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Vivo in questo palazzo da tanti anni, ho visto gente andar via, altri arrivare e nascere, perché vi dico questo vi chiederete! La ragione è semplice: Rossana.
Ricordo ancora, quando 19 anni fa, arrivò a casa tra le braccia di sua madre, gran figa e migliore attrice protagonista delle mie fantasie masturbatorie da quattordicenne. Ma il tempo vola e piano piano ho visto trasformarsi quel piccolo e urlante batuffolo in una donna capace di far perdere la testa a tutti, ragazzi e non, acquisire la malizia tipica dello sviluppo, sino ad oggi, con i suoi 19 anni, un metro e settanta, un seno da far paura stretto dentro quelle magliette tanto di moda, un corpo da favola, i suoi capelli corti neri con quegli occhi nerissimi e le labbra carnose, ma veniamo all’oggi. L’altra notte rientravo a casa e come capita spesso, trovo Rossana che porta a spasso il cane, un bellissimo pastore maremmano nel giardino condominiale.
“Ciao!”
“Ciao Rossana!”
“Saliamo insieme?”
“Certo!” Risposi. Mi faceva sempre piacere fare la corsa in ascensore con lei, una chiacchierata, una sbirciatina e buonanotte. Arrivammo insieme all’ascensore e quando fui di fronte, mi resi conto che era completamente al buio “Funziona?” chiesi “Certo” rispose lei ridendo “Non avrai paura?” Risi anch’io e ci infilammo dentro la cabina, contai i tasti con le dita sino al 7 e premetti. La porta si chiuse e nel buio il cane iniziò a dare segni di nervosismo: “Buono Wolf!” Urlò lei, e allungando la mano per accarezzarlo sfiorò la mia patta. Rimasi di sasso con i pensieri che andavano a duemila “È stato un errore” mi dicevo “Non è possibile, poverina ci sarà rimasta anche male” infatti improvvisamente si era creato il tipico “silenzio da ascensore” ma mentre i pensieri turbinavano nel mio cervello, la sua mano, a conchiglia, si posò sul mio uccello, stringendo e mollando come per valutarne la consistenza, il sangue mi schizzò al cervello e quello che non trovò posto lì andò immediatamente a gonfiare in maniera esplosiva il mio uccello. La spinsi contro la parete dell’ascensore. facendole sentire la pressione del cazzo contro di lei e frugandola dappertutto. Il seno era durissimo, lei si inginocchiò, mi aprì i pantaloni e come la più esperta delle troie inizio a spompinarmi cacciandoselo sino in gola, la sua lingua correva per la cappella e poi giù sino ai coglioni, le presi la testa e cominciai a mandarla su e giù, con forza. Arrivammo al piano, la porta dell’ascensore si aprì, per fortuna non c’era nessuno, ma nessuno dei due smise la sua opera, mi vergogno a dirlo ma nell’arco di un minuto sborrai dentro la sua bocca, continuò a leccare, bevendolo tutto. Nel palazzo si sentivano solo i nostri respiri. Rossana si rialzò ci baciammo a lungo, la sua lingua ancor impastata del mio sperma. Io non sapevo cosa dire, la guardavo ancora sconvolto dall’orgasmo, lei si staccò da me e sorridendo mi disse “La prossima volta organizza una gita più lunga!” E prima che potessi aprire bocca fuggì fuori richiudendosi la porta alle spalle senza guardare.
La notte la passai a trovare il modo per organizzare una bella gita……è tutto!

Autore Pubblicato il: 16 Giugno 2022Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

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