Dopo venti minuti di colpi ciechi e violenti, Manuel era venuto cacciando un urlo rabbioso, venendo dentro Christian con l’ultimo colpo di reni prima di crollare con tutto il suo peso morto sopra di lui. Era finita come finiva sempre: Manuel svuotato, sudato, con il fiatone e la bava all’angolo della bocca, pronto a rimettersi i pantaloni e a fare il distaccato. Si era sfilato da Christian con un rumore umido, lasciando che il sesso venato e ormai molle scivolasse fuori, sporco di lubrificante e sborra.
«Cazzo, mi hai asciugato,» aveva buttato lì Manuel, passandosi il dorso della mano sulla fronte bagnata di sudore, mentre si girava a pancia in su sul materasso, con le gambe larghe e il petto che ancora saliva e scendeva per la fatica. «Sei una bella macchina da sesso, te lo devo concedere.»
Christian non aveva risposto subito. Si era girato su un fianco, appoggiando la testa sul braccio, guardando quel corpo massiccio steso accanto a lui. Manuel se ne stava lì, nudo, sicuro di sé, con le palle ancora bagnate e il cazzo moscio ripiegato sulla coscia, convinto che il suo compito per quella sera fosse ampiamente terminato. Il re del letto aveva riscosso il suo tributo e ora si godeva il riposo.
Ma Christian non aveva nessuna intenzione di chiuderla lì.
Con un movimento fluido e silenzioso, Christian si mise in ginocchio sul letto. Manuel lo guardò con la coda dell’occhio, pensando che stesse per alzarsi per andare in bagno a pulirsi. Invece, Christian si scalzò fino ai piedi del letto, muovendosi come un gatto, senza staccargli gli occhi di dosso. Manuel lo osservava pigramente, con la spocchia ancora stampata in faccia.
«Che fai? Non ti vai a lavare?» chiese Manuel, la voce impastata dal post-orgasmo.
Christian sorrise, un sorriso sottile, e invece di rispondere allungò le mani. Afferrò le caviglie grosse di Manuel e, con una presa ferma e decisa, gli tirò le gambe verso di sé, costringendolo a slittare sul lenzuolo fino al bordo del letto. Prima che Manuel potesse anche solo protestare o chiedere che cazzo stesse succedendo, Christian gli sollevò le ginocchia, aprendogliele e spingendogliele quasi contro il petto.
«Ehi, ma che cazzo fai? Lasciami…» provò a dire Manuel, mezzo scocciato e mezzo confuso, dondolando il bacino per liberarsi. Nella sua testa si accese subito un campanello d’allarme: quella era la posizione in cui di solito metteva lui gli altri. Trovarsi con le gambe spalancate in aria e il culo esposto lo faceva sentire stranamente scoperto, nudo in un modo che non gli piaceva.
Christian non gli diede il tempo di elaborare il pensiero. Si chinò in avanti, infilò le spalle sotto le cosce massicce di Manuel per bloccarlo del tutto e si buttò a viso aperto in mezzo alle sue chiappe.
La lingua di Christian colpì dritta, calda e bagnata, proprio al centro dell’anello teso di Manuel.
Manuel fece un sussulto violento sul materasso, come se avesse preso una scossa elettrica. «Ah! Cazzo… no, fermo, che fai…» strillò, piantando i gomiti sul letto per tirarsi su con il busto. Il suo istinto da “duro” gli diceva di spingerlo via, di tirargli un calcio, che quella roba era da pervertiti e che lui non si faceva toccare culo da nessuno.
Ma Christian ignorò i suoi deboli tentativi di raddrizzarsi. Gli afferrò i fianchi con le dita, piantandoli sul letto con forza, e continuò a leccare. Non era una leccata superficiale o timida. Christian ci sapeva fare maledettamente bene. Usava la lingua con colpi larghi, caldi, premendo con la punta proprio sull’apertura serrata di Manuel, tracciando cerchi concentrici pieni di saliva che ammorbidivano la pelle d’oca tra le sue chiappe.
«Cazzo… Christian… ti ho detto di no…» mugugnò Manuel, ma la voce gli uscì più debole, meno convinta.
Il piacere lo investì come un’ondata improvvisa, violenta, un tipo di calore che non aveva mai provato in tutta la sua vita. Sentire la bocca calda di Christian che lavorava proprio lì, sul punto più nascosto e protetto del suo corpo, gli mandò il cervello in corto circuito. La resistenza muscolare di Manuel iniziò a cedere sotto i colpi ritmici di quella lingua esperta. Christian succhiava la pelle sensibile, infilava la punta bagnata tra le pieghe, spingendo per farsi strada, e ogni volta che Manuel provava a muoversi per scappare, Christian aumentava la pressione, usando la bava per lubrificare tutta la zona.
Manuel ricascò con la testa sul cuscino, gli occhi sbarrati a guardare il soffitto. Le sue mani, che prima cercavano di respingere Christian, adesso avevano afferrato le lenzuola, stringendole fino a sbiancare le nocche. Dalla sua bocca non uscivano più ordini, ma respiri corti, spezzati, caldi.
«Porca puttana… che fai… oh Dio…» ansimava Manuel, con la faccia completamente rossa e il cuore che gli batteva nel petto come un tamburo.
Christian sentiva le vibrazioni del corpo di Manuel sotto le sue mani, sentiva come quel culo sodo e palestrato stesse smettendo di contrarsi per la rabbia e stesse iniziando ad aprirsi, a cercare spontaneamente il contatto con la sua bocca. Christian spingeva la lingua sempre più dentro, profondo, assaporando l’odore maschio di Manuel, facendogli vibrare la prostata da fuori solo con la forza e il calore della sua lingua. Il ritmo era impeccabile: stringeva le chiappe di Manuel con le mani, allargandole bene per espandere il buco al massimo e lavorarlo con la punta della lingua, implacabile.
Manuel era completamente sopraffatto. Quel piacere assurdo, viscerale, lo stava svuotando di ogni briciolo di orgoglio. Sotto la spinta di quel calore, il suo cazzo, che pochi minuti prima era completamente moscio e addormentato, ricominciò a gonfiarsi. Salì su, dritto e duro, pulsando contro la sua stessa pancia senza che nessuno lo stesse toccando.
«Ah… cazzo… mi fai impazzire… continua…» implorò alla fine Manuel, perdendo definitivamente il controllo. Le parole gli erano uscite da sole, una confessione spontanea strappata da quel piacere troppo intenso. L’attivo convinto si era spento; adesso c’era solo un ragazzo di ventott’anni bloccato sul letto, con le gambe spalancate, che oscillava impercettibilmente con il bacino per spingere il proprio culo sempre più dentro la bocca bollente dell’altro, desiderando solo che quella tortura divina non finisse mai.



Hai ragione, ma la storia è stata presentata così perché è stato soprattutto lui a confidarmi le loro esperienze, con…
È così, alla fine si capisce quanto hanno influito i rapporti incestuosi della famiglia in come è diventata Laura, la…
E mano male che la signora la volta precedente diceva che era il marito che aveva voluto… Che famiglia…
Beh a me non dispiacerebbe invece il racconto da parte di Laura. Ormai da parte di lui è diventato ripetitivo.…
Ti ringrazio per il bel commento. In realtà la storia è basata sulla lunga confidenza di una coppia di sottomessi,…