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Linda la nerd – Capitolo 6

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Nelle puntate precedenti:
Un venerdì sera di tarda primavera, Tania sorprende il suo amante Tommaso portando a cena Linda, una ragazza diciottenne, spiegando che vuole condividere con lei le sue capacità nell’arte del sesso orale. La studentessa confessa di essere praticamente vergine e di essersi trovata, suo malgrado, iscritta ad una gara di pompini, temendo che una sicura pessima figura potrebbe farla sprofondare ulteriormente nel vortice di bullismo di cui è vittima,
lasciando basito Tommaso, il quale, inizialmente, è contrario ad un rapporto a tre, ma non può nascondere a sé stesso di essersi innamorato della nuova venuta. Quando poi, quella sera, i due le fanno scoprire la bellezza del sesso, anche Linda scopre di amare lui.
La domenica mattina, durante l’assenza di Tania per motivi di lavoro, i due si dichiarano e decidono che, una volta terminato l’anno scolastico, si fidanzeranno, ma fino ad allora non confesseranno nulla a Tania, lasciandole credere che la studentessa abbia ancora intenzione di partecipare alla gara. 

Capitolo 6

Tommaso trattenne involontariamente il fiato per qualche secondo e poi lo lasciò uscire sonoramente dalle narici; aveva gli occhi chiusi e mormorava di tanto in tanto un complimento alla studentessa. Appoggiato al muro del corridoio, aveva una mano tra i capelli di Linda, inginocchiata davanti a lui.

La ragazza, con indosso la giacca e lo zaino della scuola posato sul pavimento accanto a sé, aveva in bocca il cazzo del ragazzo, desiderosa di dimostrare a Tania quanto avesse imparato dopo quei due giorni di sesso e lezioni di pompini. Un attimo prima di uscire dalla porta, accompagnata dalla mora, che l’avrebbe portata dai suoi genitori con la propria automobile, Linda si era fermata all’improvviso, come se avesse di colpo ricordato qualche oggetto che stava per lasciare lì, e aveva detto che, forse, avrebbe fatto meglio a dimostrare di aver fatto fruttare il tempo che le avevano dedicato.

Tania le aveva chiesto cosa intendesse, e la bionda aveva risposto che un pompino a Tommaso, fuori dal letto, sarebbe stata una buona prova. In fondo, se si stava esercitando per una gara di sesso orale, praticarlo dopo che il suo amante le aveva dato un paio di orgasmi, sdraiati a letto, non aveva molto senso, considerando che durante la competizione doveva stare in ginocchio davanti ad uno che nemmeno le piaceva. Tania avrebbe avuto modo di correggerla e il giorno successivo lei, a scuola, avrebbe ripensato ai propri errori.

A Tommaso sembrò una scusa davvero pietosa per averlo di nuovo tutto suo, ma Tania si limitò ad alzare le spalle.

– Diciamo piuttosto che non puoi più fare a meno nemmeno tu di un cazzo, – rispose la mora, divertita, – eh, Linda?

La studentessa aveva sorriso, alzando i palmi, come a dire: è la mia nuova natura.

Tommaso aveva scosso la testa, sostenendo con un sospiro: – Abbiamo rovinato questa brava ragazza… – Comunque, quando Linda si era tolta la cartella dalle spalle e si era inginocchiata davanti a lui, non aveva protestato: l’aveva lasciata abbassargli i pantaloni e le mutande, e prendere in mano il suo cazzo.

Linda aveva dimostrato di aver imparato parecchio in quelle cinquanta ore, e di saperlo applicare piuttosto bene. Con una mano aveva preso il pene del ragazzo parzialmente in erezione, l’aveva sollevato e si era data da fare con le labbra sulle palle, mentre la mano libera accarezzava l’interno delle cosce di lui, causandogli un brivido di piacere.

Tania si era seduta sui calcagni accanto a lei, osservandone l’operato, forse più eccitata che interessata dal correggere eventuali errori dell’esecuzione della ragazza. Sembrava che dovesse trattenersi dal baciare sulle labbra Linda o succhiare la punta del cazzo di Tommaso mentre la bionda era occupata con i suoi coglioni.

Tommaso, di errori, non ne trovò per tutto il pompino. La ragazza non aveva ancora lo stile di Tania, la quale poteva contare comunque su anni e anni di pratica, ma francamente Linda era salita parecchio di bravura: se la mattina prima aveva meritato un cinque su dieci, ora era almeno un otto, ed era diventata la seconda migliore succhiatrice che avesse mai conosciuto in vita sua. Meno male che non aveva più intenzione di partecipare alla gara, si disse il ragazzo, e non tanto perché avrebbe fatto un pompino ad uno che odiava, ma perché avrebbe fatto fare una gran figura meschina a tutte le altre partecipanti…

Linda aveva abbandonato da parecchi minuti i testicoli e stava lavorando di bocca e di lingua l’asta e la cappella, accarezzandone la base con le dita, emettendo un suono con la gola come se stesse gustando il miglior cioccolato al mondo. Avanzava e poi allontanava la testa, muovendola a sinistra e a destra.

Tommaso imprecò dal piacere, trattenendo un’eiaculazione con uno sforzo immane. L’orgasmo che lo invase fu meraviglioso, da perdere la ragione. Non fosse per il fatto che amava Linda più della sua vita, le avrebbe bloccato la testa contro il suo inguine e scopato la bocca fino a strozzarla di sborra tanto era eccitato.

– È diventata brava la puttanella. – commentò Tania, con un tono di voce che non aveva la minima traccia della derisione. Le batté una pacca su una spalla. – La settimana prossima allora passiamo alla fase avanzata dei pompini.

Linda non sembrava ascoltare ma continuò a dare piacere a Tommaso. Quando lui aprì gli occhi e guardò verso di lei, i loro sguardi s’incontrarono: negli occhi azzurri della ragazza vide tanto di quell’amore che il suo cuore sembrò sciogliersi e anche la sua volontà di prolungare quella dolce tortura crollò.

– Linda! Linda! – disse con le parole che sembravano avere la tremarella, alzando la testa mentre i suoi muscoli venivano aggrediti dall’orgasmo. – Sto venendo! – l’avvisò senza fiato: mai avrebbe voluto che si sporcasse i vestiti con il suo seme. Da una tasca prese un fazzoletto per coprire la cappella appena lei avesse tolto la testa e bloccato lo spruzzo.

Ma lei non lo fece. Anzi, allontanò la testa finchè la cappella non fu tra le sue labbra, e lui sentì sborrarle in bocca un fiotto impetuoso di sperma, poi un altro, ed un terzo meno dirompente. Lei attese qualche secondo e, invece di aprire la bocca e fargli vedere la lingua coperta di seme, riprese a spompinarlo un altro paio di volte, assicurandosi che tutto il liquido bianco fosse fuoriuscito dal cazzo, accarezzando con la lingua il glande che strillava di piacere ad ogni sfioramento.

Quando finalmente fece uscire il pene dalle labbra, ancora chiuse, Linda si voltò verso Tania, aprì la bocca e la baciò. La mora le fermò la testa con una mano e cominciò a limonarla con passione. Un paio di gocce di sborra colarono dalle loro labbra unite e si spiaccicarono a terra.

Tommaso le fissò con gli occhi spalancati, ammutolito. Si chiese se la cosa più piacevole fosse stato l’orgasmo appena avuto o la visione delle due sue amanti che si contendevano la sua bega calda a colpi di lingua nella bocca di Linda. Non avrebbe saputo dirlo, ma fu sicuro che quell’immagine sarebbe stato il soggetto di molte, soddisfacenti, future zangolate fatte in solitaria. Si accorse di avere in mano il proprio cazzo e di menarselo. Fu tentato di restare lì a masturbarsi fino a coprire la testa delle due ragazze di sperma, ma le due furono più veloci del suo periodo refrattario.

Staccandosi da Tania, Linda si mise in piedi. – Allora, com’è stato?

Il ragazzo ebbe un attimo di confusione prima di rispondere, e di accorgersi che si stava ancora zangolando. Lasciò il suo cazzo e prese la testa della bionda, avvicinando i loro volti. – Sei stata magnifica. – le disse senza fiato, le parole che sembravano uscirgli dalla gola spinte dai battiti del suo cuore simili a colpi di una grancassa, poi la baciò.

Fu una cosa veloce, una specie di promemoria di quello che avevano condiviso quella mattina, ma lei sembrò apprezzare lo stesso. – Grazie, Tommy. – rispose, con un sorriso. – Ci vediamo domani pomeriggio.

– Ti aspetterò con impazienza. – le promise. Le sollevò lo zaino e l’aiutò ad indossarlo.

– Va bene. – disse Tania, alzandosi a sua volta e avvicinandosi alla porta di casa. – Andiamo, Linda, prima che i tuoi chiamino “Chi l’ha visto?” per segnalare la tua scomparsa.

Quando fu sul punto di uscire, la ragazza si voltò verso Tommaso e gli sorrise, e fu un sorriso carico di amore. Lui scoprì che esisteva qualcosa di migliore di un pompino e del vedere due donne che si lottavano limonando la sua sborra.

***

Tommaso era seduto sul divano, accorgendosi, di tanto in tanto, che sullo schermo del televisore delle figure si muovevano, ma Linda occupava completamente ogni suo pensiero. Aveva passato due giorni con lei, quasi sempre nuda, quasi sempre sdraiata sul suo letto, spesso tra le sue braccia, i loro corpi uniti in qualche modo. Quanto le piaceva vederla godere, ascoltare i suoi gemiti, assaporare l’ambrosia che sgorgava dal suo bocciolo di rosa quand’era eccitata, far scivolare le sue dita su quella pelle morbida quanto quella di una pesca. “Cazzo, è mezz’ora che se n’è andata e mi sento malissimo…”, pensò, sdraiandosi sul divano. “Qualcosa che non ho mai provato con un intensità simile con Tania o qualsiasi altra ragazza che abbia mai amato”.

Come avrebbe potuto arrivare fino al pomeriggio successivo per rivederla di nuovo? Passare quella notte solo con Tania e poi la mattinata al lavoro sembrava una condanna peggiore delle torture… Sospirò desolato. Quanto avrebbe voluto passare un giorno solo con Linda, per amarla come meritava, come sapeva fare lui senza essere sotto l’occhio di Tania.

Si chiese nuovamente cosa avesse voluto fare la ragazza, portando a casa Linda. Di certo non per insegnarle a spompinare come si deve. Se lui avesse voluto insegnare ad un ragazzo a leccarla, di certo non l’avrebbe portato nella sua alcova, ma si sarebbe accontentato di spiegarglielo a parole. Sicuramente non gli avrebbe fatto fare pratica sulla figa di Tania.

Il suono della chiave nella toppa che faceva scattare la serratura della porta d’ingresso lo fece tornare alla realtà. Si rimise seduto compostamente e alzò il volume della televisione, scoprendo che la trasmissione era una di quelle con spezzoni di registrazioni di telecamere di sicurezza descritte da uno speaker ironico pagato per leggere pessime battute.

Non gli fu necessario controllare chi fosse entrato perché il suono era quello dei tacchi delle scarpe da sera di Tania, che attraversarono il corridoio, ticchettando mentre si muovevano sul pavimento, emettendo quello che sembrava un sottofondo musicale che annunciasse la scena successiva, che avrebbe visto la ragazza fare un monologo su quanto era accaduto negli ultimi due giorni.

E difatti, raggiunto il salotto, Tania si pose davanti al televisore, raggiante alla luce della lampadina posta alle spalle di Tommaso. Sorrideva soddisfatta, quasi avesse vinto lei la gara di pompini, ma a livello olimpionico. – Hai visto, Tom, che figata che ho fatto?

Lui non rispose. Si limitò a guardarla. Beh, doveva ammetterlo, la figata l’aveva fatta per davvero, ma quali conseguenze avrebbe comportato? Se l’era chiesto, venerdì pomeriggio, quando si era trovata Linda davanti alla porta del sexy shop?

– Dai, non dire che non ti è piaciuta la novità! – lo esortò lei, sempre soddisfatta. – Non dire che non ti è piaciuto scoparti quella troietta.

Tommaso dovette trattenersi dall’imporle di non chiamare così Linda. Già era trattata male dai suoi compagni di scuola, che doveva sopportare per cinque ore al giorno: non doveva essere insultata anche mentre era nuda in un letto, in un momento che era particolarmente vulnerabile. Doveva anche ammettere che lui, Tania, non l’aveva mai coperta di nomignoli o di vezzeggiativi; forse, inconsciamente, l’aveva sempre considerata davvero una trombamica, una partner sessuale e poco altro. Non aveva mai nemmeno mancato di rispetto nei suoi confronti, sebbene lei stessa si autodefinisse spesso una “puttana” mentre facevano sesso.

– Sì, beh, è stata una sorpresa che non mi sarei mai aspettato. – ammise Tommaso. – Portare a casa una ragazzina… come ti vengono in mente certe idee?

Lei lo prese come un complimento, a giudicare dal sorriso sul suo volto, già grande, che si allargò ulteriormente. Tommaso si aspettò quasi che iniziasse a saltellare e a battere le mani, ma Tania ebbe la decenza di continuare a comportarsi come un’adulta. Rimase qualche altro istante a crogiolarsi nell’idea di essere stata un genio, poi si allontanò con i tacchi che facevano rimbombare la casa. Il ragazzo pensò che non avrebbe potuto indossarli in un appartamento con qualcuno che abitasse al piano di sotto, o alla successiva riunione di condominio sarebbe scoppiata una guerra civile riguardo quelle scarpe.

La udì raggiungere il bagno e l’acqua della vasca scrosciare mentre la riempiva. – Ah, – esclamò d’improvviso, – una gara di pompini. Che stronzata. Non so se essere più stupita dal fatto che qualcuno l’abbia organizzata o dalle troiette che si sono iscritte.

– Tu ci avresti partecipato, se l’avessero organizzata quando andavi ancora a scuola? – la provocò Tommaso. Sarebbe stato pronto a scommettere quale sarebbe stata la sua risposta.

– Ma scherzi, Tom? Certo che vi avrei partecipato, e avrei stravinto. – rispose la ragazza mentre si spostava in camera da letto. – Sono capace di fare poche cose davvero bene, e spompinare è una di queste. Quindi, meglio che sappiano tutti quanto sono brava. – Tacque un attimo, e quando Tommaso la raggiunse la trovò che si spogliava mettendo i vestiti sul letto. Lei non lo notò perché si stava sfilando la maglietta, ma lui la sentì dire a bassa voce: – Adoro che gli uomini smanino per avere la mia bocca attorno al loro cazzo…

Il ragazzo si fermò sulla porta della stanza da letto, schiarendosi la voce per avvisare Tania della sua presenza. Lei finì di togliersi la maglietta che sembrò non voler abbandonare i capelli. Indossava sempre magliette una taglia o due troppo piccole affinché il suo grosso seno deformasse il tessuto, valorizzando ulteriormente le tette e la pancia piatta. Tommaso si chiese per l’ennesima volta se ciò facesse eccitare più gli uomini o arrabbiare le donne.

– Oh, Tom… – disse lei, sorridendo nel vederlo. Si abbassò le mutandine. – Che ne dici di aiutarmi a lavarmi? – gli chiese, senza bisogno di aggiungere cosa intendeva. Era una loro abitudine che lui la ditalinasse e lei, dopo, per ringraziamento, lo spompinasse. – Così almeno ti faccio notare che io sono comunque meglio di quella puttanella bionda.

Tommaso contemplò quel corpo meraviglioso che aveva posseduto per più di un anno. Tania era meravigliosa. Fisicamente era più bella di Linda, doveva ammetterlo, ma la dolcezza della studentessa, quel bisogno di protezione che sembrava implorare valeva ben più di qualsiasi pompino o le grosse bocce della ragazza che aveva davanti a sé.

Venerdì sera si chiedeva se era giusto essere infedele nei confronti di Tania con quella ragazzina sconosciuta, mentre in quel momento il problema era il contrario: doveva tradire Linda facendo sesso con Tania? Cosa avrebbe dovuto fare? Di certo, se voleva nascondere a Tania l’amore che provava per Linda, non poteva certo negarle quell’abituale pratica sessuale. Lo facevano spesso quando la ragazza si lavava, e lui non era mai stato contrario. In effetti, il padre di quel giochetto era lui stesso, e partorito dalla sua mente perversa ben prima che si fidanzasse con Sara.

Nonostante quello che potesse sembrare, Tania non era affatto stupida, e lui temeva che lei mangiasse la foglia. Non aveva idea di cosa avrebbe potuto fare se avesse scoperto dell’amore tra il suo amante e la nuova arrivata, ed il desiderio di lui di terminare il loro rapporto, ma non voleva che qualcosa potesse turbare Linda. Non era solo una questione di loro due, del loro amore, ma la ragazza stava frequentando l’ultimo anno delle superiori e, sapendo quanto stesse andando bene a scuola, lui non voleva che Tania potesse rovinare i suoi sforzi negli studi, compromettendole la possibilità di finire la quinta con il massimo dei voti.

Tania, ignara di quanto passasse nella mente di Tommaso, gli passò davanti lanciandogli uno sguardo lascivo e appoggiandogli una mano sul cavallo, stringendo dolcemente. – E allora, andiamo? La mia schiena e la mia fica non si laveranno da sole.

– D’accordo. – disse lui, accorgendosi di non mettere nella voce la solita eccitazione. La seguì con lo sguardo mentre usciva dalla camera da letto e attraversava il corridoio. Osservò il culo della ragazza, sodo e dalle chiappe che si aprivano mostrando il buco che per tempo aveva agognato penetrare; ora, però, poteva anche salutarlo perché non avrebbe più avuto importanza anche solo pensarci. – Ma toglimi una curiosità, Tania: quando ci saremo stancati della… puttanella bionda, dovrò andare io a cercare uno che voglia imparare a leccarla?

Lei si limitò a ridere, l’acqua che sciabordava mentre si adagiava nella vasca da bagno.

CONTINUA…

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