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084 – La serial killer e il commissario Pennisi

Il commissario Pennisi aveva sul suo tavolo un pesante dossier, riguardante un pericoloso ‘serial killer’ che da mesi imperversava in città. Aprì il faldone ed iniziò ad esaminare gli incartamenti in esso contenuti. Uccideva solo uomini, accoltellandoli dopo un rapporto sessuale. Poteva essere una donna, ma si poteva anche trattare di un omosessuale. Sicuramente l’assassino, attirava le sue vittime incuriosendole e invitandole, magari a pagamento, a sottostare ai suoi desideri e poi, durante o al termine di un rapporto, li uccideva con un affilatissimo coltello da cucina. Non si era mai trovata l’arma del delitto, ma il medico legale, aveva sempre riscontrato, dei profondi tagli, inferti da una lama molto affilata. La zona della città dove erano avvenuti i quattro delitti imputabili all’assassino seriale, era abbastanza circoscritta e anche l’ora, era all’incirca sempre la stessa, tra le venti e trenta e le ventuno e trenta.
Dopo un attento esame della pratica, Pennisi decise di recarsi direttamente in zona e scelse un quadrilatero, dove la scarsa illuminazione delle strette vie, poteva aver favorito l’agire dell’assassino.
Tenendo chiuso con una mano il bavero del pesante cappotto, si incamminò a piedi e si avventurò in uno stretto dedalo di viuzze buie. Si riparò dentro ad un portone e ad un certo punto, alla sua sinistra, vide spuntare da una via traversa una sagoma, probabilmente femminile, la figura indefinita si avvicinò e Pennisi poté constatare che in effetti si trattava di una donna, essa vestiva un giubbotto di pelle nera e una gonna corta anch’essa scura, in testa portava un cappuccio sempre nero che gli copriva parzialmente il viso. Voleva fermarla per chiederle i documenti e così uscì dall’oscurità del portone, notò che la donna, alla sua vista, ebbe un tentennamento, incerta se proseguire o tornare indietro. Lui allora si lasciò superare e la seguì; si avvertiva nell’aria la scia di un intenso profumo che lei disperdeva e Pennisi, riconobbe immediatamente la fragranza delicata di ‘Chanel N’ 5′ Ad un certo punto pensò di averla persa, aumentò l’andatura continuando ancora fin dietro l’angolo successivo, la trovò addossata con la schiena al muro, lo guardò con sguardo languido, le si parò davanti e gli disse’..

‘Amore, perché mi segui?’

‘Sono un commissario di polizia, non ti ho mai vista battere da queste parti!! Sei nuova del giro???’

‘Commissario, ma io non sono una puttana””

‘E allora cosa ci fai qui appoggiata al muro???’

‘Ti ho incrociato prima, sei un bell’uomo e vorrei ‘giocare’ un po’ con te”.’

Poteva essere il killer, pensò il commissario, velocemente la sua mano destra si infilò sotto il cappotto, sganciò il laccio in cuoio che teneva fissata la pistola alla fondina e senza estrarla dal fodero, impugnò la Beretta 92……..

‘Commissario, scusa non volevo allarmarti, abito a cinquanta metri di qua e se non vuoi io me ne vado a casa, senza problemi, peccato però”’.’

Lui, grazie alla fioca luce del lampione, le vide gli occhi, erano freddi, penetranti, di color azzurro ghiaccio, in quel preciso istante, lui sentì un lungo brivido percorrergli la schiena. Per Pennisi quell’attimo di indecisione fu determinante, la donna prese coraggio, gli sorrise dolcemente e poi, tenendolo per mano, lo guidò verso casa sua. Il commissario, come un automa la seguì, ingenuamente, profondamente attratto e incredibilmente imbambolato, non si accorse che non era più lui il cacciatore, ma in quei pochi attimi era diventato la preda”’

‘Vieni, sto qui al primo piano””

Improvvisamente si accesero delle forti luci, lei iniziò a salire le ripide scale davanti a lui, ad ogni passo ancheggiava muovendo il fantastico sedere, lui poteva così ammirare le lunghe gambe che si tuffavano dentro ad una stretta e corta gonna di pelle nera. Le natiche appena coperte da un esile perizoma comparivano in modo alterno, ora una, ora l’altra…….. L’eccitazione prese il sopravvento e Pennisi accantonò i pensieri da commissario, facendosi pienamente avvolgere da quelli dell’uomo.
Erano le venti e trenta quando entrarono direttamente in un salone living, lui notò subito una certa eleganza nell’arredamento in arte povera e nei tendaggi coordinati che scendevano a larghe balze dai bastoni reggitenda in legno scuro. Oltre ad una vetrina ed una contro vetrina, vi erano due poltrone in pelle, color testa di moro, posate sopra un tappeto persiano di colore avana chiaro. Uno spettacolare arco in mattoni a vista faceva da cornice al passaggio che divideva virtualmente, la sala dalla camera da letto. Sul giaciglio disfatto si intravedevano delle mutandine bianche e delle calze di nylon ancora arrotolate.

‘Siediti commissario, mettiti comodo, un attimo e sono da te””’

Pennisi si tolse il cappotto e lo appoggiò sulla spalliera di una delle due poltrone, poi, in previsione di fare sesso, si tolse anche la giacca e la gettò sopra al cappotto, quindi sganciò la correggia della fondina ascellare che mise, assieme al suo contenuto, sopra al tavolino posizionato a fianco dell’altra poltrona, infine si sedette. Nel silenzio che regnava in quella casa, lui udì lo scroscio dell’acqua del water e subito appresso, ancora acqua che scorreva, probabilmente da un rubinetto del lavabo. Poi lei comparve, indossava un reggiseno nero a balconcino che evidenziava le aureole e gli sporgenti capezzoli; completavano la “mise” , un reggicalze e un perizoma molto sexy, entrambi di pizzo nero. Le sue sinuose gambe erano appena celate da un paio di calze autoreggenti color bronzo, sostenute dai bottoni automatici del reggicalze. Lei, sorridendo ammiccante, fece una lentissima giravolta e mostrò il sedere tondo, marmoreo e molto sporgente””

Come un automa Pennisi si sollevò dalla poltrona e le si avvicinò, le sfiorò la pelle con le dita, accarezzandole i seni, lei volse la testa all’indietro e sospirò”””.

‘Ooohhhhhhh”’.’

Lui sentì le mani di lei che abilmente gli toglievano la camicia dai pantaloni, i bottoncini si sfilarono quasi da soli dalle loro asole, poi la cintura e quindi il calore e la morbidezza di una sua mano dentro gli slip. Lui continuò ad accarezzarla ed ora le sue dita avevano trovato la via per raggiungere la agognata meta. Sentì che era accuratamente depilata e che la vulva era intrisa di umori.
Con una mano lei gli stringeva con forza il pene duro, mentre con l’altra armeggiava con i bottoni dei pantaloni, fin quando essi caddero a terra, le mutande fecero in pochissimi secondi la stessa fine. Ora, a parte i ridicoli calzini, lui era nudo, lei lo spinse ancora a sedersi sulla poltrona, poi le sue mani si contorsero all’indietro per sganciare il reggiseno, quindi aprì i fermagli del reggicalze e appoggiando un piede per volta sul bracciolo della poltrona arrotolò le calze sfilandosele in modo molto eccitante e al tempo stesso parecchio scenografico.
Prese le mani di lui e se le mise sui fianchi e lui infilò le dita dentro l’elastico delle mutandine e gliele fece scendere. Pennisi vide l’inizio della invitante feritoia che scompariva fra le cosce della donna.
Lei allora fece girare sul davanti il reggicalze e lo sganciò lasciandolo cadere a terra, si accoccolò poi, sedendosi sul membro teso dell’uomo e con i soli movimenti del bacino, se lo infilò dentro la vagina.
Lui sentiva il calore del suo ventre e l’inebriante profumo con il quale si era abbondantemente cosparsa il collo. La donna danzava sopra di lui armoniosamente, le sue movenze lente e flessuose davano a Pennisi intense e inebrianti sensazioni di piacere, poi lei iniziò ad agitarsi sempre più velocemente, ansimando rumorosamente lo cavalcava in modo sempre più forsennato, fin quando l’orgasmo arrivò, squassandola violentemente. Il commissario sentiva il suo membro risucchiato da quella vagina famelica, lei, con degli energici movimenti pelvici, se lo teneva ben piantato in fondo alla sua lubrificatissima guaina. Alcuni minuti dopo lei riprese lentamente fiato e si acquietò; poi guardò intensamente negli occhi il suo partner e iniziò a molleggiare ancora sinuosamente. L’uomo, ormai sull’orlo del precipizio, non resistette a lungo a quelle ubriacanti sensazioni e preso da un vortice di piacere intenso e irrefrenabile, eiaculò prepotentemente dentro di lei. La donna lo abbracciò teneramente e lo baciò con estrema passione esplorandogli la bocca con la sua abile ed esperta lingua. Poi gli accarezzò il viso e si sollevò in piedi, gli sorrise dolcemente e si allontanò entrando nuovamente in bagno. Da lì a poco lei ritornò e trovò ancora lui abbandonato in estasi sul divano. Lui riemerse dal coma profondo in cui era caduto e si alzò con mille sforzi dalla comodissima poltrona, quindi, entrambi, silenziosamente si rivestirono. Lei fu pronta in un attimo e gli chiese……

‘Vuoi mangiare qualcosa? Ho solo del salame crudo da affettare e del pane”’

‘Si, mi hai fatto venire fame, vada per il panino con il salame crudo””

Lui si era appena legata la fondina ascellare della pistola, e dava le spalle alla donna, stava sistemando l’arma, quando si girò e vide lei con un lunghissimo e affilatissimo coltello da cucina, lo teneva basso rivolto verso di lui. La prontezza di riflessi probabilmente gli salvò la vita”’
Afferrò la pistola e sparò, uno, due, tre colpi che raggiunsero la donna al ventre, lei si accasciò con un rantolo straziante, tentò di sorreggersi aggrappandosi al collo del commissario, gli occhi spalancati e interrogativi lo fissarono per qualche istante, poi scivolò a terra in un lago di sangue. Lui, con una incredibile freddezza andò in bagno a pulirsi, mentre la donna agonizzava distesa sul freddo pavimento.
Nonostante le apparenze il commissario era sconvolto e dopo essersi accertato che fosse morta, uscì da quella casa infernale e prima di far rientro in commissariato si fece un lungo giro per schiarirsi un po’ le idee, poi chiamò il medico legale e il questore””.

‘Ho trovato il Serial killer, l’ho catturata e uccisa”’

‘Uccisa??? ‘

‘Si, si tratta di una donna”’.’

Una settimana dopo, fu trovato il cadavere di un uomo, ucciso con un arma da taglio, fu accertato essere il solito lungo e affilato coltello da cucina……. L’omicidio era avvenuto verso le ventuno”””’.

E’ il primo racconto noir che scrivo per il mio editore.

By Ombrachecammina
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