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Giuseppina, così bella, così innocente, commette un errore. Pensa che sia tutto finito, ma è in agguato il fato..
Lui vede subito la possibilità di poter trarne vantaggio.
La storia si divincola nei giorni che si susseguono. La piccola giovane Giuseppina non sa cosa le accadrà..
Leggete e scoprirete..

i miei racconti
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Mia sorella Giuseppina giovedì cap. 49

Finite le lezioni e ricordando della mail ricevuta, ha corso nel parcheggio della scuola e, individuata la macchina, vi si è catapultata dentro.

‘Bello spettacolo che hai dato. Brava.’ Le dice Tonino, mentre mette via la videocamera.

Già abbattuta nell’animo, Giuseppina abbassa la testa e nota la minigonna sollevata. Emette un gemito pensando a quanti compagni di scuola possano aver visto ben oltre la sola mini svolazzare e il tutto aggravato dal fatto che non porta ne il reggiseno, ne le mutande. Ha cercato di ingoiare un poco di saliva, ma la gola le è rimasta asciutta. Non sapendo cosa fare, ha annuito con il capo, mentre raggiunge la cintura oltre la spalla e la tira per inserirla nell’apposito aggancio.
Voleva sistemarsi, ma sapeva che era tutto inutile. Ogni volta che era in macchina con lui, non rimaneva mai troppo a lungo vestita.

‘Anche se non serve, sono un buon guidatore e poi dobbiamo fare solo poca strada. Come ti ho detto andiamo nel mio negozio. Non è molto lontano e avremmo un sacco di divertimento laggiù, vedrai. Ora alza la minigonna e rimboccala. Lascia che possa vederti bene.’ Sorride, mentre è intento ad uscire dal parcheggio evitando gli studenti e notando come molti sgranano gli occhi come vedono Giuseppina semi nuda.

Usciti dal parcheggio non ha osato alzare gli occhi, ma una volta sulla strada, lo ha potuto osservare intimorita e in silenzio. Aveva paura che le ordinasse di fare qualcosa. Che la umiliasse ancora. Allarmata, l’ha guardato, ma i suoi occhi erano fissi sulla strada.
‘Perché?- Si chiede.- Vuole che resti in quel modo, con il rischio che qualcuno mi possa vedere e peggio, riconoscere, quando lui non mi degna di un’occhiata.’
Quando ha visto che le ha dato una rapida sbirciata, ha potuto notare che nei suoi occhi non c’era paura o rabbia.

La macchina si ferma e lei resta immobile ad osservarlo. ‘Beh? Scendi su, troia. Voglio vederti che cammini con la mini rimboccata. Non abbassarla per nessun motivo.’

Come sempre, voleva ribattere e farlo ragionare, ma ha deciso che non vi era nessuna ragione per sfidarlo. Lentamente si è guardata attorno e ha notato che c’erano grossi camion parcheggiati e alcune auto, ma fortunatamente di persone non ne vedeva.

Lui le aveva aperto la portiera con fare galante e aspettava con estrema impazienza. Come ha messo un piede a terra e la figa depilata è comparsa completamente alla vista, lui ha sgranato gli occhi compiaciuto.
‘Non riuscirò mai ad abituarmi alla tua bellezza.’ Ha detto senza mai distogliere lo sguardo dalla figa con un ghigno compiaciuto.

‘Mi piace guardarti. Mi ecciti tutte le volte. Sei stata ansiosa di vedermi per tutto il pomeriggio? Di vedere il tuo maestro? Ho visto come correvi nel piazzale per raggiungermi. Eri ansiosa di vedere il mio cazzo?’ La mano scende e raggiunge il cavallo dei pantaloni e se lo aggiusta attraverso il tessuto dei jeans.

Sapeva che voleva una risposta, si ricordava della mail ricevuta e oltretutto, non vedeva alcun motivo per mentire. ‘Sì… Signore.’ Ha risposto dolcemente. Stava tenendo la minigonna rimboccata e le gambe aperte con gli occhi di lui fissi su di lei. Le gambe longilinee erano alla mercé di chiunque poteva passare sul marciapiede e non solo, avrebbero potuto vedere ben oltre.

‘Per tutto il viaggio non mi ha toccata, ne guardata, ed a essere sincera con me stessa, si lo desideravo. Avevo voglia di toccarmi, accarezzarmi, di far passare un dito fra le pieghe della mia piccola sorellina. Ero certa, eccitata com’ero, che sarebbe bastato anche solo un leggero tocco che mi avrebbe mandato nella beatitudine dell’orgasmo. Purtroppo, ha sempre mantenuto entrambe le mani sul volante e non ha voluto che mi toccassi come facevamo di solito. Forse è per questo… Ero stata abituata a masturbarmi tutte le volte che eravamo in macchina e a godere…’

‘Qui c’è qualcosa che è tuo.’ Le dice Tonino interrompendole i pensieri lubrici che la stavano sempre più scaldando.

Nel prendere i fogli, scuote la testa come per scacciare i pensieri e lette le prime righe, ha riconosciuto immediatamente di cosa si trattava. Era il suo diario che mandava On-line al fantomatico Sig.X.

‘Leggi ad alta voce.’

Dopo un momento di esitazione e osservando che non ci fosse nessuno li attorno, ha ricomposto i fogli. Si sentiva le guance bruciare per la vergogna.
‘La prima volta che ho avuto un orgasmo avevo 12 anni.’ Ha detto con un filo di voce percependo come il viso fosse diventato di fuoco.

‘Spostati in avanti e divarica le gambe.- Le ordina Tonino e lei esegue prontamente.- Ecco brava. Così mi piace. Sei una brava ragazza ubbidiente. Ora continua a leggere.’

‘Stavo facendo una doccia. Ultimamente lavavo la figa molto di più rispetto al solito. Provavo una sorta di inebriante piacere, quando l’ho facevo, ma in realtà le volte precedenti non avevo mai raggiunto il vero godimento. Non sapevo neppure cosa fosse un orgasmo. Mia madre non ha mai parlato con me sul sesso o cose del genere. Abbiamo sempre parlato di cose normali, ma non abbiamo mai affrontato il tema. Era come se fosse tabù parlare in casa di questo tema. Ad esempio mio padre, non ha mai comprato gli assorbenti. Quando andavamo a fare shopping, il suo imbarazzo era evidente. Solo io o mia madre, ci siamo recati al supermercato a comprare i prodotti da donna. Come lui li definiva.’

Voltata pagina. ‘In ogni caso, il primo orgasmo è stato stupefacente. Non buono come ho avuto alcune volte in seguito, ma sicuramente memorabile. è stata più che altro una piacevole sorpresa. Pulirmi fra le gambe mi faceva sentire bene e provavo sempre più piacere e ciò che non ho mai provato prima è esploso. Ne avevo sentito parlare a scuola, ma non avevo mai affrontato il tema con serietà. Mi limitavo a sorridere e a ghignare come molte mie compagne. Da quel giorno le mie dita sono state rapite. Ogni sera l’ho fatto finché il piacere non esplodeva. La sola cosa che facevo era di sfregare sul clitoride dopo aver inumidito le dita di saliva. Non ho mai inserito un dito all’interno di me. Lo consideravo sbagliato. Sapevo cosa stavo facendo. Lo sfregamento si chiamava masturbazione e ho poi smesso, lentamente e nel tempo, quando ho imparato che era un atto deprecabile, un peccato come lo definiva il mio padre confessore.’

‘Va bene. Ora andiamo.’

Uscita dall’auto ha guardato la casa davanti a se. Le sembrava più un magazzino che una casa. Lo sguardo spazia in ogni dove e si accorge che il complesso era tutto uguale. Facciate bianche a fasce grigie o marroni, persiane verdi o vetrate chiuse con saracinesche in grigio metallico. Riconosce la zona, era andata ad una festa di compleanno, tempo addietro, organizzata in una di quelle case, e sapeva che non erano tanto piccole all’interno. Tonino ha chiuso la macchina e la preceduta verso il negozio. Giuseppina osserva meglio e nota che di fianco al citofono vi è un logo con inciso FotovideostudiO.

“Quando saremmo all’interno, non toccare nulla. Andremo direttamente verso la cantina.- Ha spiegato.- Mio padre deve arrivare da un momento all’altro, ma si tratterrà solo pochi minuti. I fine settimana sono per lui pieni di lavoro. Una volta che sarà andato, il divertimento potrà incominciare. Hai capito?”

‘Oh!- La rivelazione che lui potesse avere un padre poteva dirsi scontata, ma l’ha colta di sorpresa.- Signore, a che ora pensa che potrò andare a casa?’

‘Questo dipenderà solo da come ti comporterai. Sei preoccupata per il coprifuoco?’

Annuisce vistosamente. ‘Io uhm… Normalmente sono al ristorante per le 19:00 in modo che posso mangiare cena. Posso ritardare se avviso, ma se non sono a casa entro le nove…’

Da qui a casa tua ci vogliono meno di dieci minuti d’auto. Comportati bene e sarai in grado di lasciare lo studio entro le 20:50 e non avrai nessun problema con i tuoi.’

Come la porta si è chiusa alle sue spalle, si è ritrovata in un lungo corridoio con le pareti tappezzate di gigantografie. Lei ha continuato a seguirlo anche dopo che ha aperto un’altra porta dove si apriva su una scalinata.

Chiusa l’entrata della cantina Giuseppina si è osservata attorno. Le pareti erano completamente rivestite di legno e il tutto dava un aspetto piacevole e caldo. In ogni posto vi erano peluches e cuscini, mentre a terra vi era la moquette. Quello che ha stupito Giuseppina era l’impianto fonico. Ha riconosciuto il nome delle casse e si ricordava il prezzo stratosferico che aveva visto al centro commerciale.
Lo stereo su una parete era coperto da una lastra nera e altri congegni elettronici facevano bella figura di se lungo la parete. Gli scaffali erano colmi di DVD e al centro spiccava una sontuosa poltrona recliner sufficientemente larga da poter stare comodamente in due, mentre da un lato della stanza vi era un divano.

‘Siediti sulla poltrona.’

Come si è seduta, ha notato che mancava la televisione! Fra lo stereo e le casse vi era uno spazio bianco, chiaro segno di dove avrebbe dovuto essere la TV. Perplessa e preoccupata, lo segue voltando la testa, mentre Tonino cammina per la stanza.

‘Mio padre arriverà da un momento all’altro, cercherò di rendere la sua permanenza quì, la più breve possibile.- Ha detto continuando a trafficare con i congegni elettronici.- Mentre sarò occupato con lui, tu guarderai il DVD speciale che ho fatto solo per te. è poco più lungo di un’ora e, penso che ti piacerà.’

Posando a terra una scatola di cartone. ‘Mettiti comoda.- Il recliner si solleva e diventa una comune poltrona. Tonino la guarda sorridente e le accarezza la testa.- Dovrai stare molto attenta, perché alla fine ci sarà un esame.”

Si guardano a vicenda dritti negli occhi.

‘Cinque domande.- Ha sentenziato. Si è abbassato per cercare qualcosa nella scatola e si è sollevato guardandola sorridente e mostrandole un paio di manette.- Metti le mani dietro la schiena.’

“Che cos’è?- Ha chiesto impaurita sgranando gli occhi.- Perché?”

Un sonoro schiaffo risuona nella stanza. “Non hai il permesso di fare domande.- Ha detto con fare minaccioso.- Ora metti quelle fottute mani dietro la schiena.’

Esterrefatta lo guarda impaurita, poi si ricorda della mail ricevuta. Esegue e lui le ammanetta i polsi dietro la schiena. Giuseppina si è stupita per come erano fredde. Si sentiva in panico. Non aveva la minima idea di quello che le sarebbe accaduto. Non riconosceva Tonino. Non si era mai comportato in quella maniera tanto violenta.

“Ora… Per rispondere alla domanda, ricordi la mail? Non sei autorizzata a fare domande e la ragione del perché ti ho messo questi hai polsi, è semplice. Non voglio che perdi il controllo, mentre guardi questo DVD. Non posso aver fiducia in una puttana come te nel resistere a non toccarsi la figa. Non vorrei che godessi fino a quando non ti ho infilato profondamente il mio cazzo all’interno. Capisci?”

“Sì, sì…” Ha risposto incredula e intimorita, cercando di fermare le lacrime che scendevano sulla guancia dolorante.
“Signore, voglio dire. Sì, signore. Io, uhm, capisco!”

“Torniamo alla prova… Prima che il film sia finito io sarò nuovamente qui. Ti farò 5 domante sulle scene del film che vedrai e sui protagonisti. Una per ogni spezzone a parte il prologo. Se starai attenta, non dovresti avere nessun problema a rispondere.. Ma se non presti attenzione, e sbaglierai ad una qualsiasi delle domande che ti farò, verrai punita.

“La gravità della pena dipenderà da quante domande non hai risposto correttamente. Se solo ne sbaglierai una, verrai sculacciata dieci volte dalla mia mano nuda. Non troppo male, lo so. Hai scritto una volta che ti piaceva, quasi… Ma più ne avrai, sbagliate, e peggiore sarà la tua pena.”
Si è abbassato e dalla scatola ha tirato fuori una racchetta da ping pong.

Lei guarda con gli occhi sgranati inorridita e incredula. Tonino la osserva sorridente, con un ghigno di compiacimento. Le fa passare la racchetta sotto al naso in modo che la possa ammirare.

Giuseppina cerca di ingoiare un grumo di saliva ma si sente la gola secca. La paura del male che potrebbe sentire sul piccolo sedere è enorme. Il manico di colore beige, ma ciò che la colpisce maggiormente, è la grande superficie circolare blu, con al centro un buco, chiaramente destinato a diminuire la resistenza del vento.

Tonino sapeva quello che stava per chiedere, ma è rimasta zitta. In modo perverso e con un filo di voce, le dice:
‘Essere colpiti da questa cosa deve essere terribile. Ogni colpo inferto al sedere deve far male su tutta la superficie!- La vede ansimare e tremare, mentre lui non riesce a trattenere un sorriso sarcastico e facendo dondolare la paletta davanti agli occhi.- Trenta con questa e… Non è finita se avrai sbagliato a tutte le domande.’

Riposta la paletta, estrae un nuovo oggetto. ‘Utilizzerò questo per farlo.’

Per lei era del tutto sconosciuto. Era nero dal manico che pareva gomma o cuoi dal manico lungo. Dalla sommità partivano nove lunghe strisce di cuoio che cadevano come se fossero una cascata di capelli. Tonino la rotea velocemente in aria e il suono le fa gelare le vene. Il cuore batte velocemente inorridita. Si ricorda dei vecchi film visti in cui le persone venivano frustate. Non poteva credere che lui, la persona che conosceva la volesse punire con quella cosa sul sedere. Tremava incontrollatamente per la paura; per le possibili conseguenze.

‘Se sbaglierai a tutte e cinque le domande… Conoscerai indicibili dolori.’

All’improvviso uno squillo risuona nell’aria e Giuseppina sobbalza pensando che fosse il suo cellulare, ma è Tonino che si avvia verso la porta.

‘Questo è lui che è arrivato. Non sbagliare le domande o penso proprio che potresti arrivare anche a cinquanta frustate… Un’ultima cosa… Alzati.’ Le ha ordinato Tonino.

Ha un poco lottato per sollevarsi, ma come vi è riuscita, lui la spogliata. La minigonna è volata via facilmente, mentre la camicia è caduta sui polsi ammanettati. Dallo scatolone, Tonino ha estratto qualcosa e dopo aver titillato un poco i capezzoli facendola ansimare, ha messo due morsetti. Non le facevano eccessivamente male, ma il fastidio era enorme.

‘Bene. Mi piaci quando sei ubbidiente.- Le ha dato uno schiaffo sul sedere e poi l’ha fatta accomodare. Ha sorriso alla vista del suo corpo nudo e uscendo le ha augurato.- Buona visione.”

Sentiva il cuore martellarle nel petto. Aveva paura di sbagliare e di essere punita, ma osservandosi attorno, si stava chiedendo dove fosse la TV. Non poteva credere che fosse un crudele scherzo. Con le mani ammanettate dietro la schiena, l’ha guardato preoccupata andarsene.

Poco prima che lui sparisse su per le scale, sul muro davanti a lei compare l’immagine di un enorme 3 opaco. Come le luci si sono spente, è iniziato il conto alla rovescia 2…1… E successivamente la scritta preludio. Improvvisamente ha capito. Era un proiettore. Proprio come al cinema.

La scena la conosceva, la visione dall’alto, vedeva se stessa prendere furtivamente i soldi dalla cassa del ristorante e infilarseli in tasca. Abbatte la testa sconfortata con il mento che batte sul petto. Effettua un respiro profondo e mugola per il dolore. I morsetti sui seni iniziavano a farle male. Voleva piangere, ma il primo video è iniziato. Il grande spazio vuoto, è stato riempito improvvisamente con l’immagine di due giovani ragazze che si baciano a vicenda su di un grande letto rosa. Si sentiva in soggezione. Non aveva mai visto un film porno salvo qualche rara scena.

Entrambe le ragazze continuavano a sorridere e una di loro era già in topless. La più giovane delle due, aveva la coda di cavallo e stava portando una stretta camicia. La più anziana le ha chiesto di baciarla e poco dopo un minuto in cui le due si sono palpate a vicenda, erano completamente nude. Giuseppina constata che il filmato non era di buona qualità, segno che era di fattura amatoriale, ma anche così lo ha apprezzato ugualmente. A scuola con le sue compagne aveva spesso scherzato al riguardo dell’amore saffico, ma non l’aveva mai preso seriamente in considerazione. Il video si è concluso dopo che la ragazza più anziana e con i seni più grandi, ha fatto godere con la lingua la giovane partner.

Ne è rimasta un poco delusa. A parte alcuni primi piani non l’ha trovato eccezionale. Cercava altresì di ricordare tutto e di guardare con estrema attenzione.

Il filmato successivo è iniziato con una giovane ragazza in ginocchio su una poltrona. Era completamente nuda e sorridente e la qualità del video era decisamente molto meglio. Giuseppina pensa che forse i due uomini che erano di fianco a lei, avessero poco più l’età di suo padre. Non poteva vederli in faccia anche se erano in piedi, ma i loro cazzi duri puntavano direttamente verso la ragazza. L’operatore si muove e chiede: ‘Non è questo che volevi per il tuo compleanno, Clarissa?’ La ragazza ride scioccamente e impugnati i cazzi guarda verso la telecamera. ‘Grazie papà. Ho desiderato tanto due cazzi.’ ‘Fai vedere allo zio cosa hai imparato con papà.’ La ragazza ha iniziato a succhiare uno dei cazzi, mentre l’altro ha iniziato a masturbarlo da vera esperta. Ha alternato il pompino tra i due, mentre le mani dei due uomini di tanto in tanto le palpavano le minute tette. Il film termina dopo che i due cazzi le hanno sborrato in faccia per poi essere svuotati dalla bocca vorace e con lei che saluta sorridente.

I video hanno proseguito con carattere amatoriale e ogni volta migliorando nella qualità delle immagini. Sempre giovani ragazze, alcune delle ragazze erano bianche, una asiatica, e una nera. A Giuseppina sembrava che ogni film fosse più erotico e caldo di quello precedente. Le pareva che Tonino avesse studiato il montaggio per mostrarle più penetrazione, più partner e più azioni porno via, via che i film si succedevano.

Pur non amando le azioni con lesbiche. Ha trovato il film successivo molto realistico ed eccitante. La giovane ragazza chiamava spesso la più anziana ‘mamma’ e quando poi vi è stata la scopata in cui lei ha goduto, la ragazza ha detto: ‘Grazie papà.’

Giuseppina stava guardando con attenzione ogni scena per cercare di non farsi scappare ogni dettaglio. Ha guardato attentamente, per poi accorgersi che una certa intensità febbrile iniziava a montarle fra le gambe, trasformandosi in fastidioso prurito. Si sentiva bagnata, ma non poteva toccasi e i capezzoli incominciavano atrocemente a dolere.

Con le gambe strette stava iniziando a muovere il bacino per cercare di alleviare il prurito e mordendosi il labbro, geme e si lamenta. ‘Aaah! è atroce!’

Stava cercando di memorizzare ogni dettaglio di ogni video per la prova che gli aspettava, ma era sempre più difficile concentrarsi sulle azioni che si stavano succedendo. In un primo piano, poteva vedere il cazzo umido entrare e uscire dalla figa bagnata e questo la fa sentire ancora più calda. Quando poi una ragazza, mentre si masturba e racconta sulle sue esperienze fatte, e la fotocamera zoomma sulla sua figa, non poteva più ricordare il nome della protagonista dal momento che tutti i sensi erano in subbuglio e pronti per godere. Si era troppo concentrata sulle dita spinte nella figa che ella stessa si era immedesimata nell’attrice. Nella speranza di poter godere anche lei, ha iniziato a sfregare la figa sul divano accentuando sempre più i movimenti e con le gambe sempre più strette. Desiderava disperatamente un orgasmo liberatore.

In una scena con una ragazza dai capelli rossi come protagonista, è stata scopata dal più grosso cazzo che avesse mai visto. Non si ricordava neppure che film fosse perché era interessata e concentrata alla sua figa. Voleva essere toccata. Voleva essere penetrata fino a sentire male, ma non c’era nulla che poteva fare. Aveva le mani legate, letteralmente. Di tutti gli sfregamenti fatti o dei movimenti cercando di spremere la figa, nulla riusciva a darle l’orgasmo sperato.

Tonino è arrivato prima che terminasse l’ultimo video. Proprio come aveva promesso. Ha potuto osservare Giuseppina nella sua nudità che si contorceva come un animale sulla poltrona. Lei stessa vedendolo, non si è fermata e ha continuato a muoversi adoperandosi nel muovere i muscoli vaginali.

Messosi di fronte a lei e guardata per un istante. “Pronta a godere, puttana?”

“Sì, per favore!” In un gemito di preghiera. Ha ricordato come in un sogno la mail ricevuta ed ha rapidamente aggiunto. “S..Signore!”

Tonino si è inginocchiato davanti a lei e le ha divaricato le gambe. L’ha afferrata dietro alle ginocchia e l’ha tirata in avanti. La figa bagnata scorre verso di lui facilmente e intuito cosa volesse farle, Giuseppina lo asseconda e si lasca abbattere contro lo schienale. Il peso le schiaccia le braccia ancora legate dietro la schiena, ma non se ne cura. Desidera sentire solo la lingua e godere.

Non si ricordava più da quanto tempo non aveva avuto una lingua sulla figa quando l’ha sentita leccarla lentamente partendo dall’interno delle cosce. Questo ha aumentato spasmodicamente il desiderio di godere. Tonino ha passato la lingua sul pube depilato e mentre la lingua scendeva, Giuseppina ha trattenuto il respiro. La lingua è passata una prima volta lungo il taglio della stretta figa per poi dare alcuni rapidi colpi al clitoride. Ella ha gemuto di piacere e stava quasi per godere quando lui si è allontanato.

“Che cosa è successo nel quarto filmato?” Ha chiesto.

La sua mente era annebbiata. Pensava alla deliziosa sensazione della lingua sulla calva vagina e poteva percepire chiaramente la figa palpitare.. Le sensazioni erano così intense che non era in grado di pensare.

“Io nnn… Non… Ohh…”

La faccia si è sepolta nuovamente fra le gambe di lei e con voracità ha ripreso a leccare fra le calde labbra insinuando in profondità la lingua.
Si è fermato e la guardata ansimare e mugolare. Stringe le gambe e incontra le spalle di Tonino. Lui le allarga con forza e torna a guardarla. “Nella seconda scena c’erano due cazzi. Quale, dei due ha schizzato per prima sulla faccia della ragazza?”

Ancora una volta, non aveva idea e non se ne è preoccupata. L’unica cosa a cui prestava attenzione era la lingua che era tornata a lappare e a succhiare il clitoride. Si ferma e un gemito profondo di rabbia risuona per la stanza. Ancora un secondo e Giuseppina avrebbe goduto. Era tanto arrabbiata per la nuova pausa che urla. “A sinistra. Quello a sinistra!”

Non aveva idea se la risposta era giusta o sbagliata. L’unica cosa che desiderava era godere.

E la terza.

E la quarta.


E la quinta.

Dopo ogni domanda, Tonino non aspettava la risposta. Si dedica a leccare per qualche tempo per poi fermarsi e porre la domanda successiva.

Giuseppina lo stava odiando. Ogni volta si fermava un attimo prima che godesse e ogni volta la lasciava con i sensi allo spasimo. Era ingiusto quello che faceva. In questo modo non riusciva a concentrarsi. Ogni risposta è stata data a casaccio. Aveva talmente tanta voglia di godere che puntava i piedi per spingere la figa a strofinarsi contro la bocca di lui, mentre gemeva e mugolava per tutto il tempo. Voleva prendere la testa e tenerla premuta contro la vulva, ma le manette gli impedivano di muoversi. Desiderava ardentemente che la lingua si fermasse sul clitoride e li vi rimanesse fino a godere, ma ultimamente evitava il bottoncino. Come in un incubo, lui si è alzato con un ghigno sulla faccia e la bocca bagnata dalla ciprigna e ha sentenziato.
“Tu, hai sbagliato tutte e cinque le domande.”.

“No…” Ha detto in un debole lamento. Involontariamente ha stretto le chiappe per la paura. Si ricordava ancora le volte che suo padre la sculacciava e non erano per niente piacevoli.
“D…Dammi una seconda possibilità di riprovare!”

Ha ignorato la supplica e le ha afferrato i capelli fortemente e l’ha obbligata ad alzarsi in piedi.

Ha gemuto per il dolore e aveva ancora tutti i sensi in subbuglio. La voglia di godere non era ancora scemata. Nel suo corpo aveva sentimenti discordanti. La figa urlava dalla voglia di godere, i capezzoli erano sempre più doloranti, mentre i capelli le facevano male perché venivano tirati dalla ferma presa di lui. In cuor suo aveva ancora la speranza che la stesse portando in un qualche posto per scoparla.

La presa hai capelli termina, quando si ritrova appoggiata con la pancia alla spalliera del divano e piegata com’è, ha il sedere esposto, come se fosse stata messa alla pecorina, ma restando in piedi. Il dondolio dei seni, le ha procurato molto più dolore a causa dei morsetti ai capezzoli. Respira con sollievo sperando che ora la scopasse. Avrebbe accettato anche l’atto involontario della sodomia, pur di aver il cazzo in lei e che l’avesse fatta godere. Aveva un certo dolore anche alle spalle a causa delle manette, ma la sua attenzione era tutta verso Tonino e quello che stava per fare. Ha sentito legare le caviglie e il suono caratteristico di una catena e poi da sotto alla poltrona ha estratto un collare che le ha allacciato alla gola. In quel momento si è ricordata che aveva sbagliato a dare le risposte e questo era solo la preparazione per essere punita.

Si morde il labbro inferiore per la paura e geme quando le mani vengono liberate, ma il sollievo dura poco. Queste sono nuovamente ammanettate davanti a lei alla catena. Sono troppo in avanti e viene oltretutto tirata fino a farla quasi cadere, ma obbligandola a restare sulle punte dei piedi.

La posizione non le permetteva di respirare agevolmente, ma il peggio doveva ancora subirlo.

Ai morsetti vengono attaccati piccoli pesi che non solo tirano i capezzoli verso il basso, ma obbliga i piccoli denti d’acciaio a incunearsi nella pelle delicata e sensibile.
‘Aaahhh…’ Geme Giuseppina per la sorpresa e per il dolore al primo capezzolo. Trema e respira affannosamente nell’attesa di subire lo stesso trattamento e…
‘Aaahhh!!!!’ Urla come viene applicato il secondo peso al morsetto.

‘Conoscerai la severità di aver sbagliato’

Messa in quella posizione scomoda, non poteva vedere quello che le accadeva alle spalle. Era consapevole che stava per essere punita e le lacrime stavano già cadendo sulla poltrona.

Incredibilmente, ha sentito il suo alito sulla vulva esposta e indifesa. Poteva immaginare il naso di lui annusarle la figa e poco essere penetrata dalla forma irregolare delle due dita. Ora che i sensi erano allo spasimo, poteva percepire l’umidità dei propri succhi averla bagnata lungo l’interno delle cosce.

Mostrata per prima alla videocamera la lunga cordicella con le palle, Tonino le ha poi inserite una alla volta all’interno dell’utero.

Giuseppina si sentiva piena e senza fiato. Non poteva capire cosa le avesse inserito, ma il piacere era allo spasimo e la voglia di godere allo stremo.

“No! Sei una puttana e le mani sono poca cosa per te.- Ha detto, anche se la mano aveva afferrato una chiappa e la stringeva.- Ho letto con molto interesse quello che hai scritto e l’ho trovato molto dettagliato e ricco di particolari.”

Ha lasciato la presa al sedere e Giuseppina ha sospirato nel trovare giovamento, per poi sentire un sibilo sinistro tagliare l’aria.

Quando la racchetta da ping pong è atterrata sul sedere, ogni terminazione nervosa ha urlato per il dolore e non solo a causa della battuta, ma anche perché i pesi ai capezzoli hanno dondolato procurandole nuovo dolore. Dopo il grugnito di dolore ha percepito chiaramente i propri liquidi vaginali colarle lungo le cosce. Qualcosa le stava solleticando il clitoride e la faceva impazzire.

“Questo è l’inizio! Troia incomincia a contare. Oppure potrei perdere il conto. Dopo ogni numero devi terminare la frase con: Signore, posso averne un’altra?”

Dopo aver colpito nuovamente al centro del sedere, Giuseppina urla.
“DUE! …Signore… Posso averne un’altra?’

Stava singhiozzando a causa del dolore, ma anche per la carica sessuale che si stava trasformando in frustrazione. Non si riconosceva. Aveva avuto la dose quotidiana di orgasmi durante la pausa pranzo e ora ne aveva spasmodicamente ancora voglia. Anche se le avevano insegnato che masturbarsi era peccato, ora aveva una voglia tale che non le importava più niente.

“TRE!…Signore… Posso averne un’altra?’

“QUATTRO!…Signore… Posso averne un’altra?’

Ogni numero era urlato sempre più forte. Era certa che tutto il sedere fosse livido. Non poteva sapere che era uscita una delle palle cinesi e questa la stava maggiormente erotizzando. La lunga spasmodica attesa era dovuta al fatto che Tonino la stava filmando e questo le aumentava l’ansia e la paura del prolungarsi della punizione.

Il tremendo fischio che sentiva prima che la paletta atterrava sul sedere le faceva gelare il sangue e tratteneva il respiro finché l’inconfondibile suono e il dolore, non le faceva urlare il numero della punizione a cui era arrivata.

Alla quindici, Tonino ha estratto le ultime due palle cinesi e una lunga bava di ciprigna è colata lungo le cosce.

Dalla scatola ha estratto un doppio vibratore. Questi era fatto a forma di fallo, uno che sovrasta l’altro dalle dimensioni differenti. Chiaramente il più grosso è entrato nella figa e i lamenti e i singhiozzi sono cambiati in gemiti. Il piccolo vibratore anale l’ha violata dolorosamente perché asciutto e Giuseppina ha stretto digrignando i denti.

‘Troia. Ora ti libererò le mani e mi farai un pompino ad arte. Dovrai bere ogni goccia o la punizione riprenderà.’

Abbassati i pantaloni, il cazzo svetta dritto. Giuseppina cerca di muoversi, ma i pesi ai capezzoli dondolano dolorosamente. Lui la prende per la nuca e si muove come se la stesse scopando, ma in bocca. Ogni movimento per Giuseppina è un dolore sempre più forte. Ha l’impressione che i capezzoli vengano strappati poco alla volta. I gemiti e i mugolii fanno impazzire Tonino che si muove sempre più forte, spingendo il cazzo sempre più affondo.

Gli schizzi si riversano direttamente in gola che, per non soffocare, Giuseppina apre la bocca per poter respirare. Lo sperma le esce, ma la contempo, cerca di stringere i muscoli pelvici per fermare il vibratore che sente scivolare. Questi cade poco dopo e Giuseppina si sente sconfortata.

‘Troia!- Urla Tonino.- Lo sai ora cosa ti aspetta?’
Il sedere era in terribile agonia, un dolore così intenso che aveva oscurato la frustrante voglia sessuale per un secondo e cui non era sbiadito del tutto.

Il gatto a nove code è stato tenuto saldamente nella mano e dopo aver fatto sentire il sinistro sibilo nell’aria, è atterrato sulle povere martoriate chiappe di Giuseppina.

Il terribile suono ha echeggiato nella stanza poco prima che un urlo disperato sgorghi dalla gola di Giuseppina. ‘SEDICI!’ Grida con tutto il fiato che ha in corpo Giuseppina. Il dolore era terribile ed era terrorizzata che la punizione potesse continuare a lungo. La punizione della paletta non era nulla al confronto di quella terribile prova. Una seconda frustrata è atterrata sul sedere e il grido disperato ha echeggiato nuovamente. Muoveva la testa da lato a lato piangendo. I capezzoli dondolavano provocando lancinanti dolori.
‘DICIA… Sette…’ Ha detto con un filo di voce. Appena percepibile fra i singhiozzi.

Le punte della frusta accarezzano la schiena e i genitali di Giuseppina, facendola fremere di paura. Non sapeva se era in grado di resistere ancora a lungo a una tale punizione. Sottile strisce di rosso acceso erano comparse sulla pelle delicata..

“Se utilizzo ancora questa punizione, andrò a danneggiare la tua pelle delicata, ma è la giusta punizione per una cagna come te.’

Ha tremato dalla testa ai piedi attendendo con ansia la prossima frustrata. Più di ogni altra cosa avrebbe voluto che fosse il suo cazzo a sbatterla e a farla finalmente godere. Non riusciva a capacitasi delle sensazioni che stava percependo. Dolore e piacere si mescolavano. I capezzoli le facevano male al punto di piangere ogni volta che si muoveva. Anche respirare le era diventato fastidioso. Poteva percepire il caldo del sedere. Era certa che era arrossata e non poteva immaginare fino a che punto. Si chiedeva se avrebbe potuto sedersi nuovamente in futuro.

‘Sei una cattiva bambina. Hai dimenticato quello che dovevi dire!

Trema e piange. Apre la bocca per dire le parole, ma non ha il tempo di pronunciarle.

Le cinghie del gatto a nove code si abbattono sul sedere e sulla figa esposta. L’urlo che si dipana e talmente forte che gli specchi e i vetri avrebbero potuto rompersi.
Resta immobile e ferma nella stessa posizione a lungo, singhiozzando e piangendo per l’insopportabile dolore.

Tutti i muscoli le stavano dolendo e non si capacita di dove potesse essere andato Tonino. Al tocco sulla figa sobbalza provocandosi nuovo dolore. I pesi dondolavano e i morsetti ferivano ulteriormente i capezzoli. Al tocco successivo riconosce essere la calda umida lingua. Respira con affanno, mentre resta immobile ad assaporare il piacere del tocco leggero. Presto è nuovamente al limite. Nel modo consueto e insopportabile, Tonino si alza e la lascia ansimante e desiderosa di godere.
‘Perché si chiede, perché le sta facendo questo.’

Con tutta se stessa sperava di essere finalmente liberata da quella posizione e scopata. Sapeva che la punizione non era ancora finita, ma aspettava ugualmente il premio.

La libera dalle catene e dalle manette, ma le lascia il collare. Nel raddrizzarsi resta con lo sguardo inorridito e fisso nel vuoto. Il dolore hai capezzoli era tale che è rimasta senza respiro. Con uno scatto repentino solleva i pesi e geme, mentre copiose lacrime le scendono sulle guance.

‘Togli immediatamente quelle mani!’ Urla Tonino.

Si piega in avanti e piangendo, esegue. Ad ogni respiro era come se migliaia di aghi si incuneassero nelle delicate carni.

Mentre inizia a togliersi la camicia, Tonino si dirige verso il divano che apre trasformandolo in letto. Seduto finisce di spogliarsi e l’osserva compiaciuto… Nudo le si avvicina e pur conoscendolo, osserva con bramosia il cazzo turgido e da un cassettino, estrae un pacchettino che riconosce immediatamente. L’osserva sorridente e apre il pacchetto di sigarette.

“Tieni. Mentre allunga una sigaretta. Questo fa parte della tua ricompensa. Quando ti comporti bene… Vieni premiata.”

Il cuore si è riempito di gioia alla vista della sigaretta. Rapidamente la presa e la portata alla bocca. Lui l’ha accesa e fatte alcune rapide boccate, ha iniziato a tossire. Nel sollevarsi per aspirare e godere del piacere tanto a lungo soppresso, i pesi e i morsetti hanno pizzicato dolorosamente i capezzoli. Ad ogni colpo di tosse le tette ballavano aumentando sempre più il lancinante dolore. In lacrime e piegata in avanti, ha passato la sigaretta a Tonino.
‘Grazie non la voglio più.’

“Mi piaci molto Giuseppina. Desidero passare con te molto tempo. Sarò un severo Sig.X nel caso in cui ancora non l’avessi capito, ma quando farai bene i compiti assegnati, sarai premiata. Naturalmente dovrai guadagnare questi piaceri. Diversamente conoscerai le punizioni.’

Non aveva capito appieno le implicazioni di quello che le aveva appena detto. Sapeva che ancora pochi giorni e tutto sarebbe finito. Ricordando della mail ricevuta risponde. “Sì. Signor X.”.

“Bene. Ora che la prima parte della ricompensa l’hai finita e, hai superato la punizione, tocca alla parte che sono certo che godrai di più. Cioè, sarai scopata nel modo in cui insegna la tua chiesa e vuole il tuo padre confessore. Lo stile missionario. Ho notato in quello che hai scritto, che sei stata cresciuta o meglio ossessionata da ciò che hai detto e l’ho ripeto testualmente: ‘…come Dio vuole che lo facciamo.’ Penso che rompere le regole per te, sia un terribilmente tabù. Ma penso anche, che hai goduto un sacco ad averle infrante in passato.’

Lei ha annuito inconsapevole che in quello che scriveva al Sig.X avesse menzionato il peccato, la Bibbia… Riflette per qualche attimo e si accorge che aveva ragione. Nelle sue prime fantasie, del piacere solitario, era la posizione che le dava piacere.. Può quasi sentire la stridula voce del padre confessore che spiegava:
‘…è il modo in cui un uomo si unisce carnalmente con la moglie nel modo che nostro padre celeste ha insegnato ad Adamo nel Giardino dell’Eden. Questo è il piano del signore per le coppie che si sposano e l’atto in se, è Santo.’

Il pensiero di essere scopata nel Santo modo, ha reso Giuseppina ancora più calda ed eccitata.

‘Ti presento il Signor X.’

Giuseppina osserva la mano che le indica la porta alle spalle e si volta di scatto. Urla e geme odiando la propria stupidità. I pesi attaccati ai morsetti dondolano, mentre i capezzoli si feriscono ulteriormente. Fra le lacrime, riesce a vedere un uomo nudo incappucciato davanti alla porta.

‘Sarà lui a darti il premio che desideri.’

Per quanto voleva essere scopata, alla vista del corpo nudo dello sconosciuto, la voglia è andata scemando. Vedeva il corpo robusto con la pancia prominente e completamente glabra. Il petto pesante come se avesse il seno. Tutto di lui le dava l’impressione che avesse superato la mezza età…
Come ha visto il cazzo ha dimenticato tutto. Era già duro che puntava verso di lei. Era l’unica cosa che le interessava in quel momento. Non voleva sapere chi si celasse dietro al cappuccio o che ci fosse stato Brad Pitt o un tronista.
‘Il cazzo… E’ quello che importa.’ Si dice fra sé eccitata e ancora in lacrime.

‘Mettiti a quattro zampe.’ Le dice Tonino ed essa, con circospezione e molto lentamente, esegue. Stringe i denti per il dolore ai capezzoli e una volta che viene presa per il collare, viene guidata al letto.

Ogni passo era una sofferenza indicibile e camminare come un cane la umiliava ulteriormente.
Geme di sollievo quando la clips al capezzolo viene tolto. Respira liberamente come viene tolto anche il secondo morsetto. Vorrebbe osservarsi i capezzoli, ma viene guidata sul letto e come era previsto, si posiziona senza che le venisse detto.

Con bramosia la guarda e le accarezza il giovane corpo. Giuseppina ansima quando i capezzoli vengono sfiorati, più per il dolore che per il piacere. Quando due dita la penetrano, geme nuovamente per l’incontrollato piacere nel sentire le stesse divaricarle la vulva. Geme anche per un altro motivo, il sedere le fa molto male.

In modo appena percepibile, le chiede se fosse nervosa.

Lei annuisce. Voleva essere scopata. Lo desiderava a tal punto dal sentire la vulva fremere. Non sapeva cosa fare, se doveva baciarlo o cosa. Giocare con le tette? Forse avrebbe dovuto supplicarlo per avere il cazzo… Solo allora si è resa conto che le braccia erano lungo il corpo e le gambe erano troppo unite. Non era esattamente una posizione invitante. Ha sorriso nel guardarlo, mentre le toglie i capelli dalla faccia con fare amorevole e lentamente ha divaricato le gambe aspettando per quello che era un chiaro invito.

Il cuore ha iniziato a martellare sempre più forte, come lo ha visto posizionarsi fra le gambe aperte e sopra di lei. Le accarezza l’interno coscia, ma Giuseppina per non essere disgustata dalla sensazione della sua pancia prominente, ha chiuso gli occhi e si è concentrata solo al piacere. L’ha sentito piegarsi e la sua presenza sempre più vicina fra le gambe. Ha potuto chiaramente percepire la cappella del cazzo accarezzarle le labbra vaginali e un sospiro le uscito dalla bocca.

Giuseppina ha divaricato maggiormente le gambe e puntando i talloni ha sollevato leggermente il bacino. Lo desiderava follemente, ma la pancia le stava già schiacciando lo stomaco. Ha potuto percepire il braccio fra di loro e prevedibilmente, ha guidare il cazzo alla piccola apertura posta fra le labbra vaginali e infine ha spinto.

Senza volerlo ha gemuto nel sentirlo entrare e ha trattenuto il respiro tremando tutta. Entro il secondo successivo, con le dita dei piedi arricciati, mentre la grossa cappella stava ancora facendosi largo in lei, l’orgasmo è esploso.

Giuseppina voleva di più. Non si accontentava. Le mani si sono posate sulla schiena pelosa dell’uomo, mentre le gambe l’hanno cinto per la vita. I talloni seguivano il ritmo della scopata e desiderava sempre più cazzo. Lo voleva sempre più a fondo. Si stava comportando come se fosse stata la sua ultima scopata.

I due amanti erano tanto intenti a scopare che non hanno sentito il cellulare suonare.
è stato Tonino a fermare lui e Giuseppina era tanto su di giri che solo dopo essersi lamentata si è accorta del cellulare che squillava.

“Che succede?” Ha detto il Sig.X, mentre ha estratto il cazzo. Giuseppina ha gemuto per la perdita del contatto e per la sensazione di vuoto che si è impossessata di lei. Aveva il cervello annebbiato e non sapeva cosa dire.

‘è tua madre.’ Ha detto Tonino

Senza pensare Giuseppina lo prende, ma resta immobile. L’unico suo desiderio era rivolto al cazzo e alla voglia che aveva di essere scopata ancora.

“Rispondi.” Le ha detto con voce ferma.

“Ch… Che?”

‘A tua madre. Non dovresti lasciarla in pensiero o preoccupata.’

Percepiva il cazzo accarezzarle l’ingresso della figa e si sentiva confusa.

‘Rispondi.’

Il cazzo ha iniziato nuovamente ha pressare contro il piccolo foro d’ingresso ed ha sospirato di piacere per la sensazione. La cappella si fa largo nell’umida e calda fessura ed entra in lei lentamente con una Giuseppina inebetita con il cellulare che riprende a squillare nuovamente.

In un momento di lucidità si chiede come può rispondere al telefono e parlare con la madre, mentre scopa con un estraneo.

Grugniva e gemeva con piacere, mentre il ritmo della scopata veniva ripreso e il cellulare cadeva sul materasso. Tonino glielo ha rimesso nella debole mano, ma l’attenzione di lei era tutta rivolta verso la cappella che le sondava profondamente nella vagina e i peli del pube che le solleticavano il clitoride. Non si è accorta che Tonino le ha aperto la comunicazione e le ha portato il cellulare all’orecchio.

Ha sentito alcune volte dire ‘Pronto… Pronto…’ E Giuseppina si è accorta di essere in linea con la madre.
“C…Ciao… M…Mamma…” Ha detto, cercando di controllare la propria voce. “Per…che mi chiami…?”

Ella l’ha rimproverata per non aver risposto la prima volta, ma nel frattempo il Sig.X, sembrava amare l’idea di scoparla, mentre era al telefono con la madre. I movimenti del cazzo erano più ampi e acceleravano sempre più, cercando ad ogni affondo di spingere la cappella sempre più profondamente.

Giuseppina cercava di lottare, di controllarsi.

‘Ma stai bene?’ Le dice la voce al cellulare.

‘Si, sono stato io… Ho solo corso… Con Lucia… Così ho il respiro corto.’ Non riusciva a ragionare Giuseppina. Era ansante per il peso dell’uomo e per l’orgasmo che le stava montando nuovamente.

Incurante che ella fosse al telefono con la madre, la prende per le gambe e gliele solleva. In questo modo si pone in ginocchio e Giuseppina si ritrova con il culo sollevato. Le spinte del cazzo ora sono date con più forza e le pare che la cappella le arrivi fino ai polmoni facendola sussultare ogni volta.

‘No, Lucia è una amica della squadra… Sì … Si, alleeee nove… C…erto, io nnnnon dimenticare… N…ooon vuoi che io fare… Eh! Sì, dopo che ho finito di fare le mie preferenze? … Oh, OH… Va bene. Io… Ci vediamo stasera. Mamma…… Ciao.”

Dopo aver chiuso il telefono cellulare di scatto ha gridato. è stato un grido di piacere sessuale scatenato dal prolungato controllo represso durante la conversazione con la madre. Incredibilmente, ma per qualche ragione, mentre parlava con la madre e il Sig.X la scopava, è diventata sempre più calda al punto che le è esploso un nuovo orgasmo. Ha continuato a gridare durante il culmine del piacere, mentre l’anziano grasso uomo la scopava con sempre più vigore e Tonino la filmava con vivo interesse.

L’ha lasciata cadere sul materasso e il sedere doloroso si è rifatto sentire, mentre la pancia dell’uomo la schiaccia con il suo peso. Si sentiva piacevolmente intorpidita e pur sentendo delle parole, non riusciva veramente a comprenderle. Si sentiva ubriaca. Si sentiva meravigliosa e al settimo cielo.

Percepisce il cazzo uscire e con un umido rumore di risucchio, l’uomo si sdraia al suo fianco anch’egli sudato e ansimante. Entrambi erano sdraiati, sorridenti e intenti a respirare. Le posa una mano sul seno e le chiede: “Allora, che cosa vuole la mammina?”

Giuseppina ha fatto un respiro profondo per cercare di calmarsi e con il cuore che batte all’impazzata volta la testa e risponde. ‘Domenica devo andare a messa e accompagnare la mia vicina di casa.’

‘Brava bambina, verrò a guardarti.- Le ha detto sorridendo, ma che il cappuccio impediva di vedere.- Come ci si sente ad avere il mio sperma dentro di te?’

Poteva sentire colare lo sperma lungo il sedere. “Signore. Sì, Si… Si sente bene”.

Improvvisamente si è sentita a disagio. Da quanto tempo era in ritardo il suo ciclo? Quante persone avevano goduto in lei senza usare un preservativo… Doveva andare a farsi vedere da un dottore al più presto. Tonino continuava a filmarla e si vergognava. Cosa avrebbe fatto di tutte le ore di film che oramai aveva collezionato…

Successivamente sono tornati a sedersi sul divano di pelle e Giuseppina è stata fatta sedere sulle gambe del Sig.X. Per lei era una posizione estremamente scomoda. Sentiva il sedere farle male. Con le gambe divaricate, l’uomo non aveva ostacoli per poterla masturbare, quando il DVD ha ripreso a vedersi sulla parete.

Sia Tonino che l’uomo le facevano continue domande.
‘Quanti anni pensi che possa avere la ragazza? Sarebbe la tua ragazza ideale per leccargli la figa? Ti piace essere scopata da più cazzi?’
Ad un certo punto Giuseppina inizia a tremare e un nuovo orgasmo liberatorio esplode in lei lasciandola completamente sfinita e ansante per il resto del tempo. Finito il film e messa in ginocchio, è stata costretta a soddisfare la voglia dei due cazzi, succhiandoli a fondo e a bere per intero lo sperma.

Sulla soglia della porta il Sig.X si volta e le dice:
‘Da questa sera, prima che ti addormenterai, dovrai masturbarti e godere. Non importa se avrai goduto poco prima, dovrai godere con le tue dita.’

Giuseppina era anfranta. Tutti i muscoli le facevano male e l’unico desiderio era di andare a casa, farsi una doccia e mettersi a letto.

Tonino scrive un messaggio con il cellulare e lo invia a Michele.
‘X ha pagato il doppio. Tua sorella si è comportata veramente bene.’

Maxtaxi

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Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli’

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Nota: se lo desiderate i capitoli successivi sono già stati pubblicati…

Autore Pubblicato il: 10 Marzo 2009Categorie: Racconti di Dominazione0 Commenti

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