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Linda la nerd – Capitolo 12

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Nelle puntate precedenti:
Francesca, la magnifica e malefica bulla della N. Sandrini, al terzo giorno della semifinale della gara di pompini segreta organizzata da quattro ragazzi della scuola è certa di avere già in tasca la vittoria, anche considerando la sua ottima prestazione. Seppure costretta a restare davanti al computer dalla consapevolezza di avere gravi lacune nello studio, quel pomeriggio avrebbe voluto assistere alla pessima esibizione di Linda, la sua vittima preferita, una nerd che probabilmente non ha mai fatto sesso. O forse sì, come le ricorda la sua fica, devastata da Mauro come pagamento per rivelarle con chi, qualche giorno prima, la sfigatella sembra abbia passato il pomeriggio nel proprio letto, ma la cosa non la impensierisce ugualmente, nonostante il nome dell’amante di Linda continui a girarle per la mente, sicura di averlo già sentito nominare.

Capitolo 12

      Il segno di uguale non era più il nemico numero uno di Francesca. Sì, continuava a fissarla dallo schermo, comodamente appollaiato nella sua casella di testo in cima allo schermo, ma adesso era in compagnia di stringhe di lettere e segni di punteggiatura. Erano questi ultimi ad aver preso il posto dell’uguale negli incubi della ragazza, a sghignazzare per la sua incapacità di ficcarsi in testa come funzionasse quella roba apparentemente senza senso.

Lei li odiava, li detestava. Per l’ennesima volta si chiese perché non avesse studiato da muratore. Sarebbe stato un lavoro faticoso e polveroso, ma almeno non avrebbe richiesto l’uso di computer e dannati programmi incomprensibili come fogli di calcolo.

“Dovevi fare la pornostar, Francesca. Sei così brava a succhiarlo…”

A tradimento, come se a parlare fosse stata la griglia del foglio elettronico, le tornarono alla mente le parole di Daniele quando i loro sguardi si erano incontrati al termine del pompino. Lei custodiva tra le labbra la sua cappella, calda e pulsante, le dita di una mano che sorreggevano il suo cazzo, la sborra bollente che la colava in gola scivolando sulla lingua dopo avergli dato piacere. Gli occhi castani di lui, quando si erano posati nei suoi neri, scintillavano per l’orgasmo appena ricevuto, un sorriso sincero e grato che addolciva ancora più quel viso meraviglioso. Francesca si era eccitata tutto il tempo che aveva passato in ginocchio davanti al ragazzo, riconoscente col destino di averle avuto il bel Daniele come giudice, ma quando lui le aveva accarezzato il volto con una mano… non avrebbe bagnato le mutandine così tanto nemmeno se si fosse pisciata addosso. In quel momento avrebbe voluto sdraiarsi a terra davanti a lui, togliersi qualsiasi cosa indossasse, e darsi piacere a sua volta, un paio di dita che s’insinuavano tra le grandi labbra della sua fica, mostrandogli il buco che avrebbe tanto voluto le riempisse, le tette che avrebbe desiderato afferrasse…

Francesca si azzannò il labbro inferiore, stringendo le palpebre come se avesse temuto che anche solo una molecola dell’eccitazione che le stava infiammando l’anima potesse sfuggirle. Sentì di essere così arrapata che pensò di aver appena bagnato la sedia. Fanculo se aveva portato a casa la giornata della gara, e praticamente era in mano sua la vittoria di tutta la gara: avrebbe gettato via tutto questo per fare sesso con Daniele anche solo una volta.

Dalla cucina continuavano a giungere le voci degli idioti delle telenovelas in costume di sua madre. Di certo la donna non avrebbe perso un solo secondo del dramma di Pablo e Carmencita e non sarebbe andata a disturbarla. Francesca si trovò una mano che si accarezzava il cavallo dei pantaloncini, simili a quelli che aveva gettato via venerdì dopo essere stata sfondata da Mauro. Le doleva ancora un po’ la passera, ma il peggio ormai era passato.

Possibile che al mondo potessero esistere due uomini tanto differenti? Il cazzo di Daniele era… la quarta parte di quello di Mauro? Eppure, solo quella mano che le accarezzava la guancia, quel sorriso, quei pochi istanti di tenerezza valevano più di qualsiasi cosa quel bastardo ritardato avrebbe potuto fare in tutta la sua vita.

La mano libera corse al mouse, facendo volare la freccetta bianca sullo schermo, causando il rintanamento della finestra del foglio elettronico maledetto nel suo angolino e correndo sul rettangolo nel desktop che mostrava un minuscolo ritratto. Un istante dopo che il mouse ebbe squittito due volte, la foto del paesaggio dello sfondo venne sostituita da quella di Daniele, su una spiaggia, con indosso solo i pantaloncini. Se il volto era bello e il cazzo non era da buttare via, il resto del corpo era un sogno per la ragazza: non un grammo di grasso in vista e nemmeno peli di troppo, muscoli pieni, pettorali che sembravano l’equivalente di una quinta di seno per un uomo, il ventre diviso a metà da una tartaruga incredibile, un paio di tatuaggi tribali ben definiti che si contorcevano su un polpaccio ed una spalla a rendere tutto ancora più divino.

La ragazza fremette a quella vista, sentendosi prendere fuoco dall’eccitazione. La mano si alzò dal cavallo e si tuffò nei pantaloni, scivolando nelle mutandine. Quanto cazzo era bagnata? La sua figa sembrava un forno, riversava bava come se qualcosa si fosse rotto. Sfiorò per errore la lumachina e una badilata di piacere la colpì alla testa. – Cazzò! – sibilò, il fiato che le mancava, il cuore che sembrava impazzito. Le dita le scivolarono dentro, come se fossero state risucchiare, facendo sgorgare altra bava nelle mutandine. Sì, avrebbe bagnato la sedia.

Iniziò a muoversi nella passera, sforzandosi di trattenere dentro di sé almeno il grido continuo di eccitazione, simile a quello di una cascata di puro piacere che cercava di erompere dal suo petto, e le lacrime di desiderio che sembravano espellere ciò che la sua figa non riusciva a spurgare. Non pensò che in quel momento avrebbe potuto comparire quella rompicoglioni di sua madre e vederla riversa sul tavolo, che gemeva come se stesse soffrendo, né che la mano che le tappava la bocca lo faceva con una forza superiore a quella che aveva usato Mauro mentre distruggeva il suo sesso.

Non durò comunque molto, anche perché poi sarebbe morta soffocata o di infarto. Un orgasmo più simile al dolore le esplose nella figa, la attraversò, devastando ogni sua singola fibra, drenandola di ogni forza, bruciandole i polmoni e stringendole il cuore. Per un istante avrebbe potuto davvero credere di essere morta, perché il suo cervello parve aver dimenticato come si facesse a pensare, perdendo ogni dialogo con i sensi del corpo, scomparendo persino l’immagine di lei sdraiata su un morbido letto, sudata e felice, mentre afferrava il culo muscoloso di Daniele intento a possederla con profonde spinte, una mano a stringerle un grosso seno, le sue labbra che veneravano il suo collo.

Quando si riebbe, si scoprì accasciata ansante sul tavolo, lo stesso bagnato dal sudore che aveva stillato durante quella selvaggia, incredibile scopata. Faticava a estrarre la mano dalle mutandine, aveva i muscoli e i tendini del braccio doloranti, e tutto il suo corpo sembrava fosse stato investito da una macchina dopo che aveva corso per chilometri. Centinaia di chilometri. La sua figa ruggiva il desiderio di un vero cazzo dentro di sé, come se fosse stata preda di una fame incontenibile e solo un pene avesse potuto soddisfarla. Uno in particolare.

Francesca rimase qualche attimo seduta, la testa leggera, ciondolante, con il timore di cadere. Cazzo, se quello era un orgasmo, quelli che aveva provato fino a quel momento erano stati fastidiosi pruriti. Le venne da piangere, assalita dallo sconforto che non avrebbe più potuto avere Daniele dentro il suo corpo. Il suo cazzo, le sue dita o la sua lingua avrebbero avuto accesso ad ogni suo orifizio.

Sì, si disse, a lui avrebbe donato il suo culo: si sarebbe inginocchiata davanti a lui, avrebbe preso in bocca il suo cazzo, si sarebbe persa nei suoi splendidi occhi mentre la sua sborra calda faceva lo stesso nella sua gola, poi si sarebbe girata, mostrandogli le natiche e lo avrebbe implorato di prendere la verginità che custodiva tra i suoi glutei…

Quando sentì di nuovo quel suono salire dalla sua gola capì che doveva smettere di pensare al ragazzo, o la verginità anale se la sarebbe prese da sola, con due o tre dita, su quel tavolo bagnato del suo sudore, e questa volta le sue grida sarebbero state di un volume ben superiori di quelle di Paco e Guadalupe.

Riprese fiato, cercando di trovare un po’ di lucidità nella sua mente. Guardò l’immagine di Daniele sullo schermo, mandandogli un bacio carico di desiderio, poi, con dolore, chiuse la finestra e richiamò Excel… Aveva fatto davvero bene, la sera prima, a cercare su Facebook una sua foto senza qualche troia a rovinare la perfezione del ragazzo e a renderla disponibile velocemente sul desktop del computer: si aspettava che nei giorni successivi il desiderio di vederlo sarebbe comparso, ma non si sarebbe mai sognata che l’avrebbe portata al migliore orgasmo della sua breve esistenza.

Niente da fare: una volta terminata la gara e vinta, avrebbe gettato all’aria ogni sua velleità di poligamia e avrebbe sedotto Daniele, infischiandosene se avesse già una qualche donna, o più di una. Doveva essere suo, e lei doveva essere sua, per sempre.

Si guardò in basso, per quanto i suoi grossi seni glielo permettessero. Non che sarebbe stato comunque necessario: già con il tatto riusciva a capire che i pantaloncini erano completamente zuppi di voglia, e probabilmente schizzi di bava erano anche sulla maglietta. Cambiare gli abiti sarebbe stato meglio, perché sua madre che la vedesse in quella condizione sarebbe stato ben più imbarazzante che scovarla mentre si contorceva sul tavolo, agonizzando in un orgasmo micidiale.

Quando tornò dopo dieci minuti, passati anche a chiedersi se farsi un bidet per pulirsi l’inguine dalle prove del crimine o tenere addosso la bava come una sorta di ricordo momentaneo del piacere che la sola foto di Daniele le aveva dato, decidendo per la seconda scelta, sullo schermo trovò la notifica di un messaggio della sua cara amica Pamela.

La conosceva da quando erano alle elementari, e le dispiaceva che quella stronza bionda, Martina… Marina… beh, come cazzo si chiamava, l’avesse battuta. Francesca era stata presente, così come Pamela c’era stata quando lei aveva venerato il cazzo di Daniele, e doveva ammettere che la bionda aveva dimostrato di essere stata davvero brava. Nulla che lei non sapesse battere, ma la bionda aveva comunque spompinato con una maestria che Francesca non si sarebbe aspettata.

Pamela era andata anche quel giorno, più che altro per vedere Linda fare la figura di merda del secolo. Avrebbe voluto esserci anche lei a contemplare quello spettacolo di incapacità ma doveva studiare. O almeno così le aveva confidato: in realtà, se avesse visto di nuovo quel meraviglioso cazzo pendere dall’inguine del divino Daniele, avrebbe assestato una pedata alla troia che oggi se lo sarebbe trovato in bocca e avrebbe fatto lei il bis di sborra.

Cliccò sulla notifica ed un attimo dopo comparve una finestra nell’area in basso a destra dello schermo con la chat che da anni portava avanti con la rossa.

“Non puoi immaginare cos’è appena successo”, recitava il messaggio.

Francesca sorrise, maligna. Linda doveva aver fatto più schifo di quanto immaginassero, si disse. Nonostante ciò, volle ironizzare: “Nadia ha perso????? Avevo puntato su di lei i miei ultimi risparmi!”

Un istante dopo la risposta che comparve sullo schermo, nonostante fosse solo pixel di un colore diverso da quelli attorno ad esso, ebbe il peso di un’incudine. “Linda le ha aperto il culo”. Qualche secondo dopo ne apparve sotto un’altra, a conferma e a correzione del precedente, contemporaneamente. “Linda ha aperto il culo a tutte.”

Francesca sbattè gli occhi, cercando di comprendere cosa avesse appena letto, che intendesse Pamela con quelle parole. Non era nuova all’uso della frase “aprire il culo”, intendendo che qualcuno aveva battuto qualcun altro, ma in quel caso doveva avere un significato diverso. Forse intendeva letteralmente? La nerd aveva perso la testa e infilato un palo nel…

Un terzo, successivo messaggio comparve sullo schermo. “Anche a te. Mi spiace.”

Francesca non capì. Ma un profondo senso di terrore le colò lungo la schiena, facendo fiorire nei suoi muscoli l’energia che l’orgasmo di prima sembrava aver bruciato e che ora le sarebbe servita per fuggire o combattere. Ma lei non sarebbe fuggita.

Improvvisamente furiosa, iniziò a battere con violenza sulla tastiera, come se avesse tenuto con una mano il bavero e ogni tasto premuto fosse stato una sberla, prima di dorso e poi di palmo, sul viso della sua amica, scandendo a voce alta le parole che si formarono nella chat: “Cosa cazzo stai dicendo?”

Passarono dieci, quindici lunghissimi battiti del cuore della mora prima che apparisse la risposta: “Sembra quando abbiamo vinto i mondiali. La gente è impazzita e tutti vogliono Linda nei loro selfie.”

La rabbia di Francesca venne sostituita in un attimo dallo sconcerto, poi capì che quella troia la stava prendendo in giro. Stronza… Lei aveva vinto il giorno precedente, mentre Pamela si era ritrovata la bionda che le apriva il culo e glielo infilava tanto in fondo che le era uscito dalla bocca. Adesso voleva vendicarsi.

“Vai a cagare. Dimmi cos’è successo davvero”, digitò.

Attese un attimo una risposta sullo schermo, ma non giunse da lì. Il telefono squillò accanto al computer e sul piccolo monitor apparve la foto di Pamela. Francesca allungò la mano ma si fermò con le dita ad un paio di centimetri dallo smartphone: se le telefonava, doveva essere qualcosa di grosso. Era sicura di voler sapere cos’era accaduto?

Afferrò il telefono e accettò la chiamata. Lei non fuggiva.

Quando portò il telefono all’orecchio, Pamela non disse nulla, ma bastò il grido di sottofondo per comprendere cosa fosse accaduto.

“Lin-da! Lin-da! Lin-da!”

Francesca non disse nulla. Non poteva dire nulla, o sarebbe morta asfissiata. Perché non era più sulla Terra, era su un altro pianeta… no: era in un universo parallelo fatto al contrario, dove le nerd sfigate sono acclamate e…

– Va bene così? – domandò la voce di Pamela, piccata, appena udibile in quel fracasso. – Adesso sei convinta.

Quelle parole sfiorarono appena la mente di Francesca, che dopo un respiro pieno di ossigeno aveva assodato che si trovava ancora dov’era prima, quando aveva afferrato il telefonino, troppo impegnato a comprendere come potesse essere accaduto qualcosa di così impossibile. Le altre tre erano morte improvvisamente? Avevano morso i cazzi degli altri tre giudici, evirandoli? Linda aveva corrotto gli spettatori…

No, ogni possibilità era una cazzata… ma Linda vincitrice, al punto tale da essere acclamata? Lei aveva fatto un pompino da sogno, qualcosa che nei porno si vedeva fatto solo dalle più brave, pagate attrici, e solo un paio avevano applaudito… – Come… come ha fatto?

La rossa all’altro capo della telefonata pensò fosse stata una domanda rivolta a lei. – Ho visto tutto, e devo dirti che è stata maestosa. – rispose, poi la sua voce si fece disgustata: – “Maestosa” riferito a Linda è qualcosa che mai mi sarei aspettata di dire…

– Sì, ma… – balbettò Francesca, confusa, poi si riprese. – Come ha fatto? Voglio dire: non ha mica fatto una magia o roba del genere! Se l’è… – abbassò la voce per non farsi sentire dalla madre, sebbene sapesse fosse una precauzione inutile, – se l’è messo in bocca, no?

– Ah, per quello sì. – rispose Pamela. – Aspetta un attimo, Francy.

La ragazza tacque, anche perché capì che l’amica aveva allontanato il telefono dalla bocca e la sentiva parlare con qualcuno, capendo sì e no una parola su quattro, disturbata dalle grida che ancora si alzavano eccitate dalla folla di ragazzi che continuavano a complimentarsi con quella stupida biondina incapace.

Poi la voce di Pamela tornò ad essere udibile. – Un attimo che mi allontano. Ok, sono nel bosco. Zio caro, quei due stanno ancora chiavando… come si fa a eccitarsi guardando quella stronzetta succhiare un cazzo… – mormorò, irritata. – Oh, Francy: visto che non saresti venuta, ho chiesto a Fausto, quello in quinta elettronica, di registrare con il suo telefonino per farti vedere quelli che dovevano essere due minuti di schifo di Linda. Adesso lo sta caricando nel suo cloud e gli ho detto di mandarti il link di condivisione via e-mail.

– Non voglio vedere nessun fottuto video di due minuti con Linda che ha un cazzo in bocca. – rispose risoluta Francesca, come se questo potesse bloccare l’invio della missiva elettronica e l’upload del video.

Dal telefono si riversarono grida di giubilo e applausi, e solo dopo qualche secondo Pamela parlò di nuovo, come se avesse avuto paura a pronunciare quelle parole, quasi ciò avesse causato l’ira di Francesca e avesse potuto picchiarla attraverso il microfono del cellulare. – Non sono due minuti di video… – Un paio di secondi di silenzio, poi: – Sono almeno dieci. Forse quindici.

Gli occhi scuri della ragazza si spalancarono. – Quindici? – domandò, come se quella parola non avesse senso per lei. – Linda ha… – alzò lo sguardo verso la porta della cucina chiusa, poi abbassò di nuovo la voce. – Linda ha succhiato quell’orrore di Michele per un quarto d’ora?

– Sì, e credo l’abbia sentito anche tu, dall’altra parte del comune, urlare quando è venuto. – disse la rossa, per poi correggersi: – Quando è venuto la seconda volta, perché la prima non ha sborrato.

– Cosa… – mormorò Francesca, confusa. Com’era possibile? Far venire un uomo senza che spruzzasse la sua bega? Era impossibile! Lei non ne era in grado, per lo meno… Ma Linda sì?

– Senti, ne parliamo domani. – disse Pamela. – Dovrebbe essere arrivato il link, secondo Fausto. Non so dirti se guardare il video, però. È… è deprimente. Mi ha fatto sentire una merda, quella stronza bionda. – confessò, la voce piena di desolazione. Il saluto che la rossa porse all’amica prima di chiudere la telefonata sembrò il preludio di un pianto disperato.

Francesca rimase in piedi, confusa. Com’era potuto accadere? Si lasciò cadere sulla sedia bagnata dei suoi umori, stordita peggio di quanto l’aveva lasciato il ditalino esplosivo di prima.

Sullo schermo del computer apparve la notifica che era giunta una nuova e-mail. “Link video gara”, recitava il titolo. Francesca lo vide e vi spostò sopra il puntatore del mouse in modo che non venisse riassorbito dalla foto paesaggistica dello sfondo del desktop.

Rimase un momento così, chiedendosi se aprire o meno la e-mail e visionare il filmato. Non voleva farlo. Non poteva sopportare quella carognetta bionda in situazioni normali, immaginarsi se avrebbe dovuto osservarla mentre prendeva quello stronzo di Michele in bocca e lo faceva venire. Venire due volte, tra l’altro.

Ma la storia non sarebbe cambiata se non l’avesse visto. Sarebbe stato uno spettacolo disgustoso, le avrebbe fatto male, ma scoprendo come la zoccoletta spompinava, forse lei avrebbe potuto sviluppare una strategia per contrastarla.

Lo squittio del mouse annunciò il lancio del programma di posta elettronica, poi sullo schermo apparve la e-mail, composta da un paio di frasi generate automaticamente dal cloud di Fausto quando aveva condiviso il video con lei e da un percorso informatico da cliccare. Questo la portò direttamente ad una schermata in cui compariva un messaggio che spiegava che il file non era ancora disponibile, ma che entro una decina di minuti sarebbe stato possibile ammirare l’impagabile spettacolo di Linda che si ingozzava di sborra.

Francesca fissò per qualche istante la schermata, con solo una barra di caricamento che si riempiva con una lentezza esasperante. Sarebbe stato inutile restare lì, aspettando che il telefonino del ragazzo inviasse tutti i dati nel server.

La ragazza si prese la testa tra le mani, chiedendosi cosa fare. I suoi sogni di non lavorare nell’azienda di famiglia trovandosi un uomo che l’avrebbe sposata per la sua capacità di fare pompini, una possibile carriera nel mondo del porno, far innamorare di sé il bel Daniele… tutto questo era a rischio perché quella che doveva essere l’ultima delle sfigate sapeva usare la bocca meglio di lei? Com’era possibile, si chiese di nuovo.

Escluse potesse aver avuto un qualche ruolo Michele. Quello stronzo non aveva mai potuto sopportare Linda, come d’altronde non sembrava poter vedere quasi nessuno, e di certo non l’avrebbe aiutata in nessun modo. In più, avendo lei stessa assistito, dalla platea o letteralmente in prima fila, alla sua amica Pamela e a Luisa, una mora carina di quarta ragioneria, succhiarglielo, non sembrava uno che avesse dei grandi orgasmi, ma qualcosa il cui culmine era una smorfia simile a quella di qualcuno che stesse scoreggiando, e un paio di schizzetti di sborra. La sua amica le aveva confidato che già come la guardava le aveva fatto passare la voglia di spompinarlo, e aveva continuato solo per riuscire a vincere la semifinale.

Ma Linda, a quanto pareva, era riuscita dove la sua amica, forse non al suo livello ma che con la bocca ci sapeva comunque fare, non era approdata a nulla. Quali segreti aveva mai quella verginella che…

Francesca si scosse, accorgendosi di essersi sbagliata: Linda non era affatto vergine! Come le ricordò la sua fica con quel fastidio continuo che le irradiava nell’inguine, Mauro le aveva confidato che la nerd in realtà quel venerdì, al suo pari, stava chiavando. E lei avrebbe voluto prenderla per il culo chiedendole chi fosse lo sfigato tanto disperato da volere entrare nel suo letto, quando lei era stata sfondata da Mauro in un lurido vicolo… Di certo, si disse con rammarico, Linda aveva avuto dentro di sé un amante comunque migliore di quello che aveva occupato la sua passera.

Come aveva detto che si chiamava, il bastardo ritardato, prima di impalarla con quell’avambraccio? Prese il telefonino e controllò nella app che usava per segnarsi gli appunti.

“Tommaso Varotto”, apparve sullo schermo.

Dove lo aveva già sentito nomin… Francesca sobbalzò, quando finalmente e a tradimento la sua memoria prese quell’informazione e gettò sulla scrivania della sua coscienza la cartelletta associata a quel nome.

– Cazzo! – esclamò la ragazza, sentendosi una stupida, – Tommaso!

Si chiese come avesse fatto a scordarlo: lei stessa ci aveva provato un paio di anni prima. Lo aveva scoperto ad una festa, quando vi si era presentata con un paio di amiche. Aveva visto questo ragazzo, non particolarmente bello di viso, con le spalle larghe, accompagnato da una ragazza bionda esile, un vero schianto: si era accorta che tutti i ragazzi mangiavano con gli occhi la figliola, ma anche diverse ragazze guardavano con intensità lui; mentre gli ometti si limitavano a darsi di gomito e sulle loro bocche si leggevano ripetutamente termini come “figa” e “me la farei”, quando la stesse andò in bagno, un paio di ragazze si erano avvicinate a Tommaso, parlandogli e proponendogli il proprio numero di telefono, ma lui rifiutava con educata fermezza. Le ragazze se ne andavano con lo sguardo di qualcuno che avesse appena scoperto di avere solo un altro paio di giorni di vita.

Incuriosita, Francesca aveva chiesto alle sue amiche cosa stesse vedendo. Non le sembrava affatto il tipo con cui perdere il proprio tempo, con quella faccia anonima, anche quando la ragazza bionda, quella fotomodella mancata, era tornata dal bagno e l’aveva baciato con passione, diventando i due l’invidia di buona parte delle persone presenti.

Gianna, sua cugina con un paio di anni in più di lei e che, assieme ad un paio di amiche, l’aveva aspettata alla festa, l’aveva fissata stupita. Le aveva chiesto se stesse scherzando, se davvero non sapesse chi fosse Tommaso.

Lei scosse il capo, confusa. Perché avrebbe dovuto saperlo?

In pochi minuti Gianna la illuminò su vita, morte e soprattutto miracoli del ragazzo, dipingendolo come uno dei migliori amanti nella zona. Qualcosa per la quale una ragazza avrebbe ucciso o quasi. Aveva passato una notte con lui, anni prima, quando erano all’ultimo anno delle superiori, le aveva confidato sua cugina, e ancora piangeva nel suo letto al ricordo di come l’aveva posseduta con vigore e, al contempo, con dolcezza, come le aveva riempito la mente e l’anima prima della sua micia e come le aveva fatto scoprire quanto piacere possa donare una lingua che massaggia il bottoncino.

– Dobbiamo farcelo. – aveva detto Francesca, incuriosita di scoprire come fosse una scopata soddisfacente. I ragazzotti che avevano avuto accesso al suo sesso non erano mai stati particolarmente bravi, e lei non faceva fatica ad immaginare che si potesse avere di meglio, magari da qualcuno con qualche anno di esperienza in più.

Gianna aveva alzato le spalle. – Impossibile: un tempo sì, aveva frotte di ragazze che si portava a letto, ma ora è diventato fottutamente fedele, e Sara è la sua unica donna. Non riusciresti mai a scopartelo.

Francesca guardò la ragazza bionda. Sì, era una splendida ragazza, indubbiamente, con indosso un bel vestito nero che valorizzava i fianchi ed il sedere bello sodo. Però di tette ne aveva un po’ poche: ecco trovato il suo punto debole.

Con un sorriso tornò a voltarsi verso Gianna. Mise le mani sotto i propri seni e li alzò alternativamente nella maglietta straziata dalle loro dimensioni generose. La cugina li guardò con una punta di feroce invidia. Probabilmente si era chiesta dove li avesse nascosti Francesca fino ad un paio di mesi prima, quando ne aveva meno di lei. – Le mie due bambine mi daranno una mano.

Francesca, nonostante quello che lei stessa credeva, non era stupida. Non si presentò a Tommaso durante la festa, immaginando che non avrebbe avuto nessuna possibilità di approcciarlo con successo. Invece, passò qualche giorno a studiare il suo profilo Facebook, scoprendo come Sara apparisse sempre nelle foto sorridente, soprattutto con gli occhi luminosi. La ragazza la invidiò. Controllò Twitter, scoprendo che non lo usava, e Instagram, giungendo alla conclusione che la lettura, l’escursionismo ed un fine umorismo fossero qualità di Tommaso ben maggiori dell’uso dell’economica fotocamera con cui riempiva il suo album. Gli chiese ed ottenne l’amicizia o lo seguì nei social network, lasciando un paio di cuoricini su qualche post che ritenne potesse farla entrare nelle sue grazie e commentando alcune foto in cui compariva da solo, senza la bionda.

Fu una delusione quando scoprì che l’unica risposta ai suoi commenti fu quella ad un post sui romanzi di Salgari, in cui sosteneva che il migliore della serie di Sandokan fosse paradossalmente quello in cui il pirata non compariva affatto. Lei aveva chiesto se le consigliava la lettura, e Tommaso aveva raccontato quanto avesse trovato emozionante questa e quella scena, di come, scherzando, i due protagonisti lo avessero talmente appassionato che avrebbe voluto due gemelli per battezzarli Tremal-Naik e Kammamuri, oltre ad un gatto tigrato da chiamare Darma.

Francesca passò allora all’attacco, cercando di incontrare Tommaso, il quale sembrò apprezzare la mora, quando se la trovò davanti con un volume di romanzi. Lei non amava leggere, ed era dovuta entrare in una libreria e chiedere un consiglio per il compleanno del suo ragazzo immaginario, che aveva gli stessi gusti di Tommaso. La commessa aveva annuito sorridendo, iniziando a estrarre libri da ogni scaffale. Alla fine, quasi disturbata da tutti quei testi, lei aveva scelto una raccolta di romanzi di un autore che non aveva mai sentito nominare: un certo Jack Vance. Una volta a casa, cercò su Wikipedia di cosa trattasse il volume che portava il titolo “Il ciclo di Lyonesse”: qualcosa di relativo a un antico regno o qualcosa del genere, con maghi, creature magiche e cavalieri. La ragazza fissò il corposo volume girandolo tra le mani: una via di mezzo tra “Il trono di spade” ed “Harry Potter”, ma scritto. Non l’avrebbe letto nemmeno se ne fosse andata della sua vita, decise, guardandolo come se avesse avuto tra le mani la carogna di un animale.

Tommaso, non mancando di lanciare un’occhiata ogni tanto alla deformazione della maglietta della ragazza, passò venti minuti a parlare di libri con lei, annoiandola oltre ogni decenza. Non conosceva un quinto degli autori che il ragazzo citava, e si chiedeva perché quella lingua non si muovesse invece sulla sua passera. Se era davvero così bravo a letto, perché non la rimorchiava, la gettava su un letto e la scopava? Era davvero così fedele a quel palo della scopa biondo? In ogni caso, inventandosi la scusa di avere un appuntamento impellente, si fece dare il suo numero di telefono, promettendogli che avrebbero di nuovo chattato riguardo i libri.

Ma non furono i libri quelli che, un paio di giorni dopo, comparvero nella chat di WhatsApp, quanto piuttosto la foto del riflesso di Francesca che sollevava sapientemente la maglietta, mostrando il ventre piatto e la sezione centrale delle grosse tette, senza reggiseno. Sul bordo inferiore dell’immagine, la ragazza aveva avuto la malizia di far comparire un lembo di mutandine oltre l’elastico degli short.

Lui, invece di farle i complimenti o proporle di fare sesso, le aveva fatto notare che doveva aver sbagliato il numero di telefono. Lui era quello noioso dei libri, aveva aggiunto, con la faccina che faceva l’occhiolino.

Se l’avesse insultata, Francesca si sarebbe infuriata molto meno. Avrebbe scommesso che lo stronzo si era sparato una zangolata sulla sua foto ma deciso di restare con Sara. La ragazza aveva lanciato un grido di rabbia, un vero e proprio ruggito. In breve tempo decise di abbandonare ogni contegno, e inondò ogni possibile via telematica verso Tommaso con sue foto, passando dal topless nella chat Instagram fino al nudo integrale su WhatsApp. Lui la pregava di smettere con quelle foto, che sarebbe stato inutile perché amava solo la sua ragazza. Il problema fu che più Francesca veniva rifiutata, più lei alzava il tiro, al punto da agganciare un paio di mollette al suo telefonino in modo che potesse rimanere sdraiato su un lato con la telecamera in un angolo, in alto, e sullo schermo la registrazione di lei, nuda, appoggiata ad un muro, mentre si masturbava, palpandosi una grossa tetta, ansimando il nome del ragazzo. Si mosse due dita nella passera bagnata con dell’acqua per farla sembrare più eccitata, gli occhi che luccicavano dopo aver sniffato del pepe. Riguardando il video, riconobbe di essere una gran figa, e di aver simulato quello che reputò un ottimo orgasmo, dopo averne guardati un paio in altrettanti porno trovati su Internet. Poco dopo il video compariva nella bacheca Facebook di Tommaso, accompagnato dalla scritta: “Perché non vuoi una figa come me?”

La ragazza sorrise quando un messaggio nella chat di Tommaso, un’ora dopo, le disse che la voleva tantissimo, che era la donna della sua vita, e che voleva leccargliela fino a consumargliela: non aveva idea di cosa fosse un orgasmo finchè non fosse stata posseduta da lui. Rise soddisfatta quando, in fondo al messaggio, la pregava di recarsi subito al parchetto degli olmi, che non vedeva l’ora di baciarla e scoprire quanto fossero morbide quelle tette.

Lei non si fece pregare e poco meno di venti minuti dopo scendeva dal suo motorino, parcheggiato nei pressi del campo giochi. Raggiunse il luogo pattuito, aspettando impaziente di essere la donna di Tommaso, desiderosa di scoprire come fosse godere veramente. Poi, sì, l’avrebbe condiviso una volta o due con Gianna, anche solo perché andasse a dire quanto era fortunata Francesca ad avere un…

Dei passi alle sue spalle la fecero voltare, esclamando eccitata: – Tomm…

Fu forse lo schiaffo più forte che avesse ricevuto in vita sua, tanto forte da farle compiere involontariamente qualche passo a sinistra per non cadere. Il colpo fu così forte da farle fischiare le orecchie, ma non abbastanza da non sentirsi apostrofare come una “lurida cagna in calore!”

Dietro alla mano aperta che le aveva quasi strappato un dente, confusa per le lacrime di dolore che le stavano velando gli occhi, compariva una bionda esile che, se il volto non fosse stato stravolto in quello di un demone assassino dalla gelosia e dalla furia, sarebbe stata un vero schianto.

La colpa, aveva poi compreso, era stata di Francesca: aveva cercato di scoprire tutto su Tommaso ma nulla sulla sua fidanzata, Sara, ignorando quindi che la modella mancata soffriva di una gelosia patologica che a stento riusciva a trattenere. Tommaso aveva tenuto nascosto alla fidanzata il comportamento di Francesca e le foto che gli aveva mandato, ma il video pubblico sulla bacheca del ragazzo era stato impossibile occultarlo. Quando Sara l’aveva scoperto, controllando continuamente che nessuna lurida cagna in calore ci provasse con il suo uomo, aveva acceso il computer di Tommaso, in quel momento al lavoro, e scritto lei il messaggio.

Ora era davanti a Francesca, pronta a strapparle quelle tette esagerate e, dopo aver fatto lo stesso con gli occhi, infilarle nella cavità oculari vuote, a giudicare da come le mostrava i denti perfetti e bianchi come la neve.  Quella fu forse l’unica volta che Francesca avesse voluto fuggire invece di combattere.

Ma, per sua fortuna, la bionda si limitò, molto volgarmente, con diversi epiteti poco piacevoli, a consigliare vivamente Francesca a non farsi più vedere nei pressi del suo uomo, o l’avrebbe uccisa. Lei, spaventata come mai, spergiurò che non l’avrebbe più fatto. Sara rispose che le avrebbe creduto, ma che da quel giorno avrebbe controllato Tommaso ogni istante, proteggendolo dalle puttane che volevano portarglielo via.

Un paio di giorni dopo, Francesca aveva voluto provare a tornare a scuriosare sulla pagina Facebook di Tommaso, ma aveva scoperto di non potervi accedere: comprese che Tommaso, o più probabilmente Sara, l’aveva bannata. In pochi minuti aveva scoperto di essere stata bloccata su qualsiasi social network, la e-mail e il telefono. Ci rimase un po’ male, ma poi pensò che era giovane, e che un vero uomo l’avrebbe comunque trovato. Quel coglione di Tommaso poteva tenersi quella specie di Terminator con i capelli biondi e poche tette, e andarsene all’inferno, dimenticandolo in poco tempo, sostituito da altri ragazzotti e, a scuola, da Linda.

Ma quel coglione di Tommaso era tornato dall’inferno, e invece di quella furia di Sara sembrava avere con sé quella merda di Linda. Perché quel ragazzo aveva sempre a che fare con le sue disgrazie, dannazione? In effetti, nulla di tutto questo sarebbe successo se, quando si era presentata con la versione deprimente di “Harry Potter”, lui avesse riconosciuto che lei era una bella fica, se la fosse scopata facendole scoprire cosa fosse un vero orgasmo e lasciato quel velociraptor biondo e messo con lei. Tutti sarebbero stati più felici. Forse non avrebbe mai nemmeno insultato quella merdina di Linda, troppo impegnata a raccontare alle sue amiche quanto fosse fortunata, a vantarsi di come godesse in continuazione.

Provò a tornare sul profilo di Facebook del ragazzo scrivendone nome e cognome nella casella di ricerca. Un paio di secondi dopo lo schermo del computer venne aggiornato, mostrando una lista di ragazzi che rispondevano alla sua richiesta. Aprì i vari profili, ma nessuno di questi era lui: lo ricordava piuttosto bene. No, niente: era ancora bloccata. Fissò lo schermo, grattandosi il mento, poi cliccò sulla barra dei preferiti del browser, accedendo ad un motore di ricerca, e inserì nome, cognome, e Caregan, così da ridurre con la località i risultati.

Con sua sorpresa, Francesca scoprì che, in effetti, gliene vennero restituiti solo quattro: dal secondo c’erano solo notizie di giornali locali, ma il primo conduceva ad una foto su Facebook. Vi cliccò sopra e scoprì di avere fortuna: Tommaso appariva sorridente in un selfie, con un uomo, accanto ad una moto con il motore in parte smontato e senza una ruota. Si stupì quando notò che il momento in cui la foto era stata pubblicata lei stava scoprendo cosa significasse infilarsi un palo del telefono nella fica: le sembrò strano che il tipo che doveva fottere Linda fosse contemporaneamente nell’appartamento dei genitori di Linda e in un garage a fare manutenzione ad una moto da cross. Si strinse nelle spalle. Evidentemente la nerda era talmente poco eccitante che pure il tipo che, secondo sua cugina l’aveva scopata per quattro ore, dopo venti minuti ne avesse già piene le scatole e preferisse sporcarsi di grasso di motore.

Ma il tipo accanto le fece scattare una lampadina: al pari di Tommaso lei lo aveva già visto e, fortunatamente, questa volta non aveva bisogno di mezza settimana per riconoscerlo. Era il fratello di un suo compagno, e lo aveva visto solo un paio di mesi prima, quando aveva portato il ragazzino a scuola durante uno sciopero dei mezzi pubblici. Sì: la barba era la stessa, i capelli pure. E il cognome, come appariva sopra la foto, insieme a quello di Tommaso, era lo stesso del suo compagno.

Francesca si portò una mano alla bocca, pensando, lasciando che quello che riteneva il suo scarso intelletto facesse le sue meraviglie. Un paio di secondi dopo le fornì una soluzione: lei stessa la considerò piuttosto semplice, ma sapeva che non sempre serviva l’equivalente di un piano militare. Sperò che Tommaso continuasse ad essere fedele come un tempo, e che pretendesse lo stesso dalla sua partner.

Cliccò su Paolo, il nome dell’uomo, portando la ragazza nella pagina principale del profilo, scrollò un paio di schermate con il mouse e trovò la lista amici. Qui, tra i primi, trovò il fratello Egidio. Un paio di click e lo trovò nella chat, dove le rispose dopo qualche secondo.

Promettendogli una palpata alle sue tette e al suo culo, e no, niente baci, soprattutto con la lingua, chiese al ragazzo di mandare a suo fratello il link che gli spedì. Lui accettò e dopo qualche istante la informò che tutto era a posto. Le chiese, al posto delle palpate, una sua foto in topless. Lei, annoiata, chiuse direttamente la scheda del browser con Facebook e si trovò di nuovo nella schermata dell’upload. La barra di caricamento era completamente piena, il video digerito dal server e disponibile.

Francesca fissò il rettangolo nero che occupava buona parte dello schermo, con un triangolo bianco al centro puntato verso destra. Deglutì, chiedendosi se vedere o meno la fantomatica esibizione di Linda. Un po’ di timore, dovette ammetterlo a se stessa, le vagava nell’anima, ed era certa che qualcosa di davvero spiacevole si nascondesse dietro quel triangolo bianco che sembrava invitarla a scoprire se avesse davvero il coraggio che si illudeva di possedere.

Il dubbio durò tre respiri, poi Francesca si ricordò che lei non scappava mai. Non lo avrebbe fatto davanti ad una merdina come Linda.

Allo squittio del mouse, il triangolo venne sostituito da un semicerchio che ruotò un paio di volte, poi scomparve insieme al nero del rettangolo, che mostrò la familiare location del luogo in cui lei aveva goduto del cazzo del meraviglioso Daniele. Quattro ragazze di spalle, che riconobbe comunque senza difficoltà, erano inginocchiate davanti ai giudici.

Francesca sorrise nel vedere tutte iniziare il loro lavoro di bocca, tranne Linda che si guardava attorno, confusa. Si chiese come quella scema potesse essere pericolosa per lei. Michele la redarguì con rabbia.

La ragazza scosse la testa, incrociando le braccia al petto, appoggiandosi allo schienale, pronta a godersi lo spettacolo. No, era impossibile quanto le aveva detto Pamela. Linda aveva fatto una figuraccia, e quel video lo avrebbe dimostrato.

Ma il video non fu della stessa opinione, e lentamente lo dimostrò. Francesca assistette al lavoro di Linda, ma non era lei che guardava, posta di schiena, quanto il volto orribile di Michele, perennemente arrabbiato. O almeno fino a quel momento, perché nel giro di cinque minuti, dopo che due delle ragazze avevano abbandonato con infamia la gara, l’espressione del giudice era mutata, passando dal disgusto allo sbalordimento, al piacere. All’orgasmo, ed un attimo dopo alla rabbia più completa, gettandosi su Adriano.

Francesca era stupita da quanto stava accadendo sullo schermo: non solo Linda aveva portato quell’orrido ragazzo ad un orgasmo, ma adesso stava mostrando la bocca al capo dei giudici, per poi tornare a tormentare il cazzo di Michele. E man mano che quest’ultimo sentiva aumentare l’eccitazione, lei sentiva freddo, come se le dita scheletriche della sconfitta avessero iniziato ad accarezzarla. Si portò le mani alla bocca, sconvolta. Quando infine Michele venne davvero, e attorno alla telecamera la gente saltava, esaltata, lei lanciò un grido straziante che forse non fu al livello di quello del ragazzo sullo schermo, ma di sicuro maggiore del volume delle battute di Alfonso e Jacinta.

Quando la madre uscì dalla cucina, spaventata dall’urlo, trovò la splendida figlia in lacrime, singhiozzante, disperata come mai l’aveva vista prima.

CONTINUA…

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