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Maura aveva 18 anni come me, non era molto alta, aveva lunghi capelli castani e labbra carnose. Seno prominente e sedere non bellissimo, ma tutto sommato una bella ragazza. Adorava i Guns n’ Roses ed amava rendere omaggio al glam metal con il suo look, nonostante dietro le apparenze malcelasse una timidezza ed un’inesperienza che non avevano nulla a che vedere con quella musica. Annalisa, invece, aveva 22 anni ed era una punk. Il suo look non era esagerato, anzi, sfruttava quell’abbigliamento trascurato per risaltare la sua altezza e il suo fisico davvero niente male. Una chioma bionda con qualche ciocca rossa scendeva sinuosa sulle spalle, ad incontrare un davanzale piccolo ma libero, senza alcun reggiseno a tenerle fermi i seni. Dei leggins neri scolpivano nel marmo il suo sedere perfetto. Le salutai e loro immediatamente ricambiarono sorridenti, quasi come fossimo amici stretti, e immediatamente mi resi conto che le mie probabilità di passare una fantastica serata erano appena aumentate vertiginosamente. Ero costretto a saltare i “convenevoli” dell’offrire loro qualcosa da bere: introdurre altro alcol in quei loro corpicini avrebbe forse vanificato tutto. Ci sedemmo su una panchina in un vicolo isolato dalla movida, e cominciammo a chiacchierare, guidati dai fumi dell’alcool. Spesso l’occhio mi cadeva sulla scollatura di Annalisa, e lei altrettanto spesso se ne accorgeva e mi guardava negli occhi dimostrandosi compiaciuta. Non potevo aspettare oltre, dovevo fare una proposta, almeno camuffandola da battuta: “ahah a questo punto potremmo pensare ad una cosa a tre!”. Non avrei mai creduto nella risposta affermativa di entrambe.
Cominciammo a baciarci. Io ero in mezzo a loro, e la mia lingua alternava quei due sapori, identici nella loro copertura alcolica, ma diversi nel retrogusto. In parte mi sentivo squallido, un po’ pappone, ma loro lo volevano, e al contempo non potevo non sentirmi eccitato come non mai..
Dovevamo portare la cosa ad un altro livello, così ci alzammo dalla panchina e loro decisero di appoggiarsi l’una su una parete, l’altra sulla parete di fronte del vicolo. “Forza, ragazzino! – disse Annalisa – rendici contente per questa sera!”. Maura non parlava, ma mi fissava il pacco mordendosi le labbra. Decisi che sarei andato da lei per prima, e cominciai a pomiciarla palpandole furiosamente il grosso seno, per poi scendere con la destra nei suoi jeans di pelle. Un caldo, laggiù, che si faceva beffe del freddo clima invernale al di là delle sue mutandine. Il mio dito medio accarezzava le sue labbra bagnate, accompagnato dai suoi respiri affannati e da qualche lieve gemito mozzato. “Forza, ragazzino, dai qualcosa anche a me, sbrigati” urlò Annalisa sull’altra parete, e immediatamente obbedii ai suoi ordini. Fu lei a stringermi a sé, e immediatamente cominciò a toccare la protuberanza sui miei jeans, per poi di scatto tirare giù la zip e prendere in mano il mio uccello. “Niente male, ragazzino, ora vediamo quanto resisti!”. Un filo trasparente di liquido scendeva lento dal palmo delle sue mani fino a toccare terra, mentre lei cominciava a masturbarmi, fissandomi con aria di sfida. Girai la testa, e vidi Maura mentre violentemente affondava tre dita nella sua vagina bagnata, fissando la scena con gli occhi della lussuria. “Perché non mi succhi i capezzoli, invece di guardare lei?” intimò Annalisa. Per certi aspetti, sembrava quasi una competizione tra le due, ma la cosa non mi importava più di tanto. La mia lingua vibrava di piacere nell’accarezzare i suoi capezzoli turgidi, mentre il movimento della sua mano accelerava compulsivamente..
Mi staccai da lei, non volevo che tutto fnisse così presto, senza aver ricevuto qualcosa anche da Maura. Lei si era seduta su uno scalino di un portone, e continuava gemendo il suo ditalino, strusciando i piedi sul selciato, in preda ad un enorme piacere sessuale. Potevo darle di più. Avvicinai il mio cazzo bagnato alla sua faccia, e lei lo osservava, senza dire una parola, mentre continuava a provocarsi piacere. Cominciai a strusciarglielo sulla bocca e sul viso, mentre lei con gli occhi chiusi respirava sempre più affannosamente e muoveva la testa per sentire il calore di quel bastone lubrificato. Le misi la mano dietro la nuca, e lei lo prese in bocca, senza interrompere il suo sontuoso autoerotismo. La sua lingua circumnavigò un paio di volte il mare di saliva e liquido intorno alla punta del mio pene, prima di lasciare spazio alle profondità della gola. La sua inesperienza era eccitante, come la sua timidezza, trafitta dalla spada dell’alcol e della lussuria. Gemeva di piacere mentre le sue labbra si spostavano su e giù per il tronco del mio cazzo, più in tiro che mai.
Improvvisamente, sentii i duri capezzoli di Annalisa dietro le spalle, insieme alla sua mano che scendeva lungo la mia pancia per poi aprirsi, tra il medio e l’anulare, alla base del mio uccello. “Duri tanto per essere un ragazzino, eh?” mi sussurrò all’orecchio con voce tremolante. Mi prese la mano e la portò dietro la mia schiena, nei suoi leggins bagnati. “Fammi un ditalino, fammi venire, altrimenti te lo stacco a morsi e me lo riporto a casa”. Riuscii solo a sussurrare un “ai suoi ordini”, prima di affondare indice, medio ed anulare, attraverso la sua foresta, nella sua fica bollente e perfettamente lubrificata. Un brivido le percorse tutto il corpo, mentre le mie dita instancabili pretendevano di essere ciò che nel frattempo Maura succhiava con fervore.
Maura venne per prima, e smise di muoversi, gemendo con il mio cazzo ancora in bocca. Poi continuò a massaggiarsi la vagina e a leccarmi la cappella come se ne volesse ancora. Annalisa accennò una risatina, prima di allungare la mano e stringere con forza il mio pisello. Riprese ciò che prima aveva lasciato in sospeso, mentre la punta del mio cazzo era ancora tra le labbra di Maura. La mia mano si bagnava sempre di più e non avrei potuto resistere ancora. Penetrando la bocca di Maura, con l’ausilio della sega di Annalisa, ricoprii il viso della rocker di due copiosi schizzi di caldo sperma. Annalisa, per non perdersi l’evento, spostò la mano sulla punta del mio arnese, e continuai la mia venuta sul suo palmo, mentre lei rallentava il suo massaggio. Non proferiva parola e mi resi conto che anche la mia mano si era riempita del caldo liquido della lussuria. Era appena venuta anche lei. “Bravo, ragazzino, hai fatto i compiti…” disse trattenendo il fiatone.
Il pomeriggio dopo le incontrai di nuovo e Maura era l’unica palesemente imbarazzata, mentre Annalisa aveva mantenuto il suo sguardo di sfida. Mi limitai a dire “tutto quello che è successo ieri sera…” “…resta in quel vicolo”, aggiunse Annalisa. “Allora, ci vediamo” “Si, ci vediamo” risposero in coro.

Autore Pubblicato il: 2 Gennaio 2013Categorie: Racconti Erotici Etero, Racconti sull'Autoerotismo, Trio0 Commenti

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