Leggi qui tutti i racconti erotici di: Vecchi Racconti

Mi chiamo Monica, ho 17 anni e da due non sono più vergine e quello che sto per raccontarvi è proprio la storia di quel meraviglioso evento. Un mattino, con delle amiche di classe, siamo andate in piscina per una bella nuotata. Con noi nella piscina c’erano anche alcuni ragazzi, due dei quali li conoscevo di vista, si chiamavano Franco e Antonio, frequentavano lo stesso liceo e non mi toglievano mai gli occhi di dosso. Mentre nuotavo per conto mio i due si avvicinarono. Franco era il più chiacchierone. Non avevo notato che portava un tatuaggio sull’avambraccio, un teschio disegnato da un dilettante con dell’inchiostro e un ago.
“Ti sarai accorta che io e Antonio passiamo il tempo a guardarti. Sei proprio carina Monica, vero?”
“Sì”
“Ce lo fai venire duro, Monica”
Mi ero guardata in giro: gli altri giocavano o nuotavano più in là. Avevo spinto in fuori i seni, coi capezzoli che puntavano.
“E allora?”
“Sei una che provoca. Al mio amico piacerebbe molto uscire con te, vero Antonio?”
“Si.”
Poco a poco si avvicinavano e mi sfioravano le cosce con le loro. Avevo guardato Franco negli occhi.
“E a te?”
“Anche a me”
Sott’acqua mi aveva messo una mano sulla pancia, vicino alla cintura del costume. Mi erano venuti i brividi dappertutto. Era sceso più in basso e mi aveva incollato una mano sul pube. Vedendo che non reagivo, mi aveva pizzicato in cima alla fessura. Un’ondata di calore si era diffusa nel mio ventre invadendomi il sesso.
“Ti piacerebbe succhiarmi l’uccello?”
Mi aveva messo una mano sul seno, fuori dall’acqua. Passava una ragazza lì vicino e l’avevo respinto.
“Non certo qui, in ogni caso”
“Da un’altra parte, allora”
“Vedremo”
Mi aveva chiesto se poteva venire anche Antonio. Il suo piano era semplice. Risalivo nella mia cabina e loro mi avrebbero raggiunta uno per volta.
“Solo per baciarci un po’……”
Il loro piano mi era parso un po’ rischioso. Qualche mia amica poteva passare di lì.
“Un’altra volta magari”
Franco mi si incollò addosso. Avevo sentito la bozza del sesso sulla coscia. Ce l’aveva duro. Qualcuno ci stava guardando e mi ero allontanata. Prima di lasciarmi andare, Franco mi aveva sibilato, a denti stretti: “Sporcacciona! Provocatrice!”
Dovevo chiarirmi le idee. Ero turbata, mi bagnavo il costume. Ero uscita dall’acqua e mi ero diretta verso i bagni, in fondo a un corridoio. C’erano una decina di gabinetti alla turca. Mi ero chiusa dentro e mi ero tirata giù le mutandine. Accovacciata e grondante, avevo cominciato a toccarmi, quando avevo toccato il clitoride, avevo rischiato di mettermi a gridare. Mi facevano male i seni sotto il reggiseno troppo stretto. Stavo pisciando quando un leggero rumore mi aveva fatto alzare la testa. Avevo visto una lama scivolare fra la porta e lo stipite, il coltello aveva sollevato il catenaccio e la porta si era aperta. Avevo stretto le cosce senza riuscire a trattenere il getto della pipì. Franco e Antonio avevano richiuso la porta dietro di loro.
“Siete pazzi?”
“Puzza di pipì di ragazzina, qui dentro! Ci avevi provocati. Apri le cosce e facci vedere la fica!”
Antonio, che era molto forte, mi aveva presa per un braccio e mi aveva costretta ad alzarmi, con gli slip alle caviglie. Davanti alla mia fessura, Franco si era toccato la verga.
“Cazzo, come sei pelosa! Guardale la fregna, Antonio!”
Il ciccione non diceva niente. Erano dei teppisti e mi facevano paura. Franco mi aveva spinta contro il muro. Stavo per mettere il piede nel buco e scivolare. Mi si era incollato addosso baciandomi sulla bocca. L’alito puzzava di tabacco. Mi aveva fatto saltare il reggiseno e mi palpava i seni. Antonio guardava soffiando come un bue. Franco mi aveva toccato le natiche.
“Questa porca non chiede di meglio, hai visto Antonio?”
Mi frugava nel solco, mi toccava il buchetto del culo. Avevo i crampi. Nel gabinetto c’era puzza di pipì. Si era tirato indietro per vedermi il sesso. Il glande gli usciva dagli slip e si incollava all’ombelico. Si era arrotolato il costume sulle cosce. L’uccello ricurvo oscillava. Il glande a forma di fragola era più grosso della colonna. Prendendomi per i capelli mi aveva costretta a inginocchiarmi.
“Succhiami l’uccello, porca!”
Non avevo gridato quando le mie ginocchia avevano urtato il pavimento. Aggrappata alle sue cosce, avevo aperto la bocca per prendergli l’uccello. Me l’aveva cacciato dentro fino alle tonsille. I suoi peli, fitti e ricci, sapevano di sudore e del cloro della piscina. Dava dei colpetti di reni mentre lo succhiavo. La verga mi soffocava, ma l’avevo leccata febbrilmente.
“Te l’avevo detto, Antonio. Succhia bene, questa puttana!”
Avevo sentito delle voci nel corridoio. Era un ragazzo del liceo con una ragazza della mia classe di cui avevo riconosciuto la voce. Era Luisa, una piccola rossa, sempre profumata di lavanda. Parlavano di film. Sono entrati nei gabinetti a destra e a sinistra del nostro. Avevo continuato a leccare la verga di Franco e sentivo il getto del ragazzo bombardare il buco pieno d’acqua. Mi aveva eccitata e mi era spiaciuto non sapere chi fosse. Uscendo, aveva continuato a parlare con Luisa che stava pisciando rumorosamente. Avevo immaginato che avesse lasciato la porta aperta e che si esibisse davanti a lui. Appena si erano allontanati, Franco mi aveva fatta alzare tirandomi per i capelli e mi aveva sbattuta contro il muro, fregandomi l’uccello contro i peli della fica. Gli mancava il fiato dall’eccitazione.
“Tocca il mio amico mentre ti scopo!”
Avevo teso la mano come un automa. Antonio si era tirato giù gli slip e gli avevo preso l’uccello, più corto di quello del suo amico, ma più grosso. Non ero più io adesso e me ne fregavo che arrivasse qualcuno, anzi, il rischio mi eccitava. Finalmente mi sarei sentita un uccello dentro. Gino si era inarcato per mordicchiarmi i capezzoli. Da lui emanava una forza terrificante. Piegando le ginocchia mi aveva messo il sesso fra le cosce. Non ero la sua prima ragazza e aveva trovato subito il buco, si era raddrizzato e mi aveva infilato il cazzo nella fessura. Avevo sentito uno strappo e un dolore improvviso. Ma era durato pochissimo. Aveva cominciato ad andare e venire sempre più in fretta, gemendo.
“Lo sapevo che eri una bella porca. Ti piace eh?”
“Si…”
Non riuscivo più a controllarmi. Spingevo in avanti il bacino per farmelo infilare più in fondo. Avevo l’impressione che mi aprisse in due. Non avevo mai provato una sensazione simile. Il suo sesso scivolava facilmente, facendo contrarre e dilatare le pareti vaginali. Sudavo, avevo la fronte bollente, ma le mie mani erano gelate. Antonio si masturbava guardandoci. Gli avevo detto in un soffio: “Toccami le tette, tu!” Aveva alzato le spalle preferendo occuparsi delle mie chiappe. Aprendole, aveva trovato l’ano aveva infilato prima un dito, poi due.
“Hai ragione Franco, le piace farsi infilzare in tutti e due i buchi.”
“Te l’avevo detto che era una buona. Mi pompa con la fregna, è incredibile.”
Era troppo, mi sentivo posseduta da tutte le parti. Stavo per godere con l’uccello di uno nella vagina e le dita dell’altro nel culo. Un senso di vertigine mi aveva fatto vacillare. Avevo alzato le braccia per tenermi al muro. Il ciccione aveva sborrato per primo. Avevo guardato la sua mano agitarsi sull’uccello, quando lo sperma era schizzato. Il glande era gonfio da scoppiare. I fiotti mi erano colati sul fianco e sulla coscia. Mi era sfuggito un grido quando Franco si era irrigidito dentro di me e avevo sentito il suo sperma schizzarmi in fondo alla vagina. Quante volte avevo immaginato quella sensazione, masturbandomi! Stavo per godere, ma si era ritirato immediatamente prima. Antonio si era rimesso gli slip. Tirandosi su i suoi Franco aveva aggrottato le sopracciglia:
“Guarda il mio uccello! Cazzo, hai le mestruazioni?”
“No, ero vergine”
“Stronza, dovevi dirmelo”
“Non cambia niente, me ne frego, era quello che volevo”
Franco era uscito, seguito da Antonio. Prima di andarsene, aveva abbaiato: “Ti prudeva, eh? Puttana!”

Autore Pubblicato il: 18 Giugno 2022Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

Lascia un commento