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Trio

play the game

By 13 Gennaio 2010Dicembre 16th, 2019No Comments

Play the game
conosco il Dottor F. alla stessa maniera in cui conosco me stesso.
Avevo iniziato a lavorare da lui circa venti anni prima, quando un giorno, poco più che ragazzino, entrai nel suo piccolissimo negozio di borse proponendomi come commesso.
Il locale era di circa venti metri quadrati e per quei tempi, era qualcosa di estremamente diverso e nuovo, le borse avevano forme mai viste, la pelletteria era colorata, insomma ovunque guardassi, qualcosa di fantastico era capace di catturare la mia attenzione e quel giovane signore all’epoca trentacinquenne se ne accorse subito.
Mi guardò divertito per poi bombardarmi di domande, ad esempio mi chiese se avevo i genitori, se fossero separati, mi chiese come mai non avevo voglia di studiare e soprattutto se fossi disponibile al dovere e al sacrificio, perché quell’azienda, non aveva neanche un anno di vita e probabilmente c’avrebbero aspettato tempi molto duri.
Con tutto l’entusiasmo dei miei quindici anni, risposi a tutto senza alcuna esitazione e lasciatogli il mio numero di telefono andai via contento e speranzoso di riuscire ad entrare in quel mondo per me estremamente affascinante.
Nemmeno due giorni dopo, mi chiamò comunicandomi l’inizio di un periodo di prova e nemmeno ventiquattro ore dopo, mi ritrovai puntuale con lui, ad alzare la serranda di quel locale.
La prova andò ovviamente a buon fine ed il tempo diede anche ragione alle sue idee rivoluzionarie.
Quella piccola impresa diventò uno dei negozi più importanti e famosi della capitale dando così a F., la possibilità di continuare e di ingrandirsi, arrivando ad avere un locale di oltre ottanta metri quadrati.
L’evoluzione dell’azienda era certamente merito suo, ma la mia stretta collaborazione l’aveva in qualche modo aiutato.
Ero il suo factotum, il commesso, il suo autista, insomma ero diventato con gli anni un punto di riferimento, alla stessa maniera in cui lui, lo era diventato per me, acquisendo una confidenza tale, che nonostante io gli abbia sempre dato del lei, ci aveva portato a conoscere perfettamente tutto, l’uno dell’altro.
Durante questi anni, mi ha sempre permesso molte cose, mi ha aiutato in più di una maniera, al punto che alla notizia del mio matrimonio, ha voluto festeggiare regalando a me e a mia moglie un meraviglioso viaggio di nozze di un mese intero.
Daniela, mia moglie, inizialmente era la commessa di un negozio vicino al nostro, l’avevo conosciuta nel bar della piazza, dove ogni mattina, proprio come me, andava a fare colazione prima di entrare al lavoro.
Anche il Dottore la conosceva abbastanza bene, le era andata a genio da subito, ma alla mia richiesta di farla venire a lavorare da noi, aveva sempre rifiutato.
Non amava molto avere sconosciuti in negozio.
Lui aveva, se così vogliamo chiamarlo, un piccolo vizio, del quale solo io e pochissimi amici intimi eravamo a coscienza.
Amava praticare rapporti ‘sado’, cio&egrave quei rapporti in cui si dimostrava dominatore e la cosa che più lo gratificava, era fare questi giochi nell’ufficio del negozio.
Ogni tanto, quando capivo che era arrivato il momento, mi dovevo preoccupare di invitare delle donne, o ragazze a pagamento, con le quali, si intratteneva in giochi che prevedevano prevalentemente pratiche di dominazione fisica e psicologica.
Questo suo modo d’essere, che con me condivideva e del quale mi rendeva anche partecipe raccontandomi tutti i particolari, l’aveva portato, se non nei periodi strettamente necessari come il mese di Dicembre, a non volere nessuno in negozio, quindi uno dei motivi per cui insistette a rifiutare le mie richieste, era proprio questo.
Sapeva benissimo che non mi sarei arreso e così, forse preso in un momento di grazia, mi permise di poter dire a mia moglie di licenziarsi, perché sarebbe venuta far parte del nostro staff.
I primi tempi, tutto andò liscio come l’olio, quando organizzavo i suoi incontri, facevo in maniera di non far lavorare mia moglie, ma lei aveva capito che in determinati periodi qualcosa girava nel verso sbagliato e scherzosamente iniziò a tormentarmi per chiedere cosa fosse.
Spiegarle di cosa potesse trattarsi era praticamente impossibile, non l’avrebbe capito, forse non l’avrebbe nemmeno accettato, quindi, fermo sulla mia posizione, ho continuato a negarle spiegazioni di ogni genere.
Un giorno, non so come, forse indagando alla bene e meglio, mi disse qualcosa che mi fece capire che finalmente era arrivata a conoscere qualcosa.
Scherzava col fuoco, non si rendeva ancora conto di cosa sarebbe potuto succedere se il Dottore avesse saputo che la sua intimità era alla portata di estranei.
Proprio giocando con frasi stupide del tipo ‘adesso salgo e gli vado a dire tutto’ un giorno mi fece arrabbiare a tal punto che l’afferrai per il collo e quasi fuori di me le dissi:
‘ Qua per star bene tutti, dobbiamo far star bene una persona, quindi adesso vieni con me!’
Non capì esattamente cosa le stessi dicendo, ma trascinata per il polso, mi seguì fino all’ufficio del titolare.
Entrai senza nemmeno bussare e questo lo fece arrabbiare non poco. Si alzò in piedi dicendomi che cosa mi fosse preso e cosa mi passasse per la testa, ma non gli risposi nemmeno, tirai dentro mia moglie e dissi:
‘Dottore, la pregherei poter Educare mia moglie, perché oggi mi sta veramente facendo innervosire’
Mi guardò fosco e serio, ma anche incuriosito.
Mi girai verso mia moglie e le ordinai di voltarsi.
Lei obbedì perplessa e visibilmente preoccupata, poi le dissi con fare autoritario di inginocchiarsi.
Mi guardò sempre più preoccupata e per farle capire che non scherzavo, la presi nuovamente per il collo e stringendo la feci inginocchiare.
‘Poggia la testa sul pavimento’.
Lei a questo punto non oppose resistenza.
Guardando in faccia il Dottore, alzai la gonna di mia moglie ed abbassai collant e perizoma fin poco sopra il ginocchio, poi, arrivato alla scrivania, presi con la mano sei o sette delle quindici Mont Blanc che erano nel portapenne e allineandole sul piano della scrivania, le diressi verso il sedere nudo di mia moglie.
‘Crede che dopo venti anni con un mentore come Lei, io non abbia appreso nulla su come si insegna l’educazione?’ Dissi serio e poi aggiunsi: ‘ forse adesso c’&egrave un’altra persona che ha bisogno di capire fino a che punto ci si può permettere di arrivare’
Con un sorriso dissoluto, mi guardò infilare una ad una quelle penne nell’ano inviolato di mia moglie, che nel frattempo, zitta e remissiva emise un piccolo grido di dolore.
‘Dottore io vado giù, quando ha fatto mi chiami’.
Questa era la frase che gli dicevo tutte le volte che gli portavo su una ragazza e anche questa volta, come sempre, chiusi la porta alle mie spalle.
A Differenza degli altri incontri, questo decisi di vederlo per intero!
Corsi a grandi falcate nel laboratorio, mi diressi verso la consolle grigia, la quale attaccata ad un monitor lcd da ventuno pollici, gestiva tutte e dieci le telecamere a circuito chiuso che erano in negozio.
Le sue manie di grandezza, che spesso erano motivo di discussione tra noi, in quel momento le benedissi fino allo stremo, perché le tre telecamere piazzate nell’ufficio, mi permisero di vedere tutto o quasi, come se all’evento partecipassi anche io.
Non mi ero perso molto.
Quando accesi, vidi lei era ancora prona con le penne infilate dentro, lui, accanto alla scrivania aveva assunto una posizione quasi dittatoriale.
‘Tuo marito &egrave straordinario’ Le disse con tono serio ‘nessuno mi avrebbe permesso di giocare con la propria moglie e nessuno sarebbe stato capace di farmi una sorpresa del genere’.
Il forellino troppo stretto di mia moglie, non trattenne tutte le penne e un paio scivolarono fuori cadendo.
‘Ahi ahi ahi’ iniziamo male’ disse fiero ‘te le rimetto dentro e guai a te se le fai ricadere’
Prese le due penne ed iniziò a giocarci, infilandole e togliendole, e saltuariamente portandosele sul naso per sentirne l’odore, poi riprese a parlarle.
‘stringi e trattienile, questo &egrave un ottimo esercizio, ti sarà molto utile per dopo, e sai perché?
‘te lo spiego io!’ aggiunse senza attendere risposta, ‘perché adesso, togliamo le penne e ci mettiamo un’altra cosa, va bene?’
Lei aveva il viso sul pavimento. I Piccoli pugni le sostenevano la testa e una riga di rimmel trascinata da una lacrima, le segnava il polso come fosse un braccialetto.
‘non mi faccia male’ disse impaurita. ‘le giuro che non lo dirò a nessuno’
Queste erano probabilmente le frasi che lo eccitavano di più.
Si calò i pantaloni con calma, il rumore della cinta fece sobbalzare mia moglie, che ormai aveva capito cosa le avrebbe messo dentro al posto delle penne e piangendo, girò leggermente la testa come a cercarne lo sguardo, e rassegnata gli disse:: ‘per favore, almeno faccia piano!’
Io non avevo mai provato pratiche di quel genere, le conoscevo perché qualche volta l’avevo spiato, ma non ero un estimatore, eppure quel giorno, vedendo mia moglie così, provai un piacere nella dominazione che mai e poi mai avrei potuto immaginare prima.
Seguivo la faccenda come fossi uno spettatore ansioso di sapere come sarebbe andata a finire, mordendomi le unghie spostavo le inquadrature per cercare quella più idonea e contemporaneamente pensavo dentro di me:
‘mettiglielo dentro, ti prego mettiglielo dentro, falla piangere!’
Arrivò sopra di lei divaricando le gambe, con la fibbia della cinta, prese a colpire le penne che le uscivano dal quel rifugio come un orchidea esce dall’ampolla d’acqua, poi abbassandosi sulle gambe, cominciò a sfilare penna per penna facendola contare a voce alta ‘uno, due, tre, quattro..’ ribadendole continuamente di alzare la voce, poi una volta libero, puntò il pene nerboruto su quell’angolo di paradiso e spinse verso il basso.
Mia moglie provo un forte dolore, la telecamera mi permise di vederle gli occhi strizzarsi e la bocca mordere il dito indice della mano, ma lui non curante, diede il via ad un movimento ritmato nemmeno troppo veloce, esplorandola fino all’inverosimile, infatti, poggiato con le mani sui fianchi bianchi e lisci, si lasciava cadere dentro di lei fino ad appoggiarvisi del tutto.
Dopo tre o quattro colpi così le ricominciò a parlare.
‘sei contenta vero?, ti piace imparare le buone maniere vero?
Lei fece un segno con la testa che non si capì esattamente.
‘fatti sentire quando parli.’
‘si’ rispose lamentosa
‘brava’ le disse ‘bravissima, così devi rispondere, si deve sentire e si deve capire. Adesso fammi sentire, fammi capire che sei grata al Dottore, che sta sprecando il suo tempo per insegnarti le buone maniere.’
Credo che non capisse cosa, tra l’umiliazione ed il dolore, fosse la cosa peggiore di quel momento, ma sopportando anche questo, iniziò a parlare tirando su con il naso.
‘Grazie Dottore, per perdere il suo prezioso tempo con me’
Quelle parole suonarono come un opera alle orecchie di un estimatore.
‘perfetto, e se ti comporti bene, dopo lo diciamo a tuo marito quanto sei stata brava, ok?’
Lei rispose per l’ennesima volta di si, sperando che quel supplizio finisse prima del tempo, ma sembrava che lui fosse pronto a durare ancora ed ancora, data la tranquillità con cui la faceva sua e soprattutto le parlava.
‘dopo andrai da tuo marito e glie lo dirai’
Con tutta la libidine del mondo, le preparò il discorso che mi avrebbe dovuto fare alla fine della lezione spiegandoglielo parola per parola.
Quando finì il concetto, pensò bene di fermarsi un momento.
Sfilò il membro diritto e turgido dal retto leggermente lacerato di mia moglie e si portò sulla poltrona, dove rilassandosi con una sigaretta, fece girare mia moglie e si lasciò leccare i piedi, senza risparmiarle nulla, nemmeno lo spazio tra le dita.
Un piccolo conato, interrupe l’accurata pulizia e questo infervorò il Dottore che schiacciandole la testa al suolo con un piede le infilò forzatamente l’altro nella bocca fin dove sarebbe potuto arrivare
‘che c’&egrave non ti piace? Allora con te ci vuole più disciplina’ e con gli occhi di fuori, le dava dei colpi che mandavano il piede sempre più dentro.
Quando lo tirò fuori, mia moglie respirò profondamente con la bocca, tossendo e facendo uscire una quantità incredibile di saliva che le colava viscosa e densa dalla lingua.
‘No Dottore, non si arrabbi, faccio tutto quello che vuole, ma non si arrabbi’
Le parole lo calmarono leggermente, ma poi aggiunse ‘cosa? Se non ti addrizzo subito non ti addrizzo più’ ed allora alzandosi in piedi, la prese per i capelli e impugnando il membro cominciò a sbatterglielo forte sul viso, sulla bocca e sul naso, poi dopo averle chiesto di baciargli la punta, glie lo affondò tra i denti, scopandole il viso nel vero senso della parola .
‘sai che ti dico?, che adesso ti schizzo dentro’
Pensavo che ormai fosse arrivato alla fine, ma ad un certo punto si fermò, tirò fuori il suo uccello da quella cavità e poggiandolo sul viso le disse che aveva cambiato idea e che si sarebbe dovuta girare.
La penetrò nuovamente di dietro, senza fare il minimo sforzo fece entrare quel corpo fin nelle più remote profondità pompando più forte possibile.
Dalla bocca si udì chiaramente un sibilo di piacere, poi chiudendo gli occhi continuò dicendo:
‘ dimmi che devo venirti dentro’
Lei si raggelò, non riuscì a trattenere un piccolo singhiozzo di pianto, ma capì che non aveva altra scelta:
‘Si Dottore, mi venga dentro’
Lui eccitatissimo, ebbe la forza di riprenderla, spiegandole che non era quella maniera giusta per chiedere.
‘Dottore, per favore, mi venga dentro, per favore’
Lei stava soffrendo come non mai. Credo che quello o uno stupro, le avrebbe suscitato lo stesso genere di disprezzo, anche perché, fino a un paio di ore prima, non solo non aveva mai praticato quel genere di sesso, ma non ne era addirittura a conoscenza.
Lui, d’altro canto, avendo capito esattamente lo stato d’animo di mia moglie e ripassando rapidamente tutte le forzature alla quale l’aveva costretta, esplose in un coito pauroso, che debordò al punto di far calare lo sperma da quel piccolo buchino appena deflorato nonostante il pene, più duro che mai, gli stesse ancora facendo da tappo, sporcando la gonna, i collant e il perizoma.
Quando estrasse la carne il piccolo anellino di mia moglie rimase largo per qualche secondo. Quel frangente, lo riempì di una particolare gioia, forse la stessa che avrei provato io, se solo avessi avuto la sua opportunità.
Il Dottore si rilassa lasciandosi cadere sulla sedia e ancora una volta, si accende una sigaretta.
Vedo che hanno finito, ok posso tornare di sopra.
Quando entro, Daniela era adagiata su un fianco, i suoi occhioni lucidi mi guardavano smarriti, tanto da farmi venire voglia di aiutarla. Le porgo una mano e l’aiuto a tirarsi su.
lo sforzo sulle gambe le fa uscire l’aria rimasta incanalata nelle pareti anali, ed assieme allo sperma che ancora vi giaceva dentro, provocò un rumore che la imbarazzò visibilmente.
Non provò nemmeno a ricomporsi, mi guardò e mi disse
‘posso andare a casa?’
Probabilmente, se la sua non fosse stata una domanda, ma un affermazione, non avrei mai potuto controbattere, ma mia moglie, che nonostante fosse vittima di una situazione a lei spiacevole, non riuscì a fare a meno di rimanere quello che era sempre stata, una dolce e docile donna, affezionata e fedele e questo mi procurò un piacere morboso e sadico, che mi fece rispondere con un secco e deciso ‘no!’
‘vai in bagno e pulisciti’ solo questo riuscì ad uscire dalla mia bocca.
Il Dottore mi guardò titubante.
Lei usci chiudendo delicatamente la porta e io mi sedetti sulla poltrona di fronte al mio titolare.
‘cosa devo dire, se non che &egrave stata una esperienza eccellente?’ mi disse guardando in aria.
‘ come sempre ti sei dimostrato all’altezza degli eventi, mi hai procurato quel piacere che solo tu, sai come stimolare, probabilmente ti meriti un aumento, anzi, ve lo meritate tutti e due.’
Le sue parole mi lusingarono, ma la cosa che più mi dava gusto era il sottile piacere sadico che provavo e che non avevo mai provato prima.
Quando raramente spiavo i suoi incontri, non mi facevano effetto. Quella belle donne che passavano ore davanti a lui con le mani legate e i seni fuori, senza nemmeno essere toccate, non rappresentavano alcuna forma di piacere, ma dal momento in cui, ho pensato che una di quelle sarebbe potuta essere mia moglie, ho iniziato a sentire un forte istinto sadico nascere e crescere in me, un istinto che non saprei nemmeno definire e che con la violenza non c’entra assolutamente nulla, se non con quella psicologica.
‘Vada per l’aumento’ gli dico serio.
Il Dottore mi guardò altrettanto serio e disse:
‘trova una soluzione, fai in maniera che resti e che possa essere disponibile, dille che le darò cinquecento euro in più al mese, che tanto &egrave la cifra che mi hanno sempre chiesto tutte quelle con cui l’ho fatto, ma ovviamente non farglielo sapere, perché io glie le darò al mese, non a prestazione.’
Poi sospirò ed aggiunse:
‘me la sono montata come una cagnetta, la tua idea delle penne &egrave stata fantastica, in più era anche vergine. Certo ad averlo saputo l’avrei giocata diversamente, ma &egrave stato comunque molto bello e per di più &egrave ancora tutta da esplorare!’
Scesi di sotto, dove trovai lei poggiata sul bancone pulita truccata e composta.
Non mi degnò di uno sguardo, mi disse soltanto che erano le quattro e che avrei dovuto alzare la serranda, cosa che feci immediatamente.
Mezz’ora scese anche Il Dottore e venendo verso di me disse:
‘prendo lo scooter, puoi tornare a casa con la Mercedes’ poi come se distrattamente si fosse dimenticato proseguì ‘ prendi i soldi dentro la cassaforte e porta tua moglie a cena fuori, noi ci vediamo domani mattina alle nove al bar’.
il pomeriggio passò tra alti e bassi. Mia moglie non proferiva parola, ma se entrava un cliente, si dimostrava dolce ed affabile come sempre, il che mi spinse a pensare che se avessi giocato bene le mie carte, si sarebbe potuto aprire un mondo non indifferente.
Chiudemmo e quando la vidi cercare i biglietti dell’autobus nella borsa, le dissi di lasciar perdere, perché avevamo la Mercedes e saremmo anche andati a cena fuori. In un’altra circostanza avrebbe certamente avuto più entusiasmo, ma non mi sembrò nemmeno troppo dispiaciuta.
Salimmo in macchina dopo che il garagista ce la portò all’ingresso.
‘aperitivo?’ suggerii io.
‘non mi va’ rispose lei.
‘Ok, io me lo prendo, se vuoi puoi venire anche tu’.
Rimase in macchina fino al mio ritorno, dove, sciolto dal campari, iniziai a parlarle.
‘avrai un aumento di cinquecento euro’
Lei rimase un attimo ferma, poi mi guardò come a dire ‘che volete comprarmi?’
Non le diedi il tempo di farlo che continuai:
‘che ti ho detto? Per stare bene noi, dobbiamo far star bene lui’ Feci una pausa per prendere una sigaretta e ricominciai:
‘credi che se dici di no lui smetta? Non credo, ne troverà altre che per cento euro saranno disposte a fare qualsiasi cosa, quindi non pensare di farti paladina di cause perse in partenza, poi infondo non &egrave nulla di male, io lo so e non devi nasconderti, lui &egrave contento e noi con quei soldi in più, lo siamo più di tutti e tre messi assieme, quindi rifletti su quanto ti ho detto, considerando anche che stai in una Mercedes da ottantamila euro e che stai andando a cena in un ristorante da centocinquanta euro a persona, senza aver tirato fuori nulla!’
Era questo il sadismo che mi piaceva e mi eccitava, era questa scioltezza nello spiegare e nel far sembrare normale, una cosa che forse più laida non sarebbe potuta essere, il mio principale che poteva prenderla e trattarla da schiava senza che per me ci fossero problemi, magari proprio sotto i miei occhi o mentre ero occupato a fare il mio lavoro.
Le mie parole furono convincenti al primo colpo, non dovetti insistere, inventare, improvvisare concetti che se analizzati meglio, non erano ne in cielo ne in terra.
‘va bene’ rispose lei, ‘va bene tutto, però non transigerò su una cosa’
‘cosa’ risposi immediatamente.
‘mai in pubblico, solo in privato’.
‘ok, e sarà!’
Sapevo che in pubblico non l’avrebbe mai fatto, ma lei no.
Arrivati al ristorante ci sedemmo sulla terrazza, Roma era illuminata a giorno, i Fori Imperiali il Colosseo e mia moglie, che fino a qualche ora prima aveva le mutandine sporche di sperma di un altro uomo, mi fecero pensare che non avrei potuto chiedere di più.
Quando tornammo a casa l’eccitazione che mi aveva accompagnato tutto il giorno, si tramutò in una delle più belle leccate di clitoride della mia vita, facendola venire due volte e finendo masturbandomi con la lingua che cercava di arrivarle all’intestino, mentre lei, giocando con il nintendo DS, porgeva il suo ano alla mia bocca.
Quando arrivammo al negozio trovammo il Dottore al bar. Lo salutammo sorridendo e mia moglie, per fargli capire che le cose sarebbero andate per il verso giusto, gli sorrise e si inchinò in stile dama dell’ottocento.
Lui sorrise compiaciuto ed andammo tutti e tre al negozio.
Da quel giorno, alle tredici, quando il negozio chiudeva, mia moglie, si toglieva la gonna rimanendo solo con i collant e saliva da lui per assecondare le sue richieste. Avvolte, le faceva tenere con un cuneo anale infilato nel retto per tutto il giorno, anche sotto la divisa, che toglieva personalmente quando la sera chiudevamo, altre, preferiva legarle le mani dietro la schiena per farsi leccare i testicoli, mentre al telefono discuteva con i fornitori e le banche.
Spesso le regalava abbigliamento sexy che doveva indossare al posto del suo e che la sera doveva restituire perché lui lo portasse a casa.
Ammetto che quelle, erano le circostanze in cui provavo sempre un immenso piacere.
era sicuramente dovuto dal fatto, che i mariti delle clienti affezionate, quando venivano e cercavano lei per un consiglio, mi trovavano costretto a rispondergli che Daniela era un attimo indaffarata in magazzino, mentre dentro di me godevo all’idea di non poter dire la verità, cio&egrave ‘Daniela sta probabilmente ingoiando sperma, o forse si sta facendo montare come un cagnolina, oppure, Daniela sta assecondando la voglia di paternità del Dottore facendosi venire nel ventre. Insomma, era sempre un turbinio di forti emozioni.
Ogni qualvolta la chiamava, mi arrivava un tonfo dritto allo stomaco.
Una volta, dopo averle fatto mettere il completino da cameriera, le chiese di lucidargli il pene con la lingua, cosa che ormai lei aveva imparato a fare benissimo, al punto di farlo venire quasi a comando, ma quel giorno, era troppo eccitato per fermarsi solo alla pratica orale.
Ormai avevo il permesso di assistere, ma spesso reclinavo per potermi masturbare nel laboratorio dove continuavo a seguire gli incontri grazie alle telecamere.
Quel giorno però ero troppo curioso, il Dottore mi diceva sempre che mia moglie aveva una innata capacità orale e volli rimanere a vedere. Mi accomodai sulla poltrona e con il membro in mano, ero proprio di lato a lui e di fronte a lei.
Era in ginocchio, con le mani legate dietro la schiena e i capelli raccolti in una coda che partiva quasi dal centro della testa, lasciando solo due piccoli ciuffi sul lato della frangetta, che spesso, il dottore utilizzava come briglie per spostarle la testa. Apriva la bocca e tirava fuori la lingua come se quel lucente e gonfio glande dovesse veramente essere lustrato a dovere, poi scendeva facendolo sparire quasi tutto e magicamente, tirando dietro la testa lo lasciava libero di pulsare dal piacere.
Tutto era normale, ogni tanto i testicoli lisci e ben depilati erano motivo di distrazione, perché avevo scoperto che a lei piacevano particolarmente e con eccezionale ardore vi si dedicava, quasi avessero un sapore particolare.
Il Dottore vista l’abilità e la bravura precedentemente descrittami ed ora constata, ebbe voglia di farsi leccare anche l’orifizio anale, così, giratosi sulla sedia, le porse tutto l’apparato genitale con annesso quello rettale, che mia moglie non esitò a stuzzicare con la punta della lingua.
Quando la lingua girava attorno all’anello dello sfintere, vedevo che lui provava dei brividi, che non esitavano a divenire gemiti nel momento in cui lei affondava dentro tutto quello che poteva affondare.
Ogni tanto tornava sul prepuzio distante più di venticinque centimetri dall’ano e scendendo lasciava che i testicoli le massaggiassero il viso.
Su quel filetto violaceo, lei poggiava la lingua arrivando quasi a volerselo portare via, solleticandolo abbastanza da procurargli un forte piacere, poi partendo dalla punta, risaliva nuovamente senza mai staccarsi, leccando in sequenza glande, corpo del pene, testicoli ed ano.
Provai a toccarmi, ma dovetti immediatamente fermarmi per non rischiare di venire.
Il Dottore era in estasi e più lei aveva contatti orali con il suo ano, più lui provava piacere, a tal punto di non riuscire a trattenere gli stimoli che forse aveva già prima di iniziare.
Rilassando la muscolatura, non riuscì con la solita padronanza con cui abitualmente gestisce alcune cose, a trattenere il frutto dei suoi intestini, così un piccolo accenno di escrementi, venne a contatto con la punta della lingua di mia moglie che intenta nel suo lavoro, penetrava la cavità anale cercando di dare più sollievo possibile.
Quando la lingua venne a contatto con quel piccolo pezzo di guano, lei ebbe un immediato conato di vomito.
io non mi ero accorto di nulla e pensando che fosse dovuto allo sforzo, mi intromisi dicendole di continuare, ma lei mi guardò sbarrando gli occhi e facendo cenno che non l’avrebbe fatto.
Il Dottore si girò con la testa verso di me e disse ‘ se &egrave necessario prendile la testa e spingigliela tu’
‘Naturale’ pensai dentro di me, così, agevolato dalla pettinatura che mi permetteva di prenderle con tutto il palmo della mano la nuca, presi quella testolina mora e la schiacciai sull’ano bagnato di saliva del Dottore.
‘La lingua, fammi sentire la lingua’ disse lui eccitato come poche volte, poi lo sentii dire ripetutamente si.
Probabilmente aveva ripreso a leccarlo e a penetrarlo, fermandosi solo nel momento in cui altri conati le sopraggiungevano.
Le deiezioni del Dottore si erano portate oltre e divennero visibili anche a me.
Capii immediatamente a cosa erano dovuti i conati ma non riuscii a fare a meno di godere pensandola in quel contatto.
Per fortuna, per quanto fosse sadico, il dottore non ebbe intenzione di fare altro con quelle feci, che probabilmente il Marchese De Sade le avrebbe fatto addirittura mangiare, così giratosi nuovamente, ripose ancora una volta il turgido membro nella bocca di mia moglie che per quanto offesa e schifata, succhiò alla stessa maniera di prima.
‘Che ne dici se prima di deflorarla non le diamo qualche sculacciata?’ mi disse fiero e stranamente rilassato.
‘come preferisce Dottore’ risposi io.
Era divertente conversare amichevolmente su quell’argomento, mentre lui se lo lasciava succhiare ed io tenevo il mio fuori dai pantaloni.
Invitò mia moglie a chinarsi sulla scrivania e con fare tranquillo tirò fuori dal cassetto un frustino da dressage, con il quale iniziò a lasciare piccoli segni sulle tonde natiche di mi moglie.
Mi porse il manico e diedi due scoccate anche io, poi preso dalla situazione, si riprese il frustino lo passò un paio di volte su un gluteo ed infine, assestò un colpo secco e forte che fece gridare Daniela dal dolore.
Il segno del cuoio rimase visibile al centro esatto di quel mezzo cuore.
Alternando colpi più o meno forti, decise che era giunto il momento di farla venire.
Infilò quattro dita nelle grandi labbra e il pollice nel piccolo buchino che non sapeva più cosa significasse opporre resistenza, schiacciando verso il basso, costrinse il clitoride a strusciare sul tavolo ed iniziò a muovere con grande velocità la mano in mille direzioni diverse.
Il viso di mia moglie, come tutte le volte in cui &egrave preda del piacere, si era trasformato, la pelle era tirata, gli occhi sbarrati, il fiato spezzato, più la mano si muoveva più bisognava tenerle la testa poggiata sulla scrivania.
Dal polso e dalla mano del dottore, scendeva la sua secrezione che risuonava come uno sciacquettio e stava bagnando tutto e tutti.
Gli americani nei film pornografici, chiamano questo evento ‘Squirt’ ed effettivamente tra lei in quello stato, ed un attrice di un film, non v’era alcuna differenza se non quella che io, nel vedere le due cose, godevo di più con mia moglie.
Finirono al suo secondo orgasmo.
Chissà perché, quel giorno il dottore non aveva voglia di venire, infatti si ricompose e si accese una sigaretta esausto, cosa che invece non feci io, anzi, eccitato, presi in mano il pene e lo puntai diritto nella bagnatissima vagina di mia moglie.
Appena entrato il Dottore mi bloccò.
‘tu la scopi a casa, qua la scopo io, finche siamo qui dentro, sono io il suo tutore.’
‘parole sante’ pensai tra me e me, così tolsi immediatamente il membro dalla sua vagina e la lasciai libera di andarsi a lavare.
Sotto al negozio mi raccontò di quanto le avesse fatto schifo avere avuto un contato con gli escrementi e di averne anche ingoiato un piccolissimo pezzo involontariamente, ma ormai, l’armonia e la serenità regnavano indiscussi dentro quella piccola azienda che avevo visto crescere e che mi ha sempre permesso di soddisfare parecchi dei miei desideri, compreso quello di vedere mia moglie trattata come una qualsiasi puttana.
Play the Game, partecipa al gioco e tutto non sarà mai come prima, ma mille volte meglio!

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