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“Amore, vieni qui” mi disse Giulia, invitandomi a mettermi di fronte a lei, mentre presentava il suo culo a pecora. “Voglio che mi guardi in faccia mentre me lo mette nel culo, voglio che vedi la mia soddisfazione nel dargli qualcosa che non ti ho mai concesso e mai ti darò. Sei contento?”
“M-mai…?”
“Mai.”
La sua espressione all’improvviso cambiò in una di legger dolore.
“Marco, aspetta un attimo… forse il cornutello può rendersi utile… amore, perché non mi prepari il buchino per quel meraviglioso uccello… sii un bravo cagnolino e datti da fare” disse con un sorrisino.
Io e Marco ci scambiammo di posto. Il sedere della mia ragazza mi si presentava in tutto il suo splendore, il buco che si apriva e chiudeva leggermente, come a farmi un occhiolino invitante. Mi fiondai in mezzo a quelle chiappe divine, la mia lingua leccava avidamente tutto intorno per poi infilarsi il più in profondità possibile. Giulia gemette.
“Bravo, preparalo per bene… fammi godere con la tua lingua come sai fare così bene.”
Mentre mi davo da fare sentii i rumori della mia lei che succhiava il cazzo di Marco, che senza alcun ritegno glielo spingeva in gola. La situazione era paradossale: io ero sottomesso a lei e lei a lui. Il mio cazzetto era in piena erezione e sentivo come anche il minimo tocco mi avrebbe fatto venire. Dopo circa cinque minuti, Giulia mi interruppe.
“Va bene così, è giunto il momento, torna qui ora.”
Mi riposizionai di fronte a lei, inarcò la schiena in modo da presentare il suo culo a marco e permettermi di vedere l’imminente penetrazione anche da quella angolazione.
Marco poggiò la cappella sulla rosellina ormai semi-dilatata e iniziò a penetrarla.
“Oooh, amore mio, hai fatto proprio un gran lavoro, le altre volte non è stato semplice accoglierlo… sei proprio un cornuto amorevole… ora guarda.”
II cazzo di Marco entrò tutto e iniziò a scoparla, prima lentamente ma accelerando sempre di più fino a un ritmo selvaggio. Giulia gemeva, espressioni di piacere e dolore si alternavano sul suo viso mentre mi fissava dritto negli occhi, godendo del potere che ormai aveva su di me. Il rumore delle palle che sbattevano sul suo sedere era quasi ipnotico, il suo viso una maschera di goduria, il mio non molto diverso e il mio uccello gocciolava. Tutti e tre stavamo godendo in modi completamente diversi, ma forse pari.
Marco si fermò. “Ehi, coglione, vieni a vedere come ho ridotto il culo della “tua” donna.”
Giulia non disse nulla, ma con un gesto delle sopracciglia mi invitò a fare come diceva. Il buco era completamente dilatato e potevo vedere dentro di lei, non avrei mai pensato sarebbe mai successa una cosa simile.
“Amore, dammi un po’ di sollievo con la tua lingua, ci è andato pesante, sai?”
Di nuovo mi avvicinai a quel frutto a me proibito e infilai la mia lingua, leccando al suo interno.
“Aaah, così, così… bravissimo… ti piace il sapore? Senti il sapore del suo cazzo, di un vero uomo?”
“Mmh, mmh” risposi senza staccarmi, desideroso di sentire una connessione tra a me e lei, per quanto perversa e assurda.
“Ok, basta così, voglio che mi riempia il culo del suo dolce sperma… vai a sederti sulla sedia e goditi il resto dello spettacolo.”
Mi sedetti sulla sedia nell’angolo e feci esattamente come ordinato.
Marco riprese a pompare il suo enorme cazzo nel suo culo e dopo pochi minuti grugnì e vidi le contrazioni delle sue palle. Come al solito, sembrava non finire mai. Si staccò e vidi un rivolo di sperma colare al di fuori. Quella vista mi fece pulsare il cazzetto, in anticipazione di quello che sapevo sarebbe successo, ma Giulia e Marco sembravano di un altro parere. Lei si girò, lo baciò appassionatamente e subito si abbassò e riprese in bocca il suo cazzo semi-flaccido. Sembrava lo stesse venerando, leccava le palle, l’asta, la cappella e poi se lo spingeva in gola, incurante del fatto che fino a poco prima fosse piantato nelle profondità del suo culo.
“Cornutello…” si girò verso di me e mi invitò ad avvicinarmi con un cenno del dito.
La sua faccia era un disastro, ricoperta di saliva per il pompino meraviglioso e bagnato a cui avevo appena assistito. Appena mi avvicinai, mi prese il viso tra le mani e, dopo avermi guardato dritto negli occhi per qualche secondo, avvicinò le sue labbra alle mie e iniziò a baciarmi con passione. Una passione dettata non dall’attrazione che provava nei miei confronti, ma dal fatto che mi stesse infilando la lingua in bocca dopo aver raccolto gli umori dal suo uccello. Le sue labbra erano bagnate e morbide e il sapore era intossicante al punto che quasi ebbi un orgasmo senza nemmeno toccarmi.
Si trattò del miglior bacio della mia vita. La mia patetica vita da cornuto.
Sfortunatamente per me, si staccò e con delusione aspettai per vedere cosa sarebbe successo ora. Con sorpresa notai che Marco era di nuovo in piena erezione, pronto per un altro round e Giulia si distese sulla schiena, gambe spalancate, invitandolo a darle quel piacere che era impossibile per me. Lui non perse tempo, spinse il suo enorme cazzo nella sua fica ormai grondante di umori.
Io tornai a sedermi sulla sedia, nel mio angolino.
La mezz’ora successiva la passai in uno stato di eccitazione quasi insostenibile, completamente assorto nell’osservare quello spettacolo animalesco. Giulia veniva continuamente e lui sembrava non battere ciglio, in totale controllo.
“Voglio che mi ricopri di sborra il viso, voglio che mi marchi davanti al cornutello, fagli capire di chi sono, che sono la tua troia!”
Marco sorrise e mi guardò un attimo, con disprezzo e forse un cenno di commiserazione, e accelerò di nuovo il ritmo. Lo sciacquettio della fica ormai sovrastava i miei sensi.
Finalmente si sfilò e Giulia in fretta si mise in ginocchio davanti a lui. Getti di sperma iniziarono a volare sul suo viso, sul seno, sulla pancia, nei capelli. Mai mi sarei aspettato una quantità simile dopo che era già venuto una volta. Una volta che ebbe finito, Giulia prese il suo cazzo in bocca e amorevolmente lo ripulì per poi girarsi verso di me.
“Ora è giunto il tuo grande momento” disse ridendo, con il viso completamente imbiancato. Non l’avevo mai vista così bella in vita mia. “Vieni qui, cornuto e fai l’unica cosa che concedo solo a te, dimostrami il tuo amore e la tua accettazione, venera il mio corpo e ripuliscimi con la tua linguetta.”
“Stavolta me lo risparmio, divertiti e buon appetito” disse Marco prima di rivestirsi ed uscire dalla stanza, lasciandoci finalmente soli.
“Forza amore, lo so che lo vuoi, lo so che sei deluso che prima non te l’ho fatto fare, devi solo ammettere che ti piace, è quello che desideri no?”
“S-sì… voglio pulirti…”
“Chiedimi il permesso prima…”
“Per favore…”
“Per favore, cosa?” disse sempre sorridendo.
“Per favore, concedimi di ripulirti dallo sperma del tuo amante…”
“Oooh, sei proprio il miglior ragazzo che potessi desiderare.”
Si sedette sul letto e mi avvicinai a lei. Il suo corpo era completamente imbrattato fino all’inguine.
“Inizia da qui e sali piano piano, mi raccomando, non perdertene nemmeno una goccia” disse indicando il suo cespuglio ben curato e grondante.
Abbassai il mio viso e iniziai a leccare, subito sentii quel sapore a me ormai familiare e che mi inebriava. La prova della sua infedeltà. Quella della mia inferiorità.
La mia lingua raccoglieva con furia tutto quello che trovava, per poi risalire per catturare un rivolo che dal seno era colato fino all’inguine. Arrivato all’altezza dei suoi seni, la mia bocca era piena e ingoiai.
“Bravo, sei diventato proprio bravo, penso che ormai ti piaccia ingoiare tanto quanto a me, ovviamente se si tratta del suo sperma, mica il tuo” disse ridendo. Era raggiante. Vederla così mi riempiva di gioia.
Ripresi il mio accurato lavoro di pulizia e mi fiondai su quei piccoli seni, ingoiando tutto quello che riuscivo a raccogliere. Giulia iniziò a gemere quando mi dedicai ai sui capezzoli. Infine ero arrivato al “piatto forte”. Il suo viso non aveva quasi un centimetro pulito, per l’ennesima volta non potei fare a meno di ammirare il lavoro e la stamina di quell’uomo.
“Forza” mi incoraggiò amorevolmente.
La mia lingua raccolse lo sperma che pendeva dal suo mento, per poi risalire e pulire le guance. Giulia teneva gli occhi chiusi e tremava lievemente. Sembrava star godendo fisicamente di quell’atto. Più di quando facevamo sesso.
Con le dita iniziò a raccogliere lo sperma che ancora rimaneva e portarselo in bocca, riempiendola velocemente. Il passo successivo era scontato. Mi baciò e con la lingua spinse una parte della sborra donata da Marco, come a volerla condividere. Le nostre lingue roteavano e si scambiavano continuamente quel nettare.
“Oh cornutello, non ce la faccio più, devo venire di nuovo e mi darai una mano, ti sei proprio meritato un’altra ricompensa…”
Mi spinse e mi fece coricare di schiena sul letto, si alzò in piedi e allineò la sua fica con la mia testa, vedevo il buco del culo ancora lievemente allargato e ricordai. Si abbassò e piano piano posò il buco direttamente sulla mia bocca, subito iniziai a cercare il mio premio. Giulia iniziò a gemere con foga.
“Continua, cornuto, continua, leccami il culo imbrattato di sborra, fai godere il tuo cazzetto inutile!” disse mentre si masturbava furiosamente la fica.
All’improvviso iniziò a tremare violentemente, l’orgasmo arrivò come un’onda e mi squirtò addosso. Le contrazioni spinsero tutto lo sperma nella mia bocca e venni all’istante.
Giulia, affannata, si rivolse a me.
“Chi l’avrebbe mai detto che saresti stato tu a farmi squirtare? Ti amo.”
Si mise di fianco a me, mi abbracciò e dopo nemmeno un minuto si addormentò. Io rimasi sveglio a lungo a rivivere quello che era appena accaduto e per la prima volta dopo tanto tempo, provai un paradossale senso d’orgoglio per il mio ruolo.

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Autore Pubblicato il: 24 Maggio 2022Categorie: Racconti Cuckold, Racconti di Dominazione0 Commenti

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