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Il ricordo di Milena mi accompagnerà per tutta la vita, come solo i ricordi dell’infanzia e della gioventù possono fare. I miei ricordi di lei iniziano verso i 10 anni, ma diventano straordinariamente vivi e brucianti a partire dai 13. Com’era possibile, nel pieno della mia pubertà, non notare, ammirare, idolatrare quella stupenda dea che viveva a poche decine di metri da casa mia? Il marito di Milena era un uomo importante e ricco, il notaio del paese, lei era molto più giovane di lui, bruna alta e stupendamente formosa, riusciva a farmelo diventare duro nel solo pronunciare il suo nome. Era la visione che tormentava la mia mente ogni notte, quando solo nel mio letto mi masturbavo furiosamente pronunciando il suo nome. Lei era il sogno irraggiungibile, la donna ideale, un’autentica dea. A quell’epoca la ammiravo da distanza, cogliendo ogni occasione per fissare nella mia mente la sua immagine, ma la mia ossessione per lei non diminuì con il passare degli anni. Verso i 16 anni ero un bel ragazzo, molto cresciuto, il corpo agile ma muscoloso, avevo un discreto successo con le ragazzine, ma la mia mente era ancora stregata da lei che, malgrado i quaranta anni superati da poco, era sempre la più bella del paese. Per guadagnare qualche soldo facevo lavoretti in molte case del paese e quando mi capitò di poter lavorare a casa sua mi parve di sognare. Dovevo ridipingere la staccionata, era un lavoro duro, sotto il sole cocente del giugno inoltrato, ma la fatica scompariva magicamente ogni volta che riuscivo a vederla. Lei era gentile e mi portava spesso da bere, un giorno venne con la bottiglia fresca, anche lei aveva caldo ed indossava un vestitino leggero, che le aderiva perfettamente al corpo ed io rimasi imbambolato a guardarla. “Il sole ti ha dato alla testa?” mi domandò lei, io mi scossi “No, sto benissimo, perché?” domandai io imbarazzato “Mi guardavi in un modo…” disse ridacchiando “Lei è bellissima” risposi di slancio senza riuscire a trattenermi “Alla tua età tutte le donne sono belle” continuò lei versandomi da bere. Pesi il bicchiere scuotendo vigorosamente la testa “No, non è così, lei è unica” dissi con voce sognante, ma lei non ci fece troppo caso e se ne andò ridacchiando. Ripresi a lavorare, ma poco dopo notai che era tornata ed aveva iniziato a curare i fiori del giardino, non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso ed a causa della distrazione mi feci male ad un dito. Un taglio netto, non grave ma doloroso, che mi fece urlare, lei accorse subito preoccupata, ed alla vista del sangue, mi disse subito “Dobbiamo medicarlo subito, vieni seguimi” e mi condusse in casa. Mi portò in cucina e mi mise il dito sotto l’acqua corrente, poi si allontanò per andare a prendere disinfettanti e cerotti, tornata mi tamponò il dito con del cotone e mi fece sedere al tavolo medicandomi. Sedeva davanti a me, intenta a curarmi il dito, stava leggermente chinata in avanti ed io potei sbirciare nella scollatura del vestito. Mi accorsi che non portava reggiseno, ma che i suoi grossi seni stavano incredibilmente su da soli. Non trattenni un gemito, che lei fraintese “Su, sei grande e grosso, non puoi piagnucolare per così poco ” mi disse, ma poco dopo, non poté fraintendere la potente erezione che gonfiò il mio membro sotto i pantaloncini. Si fermò e sollevò lo sguardo, guardandomi severa “Beh, che ti prende adesso?” disse “Nulla” dissi io “E quello tu lo chiami nulla?” continuò puntando il suo dito verso il gonfiore nei pantaloni. Io arrossii violentemente “I suoi seni…” riuscii solo a dire “Che cos’hanno i miei seni?” mi incalzò lei “Non porta reggiseno” balbettai “Non ne ho bisogno” rispose lei e mi mise un cerotto al dito, poi si alzò ed io con lei Eravamo vicini, molto vicini, la sovrastavo di una decina di centimetri, il mio torace muscoloso era a pochi millimetri dai suoi grossi seni, per un attimo un silenzio carico di tensione regnò nella stanza, io abbassai lo sguardo guardandole ancora una volta nella scollatura “Vuoi guardare meglio?” disse lei e senza attendere la risposta fece un passo indietro e prese a slacciarsi il vestito. Pochi istanti dopo i suoi grossi seni, lasciati liberi dalla stoffa, traboccavano, sobbalzando elastici davanti ai miei occhi estasiati, con i grossi scuri capezzoli che attiravano irresistibilmente il mio sguardo “Ti piacciono, ti piacerebbe giocarci?” disse lei ed io istintivamente feci per allungare una mano ma lei mi fermò “Non avere fretta, non ti ho dato il permesso, prima devo vedere se sei veramente un uomo, tiralo fuori” ormai travolto da un turbine d’eccitazione presi ad armeggiare maldestramente con i pantaloni, litigando con la zip, ma alla fine il mio giovane cazzo, eccitatissimo, saltò fuori sobbalzando nell’aria in tutta la sua potenza. “Uhmm…” gemette lei “È veramente grosso e duro, vieni qui” mi disse ed io mi avvicinai barcollando come ubriaco, lei mi mise una mano sulla nuca spingendomela in basso e la mia avida bocca si gettò sui grossi scuri capezzoli iniziando a succhiarli avidamente. Risposero immediatamente inturgidendosi e lei gemette, mentre allungava la mano a raggiungere il mio cazzo. Le belle dita lo avvolsero e Milena prese a masturbarmi lentamente, più per tastarne la consistenza e le dimensioni che per darmi piacere. Il mio pube si sostituì a lei incominciando a muoversi avanti ed indietro con frenesia. “Calmo” mi disse lei “Non devi aver fretta e vedrai che ti farò impazzire di piacere” Io mi fermai e lei riprese il suo ritmo tranquillo mentre continuava a guidare la mia bocca sui suoi seni. “Hai mai leccato la fica?” mi domandò sollevandomi la testa ed io scossi la testa negativamente “Lo faresti per me?” mi domandò, ma non mi diede il tempo di rispondere “Se lo farai bene, io ti succhierò il cazzo e ti farò godere nella mia bocca” mi disse. Staccò immediatamente la sua mano da me, si portò vicino al tavolo e si sollevò la gonna sopra i potenti fianchi, poi si abbassò le mutandine e si sedette sul tavolo allargando le cosce. La fissavo ipnotizzato, il mio sguardo vagava sul suo splendido corpo, mi avvicinai timidamente e m’inginocchiai. Il suo pube era a pochi millimetri dal suo viso, vedevo la delicata peluria scura, il roseo bagliore delle grandi labbra, aspiravo rumorosamente la sua fragranza ma non mi decidevo a muovermi “Leccamela, ma adagio, con delicatezza” mi disse con voce roca per l’eccitazione. Timidamente spinsi la lingua sulle grandi labbra. Le sue parole mi guidarono dolcemente, mi aiutarono ad individuare il clitoride, m’insegnarono cosa farle per procurarle piacere. La sentii bagnare, imparai ad eccitarmi per i suoi deliziosi umori che mi colavano sulla lingua e sul viso, il tempo parve fermarsi, perdere d’importanza ed io continuai con pazienza a seguire le sue istruzioni, sino a che non la sentii ansimare eccitata e vidi il suo corpo scosso dalle convulsioni dell’orgasmo. Quando lei mi fece rialzare il mio cazzo era ancora turgido come all’inizio, malgrado non mi fossi mai toccato, lei mi fece sedere al suo posto, s’inginocchiò davanti a me e lo impugnò saldamente “Sei stato bravo, molto bravo, avrai la tua ricompensa.” La sua tumida lingua iniziò a giocare con il mio glande. Ero troppo eccitato per qualunque gioco e lei lo sapeva bene, dopo pochi tocchi dell’esperta lingua le sue morbide labbra mi avvolsero, la sua mano prese a masturbarmi velocemente mentre la lingua continuava a vellicare il glande. Quello fu il primo pompino della mia vita e le sensazioni paradisiache che provai rimarranno impresse nella mia mente in eterno. Non so quanto fui in grado di resistere, se un minuto o un secondo, ma so che quando sentii l’orgasmo scatenarsi ed incominciai ad eruttare il mio sperma nella sua bocca con violenza inaudita, il piacere fu tale che incominciai a volere con tutte le mie forze che non finisse mai. Lei succhiava e beveva instancabile, mentre il mio orgasmo si prolungava oltre i limiti ragionevoli, risucchiando ogni mia energia. Quando tutto finì emisi un gemito soffocato e mi abbandonai, lei si rialzò ricomponendosi, poi mi raggiunse e mi diede un bacio “Lo rifaremo?” domandai io supplicandola “Certo, ma devi fare il bravo ragazzo e lasciar fare a me, non mi cercare, stai tranquillo ed aspetta, mi farò viva io. Lo prometti?” mi domandò infine “Lo giuro” risposi io di slancio. “Adesso vai, torna al tuo lavoro” mi disse ed io rapido mi ricomposi e tornai in giardino a lavorare.

Autore Pubblicato il: 14 Giugno 2022Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

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