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Racconti Erotici EteroTrio

Il cambiamento radicale

By 4 Novembre 2014Dicembre 16th, 2019No Comments

-mmmmh-, fece Katherine fagocitando i tre quarti del mio
abbondante pene.
Poco dopo aver chiuso con Anna e il lavoro (e aver intascato l’assegno da 10’000 ‘ ricevuto), ero rapidissimamente passato a prendere Kath dal lavoro. La mia scopamica domenicana era semplicemente entusiasta dell’assegno. Quando poi le ho raccontato della prestazione extracurricolare dl Anna, lei si era messa a ridere. Risata che le aveva sottratto la parola per sette minuti buoni…

Ma oltre alle risate, avevo intravisto un barlume, una scintilla, un seme di pura lussuria.

La pompa con la succhiacazzi aziendale non era stata propriamente soddisfacente, sebbene fosse stata molto gratificante (il lettore aggiornato sui racconti di Rebis saprà di cosa parlo…) e ora io e il mio “socio” reclamavamo una degna conclusione della giornata.
Ergo, arrivati a casa, i vestiti erano volati un po’ ovunque, non che me ne potesse importare granché, finendo con me e Katherine nudi sul letto matrimoniale e presi in un 69 da urlo. -Metti dentro la lingua… sai che mi piace!-, mi sussurrò lei. Non era neanche necessario che lo dicesse: accompagnata da un dito, la mia lingua prese a sondarle la fica.
Lei gemette indistintamente, la bocca occupata dal mio pene in fase di erezione terminale. La sua vulva era calda e fradicia. Iniziai a fare avanti e indietro con la lingua. In pochi minuti il liquido del suo primo orgasmo mi riempì la bocca. Il suo sapore era dolce… D’un tratto desiderai qualcos’altro e le pizzicai una coscia, un segnale convenuto di stop. -Ora te lo metto nel culetto…-, sussurrai giulivo. Lei sorrise beata mentre cambiavamo posizione.
Prima di iniziare quella magnifica maratona erotica Kath aveva acceso lo stereo, mettendo un ballo latino-caraibico. Diceva che la eccitava parecchio e a me non dispiaceva. Così fu che, assecondando il ritmo dei tamburi, presi a spingere il mio pene nel suo culo, tenendola per le anche mentre la bella nera gemeva piano, a ogni singolo colpo di maglio. Per un istante ebbi l’impressione che stesse canticchiando ma non potevo esserne certo: i tamburi e il canto delle Carioca stavano coprendo degnamente il nostro bestiale ansare mentre entrambi ci avvicinavamo alla conclusione.

Sentii i miei testicoli sbattere contro le chiappe di Kath, ero pronto a godere quando improvvisamente sentii una voce. Maria, la sorellastra di Katherine entrò, anzi irruppe, nella stanza. La cosa mi bloccò e bloccò anche il mio orgasmo imminente. Probabilmente fu lo shock. Sia io che la mia amante voltammo il capo verso la nuova arrivata. Senza muovere altre parti del corpo, nel timore di esplodere.

Potevo aspettarmi molti possibili finali per quest’avventura ma quello che sarebbe avvenuto di lì a poco sarebbe stato… Intenso. Naturalmente la prima cosa che Maria fece fu abbassare la musica dello stereo, di modo da poter parlare. Mi preparai psicologicamente a qualsiasi cosa ma la giovane mi stupì, in modo che non avrei mai immaginato. Prese ad accarezzare la schiena di Katherine, partendo dalle spalle, con due dita, iniziò a tracciare linee invisibili sul dorso lucido di sudore della sorellastra. La mia scopamica, ancora col mio pene piantato nel culo fece le fusa, prevedibilmente.

Qui, mi permisi finalmente di parlare. -Allora c’era del vero nelle voci… sei un po’ lesbica…-, il mio tono era tutto meno che discriminatorio. Maria, spogliatasi intanto dalla vita in su, annuì. -Diciamo che non mi dispiace fare sesso con delle ragazze… credo che conoscano meglio i punti da toccare.-, ammise. Non era una teoria totalmente sfasata, da un certo punto di vista. Comunque difficilmente l’avrei provata: io ero tradizionalista: sesso unicamente con donne (indipendentemente da quante).

Comunque, intanto la mono della giovane arrivò alle natiche della sorellastra e si rese conto della verità.
La sua reazione fu prevedibile, atipica forse ma prevedibile.
Una smorfia di disgusto le si dipinse in volto.
-Bleah! Ma te lo fai mettere nel culo?-, chiese.
-&egrave piacevole, più di quanto tu possa credere.-, rispose Katherine senza neanche riflettere.
-Ma fa male! Una mia amica aveva un fidanzato! Gliel’ha messo là dentro e lei non ha più camminato per due giorni! E poi &egrave… sporco!-, esclamò Maria, terrorizzata.
Tempo di abbattere un ennesimo tabù…

Mi sfilai dall’ano di Katherine, provocandole un gemito e mostrai a Maria il mio membro, ancora rigido. -&egrave sporco per caso?-, chiesi. -No.-, rispose lei. -Ti &egrave sembrato che tua sorella soffrisse?-, domandai ancora. Ero intenzionato a smontarla pezzo per pezzo. -No…-, ammise lei. -Allora di cos’hai paura?-, chiesi. -Bada che mi lavo il sedere ogni giorno.-, puntualizzò Katherine con aria offesa.

Maria titubò ancora qualche istante prima di annuire. -Cosa devo fare?-, chiese. Ce l’avevo fatta. Era mia! Katherine aveva preso a segarmi, più che altro per mantenere viva l’erezione. -Spogliati del tutto e mettiti a pecora a fianco a tua sorella.-, ordinai. Lei eseguì e pochi secondi dopo i sederi delle due donne quasi si toccavano. -Ora osserva bene tua sorella… &egrave una vera vacca e lo sarai anche tu!-, dissi prima di infilare lentamente il mio cazzo nello sfintere di Kath. -Sembra che faccia comunque male…-, disse Maria. Una lieve paura era comprensibile. -Solo all’inizio…-, ansimò la sorella mentre io, tenendola per le anche, le fottevo il culo, -…. il meglio arriva dopo!-. Aveva il culo più sfondato di una pornostar… Stava godendo, non mi ci volle niente a capirlo. Feci altre due spinte lunghe e profonde prima di sentire che Katherine godeva. Fremette e si rilassò improvvisamente. Mi tolsi da lei, allargai le natiche di Maria e la penetrai. Nonostante tutta la delicatezza che usai, lei lanciò comunque un grido strozzato. -Ti piace?-, chiesi. -Fa male…-, piagnucolò lei. -Solo al principio.-, dissi io iniziando a spingere avanti e indietro con Katherine che la masturbava nel frattempo. -Sì… mi rompi il culo! Sì!-, la vacca in apprendimento stava imparando in fretta…

Le venni nel culo qualche istante dopo, proprio quando lei venne grazie alle abili dita di Kath e alle mie spinte. Steso accanto a Maria, con le due sorelle sul letto sfatto, mi decisi finalmente a parlare del pensiero che mi circolava in testa da quando avevo conosciuto Maria. Non nego che non era una vera e propria priorità ma un dettaglio puramente estetico…. un difetto che andava rettificato. Subito.

Le passai una mano sui seni, sentendo di non essere il solo a stare esplorando quella regione: la mano destra di Katherine stava incrociando con la mia a pochi centimetri, compiendo piccole, gradevoli incursioni sui capezzoli grossi e neri della sorellastra. La quale gemeva appena, ancora scossa dall’orgasmo precedente. Non restò però inattiva: prese ad accarezzarmi il pene, infilando l’altra mano nella vulva di Katherine. Sembrava quasi pronta a ricominciare quando la mia mano le atterrò con calcolo sul pube riccioluto e peloso.

-Mmmh, siamo un po’ trascurate qui…-, sussurrai all’orecchio di Maria. -Non ti piace?-, chiese lei. -Mi piace ma mi piacerebbe di più se facessi qualcosa a riguardo.-, ammisi. -Come lei?-, chiese Maria, infilando ancora più in profondità il dito in mezzo alle cosce di Katherine.
La sorella maggiore gemette, apertamente eccitata, eppure, si tolse il dito dalla vulva e se lo mise sul pube. -Senti.-, sussurrò passandosi il dito di Maria umido dei suoi succhi sul ventre, -Non &egrave eccitante?-, chiese. La sorellastra non parlò e io ne approfittai per iniziare a masturbarla con due dita. In breve tempo la giovane venne di nuovo, inzuppandomi le dita.
-Questi peli possono diventare un cuore, uno stimolo, un invito alle gioie del sesso.-, dissi accarezzandoglieli. -O possono essere tolti, sradicati per renderti ancor più bella e sexy.-, aggiunse Kath, -Non hai idea di quanto possa essere eccitante per un uomo scoprire che la sua amante, moglie o quello che &egrave se la rasa per lui… Vero?-, la domanda era rivolta a me. Annuii convinto.

-Allora facciamolo…-, disse lei.
Detto fatto, ci recammo in bagno. Vedere Katherine che depilava pazientemente quasi ritualmente la sorella inesperta fu quasi eccitante. Il mio semi-rigido compare di scorribande chiedeva compenso. Con una mano, Katherine mi fece venire con pochi sapienti tocchi. Alla fine della depilazione, lei e sua sorella erano quasi uguali.

Eppure sapevo che mancava ancora qualcosa… Il centro commerciale non era affollatissimo ma quel sabato mi pareva che ogni singolo individuo non potesse fare a meno di guardarmi… Credevo che molto ne dipendesse dalla presenza di Katherine e Maria accanto a me. La prima aveva un’abbigliamento particolare: pantaloni attillati (al punto tale da rischiare di bruciare gli occhi di osservatori imprudenti) e una giacchetta in pelle, sotto la quale indossava una maglietta non troppo leggera a causa del tempo inclemente degli ultimi giorni. Maria invece era infagottata in una giacca che ne celava le forme, un paio di pantaloni e delle All-Stars….
Erano completamente diverse anche se tutti probabilmente intuivano la bellezza di Maria al di sotto degli strati di tessuto.
Per questo, mentre camminavamo nel centro, tutti i maschi si giravano a guardarle. Qualche donna ebbe un lampo di invidia negli occhi, altre si sentirono come in imbarazzo, sbaragliate dalla concorrenza che camminava al mio fianco.

Io me la godevo: era una rivincita enorme. Vidi alcuni miei amici. All’epoca in cui eravamo in classe insieme, loro avevano spesso detto che io ero uno scapolo incallito e che mai, mai avrei avuto una ragazza. Ora camminavo beatamente in mezzo al loro campo visivo con le due meravigliose pantere accanto a me. Senza preavviso, Kath si voltò a baciarmi. Accolsi la sua lingua nella mia bocca esultando alla mia vittoria sui pronostici di quei miei compagni che ora raccoglievano da terra le mascelle. E, per concludere, le misi una mano sulle natiche. Dolce, la vendetta!

Maria era andata un po’ avanti e ci ritrovammo poco lontano. Davanti a un negozio di abiti. -Perché siamo qui?-, chiese la giovane. Fu sua sorella a dirle che il suo look doveva cambiare.
L’ovvia reazione di Maria fu di panico. -Perché? Non vado bene?-, chiese. Io pazientemente presi a spiegarle che molto di ciò che i ragazzi pensano di una ragazza può essere influenzato dal modo in cui lei si veste, scoprendo zone… strategiche.
-Insomma volete che mi vesta da troia!-, esclamò lei.
-Saresti così ipocrita da nascondere di esserlo?-, chiesi io.
-O da dire di non esserlo?-, chiese Katherine.
Sapevamo che aveva già deciso. La fissai finché non annuì, sorridendo suo malgrado, o forse, malgrado tutte le idiozie da bigotta che aveva dovuto sopportare…

Entrammo, andando al reparto donna. Io e Kath ci tenevamo per mano. Una coppia di perfetti fidanzatini… In realtà stavo davvero iniziando ad essere eccitato… Ma proprio tanto.
Ovviamente invece Maria dimostrava un’estrema repulsione a capi come minigonne e tanga. -Sono… mettono tutto in mostra!-, esclamò. -Esatto.-, dissi io, -&egrave eccitante, no?-. Lei perse qualche istante prima di notare il mio pene marmoreo che deformava il tessuto dei calzoni. Accortasene, Katherine prese una minigonna e disse che andava a provarsela, facendomi cenno di seguirla.

Ci ritrovammo pochi istanti dopo nel camerino con lei che me lo succhiava lentamente, infilandoselo sino in gola e io che, scopandole la bocca, lottavo per riuscire a non gridare di piacere. Usava la lingua in modo sopraffino, dipingendo arabeschi invisibili sul mio cazzo turgido. Le venni in bocca con un gemito appena contenuto. Prevedibilmente, una volta usciti, si era formata una piccola coda fuori. Ce ne fregammo: ci era piaciuto e l’avremmo rifatto. Recuperammo Maria che aveva preso una maglietta scollata, due minigonne e un paio di tanga, pagammo e ce ne andammo.

La festa doveva ancora cominciare… Dopo aver girato altri due negozi di vestiti per trovare qualcosa di interessante per Maria, decidemmo di bere qualcosa. Seduti al tavolino di un bar, parlavamo del più e del meno, tra progetti in avanzamento, vacanze, musica, cose così. Tuttavia, improvvisamente, sentii la mano destra di Katherine (seduta tra me e Maria), posarsi sul mio ginocchio. -Comunque queste spese sono state un’esperienza piacevole, no?-, chiese la mia scopamica. -Molto…-, dissi io. Conversazione piena di sottintesi. Maria si limitò a notare come le cose si fossero improvvisamente rovesciate: da bigotta convinta a troietta. Sorrisi. -In molte antiche culture il sesso era visto come un mezzo per l’elevazione verso il divino.-, dissi a mo’ di spiegazione. Lei ribatt&egrave: -Allora tu e mia sorella dovreste già essere in paradiso da un pezzo!-. Ridemmo tutti e fu in quel momento che la mano di Kath si spostò, risalendo lungo la mia coscia. Una muta richiesta.

La ignorai, decisi di farlo per qualche secondo ancora, nonostante il mio pene stesse divenendo d’acciaio. Sorseggiai il th&egrave freddo che avevo davanti per cercare di concentrarmi su altro. D’un tratto la mano della domenicana mi arrivò prepotentemente sul pene. Maria, perennemente immersa nella conversazione non notò nulla.
A merito di Katherine bisognava dire che, nonostante avesse preso a segarmi da sopra i calzoni, non perdeva il filo del discorso. Rispondeva alle domande con coerenza e non lasciava intendere nulla che facesse supporre alcunché. Inoltre Maria si era piazzata in modo tale da poter impedire a chiunque di vedere cosa Kath stesse facendo. Questo e lo scarso quantitativo di gente ancora in giro (erano quasi le sette!) dovevano aver reso la situazione sufficientemente sicura per quelle manovre.

Manovre che d’un tratto si fermarono: la mano della mia compagna di letto semplicemente si distese sulla mia coscia. Nel frattempo Maria aveva preso a parlare di ragazzi.
-Non capisco dove sbaglio: tutti mi vedono come un’amica e nient’altro e quei pochi che volevano provarci lo facevano per scopare…-, disse. Anche il suo linguaggio aveva subito una metamorfosi. Comunque mi sentii in dovere di rispondere. -Forse devi solo lasciare che loro facciano la prima mossa… Ora non sei più… vergine. Sai cosa ti aspetta e sai che non &egrave spiacevole.-, dissi dopo una lieve riflessione. Mentre parlavo un’immagine del primo bacio che avevo dato a Kath mi balenò in testa. Sparì quasi subito.

La sorellastra di Maria invece si affacciò sul tavolo, avvicinando il suo volto ai nostri. -Oppure potresti fare tu la prima mossa. Vedi, Maria, gli uomini vedono il nostro corpo come qualcosa da bramare, da fare proprio, una preda. E cadono nella loro stessa trappola quando si rendono conto di non poterlo avere. Tu devi farli crollare ai tuoi piedi…-, il suo alito sapeva vagamente di me mentre parlava.

Decisi di darle un segnale. -Oh, intendi dire come quando IO ho attirate TE nella mia trappola?-, chiesi.
Scacco.

Katherine ci mise qualche secondo a riprendersi e accusò il colpo quasi fisicamente. -CI sono voluta cadere, &egrave diverso.-, disse tentando di difendersi.

-Credi?-, chiesi, -Perch&egrave ce ne hai messo a piantare quel bigotto del tuo ex.-. Infierivo senza pietà. Maria assisteva al duello senza una parola.
-L’avevo piantato da ben prima di conoscerti. Avevo perso la verginità con il suo migliore amico!-, rivelò lei.
-E non se n’&egrave mai accorto?-, chiesi io.
-Non m’importa: &egrave passato.-, disse Kath, seccata.
Maria continuava a tacere, come meditabonda.
Il silenzio scese su di noi per qualche istante.
-TI secca parlare di lui.-, osservò Maria.
-Provaci tu a stare con uno che lavora sei giorni su sette, che ti bacia appena e che non ti bada quando sei talmente eccitata che ti faresti un plotone! Ricordo che una volta ero seduta sulle sue ginocchia. Lui era eccitato e mi stava baciando. Il viso, poi il collo, poi il petto. Aveva tutte le premesse per poter diventare un’esperienza divina. Poi? Poi suona il suo dannato telefono e lui dice che deve andare perché hanno bisogno di lui al lavoro! Quella sera ho capito che se volevo concludere qualcosa, dovevo farlo da sola o con qualcun’altro.-, raccontò la sorellastra. -E come finì?-, chiesi. -Uscii, trovai il suo migliore amico a un bar e dopo un paio di birre… La natura fece il suo corso.-, rispose Katherine. Il suo racconto mi aveva solo reso più eccitato.

D’un tratto mi venne un’idea.

Mi alzai dicendo di dover andare in bagno. Andai lungo il corridoio curvando una volta a sinistra sino a una porta in legno. Non ci volle molto perché Katherine mi raggiungesse.
Prima che potesse fare alcunché la trascinai dentro il cubicolo (abbastanza pulito tra l’altro) con me. -Funziona sempre!-, dissi. Ero eccitato e pure tanto. Incominciai a spogliarla. Al diavolo se qualcuno ci vedeva: l’avrei trombata di brutto e chi se ne frega delle conseguenze. Le tolsi la giacchetta e la maglia, notando che non portava reggiseno, mentre lei mi apriva i pantaloni. -Certo che funziona…-, ansimò lei. Le piacevano quelle situazioni, la eccitavano. -Troia!-, la insultai. -Stronzo!-, controbatt&egrave lei baciandomi. Alla fine dell’infuocato bocca a bocca le abbassai i pantaloni. -Puttana.-, dissi notando il perizoma fradicio. -Porco!-, fece lei prendendo la mia erezione in bocca. Succhiò avidamente. La fermai tirandole su la testa per i capelli. Eravamo scatenati. millenni di civiltà cancellati dagli istinti primari della razza umana.
La spinsi contro il muro, con lei che ansimava come una cagna in calore. -Sbattimi come l’ultima delle troie…-, implorò. Presi a penetrarla da dietro, affondando dentro di lei. Un colpo dietro l’altro. Stavamo godendo assurdamente di quella situazione.
-Siiii!-, gemette lei. D’un tratto la porta si aprì: nel nostro delirio erotico avevamo scordato di chiuderla. Anna, la rossa che mi aveva licenziato mi riconobbe in una fazione di secondo. Decisi: continuai a spingermi dentro Katherine, pompandola ritmicamente. Lei non sembrava dare importanza all’arrivo di una terza persona mentre estraevo l’Iphone per mostrarle una cosa.

Avevo cancellato il video ma non la sua copia che avevo sia su computer che su telefono. Anna deglutì a vuoto prima di uscire dal bagno com’era entrata: in silenzio, senza che nessuno notasse la sua presenza. L’intimità della domenicana era fradicia e bollente. Stavamo godendo e, quando alla fine mi svuotai dentro di lei mordendole una spalla, lei si morse le labbra per non gridare.
Solo dopo, quando ci riprendemmo e rivestimmo, mi chiese chi fosse quella donna. -La mia ex collega e quella che mi ha dato l’assegno da 10’000.-, dissi.
Prevedibilmente, Katherine sorrise. -Mi hai riempita di sborra…-, disse. -Come volevi.-, risposi io. -Mmmmh.-, fu la sua sola risposta. La interpretai come positiva.

Maria ci aveva atteso al tavolo quando tornammo a sederci. Non usò giri di parole. -Mi auguro vi siate divertiti, tutto questo tempo!-, esclamò. -Molto più di quanto puoi credere…-, dissi io.
Le raccontai di tutto quanto, con Kath che ogni tanto aggiungeva qualche dettaglio. Alla fine, appoggiando una mano sul cavallo dei calzoni di Maria, non mi sorpresi a trovarli umidi.
-A casa faccio godere anche te.-, promisi.
-Domani. Oggi sono un po’ stanca…-, propose lei.
-Ok.-, dissi io prima di voltarmi verso Katherine. -E tu… tieniti calda e pronta perché domani saranno cazzi per tutte!-, esclamai, ridendo.

Mai minaccia si sarebbe rivelata più veritiera. Mentirei se dicessi che il rifiuto di Maria di cominciare subito a riempirla non mi avesse sorpreso. Fortunatamente, dopo una pizza e un paio di ore sul divano del salotto di casa loro, Katherine e Maria andarono a letto. Fu così che rimasi da solo, sul divano, a guardare l’ennesimo, insulso film d’amore in cui tutto sembra finire bene. Sorrisi.
“Non finisce mai così”, pensai.

Per quanto ci si possa impegnare a cercare di far credere che l’amore sia perfetto, non &egrave vero. L’amore &egrave, era e sempre sarà una fiammella battuta dai venti incessanti delle cime montuose dell’Himalaya. Se la si vuole viva, bisogna lottare perché rimanga tale.

E io di lottare avevo smesso tempo prima, in un bar, ad affogare la mia delusione nel thé freddo.

Cercai per un istante, uno solo, di immaginare come sarebbe potuta andare la mia vita se Katherine non avesse fatto la sua comparsa proprio lì, proprio in quel momento.
Probabilmente sarei finito a deprimermi…

L’immaginazione mi condusse in un ucronia terribile. Un vortice di utopiche possibilità, una peggiore dell’altra.

Riemersi dall’immagine di me stesso ubriaco, senza casa e depresso decidendo quindi di fare qualcosa di produttivo. Le ragazze non facevano alcun rumore e io ne approfittai. Tempo prima avevo imparato a meditare in due modi: calmando il respiro con la volontà e osservandolo. Prediligendo il secondo metodo, mi sedetti, raddrizzai la schiena e, stando comodamente seduto, lasciai che la mia coscienza si abbandonasse.

Ritornai al mondo qualcosa come un venti minuti dopo con un sorriso e mi avviai verso il letto. Katherine dormiva già. Al negozio l’avevano messa a scaricare casse di frutta in assenza di un tale Mauro, uno zotico tutto muscoli venuto da Roma che non perdeva mai occasione per poterla stuzzicare. Conseguenza di tale lavoro e della considerevole scopata in bagno al centro commerciale fu che la mia scopamica era totalmente K.O.

Mi spogliai restando in boxer e mi infilai nel letto, cercando di muovermi il meno possibile, addormentandomi qualche minuto dopo. (ho sempre avuto un sonno abbastanza facile).

Purtroppo la mia vescica aveva qualche conto in sospeso e, un’indefinito tempo dopo mi svegliai. Consapevole di non dovermi trattenere, sgattaiolai furtivamente in bagno.
Dopo essermi liberato la vescica, mi accorsi di una presenza, un ombra nel bagno appena accennata. avrei voluto parlare ma mi resi presto conto di chi fosse.
Maria.
Prima che potessi chiederle alcunché mi spinse sul water. Prese a segarmi il membro con movimenti febbrili. Non dissi nulla, non ce n’era bisogno. Presi semplicemente a baciarla con furia, rischiando quasi di far cozzare la mia testa contro la sua. Mai, mai prima d’allora ero stato così… non sapevo proprio come descrivermi. Le strizzai una mammella. Il gemito che provocai morì in gola alla nera mentre s’impalava sul mio ormai granitico membro. -Non una parola con Kath…-, ansimò. Annuii, il fiato non mi sarebbe bastato per nient’altro. Iniziò una cavalcata bestiale.
Sentii Maria godere una, due volte prima di versarmi nel suo ventre. -Tranquillo.-, mi rassicurò mentre le mordevo leggermente il seno nell’estasi dell’orgasmo, -Prendo la pillola.-.

Sorrisi. -Io invece ora prendo te.-, dissi. La sollevai tra le mie braccia, portandola in camera sua. Chiusi la porta e la distesi sul letto. -Facciamo piano… Se ci sente…-, ansimava ancora come se fosse sull’orlo un’altro orgasmo. -Taci.-, dissi baciandola e mettendomi sopra di lei. Ero ancora duro, dovevo approfittarne. Maria gemette profondamente mentre le entravo dentro. -Siiiiì…-, sibilò. Affondai in lei con spinte misurate, gustandomi ogni istante. Lei era in paradiso. Quando arrivai in fondo uscii con lentezza esasperante, giocando con le sue enormi tette. Il tutto andò avanti per un po’ di tempo (difficile dire esattamente quanto). Ad un certo punto, proprio mentre uscivo da lei, Maria si lamentò. -Bastardo…-, mi insultò ansimando, -Ci metti troppo.-.
Mi spinsi ancora dentro di lei, rispondendole a tono. -Ci metto il tempo necessario. Tu rilassati e godi.-, dissi.

Detesto quando mi mettono fretta, indipendentemente da cosa stia facendo.

Lei, in risposta, intrecciò le gambe alla mia schiena, impedendomi di muovermi oltre. -Dato che ti piace lento…-, disse, sorridendo.
Le mie angosce, i miei pensieri, le preoccupazioni erano a miglia di distanza, cancellate da un solo pensiero:

“Cazzo… &egrave diventata anche più brava di sua sorella!”.

L’immediata rivelazione mi eccitò oltremisura, lanciando le mie cautele nel vuoto. Presi la giovane per le anche e iniziai a trombarla selvaggiamente, dimenticando ogni possibile gentilezza.

Entrambi dimentichi di ogni possibile buon senso, emettevamo suoni che non avevano più nulla di umano…
Quando alla fine le venni nella fica, riempendola come probabilmente mai prima d’ora mi vennero a mancare le forze e caddi accanto a lei.
Appagato.
-&egrave stato bello…-, riuscì a dire Maria con un sospiro. L’ossigeno riprese a inondarmi il cervello così come la consapevolezza di dove e quando eravamo e solo allora, più per scaramanzia che per reale prudenza, mi voltai a guardare verso la porta.
Katherine era lì, nuda, in piedi, a osservarci…
-Già.-, disse con un’espressione indecifrabile che ci pietrificò, -Davvero una scopata invidiabile.-.
Entrò nella stanza con passo calmo, cosa che mi turbò anche di più.

-Ero stanca e pure tanto ma quello che ho visto mi ha davvero fatto bagnare.-, disse mentre saliva a cavalcioni di Maria. -Lecca.-, impose alla sorellastra, spingendole il pube contro la bocca. Prese a muovere il bacino dando colpi d’anca, mimando
un’amplesso. Mi guardò col volto deformato dal piacere mentre si strizzava i capezzoli. La visione era di un’erotismo bestiale -Hai due buchi a disposizione. Scegli in fretta.-, era un’ultimatum che accettai: senza alcun preliminare, le penetrai l’ano con forza, facendola urlare. Presi a imporre il mio ritmo. Percossi sonoramente le natiche della nuova arrivata. -Ve l’avevo detto che erano cazzi per tutte, troie!-, esclamai al culmine della frenesia che mi aveva colto. I gemiti di entrambe mi fecero capire che la mia dichiarazione corrispondeva a verità.

-Siiiiiiiii….`Vienimi in culo!-, implorò Kath, sull’orlo dell’orgasmo.
Venne in faccia alla sorellastra mentre io godendo sparsi il mio seme sulle sue natiche, sul collo e sul seno di Maria e sul lenzuolo. Crollammo sul letto, sudati, stanchi e felici.
-Che due grandissime troie…-, commentai.
Kath, che stava ripulendo a leccate il petto e il viso di Maria, sorrise.

La notte finì lì e il giorno dopo eravamo tutti troppo stanchi per continuare. Il problema mi colse il giorno dopo, quando le due sorelle mi annunciarono di dover tornare a Londra: il padre voleva vederle. Mi lasciavano l’appartamento per sistemarmici…
Ero in paradiso.

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