Leggi qui tutti i racconti erotici di: TintoB

L’attesa ormai durava da troppo tempo. Già l’estate precedente, a causa della pandemia, non era andata in
vacanza perdendo l’occasione di conoscere nuovi ragazzi come le capitava ogni estate. L’unico viaggio era
stato nel paesino sperduto di origine della mamma, con il fratellino e i genitori e senza nessuna amicizia.
Era ormai in un’età in cui aveva ben poco di cui parlare col resto della famiglia, i suoi interessi erano rivolti
quasi esclusivamente ai ragazzi ma proprio a causa della pandemia aveva dovuto rimandare le scoperte
dell’amore e del sesso a cui ultimamente pensava in continuazione. Questo le provocava una enorme
irrequietezza a cui, nelle sue fantasie, aveva tutta l’intenzione di porre fine nella vacanza con le amiche di
cui parlavano da settimane.
Ma quella sera, quando il papà rientrò a casa e con entusiasmo annunciò che aveva prenotato una villa con
piscina in una splendida isoletta greca, a Pamela crollò il mondo addosso. Era esattamente la stessa
settimana in cui le amiche si stavano organizzando per andare in campeggio all’Argentario.
Pamela scoppiò a piangere e a inveire contro il padre che non si era minimamente preoccupato di
interpellarla prima di prenotare e lui, deluso perché pensava di aver fatto una bellissima sorpresa a tutta la
famiglia, reagì dandole dell’ingrata. E non era tutto: in vacanza sarebbero andati con la famiglia di un suo
collega con cui, sempre a causa della pandemia, avevano trascorso insieme l’ultimo Capodanno per far
stare in compagnia Pamela e il loro figlio Filippo, suo coetaneo. Ma, come molti ragazzi di quell’età, a 18
anni Filippo era interessato solo alla Playstation e alle partite della Roma e quindi Pamela aveva passato
tutta la serata a messaggiarsi con le amiche su WhatsApp e addirittura guardando il varietà su Rai Uno con
tanto di conto alla rovescia e trenini festosi.
La prospettiva di passare una settimana insieme a quattro adulti, il suo fratellino e a Filippo, unita alla
rinuncia della vacanza con le amiche, la fece sprofondare in un incubo.
Si incontrarono la mattina dell’imbarco al porto di Bari e dal finestrino Pamela scorse Filippo nella sua
macchina a giocare col tablet, facendo subito intendere come sarebbero stati i successivi sette giorni. In
serata arrivarono esausti alla villa e Pamela, suo malgrado, dovette ammettere che l’entusiasmo del padre
era più che giustificato: c’era un bellissimo giardino con prato all’inglese che circondava la piscina di forma
ovale. Scoprì inoltre che non si trattava di una bifamiliare con locali separati ma, per quanto grande, era
una struttura unica da condividere con l’altra famiglia, alla faccia della privacy. Oltretutto, per quanto ci
fossero camere da letto in abbondanza, Pamela dovette condividerne una col fratello perché, in una casa
che non conosceva, aveva paura a dormire da solo. La prima sera Pamela andò subito a dormire, sfiancata
dal lungo viaggio prima in traghetto e poi in macchina sulle tortuose stradine greche.
Al risveglio c’era una luce fortissima che le fece pensare che in Grecia il sole splendesse più forte ma poi,
guardando il telefono, scoprì che erano le 12.30: aveva dormito più di 12 ore! Inoltre, in casa c’era silenzio
assoluto e il letto del fratello era vuoto ancora disfatto. Con pigrizia si alzò e iniziò a girare per la casa in
cerca di qualcuno, senza ricordare bene dove fossero le camere visto che la sera prima si era fiondata
subito a dormire.
Le prime camere incontrate avevano la porta spalancata ed erano vuote, quindi continuò a girare un po’
disorientata, fino a quando vide in fondo al corridoio una camera con la porta socchiusa da cui arrivava
qualche rumore. Questo la sollevò perché iniziava a sentirsi in uno scenario da film apocalittico, quelli in cui
il protagonista si sveglia e non trova più nessuno. Mentre si avvicinava alla porta, con sollievo si apprestò a
dire: “Ma allora c’è qualcuno!” ma non ricevette risposta e continuò ad avanzare verso la stanza. Si fermò
allora poco prima dell’uscio e dalla piccola fessura della porta aperta vide Filippo notando, con suo grande
stupore, che non usava il tablet solo per giocare ai videogames. Stava infatti guardando un video porno a
schermo intero e indossando le cuffie con un volume così alto che le avevano fatto sentire dei rumori già
dal corridoio. Questo però comportava che lui non avesse sentito Pamela parlare né tantomeno si fosse
accorto che lei era rimasta ad osservarlo fuori dalla camera. Ma lo stupore di Pamela aumentò ancora di più
per due altri motivi: per prima cosa, osservando in silenzio il video, si accorse che si trattava di una donna
vestita da infermiera, con tanto di guanti in lattice sulle mani, che si dedicava a penetrare l’ano dell’uomo
con un dito dopo averlo diligentemente ricoperto di un olio lubrificante. Nonostante per tutta la pandemia
avesse guardato con una certa frequenza video porno, non ne aveva mai visto uno di questo tipo e ne
rimase molto colpita tanto che ebbe un fremito tra le cosce e un’improvvisa fiammata di calore nonostante
il fresco vento tipico delle isole greche che circolava nella casa. La scena si svolgeva su un lettino medico,
con l’uomo in ginocchio di spalle all’infermiera che con una mano penetrava in modo ritmico l’ano
dell’uomo, e con l’altra lo masturbava “mungendolo” col pene di lui rivolto verso il basso. Istintivamente
fece scivolare la sua mano tra le cosce e, sopra i pantaloncini del pigiama, la strinse.
La seconda cosa che colpì Pamela fu che Filippo era nudo e si stava masturbando. Notò immediatamente la
grandezza del suo membro: l’unico eretto che aveva visto dal vivo, e toccato, era quello di Giacomo, un suo
compagno di classe a cui, durante una gita, aveva fatto una sega nel pullman. Si trattava di una gita di un
giorno per cui si erano dovuti svegliare all’alba e in molti, cogliendo l’occasione di libertà, si erano lasciati
andare a bere birra e vino per tutta la giornata di nascosto dai professori. Per entrambi i motivi, durante il
viaggio di ritorno la maggior parte degli studenti si era addormentata mentre Pamela si sentiva euforica per
l’alcool bevuto e di slancio si mise a sedere a fianco a Giacomo. Complice un giaccone steso sulle loro
gambe per scaldarsi e la scusa di appoggiarsi a lui per dormire, si era ritrovata con la mano di Giacomo su
una coscia e questo le fece subito avere un fremito. Si sistemò meglio col bacino aprendo un po’ le gambe,
di fatto autorizzando a Giacomo di insinuarsi di più, cosa che lui fece prontamente. La mano di Giacomo
scivolò nell’interno coscia e, non si sa se lo fece volontariamente, col mignolo la sfiorò al centro del piacere.
Pamela indossava dei leggins molto aderenti e quasi erano in rilievo le labbra della sua vagina su cui il
passaggio di quel mignolo fu esplosivo, tanto che non trattenne un verso roco che mascherò poi con dei
colpi di tosse. Adesso non desiderava altro che essere toccata e si mosse nuovamente col bacino per
posizionarsi meglio e agevolare l’ingresso della mano di Giacomo sotto i leggins. Di nuovo, il ragazzo non si
fece attendere e in pochi secondi sentì di nuovo le dita su di lei, questa volta senza nessuna stoffa di mezzo.
La sua fica era già bagnata (aveva iniziato non appena si erano seduti vicini, sperando che sarebbe successo
qualcosa) e Giacomo iniziò a muovere la mano senza penetrarla ma stimolando il suo clitoride con lo
sfregamento. Alternava questo movimento più veloce a fasi in cui con più delicatezza faceva dei movimenti
circolari col polpastrello sentendo la morbidezza di quella giovane carne. Pamela cercava di aprire le gambe
il più possibile per amplificare il piacere, compatibilmente al contesto in cui si trovavano. Bagnandosi
sempre più e aprendo le gambe, finalmente Giacomo riuscì a far scivolare un dito all’interno, lasciando per
qualche secondo Pamela senza fiato che fu costretta a mordersi le labbra per trattenere i gemiti. Il suo
orgasmo era ormai vicino e Giacomo aumento il ritmo fino a darle l’esplosione di piacere. A quel punto
scivolò in basso col bacino, quasi sdraiandosi sul sedile, per farlo entrare meglio e prolungare il piacere più
a lungo, fino a quando crollò ansimante.
Quasi non ebbe il tempo di riprendersi da quell’estasi che sentì la mano di Giacomo sulla sua ma capì che
non si trattava di un gesto romantico: Giacomo la afferrò e la appoggiò sulla sua erezione, anche lui
impaziente di sfogare la propria voglia. Indossava una tuta e questo permise a Pamela di poterlo afferrare
bene sopra i vestiti e cominciò a muovere la mano facendola scorrere sopra la tuta per tutta la lunghezza
del suo membro. Il tessuto sottile le permise anche di sentire i rilievi delle vene che pulsavano forte e il
gonfiore del glande, su cui si appoggiò col palmo della mano per poi stringerlo nel pugno. A quel
movimento, Giacomo si inarcò e spinse in avanti il bacino e Pamela si fece coraggio facendo scivolare la
mano sotto l’elastico della tuta e poi sotto quello delle mutande, fino a quando non sentì la pelle calda e
allo stesso tempo morbida del glande. La mano continuò a scivolare più in basso fino a quando poté
afferrarlo bene e liberarlo da tutti quei tessuti che lo imprigionavano. A quel punto iniziò un movimento
con la mano, prima lento facendola salire dalla base fino alla punta, poi aumentando l’intensità. Cercava di
ricordarsi quanto visto nei numerosi video che aveva guardato quasi compulsivamente durante il lockdown
cercando, oltre al movimento della mano, di stimolarlo con le dita che giocavano col suo glande ogni volta
che lo raggiungeva. Il respiro aumentato di Giacomo le dava lo stimolo per proseguire in quel modo. Quello
che però non aveva potuto imparare dai video, erano le reazioni dell’uomo ai suoi stimoli e soprattutto
quando il loro orgasmo era vicino.
Concentrata a ricordarsi quello che aveva visto, non si accorse del momento che stava arrivando, complice
anche il silenzio a cui Giacomo era costretto, fino a quando sentì un getto caldo coprirle la mano. Era la
prima volta che si spingeva fino a quel punto: aveva una consistenza strana, densa e il suo primo istinto fu
di fermarsi ma Giacomo la strinse sul braccio mimando il movimento che aveva fatto fino a poco prima
cosicché riprese fino a quando sentì il sospiro liberatorio da parte di Giacomo. A quel punto, dopo
un’approssimativa pulizia della sua mano e del pene ormai flaccido di Giacomo con dei fazzoletti di carta, lo
ripose sotto i vestiti e Giacomo crollò addormentato dopo pochi minuti. Pamela ne approfittò, sicura di non
essere vista da nessuno, per odorare quella mano e togliersi la grande curiosità dell’odore dello sperma,
che non poteva soddisfare con una semplice visione delle eiaculazioni nei video. Si passò la mano sotto le
narici e non seppe giudicare che tipo di odore fosse, era sicuramente qualcosa di nuovo e le piacque. Si
sentiva inebriata e non poté fare a meno di sentirlo ancora, così continuò a odorarsi le dita per tutto il
viaggio di ritorno ricominciando a bagnarsi. Appena arrivata a casa, corse in bagno e si masturbò in modo
intenso, senza i soliti preliminari di carezze che era abituata a darsi, ed ebbe un nuovo orgasmo, più
liberatorio, accorgendosi solo alla fine che si stava succhiando le dita che avevano toccato Giacomo.
Il membro di Filippo era decisamente più grande di quello di Giacomo e anche di parecchi attori che aveva
visto nei video. I suoi occhi si spostavano di continuo dal video sul tablet alle carezze e al piacere che Filippo
si stava dando. Di istinto si passò le dita sotto al naso sperando di sentire quell’odore che così tanto l’aveva
eccitata nel pullman, ma senti lievemente il suo profumo visto che quando poco prima aveva infilato la
mano tra le cosce si era sentita bagnata. Così rapita a guardare quello spettacolo, fece qualche passo in
avanti per avvicinarsi ma, arrivando sull’uscio della porta, si mise sulla traiettoria di un raggio di sole che
entrava in camera. Di colpo Filippo si girò notando la comparsa dell’ombra e, accorgendosi della presenza la
sua amica, goffamente tentò di spegnere il tablet tenendolo sulle sue cosce nel vano tentativo di coprire la
grande erezione. Iniziò a farfugliare che tutti erano andati al mare e pensava lo stesso di lei, quindi era
sicuro di essere solo, più tutta una serie di frasi sconnesse con cui cercava di non pensare.
Nel frattempo, Pamela aveva iniziato a ridere in modo spontaneo e gli disse:
“Tranquillo Filippo, anzi perdonami perché mi sono messa a spiarti e davvero non è stato carino da parte
mia. Solo che…non riuscivo a smettere di guardare” e anche Pamela mostrò un rossore per l’evidente
imbarazzo. “E devo dirti che apprezzo molto di più questo uso del tablet rispetto ai videogames!”. Questa
battuta fece ridere entrambi e ruppe quell’atmosfera imbarazzante, aumentata dal fatto che Filippo era
completamente senza vestiti e stava usando il tablet come una foglia di fico.
“Non ho mai visto video di quel tipo – disse Pamela – tu sei un amante del genere?” Filippo confessò che
negli ultimi tempi aveva iniziato ad incuriosirsi al genere tanto da provare a stimolare il suo ano per sentire
cosa si provasse. Solo che allo stesso tempo voleva masturbarsi e quindi non riusciva a godersi bene
entrambe le cose. Pamela non capì se Filippo volesse far intendere qualcosa o avesse pronunciato quelle
parole in modo spontaneo, ad ogni modo le sembrarono un’imbeccata che non volle farsi sfuggire, vista la
curiosità che quel video le aveva suscitato. E soprattutto, moriva dalla voglia di toccare quel pene così
grande ai suoi occhi.
“Visto che ti ho spiato e interrotto, devo farmi perdonare. Conosco bene la sensazione che si prova quando
si rimane a metà, con quel rompiscatole di mio fratello che sembra abbia il radar per disturbarmi ogni volta
che mi tocco a casa.” E mentre pronunciava queste parole, fece dei passi verso Filippo che, quasi impaurito,
provò a indietreggiare con tutta la sedia su cui era appoggiato. Pamela era in piedi davanti a lui e con
delicatezza sfilò il tablet dalle sue mani e lo lanciò sul letto.
Nel frattempo, il membro di Filippo si era ridimensionato visto l’enorme imbarazzo e Pamela non vedeva
l’ora che ritornasse duro per poterlo stringere tra le mani come aveva fatto con quello di Giacomo. Si
inginocchiò di fronte a lui e come prima cosa lo prese con due dita, lo sollevò e abbassò la pelle, scoprendo
completamente il glande che trovò lucido. “Altro che metà, devo averlo interrotto in uno stato avanzato e
già si era bagnato”, pensò iniziando a muovere le dita su e giù lentamente. Nel vedere il glande così
bagnato e vicino al suo viso, d’istinto si avvicinò col naso per inspirare e riempirsi di quel profumo su cui
dalla gita continuava a fantasticare. L’odore di Filippo era più delicato – forse perché non era ancora sperma
ma un liquido per la lubrificazione, pensò – ma altrettanto eccitante tanto che quasi inconsciamente tirò
fuori la punta della lingua e la appoggiò alla base del glande salendo fino alla punta per assaporarlo. La
sensazione che ebbe fu esplosiva, molto più intensa dell’odore che tanto l’aveva eccitata e sentì il bisogno
di infilare tutta la punta nella bocca per succhiarla. Era la prima volta che arrivava a tanto ma successe in
modo molto naturale, forse aveva visto così tanti video o forse quel desiderio così forte la guidava e la
rendeva audace. Già dopo pochi secondi lo senti crescere velocemente nella sua bocca e iniziava ad essere
della dimensione che aveva visto poco prima. Ma Pamela non voleva fermarsi, sapeva che poteva crescere
e indurirsi ancora di più.
Lo sentiva pulsare nella bocca e iniziò un lento movimento della testa per farne entrare ancora di più, per
poi risalire lentamente succhiandolo forte e assaporare le gocce, che nel frattempo avevano ripreso ad
uscire. Filippo si era lasciato andare con la testa all’indietro e si godeva quel momento, così inaspettato fino
a pochi minuti prima. Scivolava inerme col bacino sulla sedia tanto che il sedere uscì fuori dalla sedia, quasi
rimanendo sdraiato, quando sentì la bocca di Pamela staccarsi dal pene con uno schiocco.
La lingua dalla punta iniziò a scendere lungo tutta l’asta finché arrivò alle palle, su cui si soffermò
leccandole e poi prendendone una alla volta nella bocca e succhiandola. Ma quello che il ragazzo non si
sarebbe aspettato fu che la lingua riprese a scendere ulteriormente e, visto che Pamela si era insinuata tra
le sue gambe divaricate, poté arrivare al suo ano senza mai staccare la lingua. Pamela rise e poi quasi
minacciosa disse che non si era dimenticata del video, lo stava solo preparando.
Si alzò e in piedi rimase qualche secondo a osservare Filippo in quella posa, quasi sdraiato e col pene
completamente dritto che puntava verso il soffitto e si sentì orgogliosa di aver saputo renderlo così
eccitato. Gli tese la mano per invitarlo ad alzarsi e lui timidamente accettò: si rese conto che stava per
passare dalla teoria alla pratica. Lo fece mettere in ginocchio sul letto e poi gli disse di aspettarlo. Con una
breve corsa cercò la strada verso la sua camera e svuotando in modo frenetico il suo beauty-case sul letto,
afferrò una crema per le mani e di corsa ritornò nella camera di Filippo, che era rimasto immobile nella
posizione in cui lei gli aveva detto di stare, non capendo cosa stesse succedendo.
Pamela svitò il tappo del tubetto e lo posizionò sopra di lui premendo forte. Filippo sentì un liquido denso
cadergli tra le natiche e pochi secondi dopo un dito iniziò a spalmarlo, facendolo convergere verso il suo
ano. Non appena Pamela sfiorò l’orifizio, il pene, che nel frattempo aveva perso un po’ di vigoria, si indurì
nuovamente e Pamela lo vide muoversi verso l’alto. In un attimo la sua mano lo afferrò, tenendolo
perpendicolare al letto e iniziò a far scorrere la mano lungo tutta l’asta come se lo stesse mungendo. Allo
stesso tempo, il dito che spalmava la crema si era ormai soffermato sopra l’ano, con cui giocava
insistentemente.
Improvvisamente fermò il movimento della mano che stava masturbando Filippo e strinse forte il pene alla
base mentre il dito medio dell’altra mano, ormai completamente ricoperto di crema, premette sull’ano fino
a scivolare dentro. Filippo emise un verso, a metà tra un urlo e un gemito e poi rimase in apnea aspettando
la mossa successiva di Pamela, che non si fece attendere. Fece scivolare il dito completamente all’interno e
iniziò a muoverlo ritmicamente così come fece l’altra mano lungo l’asta che sentiva indurirsi ad ogni
passaggio. Filippo riprese a respirare, ma lo faceva in modo affannoso in un’estasi di piacere che proveniva
da entrambe le stimolazioni che stava ricevendo. Ora il dito medio non incontrava più resistenza, anche
grazie al fatto che Filippo si era rilassato e di conseguenza lo erano i suoi tessuti che cercavano di accogliere
la penetrazione in modo completo. Anche la mano che lo stava masturbando scorreva senza attriti perché il
membro di Filippo aveva ricominciato a bagnarsi: ogni volta che la mano scendeva, fuoriuscivano delle
gocce di liquido che lei spalmava sul glande girandoci intorno col palmo della sua mano e provocando una
fitta serie di brividi e fremiti a Filippo. Sia per questa lubrificazione sia dal respiro più intenso di Filippo,
Pamela capì che la sua eccitazione stava crescendo esponenzialmente e aumentò il ritmo con entrambe le
mani. I gemiti che Filippo emetteva erano sempre più rochi e si appoggio con i gomiti sul letto schiacciando
il viso a terra e mordendo le lenzuola.
Pamela voleva godersi l’orgasmo che stava arrivando e fece girare Filippo, senza però interrompere i
movimenti, finalmente osservando l’espressione di piacere e i suoi occhi socchiusi. Continuando a
penetrarlo ritmicamente con il dito medio, si chinò verso il suo membro e appoggio le labbra al glande.
Questa volta il suo sapore era più intenso e si fermo qualche secondo ad assaporarlo, prima di
accompagnare il movimento della mano con la bocca, che scendeva ad accoglierlo e risaliva raccogliendo i
liquidi che lo ricoprivano. La bocca calda e morbida di Pamela diede l’ultimo impulso a Filippo, che inarcò la
schiena e fece entrare il suo pene in modo più profondo nella bocca prima di esplodere nel suo orgasmo.
Pamela sentì un forte gemito e nello stesso momento un getto caldo schizzare nella sua gola, seguito da
altri meno decisi ma sempre abbondanti, tanto che dovette aprire la bocca. Una grande quantità di liquido
uscì dalla sua bocca e ricoprì la mano che stava continuando a muoversi sull’asta di Filippo, che nel
frattempo giaceva esausto sul letto. Quando pochi secondi dopo aprì gli occhi, si trovò Pamela sdraiata al
suo fianco mentre con la mano continuava ad accarezzare il suo pene ancora duro.
Di improvviso di sentirono delle voci in lontananza che dicevano: “Pamela, Filippo, ma state ancora
dormendo?”. Pamela con uno scatto si alzò dal letto, fece una corsa verso il bagno e, una volta chiusa a
chiave, rispose: “Ma certo, sto facendo una doccia in bagno. Filippo non l’ho visto, so se dorme ancora…”.
Fece davvero la doccia, ma prima, come al ritorno dalla gita, si masturbò seduta sul bidet mentre si
succhiava le dita ancora ricoperte dallo sperma di Filippo.

Mi farebbe piacere avere i vostri commenti qui in basso o all’indirizzo Tinto_b@outlook.it. Grazie

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