Leggi qui tutti i racconti erotici di: I racconti di William

Capitolo 5 di 6

Per contattarmi, critiche, lasciarmi un saluto o richiedere il racconto in PDF, scrivete a william.kasanova@hotmail.com

Sara non sembra, però, della mia stessa opinione: prima che io riesca anche solo ad immaginare qualcosa da dire a mia discolpa, interviene lei, la sua voce calda e sensuale e proteggermi.
– Nadia è una ragazza così dolce, e sexy – spiega, guardando suo fratello dietro di me, – è innamorata di te e… – aggiunge un occhiolino, come a sottintendere che, quanto sta per aggiungere, è un segreto, – ci ha visti fare sesso nel giardino ieri e oggi.
Quelle parole hanno lo stesso effetto su di me di qualcuno che urli che c’è un predatore affamato nella stanza. Era proprio quello che Luca non doveva scoprire, qualcosa che lo farà infuriare ancora più. Mi irrigidisco, mentre nella mia mente sento già la mia pelle bruciare dove il ragazzo, in un nuovo attacco di ira, mi colpirà.
La mano di Luca si abbassa su di me, sul mio gluteo destro, ma invece di picchiarmi mi dà una pacca e poi lo stringe, palpandolo. Sento la punta di un suo dito sfiorare il bocciolo del mio culo, dandomi, allo stesso tempo, una sensazione di disagio e solletico.
– Quindi, conosci il nostro piccolo segreto – dice con una traccia di rabbia sciolta nella voce che aveva cominciato a diventare più profonda.
Vorrei dire qualcosa, non sembrare una stupida che, impaurita, non riesce a spiccare una parola, ma sono troppo confusa, eccitata e spaventata per riuscire anche solo a ricordare come si fa a emettere qualcosa di più intellegibile di un gemito.
Sara, invece, dimostra di essere ben più spigliata anche se nuda e bagnata di umori vaginali davanti al proprio fratello. – Si eccita a vederci scopare, la zoccoletta – spiega, come se ce ne fosse bisogno, aggiungendo un altro occhiolino. Non so per quale motivo, forse perché sono stordita dalle emozioni contrastanti che stanno vorticando nel mio cuore, nella mia mente e, non posso negarlo, nella mia pancia, ma sembra lo scambio di frasi più fasullo che abbia mai sentito.
La punta di un dito che scivola tra le labbra della mia figa grondante e penetra dentro di me per una nocchia fa scomparire ogni mio pensiero appena lucido. Trattengo il fiato mentre Luca entra nel mio corpo, sebbene non con cosa vorrei io.
– E si nota bene che la zoccoletta è eccitata – ribatte lui, sogghignando.
– Io sono dell’idea che dovremmo scoparcela – propone la rossa, dando voce all’idea che, sono sicura, condividiamo tutti e tre, sebbene io non avrei mai ammesso per non dare l’impressione di essere una puttana completa, e, suppongo, Luca per non sembrare uno che approfitta di una ragazza travolta dal desiderio.
– Dovremmo chiederlo a lei – asserisce lui, anche se l’accento con cui pronuncia quelle parole lascia intendere che mi sta prendendo in giro, ben conscio che io lo voglio più di ogni cosa. Si avvicina con il suo capo al mio, sussurrandomi in un orecchio: – Allora, zoccoletta, vuoi essere scopata da noi due?
Quel “sì” che pronuncio sembra salga direttamente dalle mie viscere che sembrano spaghetti stracotti, mentre sento le mie gambe tremare nonostante sia sdraiata su un letto.
– Ma sappi che non ci sarà nessuna tenerezza con te, da parte di nessuno di noi due – mi avvisa, o, meglio, mi assicura il ragazzo, con fermezza. – Passerai questa notte a ripagare a me e a Sara quanto ci devi per i due giorni che hai passato qui a sbafo. Nessuna cortesia per te, anche se sei una cliente. Poi, cosa vorrai scrivere, bene o male, sul tuo blog o su Instagram, non ce ne fregherà un cazzo.
Nemmeno mi ricordavo di avere un sito, o per quale motivo sono in questo edificio. Non mi sembra nemmeno possibile che il mondo possa essere esistito da più di mezz’ora, da quando ho iniziato a fare sesso con la rossa su cui sto colando, che l’universo si estenda oltre i muri della stanza. Mi sento come se il centro del creato sia la mia figa in fiamme e nulla vada oltre lo stordimento che riempie di nebbia la mia mente, al punto tale che non so nemmeno cosa rispondere.
Sara mi toglie dall’imbarazzo appoggiando una mano dietro la mia nuca e abbassando le mie labbra contro le sue, la sua lingua che comincia a leccarmele, scatenando una scarica di piacere che si propaga fino al mio sesso, bagnandolo ancora di più.
– Non farmi venire di nuovo, sorellina… – le chiede con ironia Luca. Si è spostato davanti a me e, sollevando lo sguardo dal volto della rossa, scopro che è nudo, il suo grosso scettro già in tiro.
Il pensiero che, se avessi rifiutato un rapporto con lui, già pronto a scoparmi, mi avrebbe presa con la forza, sopra sua sorella, che mi avrebbe tenuta ferma, per qualche motivo mi eccita più di quanto vorrei. Quello splendido cazzo, magari piantato per tutta la sua lunghezza nel mio culo, posseduto con violenza, mi mozza il fiato ancora più del bacio di Sara.
Una mano del ragazzo mi afferra per i capelli e solleva la mia testa dalle labbra della sorella: dovrei dire qualcosa, chiedergli di smetterla di farmi male, di lasciarmi andare, ma la mia bocca si apre solo per un motivo, e non è quello di parlare. Lui non aspetta altro, e senza aggiungere una parola, spinge la cappella tra le mie labbra.
La punta scivola sulla mia lingua, il suo sapore deciso che si imprime nelle mie papille gustative mentre l’odore più forte di un inguine che ha da poco baciato quello di una donna eccitata assale il mio olfatto, riempiendo la mia mente di desiderio e la mia fica di ulteriore umore che inizia a colare proprio su quel bacino che ha impreziosito il profumo che mi sta eccitando. L’asta sprofonda nella mia bocca lentamente, e sembra non avere fine: se il cazzo di Luca mi sembrava lungo a vederlo, a provarlo sembra ancora più maestoso.
La cappella raggiunge le mie tonsille e ci sono ancora almeno quattro dita di cazzo oltre le mie labbra prima che il ragazzo si fermi. Sollevo lo sguardo verso il volto del mio amante e posso vedere un’espressione che sembra derisione e dominio mischiati a soddisfazione, qualcosa che avrei rifuggito in un’altra occasione ma che, in questo momento, mi sembra quanto più potrei sperare nella vita.
– Prendilo bene in bocca, troietta – mi ordina lui con una voce bassa.
Sotto di me, noto Sara allungare il collo, prendere in bocca una palla depilata e succhiarla con piacere, come un frutto dolce. Mi sento improvvisamente perduta tra due persone ben più potenti di me, una schiava destinata ad essere il giocattolo di un uomo poco propenso al rispetto di una donna e la sua sorella perversa, e forse peggiore di lui. Potrebbero picchiarmi, costringermi ad accettarli nel mio corpo o impormi di dare loro piacere, o a me comporterebbe solo dolore… e questo pensiero, questo terrore appena accennato che scivola sulla mia pelle sollevando i peli come un soffio di aria gelida, inspiegabilmente, mi spinge ancora più a donarmi a loro.
Dopo qualche lungo, interminabile secondo, finalmente Luca inizia a uscire da me, fino a quando le mie labbra si chiudono sulla cappella, la punta della mia lingua che indugia un attimo sul taglio che ha un forte sapore di sborra. Un po’ di saliva cola dalle mie labbra, restando attaccato per un’estremità al cazzo che luccica davanti a me.
– Luca, mio maestoso padrone, – dice Sara con una voce calda, – facciamo come quella volta con Fabiana… Ti ricordi?
Il nome di quella ragazza mi passa attorno come se non esistesse nessun’altro a parte noi tre, come un suono privo di senso emesso al pari di un gemito.
Il ragazzo, però, sembra avere un’opinione ben diversa dalla mia: sorride a qualche pensiero sorto dalle parole della sorella e annuisce convinto. – Ottima idea, amore – conviene.
Mi domando cosa intendano quei due, ma non faccio in tempo a chiedere delucidazioni che sento Sara, sotto di me, muoversi come a sgusciare via. Mi prende per le spalle e, aiutata dal fratello, mi spinge, facendomi finire sulla schiena al pari di una tartaruga ribaltata e, un attimo dopo, la rossa è seduta sopra di me. Mi rendo conto che ci siamo letteralmente cambiate di posizione e ruolo.
– Adesso sei anche la mia, di troia – dice Sara, soddisfatta. Mi alza la gamba sinistra, se la appoggia su una spalla e si siede sulla mia coscia destra. Con una spinta si sposta un po’ più avanti e, come avevo fatto io prima, inizia a strusciare il suo inguine contro il mio, spingendo le labbra del suo sesso bagnato contro il mio, in fiamme. – Toglile la maglietta, mio padrone…
Luca non risponde: mi ritrovo il suo cazzo in faccia, bagnato di saliva sopra un mio occhio chiuso, mentre lui si protende su di me, afferra il fondo della mia maglietta e la tira verso la mia testa senza troppa finezza. Mi trovo costretta a sollevare prima i lombi e poi le spalle per lasciar passare il vestito senza correre il rischio che si strappi. I miei capelli sembrano crepitare mentre il tessuto scivola attorno alla mia testa, poi finisce afflosciandosi sul pavimento.
– A questo ci penso io – annuncia Sara, sospendendo un attimo il suo lavoro di inguine e mettendo le mani dietro la mia schiena. – Tu me le strappi quando me lo togli, padrone – aggiunge senza riuscire a celare un sorriso di soddisfazione, probabilmente al pensiero dell’irruenza con cui suo fratello cerca di arrivare a quelle splendide tette.
La ragazza ha quella manualità che solo una donna è in grado di applicare ai gancetti di chiusura di un reggiseno e il mio perde la sua blanda resistenza in un attimo e quello successivo scivola via al pari della maglietta, sebbene abbia la fortuna di finire in un angolo del letto.
– La troietta ha un bel paio di bocce – sostiene Luca, mentre una mano si appoggia su quella destra e stringendo ma con meno forza di quanto mi sarei aspettata. Io, invece, non posso fare a meno di mettere a confronto il mio seno con quello ben più maestoso di Sara. Una sensazione di inadeguatezza sorge nella mia anima…
Luca, però, sembra non dare troppo peso alla differenza tra me e sua sorella. – Apri quella bocca, troietta – mi ordina, mentre il suo cazzo è puntato contro il mio volto, la cappella a nascondere totalmente la lunga asta che la sostiene. Io apro appena le labbra perché voglio sentirlo entrare dentro di me per ogni centimetro, e lui non si fa pregare: un istante dopo si adattano al grosso membro, avvolgendolo come in un caloroso abbraccio.
Lo sento farsi strada tra la mia lingua e il palato, appiattendo la prima e strisciando contro il secondo, sprofondare fino alle tonsille e raggiungere la gola. Ogni mia espirazione riempie il mio olfatto dell’odore pungente e sconvolgente del rapporto sessuale tra fratello e sorella, ogni mia inspirazione lo sostituisce con quello dell’inguine di Luca, facendomi piombare in uno stato quasi catatonico di bisogno di essere scopata fino allo sfinimento.
La pressione sulle labbra della mia fica sembra amplificarsi, la sensazione tattile diventare intensa come quella di una ferita. – La stai arrapando parecchio, la puttanella – sogghigna Sara, mentre si fotte le mie labbra in fiamme. – Guarda come sta sbavando. E come le sono diventate dure le tette – aggiunge, afferrando quella libera e stringendo ben più forte del fratello
– Adesso la faccio sbavare davvero – promette Luca, iniziando a lavorare di bacino, il cazzo che fuoriesce dalla mia bocca fino alla cappella e poi rientrando per quasi tutta la lunghezza. Sento la pelle che copre la punta scivolare ad ogni spinta e la mia lingua lotta con il suo movimento per riuscire a leccare il meato e il filetto sottostante, che scorre sulle mie pupille gustative, eccitandole con il suo sapore virile. Dalla mia bocca inizia ad uscire la saliva che il cazzo mi sta facendo colmare le fauci, accompagnata da un suono viscido che, scopro, essere incredibilmente erotico.
La mano libera di Luca mi afferra la gola, chiudendola quanto basta per abbozzare uno strangolamento, e inizia a gemere ad ogni colpo inflitto. Ha smesso di usare termini volgari per appellarmi, sono solo rochi gemiti di piacere che la mia bocca gli dona.
È Sara, inizio a sospettare, quella davvero masochista della coppia. Ogni due o tre scivolamenti tra le labbra della mia fica non può evitare di chiamare suo fratello con l’appellativo di “padrone” usando una voce più adatta ad una persona che sta avendo un capogiro o impiegare qualche epiteto per insultarmi. Ad un tratto, la mano che mi azzannava il seno si sposta sul mio clitoride e, con il medesimo vigore, comincia a maneggiare il mio clitoride.
Non è piccolo, come se volesse compensare il mio seno in presenza di due superdotati come Luca e Sara, e la cosa mi ha sempre lasciato un po’ imbarazzata. La rossa, però, non mostra rimostranze nei suoi confronti: anzi, sembra si trovi a suo agio con esso. Stringe tra i polpastrelli di due dita, lo solleva un po’, lo ruota finché non le scivola via, lo riafferra e inizi a praticarmi quella che potrei definire una minuscola sega.
– Voglio vedere come godi, puttanella – dice, e dal tono di voce sembra quasi un anatema.
– Sì, falla godere! – le fa eco il ragazzo, e sembra davvero stia per assistere allo spettacolo di sua sorella prossima a prendermi a scudisciate nelle parti intime.
Non ho mai preso una scudisciata nelle parti intime, ma quella devastante sensazione che parte proprio da lì e si propaga in tutto il mio corpo con la potenza delle fiamme che corrono su un lago di benzina e si schianta nella mia testa mi fa sobbalzare sul letto, lasciando dietro di sé una devastazione di acido lattico e sopito, disperato piacere. Forse, solo il fatto che ho involontariamente aperto la bocca mi ha impedito di azzannare il cazzo di Luca.
– Va come si scuote la puttanella! Glielo faccio fare di nuovo, padrone? – esclama divertita la mia torturatrice. E, su approvazione del fratello, di nuovo fa quella mossa.
Questa volta Luca toglie il suo uccello dalla mia bocca, inseguito un attimo dopo da un mio grido di piacere tanto forte che sembra di dolore.
– Fantastico! – ride il ragazzo, – Questa troia mi fa impazzire! – Poi si inginocchia accanto a me e, un attimo dopo, presa la mia testa tra le sue mani, la sua lingua inizia a dimostrarmi che il suo cazzo non è la parte del suo corpo che preferisco tra le mie labbra.
Una sensazione di calore comincia a formarsi nel mio petto, un capogiro ad annebbiare la mia mente mentre fratello e sorella usano il mio corpo per il loro piacere. Le labbra della figa di Sara scivolano tra le mie, insinuandosi al loro interno con forza, sfregando contro la seta che la ricopre, ma mai con la voga e la violenza della lingua di Luca, che si muove come se volesse strappare la mia e prenderne il posto.
– Voglio vedere godere questa puttanella! – dichiara Sara, usando ancora più vigore sul mio clitoride. Al suo confronto, tra un’ondata di piacere ed una secca di desiderio che si contendono la mia mente, mi rendo conto che l’ho sempre venerato come se si trattasse di una fragile reliquia sacra, mentre lei lo sta seviziando quasi sia un rifiuto privo di valore, massacrandolo, stringendolo, segandolo…
Cazzo, ecco cosa prova un uomo quando glielo meni…
E all’illusione di avere una nerchia grossa quanto quella del ragazzo che mi sta violentando la bocca con la propria lingua, qualcosa che non credevo di avere, al pari del muro di una diga che contiene milioni di metri cubi di piacere, crolla in minuscoli pezzi. Ogni mio muscolo si contrae per un istante, la mia schiena, i miei addominali, si serra il buco del mio culo e il mio utero è scosso da un balbettio convulso di piacere e dolore, la mia coscienza si accartoccia anch’essa su sé stessa e, quando torno ad avere una connessione con il mio corpo, questo sta sobbalzando sul letto, devastato da un terremoto di piacere. Il mio ano è serrato quanto la mia figa si è aperta, e uno spruzzo simile ad una pisciata con la pressione della conduttura forzata della diga si riversa fuori dalla mia uretra. Mi manca il fiato, il mio corpo ha smesso di essere sotto il mio controllo e mi sento come se fossi la spettatrice di una scena dell’orrore ma che vorrei rivedere per il resto della mia esistenza.
Mi ci vuole qualche lungo, eterno secondo prima di accorgermi che ho la bocca spalancata in un grido che non riesco ad emettere e la testa inclinata con forza all’indietro, oltre il bordo del letto.
Improvvisamente, mi sembra di cadere nel vuoto sorretta dal materasso, con quella troia di Sara che ride sguaiatamente per l’orgasmo meraviglioso che mi ha inflitto. Mi sento confusa a tal punto che non saprei se ridere anch’io, piangere, ringraziarla o pregare che mi cresca davvero un cazzo in mezzo alle gambe, gettare sul letto la stronza e poi spaccarle il culo per vendetta, godendomi le sue grida di dolore e paura, rivivere quell’orgasmo fantastico ma, questa volta, a spese sue.
Faccio per alzare la testa ma, all’improvviso, sento i capelli tendersi e, per non farmeli strappare, farla calare di nuovo all’indietro. – Resta lì! – mi impone una voce maschile ansimante, e, quando apro gli occhi, faccio appena in tempo a vedere la punta della cappella bagnata di saliva puntata contro il mio volto, la mano di Luca che stringe il cazzo muoversi avanti e indietro, e poi uno schizzo bianco scagliarsi dal meato.
Serro gli occhi mentre la sborra copre con spruzzi caldi e collosi le mie labbra, i miei capelli e le mie palpebre: una sensazione al contempo disgustosa e gradita, accompagnata dai gemiti di piacere del ragazzo che svuota i suoi coglioni su di me. Apro la bocca, sperando in un tiro fortunato, ma il seme è finito. Nonostante questo, riesco a prenderne un po’ dalle mie labbra con la lingua e assaggiarlo: un sapore pungente, forte, eccitante. Vorrei gustarlo con calma, ma Luca non ne ha: tra le mie labbra fa di nuovo l’ingresso il glande, che scivola nella mia bocca, ma solo per un tratto dell’asta.
– Puliscimelo, tro… – mi ordina, ma la mia lingua tronca la sua ultima parola scivolando sulla mucosa, portandosi via lo sperma rimasto e lasciando un brivido di piacere che si propaga fino all’anima del mio amante.
Non credo di aver mai fatto nulla con tanta devozione quando nettare la cappella fino a renderla come mai usata, assicurandomi di asportare e gustarmi ogni singola traccia del seme di Luca, mentre quella che ha sprecato sul mio viso inizia a rilasciare un intenso profumo paradisiaco, che colpisce e inonda la mia mente.
Sento Sara sdraiarsi su di me, i suoi grossi seni appiattirsi contro i miei, baciarmi il collo o, più esattamente, leccarmelo, e solo dopo un istante rendermi conto che sta, in realtà, succhiando una colata di sborra che ha avuto una pessima mira. Quando Luca, soddisfatto e, voglio ammetterlo, deliziato dal piacere che gli ho dato con la lingua, sfila il suo membro dalle mie labbra, vedo la rossa cominciare a ripulire il mio viso con una passione quasi superiore alla mia.
– Mi piace vedere due troie che si contendono la mia bega – sogghigna Luca, divertito. – Non preoccupatevi, ce ne sarà ancora. – promette, e si accoscia accanto a noi, contemplando sua sorella leccarmi come un critico d’arte un Buonarroti.
Sara finisce il suo lavoro, solleva il volto davanti a me, apre la bocca mostrandomela piena di un liquido biancastro e, con mia sorpresa e gioia, unisce le nostre labbra. Mi si mozza il fiato quando sento la sborra colare lentamente sulla mia lingua quando quella della ragazza entra in me, un’emozione di gioia che non avrei mai creduto di provare in una situazione simile si propaga dal mio cuore. Afferro le chiappe della ragazza e spingo il mio bacino contro il mio, nemmeno si tratti di suo fratello e io voglia farmi sfondare.
E Luca, quasi abbia compreso il mio pensiero, si alza, gira attorno al tavolo e scompare dietro alla sorella. Non mi lascia il tempo di chiedermi dove stia andando che sento il materasso abbassarsi tra le mie gambe. Un attimo dopo, qualcosa di bagnato si insinua tra le labbra della mia figa e quelle di Sara. Non ho difficoltà a capire cosa sia.
La rossa, con mio dispiacere, abbandona il suo lavoro nella mia bocca e solleva la testa verso suo fratello. – Scopa me, mio padrone – lo implora con una voce che farebbe sciogliere il cuore a chiunque.
Luca ha afferrato i fianchi della ragazza e spinge a colpi di bacino il suo pene tra le nostre passere bagnate, una sensazione ed un’esperienza nuova, dal gusto strano, quasi sbagliato ma che sta attecchendo nella parte più perversa della mia anima. – No, – dice dopo un altro paio di lunghi e lenti movimenti. – dobbiamo pensare alla nostra ospite – spiega, e, non so spiegarmi perché, ma l’accento con cui lo dice mi sembra stia parlando di un sacrificio umano.
La preoccupazione scompare quando, ad una correzione dell’inclinazione del bacino del ragazzo, l’utero si apre sotto la spinta della cappella e scopro perché il viso di Sara si illuminava di beatitudine quando era bloccata contro l’albero da suo fratello, donandogli il suo corpo per il piacere di lui.
La ragazza discosta una ciocca di capelli dal mio orecchio sinistro e sussurra: – Questo è solo l’inizio, puttanella.
Non posso parlare, la mia bocca resta spalancata come la mia fica, e così gli occhi sotto le spinte di Luca. Nonostante ciò, il mio annuire con la testa, a giudicare dal sorriso soddisfatto e malizioso della rossa, lascia intendere che la cosa mi va più che bene.

Continua…

Per contattarmi, critiche, lasciarmi un saluto o richiedere il racconto in PDF, scrivete a william.kasanova@hotmail.com

10
1

Lascia un commento

10
1