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Il mio nome è Federico, ma per chiunque, al di fuori dei contesti formali, sono semplicemente Fede,
tanto che da ragazzino davo a chiunque me lo chiedesse quell’abbreviazione come se fosse il mio
nome. Ero quello che può essere definito, mio malgrado, un nerd: corporatura minuta, fin troppo
magra, senza muscoli, vocina acuta da bimbo. Amavo i videogiochi e qualsiasi attività che non
richiedesse l’interazione con altri o lo sforzo fisici. Appena compiuti i diciotto anni, ero cresciuto un
po’, sia a livello fisico che mentale, ma il mio processo di crescita era ancora all’inizio. Durante la
mia infanzia e prima adolescenza, gli altri ragazzi per lo più tentavano di darmi fastidio e deridermi,
mentre le ragazze mi ignoravano. Per questa ragione, passavo gran parte del mio tempo con l’altro
sfigato della mia classe: Luca.

A differenza mia, Luca proveniva da una famiglia con una buona genetica, dove tutti avevano un
bell’aspetto, ma lui era un golosone pigro e sua madre assecondava questa sua tendenza sicché persino
il suo metabolismo favorito da madre natura cedette, trasformandolo in un maialino grassottello.
Trascorrevamo i nostri giorni insieme a casa mia (o, più raramente, a casa sua). Giocavamo ai
videogiochi e ne discutevamo e ridacchiavamo anche di quell’altra cosa che non capivamo ancora
perfettamente: il sesso. I porno che guardavamo ci insegnavano qualcosa, ma era raro che li
guardassimo insieme, perché era troppo imbarazzante. Certo, a diciotto anni, capivo qualcosa di più
del sesso, ma la cosa mi dava più ansia che altro: la mia unica esperienza consisteva in un disastroso
tentativo di corteggiamento nei confronti di una mia compagna di classe, andato talmente male che
se ci ripenso mi sale ancora la vergogna. Quanto alle mie amicizie, erano ancora limitate a Luca e
pochi altri.

In un bel giorno di primavera, un pezzo del muro della nostra scuola cadde a terra. Non si trattava
che di calcinacci, ma l’evento suscitò una ragionevole indignazione. Studenti e famiglie scesero in
piazza per protestare contro la scarsa manutenzione degli edifici scolastici. La nostra scuola venne
chiusa per controlli e restauri che il sindaco promise si sarebbero svolti “nel più breve tempo
possibile”. Tuttavia, ci beccammo un paio di giorni liberi, perché non c’era modo di spostarci tutti
altrove. Non avevamo scuola e il clima era già parecchio buono, così pensammo di andare al mare.
Erano giorni lavorativi e la stagione balneare era appena all’inizio, quindi, con ogni probabilità, non
avremmo incontrato molta gente. Luca si propose subito di venire con me. Ma i nostri genitori
lavoravano e né io né Luca avevamo ancora la patente.

Luca aveva una sorella. Si chiamava Joele ed era una fregna pazzesca. Aveva da poco compiuto
vent’anni e si stava prendendo una pausa post-diploma per valutare che università fare. Si narrava
che avesse una sessualità assai promiscua, tuttavia era difficile stabilire con quanti ragazzi avesse
scopato perché lei non ne parlava e i pettegolezzi erano fin troppo assurdi. Io invidiavo Luca, che
aveva la fortuna di avere una tale bellezza a casa. Ma, essendo sua sorella, a lui lei non faceva alcun
effetto e i due litigavano spesso. Joele aveva la patente ma non si sentiva ancora abbastanza brava da
guidare fino al mare; tuttavia, in quel periodo stava corteggiando un ventunenne di nome Mirco, che
aveva la stima sia della mia famiglia che di quella di Luca, perché aveva la fama di essere un ragazzo
onesto e ragionevole. A Mirco era appena scaduto un contratto a tempo determinato. Ora stava
cercando dell’altro, ma nel mentre era disoccupato. Quindi, era deciso: saremmo andati al mare di
mercoledì: io, Luca, Joele e Mirco. All’ultimo momento, tuttavia, una ragazza della mia classe, Sara,
si unì a noi. Era la figlia di un’amica di mia mamma e questo spiegava la sua presenza. Era una
ragazza timida che non mi attraeva particolarmente, ma avevo una discreta amicizia con lei. Luca
invece era piuttosto interessato a lei (come a qualsiasi altra ragazza) ma era troppo impacciato per
approcciarla sul serio.

Joele aveva ragione di nutrire un certo risentimento nei miei confronti. Qualche anno prima, era
fidanzata con un mio compagno di classe, ma lo stava tradendo con un altro tipo. Io decisi di fare la
spia. Poiché non ero il solo testimone, il fidanzato di Joele decise di lasciarla. Sul momento, la cosa
suscitò un certo scalpore in giro e per la ragazza fu un periodo difficile. Lo so, fare la spia è stata una
porcata da parte mia, è vero, ma è anche vero che il povero cornuto era uno dei miei pochi amici e
poi ero sicuro che Joele non mi avrebbe mai scoperto. A mia insaputa, tuttavia, lui aveva fatto il mio
nome durante una litigata con lei. Joele non si vendicò sul momento. Gli anni passarono e la sua
ostilità verso di me, di cui non sapevo nulla, diminuì. Tuttavia, lei non dimenticò. Eravamo diventati
amici nel frattempo, ma lei stava aspettando il momento giusto per vendicarsi. Io l’avevo umiliata e
le avevo fatto perdere il ragazzo. Lei non voleva farmi uno sgarro così grave, ma voleva trovare
l’occasione per farmi abbassare un po’ la cresta.

Prendemmo la macchina di Mirco (le nostre famiglie si accordarono per pagargli un terzo della
benzina ciascuna) e ci dirigemmo verso il mare. Mirco conosceva un posto non troppo lontano: una
spiaggia libera non troppo affollata e abbastanza pulita. Mirco era alla guida, Joele gli sedeva accanto,
mentre noialtri eravamo sui sedili di dietro, io in mezzo a Luca da un lato e Sara dall’altro. Mirco e
Joele passarono il tempo a flirtare tra loro. Joele aveva messo la testa a posto e ora voleva una
relazione più seria e duratura. Mirco faceva al caso suo, ma lei ora era più cauta. Trovava Mirco
attraente, ma i due erano ancora all’inizio e tutto era incerto. Io ero un po’ invidioso verso Mirco, che
era un ragazzo molto bello e stava corteggiando una ragazza stupenda. Provai a distrarmi dalla mia
invidia chiacchierando con Luca, che subito fece deviare la conversazione sui videogiochi, mentre
Sara stava al cellulare, senza prestarci alcuna attenzione.

Arrivammo, parcheggiammo e scendemmo delle scalette, che portavano alla spiaggia consigliata da
Mirco: era una linea di sabbia di circa 400 metri, che veniva poi tagliata da ambo i lati poiché la costa
rientrava. Visto che era una spiaggia libera non c’erano spogliatoi, quindi avevamo già i costumi sotto
i vestiti. Stendemmo un telone vicino al mare e ci mettemmo su le borse, ci spogliammo e ci buttammo
in acqua. Ero stregato dal corpo di Joele. Aveva una carnagione scura: non era abbronzatura, ma il
suo colore naturale, preso da papà, che aveva origini siciliane. Era fottutamente splendida: non troppo
magra, né grassa, un corpo che vibrava di energia e vigore ma anche molto fine. Le sue tette non
erano enormi, ma erano ben proporzionate e il suo culo era una vista formidabile. La vista di questa
brunetta mezza nuda che si faceva il bagno mi faceva impazzire gli ormoni, al punto che mi venne
quasi un’erezione al solo guardarla. Provai a distrarmi giocando nell’acqua con Mirco e Luca. La
mattinata passò con un lungo bagno, poi ci buttammo sugli asciugamani. Mentre uscivo dall’acqua,
vidi Joele sussurrare qualcosa a Mirco, mentre entrambi mi guardavano. Io non lo sapevo, ma la
vendetta di Joele era appena iniziata.

Mirco mi si avvicinò, sorridendo. Ad alta voce, cosicché tutti potessero sentire, mi disse: “Sai che è
sbagliato fare gli spioni?”
Lì per lì non capii, e la cosa mi infastidiva. Senza darmi il tempo di replicare, lui continuò: “Ho fame.
Propongo di andare dal paninaro vicino al parcheggio, fanno dei tramezzini parecchio gustosi.”
Ci alzammo per mettere tutto nelle borse. Mirco indicò il mio costume e disse: “Ma guarda! È pieno
di sabbia e tutto bagnato. Ti devi cambiare.”
“Ok”
Pensavo che la sua idea fosse di appartarci un attimo, con lui che mi passava le mutande mentre ero
coperto da un asciugamano. Invece, Mirco mi venne dietro e afferrò i lembi del mio costume, e in un
attimo lo calò sulle mie ginocchia. Ero un ragazzo timido e ora ero completamente nudo di fronte a
due ragazze e al mio migliore amico! Nel panico, provai a coprirmi con le mani e scappai via. Idea
cretina: il costume cadde a terra, Mirco lo prese, lo sventolò per far andare via la sabbia e lo mise
nella sua borsa. Joele ridacchiava soddisfatta, Sara era nel disagio più completo, Luca sorrideva
imbarazzato e divertito. Nel mentre io ero andato vicino al mare e non avevo la minima intenzione di
tornare indietro perché, da dove mi trovavo, mi si poteva vedere solo il culo. Urlai a Mirco di darmi
le mie mutande.
Joele commentò: “Chi umilia gli altri, sarà umiliato” e si fece una sonora risata. Fu in quel momento
che capii. Aveva scoperto che avevo fatto la spia! Lezione imparata, vendetta accettata.
Mirco replicò: “Posso darti le mutande, ma devi venire qui e cambiartele davanti a tutti!”
“Vai a fare in culo!”
Tutti risero.
“Problema tuo. Per me, puoi restare là mentre andiamo a mangiare. Andiamo!” concluse Mirco, con
la voce più calma del mondo.

Sembravano seri: misero tutto nelle borse e, nonostante qualche lamentela da parte di Luca e Sara,
iniziarono a muoversi verso le scale. Mi stavano trattando come un ragazzino, con la mamma che
minaccia di andarsene via se lui fa i capricci! Nel panico, decisi di raggiungerli. Mi misi a correre a
rotta di collo verso di loro, mentre mi coprivo più che potevo con le mani. Li raggiunsi che erano già
arrivati alla base delle scalette. Mentre mi avvicinavo, gridai a Mirco: “Idiota! Dammi le mutande!
Basta con sto scherzo di merda!” Era chiaro che avrei preferito morire piuttosto che mi si vedesse
nudo. Joele aveva raggiunto il suo obiettivo: mi aveva umiliato davanti a tutti.
Mirco, con una calma fin troppo enfatizzata, chiese a Joele: “Lo perdoni?”
“Se si scusa”
Mirco mi ordinò: “Scusati!”
Nudo tra i miei amici, a voce bassa e più veloce che potevo, balbettai: “Scusa… scusa…”
“Scusati come si deve!”
Mi ero ampiamente rotto di tutta quella storia, quindi provai a buttarla sull’ironia: “Mi perdoni,
Mademoiselle. Offro a sua Grazia le mie più sincere e pentite scuse per la mia disdicevole
intromissione nei Suoi affari amorosi.”
“Mi piace! Scuse accettate!” fece lei, ridendo. Per fortuna, la mia ironia aveva avuto successo e ero
riuscito a recuperare un po’ della mia dignità.
“Perfetto. Joele, i vestiti di voi ragazze li hai nella tua borsa. Voi potete cambiarvi qui, poi
raggiungeteci alla macchina. Noi maschietti ci cambiamo in cima alle scale.”

In cima alle scale c’era un muretto che impediva la vista dalla strada. A meno che qualcuno non fosse
entrato in quel momento, eravamo al riparo da sguardi indiscreti. Mentre le ragazze si allontanavano,
noi iniziammo a salire le scale. Luca ridacchiava come un cretino guardando il mio culo nudo. Non
ci eravamo mai visti nudi. La cosa mi dava un fastidio terribile. Arrivati in cima alle scale, ci
mettemmo dietro il muretto. Mirco diede un’occhiata all’ingresso per vedere se arrivava qualcuno. Il
parcheggio era vuoto, quindi potevamo cambiarci lì. Mirco mi diede una pezzetta che, purtroppo, era
troppo piccola per coprirmi. Mi disse: “Pulisciti il culo della sabbia, poi ti do i vestiti. E leva quelle
mani, su, che siamo tra maschi!” Ero seccato dal rimprovero, ma obbedii e mi scoprii il cazzo. Senza
troppa voglia, iniziai a sbattermi la pezzetta sulle chiappe. Nel mentre, Mirco disse a Luca di togliersi
il costume. Il coglione, che ridacchiava fino a un momento prima, era ancora più imbarazzato di me
di essere nudo, a causa della sua panciona e del suo cazzetto piccolo e tozzo, che sormontava due
grossi coglioni. “Muovetevi, ho fame!” ci ordinò Mirco. Anche se era parecchio umiliante, iniziai a
muovere la pezzetta con più energia, entrando nella senca delle chiappe. Quando eravamo abbastanza
puliti, Mirco ci diede le nostre mutande, che indossammo con gioia.

Prima di darci il resto dei nostri vestiti, Mirco si tolse il suo costume. Rimasi quasi scioccato dalla
sua bellezza: alto, capelli biondo cenere, occhi languidi, mascella squadrata, tartaruga, braccia con
una circonferenza tre volte la mia. Ma ciò che mi scioccò di più erano le sue dimensioni: anche nei
porno era raro trovare un pene così lungo e con una tale circonferenza. Mi sentivo umiliato rispetto a
tale spettacolo, che sorpassava di gran lunga quello che potevo offrire io. In faccia a Mirco, vidi un
sorrisetto compiaciuto. Sbatté un po’ il costume, si pulì il culo con un’altra pezzetta e indossò il suo
costume. Dopo esserci finiti di vestire, incontrammo le ragazze e andammo a mangiare.

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Autore Pubblicato il: 11 Novembre 2022Categorie: Racconti Erotici, Voyeur0 Commenti

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