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Continua…

Il resto del pomeriggio trascorse abbastanza tranquillo, per quanto alcuni sguardi mi sembrassero equivoci o imbarazzati, però poteva anche essere dovuto dalla mia personale paranoia nell’aver fatto qualcosa pensando a mia suocera e sperando che Rita mi osservasse, mentre mi massaggiavo il cazzo lubrificato e gonfio e fantasticavo sul suo corpo nudo.
Cenammo parlando anche più amabilmente del solito del più e del meno, niente di particolare, ridacchiando qua e là. Lei era ancora in tenuta da casalinga, un po’ sudata ed un po’ spettinata, con lo stesso vestito per cui avevo dedicato una sega pomeridiana:
“Sembra un vestito di Miriam” – azzardai cogliendola sovrappensiero tra un boccone e l’altro. Alzò la faccia interrogativa, mentre masticava – “Dico, quel vestito sembra proprio un vestito di Miriam” –
“Mm? Ah, si, perché lo abbiamo preso insieme diversi anni fa in vacanza. Lo utilizzavamo alla grande d’estate, ovunque viaggiassimo, poi quello di Mimi si è sdrucito e il mio…” – sospirò – “ era meglio non mostrarlo in pubblico!” –
“No, ma è un bel vestito, uno dei preferiti anche da me” – pensavo alle volte in cui avevo sollevato il vestito alla mogliettina senza complimenti, per fotterla avidamente con la visuale del suo culetto in primo piano.
“Ah beh, non vorrei rovinarti il ricordo!” – sorridendo appena – “Magari poi lo tolgo!” – era detta senza malizia, ma ne approfittai istintivamente.
“Non potrei essere più fortunato in caso” – azzardai
Ammutolì qualche secondo, poi rise imbarazzata – “L’ho capita adesso!” – sospirò forte – “Sai proprio come fare arrossire una vegliarda!” –
“Vegliarda tu?” – rincarai ancora – “Non ti schermire!” –
“Eh, ma l’età avanza” –
“L’età non dice tutto!” –
“Ma fa la sua parte!” –
“Non c’è niente di male. Ogni età ha i suoi pregi, i suoi difetti e i suoi detrattori” – pausa teatrale, non volevo dare tregua su quella breccia – “ma anche i suoi estimatori.” – lo dissi con quanta più nonchalance potessi simulare, ma aspettavo la sua reazione.
“La fai facile tu, dal basso dei tuoi trent’anni” –
“Il panorama non è male. Un po’ caro l’affitto.” – Dovevo mollare la presa ora, facendo il simpatico, o sarebbe stato troppo – “Il quartiere non è male” –
Ridemmo entrambi per sbloccare la situazione.
“Ok” – disse lei – “sistemiamo la cucina. Poi avrei bisogno di una doccia” –
“Certo, ti do una mano” – mi alzai per dare una mano, ma mi sorprese con una battuta
“Così finalmente tolgo il vestito” – sorrise, senza guardarmi, ma di sottecchi poteva vedere parte della mia reazione, la parte di sotto cercò di restare abbastanza nascosta.
“Certo, certo” – farfugliai spiazzato.
Terminammo di pulire le poche cose della cucina e lei andò in stanza, mentre io restavo imbambolato a riflettere, con la scusa di sorseggiare un amaro.
Dopo un tempo che mi sembrò indefinito, sentii una porta aprirsi, richiudersi, dei passi nudi per il corridoio, fino alla porta del bagno, riconoscibile dal cigolio. Combattuto, mi interrogavo sul da farsi.
Con passo più felpato possibile, mentre ancora non si sentiva acqua scorrere, mi avvicinai per sentire meglio, quindi, appena sentii la prima acqua scorrere, mi appropinquai alla porta per osservare, come un adolescente alle prime armi, dallo spioncino.
Quando arrivai ad osservare, Rita era già nella doccia. Non mi persi d’animo, dopo aver attraversato il Rubicone, e mi misi in attesa che uscisse fuori dalla doccia, il bagno lungo e stretto avrebbe favorito la visuale. Quando sentii il flusso dell’acqua terminare, ebbi un tuffo al cuore: tirò fuori una gamba, poi uscì cercando il telo. In quel frangente vidi il pelo fulvo della sua fica coprire il pube e tutto il resto. Era tanto, ma cionostante sembrava essere ben curato.
Non resistetti e me lo presi in mano segandomi a quella vista. Per qualche minuto si asciugò, poi lasciò cadere la tovaglia e prese una lozione, cominciandola a spalmare diligentemente tra le tette. Le tette avevano due capezzoli grossi e scuri ed un’areola dello stesso colore non grandissima, ma che stava bene nel contesto. Il tempo le aveva fatte un po’ cadere, ma facevano ancora un gran bell’effetto. Ad occhio una terza abbondante, di un seno a pera, meno tonico per l’età.
Ero adrenalinico da un lato ed eccitatissimo dall’altro. Poteva uscire in qualsiasi momento, ma le sue tette mi avevano incollato l’occhio alla porta e la mano al cazzo che aumentava di ritmo
Quando passò alle gambe e si appoggiò al bidet, mostrandomi il culo, stavo letteralmente impazzendo e la mano volava facendo schiumare la cappella con forza. Il culo era molto simile a quello di Miriam, ma sformato dall’età. Tuttavia, seguendo l’esempio di Miriam, aveva speso bei soldi per un trattamento liftante, dando al culo una bella forma e camuffando qualche buccia d’arancia. Quando si abbassò fino alla caviglia, mostrando i buchetti pelosi ed ancora umidi, schizzi forti e veloci sussultarono fino alla cappella e cominciarono ad imbrattare a terra e mi sembrò anche altrove.
Mi sembrò che si girasse, ma ora non avevo tempo da perdere. Dovevo ripulire tutto. Corsi più silenziosamente che potevo a prendere della carta assorbente per ripulire il macello, sperando di fare in tempo.
Mi sembrò di aver fatto tutto ed ebbi il tempo di ripulirmi anche io e con massima sbarazzinità farmi trovare alla tv.
Continuava ad esserci dell’imbarazzo: fino a dove potevo spingermi senza un’apertura di qualche genere da parte sua?
“Sono in cucina” – disse ad un tratto. Non sapendo come interpretare questa cosa, restai interdetto sul da farsi, continuando a guardare la televisione con noncuranza.
Poi approfittando di dover portare un bicchiere al lavello, mi avvicinai alla cucina. Rita stava giocando ad un solitario con le carte francesi.
“Ah! Bello! Non sapevo giocassi a carte” –
“Si, una vecchia passione” –
“Allora giochiamo!” –
“Burraco?” –
“Burraco!” –
Ora, non vorrei sembrare un super macho, perché cominciammo a giocare e mi stracciò ripetutamente e velocemente due volte su tre, tra battute ed un’atmosfera più tranquilla.
“Rivincita!” – quando chiusi la mia mano da vincitore al quarto tentativo.
“Dai, un’altra?” –
“Definitiva. Chi perde paga pegno!” –
“E che pegno?” –
“Decidiamo!” –
“Vediamo… Prepara la colazione domani?” –
“Oddio, pensavo qualcosa di un po’ più divertente, in realtà!” –
“Cosa avevi in mente?” –
“Facciamo che rivanghiamo i tempi che eri ragazza. Chi perde deve rispondere a 3 domande con la assoluta e cruda verità. Se non vuole rispondere, avrà un obbligo, cui non potrà negarsi” –
“Uh, la fai difficile tu!” – ci pensò un po’ su, poi disse – “Accetto!” – ci stringemmo la mano con aria di sfida e andai a servire la mano che poteva inguaiarmi, se avesse voluto.
Giocai al meglio delle mie possibilità, ma si aggiudicò la partita lottando un po’.
“Bene, bene… sembra che ci siano delle domande scomode!” – disse lei, fregandosi le mani
“Sono alla tua mercé… o alla tua clemenza” – scimmiottando un inchino.
“Avanti, avrò pietà per la prima.” – stette a pensarci un po’ – “Cosa pensi di tua suocera? Voglio sapere tutto!” – disse lei.
Ci pensai su, poi dissi: – “Non mi esporrò!” – risposi ridendo – “Rinuncio alla domanda e chiedo l’obbligo!” –
Rimase un attimo in silenzio, dopo un lungo nooooo – “Me lo terrò per la fine!” – sorrise furbescamente. Non potevo immaginare.
“Vado avanti con la seconda” – disse – “Il sesso come va con Mimi?” – scoppiò a ridere.
“Alla grande dissi io. Vuoi i dettagli?” –
“Mmmm… qualcuno. Quel vestito?” –
“Ahhhh ehehe, quel vestito mi piace molto quando lo indossa. Mi piace prenderla senza troppi complimenti da dietro.” –
“Sarà bellissimo!” –
“Non posso dire il contrario, grazie!” –
“Ultima domanda: c’era una macchia sulla porta. Una macchia…” – mise la mano sulla bocca, come un ops! – “Ti sei masturbato sbirciandomi?” –
Sbiancai di brutto. Sembrava calma, ma magari era solo apparente.
“Puoi rispondere, non mordo mica” –
Ecco…” –
“Si?” – dissi lei sembrando infastidita
“Si, lo ammetto. Mi dispiace, è che… non ho resistito.” –
“Sei un maiale.” –
“Io… mi dispiace, non succederà” –
“Un lurido porco” –
“Sì, hai ragione” –
“Adesso cosa dovrei fare?” – disse lei con tono fermo
“Non lo so.” – dissi liquefatto sulla sedia.
“Per questo mi sono mantenuta l’obbligo alla fine. Bene, tu mi hai spiato nuda. Ora tocca a me guardarti.” –
Il terrore si trasformò in eccitazione in un attimo.
“C… Cosa?” –
“Spogliati, fatti guardare. Tu lo hai fatto di nascosto, io voglio farlo faccia a faccia.” –
“o.. Ok” –
COminciai lentamente a spogliarmi. Lei si avvicinò e sembrava quasi ispezionarmi punto per punto. Quando liberai il cazzo dai boxer era turgido e pulsante.
“Che accoglienza!” – disse lei – “Capisco Mimi” – mi osservava senza ritegno alcuno centimetro per centimetro.
“Ti faccio eccitare?” – mi disse ad un tratto
“Si, molto” –
“Sono la madre di tua moglie, porco!” –
“E ti stai guardando il mio uccello duro da 5 minuti buoni” – Restò sorpresa dalla risposta.
“Ti puoi rivestire” – disse turbata -”N.. non dovrà accadere mai più, chiaro?” –
“Mai più, promesso” – Dissi infilando la maglietta
“E poi scusa… volevi fare sesso con me? Non si può, dai!”
“Era una fantasia. Non la controllo davvero. E poi lo so anche io che è sbagliato.” –
“Va bene. Non deve succedere più, ok?” –
Non aspettò la risposta ed andò verso la sua stanza chiudendosi velocemente. Non mi azzardai ad avvicinarmi. Ma un leggero sciacquettìo si sentiva dal corridoio. La tigrona aveva la micia fradicia.

… Continua

Se vi è piaciuto (o anche no) scrivete i vostri commenti a n3m0_r4g3d@yahoo.it. Risponderò quando posso, ma soprattutto solamente a quelli educati.
Grazie in anticipo per aver letto… e commentato… e fantasticato ;)

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Autore Pubblicato il: 6 Settembre 2022Categorie: Racconti sull'Autoerotismo, Tradimento, Voyeur0 Commenti

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