Leggi qui tutti i racconti erotici di: Vecchi Racconti

Mio figlio diciottenne si era iscritto in palestra ed io avevo sfruttato l’occasione per andare con lui e ricominciare a fare un po’ di movimento dopo la pausa forzata provocata dal COVID 19. Era già andata quattro volte e avevo notato che uno dei tre istruttori, Giuseppe, mi guardava con interesse: indugiava volentieri a guardarmi la scollatura della maglietta e quando facevo qualche esercizio che metteva in mostra il mio sedere, casualmente era sempre nelle vicinanze. Quel giorno entrai in palestra e lo andai subito a cercare.
“Buonasera Giuseppe.”
“Buonasera Sonia, come stai?”
“Oh, abbastanza bene, grazie. Sono uscita adesso dal lavoro e come vedi non mi sono neanche cambiata. Volevo chiederti un consiglio.”
“Ma certo, dimmi pure.”
“Ci sono delle occasioni in cui non riesco a passare dalla palestra, ma non vorrei perdere l’occasione per allenarmi un po’. Pensi che potrei fare qualcosa anche a casa?”
“A casa? Sicuro! Sai che durante il Lock-down abbiamo fatto i corsi in video conferenza?”
“Si, lo facevano moltissime palestre, per non chiudere. Ma non intendevo una cosa del genere. Non voglio occupare uno di voi a farmi una lezione in video conferenza. Pensavo più a degli esercizi da fare a casa, intendo da sola.”
“Ma certo. Vuoi che ti prepari una lista di esercizi?”
“Veramente, mi chiedevo se per caso potevi passare da casa mia e farmi vedere cosa potrei fare. Se non ti è di troppo disturbo.”
Giuseppe aveva atteso qualche secondo per rispondermi e quando stava per parlare le anticipai, appoggiandogli le mani aperte sul petto, per poi portarle sul mio petto, come nell’atto di pregare a mani giunte:
“Ti prego, si tratterebbe solo di qualche minuto. Davvero! Per favore!”
“Va bene, ma quando volevi farlo?”
“Guarda, stasera i miei figli sono fuori perché è il giorno in cui stanno a cena con il padre. Ho la casa libera fino alle dieci di sera. Oddio! Mi sembra di essere un’adolescente che dice al fidanzatino quando non ci sono i genitori in casa!”
Avevo finito la frase con una risatina un po’ sciocca, mentre lo guardavo insistentemente negli occhi. Sperai che capisse che tutto il discorso significava ben altro.
“Va bene. Facciamo fra una mezz’ora. Il tempo di organizzarmi per lasciare la palestra. Tu cosa fai, rimani qui e andiamo insieme?”
“Mah, a questo punto io andrei a casa ad aspettarti. Tanto l’indirizzo è sulla scheda mia e di mio figlio. Comunque, via Colle del Colombo numero 126.”
“Va bene. Fra mezz’ora sono da te con lo scooter.”
“Meraviglioso” Grazie.”
Casa mia era distante forse quattro minuti dalla palestra e appena entrai in casa andai in bagno a fare una doccia, per poi mettermi una di quelle tutine attillate che lasciano ben poco all’immaginazione. La felpa mi fasciava i seni come un costume da bagno intero ed i pantaloni erano completamente aderenti sul culo e sulle cosce.
Avevo messo della biancheria intima molto succinta, con un perizoma che sembrava un francobollo attaccato a due fili ed un reggiseno sportivo che mi schiacciava e sosteneva il seno.
Mi sedetti alla scrivania in camera, lavorando una quindicina di minuti al computer e mi arrivò un messaggio WhatsApp:
“Sono sotto casa. Mi apri?”
Volevo scrivergli che in realtà volevo che lui aprisse me, ma non era certo il caso di proporsi in questo modo:
“Arrivo immediatamente.”
Andai giù ad aprire il portone e me lo trovai di fronte, con una bella tuta nera con lo stemma della palestra sul petto e sulla schiena.
“Vieni, vieni, entra!”
Salii le scale cercando di ancheggiare un pochino di più di quello che avrei fatto normalmente, sapendo che avrei avuto i suoi occhi esattamente sul mio culo.
“Vuoi un caffè, o qualcos’altro? O passiamo subito agli esercizi?”
“No, grazie. Preferisco vedere subito come aiutarti.”
“Allora vieni, ti faccio vedere.”
Lo portai in camera, dove avevo preparato un materassino, qualche attrezzo e un paio di pesi.
Mi misi in piedi davanti al materassino e Giuseppe, di fronte a me, cominciò a farmi vedere degli esercizi. Cercai di non eseguirli alla perfezione ed infatti, dopo un paio di minuti, si spostò dietro di me, per aiutarmi a correggere i movimenti. Nonostante lui cercasse di tenere un po’ di distanza, cominciai ad appoggiarmi e strusciarmi a lui, finché non sentii che il suo cazzo era chiaramente in erezione. Evitai di guardarlo, per non metterlo in imbarazzo, ma alla prima occasione gli appoggiai il palmo della mano sul pacco:
“Che complimento!”
“Cosa? Scusa, non ho capito… cioè, cosa hai detto?”
Era molto impacciato e gli passai nuovamente la mano sul pacco bello gonfio.
“Intendevo dire che questa tua erezione è per me un bel complimento. Ho qualche anno più di te e sono orgogliosa di averti provocato questa reazione.”
“Oh Sonia! Scusami, davvero, non credo che sia il caso di…”
“No, forse non hai capito: non sono arrabbiata, anzi! Sono lusingata di piacerti.”
“Ma Sonia, vorrei vedere! Sei una bella donna, con un bel corpo e…”
Non lo lasciai finire. Avevo messo una mano nell’elastico della tuta e gli tirai giù i pantaloni fino al ginocchio.
“Shhh. Non scusarti: Anzi, lascia che ti mostri che non sono arrabbiata.”
Mi inginocchiai sul materassino ed in un attimo ingoiai il suo cazzo fino a sentire i suoi peli pubici solleticarmi il naso. Niente come una bella “gola profonda” faceva sentire ad un uomo di essere desiderato.
Dopo aver spinto la sua cappella fino in gola un altro paio di volte cominciai a tirarlo fuori dalla bocca, per poi far scorrere la pelle e scoprire la cappella in modo da poter chiudere le labbra sulla corona del glande.
Pochi secondi e cominciò ad ansimare, cercando di abbassarsi per toccarmi il seno.
Mi alzai in piedi e lo spinsi verso il letto.
“Vieni, mettiamoci comodi.”
Giuseppe si lasciò cadere sul letto, con i pantaloni già calati alle caviglie. Glieli sfilai completamente, mentre lui si toglieva la felpa. Aveva un bel fisico, scolpito dall’esercizio ma non troppo “finto”. Lo guardai un attimo.
“Fai mettere comoda anche me, ok?”
Cominciai a spogliarmi ed in un attimo ero nuda, in piedi davanti a lui, ancora seduto sul letto, con il viso fra i miei seni, la bocca che succhiava i miei capezzoli e le mani che mi tenevano dal sedere. Lasciai che si gingillasse per un minuto con la mia quinta e poi gli dissi di sdraiarsi. Girai appena intorno al letto, mi inginocchiai sul materasso, fra le sue gambe e cominciai immediatamente a leccargli il cazzo. Dopo aver fatto passare la lingua diverse volte sulla cappella cominciai a farla scendere su tutta l’asta, fino a quando non arrivai a leccargli i coglioni. Lui intanto ansimava di piacere ed io passavo velocemente dai coglioni all’asta fino ad arrivare alla cappella, che oltre a leccare succhiavo forte ogni volta. Fino a che sentii la sua erezione che aumentava continuai a leccarlo e quando mi sembrò che avesse raggiunto il massimo turgore lo feci alzare in piedi e mi andai a mettere seduta sul letto.
“Vieni, entrami dentro. Scopami.”
Non se lo fece ripetere ed in un attimo me lo trovai dentro la fica fino ai coglioni. Cominciò a scoparmi ed io mi lasciai andare all’indietro. Dopo sette o otto spinte lo sentii cercare le mie mani e dopo che le aveva prese cominciò a tirarmi a sé, spingendosi nel frattempo dentro di me. La profondità della penetrazione aumentò, così come i miei mugolii.
Un paio di minuti e lo sentii indietreggiare ed uscire.
“Ti va di girarti?”
Non risposi neanche e mi misi immediatamente in ginocchio sul letto. Un secondo e lo sentii entrare di nuovo. Cominciò a tenermi per la vita, prima in maniera delicata e poi sempre più energica, tirandomi a sé mentre mi sbatteva il cazzo dentro. Ad un certo punto mi sembrò che il ritmo stesse cambiando ulteriormente e cercai di non assecondare i suoi movimenti, in modo da rallentare le spinte. Mi girai leggermente all’indietro, tanto da guardarlo in faccia:
“Perché non provi il secondo canale? Ti andrebbe?”
“Il secondo… Ah… Ah… Ma certo. Si.”
Aveva impiegato un attimo a capire cosa gli avevo detto e proposto e lo sentii uscire dalla fica e cominciare ad appoggiare la cappella sul mio buco del culo. Cercai di appoggiarmi diversamente sul letto, per mettere le mani sulle chiappe ed allargarle. Lui smise di spingere e sentii subito un dito che passava a raccogliere gli umori dalla fica per spalmarli sul culo. Un altro paio di pennellate e poi sentii nuovamente la cappella che si appoggiava sul buco. Andai leggermente indietro e la cappella passò dall’anello dello sfintere. Dal profondo della mia gola sentii salire una specie di rantolo.
Giuseppe cominciò a muoversi lentamente avanti e indietro fino a quando non sentii le sue palle che mi sfioravano la fica. Era tutto dentro.
Continuò ad incularmi ed io mi persi completamente per qualche minuto, per poi tornare presente a me stessa. Pensai che la scopata fosse giunta ad una delle sue vette: ero “a pecorina”, con i piedi fuori dal letto e la testa appoggiata di lato al materasso, davanti al mio istruttore della palestra, ed erano almeno dieci minuti che mi stava scopando il culo con una certa foga. Ma cazzo! Un cliché abbastanza scontato, da filmino porno degli anni 80: farsi inculare dall’istruttore della palestra. Intanto immaginai che stesse uscendo ed entrando per praticamente tutta la lunghezza del cazzo, perché sentivo la cappella che arrivava quasi ad uscire dall’anello di muscoli e poi lo sentivo entrare velocemente e sbattermi le cosce sulle natiche. Il rumore dell’impatto dei nostri corpi combaciava con una specie di martellata che dalla base del cranio si schiantava nel mio cervello. Ogni colpo di quell’inculata partiva sì dal culo, ma poi si manifestava nella mia testa, portandomi sempre più in alto nella scala dell’eccitazione. Ripresi un po’ il controllo di me stessa e guardai l’orologio sul salvaschermo del computer, aperto sulla mia scrivania, accorgendomi che non avevo più molto tempo. Dovevo farlo “arrivare” e mi girai verso di lui:
“Rimanimi dentro, ma lasciami andare giù, ok?”
“Vuoi stare sdraiata?”
“Si, voglio sentire il tuo peso addosso.”
“Come vuoi, anche se un po’ di dispiace. Hai un culo meraviglioso, lo sai?”
Lo sapevo, lo sapevo. Non c’era stato uomo che mi avesse scopata da dietro senza farmi i complimenti per il sedere.
Cominciai ad andare lentamente in avanti e lui mi seguì, tenendo il cazzo così piantato nel mio buco del culo da farmi sentire i suoi coglioni appoggiati alla fica. Fino a quel momento mi aveva tenuta per i fianchi o si era aggrappato alle mie natiche, stringendole fra le mani e appena mi appoggiai con il seno al materasso sentii le sue mani sulle spalle. Mi tirò a sé e contemporaneamente ricominciò a spingermi il cazzo nel culo. Era la prima volta che scopavamo e si era rivelato un buon amante, abbastanza attento e premuroso quando gli avevo offerto di cambiare buco. Aveva cominciato a “darci dentro” solo dopo un po’ che mi stava inculando e mi immaginai che si fosse accorto che ero molto più allenata a prenderlo in culo che a fare gli esercizi in palestra! Le sue mani passarono anche ad accarezzarmi la schiena ed il contrasto fra il leggero solletico delle carezze e la forza dell’inculata mi fece avere un brivido di intenso piacere. In quella posizione, con le chiappe molto più chiuse di come lo fossero “alla pecorina”, lo sentivo molto di più scavare nel mio culo, ma non era stato esattamente questo lo scopo del cambio di posizione. Volevo farlo venire e l’esperienza mi diceva che lo sfregamento provocato da quella posizione lo avrebbe portato al culmine molto più in fretta.
Ed io avevo fretta. Ormai erano quasi le dieci di sera e a quell’ora volevo telefonare al mio compagno. Certe volte avevo chiesto al mio amante, più o meno occasionale, di rimanere in silenzio mentre telefonavo. E non erano mancate volte in cui avevo continuato a farmi scopare, o a farmi inculare, o farmi leccare la fica mentre ero a telefono. Mi piaceva anche solo l’idea di non far trasparire dalla mia voce il fatto che magari nello stesso momento avevo un cazzo che mi scavava nel culo. Qualche volta avevo provato a telefonare mentre continuavo a spompinare il mio amante, ma quando succhio il cazzo divento golosa, non riesco a moderarmi e quindi a questa cosa avevo rinunciato, perché rischiavo che si sentisse. Comunque, quella sera volevo fare una video chiamata, come facevo spesso quando Adriano stava fuori diversi giorni per lavoro e ci sentivamo solo la sera. Insomma, dovevo trovare in fretta il modo di far uscire di casa, e dal culo, il caro e volenteroso istruttore. Per un attimo mi domandai che senso avesse mantenere in essere un rapporto dove i miei tradimenti avevano una frequenza all’incirca settimanale, ma mi ero già data la risposta diverse volte. Già dai tempi della mia tarda adolescenza avevo accettato la presenza di due me diverse. Le chiamavo Ragione e Passione. Organizzavo delle discussioni fra le due parti, spesso in forma di racconti scritti, dove entrambe esponevano il loro punto di vista sulle vicende che mi capitavano e sulle persone che frequentavo e tutte e due le parti esponevano motivazioni e giustificazioni per le scelte fatte.
Intanto il mio bravo istruttore aveva cominciato ad ansimare sempre più forte, con i sospiri direttamente collegati ai movimenti del cazzo. Sentii che si era alzato leggermente, allontanandosi da me di qualche centimetro e poi era uscito quattro o cinque volte dal culo, per poi spingersi nuovamente dentro fino in fondo. Immaginai che volesse guardare il buco del culo che rimaneva aperto, per poi appoggiarci ancora la cappella e farla scomparire di nuovo dentro di me.
E infatti: “Sonia, sai che sei completamente aperta? Scopi veramente bene con il culo!”
“Ti piace?”
“E come potrebbe non piacermi?”
“Allora dacci dentro! Inculami ancora! Dai!”
Non se lo fece ripetere e cominciò a spingere dentro di me come se volesse spostare tutto il mio corpo più su nel letto. Mi sentivo veramente sfondare, anche se sapevo che avrei retto benissimo al suo assalto. Bene. Si stava avvicinando all’orgasmo. Avevo gli occhi chiusi, per continuare a concentrarmi sulla sensazione di essere completamente riempita da un uomo. Quella sensazione, esattamente quella sensazione, sentirmi piena di un uomo, era il motivo per cui mi stavo facendo inculare dal mio istruttore della palestra. Era una lunga storia. I miei rapporti sessuali, fin dalle prime volte, quando avevo circa sedici anni, erano stati accompagnati da un sottile dolore vaginale, una forma di fastidio, che si accompagnava alle penetrazioni. Avevo letto su un libro di educazione sessuale che potevano esserci dei motivi medici, come un’infiammazione della vagina o roba del genere, ma non mi era stato trovato nulla. Intanto, quando avevo rapporti sessuali con il mio ragazzo di allora, continuavo ad avere quel dolore ed in più non raggiungevo mai l’orgasmo con la penetrazione. Alla fine, una ginecologa un po’ anziana mi disse che probabilmente quella sarebbe stata la mia sessualità e che non potevo farci niente. Avrei sentito un leggero dolore durante le penetrazioni ed avrei fatto parte di quelle donne, lei parlò di un 35%, che non raggiungono l’orgasmo con il normale rapporto sessuale. Ed era stato così per molto tempo. Ma le due gravidanze che avevo avuto, da giovane perché ero diventata mamma a 23 e 25 anni, avevano cambiato tutto. La fica si era allargata molto e il fastidio durante i rapporti era quasi scomparso. Ma la dilatazione della vagina, che si era rivelata permanente, aveva portato via anche la sensazione di sentirmi piena del mio uomo e, soprattutto, capace di dargli piacere, che era quello che compensava il fatto di sentire quel continuo fastidio. Non ero mai stata molto propensa a dare il culo, anche se avevo perso la mia verginità anale pochi mesi dopo il mio primo rapporto completo. Ma dopo la gravidanza, la prima volta che mio marito mi scopò il culo mi trovai a provare una sensazione mai vissuta. Non mi ricordavo che prima fosse stato così. Il senso di pienezza fisica che avevo provato era indescrivibile. Mi sembrava di sentire ogni particolare del cazzo che mi penetrava nel culo, ogni minimo rigonfiamento e vena dell’asta che mi fotteva. E poi c’erano gli orgasmi post inculata! Le prime volte che mio marito mi aveva accarezzata e portata a godere dopo avermi inculata avevo avuto degli orgasmi squassanti. Ma poi i nostri rapporti cambiarono e mio marito, dopo aver raggiunto il suo orgasmo ed avermi inondato il culo di sperma, smise di accarezzarmi e farmi godere. Per qualche motivo aveva deciso che non meritavo le sue attenzioni, ma questo non mi impediva di pensarci da sola. Cominciai ad accettare di essere inculata e poi lasciata lì come una bambola gonfiabile, per poi portarmi ogni volta a godere da sola, quasi sempre in maniera fortissima. Il matrimonio era ormai già fallito quando rimasi incinta di mia figlia e dopo la separazione ebbi solo qualche incontro con qualche uomo, ma niente di regolare. Passarono cinque anni, lunghi e molto difficili, prima che intrattenessi una relazione regolare. Fino al rapporto con mio marito ero sempre stata fedele agli uomini con cui stavo, ma i problemi che portarono alla separazione mi fecero vivere anni di profondo disagio, con me stessa e con gli altri. Con gli anni riuscii ad uscirne ma mi erano rimasti dei profondi sensi di inadeguatezza ed una bassissima autostima, specialmente come donna e come femmina. Il problema era che una parte di me aveva bisogno di sentirsi capace di soddisfare “gli uomini” e non mi bastava più l’idea di essere capace di soddisfare “il mio uomo”. Era un discorso complesso, che avevo affrontato anche nell’ultimo periodo di psicoanalisi, ma alla fine non era cambiato nulla. Mi rendevo conto che la mia coerenza era molto labile, ma la Ragione, che nulla dovrebbe avere a che fare con l’amore, mi faceva essere innamorata del mio compagno, mentre la Passione mi portava ad una forte necessità di sedurre degli uomini. C’era stato un periodo in cui avevo usato una tecnica di approccio “aggressiva” che però aveva provocato più brutte figure che degne scopate: per fare un esempio, non era così facile farsi scopare da un addetto del supermercato nei bagni del Centro Commerciale. Mentre invece non era difficile chiedere all’istruttore della palestra di venire a casa per mostrarmi gli esercizi che avrei potuto fare quando non andavo in palestra e poi, mentre ce l’avevo in casa, scoparlo ben bene.
Il mio cavaliere, che mi stava montando come una puledra, cominciò a rantolare e a spingermi il cazzo nel culo come se volesse sfondarmi. Aveva un bel cazzo, ma niente che potesse preoccuparmi e dopo alcuni secondi cominciai a sentire una sensazione di calore riempirmi le budella. Il mio volenteroso istruttore stava scaricando abbondanti fiotti di sperma nel mio intestino. Si calmò e lo sentii uscire dal culo. Abbozzò qualche complimento e poi gli chiesi se volesse andare in bagno. Lui si alzò, aprì la porta della camera ed entrò in quella del bagno, che era proprio dopo la mia camera. Mi sentivo leggermente vuota ma sapevo che, con l’aiuto o meno del bel ragazzo, il mio orgasmo non era lontano. Allungai appena le braccia sul letto, mettendo le mani sotto al cuscino e sentii qualcosa di estraneo. Lo tirai fuori e trovai un foglio A4 piegato in quattro: “Ciao amore mio! Un bacio. E chiamami prima di andare a dormire. Adriano.”
Ecchecazzo! Avevo il culo completamente allargato e pieno dello sperma di un altro uomo ed avevo appena trovato un biglietto lasciato sotto il cuscino dal mio compagno. Mi costrinsi a far finta di nulla, perché in quel momento non sarei riuscita a gestire le emozioni e lo rimisi sotto al cuscino. Adriano era partito quella mattina per stare cinque giorni fuori casa per lavoro ed evidentemente, prima di partire, mi aveva lasciato quel biglietto nel letto. Stellino! Se avesse potuto vedermi mentre mi facevo scopare ed inculare dal giovane istruttore ci sarebbe rimasto davvero male. Non sarei mai riuscita a spiegargli e fargli capire le mie necessità e quindi avevo deciso di essere prudente e fare di tutto per non farmi scoprire. Intanto Giuseppe era tornato dal bagno e vederlo entrare nudo in camera, con quel bel corpo modellato dalla palestra ed il cazzo che ancora gli svettava davanti, mi fece pensare di cominciare a fargli un pompino “resuscita cazzo” e poi farmi scopare ancora, ma non avevo tempo. Rimandai l’intento al successivo incontro mentre lui si sdraiava accanto a me sul letto. Mi girai e lui avvicinò subito una mano al mio pube. Il ragazzo era sveglio! Aveva capito che c’era da contraccambiare un po’ del piacere che aveva appena provato e cominciò ad accarezzarmi la fica ed il clitoride. Bastarono un paio di minuti e sentii rompersi le acque dell’orgasmo. Una palla di fuoco era partita dal mio inguine per poi arrivare a scoppiarmi nella testa, passando dal petto. Era durato circa un minuto ed ero andata vicino a perdere i sensi almeno tre volte. Ero sicura che prima o poi avrei sperimentato anche quella che i francesi chiamano “petite mort”, cioè una specie di svenimento che segue il raggiungimento dell’orgasmo. Mi presi un paio di minuti per riprendermi e calmarmi e poi mi girai a guardare il mio amante.
“Allora? Sono questi gli esercizi che mi consigli di fare quando non posso venire in palestra?”
Giuseppe cominciò a ridere.
“Perché no? Quando non puoi ‘venire’ in palestra potresti fare questi esercizi! E ogni tanto potrei ‘venire’ a vedere se li fai bene!”
Aveva calcato in maniera simpatica la parola venire e mi strappò una sincera risata. Evidentemente il ragazzo, venticinquenne, non aveva trovato un grande sacrificio scoparmi, anche se avevo sedici anni più di lui e non sembrava avere problemi a rifarlo in futuro.
“Vedremo. E comunque un giorno devi farmi provare un divanetto o qualcosa del genere alla palestra.”
“Ma certo Sonia, quando vuoi!”
“Senti, non voglio scacciarti, ma tra poco tornano i miei figli dalla cena con il padre e non posso farti vedere da loro. Ti dispiace?”
Ma che cazzo avrebbe dovuto dispiacergli? Era venuto a casa, gli avevo fatto un signor pompino, gli avevo dato fica e culo in ogni posizione e lo avevo fatto sborrare in culo. Poteva sicuramente ritenersi soddisfatto.
Infatti: “Ma certo, si, capisco benissimo.” e si era alzato, cominciando a vestirsi. Mi alzai dal letto e appena finì di vestirsi lo accompagnai alla porta al piano di sotto. Si girò per salutarmi e mentre gli davo un bacio sulla guancia mi mise una mano sul culo, passando un dito proprio sul buco.
“Stai colando, lo sai?”
“Si, adesso vado in bagno anch’io. Buonanotte.”
“Buonanotte”.
Risalii le scale che dal portoncino esterno portavano in casa ed entrai in camera. Presi il biglietto sotto il cuscino ed il telefonino. Mentre entravo in bagno composi il numero del mio compagno. Erano le 22:13.
“Ciao.”
“Ciao amore! Come stai?”
“Abbastanza bene. Sono stanca. Ho lavorato tutto il giorno e poi sono andata in palestra. Sono entrata in casa adesso. E tu?”
“Sempre le solite cose. Ho tenuto il corso e poi sono venuto in albergo. Sono andato a mangiare qui vicino ed ero al computer ad aspettare la tua chiamata.”
Nel frattempo, ero entrata in bagno e mi ero seduta sul water.
“Senti, ma hai avuto tanta gente oggi al corso?”
Aspettai che cominciasse a parlare ed esclusi il microfono del mio telefono. Una leggera spinta e cominciai una serie di piccoli peti, per far uscire un po’ dell’aria che era entrata durante l’inculata ma soprattutto per spingere fuori lo sperma che il mio torello da monta mi aveva schizzato nelle budella. Sentii subito un odore misto fra feci e sperma e pensai che se ti fai riempire il culo, poi devi anche svuotarlo…
I rumori corporei finirono e riattivai il microfono.
“Senti, mi fai fare una doccia veloce? In palestra non ho potuto farla. Poi ti chiamo quando sono a letto.”
“Ma certo. Chiamami tu, ok?”
“Ok, dammi solo qualche minuto.”
Uscii dal bagno, tornai in camera a prendere una vestaglia e poi rientrai nel bagno, aprendo l’acqua della doccia. Appoggiai la vestaglia ed entrai sotto l’acqua. Appena finita la doccia sentii alcuni rumori in casa:
“Ragazzi? Siete tornati?”
La voce di mia figlia mi rispose subito.
“Si mamma, siamo a casa.”
“Cercate di andare a dormire ché domani dovete alzarvi presto.”
“Si, non preoccuparti. Buonanotte.”
“Buonanotte anche a voi.”
“Buonanotte mamma.”
Anche mio figlio si era fatto sentire.
Mi asciugai, mi misi la vestaglia e andai in camera. Rimisi il biglietto sotto il cuscino e appena chiusa la porta feci partire la video chiamata di WhatsApp.
“Hai fatto la doccia?”
“Si certo, adesso mi metto a letto.”
Aprii lentamente le coperte, che erano un po’ stropicciate, ma sapevo che dal telefono non era possibile immaginare o sospettare il motivo per il quale il letto non fosse ben rifatto. Entrai nel letto, senza coprirmi e appoggiai la testa al cuscino.
“Ma, cosa c’è qui?”
Tirai fuori il biglietto e lo aprii, facendo finta di leggerlo per la prima volta.
“Amore! Stamani prima di partire mi hai lasciato un bigliettino! Ma sei dolcissimo! Mi piacerebbe che tu fossi qui, sai?”
“Amore mio, piacerebbe anche a me essere lì con te. Tra quattro giorni sono a casa.”
Allungai il braccio allontanando il telefono e con l’altra mano cominciai ad aprire la vestaglia, inquadrandomi dal seno fino al pube.
“Sonia, lo sai quanto mi piaci, vero?”
“Diciamo che hai fatto in modo che potessi sospettarlo! E dimmi, quando sarai a casa che cosa farai?”
“Beh, potrei cominciare con il baciarti.”
“E poi?”
“E poi ti accarezzerei un po’ il seno.”
“E se io ti dicessi di andare un po’ al sodo, cosa faresti?”
“Ti passerei un dito nelle pieghe della fica e poi giudicherei come andare avanti a seconda delle tue reazioni. Ma visto che non ci sono, potresti farlo tu, adesso, per me.”
“Va bene…”
Cominciai a passarmi un dito nello spacco delle grandi labbra, mentre con l’altra mano tenevo il telefono. Cominciai quasi subito a mugolare e mi accorsi che il mio compagno aveva cominciato a masturbarsi.
“Toccati il cazzo. Poi appena sei qui ci penso io. Voglio leccarti il cazzo e poi leccarti i coglioni. E poi ti lascio scegliere come scoparmi.”
“Oh, non preoccuparti. Quando arrivo ti prendo e ti scopo. E voglio aprirti un po’ anche dietro, così poi godi ancora più forte!”
“Oddio! Lo sai che mi squassi quando mi fai venire dopo avermi scopato il culo.”
“Certo che lo so! Ci sarebbe da scoparti il culo anche solo per poi sentirti godere così forte. Ma lo sai che mi piace scoparti il culo, vero? Mi piace scopartelo e mi piace accarezzarlo e trovarlo bello morbido e aperto come ce l’hai dopo essere stata inculata!”
“Intanto posso accarezzarlo un pochino per te, se vuoi.”
“Oh si, fallo!”
Altro che morbido! Il mio bell’istruttore mi aveva appena scavato e trapanato una piccola galleria nel culo ed era proprio aperto e morbido come diceva Adriano.
La doccia mi aveva rilassato molto e appena mi passai un dito sul buco del culo capii che non avrei avuto problemi ad avere un altro orgasmo. Continuai a toccarmi alternativamente il clitoride ed il buco del culo, fin quando non ebbi il secondo orgasmo, anche se non erano passati neanche venti minuti dal precedente.
Qualche secondo e poi sentii il mio compagno che rantolava di piacere. Anche lui aveva raggiunto il culmine.
“Amore, ma è possibile che dopo anni tu sia ancora capace di eccitarmi come se fossimo ragazzini?”
“Ma io non mi sono mai eccitata così tanto da ragazzina!”
“Vabbè, comunque sei molto appagante, anche da lontano.”
“Bene, mi fa piacere. Senti, io sono stanchissima. Ci sentiamo domani, va bene?”
“Certo amore, buonanotte.”
“Buonanotte Adriano, a domani.”
“A domani. Un bacio.”

Autore Pubblicato il: 2 Giugno 2022Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

Lascia un commento