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Le storie di Fulvia nascono dalla fantasia o dalla realtà? Poco importa, dal momento che ciò che per lei è fantasia si trasforma in pochi attimi in realtà e viceversa. Fulvia fin da adolescente ha sempre vissuto la sua sessualità come qualcosa di assolutamente inscindibile dalla vita, o meglio la sua vita ha il profumo, i godimenti, le eccitazioni, gli orgasmi che ogni giorno porta con sé, dal mattino alla notte, senza pause, senza preclusioni o freni inibitori. Può tutto e vuole tutto, non si accontenta mai, è una di quelle donne alle quali non va giù il fatto che qualcuno possa dirle “Adesso basta, è ora di riposare”. Ci provavano i suoi genitori quando, intorno ai 17 anni, non la smetteva mai di passare le ore chiusa a chiave in camera sua a farsi ditalini mentre in cuffia ascoltava la sua radio preferita. Non vedeva l’ora di fuggire dal mondo, dai compiti, dalla scuola, dai suoi amici, per rifugiarsi nella sua tana del peccato per poter cominciare a toccarsi dappertutto, per godere come le ragazze che conosceva giù al bar e che ogni sera gli raccontavano le loro esperienze di piccole troie in calore. E allora il rito aveva inizio, sempre e comunque da un desiderio irrefrenabile di odorare qualcosa di forte, dalle sue parti intime alle scarpe da tennis appena tolte o le mutandine bagnate di umori dolciastri che trattenevano anche l’odore acre del suo culo. Portava al naso gli oggetti e cominciava ad eccitarsi, ormai per lei era impossibile godere altrimenti. A Fulvia, che oggi di anni ne ha trentadue, piace ricordare quel periodo libero e felice, e ogni tanto si lascia prendere dalla nostalgia, ma poi pensa che anche ora, in fondo, quella filosofia che legava lei alle sue compagne non è mai cambiata e continua a scandire le sue giornate. Non ha più quelle belle cosce un po’ piene di una ragazzina, quella pelle così levigata, quella fichetta appena dischiusa che conosceva solo ditalini su ditalini, che si accontentava di masturbarsi ferocemente in camera sua. È cambiata, un fisico asciutto, quasi diafano: gambe magrissime che mantengono quell’incavo delizioso prima di sfumare su una fica con pochi peli biondi, accuratamente tagliati, che mettono in mostra due labbra rosee così gonfie e aperte, sempre pronte a farsi toccare, torturare, massaggiare, succhiare, mordere. Sul suo viso dai lineamenti sottili risalta la bocca rossa che sembra non appartenerle, arrotondata, labbra morbide e gonfie e due occhi a mandorla scuri come la pece. Da qualche mese è passata a dirigere un ostello della gioventù che si trova nel cuore della città, nel quale per diversi anni aveva lavorato prima come segretaria, poi come responsabile dell’ufficio pubblicitario e si era conquistata la fiducia e l’ammirazione da parte della sua ex direttrice, ora in pensione. Il motto di Fulvia è “Libertà e sesso senza inibizioni”, dunque ha scelto di vivere da sola in un piccolo appartamento poco fuori città, con un bel giardino, una veranda che s’affaccia su un prato delimitato a poche decine di metri da un palazzetto con ampie finestre proprio di fronte alla stanza da letto: un materasso adagiato su una bassa pedana in legno, alle pareti diversi specchi, un ventilatore a pala sul soffitto e qualche piccolo quadro. Come la sua stanza del peccato di quando era bambina, anche tra queste mura Fulvia è capace di liberare la sua fantasia in ogni momento, quando l’eccitazione è talmente forte da farle bagnare la fica e gli slip e lei sembra un’indemoniata, cammina su e giù per la casa, prende il primo oggetto che le capita a tiro, il manico di una spazzola, il tubetto di dentifricio, una zucchina o il collo di una bottiglia e se lo infila tra le labbra della fica prima dolcemente, con gesti lenti e ritmati, fino a quando l’oggetto non è ben lubrificato dalla sua ciprigna densa che le cola tra le gambe. Allora con la destra comincia a sbattersi con violenza mentre porta le dita dell’altra mano sul buco del culo lavorandoselo a poco a poco, allargandolo bene e facendosi ingoiare il medio che entra e esce stimolandole l’ultima parte dell’intestino. Da gran porca qual è, mentre continua a sfondarsi la fica non abbandona il godimento che le dà sentirsi massaggiata dentro quel buco così bollente, desideroso solo di farsi riempire da un cazzo duro come la pietra, pronto a sborrare nel suo culo riempendola fino all’impossibile. Mette in mostra le chiappe separate dal dito nel buco del culo davanti allo specchio più grande, proprio di fronte al letto. Le piace guardarsi mentre si sodomizza come una vera troia insaziabile, tira fuori il medio, lo annusa, si eccita da impazzire all’odore forte che ricopre quella parte di dito che ha sfondato il suo culo, lo annusa ancora poi avvicina le labbra e la lingua ingorda va a poggiarsi su quel tesoro che non vuole consumare tutto in una volta. Gira la lingua, succhia piano, poi osa di più, fino ad ingoiare quel dito che in bocca ha il sapore aspro che le piace tanto, è infoiata come una cagna in calore al pensiero che ciò che succhia con avidità potrebbe essere un bel cazzo che l’ha appena sfondata e che chiede solo di essere ripulito. Si rigira sul letto, ora è di fronte allo specchio, le cosce aperte, la fica che le bolle, le labbra sporche, le mani sul clitoride che si vede bene tra le grandi labbra, turgido e rosso, pronto a farsi titillare ancora qualche secondo, prima della sborrata finale. Fulvia con un grido soffocato gode più volte, i suoi orgasmi sembrano infiniti mentre il bacino si muove convulsamente a ogni scarica di ciprigna che sgorga da quella fica torturata dal piacere. E alla fine, esausta, abbandona il corpo al godimento non prima di aver ripulito per bene il suo buchetto che regala ancora quella saporita marmellata marrone che ha sporcato le lenzuola. Guarda l’orologio, fuori è buio ma ha ancora tutta la notte davanti a sé. Domani è il suo giorno di riposo e come sempre, lei ne approfitta per fare bagordi. Nel silenzio della notte si sente solo lo scrosciare dell’acqua in bagno: Fulvia si accarezza sotto quel getto freddo mentre fuori fa un caldo d’inferno, poi si asciuga e s’infila ancora gocciolante un vestitino leggero, trasparente quanto basta per mostrare che sotto quel tessuto svolazzante è completamente nuda, niente mutandine e seni gonfi che vogliono essere spremuti e leccati da chiunque. La fa sentire ancora più troia e disponibile il fatto di non indossare lingerie. Mentre corre in macchina già pensa a quello che le potrebbe accadere in questa notte ed è eccitata al solo pensiero di offrire il suo corpo a chi gli piace di più. Pochi chilometri ancora e arriva al boschetto, una specie di piazzola alberata che lei conosce bene, un posto buio e ben appartato dove nelle auto è possibile far tutto senza essere visti da nessuno. Stasera c’è un sacco di movimento e una ragazza sola come Fulvia attira subito l’attenzione di alcune macchine schierate in fila proprio ai bordi della piazzola che cominciano a lampeggiare in segno di ospitalità. Tira il freno a mano e se ne sta lì qualche secondo a studiare la situazione mentre si scopre le cosce e porta la mano sulla fica. È troppo eccitata e come sempre deve farsi un ricco ditalino prima di cominciare a ragionare con serenità. Si infila una mano sotto il vestito e incontra subito i suoi peli bagnati, qualche minuto di sfregamento sul clitoride e l’orgasmo arriva, un piccolo antipasto che aumenta il desiderio. Come al solito la sua curiosità la spinge verso quelle auto che non hanno mandato alcun segnale, probabilmente lì dentro si sta scopando alla grande. Rimette in moto e lentamente si avvicina ad un Mercedes con i vetri fumé tirati su. Aspetta qualche secondo ma la risposta non arriva, sta per ingranare la marcia indietro quando improvvisamente il vetro si abbassa e nell’ombra una mano di donna le fa cenno di entrare. La portiera della macchina si apre. Fulvia parcheggia l’auto, torna indietro verso il Mercedes, accompagna lo sportello con la mano e so lo chiude dietro le spalle silenziosamente. Non fa in tempo a mettere a fuoco la situazione che quella donna ancora senza volto le ficca la lingua in bocca, la soffoca con un vai e vieni di quella carne calda insalivata e Fulvia risponde mordendole un labbro e poi ancora scopandosi con la lingua quella puttana che manda dalla bocca un odore intenso di rossetto, ma lei ancora non riesce a distinguerle il viso. Intanto quella troia non ne vuol sapere di lasciarle la lingua mentre geme di piacere, si contorce sul sedile e allunga una mano sotto il vestito di Fulvia. Il fatto di non incontrare il tessuto degli slip la fa ancora più infoiare. Non perde tempo, ficca con violenza indice e medio dentro la passera di Fulvia che è bagnata da un pezzo e glieli rigira dentro per prendere tra le dita tutto quel liquido caldo e appiccicoso. Poi con la stessa forza estrae le dita e se le porta alla bocca, se le succhia, se le passa sul viso e le fa rientrare tra le labbra vogliose di Fulvia. Dopo dieci minuti di va e vieni le due sono pronte per giochi ancora più divertenti. Fulvia appoggia la schiena contro il finestrino posteriore mentre la sua compagna occasionale si gira di spalle e le offre il culo, che sente un po’ molle tra le mani ma con due chiappe ben separate. “Deve averne presi di cazzi questa puttana” pensa tra sé. L’altra ancora non ha detto una parola e Fulvia comincia ad insultarla. Più la insulta e più la sua schiava manda gridolini di piacere, muove il culo come se volesse prendere mille cazzi in una volta. Fulvia conosce il gioco: più è lunga l’attesa e più forte è la sborrata finale e così sta lì immobile a guardarsi questo buco marrone che manda un odore forte, ora le arriva alle narici e questo la fa arrapare da morire. Il solo profumo del culo la manda in estasi ma resiste ancora, vorrebbe ficcargli tutta la lingua dentro, pulirselo per bene, tenere in bocca il sapore di quella vacca, insieme alla broda della sua fica coperta da una folta peluria ma non vuole dargliela vinta e continua a insultarla. L’indemoniata struscia il culo sullo schienale, allarga le cosce per girarsi a guardare la fica di Fulvia che adesso le sta all’altezza della bocca, gocciolante di sborra che ha bagnato la plastica del sedile: “Dai stronza, adesso mi diverto io, leccami la fregna, avanti, brava puttanella, fammi venire, leccala di nuovo, ficca bene dentro quella lingua, ah sì, sfondamela, ti innaffio, ti godo in bocca, Ahh…”.Fulvia dà colpi di reni, muove il bacino, si stringe i capezzoli tra le dita e gode a ripetizione, mentre spinge i piedi sul finestrino per gli ultimi colpi di fica nella bocca di quella donna che ansima. Non parla ma Fulvia capisce che questa sborrata le è piaciuta da morire, visto che con la mano va a ripulire il liquido biancastro che è colato sul sedile, ci passa la lingua e poi le tette fino ad appoggiare, esausta, il viso completamente bagnato tra le cosce della sua amica. Nell’auto fa un caldo insopportabile, gli umori delle due fiche si mescolano al sudore dei piedi e a quello dei due culi che hanno formato gocce di sudore proprio nel solco tra le chiappe. Questo è il profumo che fa impazzire Fulvia, sarebbe capace di rimanere tutta la notte chiusa tra quelle lamiere pur di godere di quell’aria intrisa di sesso. Si rimette a posto il vestito mentre l’altra è ancora tramortita dalle scariche di sesso di Fulvia. Si tira su a stento e va a cercare ancora una volta la bocca della sua padrona, un ultimo bacio profondo, voglioso. Fulvia fa scattare la maniglia dello sportello, esce dal Mercedes, pochi passi ed è di nuovo alla guida della sua macchina. Gira la chiave e sparisce nella notte.

Autore Pubblicato il: 20 Giugno 2022Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

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