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Linda la nerd – Capitolo 3

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Nelle puntate precedenti:
La giovane Linda, coinvolta contro la sua volontà, si ritrova iscritta ad una gara di pompini. Riconoscendo di non essere in grado di poter fare altro che una pessima figura in quanto praticamente vergine, decide di provare a comprare un dildo ma, davanti al sexy shop, viene scovata da Tania, una ragazza che aveva frequentato la sua stessa scuola e si ricorda di lei. Chiacchierando al bar, la ragazza confida alla sua nuova amica il suo dilemma la quale, sorprendendola, le rivela di essere una maestra nei pompini e le propone di insegnarle l’arte del fellatio usando il suo amante, Tommaso, come “donatore del cazzo” su cui esercitarsi, sbigottendo Linda.
Tommaso è ancora più sconvolto alla decisione della sua amante di concederlo ad una ragazza che non ha mai visto, in parte perchè la tradirebbe, in parte perchè scopre di essere innamorato di Linda.

CAPITOLO 3  

      Linda, in realtà, non aveva idea di cosa stesse accadendo realmente. Grosso modo lo stava intuendo, ma provava la stessa sensazione che viveva quando, a sei anni, guardava i film ma vi riconosceva a stento una serie di causa ed effetto. Più che altro c’erano le stesse persone che si muovevano sullo schermo, ma comprendere che cosa le spingesse a fare quanto stavano facendo, e che risultati stessero inseguendo, andava oltre la propria comprensione. Lo stesso in quel momento: una ragazza l’aveva convita, con il proposito di insegnarle a praticare dell’ottimo sesso orale, ad andare a casa sua e del suo fidanzato, e a fare l’amore con quest’ultimo, ma la cosa le sembrava irreale. Chi proponeva ad una ragazza che a stento conosceva (o asseriva di conoscere) di fare sesso con il proprio uomo, e poi cercare di convincere quest’ultimo di accettare quanto già proposto alla suddetta ragazza? Qual era il suo scopo?

      Linda non lo sapeva. E le sembrava strano che Tania non ne avesse preventivamente parlato con Tommaso. Certo, la studentessa immaginò che nessuno la mattina indossasse la giacca davanti alla porta di casa e, mentre infilava una manica, gridasse al fidanzato: – Caro, torno alle sei dal lavoro. Prendo il pane, le uova, il latte e una zoccoletta da scoparci dopo cena.

      Ma suppose che nessuno raccattasse… no, com’era quel termine? Ad… ad… adescasse! Che nessuno adescasse una ragazza, così, per noia, la portasse a casa e la proponesse al proprio uomo, che già sembrava soddisfatto della donna che si svegliava accanto a lui la mattina.

      Perché Tommaso sembrava essere felice di Tania: Linda l’aveva visto nei suoi occhi scuri quando si era girato a guardarla, prima che scorgesse lei. L’aveva capito istintivamente dal tono di voce e dal sorriso che le aveva rivolto. La ragazza dovette ammettere con sé stessa che avrebbe davvero voluto anche lei, con tutta l’anima, qualcuno che fosse felice come il ragazzo di vederla. Sospirò.

      – Cosa c’è, Linda? Non ti piace il riso? Preferisci qualcos’altro?

      Lei sollevò lo sguardo dal piatto che non stava nemmeno vedendo. Accennò un sorriso a Tommaso, la forchetta sospesa a mezz’aria. – No, no: anzi, mi spiace perché non ho mai mangiato del riso così buono. – disse, mentendo. I suoi erano dei cuochi, ma a casa non si davano troppo da fare, probabilmente usando tutto il loro impegno al ristorante.

      O, per lo meno, non stava mentendo sulla cena. Nonostante ci fosse rimasta molto male quando Tommaso aveva categoricamente, almeno all’inizio, dichiarato che non voleva fare sesso con lei, doveva dire con sincerità che come cuoco non era affatto male. Anzi, quel riso con le verdure era davvero ottimo. L’idea di quanto avrebbe potuto accaderle nelle prossime ore, onestamente, un po’ l’atterriva, ma quel riso era dannatamente buono. 

      Dicevano che un uomo dovrebbe sposare una donna brava in cucina. Linda si chiese se la cosa valeva anche a generi invertiti. Tommaso non era brutto, onestamente, ma se avesse avuto anche solo come unico punto di forza la preparazione di cibo, beh, non sarebbe stato poi da buttare via, dopotutto.

      – Tommaso è un fantastico cuoco. – dichiarò Tania, annuendo con la testa, come se stesse annunciando qualcosa che chiunque avrebbe dovuto sapere. – La sua seconda migliore dote.

      – Non è vero. – disse Tommaso, sollevando le spalle. – Lo dice solo perché vuole lisciarmi il pelo e non dover cucinare lei.

      Linda sorrise. Non sapeva come inquadrare il ragazzo, sebbene fosse ormai mezz’ora che lo conosceva. Era alto, moro di capelli e con gli occhi marroni che tendevano leggermente verso un verde scuro a seconda della luce che si posava sulle sue iridi, le spalle larghe. Di viso non era esattamente un adone, discostandosi molto da quello delle pop star e degli attori con i lineamenti marcati. Però era molto gentile, e questa le sembrava una qualità impossibile in un uomo, almeno considerando chi conosceva nella sua scuola.

      All’inizio aveva avuto nei suoi confronti un atteggiamento ostile, come se fosse stato spaventato da lei più che provare odio. La cosa l’aveva confusa: quando mai qualcuno aveva avuto paura di lei? Era una stupida nerd. Una che, al massimo, poteva infondere pietà in chi la vedeva. Ma, dopo che Tania l’aveva baciata, lui aveva cambiato il comportamento e aveva iniziato a essere educato.

      Prese un’altra forchettata di riso e verdura e se la mise in bocca, assaporandola. Diavolo, era davvero buono. Forse, più che farsi spiegare da Tania come fare pompini, doveva pregare Tommaso di farsi dare la ricetta di quella meraviglia culinaria…

      Però, doveva ammettere dentro di sé che l’unica cosa che non la spingeva a fuggire o a chiudersi in bagno e chiamare i carabinieri o i suoi genitori, spiegando loro che non era affatto da una sua amica ma da una coppia di ragazzi che volevano aprirle le gambe e fotterla, era proprio il fatto che stava per fare del sesso. Diavolo, il sesso era il suo pensiero fisso. L’idea di soddisfare la sua voglia era incredibile, e solo il perdersi nello studio le permetteva di non impazzire. La sera spesso si masturbava, immaginando di essere posseduta da qualche compagno un po’ carino, o da qualche star, ma la cosa la lasciava molto insoddisfatta e triste. Passava ore con la testa nel cuscino e le mutandine abbassate fino a metà delle cosce, cercando di scoprire nel buio della sua camera se il futuro le avrebbe riservato un po’ di gioia. 

      E quella sera si era trovata lì, in casa di due sconosciuti, pronti a iniziarla davvero al sesso. Si domandò per l’ennesima volta se avesse fatto bene o se fosse così che cominciavano quelle storie che si concludevano con un articolo nella cronaca nera.

      La voce di Tania la riportò alla realtà. – Linda, – disse come a incitarla, – perché non ci racconti delle tue precedenti esperienze sessuali?

      Lei sbattè le palpebre, confusa. Vide Tommaso, davanti a lei, chiudere gli occhi e appoggiare la testa alla mano con il gomito sul tavolo.

      – Oh, Dio, Tania… – sospirò il ragazzo. – Non stiamo facendo il colloquio per un porno. A questo punto perché non inizi tu?

      Lei gli sorrise maliziosa. – Perché hai fatto una cena ad una sola portata e per raccontare tutto mi servirebbe un pranzo di nozze da quindici portate. – disse, facendo un occhiolino verso Linda.

      La ragazza non seppe come interpretare il comportamento di Tania, ma si limitò ad un sorriso appena accennato. Comunque, decise di essere sincera e svuotare il sacco, un sacco ben piccolo per il quale sarebbero bastati un paio di biscotti.

      – Io… in realtà non è che abbia molto da dire. Un paio di anni fa ero ad una festa di mia cugina Manuela e c’era un ragazzo. Non che fosse particolarmente bello, o mi attraesse, ma Manu mi convinse a provarci con lui. “Ce l’ha grosso, Linda, non ne hai idea”, mi diceva. E io, incuriosita, sono andata a parlargli e… – la ragazza smise di parlare per un attimo, come se si vergognasse, ma prima che Tommaso riuscisse a rassicurarla che non aveva importanza, lei proseguì. In realtà, averlo tenuto dentro per tutto quel tempo senza mai confidarsi con nessuno l’aveva fatta stare male. – Beh, lui non era esattamente un gentiluomo, diciamo, – e inconsciamente lanciò un’occhiata al padrone di casa, – e non la fece molto lunga. Mi accompagnò in giardino, mi fece abbassare le mutande e… e niente, dopo che mi ha fatta sdraiare si è messo a spingere come un folle e sembrava volesse uscirmi da dietro. Per lo meno è durato forse trenta secondi e poi se n’è andato.

      Tania si alzò dalla sua sedia e le si pose accanto, con lo sguardo di una madre che volesse consolare la figlia delusa dalla vita. Si accovacciò e la strinse. – Non preoccuparti, gioia – le disse, – la prima volta è sempre uno schifo. – Le accarezzò i capelli. – Ma la seconda volta sarei fortunata.

      Linda arrossì, ma non velocemente quanto Tommaso.

***

      Linda era imbarazzata, in piedi davanti al letto, ma Tommaso non lo era da meno. Aveva ormai parecchia esperienza a riguardo, e la ragazza bionda non era certo la seconda partner della sua vita. Riconosceva che Tania, prima di fidanzarsi con lui, fosse passata in più letti di quanti ne vedessero molte donne con il triplo della sua età, ma nemmeno lui aveva visto un numero esiguo di donne nude partecipando al loro piacere sessuale.

      Però mai nessuna gli era stata portata da un’altra, e tanto meno era rimasta accanto a lui nel momento in cui doveva amarla. Era una sensazione strana, soprattutto perché, in effetti, il sesso a tre, oltre all’anale, era uno dei suoi sogni segreti, quello che non si ammetterebbe mai con la propria donna nemmeno se fosse lei stessa a chiederti di essere onesto.

      Forse, se Tania avesse portato una ragazza che non gli fosse piaciuta, lui non avrebbe dimostrato tutta quella resistenza alla proposta di sesso a tre. Anzi, onestamente il termine corretto sarebbe stato “simulato” tutta quella resistenza. Perché, onestamente, Linda gli piaceva, e gli piaceva davvero tanto. Forse non era amore, perché era sicuro di non provare quello che sentiva nei confronti di Tania, ma… ma cazzo, avrebbe voluto dare piacere a quella biondina, farle scordare il coglione che l’aveva sverginata come fosse stato un animale che ne montava un’altra, farle lanciare grida di piacere mentre stringeva tra le mani le lenzuola o il cuscino fino a farle perdere la voce… Cazzo, gli dispiaceva non saper comporre una poesia perché quel sorriso insicuro e timido doveva essere venerato in endecasillabi e rime baciate, il tutto declamato mentre due dita si insinuavano nella sua fica bagnata e la facevano scuotere di piacere fisico e mentale.

      Solo a quel pensiero sentiva di nuovo i pantaloni stringere sul cavallo…

      Tania, seduta sul bordo del letto, una gamba accavallata sull’altra che dondolava avanti e indietro, uno sguardo soddisfatto sul viso, richiamò tutti all’attenzione. – Bene, potremmo cominciare. – diede di gomito a Tommaso, indicando la biondina. – Linda, ti senti pronta?

      La ragazzina aveva di nuovo assunto quella posizione di insicurezza in cui afferrava il braccio sinistro con la mano destra, lo sguardo basso. Tommaso si sentì il cuore stringersi nel dispiacere di vederla così… così vulnerabile. 

      “Dannazione”, si disse, alzandosi: lui lì dentro era l’uomo e doveva proteggere le donne che aveva accanto. Anche da loro stesse.

      Si avvicinò a Linda e, senza dirle nulla, le pose un dito sotto il mento, sollevandole la testa. Gli occhi azzurri della ragazza scintillarono, fissandolo, spaventati come quelli di un cerbiatto.

      – Non preoccuparti, – le disse piano, – non vogliamo farti del male. Se hai qualche problema, o paura, o altro, basta che lo dica, e io ti lascerò subito. Va bene?

      Lei rimase un istante senza muovere un muscolo, poi disse sottovoce: – Va bene.

      Non c’era bisogno di uno studio per capire che non lo era affatto, ma che era intimorita e non credeva di poter fare nulla. Sì, si disse Tommaso, è un cerbiatto spaventato che non sa dove fuggire.

      – È un problema se ti bacio? – le domandò mentre le poneva una mano sulla schiena, più per rassicurarla con il calore del suo corpo che per motivi sessuali.

      Lei continuava a guardarlo negli occhi. Ansiosa ma… il ragazzo non riusciva a capire cosa la spingesse a continuare. Non certo il desiderio di imparare a succhiarlo. – È la mia prima volta. – confessò in un sussurro. – La prima volta che bacio qualcuno. – si corresse.

      – Non preoccuparti. – rispose Tommaso con lo stesso tono di voce. Con la mano libera le spostò una ciocca di capelli biondi che le cadeva sul bel viso e le piegò leggermente la testa all’indietro. La sentì irrigidirsi, probabilmente aspettandosi uno di quei baci esagerati, quelli con la lingua che sembra scendere fino nello stomaco. E invece lui appoggiò le labbra su un lato di quella inferiore di Linda, mentre la mano che aveva discostato la ciocca accarezzava l’altro angolo.

      Non fu uno di quei baci hollywoodiani, con la telecamera che si allontanava dalla coppia che continuava a ispezionarsi vicendevolmente le cavità orali con la lingua, e qualcosa di nemmeno casto ma più dolce, semplice e al tempo stesso molto piacevole, come dimostrava lo sguardo stupito della ragazza.

      – Visto? Riproviamo?

      La sorpresa di Linda divenne un sorriso. – Sì, per favore.

      – Magari un po’ più… – Tommaso non usò un aggettivo per descrivere come sarebbe evoluto il successivo contatto, ma lei sembrò comprendere.

      Le loro labbra tornarono a toccarsi, e questa volta lui ci mise un po’ più di passione. Non molta, perché voleva creare un rapporto di fiducia con lei. Tania, poteva vederla, voleva accelerare i tempi, ma lui sapeva come comportarsi, e, lo ammise con una punta di cattiveria, voleva che quella sera Linda fosse tanto soddisfatta che, se qualcuno le avesse chiesto quando aveva perso la verginità, lei avrebbe risposto “in camera di Tommaso con un orgasmo incredibile” e non “montata da un coglione sotto un cespuglio in giardino”.

      Ogni volta che si baciavano il loro contatto aumentava di durata e di passione. Lei sembrava acquisire sempre più fiducia in lui, e lui tratteneva a stento il bisogno di possederla. Chissà se sentiva il suo desiderio, appoggiata com’era al suo inguine.

      Si sedette sul bordo del letto e le propose di accomodarsi sulle sue gambe. Lei lo fece volentieri. Quant’era bella e giovane, pensò Tommaso, sembrava avesse dieci anni in meno di Tania…

      Lanciò un’occhiata alla sua fidanzata, aspettandosela infuriata, ingelosita per come si stava comportando con Linda. E invece lei sembrava più eccitata di lui, mordendosi un labbro e contemplandoli mentre si baciavano di nuovo. Un piede si muoveva con il furore con cui, a volte, la ragazza si torturava il clitoride con le dita per avere un orgasmo violento.

      Ci volle un momento, ma infine Tommaso superò la barriera delle labbra di Linda e le loro due lingue ebbero un breve, timido incontro. La ragazza si ritrasse per un istante, come spaventata. Probabilmente aveva immaginato quel momento per anni, sognandolo in ogni modo possibile, creando scene e ipotizzando problemi e soluzioni; quando poi si era giunti al fatto, però, tutto le sembrò così nuovo e strano da spaventarla.

      – Io… mi… – provò a dire, ma un dito di Tommaso si appoggiò sulle sue labbra, zittendola dolcemente.

      Lui sorrise, scuotendo la testa bonariamente, poi appoggiò una mano alla testa bionda, la avvicinò a sé e, invece di tornare alle labbra, cominciò a baciarle il lato del collo. Il profondo respiro che Linda mandò giù gli fece capire che la novità non dispiacque per nulla. La mano di prima le accarezzava la nuca e dietro la testa e l’orecchio, mentre la bocca assaporava il collo della ragazza.

      Lei lo imprigionò in un abbraccio, sussurrando in un gemito, come se fosse in un’altra dimensione: – Tommy… scopami…

      – Sì, scopala! – concordò Tania, probabilmente troppo affascinata da quanto stava vedendo per rendersi conto coscientemente di cosa avesse appena detto.

      Tommaso si staccò dal collo di Linda e lanciò un’occhiataccia alla mora, alzando una mano verso di lei. – Non si accettano richieste dal pubblico. – le disse. L’espressione di eccitazione di Tania sfumò in una di incredulità, mentre percepiva Linda sorridere.

      Tornò a concentrarsi sulla biondina. – Ehi, bimba, che ne dici se iniziamo a liberarti di tutti questi vestiti? Sono sicuro che qui sotto si nasconde una splendida ragazza, e voglio proprio amarla come si merita.

      Lei fu sul punto di schernirsi, ma lo sguardo, e soprattutto il sorriso di lui la fecero tacere e limitarsi ad annuire.

      Tommaso cominciò a sbottonarle la maglia, baciandola dove la sua pelle si mostrava alla luce elettrica della camera. Se la ragazza si fosse aspettata una cosa veloce, sarebbe rimasta sorpresa di quanto il ragazzo sapesse farle soffrire dolcemente nel loro bisogno di essere possedute, facendo accrescere la loro soddisfazione quando finalmente si giungeva al punto. Anche Linda doveva essere un’altra cresciuta a porno trovati su Internet, in cui le donne venivano denudate in un attimo e possedute l’inquadratura successiva, si disse, assaporando la sua pelle giovane. Lui però aveva deciso già da tempo che amare una ragazza comprendeva anche rispetto verso quel momento preliminare.

      La ragazza poteva non comprendere le motivazioni di Tommaso, ma dopo qualche minuto in cui aveva ancora indosso il reggiseno, sembrava aveva smesso di stare in ansia temendo di aver sbagliato qualcosa e si godeva le carezze e i baci dell’amante. Sorrideva serafica, sospirando quando le labbra di lui gustavano un nuovo tratto della sua pelle.

      – È bravo, vero? – domandò Tania, ormai eccitata, nel suo angolo di letto.

      Tommaso sentì Linda mugugnare qualcosa, che probabilmente non avrebbe saputo spiegare nemmeno lei, tanto era dispersa in un mare di piacere, più psicologico che fisico. Continuava a stringerlo a sé, baciandolo sulla bocca quando non era intento lui a farlo sul suo corpo.

      Le sfilò il reggiseno, bianco, semplice, quello che si avrebbe potuto comprare nella più scarsa bancarella di un mercato rionale. Un modello che non si sarebbe potuto di certo definire da mangiatrice di uomini: se era vera la teoria secondo la quale “se porti a letto una donna che indossa l’intimo con il pizzo, allora è lei che porta a letto te”, Linda non aveva affatto messo in programma, quel giorno, di sedurre nessuno. 

      Ed era un peccato, perché il seno che si svelò una volta tolto l’indumento era stupendo, forse non una terza delle dimensioni di quello di Tania, ma comunque molto apprezzabile, pieno e che rimaneva ben sollevato. I capezzoli erano piccoli ma in erezione, a ribadire la palese eccitazione della ragazza, posti su aureole delle dimensioni di una moneta da due euro.

      La ragazza, improvvisamente, come se avesse temuto che la comparsa di due tette troppo piccole avrebbe smorzato l’impeto del ragazzo, sussultò, una nube di incertezza che oscurava la felicità che aveva illuminato il suo volto fino a quel momento. Si mosse a disagio. Tommaso immaginò che ben poche persone avessero visto il suo seno, e che venisse presa in giro od insultata per esso dai pezzi di merda che frequentavano la sua scuola.

      – Oh, ma andiamo sempre meglio, ragazza mia. – disse Tommaso, intento a non permettere che stupide convinzioni potessero frenare l’eccitazione di Linda, contemplando il seno. Appoggiò le mani sotto le tette e le sollevò lentamente, di qualche centimetro, come se avesse voluto soppesarle. – Ma perché tenevi nascoste queste meraviglie?

      – Come sono belle sode… – mormorò Tania, poco più in là. – Potessi averle così anch’io…

      Tommaso si chiese se la ragazza stesse parlando seriamente o volesse rincuorare la loro nuova amichetta: le sue poppe non erano affatto peggio, ma probabilmente anche per le donne valeva lo stesso principio di non essere mai felici dei propri organi sessuali come gli uomini, ma con il seno invece del cazzo. In ogni caso, con lo sguardo di qualcuno che stesse vedendo un’apparizione, allungò anche lei una mano e cominciò a toccare una tetta della bionda.

      – Che pelle morbida… – mormorò.

      Linda e Tommaso lanciarono un’occhiata alla ragazza. La prima sembrava soddisfatta del complimento, forse ancora più dell’apprezzamento dato dal ragazzo, mentre quest’ultimo ebbe per un istante la visione di Linda legata al letto, nuda, che urlava di terrore, e Tania che sfregava il suo sesso su quello della ragazza con violenza e libido. Non seppe dire se fosse stata un’immagine eccitante o preoccupante…

      – Dai, sdraiala e iniziamo a massaggiarla! – propose con impeto Tania mentre i suoi occhi sembravano rimettere a fuoco la realtà.

      – Ma… – disse Linda mentre Tommaso la prendeva in braccio e la faceva accomodare sul copriletto. Sembrò dispiacerle che quel momento di intimità fosse terminato. Guardò Tommaso, chiedendogli con lo sguardo cosa sarebbe accaduto.

      Lui le sorrise, poi vide Tania allungarsi verso uno dei comodini, aprire il “cassetto del piacere”, come lo chiamava la ragazza, e prendere una di quelle bottiglie rosse tipiche nei film americani, quando i protagonisti chiedevano il ketchup sull’hot dog comprato dall’ambulante. Tommaso ne aveva comprati un paio, uno di quel colore ed uno giallo, il primo dove mettere il gel da massaggi che preparava lui stesso quasi ogni settimana con un paio di gocce dell’essenza profumata che preferiva Tania, e nell’altro del lubrificante vaginale, ma che con la sua ragazza si era rivelato, fortunatamente, una spesa inutile.

      Lei lo passò a lui, che guardò Linda. – In realtà siamo una coppia di cannibali e adesso ti mangiamo. – disse lui, facendole l’occhiolino. Si spruzzò il gel sul palmo della mano sinistra, appoggiò la bottiglietta sul letto con il tappo chiuso, andò a cavalcioni del tronco della studentessa e si fregò le mani, distribuendosi il fluido trasparente e profumato e scaldandolo un po’. – Questo è per renderti più saporita.

      Linda trattenne il fiato quando lui applicò il gel sul suo collo, cominciando a massaggiare. Dopo pochi istanti, però, chiuse gli occhi e si rilassò. – Mangiami tutta. – disse lei, la voce che grondava di soddisfazione.

      E la soddisfazione di Tommaso non fu da meno, mentre le accarezzava la pelle del torace e poi, sentendosi contemporaneamente in colpa ed eccitato, passava al suo seno. Era davvero sodo, e gli faceva girare la testa toccarlo. Lanciò un’occhiata a Tania, chiedendosi cosa avesse detto nel vederlo. 

      Ma Tania, nel frattempo, si era spogliata completamente e si era spalmata a sua volta sulle mani il gel. Salì sul letto gattonando sulle ginocchia e disse: – Adesso le sue tette sono mie!

      Tommaso ebbe l’impressione che la ragazza non avesse apprezzato molto il suo operato, forse vedendolo troppo eccitato dalle bocce di un’altra ragazza, ma fu l’impressione sbagliata. Tania lo fece scostare, si mise lei al suo posto, afferrando con piacere il seno di Linda, e, senza guardare Tommaso gli disse: – Tu hai cose più importanti da fare a questa troietta.

      Linda non si offese per quella parola, ma anzi sorrise. – Che cosa potrei volere di meglio di questo? – domandò, quasi stordita dal piacere. 

      Il ragazzo sorrise, comprendendo cosa intendesse la mora. Voleva farlo già da un momento e, se aveva anche la sua benedizione, lo avrebbe fatto con maggiore impegno. Scese dal letto, ponendosi tra le gambe di Linda, che aveva lasciato rimanessero fuori, in modo che il suo inguine fosse vicino al bordo.

      Quando le sbottonò i pantaloni, la ragazza sembrò rianimarsi, sobbalzando. – Mi scopi? – domandò con la stessa intonazione di voce che, a sei anni, sotto l’albero di Natale, avrebbe chiesto ai suoi genitori: – Posso aprire i regali?

      – Eh, ragazza mia, quanto sei stata cresciuta male per quanto riguarda il sesso… – commentò Tania, continuando a massaggiarla. Il suo culo e la sua fica erano appoggiati sulla pancia piatta della diciottenne, e solo in quel momento Tommaso si accorse che muoveva davvero l’inguine. Che fosse eccitata al punto tale da scoparsi il ventre della bionda? Il ragazzo rimase allibito: altroché farsi problemi perché le aveva palpato le tette…

      Le sfilò i pantaloni, svelando le mutandine. Erano bianche anche loro, sebbene il modello non fosse da nonna al livello del reggiseno. Il tessuto era bagnato, intriso di liquido che aveva cominciato a scivolare anche lungo le cosce di Linda. Tommaso vi avvicinò il viso, riempiendosi la mente del profumo del sesso della ragazza: non avrebbe saputo descriverla, ma fu sicuro che l’avrebbe ricordato e riconosciuto per tutta la sua vita. Era appena diverso da quella di Tania, che era leggermente più dolce. Lo adorò.

      Appoggiò le mani sulle cosce di Linda, aprendole bene le gambe, poi appoggiò le labbra sulla macchia di ambrosia e la baciò. La ragazza sussultò, ma Tania le sussurrò con dolcezza di non spaventarsi, perché il meglio doveva ancora arrivare.

      – Eh… sì… – rispose la bionda, nonostante fosse improvvisamente diventata nervosa.

      – No, sul serio, Linda. – la rassicurò di nuovo.

      Tommaso afferrò l’elastico delle mutandine e le abbassò, sfilandole completamente, insieme alle calze. – Non preoccuparti, Linda. – le disse. – Non ti farò del male. Ma se la cosa ti causa fastidio o imbarazzo, o comunque dolore, dimmelo che smetto.

      Lei annuì, ma solo dopo un istante si accorse che lui non poteva vederla e, con un filo di voce, disse. – Va bene…

      Il ragazzo cominciò a baciare ed accarezzare le cosce di Linda, assaggiando il sapore del liquido di desiderio scivolato dalla figa, ora libera. Tommaso la contemplò: una splendida passera che sembrava disegnata per un atlante anatomico tanto era simmetrica e le piccole labbra fuoriuscivano di qualche centimetro da quelle grandi. Si aprivano arricciandosi all’altezza dell’imboccatura dell’utero, facendolo intravedere; una leggera peluria bionda copriva l’inguine, corti peli che dovevano essere stati depilati un paio di settimane prima al massimo: Tommaso non apprezzava particolarmente il pelo, ma almeno non era troppo lungo come lo lasciavano crescere certe ragazze. Prendendo in considerazione il fatto che Linda non faceva sesso, se così si poteva definire quel pessimo evento accaduto a quella festa, da anni, e che non prevedeva di farne molto presto, manteneva il suo inguine piuttosto bene. Forse, lo faceva per non abbandonare completamente la sua sessualità.

      Al pari di Tania, anche Linda non sembrava aver bisogno di un lubrificante, considerando che dalla figa ruscellava ambrosia come un torrente di montagna. Tommaso appoggiò due dita sulle piccole labbra per discostarle, poi penetrò la ragazza con l’indice ed il medio della mano sinistra. I muscoli delle gambe si irrigidirono, e oltre Tania giunse il suono di fiato che veniva trattenuto.

      – Non preoccuparti. – disse la mora, poi smise di massaggiare e si piegò in avanti. Il ragazzo sentì le due cominciare a baciarsi.

      Tommaso iniziò a muovere le dita dentro Linda mentre applicava le labbra della sua bocca a quelle della figa, baciandola e leccandola. Erano bollenti, bagnate, invitanti: il ragazzo cominciò a succhiarle. I versi di piacere della bionda lasciarono comprendere al ragazzo che non solo stava apprezzando, ma che avrebbe gradito se avesse continuato con il suo operato.

      Le gambe di Linda si muovevano, vibrando in risposta ai colpi di lingua di Tommaso prima sulla sua fica; poi, quando il ragazzo si concentrò sul clitoride ormai eretto, i movimenti divennero talmente convulsi che dovette fermarli con le braccia. Adorava il sesso orale, sia dato che ricevuto, ma con Linda, forse perché sotto quell’aspetto era ancora vergine, forse perché stava leccando una fica che non aveva mai assaggiato prima, scoprì che trovava la cosa ancora più gratificante di quando lo faceva a Tania. 

      Lui conosceva alla perfezione le risposte di Tania agli attacchi della sua lingua e delle sue dita al suo sesso, e lei ormai sapeva cosa aspettarsi, e lui doveva continuamente trovare nuove strategie per darle piacere e non noia. Con la bionda, invece, tutto era nuovo: anche le mosse base avevano un effetto devastante su di lei, come stava dimostrando in quel momento.

      Sentì sulle dita che stavano esplorando l’interno del corpo della ragazza il movimento dei muscoli che aumentavano di ritmo e potenza, poi l’inguine diventare ancora più caldo e muoversi anche lui, sebbene bloccato dal peso di Tania che continuava a sovrastare la studentessa. Tommaso abbandonò il lavoro di lingua e diede il colpo di grazia a Linda succhiandone il clitoride.

      Tania si staccò dalla bocca della bionda quando questa cominciò a gridare e a scuotersi.

      – Vieni davvero bene, puttanella. – commentò la mora. La pancia di Linda sotto il suo inguine aveva cominciato a bagnarsi del desiderio di Tania.

CONTINUA…

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