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Quella che vi racconterò è una storia che ha poco di reale o almeno così sembrerebbe.
A 26 anni ero un uomo. Avevo un lavoro una casa mia ed ero indipendente finanziariamente e sentimentalmente. Dal punto di vista sentimentale ero un disastro e in un certo qual modo lo ero pure da quello sessuale, non tanto per le prestazioni quanto per le dimensioni. 23cm sono un problema per alcune ragazze ( non lo sono per molte altre fortunatamente ) e ho, nel tempo, sviluppato una eccessiva attenzione nel fare sesso che inevitabilmente influiva sugli stessi rapporti intimi. Solo dopo anni son riuscito a trovare un certo equilibrio tra potenza e controllo. Questo però inaridì il mio cuore allontanandomi dai sentimenti che una persona “normale” dovrebbe avere. Anche in questo caso ci vollero anni prima di imparare a conoscermi e ad apprezzare certe cose. Prima tra tutte quella dello stare solo. Per fortuna la parte sentimentale era completamente scollegata da quella amicale dove invece le cose cambiavano. Avevo un numero giusto di amicizie e le avevo da decenni, erano sicuramente una seconda famiglia. Una casa, qualche soldo in banca ti mettono nella posizione di non dover necessariamente dare retta o addirittura obbedire a nessuno… o quasi. Famiglia e amicizie erano dei totem per me, avrei fatto di tutto per loro. Avevo una piccola attività e la svolgevo al centro della città.
Era ottobre, pioveva. Pioveva forte, abbastanza raro ma comunque queste erano le condizioni di quel giorno. Sapevo che nessuno sarebbe entrato fino alla chiusura o almeno finchè avrebbe piovuto così tanto. Mi misi a leggere quando dalla porta entrò una ragazza. Non era una cliente, si stava semplicemente riparando dalla pioggia. Scostai il libro e senza dire una parola andai a prendere un asciugamano da portarle. Mentre mi avvicinavo cominciava ad aumentare la distanza tra le nostre spalle. Era alta, nonostante sembrasse una giovane studentessa era molto alta. Me ne resi conto solo quando le arrivai abbastanza vicino da darle l’asciugamano. La mia testa, che sfiorava il metro e 80cm, le arrivava poco sotto la spalla. C’erano circa 20 cm di differenza e considerando che ai piedi portava delle scarpe senza tacco quei 20cm erano reali. Davvero notevole, ero convinto fosse una ragazza straniera ma non era così. “ Grazie mille, la pioggia mi ha preso alla sprovvista. Non credo riuscirò ad andare a studiare in sala lettura. Ti spiace se mi fermo un attimo qua per sistemarmi?” Era carina, anzi era stupenda. Occhi grandi e neri naso piccolo, bocca leggermente carnosa, orecchie piccole e una folta chioma raccolta in una complicata acconciatura oramai rovinata dalla pioggia. Un viso quasi severo nel tenere alto il mento ma anche dolce. Indecifrabile in realtà. Aveva fatto un passo indietro appena preso l’asciugamano per potermi parlare col mento abbastanza alto ma non me ne accorsi subito. “ Certamente, se entri da quella parte troverai una piccola stanza che io uso per cambiarmi dopodiché puoi chiamare qualcuno e farti venire a prendere”
“ Grazie, vado a darmi una sistemata. Poi se posso vorrei poter studiare su quel tavolo. Dopotutto questa è una libreria ed è la cosa che più si avvicina a una sala lettura. Anzi chiudi a chiave la porta tanto oggi non entrerà nessuno ed io devo sdebitarmi con te” Rimasi interdetto “ Ma che dici, non chiuderò la porta, tu non devi sdebitarti e quando ti sarai sistemata chiamerai qualcuno per farti venire a prendere” Senza dire una parola mi si avvicinò. Non troppo. Mi accorsi solo allora che il giubbotto che indossava mal conteneva un seno troppo grande per quella taglia. Era sproporzionato, nonostante l’altezza la ragazza era proporzionata nei fianchi nel sedere ( anch’esso meravigliosamente stretto in jeans strettissimi ) nel suo collo affusolato nel fiso. Solo le spalle erano abbastanza larghe ed era assolutamente normale visto che dovevano portare un seno letteralmente fuori misura. Una volta l’uno di fronte l’altra dovetti necessariamente sollevare la testa per guardarla negli occhi. Una scena umiliante. Continuando a non parlarmi accarezzò il viso e in un attimo mi prese il collo e mi sollevò mantenendo il braccio teso. Un segno inequivocabile di una forza strepitosa che mi fece tremare i polsi. Sempre senza emettere una parola mi rimise a terra e si diresse verso la stanza che le avevo indicato poco prima. Io invece mi diressi verso la porta per chiuderla. Ero impaurito eccitato ma soprattutto confuso. “ A proposito, ho compiuto 18 anni il mese scorso” disse lei lanciandomi un documento di identità. Chiusi la porta, controllai il documento e ne fui sollevato. Ero impaurito, eccitato ma impaurito. Sollevato ma con le gambe tremanti. “ Ok” furono le sole parole che riuscii a emettere.
Tornai al mio posto dietro la cassa ma non mi sedetti. Aspettai. Quando tornò era asciutta, con i capelli liberi. Mio dio quant’era bella, da non credere. Indossava ancora il giubbotto. “ Cucciolo non stare lì impalato, avvicinati” disse lei con una sicurezza sconfortante. Mi avvicinai senza fiatare, non ero mai stato così remissivo in vita mia, ero sempre stato dominante sia mentalmente che fisicamente ( ovvio fossi un single ). Fummo nuovamente vicini. La sproporzione tra i nostri corpi era evidente. Sembrava più grande ma era la vicinanza a farla sembrare così. “ Bravo cucciolo, adesso mi tolgo il giubbotto e se per caso vedo che vieni nelle mutande ti massacro di pugni. Devi restare lucido, il tuo sperma non deve sprecarsi. Almeno non in questo modo. Mi serve per fare un giochetto” Detto ciò si tolse la giacca. Sotto cominciò a intravedersi un top bianco e un seno gigantesco, senza reggiseno. Era talmente grande che le sue areole si intravedevano lungo i bordi del top. Ero impietrito. Quelle parole mi paralizzarono, ero sicuro che avrebbe potuto uccidermi con una sola mano anzi con un solo seno. Sarà stata una nona, forse di più. Ero eccitatissimo ma neanche una goccia uscì dal mio pene. Poi le vidi. Continuò a svestirsi fino a svelarle. Le vidi e fu un miracolo se non svenni. Le sue braccia erano un tripudio di muscoli e vene più grosse delle mie dita. Il suo bicipite seppur a riposo era più grande della mia testa e la sua pelle leggermente abbronzata metteva in risalto ogni curva, ogni muscolo di quelle braccia.
“Fammi controllare se sei venuto” Disse sollevandomi col braccio sinistro. Non pioveva più. Il sole cercava timidamente di farsi strada in una giornata fino a quel momento grigia, la gente cominciava a uscire di casa. Controllò. Controllò per bene. Non trovò nulla. “ Bravo cucciolo” Disse lei abbracciandomi. Ero a 25 cm dal suolo col viso immerso in un seno enorme. Tenuto su da un solo braccio. Mio dio! Sarei voluto stare per sempre così, come in una fotografia. “ Visto che sei stato così bravo andremo nel retro a fare il nostro giochetto” Di cosa stava parlando? Quale gioco? Nel retro? L’eccitamento stava scemando e il timore si stava impossessando di me. Mi portò sul retro così: a 25cm da terra, schiacciato sul suo corpo che sentivo fortissimo. Una volta entrati nel piccolo magazzino mi posò su una sedia che usavo come scala per prendere le cose più in alto. “ Aspetta qua e non muoverti” Tornò dopo pochi secondi, aveva in mano un boccale che io usavo come portapenne. “ Spogliati e rimettiti a sedere” Il suo tono era sempre ultra deciso e io non avevo il coraggio di contraddirla. “ Ok, si “ furono per la seconda volta le uniche sillabe che riuscì ad emettere. Mi rimisi a sedere.
Posò il boccale a poco più di 2 metri da me. “ Cucciolo voglio te tu riempia questo boccale col tuo sperma, io ti aiuterò a sborrare. Tanto. Ma ricorda: nemmeno una goccia deve finire sul pavimento altrimenti le stesse cose che ti faranno venire come non sei mai venuto in vita tua ti faranno molto male” “ Oddio ma è impossibile, ti prego facciamo un altro gioco. Ti prego” Dissi io nudo seduto e col pene durissimo. Non credo di essere stato abbastanza convincente. “ Falla finita e concentrati, so che ce la puoi fare. Adesso guarda bene e non toccarti. Metti le mani dietro la schiena, fidati sarà più facile” Si fermò dietro il boccale e cominciò a flettere i bicipiti. Le sue braccia esplosero e una serie di enormi muscoli dei quali ignoravo l’esistenza uscirono fuori con una forza sovrumana. Le sue vene erano gigantesche e stavano pulsando. “ Li vedi questi muscoli? Pensa che non li sto pompando neanche al 10% Le vedi queste tette, pensa che le posso far crescere ancora. Adesso sbrorra come una fontana!!!” Venni quando non aveva ancora finito di parlare. Venni con una potenza a me sconosciuta, venni come una fontana. A getto continuo…..centrai il boccale e continuai a centrarlo fino a riempirlo del tutto. Produssi circa 1 litro di sperma. Insano. Mi sentii svenire, ero completamente disidratato. Caddi dalla sedia ma lei mi prese al volo e poggiò il mio corpo sul suo seno. “ Cucciolo sei stato bravissimo, non solo sei venuto come un cavallino ma lo hai fatto dentro il boccale” Disse mentre con la mano mi accarezzava. Ripresi quasi subito i sensi. Il suo seno mi teneva su, non avrebbe avuto bisogno di tenermi con le braccia ma lo fece. Mi sentii bene, stanco e felice. “ Ti porto in sala così potrai riprenderti con calma” Cominciò a camminare verso la sala vendita poi si fermò “ Cosa diavolo è quella? Cosa cazzo è quella??” Mi voltai e vidi che stava indicando una macchia di sperma sul pavimento……..

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Autore Pubblicato il: 30 Ottobre 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Trans0 Commenti

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