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Racconti Trans

Giulia primo contatto… la scoperta della donna in me

By 3 Marzo 2007Dicembre 16th, 2019No Comments

Ciao a tutti, sorelline e maschioni. Ecco un nuovo racconto della vostra Giulia Trav.

Spero vi piaccia. Buona lettura!

Ho avuto il mio primo rapporto in giovane età

&egrave stato quello il primissimo contatto con il piacevole universo del sesso. Ero infatti vergine in tutti i sensi e praticamente ignara di tutto.

Avvenne in una bellissima giornata del mese di giugno di molti anni fa. Abitavo allora in periferia di Firenze in una zona che non era ancora città ma non era ormai più campagna.
Di solito frequentavo le ragazze ed i ragazzi del quartiere che avevano la mia età. Preferivo, &egrave vero senza sapere perché, giocare con le femminucce ma per non perdere la faccia giocavo anche con i maschietti. Anzi per farmi valere di più giocavo con i ragazzi che avevano alcuni anni più di me.
Matteo era uno di loro, un ragazzo simpatico e furbetto con il quale m’intendevo bene e che mi difendeva nei giochi e in altre situazioni.
Io non avevo mai pensato ad altro se non ad una semplice amicizia e neanche lui.
Sta di fatto che eravamo comunque legatissimi e nessuno degli altri trovava strano che decidessimo di andarcene talvolta per i fatti nostri.
All’epoca ero piuttosto alto per la mia età, lui però era già molto più grande di me, già maschio,, giocherellone e avvezzo ai piaceri sessuali.
Era di pomeriggio, verso le 15.00, stavamo percorrendo insieme un sentiero quando lui mi propose un nuovo gioco. Io incuriosito accettai di seguirlo in un campo, in una zona appartata tra erbe alte e cespugli informi che offrivano una discrezione quasi assoluta.
Ridendo e scherzando Matteo ed io ci sedemmo in mezzo a quella natura ambigua, ne campagna ne città. Egli mi informò sul gioco che compresi poco. Allora lui si sfilò i pantaloni e gli slip ed estrasse il suo pene già barlocco.
Io per la prima volta vedevo un membro così grosso e non al riposo. Fino a quel momento avevo sentito parlare del sesso ma ne avevo di fatto una idea vaga e confusa. Nella mia mentre di ragazzo turbato suonava strano, senza forma ne sostanza.
Matteo mi disse che il gioco consisteva nel ‘farsi le seghe’ ed aveva l’intenzione di insegnarmi come fare. Così mi invitò a spogliarmi. Io avevo però un fisico poco ortodosso per un maschietto. Ero giovane ma se altri miei coetanei somigliavano a degli uomini in miniatura, non era il caso mio. Avevo già un viso carino di femminuccia, un corpo esile, gambe flessuose, un culo da ragazzetta con natiche protuberanti ma soprattutto un cazzino atrofico che aveva, all’evidenza, difficoltà estreme a prestarsi a quel tipo di gioco.

Matteo mi guardò dapprima un poco stupito e smarrito. Era stato sinceramente convinto fino a quel momento di potermi insegnare a giocare a farmi le seghe ma adesso lo era visibilmente meno. Comunque ci provammo.
Per un poco, dietro suoi consigli, cercai di fare drizzare quella mia virgola che tenevo tra le dita ma di erezione non se ne vedeva o quasi. A dire il vero l’ambiente appartato, la nostra intimità’ tutto ciò era per me piacevole anche se non sapevo valutare più di tanto il perché. Provavo sensazioni nuove ed intense ma la mia attenzione non era rivolta al mio cazzino atrofico bensì al cazzone eretto di Matteo.
Stava lì davanti ai miei occhi, bello lungo di circa 22 cm, venato e nodoso con una cappella larga e rossastra di cui respiravo appieno l’aroma con un piacere allora per me indefinibile.
Il mio sguardo si fissò poi sui suoi coglioni pelosi che mi sembrarono enormi. In realtà erano soltanto di normali dimensioni ma a confronto con le mie palline risultavano giganteschi.

Visto che lui si masturbava e che io non riuscivo a fare altrettanto gli chiesi se potevo provare a masturbare il suo pene.
Matteo esitò un istante, ma poi amichevolmente mi autorizzò a farlo. Mi sedetti allora al suo fianco e con la mano sinistra mi avvicinai. Tremavo quando posai la mia mano sul suo cazzone. Fu per me una emozione fortissima e non sapevo perché. Lo accarezzai dolcemente poi cercai di imitare i gesti che avevo visto. Matteo iniziò a mugolare di piacere ed io ero felice di sentirlo vibrare così tra le mie dita.
Presto il ritmo aumentò e mi ritrovai con una certa naturalezza a governare il suo piacere, cosa che mi faceva sentire molto bene. In pratica godevo nel vederlo e nel sentirlo godere.
Lui mi incitava e mugolava sempre più forte poi, dopo un lungo momento, iniziò a fremere stranamente’ fui preso dalla paura di avere fatto qualcosa di sbagliato, quindi mi fermai di colpo. Ma lui mi incoraggiò a riprendere subito. Così feci anche se con qualche cautela in fase iniziale. Assumeva strane espressioni, stava con gli occhi semiaperti, faceva smorfie e mugolava sempre più forte con un rantolo irregolare e pesante.
Ero lì che lo segavo più velocemente quando, all’improvviso, vibrò più forte nella mia mano e dopo pochissimo vidi eruttare un fiotto di liquido biancastro e profumato che ricadde sul suo ventre e gocciolò lungo l’asta fin sopra le mie dita.
Lui si accasciò all’indietro, preso dagli ultimi tremori di appagamento mentre io rimasi un momento immobile a sondare la sensazione di compiacimento che mi pervadeva.

Qualche istante dopo portai istintivamente le mie dita bagnate sulle labbra e per la prima volta assaggiai il seme maschile. Il gusto era acido ed intenso ma piacevolissimo. ‘Mhmmm!… che buono!’ pensai, così non solo mi leccai le dita ma, di nuovo spinto dall’istinto, mi chinai per raccogliere con labbra e lingua tutto il suo sperma sparso sulla pancia.
Matteo mi guardava divertito e mi lasciava fare. Mi lasciò fare anche quando, dopo avere prosciugato il suo ventre, iniziai a leccare e a succhiare il suo pene che si stava ammosciando.
L’emozione di prendere il suo cazzo in bocca, anche se non in fase di erezione, fu fortissima. Sentivo che era qualcosa per me di eccezionale. Leccai tutte le gocce di sperma, poi succhiai la cappella, infine tutto il membro e persino i testicoli gustosissimi.

Ero fremente di piacere e mi accanii a succhiare i suoi genitali molto a lungo. Matteo si abbandonò a me, sdraiato nell’erba, rilassato e pienamente soddisfatto.

Io però sentivo di non esserlo altrettanto ma non sapevo come poterlo essere.
Mi sdraiai accanto a Matteo e gliene parlai. Lui mi disse che ero un finocchietto, una femminuccia. Io però capivo poco. Mi spiegò allora che gli uomini veri provavano piacere nell’usare il proprio cazzo mentre io che ne avevo uno minuscolo e inadatto dovevo probabilmente godere in altro modo, quasi come una donna, con il culo.
Molto intrigato dai suoi propositi, chiesi ulteriori spiegazioni. Parlò allora di penetrazioni, di scopate, di cavalcate e cosi via.
Io ascoltavo con attenzione ma capivo ancora poco, comunque ero molto eccitato e sentivo dentro di me che quella era la mia condizione. E poi mi fidavo ciecamente di lui.

Allora, senza scrupoli, gli chiesi se aveva voglia di giocare a scoparmi. Lui mi guardò intensamente e, con un sorriso amichevole e furbo, mi rispose ‘perché no, tra un pochino proviamo’.

Rimanemmo sdraiati ancora mezz’ora poi mi chiese di accarezzarlo di nuovo.
Fu un piacere ritrovarmi i suoi genitali in mano. Giocai con i testicoli e con il cazzo barlocco per qualche momento. Poi Matteo mi invitò a succhiarglielo. Io non esitai’ non aspettavo altro. Il piacere provato prima era stato intenso. Chissà come sarebbe stato adesso? Mi chinai su di lui e con una emozione che mi faceva sobbalzare il cuore andai dritto dritto a posare un bacio sulla cappella che fremette nervosamente.

Successivamente iniziai a leccarlo e a succhiarlo. Il mio primo vero pompino anche se molto inesperto fu delizioso. Ormai Matteo sapeva di poter resistere a lungo e si abbandonava a me femminuccia vogliosa che piano piano imparava l’abbicci dell’arte sottile ed elegante della fellatio. Leccavo l’asta, mordicchiavo i coglioni, salivo fino al prepuzio dove mi soffermavo prima di prenderlo a piena bocca in me spompinando con ritmi diversi ma sempre con immensa goduria.

Matteo intanto aveva preso ad accarezzarmi raddoppiando così il mio piacere. Mai nessuno mi aveva toccato in quel modo. Tremavo in ogni fibra del mio corpo.
Poi iniziò a poco a poco a soffermarsi sui miei glutei. Sentivo il mio culetto tremare ancor di più sotto il suo tocco. Le sue grandi mani giocavano con le mie natiche e quando cercò il buchetto con le sue dita aumentai d’istinto il ritmo del pompino.
Quel farabutto mi infilò un dito nel culetto senza preavviso ed io avvertii una primizia che mi sconvolse i sensi.
Durante il mio goffo tentativo di masturbarmi avevo provato solo vaghe piacevoli sensazioni. Ma adesso quel dito nel mio sfintere mi convinceva che Matteo aveva proprio ragione. Provavo piacere veramente solo come invertito.
A dire la verità Matteo non era molto esperto ma per me in quel momento era il maestro che serviva’ e già pregustavo il piacere di sentire il suo membro al posto del dito.

Matteo mi guidava del suo meglio in quella scoperta. Mi chiese di mettermi in ginocchio prima, poi a quattro zampe. Rimasi lì, il culetto per aria, i miei minuscoli attributi appena pendenti tra le cosce e lo sguardo perso nel suo in attesa che venisse in me.
Matteo esitò un istante. Più tardi mi confesso che non aveva mai scopato prima con un ragazzo. Il tempo passava invano. Ero fremente. Lo supplicai di fare qualcosa. Allora lui cercò di farsi coraggio. Prese in mano le mie natiche, le allargò e avanzando verso di me, posò la sua grossa cappella sul bordo dell’orifizio anale.
Avvertii il calore del suo membro e già fu un piacere intenso. Poi cercò di affondare in me. Il mio culetto vergine fece una prima timida resistenza ma il mio assecondarlo e le sue spinte costrinsero lo sfintere a cedere.

Entrò in me di colpo, affondando poco più della cappella. Io gettai un grido di piacere nell’aria profumata d’inizio estate e lo invitai a proseguire. Lui non si fece pregare. Spinta dopo spinta penetrava in me più a fondo, fino a quando non mi fece sentire i suoi coglioni. Era tutto in me ed io avvertii per la prima volta un senso di completezza meraviglioso. Mi sentivo totalmente al mio agio. Sentivo che il mio culetto era fatto per questo, non tanto un viatico per escrementi ma soprattutto un canale di piacere sessuale puro.

Matteo intanto aveva accelerato il ritmo. Mi montava con aria gagliarda. Acquisiva sicurezza ed io mi abbandonai passivo a lui.
Presto la nostra copulazione raggiunse toni parossistici e per me sconvolgenti. Mi sentivo fremere nel più profondo. Era come se ogni parcella del mio essere vibrasse di goduria nel trasporto di quello atto d’amore.
Più egli scivolava in me, avanti, indietro poi avanti ancora.. e più sentivo il mio sfintere cedere, allargarsi e lasciare colare un succo profumato che bagnava le palline dei miei testicoli.
Matteo andò avanti così a lungo’ non saprei dire quanto esattamente. Poi, un poco stanco di quella posizione mi chiese di venirgli sopra.
Si sdraiò davanti a me con il cazzo eretto all’inverosimile in attesa che montassi a cavallo su di lui. Io avanzai e posizionai al meglio le mie gambe di qua e di là del suo corpo prima di posarmi su di lui. Il suo cazzo scivolò liberamente tra le mie natiche nel buchetto spampanato.
Mi sedetti letteralmente su di lui lasciandolo penetrare in me. Lo sentivo tutto e tanto. I miei glutei iniziarono a sbattere contro i suoi coglioni via via che saltellavo più forte su di lui.
Mentre danzavo piacevolmente, alternavo lo sguardo in basso, ad osservare divertito i miei poveri attributi che battevano ritmicamente contro la sua pancia e, in alto, in lontananza verso la strada e le case. La vita là proseguiva senza scossoni, le genti, le auto, i camion, tutto un universo di lavoro e di faccende mentre noi eravamo presi dalla scoperta dell’amore ed io in particolare stavo esplorando i misteriosi piaceri che avrebbero condizionato per sempre la mia vita.
Matteo ansimava, io mugolavo con la mia vocina in falsetto di ragazzo effeminato. Egli stringeva istintivamente le mie natiche ed io accarezzavo il suo petto andando ogni tanto a posare qualche bacio sulla sua bocca che non aspettava altro.

Matteo mi guidò in una variante dicendomi di girarmi e di mostrargli il culo mentre proseguivo a danzare su di lui

Seguii alla lettera le sue istruzioni e mi ritrovai, sempre dolcemente impalato, a saltellare su di lui facendogli gustare la vista del mio culetto mentre io mi divertivo a fare sbattere su e giù i miei attributi decorativi.

Dopo un poco, per aumentare il ritmo, piazzai d’istinto le braccia all’indietro, le mani fra l’erba, puntai i piedi, mi inarcai leggermente ed iniziai a scopare il cazzo di Matteo su di un ritmo forsennato. Lui era perso, incapace di resistermi ed io mi sentivo sempre più padrona della situazione.
Con il culetto bagnato segavo il suo cazzo con una tale velocità che rischiavo di farlo venire ad ogni istante. E invece fui io ad avere il mio primo orgasmo.

Godere con il culo &egrave da allora la cosa fondamentale per me. Il mio buchetto &egrave di fatto il mio vero sesso ma non disdegno orgasmi anteriori. Quella volta sentii per la prima volta quel brivido di piacere pervadermi quando il mio pene poco più che moscio lasciò colare un filo di sperma trasparente con un rigurgito contenuto. Io che sul momento non smisi di scopare gridai il mio piacere che mi annebbiò la vista e mi fece cadere all’indietro sdraiato su Matteo.
Rimanemmo un lungo istante immobili.
Accarezzai il mio atrofico pene e raccolsi il mio seme per gustarlo. Non era male ma quello di Matteo aveva un’altra consistenza, era stato molto più copioso ed il suo gusto muschiato mi aveva conquistato per sempre.

Mentre godevo ancora di quel momento, Matteo, il cui cazzo si ergeva dritto nel mio ano, iniziò a pompare e a stantufarmi di nuovo.
Io ripresi i sensi e lo assecondai del mio meglio.
Ci mettemmo di traverso e mi scopò di lato affondando ritmicamente l’asta nel mio culo ormai largo e cedevole come non mai.
Mi scopò così, baciando ripetutamente e giocando divertito con i miei attributi per un lungo momento. Poi avvertii che stava di nuovo fremendo tutto. Mi ritornò in mentre le sensazioni provate all’inizio del pomeriggio. Era lì per venire.
Lo supplicai di uscire per poterlo bere tutto ma non ce la fece a contenersi. Ormai la foia era tale che le sue stantufate lo portarono ad eiacularmi in culo. ‘ti fecondo, ti fecondo!’ gridò ‘ e quelle parole eccitanti mi consolarono un poco. Sentivo il suo seme colare dentro di me’e lui spegnersi piano piano, soddisfatto di nuovo ‘ questa volta con il mio assenso.

Rimanemmo abbracciati per un poco. Sentivo il suo membro ammosciarsi in me. Feci di tutto per trattenerlo il più a lungo possibile. Poi però scivolò fuori di me, ormai moscio del tutto ma bellissimo.
Mi affrettai a leccarlo con gusto. I miei succhi anali mescolati al suo sperma lo rendevano irresistibile.
Matteo era stanco, immobile e remissivo. Io invece appena appagato avrei gradito un’altra cavalcata.
Il pomeriggio stava finendo quando decidemmo di rientrare a casa. Quel segreto tra noi era dolcissimo. Nessuno avrebbe saputo.
E per tantissime volte di rivedemmo durante quella estate. Tempo due mesi passai dallo stato di verginello a quello di troietta compiuta grazie alla complicità di quel ragazzo che, seppur alle prime armi anche lui, mi aveva fatto scoprire la mia vera strada.
Matteo mi lasciò per una ragazza del quartiere a fine estate. Soffrii molto devo ammetterlo ma per fortuna non dovetti aspettare a lungo per trovare nuovi amici e più tardi anche veri uomini più esperti che mi fecero provare nuove e più intense sensazioni ed emozioni.

Bacini a tutti e’ un bacio appassionato sul cazzo a tutti i maschioni ‘ se poi volete farmi pervenire i vostri commenti, fatelo al seguente indirizzo e-mail: giulia.cam54@hotmail.it

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