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La sfida – Capitolo 5 – Epilogo

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La mattina seguente, quando uscii dal bagno dopo la doccia, trovai Federica nuda sul letto, la schiena appoggiata alla parete, con le lunghe gambe che si perdevano tra le lenzuola; stava chattando al telefono e, a giudicare dal sorriso che le illuminava il volto, l’argomento doveva essere qualcosa di piacevole. Con una punta di egoismo, sperai stesse parlando alle sue amiche della scopata di questa notte.

I suoi occhi si alzarono dal piccolo schermo e si posarono sul mio corpo muscoloso, concentrandosi per qualche lungo istante sul cazzo che penzolava mezzo gonfio tra le gambe. – Ehi, buongiorno, maschione. – disse, facendo capire fin troppo bene cosa volesse.

Mi infilai una maglietta, le calze e, per lasciarle il tempo di ammirarlo ancora un momento, solo alla fine le mutande. Quando mi girai per prendere un paio di pantaloni dall’armadio, un braccio mi cinse al petto ed una mano si infilò negli slip e mi afferrò l’uccello, iniziando a massaggiarlo. – Dai, Fede, non farmi una sega nelle mutande.

La sua bocca si avvicinò al mio orecchio. – Ti devo un orgasmo da ieri sera. – mi sussurrò, continuando a manipolarmi il cazzo, che ormai stava raggiungendo le sue dimensioni massime.

Fa sempre piacere trovare una ragazza che vuole restituirti i favori, e magari, pensai, andare a trovare Tania per dirle che non volevo mettermi con lei con i coglioni pieni, pronti a svuotarsi di nuovo nella sua gola, non sarebbe stata un’idea troppo intelligente. Quindi mi voltai, le presi il viso tra le mani e la baciai. Lei rispose con uno ancora più appassionato, senza smettere di muovere la mano, sebbene lentamente, lungo il mio cazzo. Quando ci staccammo, lei si appoggiò alla parete, mise un piede sul letto e, con le gambe ben aperte e la figa socchiusa, disse: – L’altro ieri avevo detto che ti volevo fottere contro un muro, ricordi? Beh, che ne pensi di farlo tu?

Le appoggiai la testa alla mia spalla mentre spingevo il mio bacino contro il suo, bloccato dalla parete. Eravamo alti uguale, e la posizione era fin troppo naturale. Lei, poi, era davvero bagnata, e si abbracciava a me come se fossi la sua unica speranza di salvezza, e ansimava ad ogni colpo che riceveva.

Andammo avanti così per parecchi minuti, quando lei mi sussurrò: – Dimmi quando stai per venire.

Mi domandai cosa intendesse fare, ma ero curioso. Quando percepii che le spinte nel sesso di Federica stavano per dare i loro frutti, la informai che ero prossimo a sborrare. Lei tolse il piede dal letto, sfilando il mio cazzo dalla sua fica, si inginocchiò dopo aver afferrato il telefono con una mano e la nerchia con l’altra e mi sparò una sega violenta.

Fui scosso da un tremito di piacere mentre il seme schizzava fuori dal mio cazzo abbattendosi in quattro lunghe strisce biancastre sul viso ed i capelli di Federica. Un profondo respiro di soddisfazione riempì i miei polmoni: ah, sborrare in faccia ad una ragazza, che soddisfazione. Era un’azione priva di senso, che non dava certo il piacere di scopare una fica od una bocca, ma dava quella sensazione di potere, come se si dominasse una donna, come se la si marchiasse a fuoco dimostrando a tutti che era di proprietà esclusiva di qualcuno e che nessun altro avrebbe avuto il diritto di fotterla. L’equivalente del maschio umano per indicare una componente del proprio harem al pari del cane che piscia su un idrante per segnare il proprio territorio.

Ma Federica non sembrava perdersi in questi pensieri inutili: dopo essersi messa la punta del mio cazzo in bocca per succhiarne il seme non ancora spruzzata e che, onestamente, defluita nelle mutande dava parecchio fastidio e soprattutto imbarazzo, alzò il braccio con il telefonino e si scattò un selfie.

– Avresti potuto dirmelo prima, che almeno avrei cercato di spingere per avere il cazzo un po’ più lungo. – scherzai.

Lei, il cazzo, se lo infilò completamente in bocca, spinse indietro la testa per farlo uscire, e con un paio di colpi di mano me lo asciugò, per poi baciarlo comunque sulla punta.

– Mi piace il tuo uccello. – commentò, alzandosi in piedi soddisfatta. Richiamò sullo schermo la foto appena scattata, dove appariva scherzosamente come se l’avessero sorpresa a spompinare qualcuno dopo che gli aveva lavato la faccia con la propria sborra, e, soddisfatta, iniziò a scrivere in qualche programma di chat. – Vado a lavarmi la faccia. – disse, senza alzare lo sguardo dallo schermo. – Ci vediamo quando torni?

– Certo, a dopo. – risposi, rinfilandomi le mutande ed indossando i pantaloni. Questa volta sì, stavo pensando, che sarei andato a trovare una ragazza con il cazzo sporco della saliva di un’altra, sebbene non avessi intenzione di scoparmela. Eccitante, ammisi a me stesso.

– E non andare con qualche troia segaiola, – aggiunse mentre l’acqua del lavandino in bagno iniziava a scorrere, – che io so fare di meglio.

Fissai la porta del gabinetto chiedendomi come se, ed eventualmente come, avesse intuito le mie prossime mosse.

Qualche ora prima, mentre Federica dormiva ancora nel letto ed io avevo approfittato di scattare qualche foto del suo corpo nudo e che era finita nella mia cartella dei trofei sul cloud, nel caso dovessi bullarmi con qualcuno di che pezzi di figa mi ero scopato o in un pomeriggio di noia, nel caso avessi avuto bisogno di uno stimolo per spararmi una sega, avevo deciso anche di scrivere un messaggio a Tania, dicendole che volevo vederla al centro commerciale. Non mi facevo particolari illusioni: dopo il pranzo del giorno precedente, concluso alla perfezione con un irrumatio, avevo intuito che la ragazza non si faceva problemi a rimorchiare qualunque umano dotato di cazzo e farsi sbattere senza porsi troppi pensieri. Forse era pure bisessuale. Chissà se aveva mai scopato pure Pamela, mi chiesi. In ogni caso, io ero solo uno dei tanti, qualcuno che, dopo qualche tempo, sarebbe stato sostituito da qualche altro cazzo-dotato. Quindi, non credevo ci sarebbero stati problemi a troncare la nostra… beh, già chiamarla relazione mi sembrava un termine troppo grosso.

Tania mi aveva risposto che sarebbe arrivata verso le dieci e mezza quando ero già in strada e prossimo al supermercato, quindi per non tornare indietro fino a casa ed aspettare un’ora, decisi di fermarmi al Mc Donald’ s nelle vicinanze dove fare colazione: il pranzo e la cena del giorno precedente erano stati, per un motivo o per un altro, sufficientemente scarsi, e la notte di sesso con Federica, oltre ad averle lavato il viso con la mia sborra poco prima, mi avevano lasciato un buco nello stomaco.

Nel locale non c’era praticamente nessuno, se non un paio di avventori che stavano bevendo caffè al bancone ed una bionda vestita con l’uniforme del fast food girata di spalle che lavava delle tazze in un acquaio ed un tizio magro da fare compassione che stava digitando qualcosa sullo schermo touchscreen della cassa. Il mio sguardo cadde sui glutei meravigliosi della ragazza, che sembravano condannati a vivere in quei jeans troppo stretti; mi servì uno sforzo di volontà per distogliere l’attenzione dal capolavoro e concentrarmi sulle parole del cassiere che voleva prendere l’ordinazione. Mentre quest’ultimo premeva sullo schermo, notai che, usando il riflesso dell’acciaio di un pensile, la bionda mi guardò un paio di volte; io cercai di non farmi cogliere da lei mentre le fissavo, adorante, il culo.

Andai a sedermi in un angolo un po’ nascosto, in cerca di privacy. Non che ci fosse in giro qualcuno, ma quando sono da solo mi piace starmene per i fatti miei. Recuperai il telefonino dalla tasca della giacca e controllai che non ci fossero messaggi di Tania, sperando che non facesse ulteriore ritardo. In quel momento notai la presenza di qualcuno accanto a me: mi voltai e vidi il vassoio con la mia colazione e, dietro, la ragazza bionda del bancone che lo reggeva.

Mi mancò letteralmente il fiato quando la vidi finalmente da davanti: un fisico perfetto, da sogno, due grandi occhi azzurri, e due seni che facevano sfigurare perfino il suo culo, rotondi, grossi, che sembravano volessero strappare la maglietta arancione che li stringeva. Quasi sperduta in quello sfavillante raggio di luce divina filtrata dai cancelli del paradiso, una targhetta annunciava il nome di quell’angelo: Giulia.

Lei sorrise, forse divertita dall’effetto che provocava negli uomini. Appoggiando il vassoio davanti a me, e abbassandosi quanto bastava per mostrare ancora meglio il suo seno strabiliante, mi chiese: – Ti chiami William?

Annuii prima di riuscire a parlare. Come conosceva il mio nome?, mi domandai, e solo più tardi mi accorsi che, invece di essere preoccupato, ero orgoglioso che una figa simile sapesse come mi chiamo.

Un cellulare apparve nella sua mano che mi mise sotto il naso. Sullo schermo un programma di chat in cui compariva la foto che Federica si era fatta poco prima, mentre reggeva la mia minchia ancora colante e gli spruzzi di sborra che le impreziosivano il viso; appena sopra, una lunga serie di parole: dalle poche che riuscii a leggere doveva essere una descrizione piuttosto approfondita della scopata di questa notte. –  Quindi il cazzo che tiene in mano la mia amica Federica è il tuo. – conclude la ragazza, a voce più bassa.

-Eh… Sì. – dissi, disorientato. Avevo pensato di chiedere a Federica di farmi dare una copia della foto, aspettandomi delle resistenze, ma vidi che non si era fatta problemi a distribuirla alle sue amiche.

Giulia si abbassò ancora più verso di me, prendendomi una mano e sussurrando in un orecchio, maliziosa: -Perché vuoi stare con quella puttana piatta di Federica? Leccamela come la lecchi a lei, e potrai sborrarmi in ogni mio buco, ogni volta che vorrai e come vorrai. – Quindi alzò la mia mano e se la appoggiò su uno dei suoi grossi e morbidi seni. Le mie dita, quasi dotate di vita propria, non tardarono a stringerlo. – O preferiresti infilare il tuo lungo e grosso cazzo tra queste due bellezze e svuotare tutto il tuo ardore sul mio innocente faccino? – aggiunse, con un tono di voce ed un sorriso che di innocente non avevano nulla.

Io restai senza fiato, incapace di rispondere o anche solo di intendere. Il mio cazzo, invece, sembrò intenzionato a sfondare la zip dei miei jeans e a trattare di persona con le due bellezze e, poi, con ogni buco della dea bionda.

FINE

Per contattarmi, potete scrivere all’indirizzo email william.kasanova@email.it

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