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04 La Segretaria

Erano ormai due anni che lavoravo per una multinazionale americana e più o meno dallo stesso tempo ero sposato. La vita stava girando per il verso giusto e tutto sembrava tranquillo. Troppo, per i miei gusti.

Il team europeo cresceva e mi avevano da poco assegnato una assistente in Italia.
Francesca era una ragazza molto bella, anche se piuttosto timida. Sempre curatissima nel vestire, truccata al punto giusto’ insomma, una perfettina. I primi tempi insieme non furono così idilliaci: a me piacciono le persone estremamente veloci ed efficienti, mentre lei aveva bisogno di molta supervisione. Nonostante questo mi facesse spesso innervosire, c’erano giorni in cui la osservavo e la trovavo particolarmente sexy con quell’aria da santarella… ma era fuori discussione che succedesse qualcosa. Non con le colleghe, assolutamente mai con una che riporta direttamente a te.

Dopo qualche settimana mi ero pure reso conto di piacerle, e molto. Mi faceva spesso complimenti, mi diceva che uomini come me non si trovano facilmente e che mi invidiava la calma e la sicurezza di fronte ad ogni situazione. A volte questo suo adorarmi era imbarazzante. Non stava cercando di sedurmi, e nemmeno di provarci. Non credo l’avrebbe mai fatto. Era solo chiaro che non le fossi indifferente.

Viaggiavamo anche spesso insieme, soprattutto quando si organizzavano meeting importanti, e questo comportava a volte anche lo stare fuori a dormire per una o due notti. Così ci capitò diverse volte di uscire a cena noi due da soli, dopo lunghe giornate di trasferimenti e lavoro.
Cercavo di mantenere una certa distanza, ma in quelle situazioni &egrave abbastanza normale che le persone sviluppino un rapporto più confidenziale, favorito anche dalle nostre policy interne per cui si usa il tu con tutti. Lei mi raccontava spesso della sua vita privata, si apriva e si confidava molto alla ricerca di consigli e supporto. Io ascoltavo, a volte le davo un’opinione spassionata, ma avevo sempre evitato di coinvolgermi troppo. Sapevo come sarebbe finita e volevo evitarlo accuratamente.

La cosa cambiò una sera, mentre eravamo in un piccolo hotel fuori Roma e ci stavamo organizzando per uscire a cena. Siccome ci metteva sempre un sacco di tempo a prepararsi, era ormai una prassi che io la aspettassi in camera mia e che lei bussasse quando era pronta, così io potevo dedicarmi al mio tipico lavoro serale: le email non lette durante il giorno. Quando arrivò io mi ero perso dietro al computer.

– Entra un secondo. Devo finire una e-mail e poi andiamo.
Si sedette sul letto. Aveva indosso una camicia un po’ scollata che non nascondeva un seno rotondo e prosperoso, una gonna appena sopra il ginocchio, stivali alti neri. Non era male. Rimanemmo in silenzio per qualche minuto mentre battevo sui tasti per poter spedire il mio messaggio, ma quel debole rumore di fondo fu rotto da inequivocabili gemiti di una donna provenienti dalla stanza attigua. Le pareti erano evidentemente piuttosto sottili e sembrava quasi che fosse lì con noi.

A Francesca scappò una risatina
– senti questa…. e diventò tutta rossa
Mi alzai e avvicinai l’orecchio al muro
– ma… cosa faiiiii !!! Dai…. andiamo a cena!
– no, aspetta… vieni a sentire… ora parlano
si lasciò tentare dalla curiosità e venne vicino a me, anche lei con l’orecchio attaccato alla parete.
Nella camera accanto lei dirigeva il suo lui dandogli chiare indicazioni su come muoversi.
– Dai’ così amore’ più veloce’. Che bel cazzo che hai’
Si sentiva il letto cigolare e lui grugnire.

Francesca, senza accorgersene, aveva iniziato a mordicchiarsi il labbro inferiore.
La cosa non mi stava lasciando indifferente.
– Lo trovi eccitante? Le chiesi.
Si irrigidì all’istante.
– non c’&egrave nulla di male… E’ del sano sesso. Si stanno divertendo’ Io lo trovo molto eccitante
– si’anche io… mi rispose abbassando gli occhi

Nell’altra stanza intanto divenne chiaro che lui voleva incularla e lei non era del tutto pronta
– No, dai… aspetta… piano, entra piano…. così me lo sfondi…
Francesca aveva gli occhi spalancati ed era diventata rossissima. Sussurrava a bassa voce
– Oddio’ cosa fanno’ andiamo’
Io ridevo.
-dai… senti cosa combinano ora… torna qui

L’uomo doveva essere riuscito nel suo intento e la ragazza ora godeva ad alta voce.
Si risistemò contro il muro, ma molto più vicino a me.
Respirava velocemente, come se a fare sesso fosse stata lei.
Mi guardava, poi abbassava gli occhi e poi mi guardava nuovamente.
Le sue mani davano segni di nervosismo.
Fu come istinto animale. Il suo profumo mi invase le narici.
Avevo voglia di averla.

Spostai la mano lungo il muro, fino a sfiorare la sua. Ebbe un sussulto, ma non la spostò.
Mi guardava fissandomi negli occhi.
Dall’altra parte della parete i due avevano iniziato ad urlare dal tanto che godevano.
Io mossi la testa avvicinandomi alla sua ancora un po’, fino a pochi centimetri.
E lei mi baciò.

Le labbra sulle mie, la lingua che me le aveva sfiorate prima di ritrarsi, la mano che aveva afferrato saldamente la mia.
Si fermò quasi subito, impietrita, per poi ritrarsi.
– io… io non so cosa… davvero…. scusa’
La girai contro il muro e le fui addosso con tutto il mio corpo.
Le misi la lingua in bocca. Un bacio dolce ma deciso.
Non se lo aspettava, lo percepii, ma non ci fu resistenza.
Continuai a baciarla mentre una mano le scendeva lungo il viso, passando sul seno.
La sentii avere un piccolo sussulto. Le sue mani cinsero la mia testa.
Continuai sui fianchi, per poi risalire sotto la gonna.
Aveva le mutandine fradice.

Mi staccai dalla sua bocca per guardarla in faccia. Aveva gli occhi spalancati. Il respiro si era fatto breve e veloce.
Riuscì solo a dire ‘ Oddio… poi spalancò la bocca lasciandosi sfuggire un gemito mentre le mie dita entravano in lei.
Le gambe le tremavano.

Mi misi in ginocchio e le abbassai le mutandine, poi le sollevai la gonna e iniziai a masturbarla e leccarla mentre le afferravo il seno. Mi mise una mano tra i capelli, e mentre allargava di più le gambe mi spingeva il viso con forza verso la sua figa. Tra un sospiro e l’altro continuava a ripetere quella parola.
– Oddio” oddio’.. ahhhh’. Oddio’.

Mi alzai in piedi, smettendo di toccarla. La guardavo dritta negli occhi mentre lei cercava di sostenere lo sguardo. Mi slacciai i pantaloni, lentamente. Non riuscivo a capire se fosse più eccitata o tesa.
La presi e, girandomi, lei si trovò con il letto alle spalle. Le tolsi anche la gonna e la forzai a sdraiarsi.
La camicetta in parte aperta, autoreggenti e stivali.

La tenevo per le caviglie.
Le sue gambe aperte davanti a me, con la figa ben rasata esposta al mio sguardo.
Lei respirava davvero velocemente mentre mi fissava.
I suoi occhi nei miei, poi in mezzo alle mie gambe. I miei pantaloni erano a mezza gamba con i boxer.
Il cazzo duro davanti a lei.
Mi chinai e la penetrai.
Lanciò un urlo. Poi mi abbracciò e cercò la mia bocca.

Me la scopai ferocemente.
Il mio cazzo entrava ed usciva da quella figa stretta e bagnata facendo molto rumore, un suono che mi piaceva sentire.
E mi piaceva vedere il suo volto, le sue smorfie di piacere intenso. La vidi piangere, contorcersi, godere.

Quando sentì che acceleravo il ritmo riuscì a dirmi solo
– Non dentro’ Ti prego… non venirmi dentro…
Mi sfilai e le sborrai sulla pancia, sporcandole una delle calze.

Continuò a guardarmi mentre mi segavo davanti a lei, con ancora una delle sue gambe sulle spalle.
– Non credevo di pacerti…
me lo disse senza guardarmi.
Io non le risposi. Avevo appena fatto una cazzata gigante.

– Credo sia meglio se ti vai a cambiare… mi spiace…
Si alzò dal letto, evidentemente imbarazzata, tenedosi una mano sul sesso e una sul seno come se fosse stata completamente nuda. Però mi baciò prima di sparire in bagno.
La sua mano mi sfiorò l’uccello. Ero quasi certo l’avesse fatto di proposito.

Quando tornò si era aggiustata abbastanza ma mi disse che sarebbe stato meglio se fosse tornata in camera sua.

Passai un paio d’ore a riflettere sulle conseguenze possibili di quello che avevo fatto, mentre cenavo da solo al terribile ristorante dell’hotel.

Mi arrivò un sms:
era dal primo giorno che avevo voglia che accadesse.
Risposi ‘ sarà il nostro piccolo segreto.
Speravo davvero rimanesse tale.

Ancora non immaginavo dove quella prima volta ci avrebbe portati.
I giorni seguenti furono complicati.
C’era dell’imbarazzo tra noi ma nessuno dei due ne parlava. Il lavoro però ci costringeva ad un nuovo viaggio insieme: tre giorni interi da soli. Il tempo in macchina passò parlando del lavoro che ci aspettava ma la sera a cena fu terribile.
Da soli nel piccolo ristorante della gasthaus in tirolo, eravamo piombati in un lungo silenzio.
Fu lei a romperlo, evidentemente cercando di farsi coraggio.

– Sai, a Roma &egrave stato molto bello. E so che non possiamo stare insieme’ ma non riesco a dimenticare quella sera’
Mi uscì una delle mie solite battute del cavolo
– beh, magari stasera quelli della camera accanto ci daranno dentro’
Rise.
– No’ dai, non scherzare. Ti ho già raccontato di come gli uomini mi fanno sentire bloccata. Tu invece’ ecco’
– Non sono come tu mi immagini. Sei una brava ragazza, io faccio male a quelle come te
Rimase un attimo in silenzio
– E se non volessi più essere una brava ragazza?
– Sicura di quello che dici?
– Si’.

Non so cosa mi prese. Il suo comportamento così remissivo mi fece venire voglia di dominarla, di annullarla e possedere il suo corpo e la sua mente.
– In camera mia, tra 30 minuti.
E senza aspettare una sua risposta o cercare di cogliere una sua reazione mi alzai e tornai in stanza.

Il tempo passò e lei non era arrivata. Pensai di aver fatto una seconda cazzata enorme. Poi invece bussò.
Entrò in camera senza dire una parola, evidentemente tesissima.
Mi sedetti sul letto e lei cercò di fare altrettanto ma io la fermai.

Non ti ho detto di sederti, vero?
– no’. Sussultò.
– vediamo quanto sei brava a fare la cattiva ragazza, allora. Spogliati.
Rimase ferma a guardarmi, pietrificata. La bocca leggermente aperta.
– Allora? Se vuoi che un uomo ti desideri devi saperlo eccitare ragazzina.
Iniziò a slacciarsi la camicia, un bottone alla volta.
La posò ordinatamente sulla sedia. Si sfilò facilmente le scarpe, poi mi guardò negli occhi.

– Brava, mi piaci. Ora la gonna.
La slacciò e la lasciò cadere per terra rimanendo in autoreggenti e un bellissimo completo intimo in pizzo chiaro, leggermente trasparente. Le braccia distese lungo i fianchi, le mani che le tremavano vistosamente.
Mi tolsi anche io scarpe e camicia, mentre mi guardava.
-Il reggiseno.
Lo sfilò lentamente, coprendosi poi il seno con un braccio.
– Togli quel braccio. Ti voglio vedere bene.
Lo fece, abbassando gli occhi
– Ti piace che io ti guardi così?
– Si’ ma’ mi vergogno’
– Di cosa ti vergogni? Sai che tra poco ti scoperò?
– Si’
– E?
– Lo voglio’.
– Girati e togliti le mutande
Si voltò lentamente e si sfilò gli slip, piegandosi in avanti e mostrandomi un culo ben fatto.
Era davvero una bella ragazza.
Poi si voltò di nuovo, coprendosi ancora il sesso con una mano e il seno con l’altra.
– non ti ho detto di girarti. Voltati di nuovo.

Mentre era in quella posizione, con solo le autoreggenti indosso, mi spogliai completamente.
mi avvicinai a lei e mi appoggiai con il corpo nudo sul suo.
Ebbe un fremito mentre il mio cazzo già in tiro si appoggiava tra le sue natiche.
Allungò una mano per toccarlo mentre girò la testa cercando la mia bocca.
Ci baciammo. Le lingue si incrociarono mentre una mano si insinuava tra i suoi capelli e l’altra le prendeva il seno.

La tirai fino al letto dove la feci sedere.
– Ora masturbati per me.
Rimase nuovamente impietrita
– Voglio vederti godere. Allarga bene le gambe ed inizia a toccarti
Era tutta rossa in volto e non riusciva a guardarmi mentre apriva le gambe e una mano iniziava a massaggiare le grandi labbra.
Mi misi dietro di lei, la mia mano sulla sua.
La baciai sul collo, fino ad arrivare vicino all’orecchio per sussurrarle quanto era eccitante mentre si toccava e quanto volevo vederla godere.

Accompagnai us suo dito dentro nella figa fradicia, poi due
– oddio’ ahhhhh’.. furono le sue uniche parole.
La mia mano lasciò la sua che ormai andava dentro e fuori.
– Continua così. Brava’ ti piace, vero?
Rispose di si con un filo di voce, strozzato da un gemito di evidente piacere.

Intanto mi ero spostato di fianco a lei, il mio cazzo in tiro vicino alla sua bocca.
Capì cosa volevo.
– Non l’ho mai fatto’ non mi piace’
– Ti piacerà, invece. Dai, succhiamelo!
Le presi la testa e la forzai ad avvicinarsi.
Aprì la bocca e mi lasciò entrare.
Le diedi io il ritmo, coordinato con quello della sua mano che entrava ed usciva dalle sue gambe.

La fermai perché non volevo venire così presto. Se era vero che non le piaceva, era piuttosto brava. Ci metteva impegno.
Mi spostai davanti a lei
– Vuoi che ti scopi ora?
– Si’
– Si cosa’
– Si, ti prego’ facciamo l’amore’ ho voglia’
-No bambina, tu mi devi chiedere di scoparti

Rimase un attimo in silenzio
– Scopami’ ho voglia’ adesso prendo la pillola’
Lo disse a bassa voce. Senza guardarmi.
Appoggiai la cappella all’entrata della sua figa e spinsi leggermente.

Non dimenticherò mai la sua espressione, mentre quasi piangeva. Le scivolai dentro con una lentezza esasperante mentre respirava molto velocemente, cose se avesse appena fatto una corsa.
Iniziai a pomparla.
Le mie mani stringevano il suo seno. La sua bocca aperta mentre godeva ad alta voce.

Venne in maniera brutale, contorcendosi e tremando.
Le sue unghie si infilarono nella mia schiena.
Stava quasi urlando, con tutti i muscoli tesi, chiedendomi di fermarmi.
Non la ascoltai, continuando a muovermi dentro di lei finch&egrave non la riempii con il mio seme caldo.
Solo allora mi abbandonai sopra di lei, con il fiato corto, il mio cazzo ancora piantato dentro il suo corpo.

La sua mano iniziò ad accarezzarmi i capelli molto dolcemente. Mi stava abbracciando. Ci baciammo.
Ti piace fare la cattiva ragazza?
– Si’ non avevo mai’ goduto’&egrave stato così intenso’
– Non &egrave stato nulla. Se deciderai di continuare sarà sempre peggio
Facevo il duro, per vedere dove sarebbe arrivata.
– Farò tutto quello che vuoi
– Tutto? Sei sicura? Non hai idea di quello che succederà
Abbassò ancora gli occhi
– Si’ io’. Tutto ciò che mi chiederai’
– Va bene. Ora fatti una doccia. Stanotte dormiamo insieme. Mi aspetto di sentire la tua bocca sul mio cazzo domani mattina.

Non rispose, ma andò a lavarsi. Poi entrò nel letto nuda e venne ad abbracciarmi.

La mattina dopo quando ci svegliammo rimase un po’ a guardarmi, poi spostò le lenzuola e iniziò a segarmi lentamente.
La sua testa scese tra le mie gambe e cominciò a leccarmelo.
Se lo fece sparire in bocca e continuò a salire e scendere lungo l’asta finch&egrave non le venni in gola.
Le mie mani sulla testa non la lasciarono rialzare. Ingoiò tutto.
– sei stata brava
– farò tutto quello che mi chiederai’ davvero’.

Ci vestimmo e andammo al lavoro. Si comportò molto bene, come se nulla fosse.

Tornati in albergo la riportai in camera. La baciai e la accarezzai molto delicatamente. Mi sdraiai sopra di lei e, ancora vestito, la scopai.
Con molta dolcezza, stavolta.
Continuò ad accarezzarmi il volto mentre le entravo dentro.
Fu bello venire di nuovo in quel corpo caldo ed accogliente.

Non ricordo quante volte successe ancora durante quel viaggio, ma furono tante. Era difficile gestire quella situazione.
Sul lavoro lei era molto brava a fingere distacco ed un rapporto estremamente professionale e le avevo detto chiaramente che non ci saremmo mai incontrati durante il nostro tempo libero, ma come al solito quando faccio dei buoni propositi poi’

In ufficio si era sparsa la voce che potevo portare qualcuno a fare giri in aereo e alcuni colleghi erano venuti a godersi la Lombardia dall’alto, mentre altri iniziavano a chiedere informazioni per prenotarsi.
Quel venerdì mattina Francesca entrò nel mio ufficio come al solito per rivedere il programma della giornata e mi chiese se la proposta fosse aperta anche a lei.

Le risposi che era la benvenuta, e che non le avrei chiesto come agli altri di pagare il carburante, ma la cosa avrebbe avuto comunque un prezzo.
Mi guardò sorridente.
Si avvicinò in modo da poter parlare sottovoce
– E cosa vorresti in cambio?
– Questo
le dissi passandole una mano sul culo
Fece quasi un salto.
Mi guardò come per capire se stavo scherzando o cosa
– Io domani decollo alle 10 di mattina. Poi ti mando l’indirizzo. A te decidere se venire o no. Puoi andare.

Uscì dall’ufficio con un’aria abbastanza sconvolta. Speravo non se ne fosse accorto nessuno.

La mattina dopo ero al campo volo piuttosto presto, per poter fare tutti i controlli sul velivolo, studiarmi un po’ i bollettini meteo e altre cose utili.
Fui francamente un po’ stupito di vederla arrivare.

Ci salutammo e chiacchierammo un po’ del più e del meno, quando lei se ne uscì con un
– Non ho capito se ieri stavi scherzando’
– Su certe cose sono molto serio. Puoi ancora tirarti indietro.
– No’ te l’ho già detto’. Farò tutto quello che vuoi tu’. Ieri ho guardato un video su internet. Una donna si faceva penetrare lì da un uomo’.. sembrava le facesse molto male’
– E ti &egrave piaciuto guardarlo?
– Si’. Lei voleva far godere il suo uomo’. Si &egrave lasciata’ usare’ e sembrava le piacesse’
– E tu?
– Io’.
Era davvero imbarazzatissima
– Io’ ecco’ a me piace quando facciamo l’amore.

– ora andiamo in volo. Poi ti farò godere tanto, ragazzina.
Facemmo un giro sopra i laghi, un classico tour molto scenografico.
Si rilassò e si divertì molto. Scattò anche un sacco di foto.
Poi atterrammo e mangiammo un boccone al bar.
– Dammi un documento e sali in macchina con me. La tua la lasciamo qui.
Ubbidì senza dire una parola.

Guidai fino ad un motel lì vicino e presi una stanza.
Entrammo e la spinsi subito contro il muro, infilandole la lingua in bocca.
Rispose a quel bacio abbracciandomi forte. Le mie mani erano sul suo culo
– Lo voglio. Adesso.
Mi piaceva vederla in quello stato tra la paura, l’ansia e l’eccitazione.
– Togliti i pantaloni.

La guardavo mentre si sfilava i jeans e le calze, rimanendo con una felpa e un paio di mutande.
– Anche gli slip. Poi chinati sul letto.
Intanto mi stavo spogliando anche io.
Mi misi dietro di lei, il cazzo già in tiro.
Lo passai qualche volta sulle grandi labbra. Sapevo che questa attesa l’avrebbe fatta eccitare da morire.
– Non così’ entrami dentro’.
– Allarga bene le gambe
Lo fece, e scivolai dentro di lei.

In mano avevo un flacone di gel lubrificante e iniziai a farglielo colare in mezzo alle natiche.
Si girò a guardarmi.
Gli occhi sgranati, la bocca aperta mentre godeva delle mie lente penetrazioni.
Un dito iniziò a forzarle il buco.
– Rilassati’ vedrai che ti piacerà. Se ti rilassi non fa male.
Ci stava provando, ma come sempre era molto tesa.

Il mio indice scivolava con fatica dentro e fuori da quel pertugio stretto che continuava a contrarsi.
La feci allora mettere a quattro zampe sul letto, e ricominciai a penetrarla.
Di nuovo il mio dito dentro di lei.
Ora sembrava più a suo agio. Si stava lasciando andare.
Ancora un po’ di gel e un secondo dito forzò con un po’ di fatica il suo ano, con un movimento opposto alle mie spinte ma con lo stesso ritmo.
Credo stesse cominciando a piacerle quella doppia penetrazione. A me invece piaceva sentirla ansimare.

Smisi di scoparla e, mentre le dita proseguivano il loro lavoro, mi spalmai altro gel su tutta la lunghezza del cazzo.
Le dita si sfilarono, la cappella prese il loro posto.
Iniziai a spingere.
Lei si girò a guardarmi.
Il viso in parte coperto dai lunghi capelli, la bocca spalancata, il respiro veloce.
La accarezzai mentre mi facevo strada dentro di lei.
Una smorfia di dolore appena accennata.

– Dimmi che lo vuoi
– Si’ ti voglio’ voglio tutto quello che vuoi tu’.
– E cosa vuoi
– Voglio te’ ti voglio dentro
– Dove’?
– Dietro’ ti voglio dietro
– Mi vuoi nel culo?
Non rispose.

Entrai fino in fondo, rimanendo fermo così.
Si girò di scatto
– Non ce la faccio più’. Se lo vuoi allora scopami!
La cosa mi eccitò incredibilmente
Iniziai a muovermi dentro quel culo stretto e morbido mentre lei sembrava un’altra, quasi impazzita.
– si’ si’ scopami’. Così’ dai’.
Non durai molto.
Quando sentì che le stavo riempiendo l’intestino di sperma lanciò un urlo, poi si lasciò cadere sul letto con me sopra.
Uscii da lei ma non riuscii ad allontanarmi.
Si girò e mi prese quasi con violenza, abbracciandomi ed infilandomi la lingua in bocca.

Ci baciammo per diversi minuti, mentre lei mi teneva stretto quasi non volesse più lasciarmi andare.
Mi chiese se mi fosse piaciuto.
– Si, &egrave stato bello. E a te &egrave piaciuto?
– A me piaci tu’.
– Non ti ho chiesto questo
Abbassò gli occhi, come faceva sempre quando era in forte imbarazzo
– Non credevo mi potesse piacere’ ma’
-Ma?
– Mi hai fatto godere molto.
– Bene, perché lo rifaremo presto

Alzò gli occhi e mi sorrise.
I mesi che seguirono furono segnati da diversi viaggi di lavoro.
Non sempre Francesca mi accompagnava, ma quando lo faceva era scontato che finissimo a letto insieme. Piano piano si era lasciata andare e adesso stava iniziando a perdere quella timidezza ed insicurezza che aveva all’inizio.

Una sera d’estate ci trovavamo in un buon ristorante di Parigi, un posto tranquillo e ben frequentato.
Ci eravamo accomodati in un tavolo d’angolo, con un bel divanetto e due sedie. Luci soffuse, un’area della sala un po’ appartata anche per il fatto che non c’erano molti clienti. La posizione non era comunque nascosta. Avevamo quasi finito di cenare quando lei attaccò con un discorso dove cercava di fare un po’ la maliziosa.
– Sono diventata una cattiva ragazza, allora?
– No, ne sei ben lontana. Non ci sei portata.
mi guardò stranita, e forse un po’ delusa
– Mi avevi promesso che sarei diventata una cattiva ragazza’ Non lo vuoi più?
– Sicura di volerlo tu?
Aveva perso un po’ di quella finta sicurezza con cui aveva aperto la discussione. Mi piaceva spingerla verso questi suoi angoli oscuri e deboli.
– Finora mi &egrave piaciuto’
– Vai in bagno e togliti il reggiseno.

Si bloccò. Ci ero orami abituato.
-Dai muoviti.
– Ma’ la camicia’
– La camicia va benissimo. E le cattive ragazze tengono almeno un bottone in più aperto.
Con il suo tipico modo di fare, abbassò gli occhi e fece per alzarsi.
La presi pe una mano e la avvicinai a me. La baciai e poi le sussurrai all’orecchio
– e togliti anche le mutandine. Poi controllerò se sei stata brava.
Si irrigidì per un attimo, poi prese la borsetta e si diresse verso la toilette.

Quando tornò non mi guardò in faccia. La camicia bianca lasciava ora vedere bene la profonda scollatura e le trasparenze facevano capire che era senza intimo. Quando scostò la sedia la fermai e le dissi di sedersi di fianco a me, sul divanetto di velluto rosso.
Non appena lo fece, la mia mano si posò sulla sua gamba, iniziando a salire verso la gonna. Portava sempre le autoreggenti, quindi avanzavo lentamente verso l’interno coscia aspettando di sentire la pelle nuda sotto le mie dita.

Lei era rossa in viso, mentre i suoi occhi saltavano da un tavolo all’altro per vedere se qualcuno si stava accorgendo di quello che stavamo facendo.
Mi piaceva molto farla sentire così, tesa ed imbarazzata.
– fermati’ ti prego’ io’.
– No ragazzina. Non volevi fare la cattiva?
Raggiunsi il suo sesso.
Fece un piccolo sobbalzo.
La scena era coperta dalla tovaglia, ma credo si potesse immaginare bene cosa stava succedendo dalla posizione innaturale del mio braccio. Entrai dentro di lei. Era bagnata.
– Vedi che ti piace?
Rimaneva immobile, come una statua, tranne che per delle contrazioni ritmiche del bacino. Il volto cercava di nascondere il piacere che provava, misto ad una forte tensione.
– Fermati’. Ci vedono’ il cameriere’

Il ragazzo venne verso di noi per chiederci se volevamo ancora un dolce o un caff&egrave. Io avevo aumentato la velocità con cui le dita le torturavano il clitoride e la penetravano. La sua mano sinistra stringeva forte il mio avambraccio destro, quello che le stava dando piacere, cercando di limitarne il movimento.
La testa bassa.
Riuscì a dire un no strozzato. Gli occhi del ragazzo mi dicevano che aveva capito la situazione. Infatti poco dopo lo vidi dall’altra parte della sala con un collega che parlottavano e ci fissavano.

Baciai Francesca sul collo e le dissi che il suo amico cameriere voleva vederla godere.
– Alza la testa e guardalo negli occhi. Muoviti.
Lo fece, tremando come non l’avevo mai vista fare.
Guardò i due per un po’ mentre la masturbavo vistosamente.
Credo che questo la eccitò e la fece venire. Afferrò il tavolo con entrambe le mani, piegandosi in avanti e spalancando la bocca. Le scappò un sospiro soffocato che fece però girare altri due ospiti non molto lontani.
Girò la testa verso di me, ma senza riuscire davvero a guardarmi.
– Sei contento adesso?
– Abbastanza. Andiamo.

Si alzò sistemandosi la gonna tra gli sguardi delle poche persone che avevano capito l’accaduto.
Gli occhi dei due camerieri non la lasciarono finch&egrave non uscimmo dal locale.

Le passai un braccio dietro la schiena, e camminammo per qualche centinaio di metri. L’aria era tiepida, le stradine che stavamo percorrendo quasi deserte nonostante fosse ancora piuttosto presto.
La trascinai dentro una zona più buia e la misi con le spalle al muro. Iniziai a baciarla, mentre con la mano le afferravo un seno e con l’altra portavo la sua sulla mia erezione.
Era di nuovo tutta concentrata a guardare se arrivava qualcuno.
Mi aprii da solo i pantaloni, tirai fuori l’uccello e la spinsi ad accovacciarsi
– cosa fai’ qui ci vedono’
– Zitta. Fammi vedere quanto sei cattiva. Succhiamelo per bene

Si accovacciò e lo prese in bocca.
Le tenevo ferma la testa mentre mi muovevo dentro di lei.
Un paio di persone passarono, ma non credo si accorsero di noi, o non lo diedero a vedere.
Quando venni ingoiò tutto senza fermarsi. Ormai in quello ci sapeva fare.
Si rialzò e si sistemò un po’ la gonna e la camicia, poi ci incamminammo verso l’hotel.

Rimase in silenzio. In camera mi guardò dritto negli occhi
– Mi hai fatto fare la figura della puttana al ristorante
La tirai con forza verso di me
– Tu sei la mia puttana, lo sai vero?
Non rispose.
Mi baciò.
La sua lingua nella mia bocca, la sua mano a cercare il mio sesso
– Dai’ scopami’
Mi stupì
Le sollevai la gonna e in pochi istanti le fui dentro.
La storia con Francesca continuava e credo che iniziasse a piacerle davvero essere trattata in quel modo deciso e ruvido.

Io sinceramente non sapevo perché con lei mi venisse da fare così, visto che non &egrave la mia tipica natura.
In ufficio per fortuna nulla era in apparenza cambiato ma quando partivamo insieme, se dovevo passarla a prendere a casa si faceva trovare con abiti più provocanti del solito: generose scollature, gonne corte, tacchi alti.

Durante un lungo viaggio in auto verso il nostro ufficio di Monaco mi rivelò che aveva iniziato ad uscire con un ragazzo che le piaceva e che la settimana prima lui si era fermato a dormire da lei e avevano fatto sesso. Mi disse che era la prima volta che riusciva a sentirsi disinibita con un uomo e che era riuscita a godere molto.

Le chiesi se voleva interrompere la nostra relazione e che avrei capito. D’altronde anche io ero sposato.
Come risposta mi guardò con aria maliziosa, sollevandosi lentamente la gonna e mostrandomi che non indossava l’intimo.
Le infilai una mano in mezzo alle gambe e la punii masturbandola a lungo mentre guidavo in autostrada, facendola contorcere sul sedile.
Godeva vistosamente, senza nemmeno preoccuparsi di essere vista dalle altre auto intorno. La trovavo cambiata.

Quella sera, mentre era a quattro zampe sul letto e la stavo scopando le misi due dita in bocca e lei iniziò a succhiarle a dovere.
Era diventata davvero molto brava a fare i pompini.
– Ti stai immaginando di avere il tuo ragazzo qui davanti a te, vero? Io che ti scopo da dietro e lui che te lo infila in gola. Vedi che stai davvero diventando una cattiva ragazza? Adesso hai bisogno di almeno due uomini per soddisfarti’. Si vede che hai voglia di due cazzi tutti per te, piccola troia’
Non rispose.
Si sfilò, cambiando posizione e prendendomelo in bocca con foga finch&egrave non gliela riempii di sperma.

-Non mi hai risposto. Li vorresti due uomini solo per te, vero?
Uscì nuovamente dalla sua zona di comfort e abbassò gli occhi, parlandomi a bassa voce.
– L’idea mi ha eccitata molto’. Ma’ no’ non voglio’. Lui non &egrave come te’. Poi non mi vorrebbe più’
– Non ho detto che sarà lui
Alzò di scatto la faccia, guardandomi
– Non penserai che’
Le presi i capelli, tenendola ferma. La mia mano cercò il suo sesso e la penetrò. La guardai mentre faceva una smorfia di piacere con la bocca.
– Senti come sei bagnata’. Non dirmi che la cosa non ti eccita da morire’.
– Io’ non so’
– Ne riparleremo

Continuavo a muovere le dita dentro di lei, mentre la mia bocca finì sul suo seno.
Una sua mano tra i miei capelli.
L’altra a cercare tra le mie gambe.
Scopammo ancora finch&egrave non venni una seconda volta dentro di lei.

Il viaggio continuò come succedeva ormai da mesi. Tanto lavoro di giorno e tanto sesso di sera.
Non parlammo più del suo ragazzo.
Qualche settimana dopo fu lei a tirare fuori la faccenda, durante una cena.
Mi raccontò di una serata con il suo uomo. Lui l’aveva convinta a concedergli il suo bel culo e mi raccontò la scena in cui lei, mentre lui la scopava, aveva chiuso gli occhi e aveva immaginato di avermi lì con loro.
Pensava al mio cazzo in bocca, poi ad una doppia penetrazione come aveva visto in un film.

Scoprii così che sempre più spesso guardava su siti porno, per vedere come le attrici venivano usate durante scene di sesso a tre o anche nelle gang bang.
Non finimmo nemmeno di mangiare.
La trascinai in camera, le tolsi i pantaloni e la penetrai alla pecorina mentre era piegata sul letto.
– Così ti piace guardare le orge’
– Si’ mi eccita vedere lei che viene presa da tutti quegli uomini’ che cerca di soddisfarli tutti’
– E ti piace vedere come gode, vero?
– Si’ riempita’
Le forzai l’ano. Entrai molto facilmente
– Senti come sei larga ora’. Ti piacerebbe essere al posto di una di loro? Con tutti quegli uomini intorno solo per te?
– Non so’ &egrave eccitante’.
– Non lo vorresti uno sconosciuto che ti riempie la bocca mentre ti sto scopando
-io’. Tu mi fai godere’. Ti amo’..

Pompai furiosamente finch&egrave non venni, collassando sopra di lei.
Avevamo entrambi il fiatone
Non dirlo mai più’.
Rimase un po’ in silenzio. Poi mi prese una mano
– Farò tutto quello che vuoi.
Era passata qualche settimana da quella sera e ci eravamo visti poco perché ero partito per alcune trasferte. Il mio lavoro stava cambiando e i viaggi insieme stavano diminuendo. Lei un po’ ne soffriva.

Una mattina, durante il solito briefing nel mio ufficio, mi sussurrò che aveva troppa voglia di vedermi
– Continuo a sognare di fare l’amore con te’
– E il tuo ragazzo?
– Con lui va bene, ma non &egrave la stessa cosa.. e poi’
-E poi cosa?
-E poi quando facciamo l’amore sogno spesso che ci sia lì anche tu
– So io cosa ti ci vuole per farti passare queste idee..
Le dissi che saremmo usciti giovedì sera, e che avrei avuto una sorpresa per lei. Le diedi istruzioni chiare su come vestirsi e dove ci saremmo trovati per cena.
Non volevo passare a prenderla, visto che da un po’ il suo ragazzo aveva iniziato a frequentare casa sua.

Mangiammo e poi le dissi di lasciare la sua auto al ristorante e di salire con me. Ci dirigemmo verso lo stesso club priv&egrave dove anni prima ero stato con Stefania. Volevo vedere fino a che punto sarebbe arrivata.
Quando capì dove la stavo portando si gelò.
Ormai la conoscevo, sapevo riconoscere i segni sul suo volto e sul suo corpo.
– Vuoi andare là dentro?
– Sai che cos’&egrave?
– Beh’ credo’ ma non ne sono sicura.
– Hai paura?

Ci mise un po’ a rispondermi
– Un po”. Non so se’
– se non vuoi devi dirlo ora e ti riporto a casa
Di nuovo silenzio. Lo sguardo assente. Abbassò la testa
– no’ vengo’ se mi stai vicino

Quando scese dalla macchina la guardai bene. Tacchi alti, una gonna nera non particolarmente corta ma con uno spacco laterale che le scopriva le gambe fino all’anca quando camminava, una camicetta leggera aperta sul davanti che lasciava ben vedere il suo seno prosperoso. Tutto molto sexy come da istruzioni, inclusa l’assenza del reggiseno.

Entrammo.
Come la volta prima non c’era molta gente ma tutti la squadrarono molto bene. Chissà se percepivano la sua paura. Si vedeva che era molto rigida. Una preda per le belve in quella strana giungla urbana.
Cercava di stare vicina alle zone più buie per non farsi vedere troppo, e rimaneva incollata a me.

– Mi guardano tutti’
– Vorrei vedere! Sei molto bella, lo dovresti sapere. E anche molto sexy, vestita così. Guardali anche tu, scegli quello che ti vuoi scopare
– Bastardo’
Fu l’unica cosa che mi disse. Piuttosto inaspettata, per la verità.

Passammo dal bar per dei drink, poi la presi per mano e la condussi verso uno dei divanetti. La costrinsi ad attraversare la stanza piuttosto lentamente, verso il centro, per avere il tempo di guardare chi c’era in sala e di farla ammirare. Lei mi rimaneva appiccicata cercando probabilmente di nascondersi dietro di me.
C’era qualche coppia interessante. Una era formata da due ragazzini decisamente giovani. Lei avrà avuto al massimo 20 anni, lui forse un paio in più. Non mi interessavano molto ma incrociai gli occhi della ragazza che mi sorrise. Agli altri tavoli persone abbastanza mature, alcuni sicuramente sopra i sessanta e che si mangiavano Francesca con gli occhi. La feci passare davanti a me.

– Guarda come ti osservano. Ti vogliono tutti. Tutti loro vorrebbero allargarti le gambe e mettertelo dentro
La mia mano era entrata nello spacco della gonna e le stavo accarezzando il culo. Davanti a tutti.
Tremava.
Ci sedemmo sul divanetto, al centro.
La baciai, accarezzandole i capelli.
Si lasciò un po’ andare finch&egrave la mia mano non scese tra le sue gambe costringendola ad aprirle.

Feci scivolare la gonna di lato scoprendo le autoreggenti.
Massaggiavo il suo sesso da sopra le mutandine, mentre lei iniziava ad ansimare ma teneva lo sguardo fisso in avanti, quasi dissimulando quello che stava accadendo.
Eravamo in ombra, ma visibili alle diverse persone che andavano verso il bar o che erano sedute ai tavolinetti di fronte, singoli e coppie. Se ne rendeva conto, come si accorgeva degli sguardi che ci lanciavano. Qualcuno non si faceva nemmeno troppe storie ad abbassarsi e guardare sotto il tavolo, dove le sue gambe erano spalancate e la scena non lasciava nulla all’immaginazione.
– Dimmi la verità’. Ti piace che ti guardino mentre godi, vero?
– no’. Cio&egrave’ so che piace a te’ aaaahhhh
Le mie dita erano entrate nella sua figa, bagnatissima.
Chiuse gli occhi e mi prese con forza il polso.
– Non puoi mentire. Senti come sei bagnata’
E le portai la mano sulla mia cerniera. Non la aprì, ma iniziò a toccarmi da sopra i pantaloni.
– Sai che prima di stasera uno di questi uomini ti scoperà, vero? Magari anche più di uno’
– No’ ti prego’ farò di tutto ma’ quello solo tu’.
– Scommetto invece che ti piacerebbe molto’ uno che non conosci’ magari questo che sta di fronte a noi.

Le stavo facendo notare una coppia che si era avvicinata al nostro tavolo. Lei era una morettina carina con capelli a caschetto, piuttosto magra, mentre lui era alto e ben piazzato. Francesca aveva chiuso gli occhi, forse per isolarsi da quello che le stava accadendo intorno. L’uomo invece mi guardava fisso, cercando evidentemente un segnale per capire se fossimo interessati a loro. Gli feci un cenno e si avvicinarono insieme. Capirono anche velocemente a che gioco volevo giocare. Senza dire una parola, lui si sedette di fianco a Francesca e lei vicino a me.

Francesca se ne accorse e aprì gli occhi, poi ebbe un sobbalzo. Chiuse di scatto le gambe ma io non tolsi la mano. Le parlavo sussurrandole all’orecchio
– Chiudi gli occhi. Lasciati godere.
La baciai sul collo. Tremava. La bocca era stretta, serrata. Le braccia rigide.
– Allarga le gambe amore
Aprì gli occhi e mi guardò. Pensavo si mettesse a piangere.
Con gli occhi nei miei, molto lentamente allentò i muscoli delle gambe. Accompagnai il suo movimento fino a spalancargliele, appoggiando la sua coscia sulla mia.
– Chiudi gli occhi’. Goditi solo le sensazioni’
Si lasciò cadere sul divanetto. La mia mano sul suo seno. Aprì ancora gli occhi un momento per guardarmi poi li richiuse. La mano dello sconosciuto era ormai sulla sua gamba e stava risalendo verso il sesso.
Si stava mordendo le labbra. Le scostò le mutande e le fu dentro. La guardai godere.

– Dai amore, &egrave ora che gli ricambi il favore. Tiraglielo fuori.
La vidi muoversi con indecisione fino ai pantaloni di lui che la aiutò ad estrarre il suo membro. La mano di lei lo afferrò ed iniziò a muoversi lentamente mentre con l’altra cercò il mio cazzo, ma trovò la testa della morettina che non aveva perso tempo e me lo stava succhiando. Si girò a guardarmi con una espressione strana. La tirai verso di me e la baciai di nuovo. La sua camicia era aperta, il seno ben esposto mentre l’uomo glielo palpava. Erano in diversi a guardare verso il nostro divanetto con interesse.
I nostri visi erano a pochi centimetri. Si vedeva che godeva.

-Adesso succhiaglielo un po’. Secondo me vuole venire
La accompagnai nel movimento e sparì sotto il tavolo dandomi accesso al suo culo. Mi bagnai l’indice e penetrai nel suo sfintere mentre il pollice scivolava nella figa. Le mani dell’uomo sulla sua testa le davano il ritmo. Le diceva quanto fosse troia e come succhiava bene. Io venni in bocca alla sua ragazza. Lui durò un po’ di più prima di riempire quella di Francesca.
– Dovremmo rivederci, magari più tardi di sopra disse lui dopo essersi sistemato un po’
– Si, anche perché qui vi siete divertiti tutti tranne me aggiunse lei
Li salutai e tornai a guardare Francesca, che non aveva detto una parola e teneva la testa bassa, fissando il tavolo. La camicia ancora completamente aperta, le gambe serrate.
Le spostai i capelli dal volto.
stava piangendo

La accarezzai con dolcezza, asciugandole le lacrime.
– Vuoi andare via?
– E tu?
– Dimmi solo se ti &egrave piaciuto.
Rimase un attimo in silenzio, poi mi guardò con una rabbia che non le riconoscevo
– Si brutto stronzo! Mi &egrave piaciuto da morire’.. Sei contento adesso?
La tirai verso di me vincendo un po’ di resistenza e le infilai la lingua in bocca.
Mi abbracciò forte mentre mi baciava. Si vedeva che aveva voglia di sentirmi dentro di lei.
Le infilai di nuovo una mano in mezzo alle gambe. Era bagnatissima.
– Ti era venuta voglia di scopartelo quell’uomo, vero?
– No’ volevo che lo facessi tu’ l’idea che quella invece’
– Ti sei ingelosita perché lei me lo stava succhiando? Tu lo facevi con il suo uomo e avevi le attenzioni di entrambi. Sei diventata insaziabile!
Lo dissi ridendo. Le strappai un debole sorriso.
– E tu non eri geloso di me?
– Mi sono eccitato vedendoti mentre lo facevi godere
– Allora lo farò ancora’ per te.

Mentre parlavamo la coppia di ragazzini ci passò davanti e lei ci fece l’occhiolino, lanciandoci un gran sorriso. Avevo notato che durante l’incontro con l’altra coppia si erano spostati e si erano seduti su un divanetto di fronte a noi, e che non ci avevano perso di vista un solo attimo. Ora si dirigevano verso le scale per andare al piano di sopra. Lei si girò indietro più volte, verso di noi.
– Dove vanno?
– Sopra. Lei vorrà farsi scopare.
– Vuole te, &egrave evidente’
– E tu vuoi lui?
– E’ un ragazzino’ a voi uomini piacciono quelle giovani’ e poi ti ho già detto che voglio solo te’
– Allora scelgo io per te.
La sua mano strinse forte la mia. Ci alzammo e la portai al piano di sopra. Sentivo la sua paura mentre camminava dietro di me.

Entrai nella stanza con il letto enorme e la trascinai subito in un angolo, lontano da tutti. Sul letto c’era solo una donna sui 40 anni, a quattro zampe, circondata da tre uomini. Uno di mezza età e palestrato la prendeva da dietro mentre un altro piuttosto vecchio e con una pancia vistosa glielo metteva in bocca. Il terzo le stava di fianco, in ginocchio sul letto, toccandole il culo ed avvicinandole il cazzo al viso. A volte lei si girava e glielo leccava un po’, per poi tornare a spompinare il vecchio. Seduti sui divanetti, la coppia di ragazzini. Lei lo stava segando lentamente mentre lui sembrava ipnotizzato dalla scena. Francesca sembrava traumatizzata. Avevo le spalle contro il muro e tenevo lei davanti a me. La baciavo sul collo mentre le mie mani erano sul seno e sul suo sesso. Stava ansimando.
– Ti piace, vero? E’ come nei film?
– lei &egrave una vera troia’.

Una seconda coppia sui 50 anni entrò nella stanza ed osservò la situazione, poi si diresse verso i ragazzini.
Non ci volle molto perché anche quell’angolo di sala iniziasse a movimentarsi. La donna era in ginocchio a succhiare il cazzo del ragazzino mentre il suo uomo la pompava da dietro.
Francesca ora aveva la camicia completamente aperta e le avevo sfilato le mutande. Godeva rumorosamente mentre le mie dita entravano ed uscivano da lei. Le slacciai la gonna che cadde a terra.
Era praticamente nuda, con solo le autoreggenti e la camicia sulle spalle. Feci scivolare via anche quella. Si voltò a guardarmi con gli occhi pieni di terrore puro.

La ragazzina intanto lasciò il gruppo e si diresse verso di noi. Mi guardava fissa. Quando ci fu di fronte iniziò a palpare i seni di Francesca, poi si avvicinò e la baciò in bocca. Credo che lei non se l’aspettasse. Rimase gelata come sempre.
La ragazzina rise, poi si mise in ginocchio davanti a lei e iniziò a leccarla in mezzo alle gambe. Lascia posto alle sue dita mentre tornavo ad occuparmi del seno.
– Oddio’. Questo no’. Oddio’.
Ma aveva allargato di più le gambe.

La ragazza si rialzò, la prese per mano e la condusse verso il letto. Lei si lasciò guidare come se fosse priva di volontà. La fece sedere sul bordo e poi la spinse a sdraiarsi. Le aprì le gambe e ricominciò a leccarla e penetrarla. Io mi misi dietro alla giovane e le sollevai il vestito a tubino fino alle anche. Non portava le mutande. Mi guardò per un attimo, poi tornò ad occuparsi di Francesca. Iniziai a scoparmela lentamente.
Francesca mi guardava mentre lo facevo.

Uno degli uomini sul letto si avvicinò a noi e le mise il cazzo in faccia, forzandole le labbra. Chiuse gli occhi e lo ingoiò. Il vecchio Le stava invece palpando il seno. Tirai via la ragazzina e la girai. Volevo vederla in faccia mentre la scopavo. La feci sdraiare e vidi il vecchio prendere il suo posto. Sollevò le gambe di Francesca sulle sue spalle e le fu dentro. La ragazzina invece mi prese l’uccello e se lo posizionò sull’ano.
– Dai, aprimi il culo. Mi piace prenderlo lì.
Entrai poco per volta.

Mi girai verso Francesca. Il vecchio le teneva le gambe aperte e la pompava mentre aveva un altro cazzo in gola. Le braccia tese e le mani serrate. Gli occhi chiusi, quasi stretti. La ragazzina mi incitava a spingere più forte. Uscii da lei e andai dal vecchio per dirgli di darmi il cambio. Ne fu felice.
Mi tolsi il preservativo e cominciai a scopare Francesca con forza. Si accorse del cambio e quasi cercò di mandarmi via. La presi di forza finché non le venni dentro. L’uomo di fianco a lei le era venuto in faccia poco prima.

Come mi sfilai da lei si alzò e si mise davanti a me. Aveva ancora dello sperma del vecchio su una guancia, e il mio che le colava sulle calze. Il volto pieno di rabbia e gli occhi pieni di lacrime.
Non disse nulla, ma si girò e andò a raccogliere i suoi vestiti. Uscì dalla stanza senza voltarsi e si infilò in bagno. Rimasi al club ancora per credo due ore ma non la trovai più.

La mattina dopo dall’ufficio mi comunicarono che aveva chiesto delle ferie per urgenti motivi familiari. Le firmai. Solo due giorni dopo mi arrivò un suo messaggio.
‘Mi dispiace. Non ci riesco. Mi fai troppo male’
La settimana dopo diede le dimissioni e chiese che fossero con effetto immediato.

Non la sentii più per mesi, finché non la rividi per caso ad un meeting di una associazione manageriale.
Era con un ragazzo. Mi salutò appena, ma poi finimmo vicini di posto al tavolo e parlammo un po’.

Il giorno dopo mi chiese l’amicizia su Facebook. Accettai. Mi arrivò un messaggio.
Continuo a pensarti. Ti amo davvero, ma non sono abbastanza per te. Stare con te mi ha uccisa. Forse avevi ragione, non sono una cattiva ragazza.
Le risposi.
No, non lo sei. E non cercare mai di esserlo. Sei bella così.
Non ci siamo visti o sentiti per molto tempo. Qualche messaggio su facebook per i compleanni, qualche veloce consiglio professionale e forse un paio di segnalazioni di eventi interessanti ma questo &egrave stato tutto.
Almeno fino alla scorsa settimana.
A sorpresa, mi ha chiesto di rivederci.

Abbiamo passato una bella mattina insieme, io e lei. Tranquilla, come vecchi amici.

L’ho aspettata in aeroporto e abbiamo sorvolato il nord Italia, fermandoci su una aviosuperficie a mangiare al piccolo ristorante locale.

Mi ha raccontato della sua nuova vita, del nuovo lavoro’ e di un nuovo fidanzato, con cui &egrave tornata nel priv&egrave in cui l’avevo portata io.
E’ cambiata molto quella ragazzina timida.

Mi ha detto che quello che l’aveva sconvolta di più dell’ultima sera passata insieme era stato il rendersi conto di quanto le stesse piacendo quell’esperienza così forte.
Per lei era inaccettabile.
Si era odiata, e mi aveva odiato per quello.
Poi, non era riuscita a superare l’imbarazzo per come era finita tra noi, ed aveva sofferto molto ma si era imposta di non chiamarmi. Aveva paura che la giudicassi una stupida.

Mentre eravamo abbracciati nel parcheggio le dissi che mi ero sentito molto in colpa anche io. Temevo davvero di averle fatto molto male. Mi sentivo bene, ora.

Mi sorrise e mi baciò. Prima dolcemente, poi con molta passione.
– Sarebbe bello fare l’amore ancora una volta’ me lo disse sorridendo.
– Sarebbe pericoloso, invece.
– Non eri tu quello che amava le cose pericolose?
le sorrisi e la abbracciai di nuovo
– E’ meglio che tu vada. Grazie di questa giornata. Non sai quanto l’abbia apprezzata.

Mi accarezzò il viso. Aveva un’aria sicura. Sembrava davvero più forte, più matura. Più donna.
– Grazie a te. E’ stato bello rivederti. Davvero. Succederà ancora?
Non le risposi.

La guardai salire in macchina e poi tornai in aeroporto, verso il piazzale dove erano parcheggiati tutti i velivoli. Avevo ancora voglia di volare. Da solo.

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