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-Prologo-
Le lunghe gambe di Ylenia erano avvolte da autoreggenti a fantasia, sfondo grigio chiaro e una serie di fiori rossi stilizzati. Il corpo sensuale era avvolto in un vestitino di lana sottile, corto e aderente, per niente scollato. Piero la osservò togliersi il soprabito e passarsi una mano tra i capelli. Il gesto fu accompagnato da un movimento del capo che fece apparire i capelli ancora più fluenti e voluminosi.
«Che guardi? Stupito non abbia le tette in bella mostra? O forse deluso?»
«Perché sei sempre così sprezzante?» Il dubbio che quel atteggiamento fosse solo una recita, in quei giorni era stato quasi risolto.
Due occhi neri, grandi e profondi, fissarono il dottorando senza rispondere. Il volto di lei era ancora più rigido del solito.
«Allora? Come hai fatto a farmi promuovere?»
Piero valutò la possibilità di insistere sulla domanda che aveva posto, ma decise di rinunciare. Tentare di strapparle quella maschera, sarebbe stato inutile fino a quando non fosse stata lei a decidere di toglierla.
«Beh niente di particolare in realtà. La prof ha fatto correggere a me le prove d’esame, come capita spesso. Nonostante nel suo taccuino avesse segnato il tuo numero di matricola tra quelli che non avrebbero dovuto passare l’esame, sono riuscito a farle cambiare idea. Ho dovuto insistere parecchio, ma alla fine ci sono riuscito. Il mio atteggiamento non le ha fatto per niente piacere e potrebbe avere qualche conseguenza. Poi ci penserò.»
«Che tipo di conseguenze?»
«Niente di grave. Romperà più del solito. Ma quando lavori con la Callisto, devi metterlo in conto. Rompe a prescindere. Sempre e comunque.»
«Devo crederti? Oppure devo pensare che pur di avere la tua parte, hai un po’ esagerato?»
«Credimi. Le cose sono andate come ti ho detto. La mia carriera università non è per niente in pericolo.»
Ylenia stava per aprire bocca, ma Piero le si era avvicinato con due passi rapidi e le aveva messo un dito sulle labbra.
«Non l’ho fatto solo per la ricompensa, ma so che non mi crederai.»
«A prescindere dalle tue motivazioni, abbiamo fatto un patto e ora vuoi che io rispetti l’impegno preso, giusto? Mi hai invitato per questo stasera, no?»
«Hai il tono di chi ha già tutte le risposte.»
«Comunque è giusto. Tu mi hai aiutato, esponendoti anche troppo. Quel che è giusto è giusto.»
Ylenia si avvicinò a Piero. Le sue movenze, però, non erano le solite. Era rigida, impacciata. Il dottorando se ne rese conto, ed il pensiero che la donna indossasse solo una maschera, tornò a galla in maniera prepotente trovando ulteriore conferma.
Lei prese le mani di lui, portandole sul seno florido.
Piero osservò i suoi occhi. Neri, improvvisamente liquidi. Le labbra ebbero un leggero tremolio.
«Basta così» sentenziò allontanandosi. «Ti ho aiutato perché mi andava di farlo. Faccenda chiusa.»
«Abbiamo fatto un patto» la voce era incrinata.
«Smettila di ripeterlo. Se non sbaglio qualcosa l’abbiamo già fatta durante le lezioni. Quindi siamo pari. Va bene così.»
«Ma…»
«Ma basta Ylenia! Guardati? Stai per piangere. Tremi. Sembri un’altra persona. Ma ti pare che possa venire a letto con te in queste condizioni? Me ne frego che avessimo un patto. Per me le cose sono andate bene così. Siamo pari. Discorso chiuso.»
«Credimi… c’è una ragione…»
«Quale?»
«Non è facile.»
«Allora non dirmi niente. Facciamola finita qui. Se poi un giorno vorrai toglierti questa maschera, sai dove trovarmi.»
L’espressione di Ylenia perse perse del tutto la sua sicurezza e sfrontatezza. Si avvicinò a Piero, dritta in piedi davanti a lui, tanto vicina da sentirne il respiro sul volto. Sollevò l’orlo del vestitino, scoprendo la fascia autoreggente delle calze e un ridotto perizoma con la stessa fantasia delle calze.
Una lacrima precipitò lungo una guancia.
Una mano tremante prese quella dell’uomo. La strinse per un attimo e poi guidò le dita di lui oltre il tessuto sottile delle sensuali mutandine.
Piero in quel momento ricordò e realizzò che in tutti gli approcci precedenti, lei si fosse sempre irrigidita e tirata indietro prima che lui potesse anche solo sfiorarla tra le gambe.
Le dita sfiorarono i genitali della donna. Sebbene non potesse ancora capire, iniziò a comprendere.
Ritirò la mano e baciò con tenerezza Ylenia sulla guance, assaporando le sue lacrime. Poi la strinse forte a se.
«Adesso capisci?»
1
«Prego si segga» Piero pronunciò le parole senza alzare gli occhi dai fogli che aveva dinanzi. Il tono di voce lasciava trasparire quanto le ore di ricevimento studenti lo annoiassero. Purtroppo per lui, era uno dei dazi da pagare per ambire, un giorno, a ben altri ruoli all’interno dell’università.
«Per quale esame è venuta?» Gli occhi erano rimasti bassi sui fogli, il rumore di tacchi era stato sufficiente per capire si trattasse di una studentessa.
«Matematica applicata.»
Solo dopo aver ascoltato queste due parole Piero alzò gli occhi. La voce era bassa, più di quanto ci si aspetti di solito da una voce di donna, ma cadenza e dizione avevano qualcosa di molto femminile.
Quando rivolse lo sguardo alla studentessa, si rese conto che la scarsa femminilità del tono di voce veniva compensata in maniera piuttosto abbondante. La studentessa, infatti, era dotata di un seno a dir poco prosperoso.
È una quinta. Ci scommetto.
Pensò Piero, faticando a staccare gli occhi dal florido décolleté, messo in bella mostra da una camicetta nera impossibile da abbottonare. Questa copriva ben poco delle grazie della studentessa, lasciando altrettanto all’immaginazione. Un reggiseno a balconcino color vinaccia faceva in modo che il seno restasse alto, una sensuale V, piacevolmente tonda e affusolata, invitava lo sguardo a scivolare.
Passò qualche istante perché Piero potesse alzare gli occhi verso il volto della studentessa. Il viso aveva lineamenti molto marcati, il mento dritto contribuiva a creare un effetto di femminilità aggressiva solo grazie al trucco pesante. Il volto era incorniciato da capelli ondulati di un nero intenso.
La studentessa si era ovviamente accorta, dove lo sguardo di Piero avesse indugiato, ma non lasciò trasparire alcun fastidio. Ricambiava lo sguardo con espressione sicura. Gli occhi scuri, fissi sul suo interlocutore, sembravano attendere che questi si sentisse soddisfatto dello spettacolo. La posizione dritta della schiena, con le spalle leggermente all’indietro, facevano sì che il seno sporgesse ancor di più. Anche se la misura di questo, rendeva inutile qualsiasi ulteriore accorgimento perché attirasse l’attenzione.
«Matematica applicata, ha detto, giusto?»
«Esatto» rispose con tono civettuolo, mentre sistemandosi sulla sedia fece muovere il seno.
Gli occhi di Piero tornarono ad abbassarsi, attratti in maniera esagerata dal vibrare dei due seni.
«Ha seguito il corso con la professoressa?»
«Più di una volta, e ho sostenuto l’esame più volte. Con i risultati che può immaginare, vista la mia presenza qui. Professore.»
«Guarda possiamo darci del tu. Più o meno dovremmo essere coetanei.»
«Per me va benissimo» Ylenia porse la mano a Piero, nel compiere questo gesto si alzò sporgendosi in avanti, offrendo un panorama nel quale il giovane assistente non poté evitare di tuffare lo sguardo.
I seni erano sodi, senza dubbio rifatti, ma questo non li rendeva meno interessanti.
«Sei venuta per chiedere chiarimenti su un argomento in particolare?»
«Sì. Questa volta. Poi ho già una scaletta di argomenti per le prossime ore di ricevimento. Se ci sei tu al posto della prof, verrò spesso.»
Nella mente di Piero, le ultime parole suonarono come un volgare e scontato doppio senso inducendolo a sorridere.
Ylenia lo osservava con sguardo fisso. Piero era alto e robusto, prima di intraprendere la carriera universitaria aveva praticato vari sport, il fisico non era più scolpito, ma ancora piacevole. I capelli erano del tutto assenti, ma i lineamenti del viso molto regolari lo rendevano un uomo piacevole. Lo sguardo intelligente faceva il resto.
Alla donna, l’idea di usare il proprio fascino per instaurare quanto meno un rapporto più informale, che potesse aiutarla a risolvere il problema rappresentato dall’esame, era venuta appena varcata la soglia dell’ufficio.
Lo sguardo con cui il dottorando la guardava, le dava ancora più sicurezza e convinzione. Era evidente Piero stesse compiendo uno sforzo notevole per restare professionale, ma gli occhi tornavano di continuo al seno.
«Guarda, le ore di ricevimento sono poche. E poi c’è sempre gente, inoltre, non ci sono sempre io.»
«Come no? Ma io voglio che mi aiuti proprio tu.»
«Una soluzione la possiamo trovare. Io finisco alle sette, se a quell’ora sei ancora nei pressi della facoltà, magari ci prendiamo un caffè e ne parliamo con calma. Che ne dici? Sono sicuro che un modo per aiutarti lo troviamo.»
«Per me va benissimo. Abito in zona!»
Ylenia si alzò, prese un post-it ed una penna e si chinò sulla scrivania per scrivere il proprio numero di cellulare. Mentre scriveva, Piero poté osservarne anche le gambe, formose come i fianchi. La donna indossava jeans strettissimi e a vita bassa. Fu impossibile resistere alla tentazione di cercare con lo sguardo il fondoschiena della donna. Piero si mosse con lentezza, come per sistemarsi sulla sedia, sperando di passare inosservato, ma non se ne preoccupò più di tanto: Ylenia aveva capito il gioco e ne era complice. Il sedere della studentessa era gradevolmente tondo. Abbondante quanto bastava per risultare piacevole e lussurioso.
«Chiamami quando hai finito. A più tardi!»
La donna si allontanò con passi lenti, i fianchi oscillavano ma non troppo. Sapeva di non aver bisogno di sculettare perché gli occhi degli uomini si incollassero al suo sedere. Ed infatti, Piero accarezzò le forme della donna sino all’ultimo momento. Pregando che quelle due ore passassero il più in fretta possibile.
2
Arrivato all’appuntamento, Piero notò subito che Ylenia si era cambiata rispetto a due ore prima. Indossava un pantalone dal taglio classico, aderente come una seconda pelle, una giacca molto avvitata con un solo bottone sul davanti ed i due lembi che formava una v che incorniciava il florido seno. Questo era trattenuto a stento da una maglietta con le spalline sottili rossa, chiaramente visibile come anche il reggiseno in tinta che stringeva e tratteneva a stento le sue forme.
«Aspetti da molto?» Chiese Piero sedendosi.
«Oh no! Tranquillo. Sono arrivata un minuto fa.»
Dopo un aperitivo e quattro chiacchiere, il discorso tornò sull’esame.
«Io sono disposto ad aiutarti, però devi renderti conto che la cosa potrebbe presentare qualche problema.»
«Di che genere?»
Lo sguardo era freddo e sensuale. La postura rigida, la schiena dritta, il seno in bella mostra.
«Del genere che alla professoressa potrebbe dare fastidio che io aiuti una studentessa in particolare. Credo tu possa capire.»
«Deve saperlo?»
«No infatti. Per me sarebbe comunque un rischio, però. Credo tu sappia come funziona il mondo universitario. Se la mia carriera per il momento sta procedendo bene, è solo per l’influenza della prof. Inutile negarlo.»
«Certo. Capisco.»
Ylenia abbasso per un attimo lo sguardo con delusione.
«Non fraintendere, voglio aiutarti. Sto solo mettendo in chiaro alcuni aspetti. In fondo, a lei danno fastidio tante cose.»
La donna tornò a fissare lo sguardo sul dottorando con un sorriso malizioso.
«Tipo le belle donne?»
Piero si limitò ad un silenzio assenso.
«Ogni volta che mi presento all’esame, mi squadra dalla testa ai piedi. Soffermandosi sul seno. Secondo me, mi boccia per invidia. Non che sia molto preparata, ma un diciotto non sarebbe certo uno scandalo.»
«Beh! In effetti. Diciamo che le donne particolarmente belle come te, non gli stanno per niente simpatiche. È un tipo un po’ particolare. Io la conosco bene, lavorandoci da tempo a stretto contatto.»
«Particolarmente belle e appariscenti. È questo che volevi dire, vero?»
Un sorriso allusivo si disegnò sulle labbra carnose e truccate alla perfezione.
Piero rispose con un sorriso più imbarazzato.
«Tranquillo. Sentiti libero. So bene qual è il mio aspetto e come reagiscono le persone, gli uomini in particolare, ma non solo loro. Ne sono perfettamente consapevole. Sono consapevole degli sguardi degli uomini sul mio seno e non solo. So che provoco delle belle erezioni. Non sentirti in imbarazzo. Non è proprio il caso.»
Le parole di Ylenia ebbero un effetto rilassante su Piero. Il fatto che lei fosse consapevole di certe cose e non risultasse per niente imbarazzata – tutt’altro – lo rendeva più tranquillo. Quell’occasione gli era piovuta dal cielo e, a quanto pareva, non sarebbe stato tanto difficile coglierla.
«Allora confesso. Hai un décolleté fantastico.»
«Grazie! Adoro ricevere complimenti.»
«E non solo quello.»
«Ancora grazie.»
«Ritornando all’esame. La mia idea sarebbe di non vederci durante il ricevimento, ma da qualche altra parte. Che ne dici?»
«Benissimo direi. Io abito da queste parti. Da sola. Quindi non ci sono problemi. Quando vuoi per me va bene. Solo avvisami prima. Così metto un po’ in ordine.»
«La casa o te?»
«Me ovviamente!»
«Comunque ci tengo a mettere ben in chiaro una cosa» continuò Ylenia avvicinando la propria sedia a quella di Piero. «Mi rendo conto del fastidio che ti sto dando e voglio ripagarti.»
«Ma no figurati. Non c’è bisogno di fare questo discorso. Davvero. Non voglio soldi da parte tua.»
«Posso ripagarti lo stesso.»
Piero non rispose. Fissò con sguardo profondo la donna, il viso era a pochi centimetri dal proprio. Lo sguardo era calmo e deciso, gli occhi neri e profondi. I lineamenti marcati esprimevano una sensualità selvaggia, prorompente, messa in mostra in maniera esagerata.
Mentre la osservava, avvertì la curiosità di vederla senza trucco.
Chi sa come sarebbe.
Dopo qualche istante di silenzio carico di tensione e passione. La mano di Ylenia scivolò sulla gamba dell’uomo. Con lentezza, ma senza esitazione. Salì sino a sfiorare il basso ventre. La donna avvertì la robustezza dei muscoli dell’uomo, oltre alla tensione di una leggera erezione.
«Direi che l’idea ti piace!»
3
Dopo le prime lezioni private, il dottorando si convinceva sempre più che le bocciature fossero dovute all’avversione che l’anziana docente provava per ogni bella donna. In ateneo giravano diverse voci circa la sua vita privata, storie di tradimenti subiti, più di un compagno che l’avesse abbandonata e altre sullo stesso genere e tono. Lui aveva sempre pensato che qualcosa di vero ci fosse, ma non si era mai preso la briga di cercare di capire cosa, in effetti non gli era mai importato. A lui interessava che la prof l’aiutasse nella sua carriera universitaria, prima e dopo il dottorato, in cambio del duro lavoro in cui non mancava mai di impegnarsi.
Ora che Ylenia era seduta di fronte a lui, non poteva non pensare che quel florido seno, fosse una delle cause principali delle bocciature. La studentessa non era una cima in matematica applicata e mai lo sarebbe stata, ma la sufficienza l’avrebbe meritata senza rubare niente.
«Che dici può bastare per oggi? Sono un po’ stanca» disse la donna.
Piero restò imbambolato con gli occhi fissi sulla scollatura.
«Sì sì. Possiamo fermarci per oggi» gli occhi ancora incollati alle grazie siliconate di Ylenia.
«E direi che pure tu sei distratto!»
Lei si alzò girando intorno al tavolo circolare. Gli occhi di lui seguirono il seno abbondante sino a quando fu a pochi centimetri dal viso.
«Che sia arrivata l’ora per un piccolo anticipo?»
«Non so. Decidi tu.»
Ylenia accarezzò il cranio glabro di Piero continuando ad avvicinare il seno al viso di lui. Si portò alle sue spalle e strofinò il seno sulla testa dell’uomo. La cerniera della felpa si abbassò. La sfilò e poggiò sulle gambe di lui, restando con il solo reggiseno a balconcino.
Strofinò di nuovo i seni sulla testa di lui. Questa volta il morbido della felpa venne sostituito dalla piacevole ruvidezza del pizzo. Le spalline del reggiseno scivolarono, le braccia si liberarono e un attimo dopo Ylenia allungò una mano facendo dondolare l’intimo davanti agli occhi di Piero.
La ruvidezza del pizzo ricamato, venne a sua volta sostituito dalla durezza dei capezzoli e dalla morbidezza dei seni che carezzavano la testa dell’uomo.
La studentessa girò di nuovo intorno all’uomo mostrandosi nuda nella parte superiore. Gli occhi di lui si piantarono sul seno, potendolo finalmente ammirare in tutto il suo splendore. Senza dover immaginare niente. Era abbondante, tondo, piacevole e lussurioso nelle sue rotondità. I capezzoli erano scuri e sporgenti, le aureole non troppo grandi.
«Allora? Per il momento va bene?»
«Direi proprio di sì» rispose l’uomo prendendola per una mano e attirandola a se.
Lei si sedette a gambe divaricate sulle cosce di lui. Indossava dei leggins sportivi, attraverso il quale avvertì chiaramente l’erezione di lui compressa nei jeans.
«Eh sì! Direi proprio che ti sta piacendo» affermò Ylenia con voce calda, assumendo una tonalità che di solito non aveva, quando lui iniziò a baciarle il collo.
Scese verso i seni. Li afferrò con le mani, stringendoli e accarezzandoli. Ne portò uno alla bocca iniziando a leccarne il capezzolo turgido. Lo mordicchiò, leccò l’aureola. Poi fece lo stesso con l’altro seno. Le mani scivolarono lungo la schiena di lei. Si insinuarono all’interno dell’elastico dei leggins. Accarezzarono il tessuto del ridotto triangolo di pizzo che rappresentava la biancheria minimalista di Ylenia. Due dita accarezzarono il solco tra le natiche, tese e aperte per la posizione in cui era seduta. Si soffermarono leggermente sull’asterisco dell’ano, poi presero a scivolare di nuovo.
A questo punto la donna afferrò le mani di lui tirandole fuori dai suoi leggins e si alzò di scatto. Il movimento ed il cambio di atteggiamento furono tanto repentini ed improvvisi, che Piero impiegò qualche istante per capire cosa stesse accadendo. Per un attimo pensò lei volesse solo cambiare posizione, mettersi più comoda, e la rapidità fosse dovuta all’eccitazione.
Poi la vide allontanarsi di qualche passo voltandogli la schiena. Le braccia cingevano il corpo coprendo il seno. Il capo reclinato, i capelli spettinati le coprivano in parte il viso.
«Yle che succede?» Farfugliò Piero osservando la schiena della donna.
«Niente.»
Quando si girò rivolgendo di nuovo lo sguardo su Piero, si copriva ancora il seno con le braccia, ma ciò che Piero non poté fare a meno di notare, fu l’espressione del viso. La sicurezza e la spavalderia sembravano stare andando in frantumi, mostrando qualcosa che lasciò del tutto spiazzato il dottorando. Ebbe l’impressione di trovarsi dinanzi una persona diversa. Il seno, sempre messo in evidenza, mostrato con sfrontatezza, adesso era celato dalle braccia avvolte al corpo.
Piero restò seduto, l’erezione scemava nei pantaloni. La guardava in silenzio.
Ylenia deglutì più volte. Cercò nell’immobilità una calma che non aveva. Irrigidì il viso cercando di cancellare l’espressione che sapeva di avere in quel momento. A giudicare dallo sguardo dell’uomo, non stava riuscendo. Fece un passo per avvicinarsi a lui, distese le braccia scoprendo di nuovo il seno e avvicinandolo al viso di lui.
«Che succede?»
«Niente. Davvero. Un momento di disagio.»
«Sicura?»
«Certo. Non ci ho ripensato.»
La voce e l’atteggiamento sfrontatamente sensuale stavano tornando quelli di sempre. Ma ormai Piero aveva scorto qualcosa fino ad allora celato.
«Stai tranquillo. Non ci ho ripensato» lo rassicurò Ylenia vedendone l’espressione perplessa. «Non ti lascio andare a casa senza essere soddisfatto.»
La donna allungò una mano tra le gambe di lui. Sbottonò i pantaloni ed afferrò il membro dell’uomo stringendolo dolcemente. Questi recuperò rapidamente l’erezione. La mano iniziò ad accarezzare con decisione crescente. Sotto l’effetto della masturbazione l’espressione del viso si rilassò. I dubbi e le incertezze vennero scacciate in un angolo.
Con la mano libera, Ylenia prese una mano dell’uomo e se la portò al seno, invitandolo a stringere.
I movimenti della mano di lei iniziarono a farsi più ritmici. Il volto dell’uomo mostrava chiaramente il piacere prendere il sopravvento.
La studentessa si abbassò allentando la pressione per qualche istante. Iniziò a leccare con la punta della lingua l’asta indurita con le vene in rilievo. Passò al glande dove premette con tutta la lingua prima di accoglierlo in bocca per intero. Quando i denti di lei sfiorarono la pelle appena sotto il glande, un gemito di piacere eruppe dalle labbra di Piero.
Ylenia sentiva che il piacere stava per giungere al culmine e si interruppe di nuovo. Fece divaricare le gambe all’uomo e prendendo i seni con le mani strinse il membro turgido tra essi. La sensazione di poco prima riprese, ampliata dall’abbondanza e morbidezza dei seni.
Questa volta il piacere eruppe senza poterlo fermare. Bianco e caldo, accompagnato da un gemito di piacere. Scivolò sui seni di lei che continuavano a stringere, per tirarne fuori ogni goccia e prolungarlo il più possibile.
***
Piero chiuse il libro: «Direi che ci possiamo fermare.»
«Come vuole prof!» Gli fece il verso Ylenia, allungando le braccia per sgranchirsi.
Una mano passò tra i capelli folti e neri. Lo sguardo sensuale si fissò sul dottorando che sedeva di fronte a lei.
«Vuoi startene lì impalato?»
La voce era calda, come anche il corpo. Il seno avvolto da un reggiseno di pizzo, la trasparenza della maglietta di lycra lasciava poco all’immaginazione.
Piero si alzò. Ylenia piegò la testa all’indietro per guardare negli occhi l’uomo in piedi dinanzi a lei. Questi si abbassò per baciarla profondamente, con sensualità. Le labbra erano morbide, carnose. La lingua di lei cercò la sua con passione.
La mano scivolò su un seno stringendolo. Attraverso il tessuto si avvertiva la trama del pizzo che stringeva le grazie della donna. La durezza dei capezzoli si vedeva e avvertiva chiaramente.
Ylenia sbottonò i pantaloni di lui tirando fuori il membro già eretto e gonfio. La lingua scivolò lungo l’asta mentre una mano stingeva e massaggiava il glande. Poi la mano scese continuando a stringere con decisione mentre la bocca accoglieva la cappella turgida. I denti sfiorarono la carne sensibile strappando un gemito all’uomo, e facendo salire l’eccitazione ancor di più.
Piero prese per mano Ylenia facendola alzare, la strinse a se, il membro rigido e sporgente fece pressione sul basso ventre della donna. Le mani del dottorando strinsero con forza i glutei tondi e lussuriosi, spingendola così ancora di più contro il proprio membro. Le mani di lui iniziarono a sbottonare i jeans di lei. Una mutandina molto ridotta in pizzo, in corredo con il reggiseno, fece capolino per un attimo prima che lei si allontanasse di colpo.
Questa volta la reazione fu meno improvvisa della volta precedente. Ma lo sforzo di controllarsi, di non lasciar trasparire quanto Piero aveva intravisto qualche giorno prima, era chiaro e visibile.
«Si può sapere che hai?» Le chiese l’uomo, restando in piedi a fissarla, il membro ancora in bella mostra. «E non dirmi niente stavolta»
«Niente…» borbottò Ylenia.
«Lo so abbiamo fatto un patto. Però… non abbiamo specificato il quando, del nostro scambio.»
Lo sguardo di Piero si fece perplesso oltre che cupo.
Tutto qui? Pensò nella sua mente. Ha solo paura che non rispetti i patti?
«È tutto qui il problema?»
«Sì. Credo dovremmo stabilire bene come comportarci.»
Beh… un patto è un patto, non c’è altro.
«Dimmi tu come preferisci.»
«Dopo l’esame. Ti sta bene?»
«In fondo qualcosa l’hai già avuto» aggiunse prima che Piero potesse dire qualcosa.
«Certo. Per me va bene. Facciamo come vuoi.»
Piero si ricompose, lo stesso fece la donna.
4
L’esame si avvicinava rapidamente. Le lezioni proseguirono, ma nessun altro approccio coinvolse la studentessa e il dottorando. Entrambi evitarono di tornare sull’argomento. Ma quando lei era concentrata su qualche funzione, esercizio o formula che fosse, l’insegnante si perdeva nei pensieri mentre la osservava.
L’espressione concentrata appariva per niente tesa, rilassata alla ricerca della soluzione, della risposta. La donna appariva ben più tesa quando non era concentrata su niente, almeno in apparenza. Come se dovesse continuamente atteggiare il viso e l’espressione a quella maschera che aveva deciso di indossare.
Invece no. Mi sbaglio.
Si ripeteva spesso Piero nel tentativo di distogliere i pensieri da lei. Ylenia era stata chiarissima. Sesso in cambio di aiuto per l’esame. Non restava che cercare un modo per farle superare l’esame.
E questo potrebbe essere un problema.
Per Ylenia era tutt’altro che scontato superare l’esame. La principale fonte di dubbio non era la preparazione della studentessa. Non era certo delle migliori, ma neanche era tale da precludergli un’onesta promozione. Anzi, Piero riteneva che un voto intorno al venti sarebbe stato il minimo.
La difficoltà era la vecchia prof, con la sua idiosincrasia verso ogni donna giovane e bella. Ed Ylenia non era solo molto bella e giovane, era anche parecchio appariscente. Chiederle di presentarsi all’esame in versione casta e pura sarebbe servito a poco. Nascondere le sue forme, avrebbe rappresentato un’impresa da illusionista.
Solo il pensiero del seno della donna, fu sufficiente perché avvertisse la chiara sensazione del sangue affluire tra le gambe.
Quell’espressione sempre dura ed imbronciata, si insinuava costantemente nella sua mente. Ogni volta si sforzava di cancellarla e, soprattutto, si sforzava di tenere lontano quel qualcosa che aveva avuto l’impressione di intravedere, oltre la maschera di sfrontata sicurezza.
Quel qualcosa che aveva avuto l’impressione, o forse la voglia, di vedere, per non dover accettare ciò che invece appariva sin troppo chiaro: Ylenia era una persona cinica che gli aveva solo proposto uno scambio.
Il suono della notifica dell’arrivo di una mail sul portatile lo riscosse dai suoi pensieri.
Aperto il programma della posta elettronica, una possibile soluzione si materializzò dinanzi ai suoi occhi. La vecchia insegnante gli annunciava che, causa problemi personali, si sarebbe assentata per diversi giorni dall’università, ed oltre che delegarlo a sostituirla ai vari corsi ed incombenze varie, gli ricordava dell’esame di matematica applicata e chiedeva di preparare lui le tracce per l’esame.
Piero incrociò le mani dietro la testa, rileggendo pensieroso la mail. Nella sua testa immaginò come sarebbero dovute andare le cose. Tutto sarebbe stato molto semplice. Forse fin troppo. Eppure, non sembrava proprio esserci alcun problema. Con la vecchia prof lontana poi, sarebbe stato ancora più facile. Era improbabile che qualcuno si rendesse conto di qualcosa. Ylenia avrebbe accettato e lui l’avrebbe finalmente avuta. Almeno il suo corpo, conturbante e femminile.
* * *
«E queste cosa sono?» Chiese Ylenia prendendo con una mano alcuni fogli che Piero le porgeva.
«Esercizi per preparare l’esame?» Chiese osservando il suo interlocutore, prima di dare un’occhiata ai fogli.
«Non proprio» rispose il dottorando. «Puoi vederle anche in quel modo se vuoi. Anche perché dovrai svolgerle, ma poi io te le correggerò e spiegherò, ed inoltre, dovrai impararle molte bene, perché uno di quei quattro esercizi dovrai svolgerlo all’esame.»
Ylenia osservò con uno sguardo storto e perplesso il dottor Pisano. I due si erano dati appuntamento in un bar molto lontano dalla sede dell’università, ed ora lei capiva il perché.
«Stai dicendo che queste, sono le prove dell’esame?» Sussurrò la studentessa.
«Esattamente.»
«Questa è l’unica speranza per superare l’esame?»
«In teoria no. In pratica sì. Mi spiego. Sei preparata, non potresti certo prendere trenta e lode, ma neanche meriteresti una bocciatura. Se la vecchia non ce l’avesse con ogni bella donna sulla faccia della terra. E con te, ce l’ha in particolar modo, per ovvi motivi.»
Lo sguardo di Piero cadde sulla profonda scollatura di Ylenia.
«Per la prima volta da quando ci conosciamo eri riuscito a non guardarmi il seno. Quasi quasi iniziavo a temere per la tua eterosessualità.»
Piero rise alla battuta di lei, fingendo di distogliere in maniera forzata lo sguardo.
«Torniamo seri, dai. Ti rendi conto che se questa cosa si venisse a sapere, nel migliore dei casi, la mia carriera universitaria sarebbe bella che finita?»
«Lo so, Piero. Sei sicuro di voler arrivare a tanto?»
«Sì.»
«Per aiutarmi o per avermi?» Il tono risultò più freddo di quanto avesse voluto.
Piero si irrigidì nel sentirsi rivolgere quelle parole. Sino a quel momento era stato seduto leggermente piegato in avanti, avvicinandosi in tal modo ad Ylenia, ora invece appoggiò la schiena alla sedia.
«Per aiutarti. Del resto ne parleremo a cose fatte. Ora pensa a svolgere le prove. L’esame è la settimana prossima. Abbiamo tempo, ma non così tanto da poterlo sprecare.»
Lo sguardo di Ylenia, sfrontato e sicuro come era stato sin da quel giorno durante il ricevimento studenti, fissò con un’intensità tale Piero da metterlo a disagio. L’attimo di tensione si smorzò solo quando lei distolse lo sguardo per piegare i fogli con le tracce d’esame e riporle nella borsa.
«Mi aspettavo le mettessi nel reggiseno come fanno le vecchie, per tenerle al sicuro!»
5
La settimana passò rapida e, per Ylenia, in maniera molto più tranquilla di quelle che avevano preceduto altri esami. Sapere già come svolgere gli esercizi, la rendeva tranquilla come mai prima. Il fatto di stare imbrogliando, con la complicità di Piero, non la disturbava. Il dottorando le aveva chiaramente detto che nei tentativi precedenti le bocciature non erano dovuto alla sua preparazione, bensì alla sua abbondante femminilità ed alla misoginia della vecchia professoressa.
Sto solo riprendendomi ciò che mi è stato ingiustamente tolto.
Si ripeteva nella mente ogni volta che qualche flebile dubbio dava l’impressione di voler emergere.
In realtà, la preoccupava più ciò che sarebbe venuto dopo l’esame. Superato lo scoglio, avrebbe dovuto risolvere il problema Piero. Avevano fatto un patto, chiaro, e lui si stava esponendo in maniera decisa per rispettare la sua parte. Non vedeva modo per potersi esimere dal rispettare la sua metà dell’accordo. Ma questo avrebbe significato doversi concedere per intero all’uomo.
Mentre camminava, diretta all’università, si fermò ad osservare la proprio figura riflessa nella vetrina di un negozio. Il seno abbondante era la prima cosa che si notava di lei, lo sapeva bene ed era stata lei stessa a volerlo, decidendo di ricorrere alla chirurgia estetica. Anche il resto del fisico contribuiva non poco a quel immagine di femminilità esagerata e straripante. I fianchi erano forti, abbondanti, ma la curva che disegnavano era sinuosa e femminile, le gambe robuste erano affusolate, messe in risalto dalle caviglie sottili. Il viso aveva lineamenti marcati, ma con il trucco riusciva a trasformarli in un’espressione provocante e sicura di sé. A tutto questo contribuiva lo stile nel vestirsi, capace di mettere in risalto ciò che lei desiderava lo fosse, nascondendo ciò che invece occorreva restasse ignorato.
Con gli occhi percorse la sua immagine nel vetro soffermandosi sulla zona dei fianchi.
Troverò un modo.
Respirò a fondo mentre riprendeva il proprio cammino. Sforzandosi di pensare solo che tra qualche ora al massimo, uno degli esami che più di tutti gli altri le aveva dato problemi, sarebbe stato un capitolo chiuso.
Giunta nell’aula Magna, uno sguardo fu sufficiente affinché raggelasse. Non solo vide che la vecchia prof, al secolo Adele Callisto, fosse presente, cosa che Piero aveva dato per improbabile, ma lo sguardo che quest’ultimo gli rivolse appena entrata fece capire subito che qualcosa fosse andato storto.
Ylenia pregò che la prof non avesse scoperto l’imbroglio. Per lei non sarebbe cambiato molto. Nel peggiore dei casi addio università e laurea, ma tanto, considerando che era già quattro anni fuori corso e il traguardo non era neanche ancora in vista, se ne sarebbe fatta una ragione, ma per lui… sarebbe stata una questione ben diversa.
Era un brillante dottorando, aveva già fatto tanti sacrifici per portare avanti la sua carriera universitaria. Sarebbe stato uno scandalo che l’avrebbe costretto a rinunciare al suo sogno e cambiare del tutto vita.
Per un attimo pensò di girare le spalle e andarsene, ma poi decise di indossare la consueta maschera di strafottenza. Andò a sedersi al primo posto libero. L’anziana prof la guardò con il suo solito sguardo, sprezzante e sdegnato.
L’insegnante non si avvicinò neanche, a differenza di Piero che gli tenne gli occhi addosso, con un’espressione grave disegnata sul volto, per poi avvicinarsi quando la professoressa si fermò a parlare con uno studente dall’altra parte dell’ampia aula.
Piero si chinò leggermente verso Ylenia, parlando con un filo di voce: «Ha cambiato le prove. Cerca di fare del tuo meglio.»
La donna non rispose, limitandosi ad un lieve cenno con la testa.
Qualche minuto dopo, Piero e la professoressa iniziarono a distribuire le prove d’esame. Quando Adele Callisto gli passò davanti appoggiando sul banco le prove d’esame, rivolse ad Ylenia uno sguardo colmo di disprezzo, soffermandosi sull’abbondante seno. Non aveva messo la consueta ampia scollatura, ma una maglietta di lycra con un triangolo molto trasparente in corrispondenza dei seni, lasciava intravedere senza troppi sforzi il solco morbido e sensuale tra i seni, tenuti su da un reggiseno a balconcino.
La studentessa sostenne lo sguardo della professoressa che dopo qualche istante proseguì il suo cammino tra le fila di banchi. Alla fine della fila però si fermò per poi tornare indietro. Avvicinatasi di nuovo ad Ylenia osservò il numero di matricola sul libretto poggiato sul banco, ed estratto un taccuino da una tasca, appuntò qualcosa allontanandosi.
Per la procace studentessa era fin troppo facile immaginare cosa la professoressa avesse scritto. Ylenia capì che sarebbe stata bocciata, a prescindere dalla sua preparazione e dalla prova che avrebbe svolto. Con gli occhi cercò Piero trovando lo sguardo di questi già su di lei. Il dottorando era visibilmente nervoso, lo sforzo per restare calmo era chiaro sul viso tirato e rigido. Ylenia abbassò lo sguardo sulla prova d’esame sperando che Piero riuscisse a mantenere la calma e non combinasse qualche casino. Per il momento niente dimostrava che la professoressa avesse scoperto il loro imbroglio.
***
Quando lesse il voto sullo statino Ylenia sgranò gli occhi, traendo un profondo sospiro. Una mano gli corse all’altezza del seno, mentre osservava incredula il risultato. La professoressa Callisto seguì la mano della studentessa che si appoggiava sul petto abbondante e poco coperto, girandosi con fare sdegnato.
Ylenia si dovette sforzare per non cercare lo sguardo di Piero, e ancor di più per non sporgersi e abbracciarlo oltre la cattedra. Firmò il suo 24, strinse la mano con fare formale all’assistente mentre la prof finse di stare rispondendo al cellulare per ignorare la studentessa.
Un’ora dopo era ancora all’università, seduta su alcuni scalini nell’angolo di un corridoio poco frequentato. Quando vide arrivare Piero questi era sorridente almeno quanto lei.
«Contenta?»
«E direi. È stato merito tuo, vero?»
«Non solo. Anche tuo. Ho dovuto lavorarmi un po’ la Callisto, ma hai fatto un’ottima prova d’esame. Avresti meritato qualcosa in più. Ma non ho potuto.»
«Il ventiquattro va più che bene.»
Ylenia si guardò in giro. I due erano soli nel corridoio e lei buttò le braccia al collo del dottorando stringendolo forte a sé. Lui sentì la pressione del prosperoso seno, ma nonostante l’inevitabile desiderio, si limitò a rispondere in maniera semplice all’abbraccio.
«Ora mi vuoi spiegare cosa è successo?»
«Non ora. Non posso trattenermi. Perché non passi a casa mia verso le sette?»
Ylenia restò con la sua consueta espressione, ma un velo di incertezza le accarezzò i pensieri.
Ecco. Vuole che rispetti la mia parte del patto.
«Va bene» rispose con tono freddo. «A stasera.»
Epilogo
Piero e Ylenia restarono abbracciati e in silenzio diverso tempo. Quando si allontanarono, continuarono a tacere guardandosi negli occhi, lei aveva il trucco intorno agli occhi sciolto dalle lacrime.
«Ti dispiace se vado a darmi una sistemata?»
Piero indicò il bagno alla donna e restò seduto nel salotto, pensieroso, in un silenzio assoluto. Dopo un paio di minuti si alzò per preparare un té, nell’attesa Ylenia uscisse dal bagno.
«Credo tu voglia qualche spiegazione. Giusto?» Disse la donna prendendo la tazza che lui le porgeva.
«Se vuoi. Non ti voglio forzare.»
«Si chiama sindrome Adrenogenitale. Mai sentita?»
Piero si limitò a scuotere il capo in segno di diniego.
«In realtà i dettagli prettamente medici non li conosco neanche io. Sono cose piuttosto complicate. Ma in sostanza è un’alterazione genetica che provoca una forma di ermafroditismo. In pratica ho degli organi genitali non perfettamente definiti… Come avrai potuto notare…»
Quando aveva accompagnato la mano di lui tra le sue gambe, Piero con le dita non aveva toccato ciò che si aspettava. Dove le dita si aspettavano di sfiorare le grandi labbra, avevano invece toccato qualcosa di piccolo e sporgente.
«Quello che hai toccato…» Ylenia si fermò pensierosa, cercando le parole più adatte ed il coraggio di pronunciarle, era la prima volta che parlava con uomo di quel aspetto della sua vita. «È il clitoride ma si è sviluppato in maniera eccessiva, alterata, finendo per somigliare più ad un membro maschile, di piccole dimensioni.»
La donna si fermò traendo un profondo respiro. Gli occhi divennero umidi.
«Tranquilla» Piero le prese una mano, stringendola dolcemente. «Non mi devi spiegare niente.»
«Voglio spiegartelo. È una vita che nascondo questa cosa. Ora non voglio più farlo. Almeno con te.»
Lui rispose stringendogli con maggiore forza la mano.
«Come forse tu sai, c’è corrispondenza tra i due apparati genitali, maschile e femminile. Fino ad un certo punto, durante lo sviluppo del feto non si distinguono. In seguito a seconda del sesso si sviluppano in un modo o nell’altro. Il clitoride corrisponde al pene. Lo scroto alle grandi labbra e i testicoli alle ovaie.»
«Vaghi ricordi delle lezioni di biologia al liceo.»
«Nel mio caso, come dire, lo sviluppo dei caratteri sessuali non ha seguito uno dei due percorsi soliti. Non tutto è andato come doveva. Così mi sono ritrovata con degli organi sessuali non bene definiti. In pratica non ho una vagina. Non posso fare sesso come una donna normale. Te ne sarai reso conto toccandomi.»
«In effetti, sì.»
I due tacquero per qualche istante. Piero stava metabolizzando ciò che lei aveva detto. Era abbastanza confuso, voleva dire qualcosa ma non era sicuro di cosa potesse essere opportuno e cosa invece era meglio tacere. La paura di ferirla era forte. Lei invece lo osservava aspettando una reazione.
«Questa cosa, ti porta altre conseguenze?» Piero scrutò il volto di lei per essere sicuro di non aver posto la domanda sbagliata.
«Niente di eccessivamente grave» iniziò a dire con tranquillità Ylenia, si era tolta un peso non indifferente. «Ho dei valori degli ormoni non proprio regolari per una donna. Una crescita di peli un tantino accentuata. Lineamenti un po’ troppo marcati. La mia voce la senti. E poi, il mio seno era appena accennato.»
«Era.»
Ad entrambi scappò una leggera risata che contribuì a rilassare l’atmosfera. Lui si avvicinò abbracciandola e stringendola.
«L’ho rifatto proprio per sentirmi più donna. Qualunque uomo vedendo il mio seno, non nota, o non si interessa, ai lineamenti marcati e tutto il resto. Almeno fino a quando resto vestita.»
«In effetti è facile distrarre un uomo.»
«Il mio aspetto, non solo il seno, è tutto finalizzato a mostrarmi più donna di quello che mi sento… a causa di questa cosa.»
«Non devi mostrarti come niente di diverso da quello che sei. Sei una donna meravigliosa. E questa cosa, non toglie niente alla tua femminilità.»
Lei si strinse ancora di più a lui. Lo baciò con delicatezza e poggiò la testa al petto.
«Quindi non ti faccio impressione o schifo?»
«Non azzardarti mai più a dire una cosa del genere. Mi piaci davvero Ylenia. Ammetto che all’inizio mi hai attirato soprattutto per il seno e tutto il resto, ma poi…»
«Ma non possiamo fare sesso.»
Lui la osservò con un mezzo sorriso, gli occhi gli brillavano.
«Che c’è? Perché mi guardi così?»
«Ora mi deludi.»
Ylenia si irrigidì fissando con due occhi sgranati Piero.
«Fino ad ora hai fatto la femme fatale, e mi vieni meno sul più bello?»
«Scusa non ti seguo» la voce era timorosa.
«Quanti modi conosci di fare sesso?»
La donna aggrottò la fronte perplessa.
«Stai iniziando a capire. Giusto?»
«Credo di sì.»
La lampo che chiudeva sulla schiena il vestitino di Ylenia si sbottonò e Piero sfilò la parte superiore di questo, scoprendo in tutta la sua abbondanza il seno della donna. Abbassò le spalline del reggiseno e poi le coppe, iniziando ad accarezzare con le dite le aureole ed i capezzoli turgidi. Alle dita seguì la bocca che iniziò a succhiare e mordicchiare.
Il vestitino scivolò ai piedi della donna. Piero la attirò a se stringendo il sedere di lei tra le mani con forza. Si baciarono con passione. Lei infilò le mani sotto la camicia di lui passandogli le unghie sulla schiena, mentre gli baciava prima il collo e poi il torace, rimasto privo della camicia volata su un mobile.
Piero sino a pochi anni prima era stato uno sportivo di discreto livello, ed i benefici di ciò si potevano ancora vedere.
Le labbra di Ylenia scivolarono giù dal collo lungo il torace ampio e glabro di Piero. Scese lungo gli addominali, non più scolpiti come un tempo, ma ancora piacevoli.
La maggiorata iniziò a sbottonare i pantaloni dell’uomo che seguirono la medesima sorte della camicia, lasciandolo nudo con il membro eretto. Le mani si strinsero lungo l’asta robusta con le vene in evidenza, mentre le labbra accarezzavano il glande prima di accoglierlo per intero in bocca. La lingua si agitò e premette con foga su questo, mentre le mani massaggiavano l’asta.
Dopo diversi minuti Piero prese Ylenia per i capelli, costringendola con dolcezza ad allontanare la bocca dal suo membro. La fece alzare e dopo averle accarezzato i seni abbondanti la fece voltare e abbassare sul divano. Le gambe dritte, formavano una perfetta V rovesciata. Il busto di lei si piegò in avanti mettendo allo stesso tempo in risalto sia il sedere tondo ed abbondante sia il seno che seguendo la forza di gravità, si distese verso il basso.
Lei indossava ancora delle mutandine rosse di pizzo, molto sensuali. Piero per un attimo fu indeciso se toglierle o meno.
«Toglile» suggerì lei sicura.
Piero superò ogni esitazione. Dopo avergli sfilato le mutandine, iniziò ad accarezzare e stringere tra le mani le natiche di Ylenia. Doveva trattenersi per non finire con le mani nella zona della vagina. Era sicuro che questo avrebbe creato disagio alla donna.
Accarezzò il solco tra i glutei, soffermandosi sul piccolo e scuro asterisco della donna. Questa si girò leggermente e lo invitò ad avvicinare il proprio membro alla sua bocca.
Con gesti rapidi e decisi ripreso a succhiarlo, con l’intenzione di bagnarlo per bene.
Dopodiché Piero tornò alle sue spalle. Appoggiò il membro turgido e gonfio al sedere di lei ed iniziò a spingere strappandole subito un gemito. Non forzò i tempi, entrando ed uscendo con delicatezza, ogni volta infilando una parte più lunga. Il corpo di lei rispose accogliendolo ed i movimenti divennero presto più decisi, rapidi e profondi.
L’uomo avvolse i capelli di lei intorno alla mano e tirò con decisione costringendola ad inarcare la schiena. I gemiti di lei si fecero più acuti. I colpi più decisi. Tutto più piacevole. Il seno oscillava seguendo le spinte di lui. I movimenti iniziarono a rallentare. Tutto si fece più lento e profondo.
Piero uscì dal corpo della donna, questa si sedette in modo da avere il membro gonfio all’altezza del seno. Lo strinse tra i due seni iniziando a massaggiarlo. Pochi movimenti e il calore del seme di lui iniziò a scivolare sulla pelle della donna.

Autore Pubblicato il: 21 Maggio 2022Categorie: Erotici Racconti, Racconti Erotici Etero, Sensazioni0 Commenti

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