Senza dire niente presi Simona per mano salendo in camera, lei si diresse direttamente in bagno rimanendoci mezz’ora poi uscì tutta profumata; si era legata i capelli truccandosi leggermente con colori scuri. La guardai rapito e, senza dire una parola, anche io andai a farmi una doccia veloce; quando uscii lei aveva già indossato un micro vestitino bianco di una stoffa sottilissima e trasparente, era allacciato al collo con la schiena completamente scoperta; nella parte anteriore due lembi sottilissimi di stoffa coprivano a malapena i capezzoli e la ampia scollatura arrivava fin sotto l’ombelico dove terminavano in una micro gonnellina che era poco più di un pezzetto di stoffa. Mi misi davanti a lei, la guardai intensamente e le chiesi perdono. In tutta risposta Simona quasi si mise a piangere rispondendomi che eravamo ancora in tempo a fare le valige ed a fuggire da quel luogo che avrebbe potuto distruggere il nostro matrimonio. Le feci un gran sorriso e la carezzai dicendole che ero d’accordo con ogni sua decisione, se voleva restare o andare via per me erano pari, volevo solo che scegliesse la soluzione che più la avrebbe fatta felice. Le ricordai anche che se fossimo restati avrebbe dovuto andare fino in fondo senza mai opporre resistenza. Le chiesi inoltre se le avessero chiarito il significato del collare e della cavigliera, lei mi rispose affermativamente in quanto il commesso del negozio la aveva messa al corrente di ogni cosa. A quel punto la fissai dritta negli occhi lei in tutta risposta abbassò lo sguardo e flebilmente mormorò “vorrei restare ma solo se non rovinerà il nostro matrimonio”.
Con la mano le alzai il viso e le diedi un dolce e leggero bacio. “ti amo da morire, mi piaci così come sei, voglio che tu faccia uscire tutta la tua sessualità ed il to il tuo lato perverso”.
Sorrise e mi abbracciò forte iniziando a riempirmi di baci “ti amo da morire, non mi porrò limiti per farti vedere quanto ho dentro di me e farti contento”.
Guardai l’ora ed eravamo in ritardo Simona si diede una ultima sistemata veloce al trucco e, mentre uscivamo, si bloccò sulla porta. La guardai dicendole: “che succede? Siamo già in ritardo”.
“Questa non mi serve” si levò la fede gettandola sul letto, chiuse la porta passandomi davanti senza guardarmi.
Arrivammo in sala da pranzo che quasi tutti gli ospiti erano intorno al buffet freddo per servirsi, quando Roberto ci vide alzò un dito facendoci segno, in modo imperativo, di andare a sederci, lo raggiungemmo al tavolo dove c’era anche il suo socio Marco. Il tavolo era apparecchiato in modo molto strano, almeno per noi. Da un lato, addossato alla parete tre posti con delle poltroncine molto comode, dall’altro una panchetta senza schienale ed un solo coperto. Roberto fece segno a Simona di andare a sedersi in mezzo ai due soci e la fece passare dopo essersi alzato. A me invece era riservato il posto sulla panchetta con le spalle alla sala.
“Alla buon’ora” disse Marco. “Sono 20 minuti che vi stiano aspettando, non va bene, ina schiava deve essere obbediente ai suoi padroni, temo che dovremo punirvi, ma non ora. Cosa vuoi mangiare dal buffet freddo” chiese Marco a Simona.
Simona passando aveva buttato un occhio e rispose: “delle verdure grigliate, dei pomodori e qualche oliva ascolana”.
“Hai sentito marito cornuto cosa vuole la tua dolce metà? A noi porterai invece insalata russa, e prosciutto con melone. Vedi di sbrigarti che stiamo già aspettando da un po’.
Non ebbi la forza di ribellarmi, d’altra parte mi era stato detto chiaramente che restando lì avremmo dovuto sottostare ai loro voleri ed era quello che Simona voleva.
Andai al buffet e ci misi un po’ a districarmi in mezzo alle molte persone presenti. Non ero un cameriere per cui riuscii a preparare solo 3 piatti, ovviamente rinunciai al mio, mi sarei servito dopo.
Quando tornai al tavolo che era leggermente defilato, non vidi Simona, dove era finita. In compenso le facce di Marco e Roberto erano molto rilassate.
“Ce ne hai messo di tempo, abbiamo dovuto farlo passare senza annoiarci, lo vidi mettere una mano sotto il tavolo e Simona sbucò da là sotto con il viso che gocciolava saliva sia dalla bocca che dalle guance.
“Non c’è male ma puoi fare meglio” disse Marco rivolto a Simona, “il cazzo quando lo ciucci lo devi ingoiare di più, deve toccare le tonsille ma non ti preoccupare che quando te ne andrai a vacanza finita sicuramente avrai imparato perfettamente”.
Non c’era alcunché da immaginare, Simona era già stata messa sotto a soddisfare gli istinti dei suoi padroni.
I tre iniziarono a mangiare mentre io tornavo al banco e mettevo nel piatto il poco che era rimasto, sembrava fossero passate le cavallette.
Tornato al tavolo arrivò un cameriere che ci illustrò cosa offrisse il menù, ordinammo e dopo una decina di minuti arrivò la prima portata. Nel frattempo avevamo bevuto tutti un paio di bicchieri di un vinello bianco fresco e frizzante. Roberto, terminata la pietanza, fece cadere la forchetta e guardandomi mi disse: “saresti così gentile da raccoglierla”. Mi infilai sotto il tavolo a cercarla e vidi subito le mani dei due vecchi porci che stavano lavorando la fighetta di mia moglie che infatti ansimava già prima che scendessi.
Quando riemersi Marco mi chiese se mi era piaciuto lo spettacolo e, con una grassa risata, aggiunse che l’attrice protagonista aveva della stoffa e che avrebbe fatto strada. Roberto ridendo ancora di più sentenziò: “sicuramente lungo i viali la sera”.
Finimmo di cenare, i due palpeggiavano Simona ogni volta che veniva loro voglia e non perdevano occasione per umiliarmi. Per il caffè andammo al bancone del bar poco fuori dalla sala da pranzo. C’erano tre sgabelli riservati a loro mentre io restai in piedi.
“Bene, saluta tua moglie, tornerà molto tardi in camera” disse Roberto quando finimmo di bere il caffè.
“Tu puoi girare dove vuoi, non ti è consentito di entrare nella area privata, ricordalo bene, se dovesse capitare verrai espulso dal villaggio mentre Simona resterà qui con noi.
C’era uno spettacolo in una specie di arena, le donne erano tutte mezze nude, divise radicalmente in due, delle splendide ragazze sui 25 anni e delle donne mature over 50. Tutte comunque con pochi vestiti che coprivano quasi nulla. Gli uomini erano principalmente over 50 che marcavano strette le donne giovani che si strofinavano a loro. Facile intuire che non fossero le mogli infatti le donne mature erano vicine ai compagni ma non avevano comportamenti che richiamassero in qualche modo il sesso.
Lo spettacolo di cabaret e musica fu anche piacevole ma la mia mente era rivolta a Simona che era dentro l’area riservata a cui non potevo accedere. Verso mezzanotte lo spettacolo finì ed io me ne andai in camera.
Non riuscivo a dormire, anche le donne giovani e mezze nude non erano riuscite a distrarmi dal pensiero di cosa stesse facendo Simona, inoltre un po’ alla volta quelle con lo stesso collarino di Simona erano scomparse.
Verso le 3 sentii la porta che si apriva, Simona entrò barcollando sostenuta da un ragazzo che faceva parte della squadra dei camerieri. Non indossava più nulla se non un paio di sandaletti i cui tacchi erano ormai mezzi distrutti. Mi alzai ed il ragazzo me la affidò augurandomi la buona notte.
Simona era molto provata e soprattutto cosparsa di sperma che colava da ogni buco ed imbrattava volto, seno schiena e gambe, il tutto sopra parti di sperma ormai rinsecchito. Non potevo fare il conto preciso ma ad occhio dovevano essere state molto più di 10 le sborrate ricevute da mia moglie. Mi si indurì il cazzo all’istante.
Simona mi si accasciò addosso, la portai in bagno e ci infilammo nella doccia insieme, la lavai e ripulii, lei si fece fare tutto con pochissime reazioni. Uscimmo dal box doccia e la asciugai quindi la accompagnai a letto.
Io ero eccitato al pensiero di quello che poteva ver fatto, tornai in bagno e mi feci una sega godendo dopo poco meno di un minuto poi mi infilai nel letto.
Alle 7 ero sveglio mentre Simona dormiva beatamente, scesi a prendere un caffè e fare colazione, incrociai Marco alla reception il quale con un sorrisetto sardonico mi disse: “Simona si è fatta perdonare il ritardo e credo si sia anche divertita nel farlo”.
Tornai in camera che erano le 9 e Simona cominciava a dare qualche segno di risveglio, quando aprì gli occhi ero davanti a lei e mi sorrise.
“Mi puoi dare quel pacchettino?” non avevo notato ma su un mobile c’era un pacchetto che sembrava provenire da una farmacia. Conteneva un paio di flaconi, Simona si spruzzò il contenuto del primo sulle parti intime mentre il secondo sul resto del corpo.
Mi guardò e mi disse: “non posso raccontarti alcun particolare, mi è stato vietato ma mi sono molto divertita anche se ero stremata, grazie per avermi messo a letto. Stanotte quando mi riporteranno ricordati che ho bisogno di essere incremata dopo la doccia, questa boccetta azzurra sulle parti intime, quella gialla sul resto del corpo.
Quando ebbe finito di cospargersi, indossò un tanga e mi disse che potevamo scendere a fare colazione che poi voleva scappare in spiaggia.
Andammo al mare, Simona prese il sole e fece qualche bagno, io mi ero portato maschera pinne e boccaglio ed andai un pochino più al largo. Quando riemergevo e guardavo verso riva mi capitava di notare gente che passava e salutava Simona come se fosse una habitué, sia donne che uomini con una grande preponderanza dei maschi
Pranzammo in spiaggia e poi facemmo un riposino sotto l’ampio gazebo, c’era una arietta deliziosa ed i lettini erano particolarmente comodi e ci addormentammo tutti e due. Verso le 16 fui svegliato da mia moglie che mi chiedeva di andare a fare un bagno con lei, la accontentai ed in acqua mi saltò al collo e mi baciò iniziando a strofinarsi provocandomi una erezione che se non fossimo stati in acqua sarebbe stata imbarazzante. Poi mi montò sopra ed iniziò a scoparmi mentre i suoi baci diventavano sempre più profondi. Il mio uccello era alla massima dimensione ma, nonostante questo, ballava abbondantemente dentro la patatina di Simona. Poi si sfilò e se lo infilò dietro, sempre in acqua e cominciò a cavalcarmi urlandomi in bocca tutto il suo piacere. Il secondo canale sembrava meno sfondato del primo ed iniziai a godere pure io.
Quando ci fummo calmati tornammo a riva, prendemmo ancora un po’ di sole asciugandoci e poi, cotti dalla giornata all’aria aperta, ce ne andammo in stanza a riposare.
Questa volta avevo messo la sveglia e ci preparammo per tempo arrivando in sala da pranzo quando mancavano ancora diverse persone, raggiungemmo Marco e Roberto che si comportarono come ospiti deliziosi. Al tavolo anche un’altra coppia con lei leggermente più vecchia di Simona mentre lui aveva la mia età. Roberto e Marco si spartirono le cosce e le passere delle due ragazze facendole scambiare di posto qualche volta sotto gli occhi felici del compagno di lei mentre io ancora non mi ero abituato bene al fatto che mia moglie si facesse fare e a sua volta facesse sesso in pubblico sotto i miei occhi.
Terminata la cena la serata proseguì come quella precedente ma questa volta avevo compagnia, il marito della ragazza bionda che si chiamava Arisa e che era al tavolo con noi, si chiamava Danilo.
Passammo la sera che era dedicata al piano bar ascoltando canzoni, bevendo whisky come due vecchi gamici. Gli feci alcune domande ma lui mi raccontò solo che era il terzo anno di fila che venivano in quel posto e che Arisa negli anni precedenti aveva preso più di 100 cazzi ogni anno nelle due settimane di soggiorno. Anche per loro il primo anno erano andati lì per il viaggio di nozze ma lui era già il cuck di Arisa da diversi anni prima che si sposassero. D’altra parte mi disse indicando il suo pistolino, con un aggeggio così non potevo certo soddisfare la forza della natura che c’è dentro di lei. Poi guardando il mio che si era alzato per i racconti mi chiese come mai io che avevo un uccello normale, avevo accettato di far diventare mia moglie una schiava del sesso.
Gli spiegai come eravamo arrivati lì e lui sorrise dicendomi che era una storia già sentita e che Roberto era bravissimo a manipolare le persone approfittando anche della sua disponibilità economica ma soprattutto del suo uccello che era uno di quelli più apprezzati da sua moglie.
Ce ne andammo a dormire che era l’una passata e, come la notte precedente, alle 3 sbucò Simona, questa volta da sola, sulle sue gambe e molto più lucida. Era ugualmente coperta di sperma ovunque dalla radice dei capelli alla punta dei piedi, mi diede un bacetto con le labbra anche esse sporche di sborra e si infilò in doccia, ci restò una ventina di minuti quindi una volta uscita si mise la crema dove era necessario quindi si infilò nel letto e da lì, sotto le lenzuola, mi raggiunse con la bocca facendomi un pompino, durai veramente poco, meno di un minuto, lei inghiottì tutto e mi diede la buonanotte.
Le giornate, a parte un paio di gite in motonave in posti splendidi a distanza di un paio di ore dal villaggio, trascorsero tutte uguali. Simona si era ben abituata ai ritmi serali e notturni ed era anche abbronzatissima senza nemmeno un lembo di pelle non scurita dal sole, l’abbronzatura la rendeva ancora più desiderabile ai miei occhi e nei 15 giorni che avevamo trascorso lì, avevamo scopato quotidianamente in mare mentre il pompino dopo il rientro era diventato una specie di bacetto della buonanotte.




questo è il mio primo racconto sul tema erotismo, mi piacerebbe avere qualche giudizio, così capisco se posso continuare o…
Grazie! Si diciamo che volendo dare un senso temporale ai miei racconti, in alcuni casi possono esserci più situazioni in…
Ciao, quando esce la parte tre che la sto aspettando da mesi?
Ciao Mathilda (bel nome, fra l'altro), il racconto mi è piaciuto molto, davvero ben scritto ed eccitante! forse avrei suddiviso…
Grazie!!! Vedrò di continuare allora! ;)