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Gianna camminava per la via col suo passo sicuro, occhieggiando le vetrine che man mano le sfilavano accanto, ma col suo delizioso passo deliziosamente ancheggiante.
Ero mezzo passo dietro di lei (non mi sembrava corretto essere al suo fianco!) e mi beavo del trionfo di piena femminilità che era diventata.
Non avevamo un preciso impegno, solo la voglia di fare due passi, ma il suo passo era così ed io le trottavo dietro sbirciandole il bel culo, ipnoticamente dondolante, sotto la gonnella leggera.
Da lontano vidi il tipo di negozio che speravo di incontrare, in quella passeggiata e, mentre si avvicinava a noi a lunghi passi, mi si inaridiva la gola e mi pervadeva l’atroce sospetto di non riuscire a realizzare quanto avevo più volte sognato di fare con lei, per lei, la mia dea!
Le decine di metri diventarono metri e poi, man mano, scendevano verso lo zero, come l’ultimo granellino di sabbia che sembra indugiare solitario nella parte superiore di una clessidra.
Provai a parlare, ma non ci riuscii; mi schiarii la gola e finalmente la mia voce si fece sentire (un po’ troppo alta, un po’ troppo insicura, un po’ troppo veloce, ma lei sembrò non farci caso, per mia fortuna!), mentre mi fermavo davanti alla vetrina: ‘Aspetta Gianna, guarda qui”
Lei sembrò quasi bloccarsi, col piedino calzato dalle ballerine alzato, come fosse un fermo immagine; poi posò il piede, volse la testa verso di me e mi guardò, coi suoi occhi così belli ed alteri, con una punta di stupita curiosità.
Mi sentivo avvampare, ma visto che ero in ballo, tanto valeva andare fino in fondo!
‘Guarda questo completino’ ti piace?’
Lei mi guardò, poi guardò il completino composto da culottes e reggiseno, di delicato pizzo di una tenue sfumatura color pesca, poi guardò ancora una volta me, perplessa: ‘Beh, sì: grazioso”
In quella sospensione aveva messo tutte le domande per capire, per interpretare, ma non le espresse altro che sollevando un pochino un sopracciglio, con fare interrogativo; quanto conoscevo quella mimica, su quel volto! Da sempre!
‘Mah’ sai’ -decisi di buttarmi, come se fosse un tuffo da un alto scoglio nel gelido mare d’inverno- ‘ pensavo che’ che ti starebbe bene! Volevo regalarti una qualcosa del genere, ma direi che questo &egrave perfetto, si adatta molto bene al tuo incarnato e’ ed al tuo corpo!’
Lei mi guardò, stemperando la perplessità, a poco a poco, in un sorriso indulgente, affettuoso’ ed io mi sentivo come un imputato davanti al giudice, mentre attende la sentenza e senza sapere se sarebbe stata libertà o morte.
Il suo sorriso mi fece, come le altre volte, sciogliere: mi sentivo liquido, plasmabile, con lo stomaco pieno di farfalle’
‘E tu, tu mi vorresti regalare quel completino?’
Oddio! E ora? Osai: ‘Perché no, dai? Almeno entra a provartelo, a vedere se ti sta bene’ ho voglia di farti un regalo’ un regalo da adulto, non una delle solite bambinate!’
Rise, tenera e maliziosa insieme; poi con fare fintamente severo mi chiese: ‘Insomma: da ora non mi regalerai più peluches?’
Scossi la testa e lei rise ancora. Capivo che il suo esser donna era attratta da quei pizzi e son certo che stesse già prefigurandone l’effetto sulla sua pelle ambrata.
Poi con passo deciso puntò verso l’ingresso del negozio ed io le trotterellai dietro; una commessa mi valutò un istante, ma poi rivolse sdegnosamente lo sguardo su Gianna, apprezzandone femminilità, portamento e bellezza.
Quello doveva essere il MIO momento’ per cui: ‘Buon giorno! Volevamo vedere quel completino di culottes e reggiseno in vetrina’
Lei era stupita dal fatto che avessi fatto io la richiesta: in un istante mi valutò giovane, visibilmente più giovane di Gianna, ma decise che erano ‘come davvero erano!- affari nostri.
Mostrò a Gianna -decise di ignorarmi, nonostante tutto!- il completino indicato ed altri simili e tra lei e Gianna si instaurò come una bolla ‘tra donne’, dalla quale venni seccamente escluso.
Gianna valutò i modelli, valutò la delicatezza dei tessuti sfiorandoli coi polpastrelli ed alla fine scelse un completino sensibilmente più caro di quello che avevo occhieggiato: ‘A me piace da morire questo’ ma forse &egrave un po’ troppo caro”
‘No, no, tranquilla! Te l’ho promesso e posso benissimo (un accidente! Ma va beh!) comprarti quello che ti piace”
Poi azzardai: ‘Potresti provarlo”
Gianna era felice, le brillavano gli occhi e con un sorriso guardò la commessa che le indicò i camerini di prova, sul fondo.
Entrò col suo morbido e sensuale passo in quello centrale e tirò la tendina.
Da fuori, sentivo il sibilo della lampo che sia apriva, il fruscio della stoffa, il piccolo rumore che fece una scarpa contro il pavimento ed io, dentro la mia mente, vedevo lo spogliarello che Gianna stava facendo, dietro la spessa stoffa della tenda; la immaginavo nuda, nuda come non la vedevo più da troppo tempo e bella come sapevo che era.
‘Luca, puoi venire dentro un attimo?’
Oddio! Mi vuole dentro, nel camerino! Sarà nuda, vestita? Con il completino??
‘Ma Gianna’ non sta bene” tentai di protestare; in realtà avrei voluto entrare più di ogni cosa al mondo, ma in quel momento avevo paura che vedesse la mia formidabile erezione sotto i jeans: un dettaglio che non avevo valutato!
‘Dai, non fare lo scemo, fratellino! Già che me lo paghi, almeno che tu valuti se mi sta bene, prima di comprarlo!’ Mi rimproverò.
Entrai, quindi e sbalordii: mia sorella era splendida ed il completino sottolineava ancor più, come se ce ne fosse bisogno!, la sua favolosa femminilità.
Lei piroettò lentamente davanti a me, in modo da contemplarsi nello specchio e che io potessi apprezzare il suo splendido corpo, praticamente nudo a parte il delicato completino, in ogni suo dettaglio, compresa la striscetta di pelo biondissimo che si indovinava sotto il pizzo delle culottes o le rosee areole dei suoi bei seni, che trasparivano dalle coppe del reggiseno.
‘Sei’ sei bellissima” Balbettai, mentre il cazzo mi faceva male, da tanto che era duro!
Era felice come se fosse ridiventata bambina, a Natale! ‘Allora davvero me lo regali, fratellino? ‘Annuii, con convinzione- E’ davvero bellissimo, sei un tesoro!
E mi baciò! Sulle labbra, morbidamente. Ero stato tentato di provare a farle sentire la lingua, ma non sapevo come avrebbe reagito!
Comunque quel bacio mi faceva girare la testa, come se avessi bevuto due whisky di colpo!
Poi, con naturalezza, si slacciò il reggiseno, lo sfilò, lo appese ad un attaccapanni e si mise i pollici nell’elastico delle culottes’
Non avrei resistito! ‘vado a pagare, intanto!’ E sfrecciai fuori, fino alla cassa.
Mi raggiunse dopo poco e consegnò il completino alla commessa, che lo impacchettò in modo grazioso e poi ci accompagnò tutta sorridente fino alla porta.

Il passo di Gianna era diventato lieve, come se danzasse camminando ed io, da poco dietro di lei, ne godevo ogni singola mossa.
Ripensai alla commessa ed alla sufficienza con la quale mi aveva trattato (forse anche questo appena celato disprezzo, mi aveva eccitato!); effettivamente io e Gianna non sembravamo fratello e sorella; lei, di tre anni più grande, era la tipica bellezza nordica: piccolina, biondina coi mossi, occhi verdi, carnagione delicata, vitino sottile, dei bei fianchi con un bel culetto ed una terza abbondante di seno. Era seria e posata e si stava quasi per laureare in medicina.
Io invece alto e scarno, scuro di carnagione e nero di capelli, con gli occhi castani.
Cosa facevo nella vita? Beh, passavo da un lavoro all’altro’ senza troppo entusiasmo, cercando il lavoro che davvero mi piacesse.
Assomigliavo notevolmente a nostro padre, mentre Gianna ‘mi avevano spiegato, in modo nebuloso- doveva essere il frutto di qualche antico antenato normanno.
Però, al di là di queste spiegazioni, lei assomigliava un pochino alla mamma, pur avendo lei dei capelli castanoscuri, ma fisicamente non aveva nulla di papà e quante seghe mi ero fatto, immaginando che la mia dolce ed esile mammina, bionda più di me, avesse avuto un incontro’ molto ravvicinato con uno svedese!
Gianna, però’ Gianna era magia! Bella, affascinante, volitiva ma gradevole’ ricordo ancora quando la mia sorellona mi ordinava di fare questo e quello e quanto questi ordini mi turbassero’ Adesso, dopo anni, ho capito che ne sono innamorato, che vorrei essere il suo uomo, il suo compagno’ anche se non ne sono degno, così giovane rispetto a lei.
Ho capito di essere pronto a tutto, per stare con lei’ anche diventare il suo schiavo, il suo giocattolo’ magari giocattolo sessuale, perché no? Perché, in ultima analisi, ho scoperto che piace (e mi eccita!) obbedirle e sogno che lei mi dia ordini sempre più umilianti, sempre più avvilenti, sempre più degradanti.
Mentre camminavamo, ripensavo al suo sesso bombato, appena velato dal pizzo delle culottes e sognavo di sprofondarci la faccia, di annegarci e soffocarci dentro’
Perso nei miei pensieri, percepii il suo sguardo su di me e la guardai: il suo sguardo, in effetti, era su di me, ma aveva un vago, appena percettibile sorriso sulle labbra, come se vedesse qualcosa di divertente trapassandomi quasi come se fossi trasparente.
‘Luca, senti” Sobbalzai, come se mi avesse sorpreso mentre facevo qualcosa di vergognoso, perso nelle mie fantasie su di lei’
La guardai, in attesa.
‘No, dicevo’ ma tu faresti qualunque cosa, per la tua sorellona?’
Mi guardò, con uno sguardo divertito, ma io lo registrai appena e mi precipitai a rispondere: ‘Sì, certo, sorellona! Qualunque cosa, ma proprio qualunque!!!’
Lei non disse niente, fece un piccolo sorriso divertito e prosegue.
Poi svoltò in una stradina laterale, rallentò e lasciò che mi affiancassi a lei; abbassò la voce e mi chiese: ‘Quanto entusiasmo! ‘fece lampeggiare i denti in un sorriso da predatore- Ma’ qualunque-qualunque??? Anche se fosse’ imbarazzante?’
‘Sìììì! Basta che chiedi ed io lo faccio!’
Lei riprese a camminare, guardando in terra, meditando sulla mia risposta, sul mio entusiasmo’ Poi si fermò, di colpo: ‘Non ti credo!
Ma’ anche se fosse una cosa schifosa, vomitevole?’
‘Sì, sì, Gianna! Senza alcun dubbio!!!’ mi precipitai a rassicurarla.
Fece un sorriso perfido: ‘Non ci credo, ma voglio metterti alla prova: levati le scarpe!’
La guardai, perplesso: ‘Le scarpe?’
Allungò la mano e mi da una biccellata (uno schiocco di indice e pollice) su un orecchio: ahia!
‘D’ora innanzi, se ti do un ORDINE (ed alzò il tono, per sottolineare la parola!), devi eseguire immediatamente!’ mi sibilò.
Stava ancora parlando che mi ero già tolto i mocassini, scalciandoli da una parte.
Lei li guardò, con un sorrisino maligno: ‘Bene’ adesso, guarda davanti a noi’ la vedi quella merda di cane in terra? Beh, voglio che tu ci vada sopra con entrambi i piedi’ vai!’
Dio, che schifo! Ma se me lo ha ordinato, cos’altro posso fare? Due passi e sentii la lurida materia che mi si appiccicava ai piedi.
Sempre coi piedi sprofondati in quel lerciume, mi girai, in cerca di un suo sguardo di approvazione: lei mi guardò, divertita e inorgoglita dalla mia obbedienza e dal suo potere; poi mi disse: ‘Brava merdina. Adesso rimettiti le scarpe!’
Andai verso i mocassini e raddrizzai il primo col piede, pronto a calzarlo di nuovo.
‘No, aspetta: lì c’&egrave una fontanella’ sciacquateli!’
L’acqua era gelata, ma obbedii e me li pulii accuratamente, sotto al suo sguardo di annoiata approvazione.
Mentre stavo rimettendomi le scarpe, mi si avvicinò e mi sussurrò: ‘Vedo che sei davvero disposto a fare tutto per la tua sorellona’ -Annuii con decisione- ‘ ti piace l’idea di essere il mio schiavo? Rispondi!’
‘Sì, sì, non chiedo nulla di meglio al mondo!’ dissi, d’un botto.
‘Uhmm’ allora da ora in avanti, sarai il mio schiavo e farai qualunque cosa io ti chiederò di fare’ o di FARTI fare!
Da chiunque io decida! Siamo d’accordo????’
Mugolai la mia accettazione, baciandole la mano, piangendo dalla gioia’
Lei mi guardò, sprezzante: ‘Questo &egrave un accordo tra noi e guai a te se lo dirai a qualcuno o se racconterai ad altri cosa vedrai e cosa ti farò fare, chiaro?’
Annuii’
‘Noi continueremo ad essere ANCHE fratello e sorella, nella vita di tutti i giorni’ tu continuerai ad essere Luca ed io Gianna, davanti agli altri; ma se io io ti chiamerò Merdina, tu dovrai darmi del lei e chiamarmi Padrona, finché non ti chiamerò di nuovo Luca’ Ci siamo capiti, Merdina?’
Era fatta!!! ‘Sì’ Padrona!’
Un sorriso maligno le si dipinse sul volto: ‘Bene’ penso che mi divertirò molto!’ Dopo qualche giorno, non resistevo più: mi sembrava di aver solo sognato quel dialogo, quegli atti, quell’accettazione della mia sottomissione…
Mia sorella Gianna non aveva più fatto alcun accenno, né verbale né comportamentale, a quel pomeriggio in giro, terminato con me lasciato fuori da un pornoshop dove lei era entrata ed era stata una mezz’ora, mentre io, come un ubbidiente cagnetto, aspettavo fuori dal negozio.
Ma poi, il nulla: tornati a casa ero ridiventato Luca e basta; senza uno sguardo, un gesto, una parola…
Ma quel pomeriggio eravamo soli in casa e decisi di osare.
Per prima cosa, mi denudai completamente e poi mi avvicinai alla porta della sua camera: sentivo musica e per un’ennesima volta mi chiesi come avrebbe reagito.
Poi decisi di osare: mi misi a quattro zampe e bussai delicatamente.
‘Sìiii…?’
Aprii la porta ed entrai a gattoni: lei era sul letto e mi guardò con occhi sarcastici: ‘Che cazzo fai, Lu… ehm merdina?’
Aveva subito capito il mio intendimento e si era rapidamente adattata.
Poi continuò: ‘Scusa amore, &egrave quella merdina di mio frate che &egrave entrato nudo e scodinzolante in camera mia…’
Oddio! Era al cellu col suo ragazzo!!!
E adesso???
‘Cosa?… Ahahahha… Ma dai!!!!… Ehehehe… Dai, davvero?…. Mhhhh… Beh, sì… Ma sì, dai!!!!…. Ahahhahah… Sì, mi piace…. Uhmmm…. Beh, sì… Davvero????…. Ma dici davvero???…. Uahahahahahahah!!!!…. sì, sì, dai!!!… sì, ci divertiremo da impazzire!!!… Va bene, allora ti lascio, amore…. sì, poi ti dico com’&egrave andata, ciao, un bacio!’
Gianna si girò verso di me, sempre con un sorriso divertito me che diventò però rapidamente maligno: ‘Allora, merdina: visto che vuoi essere’ la mia schiavetta –SchiavettA! Al femminile!! Mi stavo indubbiamente eccitando davanti alle prospettive che questo cambio di genere implicava!-, sarai ai miei ordini come avevo deciso, ma in più diventerai anche il giocattolo’ la TROIA dei miei amici’ ovviamente, la stessa assoluta ubbidienza che devi a me, la dovrai, senza alcuna esitazione anche a Giuliano!’
Così ero servito: non solo sottoposto a mia sorella, ma anche al suo inquietante ragazzo.
‘Sono annoiata’ uhm’ vai a prendere un paio di elastici, di quelli larghi, a fettuccina, sbrigati!’
Mi precipitai in cucina e nel cassettino pieno di turaccioli, spaghetti ed elastici abbrancai tre di quelli richiesti; poi, tornai subito da lei che però si era alzata da letto e si era seduta sulla poltroncina della sua scrivania.
Le porsi gli elastici e lei a gesti mi fece mettere, a quattro zampe, sulla scrivania.
Osservò per un po’ il mio cazzetto, che sotto quelle penetranti occhiate si stava irrigidendo, malgrado pensassi che fosse scortese mostrarmi in quelle condizioni davanti alla Dea che avevo come sorella, ma lei sembrò non curarsene ed anzi lo tastò, soppesò la sacchetta delle mie palline, le afferrò tirandole al massimo dell’estensione dello scroto.
Io trattenevo letteralmente il fiato, durante questo esame che era accompagnato anche da pizzicotti ed unghiate.
Poi decise che l’esame era terminato e cominciò ad incrociare un elastico, fino a trasformarlo in quattro-cinque anelli concentrici molto più stretti.
Alla fine, le stringeva le due dita attorno al qual lo aveva avvolto, ma con un po’ di traffico sostituì il medio con l’indice dell’altra mano e poi, tirandolo con visibile sforzo, lo allargò a sufficienza per poterci fare entrare anche il mio cazzetto, insieme alle punte degli indici.
Portatolo fino alla radice del mio ‘coso’, levò di scatto le dita e l’elastico, implacabile, strangolò dolorosamente alla base la mia appendice.
Sussultai per il dolore, ma venni ricompensato da una sua risatina divertita.
Poi, con la sinistra, mi afferrò i testicoli e li tirò, in modo da aver margine per poter avvolgere all’attaccatura dello scroto un altro elastico, strozzandomeli.
Sia il trattamento che il mancato reflusso del sangue stava, intanto, congestionando il mio cazzetto che era diventato dolorosamente sensibilissimo e con tutte le vene congestionate, in rilievo.
Contemplò con un sorrisetto la sua opera e poi prese il terzo elastico; lo tirò considerevolmente e poi lasciò andare un’estremità, che solcò l’aria con un sibilo sommesso e mi colpì le palle: sussultai!
La sua mano aperta si abbatté su una mia natica: ‘Frocetta, mi sto annoiando’ quindi lasciami giocare, senza muoverti, se no ti faccio nera di botte!’ sibilò, minacciosa.
Io annuii e lei ricominciò il suo passatempo, tirandomi un’altra decina di colpi ai miei pendagli e colpendo a volte le palle, altre il cazzetto congestionato: io cercavo di non muovermi, ma quasi sempre la sua mano implacabile si abbatteva sul mio povero culo.
Alla fine, con tono annoiato, mi disse che si era stufata e di sdraiarmi sul pavimento; obbedii prontamente e subito mi stupii quando lei, dopo aver armeggiato un pochino sotto la minigonna, si accosciò sulla mia bocca, con la sua bellissima fica che si mostrava beante col filo dello string da una parte; mi spiegò: ‘ho voglia di pisciare, ma non ho voglia di andare fino in bagno; quindi bevila tutta, fino all’ultimo goccio, perché se anche una sola goccia finisce sul pavimento, ti prendo a cinghiate!’
Vidi a pochi centimetri dai miei occhi la sua fica contrarsi, mentre si preparava a far zampillare il suo getto dorato e le prime gocce mi colpitrono un occhio; mossi prontamente la testa ed il getto, diventato subito costante, gorgogliò nella mia bocca, man mano che la ingoiavo, una sorsata dopo l’altra.
Alla fine, mi ingiunse di asciugarla per bene ” con la lingua” e poi, quando si ritenne soddisfatta, mi fece cambiare posizione, mentre si rialzava e mi fece mettere inginocchiato, con le spalle sul pavimento ed il culo per aria.
La vidi dietro a me prendere un pacco di candele, di quelle sottili, colorate, da arredamento e dopo poco sentii che me ne spingeva una nel culo offerto.
Infilata per quasi tutta la sua lunghezza, la lasciò infissa e ne prese un’altra da affiancare alla prima.
E poi un’altra.
Ed un’altra ancora e poi ancora ed ancora, mentre mi sentivo sempre più dilatare e mentre lei faceva sempre maggior fatica ad infilarmele.
Alla fine, avevo il buco che mi bruciava da morire, con lo sfintere dilatato dalla dozzina di candele che mi aveva messo; le palle erano arrossate ed il cazzo congestionato era quasi nero e mi faceva un male tremendo e gemevo dal dolore quando lei, sadicamente, me lo sfiorava appena con un polpastrello.
Però si dichiarò soddisfatta e mi permise di liberarmi degli elastici e delle candele.
Mentre stavo riprendendo fiato, dopo essermi liberato (‘liberatA! Pensa a te stessA solo al femminile, troia!’), commentò il pomeriggio e mi fece capire il prosequio della mia sottomissione: ‘Oggi &egrave stato discretamente divertente, ma &egrave poco, te ne renderai conto tu stessa’
Domani pomeriggio usciamo insieme ed andiamo ad occuparci di te e del tuo aspetto: andiamo in un negozietto cinese che conosco e compriamo parrucche, intimo, calze ed abitini da zoccola quale sei e voglio che tu diventi.
Ti farò comprare anche i trucchi e poi ti insegnerò a truccarti da zoccola, come voglio che tu diventi: voglio trasformarti nella sorellina-zoccola che ho sempre sognato di avere e quindi l’unica fica con la quale potrai eventualmente fare qualcosa, sarà la mia, ma solo per leccarla e baciarla’ o berla!
Adesso levati dai coglioni, a domani!’
Tornai nella mia camera, orgogliosa, da una parte, di essere stata (avevo da subito cominciato a pensare al femminile!) all’altezza delle voglie della mia Padrona e sorella e dall’altra vagamente preoccupata per tutti gli sviluppi che intuivo ci sarebbero stati da lì in avanti.

Quella sera, i nostri genitori tornarono (stranamente insieme!) particolarmente raggianti e continuarono a sorridere e ridacchiare mentre cenavamo con cose acquistate in una rinomata rosticceria cittadina.
Poi, dopo cena, dopo aver sparecchiato, ci risedemmo a tavola e solo allora fecero l’annuncio: nostro padre aveva accettato di trasferirsi tre mesi in una sede estera della società dove lavora e mia madre l’avrebbe accompagnata: ” tanto voi ormai siete abbastanza adulti e responsabili e quindi vi possiamo lasciare soli, finch&egrave non torniamo’ Gianna, bambina mia’. Bada a tuo fratello, mentre siamo via’
Mia sorella annuì compostamente, ma vidi sfrecciare nel suo sguardo un lampo di divertita ferocia.
La sera, prima di andarsene a dormire in camera sua, si affacciò sulla porta della mia e mi disse che, visto che i nostri genitori sarebbero partiti lì ad una settimana, avremmo aspettato che andassero via, prima di procedere nella mia sottomissione e nel mio attroiamento; nel frattempo, avrei dovuto tenermi nel culo il plugin che mi stava dando, praticamente sempre!

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Autore Pubblicato il: 23 Febbraio 2013Categorie: Racconti Erotici Etero, Racconti erotici sull'Incesto, Trio0 Commenti

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