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Cristina, aveva 17 anni, una biondina angelica ed innocente. Da poco più di due mesi aveva iniziato a lavorare come cameriera in quel bar. Il suo corpo era ancora acerbo, con le piccole tettine e le gambe lunghe ma esili. Solo il sedere aveva già assunto la tipica rotondità femminile. Di conseguenza, tra tutte le cameriere era quella che subiva di meno le avance dei clienti, forse anche perché molti erano intimiditi da quell’aria da bambina. Il bar aveva un barman di colore Timothy, un ragazzone alto quasi un metro e novanta, con un corpo che sembrava scolpito nell’ebano, un bel sorriso ed un carattere gioviale. A Cristina era subito piaciuto. Dopo alcune settimane aveva incominciato a notare le sue assenze durante l’arco della giornata. Non erano mai troppo lunghe, ma alcune volte scompariva senza lasciar detto nulla. Cristina incuriosita incominciò a tenerlo d’occhio e notò che le sue assenze erano sempre precedute da un breve colloquio con qualche bella ragazza. Una sera, dopo la chiusura del locale, era insieme alle colleghe nello spogliatoio delle ragazze e come al solito chiacchieravano allegramente, raccontandosi cosa avevano in programma per il fine settimana o per il giorno successivo, oppure parlavano di vestiti, acconciature, ma soprattutto di uomini. Cristina aveva incominciato a far amicizia con le colleghe, cominciava a sentirsi a suo agio e tranquillamente domandò “Avete notato che spesso Timothy si assenta durante la giornata, chissà cosa avrà da fare, voi ne sapete nulla?” Le colleghe arrestarono un attimo le loro chiacchiere, poi scoppiarono a ridere. Quando si ricomposero Francesca, la più anziana, trasse un lungo sospiro “Purtroppo bambina, non ne so quanto vorrei” disse con aria sconsolata e le altre scoppiarono nuovamente a ridere. “Cosa intendi Francesca” insistette lei e Francesca scosse la testa “Mia cara bambina, non hai notato che prima di ogni sua assenza, Timothy scambia sempre quattro chiacchiere con qualche bella ragazza?” lo disse chiudendo la frase con un’inequivocabile risatina maliziosa, Cristina annuì “Si, l’ho notato, ma…. tre, quattro volte al giorno, tutti i giorni……non è possibile” disse timidamente, arrossendo vistosamente. Vi fu una nuova risata e Francesca disse con aria sognante “Hai ragione piccola, per gli uomini normali non è possibile ma lui non è normale, lui è incredibile…. ” Cristina non si trattenne “Vuoi dire che tu… voglio dire che tu e lui… ” disse sempre più rossa in viso “Vuoi sapere se mi ha scopata?” disse Francesca “Dio mio quell’uomo non mi ha scopata, quell’uomo mi ha portata in paradiso, peccato sia così volubile” disse e chiuse il discorso riprendendo a rivestirsi. Anche le altre seguirono l’esempio e Cristina notò che tutte avevano lo stesso sguardo sognante……
Nelle settimane successive Cristina ci aveva pensato in continuazione. Pur avendo avuto alcuni ragazzi era ancora vergine, il suo ultimo ragazzo le aveva insegnato a prenderglielo in bocca ma non si era mai spinta oltre, non sapeva bene cosa fosse realmente il sesso. Ne era attratta e nel contempo intimorita, ma ora il comportamento delle colleghe e il fascino di Timothy l’avevano stregata e lei incominciò a sognare di regalargli la sua verginità. Con l’inesperienza e l’innocenza di una bambina iniziò a cercare di stuzzicarlo, di farsi notare, ma le settimane passavano e nulla accadeva se non il continuo crescere dei commenti sarcastici di Francesca e delle colleghe negli spogliatoi. Un giorno però, il locale era particolarmente deserto, Cristina stava pulendo il bancone del bar, le altre ragazze erano indaffarate in altri lavori e lei ebbe un tuffo al cuore quando sentì Timothy dirle “Cristina, scusa la domanda, non ti sarai mica messa in testa di sedurmi?” Lei incominciò immediatamente ad arrossire e si maledisse, sollevando la testa e guardandolo senza riuscire a dire nulla. Lui le sorrideva “Sai, ti comporti in modo strano ultimamente” “No, non è vero” cercò di negare lei improvvisamente presa dal panico, lui scosse la testa “Sei ancora una bambina Cristina, non ti far fuorviare dai discorsi balzani delle tue colleghe” disse lui scuotendo la testa. Punta nel vivo, Cristina reagì “Non sono una bambina, sono una donna e se vorrai te lo dimostrerò”. Il suo sorriso si aprì ancora di più, ma senza divenire apertamente ironico “Ma dai Cristina, magari sei anche vergine” disse e lei tornò ad arrossire ed abbassò la testa sentendo gli occhi che incominciavano a riempirsi di lacrime. Lui se ne accorse e le si avvicinò “Scusami Cristina, io non credevo, era solo una battuta” disse appoggiandole una mano su di una spalla, poi la mano andò sotto il suo mento, le sollevò il viso e la fissò negli occhi “Sei ancora vergine e vorresti regalare a me il tuo dono più prezioso?” le disse con un sorriso “Si, lo voglio, te ne prego…. ” disse lei con un gemito e sentì che stava per mettersi a piangere. Lui la accarezzò dolcemente “È un grande onore piccola, ne sono lusingato, meriti qualche cosa di speciale. Lunedì il nostro giorno di chiusura, la mattina, puoi venire a casa mia, sai dove abito?” le domandò ed all’improvviso lei si sentì esplodere di gioia e scosse vigorosamente la testa “Bene ti aspetterò, dopo le 10, ma adesso torna a lavorare e non dire nulla alle tue colleghe” e la lasciò ancora sognante. I giorni passarono con lentezza esasperante, la notte prima non dormì per l’eccitazione, si alzò prestissimo, si truccò accuratamente, si mise un vestito molto sexy, poi si accorse che non sarebbe mai potuta uscire così la mattina, passando davanti a sua madre, si tolse tutto, si struccò e si gettò sul letto piangente. Poi verso le nove, si decise, si mise un normale vestito, fece una rapida colazione, ed uscì per andare da Timothy. Arrivò da lui con un quarto d’ora d’anticipo ma non resistette e bussò alla sua porta. Sentì dei rumori, il tempo si fermò e le sembrò che lui non aprisse mai. Quando le aprì era ancora in vestaglia, una vestaglia corta che lasciava scoperte le sue gambe muscolose. “Cristina sei in anticipo, avevi tanta fretta?” le disse guardandola severo, lei arrossì ed abbassò lo sguardo “Su dai, entra!” le disse facendola entrare e richiuse la porta. Lei teneva ancora gli occhi bassi, lui la prese tra le possenti braccia e la baciò teneramente. Lei si sciolse in quell’abbraccio, rispose con entusiasmo al bacio, sentì contro il suo ventre qualcosa di grosso e caldo, incredula capì che era il suo membro. Voleva dargli piacere e la sua mano inesperta si affrettò a scendere, infilandosi sotto la vestaglia e giungendo a contatto con il suo sesso. Non riusciva a crederci, era tanto grosso eppure era ancora flaccido, incominciava appena a gonfiarsi sotto il tocco della sua mano. Timothy si staccò da lei arretrando “Stai tranquilla bambina, non dobbiamo aver fretta, la fretta è una nemica del piacere” le disse, le prese la mano “Vieni, voglio che ti prepari” le disse e la condusse in camera da letto. Su di una seggiola stava un pacco, lo prese e lo aprì, conteneva una leggerissima sottoveste di seta di un rosso pastello. Gliela porse, “La c’è il bagno, voglio che tu ci vada, e ti spogli, indosserai solo questa, niente sotto, assolutamente niente” le disse e lei la prese annuendo. Si precipitò in bagno, mentre sentiva la voce di lui “Con calma Cristina, con calma”. Con rapide mosse si spogliò nuda e si infilò la sottoveste, le stava benissimo, provò a camminare avanti ed indietro ammirandosi allo specchio, ancheggiando voluttuosamente. Vide i capezzoli inturgidirsi per l’eccitazione e premere contro la seta, stagliandosi evidentissimi. Si decise ed uscì sforzandosi di restare calma. Lui si era steso sul letto e la fissava, si sentì tremare le gambe, si sforzò di controllarsi e si avvicinò al letto ancheggiando leggermente “Sei stupenda Cristina” le disse lui e lei ebbe un brivido, “Siediti qui, accanto a me” le disse e lei obbedì. Prese a passarle la grossa e nera mano sui capelli accarezzandoli dolcemente, poi la mano scese sul viso, le sue dita lambirono le labbra di Cristina, poi giù sul collo. “Piccola mia, sei eccitata davvero, lo vedo dai tuoi deliziosi capezzoli” disse e li sfiorò e Cristina ebbe un fremito, poi lui continuò a stuzzicarli e divennero sempre più duri, regalandole fitte di piacere quando lui li strizzava dolcemente tra le dita. Le abbassò una spallina, e fece in modo che una delle deliziose tettine comparisse libera, mostrando orgogliosamente il roseo e turgido capezzolo, dalla grossa areola . Lui si mosse verso di lei e la baciò mentre la mano continuava a giocare con il seno scoperto. Cristina ebbe un gemito nella sua bocca. Lui si staccò da lei e le prese in bocca il capezzolo succhiandolo dolcemente. L’altra mano si pose su di un ginocchio ed iniziò lentamente a risalire, solleticandole la delicata pelle delle cosce. Con lentezza esasperante Cristina lo sentì risalire e incominciò a bruciare nel desiderio di sentire il suo tocco, e quando lui finalmente raggiunse la delicata vagina la trovò bagnata e fremente. “Brava bambina, è così che deve essere, voglio che tu goda piccola, goda sino ad impazzire prima che io inizi a scoparti”. Le parlava dolcemente mentre le sue mani danzavano armoniose sul suo corpo e Cristina fremeva sotto quei tocchi e quelle parole. Si lasciò guidare e lui la fece stendere, la mano sollevò la sottoveste e scoprì il pube e la delicata peluria bionda ormai umida di piacere. All’improvviso si staccò dal suo seno e scese lungo il suo ventre e lei sentì la sua calda lingua sfiorarle il clitoride. Nessuno glielo aveva mai fatto ed il piacere esplose immediato e travolgente nella sua mente, il suo corpo iniziò a essere scosso dal primo vero orgasmo della sua vita e lei si morse le labbra per non urlare. Timothy continuò esperto e paziente, iniziò a penetrarla con le dita, delicatamente, prima con uno poi con due, forzandola a dilatarsi e a rilassarsi, sempre senza affondare mai troppo. Cristina era nelle sue mani inerme e gemente e ben presto fu scossa da un secondo orgasmo, ancor più forte ed appagante del precedente ed iniziò ad implorarlo, “Scopami Timothy, te ne prego” Lui si sollevò e si mise in ginocchio e per la prima volta lei lo vide nudo. Il suo fallo nerissimo era eccitato, enorme, avrebbe dovuto averne terrore ma invece provò una nuova fitta di piacere e sentì la vagina allagarsi d’umori. Lui si portò tra le giovani cosce, gliele fece allargare e si chinò iniziando a strusciarle il cazzo sulla vagina, lubrificandolo con i suoi stessi umori. Il glande grosso e duro le solleticava il clitoride e lei gemeva, poi si fece largo tra le grandi labbra si assesto ed iniziò a penetrare, lentamente e dolcemente, millimetro dopo millimetro. Lui si chinò e la baciò, poi scese a baciarle le tettine, mentre a piccoli colpi penetrava in lei. Cristina si sentì dilatata sempre più a mano a mano che quel mostro, quel dolcissimo mostro la penetrava. Lui si arresto quando finalmente il glande si appoggiò all’imene di lei. Non spinse subito, ma prese a muoversi lentamente avanti ed indietro, quasi non volesse penetrarla completamente. Lei si abbandonò ancor di più, si eccitò nuovamente e quando lui finalmente, dopo molti minuti, affondò con decisione provò solo un brevissimo anche se intenso dolore, che rapidamente si tramutò in semplice bruciore e poi scomparve sommerso dal piacere. Lei venne nuovamente prima che lui riuscisse ad affondare completamente in lei, quando l’ebbe fatto, prese a ruotare su se stesso e trascinò lei con lui. Cristina, pazza di piacere, si ritrovò sopra di lui, libera di assecondare il suo corpo e dar sfogo al suo piacere, danzando sul suo meraviglioso cazzo. Lui dopo un po’ la interruppe, le prese il viso tra le mani e l’attirò a se baciandola “Ti è piaciuto Cristina?” le disse affondandole completamente l’enorme cazzo nel ventre, lei prese a baciargli freneticamente il viso mormorando “Si …si” “Voglio che anche tu goda quanto ho goduto io amore, dimmi cosa devo fare e io lo farò” continuò “Brava piccola, allora adesso voglio che tu me lo lecchi, immagina che sia un cono gelato e leccalo con amore” le disse. Cristina sorrise con entusiasmo, poi lo fece scivolare fuori di se, era indolenzita ma felice, notò con orgoglio le tracce di sangue sulla bionda peluria, si chinò sul cazzo di Timothy, l’impugnò con decisione e iniziò a leccare timidamente l’enorme cappella, poi giù lungo la nerissima asta. Ben presto ci prese un gran gusto impegnandosi completamente. Lui prese a darle consigli e suggerimenti e lei obbediva felice. Quando lui le chiese di succhiargli le palle, lei rimase un poco sorpresa, ma poi lo fece senza esitazioni. Glielo prese in bocca e per lunghi minuti lottò nel vano tentativo d’ingoiarlo tutto, riuscendo solo a far sparire nella piccola bocca una buona metà di quell’enorme cazzo. Si ricordò di quanto il suo ultimo ragazzo avesse insistito nel tentativo di convincerla a farlo godere nella sua bocca, pensò che potesse piacere anche a Timothy. Si sfilò per un attimo il cazzo dalla bocca e glielo propose “Timothy, vuoi che ti faccia godere nella mia bocca, vuoi che beva il tuo sperma?” domandò con entusiasmo e lui le sorrise dolcemente. “Se ti fa piacere piccola, ma io vorrei tanto godere in quel tuo delizioso culetto, lo faresti per me?” le domandò a sorpresa. Cristina incredula e terrorizzata fissò quel gigantesco cazzo immaginandosi lo strazio, ma voleva ripagarlo del piacere che le aveva donato: ormai era disposta a tutto e lentamente, con il volto contratto dalla tensione, assentì. Lui la fece nuovamente stendere e tornò ad occuparsi di lei, le leccò il tenero forellino, calmo e instancabile, fino a farla rilassare, la penetrò con le dita, ripetendo il lungo estenuante gioco senza tralasciare di solleticarle il clitoride per mantenerla eccitata, la lubrificò con moltissima crema lubrificante, sino a che lei non sentì le sue dita penetrarla senza dolore, scivolando dolcemente nel suo stretto sfintere. Poi la fece stendere su di un fianco, la penetrò scopandola, mentre continuava a giocare con le dita sul suo ano, Cristina si rilassò e lentamente riuscì persino a godere nuovamente. Ancora in preda ai violenti spasmi dell’orgasmo, lo sentì sfilarsi dal suo ventre ed iniziare a penetrarla nell’ano. Fu doloroso, ma non si sottrasse mai, anzi lo incitò e lui affondò in lei lentamente, inesorabilmente, ripetendo il gioco che tanto piacere le aveva donato in precedenza, quando aveva preso la sua prima verginità. Questa volta Cristina non riuscì a godere, ma il dolore iniziale diminuì moltissimo e lei riuscì a concentrarsi su di lui, notare le piccole variazioni nel suo ritmo, nel suo respiro. Lo sentì eccitarsi e accelerare il ritmo, sempre attento a non farle troppo male. Lo sentì irrigidirsi, sentì l’enorme bastone di carne contrarsi convulsamente nel suo culetto ed il caldo abbondantissimo sperma scaricarsi nel suo intestino, mentre il corpo di lui aderiva al suo e dalla bocca di Timothy sfuggiva un rantolo di piacere. Una sensazione nuova l’avvolse e lei incredibilmente, distrutta e dolorante, venne scossa dall’ultimo orgasmo di quella incredibile giornata, lui finì di godere, ma rimase in lei immobile sino a che le andate di piacere l’abbandonarono. Si sfilò lentamente da quel tenero culetto e giacquero esausti l’uno tra le braccia dell’altra, “Cristina mia dolce, oggi sei diventata una vera donna, una di quelle donne che un uomo non può avere una sola volta nella vita, credo che ci rivedremo ancora molte volte” le disse Timothy, e lei lo abbracciò felice.

Autore Pubblicato il: 20 Giugno 2022Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

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