora mi sono ricordato di Marcel e di Fiammetta, li ho cercati con la sguardo e li ho visti, erano sdraiati nella sabbia, vicini l’uno all’altra, lui le aveva passato un braccio sotto la nuca e la stringeva a sé.

Mi &egrave venuto un dubbio, presto trasformatosi in certezza, mentre facevo l’amore con Véronique, Marcel si era scopato mia moglie, ho sentito i morsi della gelosia e mi sono avvicinato a grandi passi. Erano addormentati, Fiammetta aveva la testa poggiata sulla spalla di Marcel, una mano posata sul suo petto ed una gamba incuneata fra le sue. Sono rimasto a guardare, indeciso, perché dopo aver fatto l’amore con Véronique, non ero certamente nella posizione migliore per dimostrarmi geloso, e poi l’ubriachezza mi faceva vedere le cose sotto una luce diversa, in fondo, cos’&egrave una scopata? soltanto un attimo, e poi ‘non riuscivo a ragionare lucidamente e mi guardavo in giro, cercando Véronique.

Véronique mi ha raggiunto, sorridente mi ha preso la mano e mi ha condotto in disparte, si &egrave lasciata cadere sulla sabbia e mi ha attirato vicino a lei, ci siamo baciati, accarezzati ed abbiamo fatto l’amore con tutta la foga e la passione di cui eravamo capaci.

Era quasi l’alba quando mi sono svegliato, Véronique era ancora addormentata, mi stava addosso, Fiammetta e Marcel si erano mossi, non erano più allacciati, mi sono alzato per andare a tuffarmi in acqua per liberarmi dalla sabbia, anche gli altri si sono svegliati e nuotavano vicini a me, usciti dall’acqua, abbiamo raccolto i nostri vestiti e cosi, nudi e bagnati, siamo corsi verso la locanda.

Il paese era deserto, solo qualche cane randagio abbaiava al nostro passaggio, abbiamo raggiunto la locanda senza incontrare anima viva, l’aria della notte aveva asciugato i nostri corpi, ci siamo lasciati cadere sui letti, avevamo ancora qualche ora di tempo prima d’imbarcarci, né potevamo approfittare per riposare un po’ e farci passare la sbornia del tutto. Ma pareva che Fiammetta avesse altri progetti, mi si stringeva addosso, insinuava una gamba fra le mie e premeva la sua fighetta umida contro la mia coscia, si strusciava lentamente, mi mordicchiava i capezzoli, mi baciava e con la mano mi stringeva delicatamente lo scroto, risvegliando la mia virilità. L’ho rovesciata sul letto, le passavo la mano fra le cosce, era zuppa, lei avvicinava la bocca al mio orecchio e mormorava ‘Dai! montami! ho voglia di te.’

Non me lo sono fatto ripetere due volte e con un’unica spinta l’ho penetrata, lei mi cingeva i fianchi con le gambe, tenendomi stretto, mi diceva ‘Fai piano, non voglio venire subito.’ Mi sono ritirato, lasciando solo la punta del pene appoggiata alla fighetta, poi sono tornato a penetrarla. Fra un gemito e l’altro, Fiammetta ha detto ‘Sei un porco, mi hai messo le corna, ti sei scopato Véronique, ti ho visto sai! sia nell’acqua sia sulla spiaggia, su! raccontami! ti &egrave piaciuto? &egrave più brava di me?’

Non ho provato alcuna vergogna e neanche imbarazzo, mi sono messo a descrivere le mie effusioni acquatiche con Véronique e la scopata sulla spiaggia, mi rendevo conto che Fiammetta si eccitava sempre più nel sentire questo racconto, &egrave tornata a chiedere ‘E’ più brava di me?’

‘Non che sia più brava di te, &egrave solo diversa, &egrave un’altra cosa.’ Poi, a mia volta, ho detto ‘E tu! io sarò un porco, ma tu sei una puttana bella mia! appena ho voltato le spalle, ti sei fatta montare! com’&egrave stato fare l’amore con Marcel?’

Fiammetta non si &egrave scomposta e mi ha risposto ‘Ti dispiace che sia una puttana? a me, no! ma non preoccuparti, non voglio farne un’abitudine. In quanto a Marcel non &egrave meglio di te, &egrave soltanto diverso, con lui ho fatto del sesso, non l’amore.’

I ragionamenti di Fiammetta non mi sono piaciuti, erano amorali ed erano riusciti a farmi venire un senso di colpa, ho ripreso a scoparla con foga, poi mi sono fermato ancora ed ho detto ‘Calmati Fiammetta, non litighiamo, abbiamo bevuto troppo entrambi, &egrave stato colpa dell’alcol, quel che &egrave stato &egrave stato, dobbiamo dimenticare quest’episodio, ma non dovrà più succedere, o il nostro matrimonio andrà in pezzi, mi credi?’

Lei mi ha baciato, poi ha risposto ‘Hai ragione, caro, non possiamo prendere certe abitudini, ma non hai risposto alla mia domanda.’

‘Non sono felice di sapere che sei una puttana, ma non posso farci niente, io ti amo e ti accetto come sei.’

Lei si &egrave quasi seccata ‘Ma tu! mio caro, non puoi lamentarti, dovevi pensarci prima di andare a scopare Véronique!’

Non avevo voglia di discutere ‘D’accordo, &egrave colpa mia, se mi fossi occupato di te anziché divertirmi con Véronique, non ti saresti fatta scopare da Marcel, adesso mettiamoci una pietra sopra e non parliamone più.’

L’ondata dell’orgasmo ci ha travolti, la fighetta di Fiammetta mi strizzava e mi poppava l’uccello, impedendomi ogni ulteriore ragionamento e mettendo fine ai nostri discorsi.

Pensandoci bene, mi sembrava impossibile, eravamo sposati da meno di un mese e ci siamo già traditi a vicenda, se andiamo avanti di questo passo, cosa succederà in futuro?però sembrava che la nostra intesa sessuale fosse rafforzata da quest’avventura.

La luce del sole mi sveglia, mi volto e vedo Alvise ancora addormentato accanto a me, mi emoziono e non resisto alla tentazione di baciargli le labbra e di lasciare la mia mano scorrere sul suo petto. Alvise &egrave molto bello, i lineamenti del viso sono regolari, ha gli occhi ed i capelli neri, un corpo muscoloso, da statua greca, lo conosco e ne sono innamorata, sin da quando sono nata.

Egli &egrave di quattro anni più anziano di me, appena sono stata capace di camminare l’ho seguito dappertutto, gli trotterellavo dietro come un cagnolino, e lui mi sopportava, era gentile, mi faceva giocare e mi proteggeva dalle angherie di mio fratello Saverio. Siamo cresciuti ed i nostri rapporti sono cambiati, non giocava più con me, ma mi trattava sempre meglio di quanto i maschietti trattano abitualmente le bambine, anche mia sorella Allegra gli stava dietro, ma lui dimostrava sempre la sua preferenza per me. Diventati adolescenti, abbiamo incominciato ad amoreggiare, con la benedizione dei nostri rispettivi genitori, poi ci siamo fidanzati e ieri, finalmente, ci siamo sposati.

Il matrimonio &egrave stato celebrato nella chiesetta della nostra tenuta, dove ogni Domenica, un vecchio sacerdote in pensione, viene a celebrare la Santa Messa per noi e per i contadini che vivono su nostri poderi, però per il matrimonio &egrave venuto da Roma, un Monsignor, amico di famiglia, &egrave stata una cerimonia intima, con un limitato numero d’invitati ben scelti.

Indossavo un semplice, ma elegante vestito di raso bianco, sul capo portavo il velo che, prima di me, avevano usato, mia sorella Allegra, mia madre, la nonna e tutte le donne della nostra famiglia, indietro nel tempo, fino al seicento, al collo avevo un filo di perle vere, con orecchini assortiti, regalo di nozze di mia suocera.

Dopo il pranzo, servito nel gran salone della villa, siamo andati a casa nostra, per passare la prima notte, ed Alvise finalmente si &egrave preso la mia verginità. Ero avvinghiata ad Alvise, eccitata dal suo corpo lungo e muscoloso, dalle sue cosce nervose, dal suo ventre piatto, dal suo grande membro, che la mia passera golosa, avvolgeva e mungeva, egli ha sorriso, soddisfatto, quando mi sono messa a gridare, pronunciando parole sconnesse ed ho raggiunto l’orgasmo.

Mi guardo intorno, il letto &egrave un disastro, abbiamo sfogato tutta la nostra passione, troppo a lungo repressa. Lenzuoli e coperte giacciono sul pavimento, la mia bella camicia da notte di raso e pizzo bianco, tutta stropicciata, &egrave buttata in un angolo, sono turbata al ricordo della notte appena trascorsa.

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Mi alzo e vado in bagno, sono ancora sotto la doccia quando Alvise mi raggiunge, e senza lasciarmi il tempo di fiatare, sotto gli scrosci della doccia, mi bacia ed accarezza su tutto il corpo, egli mi prende per la vita e mi solleva, io intreccio le mani dietro la sua nuca e gli cingo i fianchi con le gambe, sento il suo membro premere, lo accolgo nel mio grembo, la mia passerina, avida, lo avvolge e lo risucchia, l’orgasmo ci sorprende all’improvviso e perdo il controllo delle mie azioni.

Avevamo deciso, con grande scandalo di mia madre, di non fare uno di quei soliti viaggi di nozze, saremmo andati all’avventura, senza una meta precisa, fermandoci a secondo dei nostri capricci, e lasciandoci guidare dagli avvenimenti

Oggi pomeriggio andremo a Tessera e c’imbarcheremo sull’aereo per Madrid.

Il viaggio in aereo fino a Madrid, &egrave senza storia, tutto va alla perfezione, anche gli orari del volo sono rispettati. Una volta arrivati, abbiamo trovato subito un alloggio presso una piccola locanda, vicino al Prado. Sono incuriosita, di solito, quando viaggio, frequento i grandi alberghi, e per me una locanda rappresenta una novità.

I ritmi della vita in Spagna sono completamente diversi dei nostri, gli spagnoli vanno a cena quando da noi la gente va a letto, e la vita notturna &egrave intensa, i locali e le discoteche fino alle due della mattina rimangono quasi deserti. Però, Madrid &egrave una gran bella città, piena di vita e di gente allegra.

Il pomeriggio, dopo aver passato la mattinata a visitare chiese, monumenti e musei, ci mettiamo a letto, col pretesto di riposare, ma a dire il vero, non riposiamo molto. Alvise mi sta sempre addosso, ed io faccio di tutto per provocarlo. La notte, andiamo a ballare ed a divertirci, come non abbiamo mai fatto da fidanzati, e non torniamo mai alla locanda prima dell’alba.

Non ricordo se &egrave stata la seconda o la terza sera che abbiamo incontrato Marcel e Véronique, due francesi che andavano in Marocco. Marcel &egrave un bel ragazzo biondo, dagli occhi neri, alto quasi quanto Alvise, mi affascina con la sua aria spavalda e malandrina, il cuore mi batte all’impazzata, sono disorientata, perché nonostante sia innamorata cotta di Alvise, provo subito una forte attrazione fisica per quell’uomo, tanto da sentirmi la passerina liquefarsi.

Véronique &egrave molto bella, una massa di capelli scuri, grandi occhi neri, un seno prosperoso, messo in evidenza da una scollatura abissale, indossa una minigonna inguinale, che mette in bella mostra le sue lunghe gambe snelle e ben tornite, &egrave una specie di Maria Grazia Cucinotta transalpina. Ha un sex-appeal indiscutibile, che attira gli uomini come il miele attira le mosche, lei lo sa e si diverte a civettare, anche in modo un pò esagerato secondo me.

Subito si comportano con una familiarità degna d’amici di lunga data. Marcel fa il galante e Véronique guarda Alvise sbattendo le ciglia, ma veramente non si spingono oltre. Ci lasciamo con l’intesa di ritrovarsi la sera successiva.

Tornando alla locanda, ridiamo, Alvise mi prende in giro ‘Hai fatto una conquista, piccola! ma bada che sono geloso.’

Io ribatto ‘Parla per te! la francesina era pronta a saltarti addosso.’

La sera dopo, Marcel si &egrave fatto più pressante, appena Alvise si distraeva, mi fissava con uno sguardo lascivo, lungo ed invadente, lasciandomi senza fiato, in bilico fra il desiderio di sentire le sue mani su di me o mollargli uno schiaffo, non perdeva l’occasione di toccarmi il braccio o la mano, accostava la sua gamba alla mia e, sotto il tavolo, metteva la mano sulla mia coscia, risalendo lentamente verso l’inguine, ed io, inconsapevolmente, allargavo e chiudevo le gambe.

Sentivo la pressione della sua mano, che attraverso la leggera stoffa della mia minigonna, mi sfiorava la passerina, faceva scorrere lo sguardo indiscreto, nel décolleté, per guardarmi le tette. Mi metteva il fuoco nelle vene, vampate di caldo mi percorrevano, avevo il viso in fiamme, mi sentivo pulsare la fighetta, ed i capezzoli eretti sotto la camicetta, invocavano il tocco di una carezza, e non vedevo l’ora di tornare alla locanda per fare l’amore.

Ballavamo e Marcel ne approfittava per fare, nel suo italiano approssimativo, degli apprezzamenti lusinghieri sul mio fisico, ma usava termini, cosi volgari ed osceni, che mi facevano arrossire. Ballando, accostava la bocca al mio orecchio per parlare, alitava e spingeva la punta della lingua per vezzeggiarmi il lobo, la sua guancia era appoggiata alla mia, mi stringeva forte con la mano posata sul mio sedere, la sua virilità, che mi pareva enorme, mi premeva sul grembo, sfiorava, prima in un modo apparentemente casuale, il seno a più riprese, poi, visto che non protestavo, più sfacciatamente mi strizzava i capezzoli, che avevo turgidi, mentre la mia passerina si scioglieva, bagnandomi le mutandine. Mi vergognavo, ero a disagio, avevo paura che Alvise s’accorgesse dei suoi maneggi, ridevo nervosamente e non sapevo come reagire.

Mi chiedeva un appuntamento, che ovviamente rifiutavo, egli mi attirava, ma non intendevo spingermi oltre, avevo già oltrepassato il limite del lecito, permettendogli di mettermi le mani addosso senza opporre resistenza, e nonostante l’attrazione che provavo per lui, di andarci a letto, non sé né parlava neanche.

Véronique &egrave una sfacciata. Prendeva la sigaretta di Alvise ed aspirava il fumo, poi gliela restituiva macchiata di rossetto, oppure beveva dal bicchiere di mio marito, lo guardava negli occhi avendo cura di appoggiare le labbra dove egli aveva bevuto. Alvise stava al gioco e flirtava con lei, ma io non riuscivo ad essere gelosa, Véronique mi era troppo simpatica. Marcel allungava le mani sotto il tavolo, arrivava al punto di tentare d’infilarle sotto la minigonna, stringevo le gambe per impedirglielo, egli sorrideva e non insisteva, ma appena se ne presentava l’occasione, tornava a chiedermi di andare a letto con lui.

La terza, o forse la quarta sera, Marcel ci ha annunciato la loro intenzione di partire per il Portogallo, prima tappa del loro viaggio verso il Marocco, ed egli ci ha proposto di accompagnarli. Alvise non ha detto né si, né no, &egrave rimasto sul vago, invece io, sono entusiasta, la prospettiva di visitare quel paese misterioso mi affascina, e poi mi piace la compagnia di questi nostri nuovi amici, mi divertono con i loro modi di fare, tanto sfacciati, che sicuramente scandalizzerebbero i nostri genitori.

Véronique mi piaceva e le proposte indecenti di Marcel, accompagnate dei suoi palpeggiamenti, m’attiravano e m’eccitavano. La mia vera natura si stava rivelando, e non capivo che stavo preparando da sola le mie future disgrazie.

Per tutto il giorno, abbiamo discusso, andare in Marocco o no. Alvise non voleva andarci, almeno non con Marcel e Véronique, ed io, usando tutti i mezzi di seduzione possibili, ad insistere. Alla fine, Alvise si &egrave arreso, andremo in Marocco.

Adesso, riconosco che egli aveva ragione, non saremmo dovuto andare, abbiamo vissuto delle avventure pericolose, ci siamo traditi a vicenda, siamo stati separati ed il nostro matrimonio ha rischiato d’essere distrutto, ma allora ero una ragazza sprovveduta e soprattutto ignorante delle conseguenze delle mie azioni. Ora sono una donna navigata, decisa e smaliziata, e se serve sono in grado d’essere dura ed anche cinica. Ora so d’aver incontrato il mio cattivo genio.

Sul treno per Lisbona, Véronique mi ha offerto di aspirare una boccata dalla sua sigaretta, ho capito subito che era marijuana, ma non volevo fare la figura dell’oca e, se non fosse intervenuto Alvise, l’avrei accettata. Véronique si &egrave stretta nelle spalle e non ha insisto. Poi con Marcel, si sono messi a baciarsi ed a toccarsi sotto i vestiti, del tutto indifferenti, alla presenza degli altri viaggiatori.

Ad un certo punto, Véronique mi ha guardato, con un sorriso malizioso ed ha detto ‘Cosa aspetti? sembrate due mummie, non ti facciamo venire la voglia di scopare?’

Sono arrossita fino alle radici dei capelli, ero imbarazzata e non sapevo né cosa dire o fare, la mia passerina stillava come una fonte fra le cosce, e lo sfregamento con le mutandine di pizzo mi dava delle sensazioni incredibili. Alvise mi ha salvata, afferrandomi per mano, e portandomi fuori dello scompartimento.

Uscendo, ho sentito Marcel che diceva a Véronique ‘Elle est sotte la fille! je m’demande comme elle baise, certainement elle est chaude, mais elle a encore beaucoup a apprendre.’

Non capivo tutto, parlava troppo in fretta ed usava dei termini che le suore Orsoline non insegnano, ma non aveva ancora visto e provato tutto.

Arrivati in Portogallo, ci hanno portato in una stamberga orribile, sporca, senza servizi decenti, dove ci hanno dato una sola camera, con due letti da una piazza e mezzo, dovevamo lavarci in camera nel piccolo lavabo di ghisa smaltata, per la pulizia intima, c’era un bidet di plastica, bene in vista e neanche tanto pulito.

Avrei pianto dalla disperazione quando ho visto quel tugurio, ma dopo aver tanto insistito per seguire Marcel e Véronique, non me la sentivo di chiedere ad Alvise di tornare indietro, ero troppo orgogliosa per ammettere il mio sbaglio, mi sono fatto forza ed ho accettato la situazione.

Quei due fanno i propri comodi, come se non ci fossimo, girano nudi o quasi per la stanza, si lavano e non aspettano d’essere soli per fare l’amore, va bene durante la notte, ma lo fanno anche in pieno giorno.

In Portogallo fa caldo, se non fosse per il vento che spira dall’atlantico, sarebbe insopportabile, cosi eravamo sempre poco vestito, io indossavo dei pantaloncini di jeans, dalla vita bassa, ed un top di cotone, che mi lasciava scoperta da sotto il seno fino all’ombelico. In spiaggia ed in camera portavo dei minuscoli bikini, che avevo comprato in una boutique a Madrid, pagandoli un prezzo esorbitante.

Mia madre, non mi avrebbe mai permesso di spendere tutti quei soldi, e neanche d’indossare simili succinti bikini. A dire il vero, anche Alvise quando mi ha visto nella cabina dove li provavo, &egrave rimasto perplesso e ha detto ‘Fiammetta, cosi sei un vero attentato al pudore.’ ma la commessa lo ha rassicurato, dicendo ‘E’ l’ultima novità brasiliana, vanno molto di moda nei posti più esclusivi della Costa del Sol, e la signora, col suo fisico, può permettersi d’indossarli.’

Erano veramente succinti, addirittura impudichi, la parte anteriore del tanga nascondeva a malapena il pube, tanto che, per portarlo, ho dovuto depilarmi, lasciando la mia passerina nuda come quella di una bambina. Il reggiseno era minuscolo, due triangolini che arrivavano a malapena a coprire i capezzoli.

Sulla spiaggia, facevo sensazione, i maschi mi lanciavano occhiate piene di libidine, mentre le donne mi guardavano con un misto di riprovazione e d’invidia. Tutto ciò lusingava la mia vanità ed incoraggiava il mio desiderio di esibirmi, giocavo col fuoco, credendo d’essere immune dalle scottature.

La prima notte, passata in Portogallo, &egrave stata per me veramente imbarazzante. Marcel e Véronique facevano l’amore ed a sentirli mi eccitavo, sentivo la mia fighetta bagnarmi l’interno delle cosce, e poi c’era Alvise, che non mi lasciava stare, per finire mi ha presa, sentivo la sua lingua nella mia bocca, mentre egli mi penetrava fino a colmarmi. Inarcavo la schiena per sentirlo meglio. Ero bagnata ed impaziente di godere, glielo detto, senza mezzi termini, lui ha chiuso gli occhi e spinto più a fondo i suoi assalti. Siamo stati sommersi da un’ondata di piacere.

Poi c’era quella faccenda di mostrarmi nuda, in presenza d’estranei! mi ero già spogliata in pubblico, quella famosa notte dello spogliarello, ma era una cosa diversa, mi ci sono abituata solo dopo aver quasi litigato con Véronique, che mi prendeva in giro, sostenendo che ero troppo pudica. Ho detto ad Alvise di togliere quella coperta, credevo di dimostrarmi furba e spregiudicata, invece ho scoperto d’essere un esibizionista, mi piace un mondo mostrarmi ed essere guardata.

Da quel momento, non ho più avuto pace, Marcel si faceva sempre più audace, appena Alvise si distraeva o voltava le spalle, oppure quando giocavamo a pallone sulla spiaggia, ed anche sott’acqua quando nuotavamo, egli mi toccava sfacciatamente dove capitava, il seno, il sedere, il ventre ed anche fra le cosce. Le sue erano carezze insistenti e lascive, che riuscivano a fare fremere la mia passerina, mi toccava all’improvviso senza lasciarmi la possibilità di scansare le sue mani, e finiva che dovevo andare a cambiarmi il bikini macchiato ed umido.

Se eravamo abbastanza distanti da non essere sentiti, mi chiamava bella figa e tornava a chiedermi quand’&egrave che mi sarei decisa ad andare a letto con lui, ed io era sempre più sconvolta.

Per i pasti, andavamo in trattoria, Marcel si sedeva di fronte a me, appena seduti, io sentivo il suo piede insinuarsi fra le mie gambe, spingeva forte per obbligarmi a scostare le cosce, mi appoggiava il piede sulla passerina, e premeva, esercitando un massaggio costante, che mi lasciava confusa ed in preda alla voglia di fare l’amore, perché cosi facendo, Marcel mi portava sempre sull’orlo dell’orgasmo.

Non osavo protestare, per la vergogna e per la paura delle reazioni di Alvise, e devo anche ammettere che mi piaceva. Marcel, con le sue carezze, mi faceva vivere in uno stato d’eccitazione permanente, con la fighetta perennemente in tumulto e le mutandine sempre bagnate, ero ansiosa di andare a letto, per stringermi ad Alvise e fare l’amore.

Il quarto giorno della nostra permanenza, Alvise &egrave dovuto andare a Lisbona, per sbrigare alcuni affari, &egrave partito all’alba, quando dormivo ancora. Véronique gli aveva chiesto di poterlo accompagnare, desiderava andare in città per fare alcuni acquisti, ed egli aveva accettato di buon grado.

Cosi Marcel ed io siamo rimasti soli, mentre mi lavavo i capelli, egli s’&egrave avvicinato piano alle mie spalle, mi ha messo la mano sulla nuca, e mi ha attirata a sé, io sentivo la sua lingua in bocca, con la mano libera m’accarezzava il seno, facendo indurire i miei capezzoli, cercavo di liberarmi, ma egli mi teneva saldamente, quando a smesso di baciarmi, ho iniziato a gridare, ma lui ha mormorato ‘Sta zitta, cretina! vuoi attirare l’attenzione? &egrave da Madrid che ti voglio, lo sai, e so che anche tu mi vuoi, smetti di fare la santarellina, baciami e fammi una sega.’

Sono rimasta zitta, come una deficiente, invece di dargli una sberla e piantare un bel casino. Ha preso la mia mano e se l’&egrave messa dentro i calzoncini, posandola sul suo membro, non volevo, allora, per vincere la mia resistenza, mi ha schiaffeggiata cosi forte da farmi girare la testa, purtroppo ho una soglia del dolore molto bassa, cosi l’ho tirato fuori e l’ho masturbato. Lui mi ha messo la mano nelle mutandine e sentivo le sue dita frugare nelle pieghe della mia passerina, diceva ‘Ti piace, eh! ammettilo che ti piace! vedrai quando ti scoperò, ti farò impazzire!’

Io ero persa ed eccitata, fin dal nostro primo incontro, senza voler ammetterlo, avevo desiderato questo momento, la mia passerina si scioglieva in un gorgo denso, dolce, vischioso e violento, sentivo la punta umida del suo pene sulla mia pancia, sopra l’ombellico, sono stata sopraffatta da un orgasmo, travolgente come un’onda. E’ venuto, ed ho sentito il fiotto caldo dello sperma sporcarmi il ventre. Marcel mi ha chiesto ‘Ti &egrave piaciuto? su! dimmelo!’

Ero senza fiato e non rispondevo alle sue domande, allora si &egrave messo a stringere forte un capezzolo, facendomi male, tanto che non ho resistito ed ho annuito. Mi ha detto ‘Non fare quella faccia sconvolta! Fatti il bidet e lavati la pancia ti sono venuto addosso, e poi cambiati le mutandine, sono bagnate e macchiate.’

Ho fatto come diceva lui, non avevo alternativa. Mi lavavo e pensavo a quanto era successo, ragionando da vigliacca, mi sono auto assolta in fretta. Ero in malafede, mi convincevo della giustezza dei miei ragionamenti. In fondo, non era colpa mia, io non avevo preso nessun’iniziativa, avevo subito, ero stata costretta a fare quel che avevo fatto, non avevo fatto l’amore, e quindi non avevo tradito mio marito, era stato soltanto un episodio, neanche tanto spiacevole.

E’ arrivato Joao il locandiere, &egrave uno angolano, figlio di un impiegato dell’amministrazione coloniale, il quale, benché africano, aveva la cittadinanza portoghese, ed al termine della guerra di liberazione dell’Angola, con la sua famiglia si &egrave rifugiato in Portogallo. Joao &egrave sposato con una donna del luogo, la quale stravede per il marito. Egli era il complice di Marcel, perché, quel disgraziato, portava sempre lì, le ragazze che intendeva avviare alla prostituzione, per addestrarle, prima di mandarle sul marciapiede, ed era quello che aveva in mente per il mio futuro.

Marcel mi ha afferrata e sbattuta sul letto. Joao mi ha preso le mani e mi ha tirato le braccia sopra la testa, Marcel ha sganciato il mio reggiseno, l’ha fatto scivolare in alto e Joao l’ha usato per legarmi i polsi, poi Marcel mi ha sfilato le mutandine e mi ha violentata. Ho pianto e supplicato invano, Marcel mi ha schiaffeggiata, finché non ho smesso di resistere.

Poi ha voluto che mi facessi scopare da Joao, non volevo, e lui mi ha picchiata fino a quando non mi sono arresa. Joao, &egrave uno strano omette, nero come il carbone, &egrave basso di statura, tutto pelle ed ossa, ma &egrave dotato di una verga enorme, assolutamente sproporzionata al suo aspetto, il suo compito, in quelle turpi faccende, era di sverginare le ragazze procurate da Marcel. Dopo essere stata chiavata e sodomizzata da Joao, una donna può accogliere qualsiasi cosa, tanto nella figa che nel sedere. Egli mi ha letteralmente squartata la passerina, ancora colma dallo sperma di Marcel, ed io sono venuta all’improvviso con un grido strozzato.

Marcel mi ha detto ‘Sei una brava puttanella! hai goduto? ti &egrave piaciuto? su! rispondi! quando ti manderò a lavorare, avrai molti clienti e farò un sacco di soldi, e ricordati di stare zitta se non vuoi che capiti qualche disgrazia a te ed al tuo

marito ‘ e giù, un altro schiaffo, ed ho annuito piangendo, incominciavo a rendermi conto d’essere in una situazione senza uscita, soggetta ai capricci di quel delinquente.

Speravo che dopo quel che mi avevano fatto, mi avrebbero lasciata in pace, invece, avevano appena incominciato, eravamo a metà mattinata ed Alvise non sarebbe tornato prima di sera.

Marcel si &egrave sdraiato nudo sul letto, mi ha ordinato d’inginocchiarmi fra le sue gambe, di prendere il pene in bocca e di succhiarlo. Ero disgustata, una sola volta avevo fatto una cosa del genere, quella famosa sera dell’addio al nubilato, ed in quell’occasione non mi ero impegnata per niente, avevo subito e basta, neanche con Alvise l’avevo mai fatto. Egli mi teneva la testa e guidava i miei movimenti, mi &egrave venuto in bocca, obbligandomi cosi ad ingoiare il suo sperma. Intanto Joao, si era messo dietro di me, passando la mano fra le mie cosce scostate, mi palpava la fighetta, poi passava la mano bagnata nel solco fra le mie natiche, allargandole e spingendo il pollice duro nel buchino, più profondamente ad ogni passaggio, poi ho sentito la punta umida del suo membro premere e penetrare faticosamente.

Mai in vita mia avevo provato un dolore simile. Scoppiai ad urlare, urlavo come un animale ferito a morte, lasciandomi sfuggire grida acute e lancinanti, finché il pianto mi soffocò la gola. Singhiozzavo debolmente, ero umiliata, capivo la mia debolezza, la mia totale impotenza davanti a quel bruto che si contorceva sopra di me, che ansimava e rantolava contro la mia nuca, usandomi per il suo piacere in modo innaturale ed insultante.

Sono crollata, disperata, distrutta e sanguinante, ferita nel corpo e nell’anima, sarei voluto morire all’istante per non vedere più nessuno. Marcel mi guardava con un sorriso sardonico, godeva della mia umiliazione, mi ha detto ‘Bene, questa era la prima lezione, per diventare una brava puttana devi ancora imparare molte cose, non sei capace di succhiare il cazzo come si deve, ed &egrave una cosa indispensabile. Ora lavati, fatti il bidet con l’acqua fredda, dopo starai meglio, poi vestiti in modo sexy, voglio esibirti, fa in fretta che dobbiamo essere lontano da qui prima di sera.’

Ho fatto uno sforzo per rialzarmi, ma sono stata colta da un forte giramento di testa e sono sprofondata nel buio.

Lentamente emergevo dall’incoscienza, ero sdraiata a letto, coperta dal lenzuolo, ero stata pulita e le mie ferite curate, percepivo il tono di una voce irata ed ho sollevato le palpebre. La moglie di Joao era lì, inveiva contro gli uomini, non capivo cosa diceva ma i suoi gesti erano inequivocabili, indicava la porta ed agitava una scopa in modo minaccioso, Joao bofonchiando &egrave uscito, Marcel era perplesso e tentava di ribattere, ma la donna non si dava per vinta e lo spingeva fuori, poi chiudeva la porta a chiave.

Sono rimasta immobile, timorosa d’attirare l’attenzione, dopo circa mezz’ora &egrave arrivata Véronique, ha confabulato con la moglie di Joao e questa &egrave uscita, lasciandoci sole. Véronique &egrave venuta a sedersi sulla sponda del letto e mi ha detto ‘Sei ridotta male, ho sempre saputo che Marcel voleva portarti a letto e metterti al lavoro, ma non credevo che si sarebbe comportato cosi brutalmente, gli parlerò e vedrai che d’ora in poi ti tratterà meglio, e poi quel disgraziato di Joao ti ha rotto il tuo bel culetto, non pensarci prima o poi doveva succedere, l’avrebbe fatto Alvise o un cliente del bordello dove Marcel ti manderà a lavorare, non importa chi, ma sarebbe successo, la prossima volta soffrirai meno e col tempo ci prenderai gusto.’

Cosi dicendo, mi baciava la fronte, le guance, le labbra, mi accarezzava le spalle, il seno e sentivo la sua mano che mi scendeva sul corpo, fino sulla mia passerina, faceva scivolare il dito medio fra le labbra e proseguiva più giù fra le natiche eccitandomi, ha abbassato la testa fra le mie cosce e mi ha leccato la figa, ha iniziato a farmi un vero e proprio succhiotto, lavorandosi la mia perla come fosse un piccolo cazzo. Poi mi &egrave salita cavalcioni sopra il viso, premendo la figa contro la mia bocca, pareva un fiore stillante di rugiada. Ho proteso la lingua, l’ho insinuata nell’apertura misteriosa ed ho bevuto, con un gemito di piacere, i suoi succhi. Véronique &egrave rabbrividita, si &egrave tesa in uno spasmo febbrile e poi ha subito rilasciato le cosce. Il suo miele &egrave sgorgato copioso, quasi come accade agli uomini quando vengono, e mi ha invaso la bocca.

‘Ascoltami bene, devi tirarti su, Alvise tornerà con l’autobus delle 8, non devi farti trovare cosi. Succederebbe il finimondo, forse ci scapperebbe il morto, e non &egrave proprio il caso, non credo che tu voglia vederlo finire in prigione. Ora alzati, indossa uno di quei tuoi reggiseno, che mettono bene in mostra le tue tette, ed una minigonna, &egrave ora di andare a mangiare.’

Ho fatto come mi aveva detto e siamo uscite, Marcel ci aspettava e siamo andati in trattoria. Ero appena seduta che ho sentito il piede di Marcel insinuarsi fra le mie gambe, ho scostato le cosce spontaneamente ed egli mi ha sorriso, soddisfatto della mia arrendevolezza, non riuscivo a resistere e sentivo la mia fighetta bagnarsi. Dopo il pranzo, siamo tornati alla locanda, ero ancora eccitata dalle carezze di Marcel e la mia fighetta rilasciava il suo miele, Marcel mi ha fatto rimanere in piede, immobile, in mezzo alla stanza, mi ha sganciato il reggiseno e lentamente ha fatto scivolare le spalline giù sulle mie braccia, piano mi strizzava i capezzoli facendoli indurire, li succhiava e li mordicchiava, mi accarezzava i seni con tocco delicato, aumentando la mia eccitazione.

Ho tentato di respingerlo, ma egli, con fare minaccioso, mi ha ordinato di rimanere ferma, mi ha fatto scorrere la minigonna sui piedi, ero completamente nuda. Per un pò ha continuato a vezzeggiarmi, poi si &egrave spogliato, sentivo la punta del suo pene premere contro la parte più sensibile della mia fighetta, io gemevo, mugolava e lo supplicavo di penetrarmi, volevo sentirmelo dentro, ma egli non mi ascoltava, soltanto quando mi ha visto sul punto di diventare isterica, mi ha sdraiata sul letto e con un’unica forte spinta, ha introdotto il suo membro dentro di me, penetrava più profondamente ad ogni assalto.

Tentavo di trattenerlo, di mungerlo, ma egli si ritirava, sfuggendo alla presa della mia fighetta, quando ha visto che ero sul punto di venire si &egrave ritirato del tutto, lasciandomi delusa e pazza di desiderio. Si &egrave sdraiato sul letto e mi ha fatto salire sopra di lui.

Io mi lasciavo cadere su di lui e gli strusciavo i seni sul torso e cercavo la sua bocca, lui mi risollevava ed io riprendevo a muovermi attorno al pene. Marcel si sollevava leggermente in modo a tener dentro solo la punto del pene e si muoveva appena, lievemente, quanto bastava a tenerlo dentro, a toccare i contorni della mia fighetta, che erano arrossati e gonfi, ed imprigionavano il membro come una bocca. Poi con movimenti improvvisi mi abbassavo, avvolgendo tutto il pene, senza fiato per il piacere, gli cadevo sopra e di nuovo cercavo la sua bocca. Per tutto il tempo, le mani di Marcel rimasero sulle mie natiche, afferrandole in modo da forzare i miei movimenti e d’impedirmi di accelerarli tutto ad un tratto e di venire.

Mi ha sollevata e fatta mettere con le mani e le ginocchia sul pavimento e mi ha detto ‘Muoviti.’ Ho incominciato a muovermi carponi, con i capelli che mi coprivano il viso, allora si &egrave messo in ginocchio dietro di me ed ha inserito il pene, sentivo il suo corpo coprirmi, si muoveva sulle ginocchia, seguendomi, mi ha afferrato i seni strizzandoli.

Ansimavamo e ci contorcevamo entrambi, solo allora mi ha sollevata e messa sul letto, ho alzato le gambe per appoggiarle sulle sue spalle, mi ha presa violentemente e siamo stati scossi dei tremiti mentre venivamo insieme. L’orgasmo era stato cosi violento che ho creduto d’impazzire, lo odiavo ma provavo una gioia mai conosciuta.

Marcel sorrideva, tentando di recuperare il fiato, mi ha baciata e mi ha detto ‘ Mi piaci piccola, mi piaci molto, nessuna donna mi ha mai fatto godere come te, adesso t’insegnerò a succhiare il cazzo, fa la brava ti dirò come fare, vedrai che ti piacerà.’ Soltanto allora ho notato la presenza di Joao, che ci guardava con gli occhi fuori della testa, esibendo il suo enorme membro, e c’era anche Véronique, con la faccia stravolta, si passava la lingua sulle labbra socchiuse ed era tutt’un fremito.

Ho fatto come mi diceva Marcel, ho preso il pene in mano, e seguendo le sue istruzioni, ho tirato indietro la pelle, l’ho leccato partendo dalle palle fino alla sommità per poi tornare verso le palle, l’ho massaggiato e per finire, senza neanche accorgermene l’ho preso in bocca. Nel frattempo, Joao mi era venuto dietro, passava la mano nel solco fra le natiche, ungendomi con una sostanza oleosa, spingeva le dita nel buchino, provocandomi una strana sensazione, tra il fastidio ed il piacere, che si ripercuoteva nella mia pancia per poi irradiarsi in tutto il corpo, dalla figa alle tette, eccitandomi.

Mi eccitavo da sola, immaginando il groviglio dei corpi, una visione erotica che mi faceva tremare la figa, non ho resistito e mi sono messo la mano fra le cosce per masturbarmi, allora Joao mi ha messo il cazzo nel sedere, ha spinto lentamente fino ad entrare del tutto, ed io sono impazzita, non provavo più dolore ma solo un immenso piacere e sono venuta, mentre ingoiavo lo sperma di Marcel.

Véronique mi &egrave venuta vicina e mi ha detto ‘Cosi ti &egrave piaciuto, eh! sei una troia! presto sarai pronta a fare la puttana, farai un sacco di soldi.’ poi mi ha baciata, un lungo bacio profondo e sensuale, mentre mi accarezzava, mi ha succhiato i capezzoli e si &egrave chinata per leccarmi la passera, facendomi impazzire, ricambiavo i suoi baci e le sue carezze e per finire mi sono ritrovata con la testa in mezzo alle sue cosce, &egrave venuta bagnandomi il viso del suo piacere.

Ero sfinita, senza più fiato in corpo, era stata un’esperienza fantastica, indimenticabile, che avrebbe lasciato il suo segno su di me per tutta la vita.

Alla sera, quando Alvise &egrave tornato, avevo riacquistato la mia tranquillità ed egli non si &egrave accorto di niente, quando siamo andati a letto mi sono stretta a lui, l’ho baciato, gli ho preso il membro per massaggiarlo, egli si &egrave eccitato immediatamente, mi ha rovesciata e mi ha scopata.

Nei giorni successivi, Marcel ha continuato a toccarmi in ogni occasione, mi metteva la mano fra le cosce, mi dava delle strizzatine ai capezzoli, ed io non sfuggivo più, ero rassegnata e sopportavo le sue carezze. Alvise usciva la mattina, per la sua corsa quotidiana sulla spiaggia, allora Marcel mi ordinava di spogliarmi e di sdraiarmi a gambe aperte, per essere scopata. Poi Joao me lo metteva nel sedere mentre succhiava il cazzo di Marcel o leccavo la figa di Véronique. Al pomeriggio quando riposavamo in camera, durante le ore più calde, mi stringevo ad Alvise cercando il conforto del suo corpo contro il mio, egli mi scopava e io dimenticavo le mie ansie.

Ero diventata una ninfomane, una porca assatanata ed ossessionata dal sesso, non riuscivo a pensare ad altro, era la mia unica preoccupazione, avevo sempre voglia di farmi sbattere, non m’importava con chi, dove e quando, mi bastava farmi scopare e ricercavo le occasioni. Se ne avessi avuto la possibilità, credo che mi sarei scopato tutti i maschi del paese.

Marcel, quando mi scopava, mormorava delle oscenità ‘Sei una porca, una puttana, che non ha alcun’intenzione si comportarti da brava mogliettina per bene.’ ed io annuivo.

‘Tu vuoi farti sbattere, vuoi farti montare tutto il giorno. Hai bisogno di un cazzo sempre duro, o meglio ancora di due cazzi, uno nella figa ed uno nel sedere.’

Io annuivo, senza neppure il fiato per rispondergli. Mi pareva che avesse ragione lui, che avesse scoperto la mia vera natura..

‘Scommetto che prima di sposarti, ti facevi chiavare da tutti, da tuo fratello, dal marito della tua migliore amica o da tuo cognato!’ continuava con voce rauca, eccitandosi quanto me per quelle oscenità immaginarie.

‘E’ per questo che non mi hai resistito, vero?’ mi diceva, spingendomi con rabbia il suo cazzo dentro.

‘Ti mancavano tutti quegli uomini e tu dovevi darla, non potevi più aspettare. Dici di si a chiunque ti mette la mano sul culo. Apri le cosce non appena vedi un cazzo duro in giro.’

Io ero senza fiato. Volevo dirgli che veramente, prima d’incontrarlo, solo Alvise mi aveva scopata, che mi sentivo in colpa per i miei tradimenti e che solo con lui diventavo cosi disinibita e volgare. Ma non ho aperto bocca, perché mi sono accorta che godevo di più facendo il suo gioco, e che la mia fighetta si allagava mentre rispondevo.

‘Certo che mi facevo chiavare da chiunque! Sono sempre stata alla ricerca di cazzi duri. Solo gli stalloni m’interessano. Hai visto, non ho fatto molte storie con te? &egrave perché sono abituata a fari fottere in piedi, in qualunque posto. In un portone o in un cesso, per me &egrave uguale, purché possa farmi sbattere.’

Poi non riuscivo più a rispondere alle sue parole. Percepivo un piacere intensissimo. La mia mente si svuotava, non desideravo più nulla, non aspiravo ad altro che a protrarre all’infinito quello stato d’estasi.

C’&egrave però una cosa che non mi piace di tutto questo, Marcel parla sempre di portarmi via e di fare di me una puttana di professione, e questo non mi va. Sono felice di scopare a tutte le ore del giorno, sarò anche una puttana, non posso negarlo, ma non voglio diventare una prostituta e farmi scopare per mantenere Marcel. Ho una vita agiata e non intendo abbandonarla.

La notte della festa, per la seconda volta in vita mia, mi sono ubriacata. Era una sensazione molto piacevole, ero leggermente stordita, mi sentivo leggera e felice, ma aveva perso ogni ritegno ed inibizione. Ho probabilmente detto e fatto cose scandalose, mi ricordo solo che ad un certo punto, Alvise, quando ero già quasi nuda e mi apprestavo a sfilarmi il tanga, mi ha tirata giù, a forza, fra le proteste dei maschi presenti, dal tavolo dove ero salita per ballare e fare lo spogliarello.

Dopo siamo andati in spiaggia, Véronique ed io camminavamo, precedevamo gli uomini di una ventina di metri, lei mi stringeva per la vita e con l’altra mano m’accarezzava le tette, mi baciava sul collo e mi sussurrava all’orecchio, dicendomi ‘Fiammetta, sei proprio una puttanella, sono certa che sei bagnata in mezzo alle gambe e che non vedi l’ora di farti scopare.’

In effetti, ero in preda ad una sorta di tempesta ormonale ed il mio fiorellino stillava come una fonte, giunti alla spiaggia ci siamo spogliati, Alvise si &egrave tuffato in acqua per primo, subito seguito da Véronique, io ero indecisa, ma Marcel mi ha preso il braccio e mi ha attirata in acqua, camminavamo lentamente, quando l’acqua &egrave arrivata alla mia vita, Marcel mi ha stretta dicendo ‘Apri le gambe.’ Ho ubbidito ed egli mi ha afferrata per le natiche e sollevata, ho cinto i suoi fianchi con le gambe ed egli me lo ha messo dentro.

Il fatto di farmi scopare a pochi metri di distanza di Alvise m’eccitava ancora più del solito, ho voltato lo sguardo ed ho visto. Il porco si stava scopando quella troia di Véronique. Un’ondata di gelosia mi ha travolto, riconosco d’essere incoerente, ma Alvise &egrave mio e non lo volevo dividere. Fra me e me pensavo ‘Come si permette di mettermi le corna?’ ed indispettita mi sono stretta ancora di più a Marcel. L’orgasmo ci ha sorpreso simultaneamente, mi mordevo le labbra per non gridare la mia gioia. Ci siamo separati e Marcel mi ha accompagnata sulla spiaggia, mi ha fatto stendere sulla sabbia e mi ha montata.

Eravamo senza più forza, l’orgasmo era stato troppo violento, Marcel mi ha stretta a sé, avevo la testa poggiata sul suo petto, una gamba incuneata fra le sue, con la figa bene appoggiata alla sua coscia, mi ha preso la mano e se l’&egrave portata sul cazzo, ci siamo addormentati cosi.

Un suono di lamenti e gemiti mi ha svegliata, era Véronique che gemeva con le gambe aperte sotto Alvise.

Più tardi, quando siamo tornati alla locanda, mi &egrave venuta la voglia di fare l’amore con Alvise, non &egrave stato difficile eccitarlo ed ho facilmente raggiunto il mio scopo. Purtroppo non sono stata capace di stare zitta, gli ho dato del porco, rimproverandogli di essersi scopato Véronique, egli non si &egrave scomposto, anzi mi ha ricambiata con l’appellativo di puttana per essermi concessa a Marcel.

Abbiamo fatto l’amore, intervallando i momenti di passione con rimproveri ed offese, finché l’orgasmo ci ha colto mettendo fine alla nostra lite. Allora abbiamo discusso con calma ed abbiamo deciso di perdonarci a vicenda i nostri reciproci tradimenti, e soprattutto di non comportarci più cosi in futuro. Beninteso, mi sono ben guardata di confessare ad Alvise tutto quello che avevo fatto durante gli ultimi giorni, non credo che egli sarebbe stato tanto accomodante di perdonarmi anche questi episodi.

Fortunatamente, quella mattina, ci siamo imbarcati su un peschereccio e speravo di riuscire a liberarmi di quella passione insana, la mia ossessione sarebbe sparita ed avrei potuto troncare la mia relazione con Marcel, evitando cosi di finire sul marciapiede, non avrei potuto cancellare quello che avevo fatto, ma avrei riacquistato un minimo di dignità e d’amore proprio, perché ero decisa a resistere alle pretese di Marcel, e di allontanarmi dalla via della depravazione e della perdizione dove egli mi aveva portata.

BMJ

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