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Separata da oltre 5 anni, causa infatuazione di mio marito per una giovane ed attraente straniera, attratta dal suo cospicuo patrimonio.
Mi descrivo brevemente, insegno italiano in un liceo, 60 bel portati, 158 per 56 kg , quinta di seno, culetto sodo e tondo, capelli biondi e occhi verdi.
Conduco vita riservata, un poco triste ed abitudinaria, ormai dedita ad una una forzata castità, tranne rari momenti di autoerotismo, soprattutto nel momento della doccia.
Resisto ai continui corteggiamenti dei colleghi .
La scorsa estate sono stata in un villaggio turistico sulla costa Salentina, dove ho avuto modo di frequentare un corso di avviamento al tennis, condotto da Tobia , un giovane ed affascinante istruttore.
Tobia avrà avuto non più di 20 anni, simpatico ed intraprendente, ha mostrato subito un vivo interesse per la mia persona.
All’inizio la cosa non mi turbava, ma in seguito ho notato che le sue avance erano sempre più audaci con la scusa di insegnarm i l’impugnatura della racchetta si poneva alle mie spalle facendomi avvertire la durezza del suo pene, turbandomi molto.
Tobia era alto e magro, capelli ed occhi castani ed aveva un discreto fascino.
Durante una serata musicale, mi invita a ballare un lento, sarà stato il chiaro di luna, l’effetto del rosso salentino o il suo profumo inebriante, ma mi sono lasciata andare , abbandonandomi fra le sue braccia lanquidamente.
Tobia ha colto l’occasione al volo, mi ha preso per mano e mi condotta nella vicina pineta che portava alla spiaggia.
Il cuore mi batteva forte e sentivo la mia fica che diventava sempre più bagnata.
Indossavo un sottile vestitino di lino nero e sotto avevo il mio intimo di pizzo nero preferito. Arrivati sulla spiaggia al chiaro di luna con un gradevole venticello, Tobia cercò le mie labbra carnose e le bacio’ con tenerezza poi la sua lingua cercò la mia.
Era di una tenerezza e delicatezza bellissima,
Con maestria mi sfilò il vestito e mi tolse il reggiseno dedicandosi ai miei capezzoli baciandoli e mordendoli, gli tolsi la camicia e lo baciai sul torace, poi gli slacciai la cintura abbassando i pantaloni e tirando fuori il suo uccello di rara bellezza, tondo e rigido, lo baciai sulla cappella, lo ingoiai e lo succhiai avidamente.
A questo punto lui prese l’iniziativa, mi tolse le mutandine mi fece adagiare su un lettino e infilò la lingua nella mia fica stimolando audaciamente.
Godevo da morire, gemendo ed animando, gli chiesi di penetrarmi, lo volevo dentro.
Lui mi girò di schiena, mi fece inarcare mi allargò le gambe e mi infilò la lingua fra i glutei cercando il mio buchino, poi infilò il dito per allargando, capii le sue intenzioni e lo pregai di non farlo poiché ero vergine ed avevo paura di avvertire dolore, lui mi tranquillizzo’ e continuò le sue manovre che mi procurava un enorme piacere, per cui fui io ad invitarlo ad infilarmelo, cosa che lui fece infilando con delicatezza prima la cappella e poi l’asta, godevo da morire, fino a quando non avvertii il calore del suo sperma invadere il mio culo.

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Autore Pubblicato il: 23 Novembre 2022Categorie: Erotici Racconti, Racconti Erotici0 Commenti

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