Leggi qui tutti i racconti erotici di: whitefeather

Dopo questo secondo incontro Muhammar sembrò particolarmente soddisfatto: “Non credevo che fossi così troia, profe! Mi sa che diventeremo una coppia fissa…ahahaha! Tranquilla, non voglio sposarti, ma ti voglio a mia disposizione ogni volta che ti chiamerò..e non impiegare ore a rispondermi come oggi pomeriggio: che cazzo stavi facendo di così importante? “
“Oh, niente, mio marito mi stava scopando..e sai con lui si va avanti per un sacco di tempo… quindi non potevo risponderti…”
Forse avevo esagerato, soprattutto considerando che il ragazzo si era fatto di coca: mi tirò un ceffone che mi stordì, poi mi rivoltò sul letto, mi infilò due dita nel culo, e subito dopo cercò di infilarci l’uccello, che però non si era ancora rianimato: la cosa lo fece incazzare ancora di più, cominciò a bombardarmi di pugni sulla schiena e sulla testa, mi diede anche dei morsi sulle natiche: la situazione era diventata ingestibile: mi lasciai scivolare sul pavimento, per mia fortuna non mi ero tolta i sandali col tacco dodici : colpii alla cieca ma fui fortunata, perché il primo colpo lo prese sui gioielli di famiglia, e questo gli tolse il fiato, un secondo colpo lo centrò poco sotto all’ombelico, facendolo sanguinare abbondantemente: mentre lui, con gli occhi sgranati, si metteva le mani dove vedeva il sangue che usciva mi alzai, andai alla scrivania, aprii i cassetti freneticamente finchè non trovai quello che immaginavo dovesse esserci per forza: un revolver a canna corta, nero con l’impugnatura di gomma nera: mentre lui mi si stava avvicinandosi urlando qualcosa in arabo glielo puntai al petto: si immobilizzò istantaneamente, e se la fece letteralmente addosso quando vide che mi avvicinavo a lui, tenendolo sempre sotto tiro: quando fui a meno di un metro sparai un colpo, centrandolo appena sopra le dita dei piedi: il suo fu l’urlo di una bestia ferita ma tanto non l’avrebbe sentito nessuno: mentre il ragazzino si rotolava per terra tenendosi il piede in mano io afferrai il mio ridicolo vestito nero, in un angolo vidi delle Clogs rosa e dopo avere tolto i sandali col tacco cui dovevo la mia salvezza le calzai, infilai il vestito, stavo già per aprire la porta ma mi venne in mente un ulteriore manovra per facilitarmi la fuga: afferrai dalla scrivania la scatolina da cui gli avevo visto prendere la coca, me ne feci cadere un bel pò sulla mano che poi gli misi sulla faccia, stando solo attenta che non mi morsicasse: infuriato com’era, con il respiro affannoso inalò una quantità di roba che avrebbe fatto saltare il cervello ad un toro, mentre si agitava sempre col piede in mano gli piazzai la rivoltella in mano e gli feci tirare il grilletto: il colpo si perse nella stanza, afferrai il suo smartphone, uscii in corridoio e poi dalla discoteca: chi mi vide nel parcheggio forse rimase perplesso per la mia mise, salii in auto e me la filai il più in fretta che potevo: appena fuori dal parcheggio spensi lo smartphone che avevo rubato e dopo un paio di km lo gettai in mezzo alla strada: vidi luccicare le schegge del vetro mentre un Flixbus in uscita dalla città finiva di sbriciolarlo: ora di domani mattina sarebbe stato ridotto in polvere. Arrivai a casa in un attimo, una volta nel box mi rivestii con gli abiti “da professoressa”: poi rimasi qualche minuto seduta in macchina per calmarmi: dato lo stato di eccitazione in cui mi trovavo non potevo escludere di avere inalato anch’io un po’ di “polverina”: una volta ripreso il fiato, salii in casa, dove mio marito mi aspettava a letto: conoscendolo immaginavo che standosene a casa da solo mentre io ero fuori a cena si fosse fatto un “film”..in cui come minimo io subivo le advances dell’ “editore del libro” , cosa che l’avrebbe tenuto in tiro fino al mio ritorno…con le ovvie conseguenze del caso: per evitare strane domande mi feci una bella doccia (era assolutamente indispensabile ANCHE perché la serata era, meteorologicamente calda e umida, particolare attenzione la dedicai alla mia abusata figona: con un lungo lavaggio con acqua quasi fredda cercai di farla tornare “normale” poi raggiunsi Andrea a letto.
Come sospettavo faceva finta di dormire, perché appena sentì che mi sedevo sul letto mi chiese: “Mmm..sei tornata…com’è andata?”
Ero troppo su di giri (in fin dei conti mezz’ora prima avevo sparato all’uomo con cui, un’ora prima, avevo fatto sesso) per dirgli “Mmmmm…” e piantarla lì e quindi sparai la bordata: “Guarda, lasciamo perdere…l’editore pensava di avere a che fare con due disperate che pur di vedere pubblicato il loro libro avrebbero fatto qualunque cosa, compreso andare a letto con lui….”
A quella frase Il maritino si svegliò di colpo: “Veramente??”
“Eh, sì, e senza tanti giri di parole…ah, tieni presente che “la sua editor” non c’era…”Sandra è dovuta rientrare per problemi di famiglia” si era affrettato a dire..ma guarda un po’ il tavolo era già preparato per tre…comunque dopo dieci minuti si capiva che stava solo cercando di stabilire chi fra me e Dany fosse quella che al libro ci teneva di più…ma siccome non solo non siamo due disperate ma nemmeno due zoccole…dopo un po’ ha capito che non c’era niente da fare , al che il suo atteggiamento è cambiato: il libro era troppo lungo (o corto) le immagini troppe (o troppo poche) , la sistematica troppo approfondita (o superficiale) insomma non c’era nulla che andasse bene: al che gli abbiamo detto che per noi era inutile concludere la cena (avevamo mangiato solo un po’ di antipasto)che avremmo proposto il libro a qualcun altro…e che se ne andasse beatamente affanculo: uscendo la Dany gli ha anche suggerito di andare avanti di un paio di km, lungo la provinciale, perché lì avrebbe trovato “quello che stava cercando”!
“Maddai, ma che roba…un editore che cerca di portarsi a letto un’autrice facendole balenare la possibilità di pubblicarle il libro..capirei se foste lì a proporre un libro erotico…ma un libro scolastico…”
“Eppure… è andata proprio come ti ho detto: poi con la Dany siamo rimaste in macchina a farci un sacco di “domande”: ma quel tipo, come si comporterà a letto? Ovviamente ci siamo chieste anche “quanto ce l’avrà grosso?” insomma, per farci passare la delusione ci siamo comportate come due ragazzine sceme…e avendo saltato la cena ci siamo comperate anche un gigantesco gelato…che abbiamo ovviamente leccato facendo un sacco di versi! “
“Insomma – ribattè Andrea – anche se non è andata a buon fine…vi siete divertite, meglio così!”
Detto ciò si girò verso di me allungando le mani sulle mie tette: il porcellino sapeva che mi piace moltissimo farmele toccare, stringere, massaggiare, strizzare…probabilmente mi tornava in mente quando, sedicenne, le palpate di tette precedevano quasi sempre prima i ditalini e poi le scopate: mi abbandonai alle sue mani, anche perché nelle ultime 24 ore mi ero fatta scopare in vari modi…ma non avevo ricevuto quel minimo di attenzioni che possono rendere più interessante una scopata.
Mentre Andrea si impegnava sulle mie tettone per cercare di meritarsi la scopata, non seppe resistere dall’interrogarmi su che tipo fosse l’editore che con Daniela avevo inventato; mi sembrò divertente descriverglielo come se fosse stato il fratello maggiore di Muhammar, quindi gli spiegai che secondo me doveva essere di origini marocchine, che doveva avere una trentina d’anni, molto alto (non dissi lungo…) e magro…tutto sommato non particolarmente affascinante, ma FORSE ben dotato ”stando a quello che si dice di questi uomini…”
“Ma a te chi te l’ha detta questa cosa della “ricca dotazione”?
“La Dany…e lei l’ha sentita da sua sorella…che a sua volta…l’ha saputo dalla cugina del suo portinaio…dai, non fare lo scemo…i “si dice” sono come le leggende metropolitane…girano ma nessuno sa da dove partono, o no?”
“Vabbè, chiedevo tento per dire .. magari lo sapevi perché in realtà te l’aveva fatto vedere…o magari anche prenderglielo in mano..chissà…”
Allungai una mano e tastai in mezzo alle gambe di mio marito: come prevedevo era barzotto: sapevo che toccava a me fargli raggiungere una consistenza decente e cominciai a “raccontare” :
“Ah tu dici che in realtà, pur di pubblicare il libro io e la Dany….”
La reazione fu praticamente immediata…
“..l’avremmo accontentato? Beh, certo, in due saremmo state al sicuro..se anche fosse stato un pericoloso maniaco…(la Dany era insegnante di educazione fisica e il suo sport preferito, oltre al nuoto era il free climbing…) non avrebbe potuto fare chissà cosa…” mentre parlavo tenevo il palmo della mano appoggiato sul cazzo di Andrea e lo sentivo crescere…
“Ma a te non darebbe fastidio se io tornassi a casa dopo essermi fatta dare una ripassata…magari da uno molto dotato … “
Mentre lo dicevo il cazzo glielo avevo afferrato saldamente..era sempre un piacere constatare le sue reazioni…
“Beh, non saprei…”
“Mah, secondo “lui” no…” e gli diedi una strizzatina…
“Sai, se io tornassi a casa dopo essermi presa un bel cazzo lungo e duro, la prima cosa che farei sarebbe una bella doccia…ti pare? E cercherei di sistemare la mia figona in maniera che non mi tradisca…facendole un bel lavaggio con l’acqua fresca… ma potrebbe non bastare….”
Mentre dicevo queste cose con una mano glielo menavo, mentre con l’altra mi sgrillettavo…
Andrea si decise: saltando i preliminari con i sex toys me lo appoggiò sulla figa, io smisi di sgrillettarmi e lo aiutai ad entrare: non era paragonabile a quello di Muhammar (a proposito..chissà come stava…) ma rispetto al solito…dovevo solo proseguire con “l’aiutino”:
“Oddio, ma non è che lo senti anche tu … che sono mooolto più fonda… “ per un attimo mi venne da ridere, ma mi ripresi quasi subito…”
“sei una vera porca…ma mi piaci per questo…dai, continua…”
“Mmmm, siiiì, io continuo, ma tu…pompami forte, devi sbattermelo fin dove è arrivato il cazzo di quel porco dell’editore…”
Andrea si impegnava, certo a 48 anni non poteva competere con Muhammar (e se con quella tirata di coca ci fosse rimasto secco?) ma almeno si dava un po’ più da fare del solito….)
“Sì, sì, dai così, così…lo sento…sei quasi arrivato dove mi ha toccato l’editore…dai, così, ancora, non smettere, ti prego…..”
In realtà non arrivava nemmeno vicino a dove era arrivato il cazzo di Muhammar, ma il punto non era quello…
“Ah, siiiì, dai, ti sento, ti sento che me la stai sfondando…fai piano ti prego..sennò tra uno e l’altro…mi rovinate…” quello doveva essere il colpo finale…e lo fu…
Andrea con un verso gutturale diede l’ultima spinta, poi si bloccò e dopo un paio di secondi cadde di fianco a me, ansando come un mantice”
“Dio, che cosa sei….”
“Lo so… sono una vera troia, è questo che pensi di me? Bella riconoscenza….”feci una risatina infantile per fargli capire che lo stavo prendendo in giro, poi, veramente più che sazia, mi girai dandogli le spalle: nonostante fossero due notti che dormivo poco e male non riuscii a prendere sonno, non sapevo in che condizioni fosse Muhammar, cominciavo a preoccuparmi delle telecamere che sicuramente circondavano la discoteca..ma pensavo anche che se mi avessero inquadrato con miniabito, tacco 12 e truccata da puttana non sarei stata tanto identificabile, domattina sarei andata dal parrucchiere, dove in vista delle vacanze avevo già prenotato per due ore… abbastanza per passare da castana a bionda, ideale per il mare…
Mentre Andrea si preparava per andare in ufficio io sfogliai il Corriere della Sera online: non c’erano segnalazioni di fattacci in qualche paese sulla via Novara, probabilmente era ancora presto, chissà a che ora Muhammar era riuscito a chiamare aiuto…
Quando ebbi finito con il parrucchiere tornai a casa e riguardai le pagine della cronaca locale: una segnalazione c’era: dicevano che un personaggio della piccola delinquenza locale era stato portato all’ospedale San Carlo in stato di confusione mentale da sostanze stupefacenti e con una ferita da arma da fuoco al piede destro: si sospettava il regolamento di conti tra spacciatori.
Cominciai a preparare le valigie per il mare: i ragazzi sarebbero partiti il giorno dopo: con dei loro amici sarebbero andati in campeggio in Sardegna, ma anche noi ci saremmo andati, in un’altra zona…ma l’isola non è più grande di un tanto e in caso di bisogno…
Spediti i ragazzi toccava a noi: erano passati tre giorni dalla famosa notte: solo la stampa gratuita si occupava dei fatti di sangue non gravi: dopo attenta lettura scoprii che lo spacciatore che era finito in ospedale non stava troppo bene: le ferite con cui era arrivato all’ospedale non erano risultate gravi, ma l’intossicazione da cocaina era stata la causa di un ictus: insomma avevo fatto pagare caro al mio stallone il tentativo di violentarmi: peggio per lui: certo, qualcuno prima o poi avrebbe scoperto che mi aveva contattato, probabilmente quelli che erano presenti la prima sera nella villetta sapevano chi ero, ma non era detto che Muhammar avesse raccontato in giro che mi avrebbe rivista la sera dopo: avendo avuto solo contatti via mail, o Skype e avendo distrutto il suo smartphone mi sentivo abbastanza al sicuro… se qualcuno mi avesse mai accusato di averlo incontrato avrei avrei negato fino all’esaurimento… di chi mi interrogava.
La vacanza in Sardegna si svolse nel modo migliore: belle spiagge, buona cucina, le tre settimane passarono in un attimo, e il 20 luglio ci ritrovammo nuovamente in coda in porto per salire sul traghetto per Genova.
Saremmo tornati a Milano quasi in contemporanea ai ragazzi, poi io e loro saremmo andati in campagna dove Andrea ci avrebbe raggiunti la sera del mercoledì, lavorando da lì tutto il giovedì e passando con noi tutti i week end.
Proprio il giorno prima della partenza per la campagna uscendo per andare a fare la spesa trovai nella casella delle lettere uno strano foglio senza busta: quando le lessi mi prese un colpo: era una convocazione al commissariato di zona “per motivi di giustizia”: l’orario era quello d’ufficio, non era indicato un ufficio in particolare: stavolta però mi sentii veramente male: la testa cominciò a girare, dovetti sedermi sul muretto davanti alla portineria e il portinaio venne subito fuori, premuroso: “Che succede, professoressa? Si sente male? “
“No..no..solo un giramento di testa…grazie Bruno… “
“Vuole un bicchiere d’acqua? Glielo porto subito…”
Non ci si po’ sottrarre a chi vi offre un bicchiere d’acqua mentre il mondo decide di rotolarvi addosso, rimasi seduta per i 30 secondi che Bruno impiegò per portarmi il bicchiere, poi rimasi seduta lì ancora un minuto, infine lo ringraziai e mi alzai decisa a prendere la strada del commissariato.
A fine luglio la folla in attesa del passaporto occupava tutto il locale al piano terreno, mostrai il foglio che avevo ricevuto alla poliziotta all’ingresso e questa mi disse di sedermi su una panca un po’ defilata, dopo una mezz’ora la stessa poliziotta venne a chiamarmi:
“Mi segua signora, ha con sé un documento d’identità?”
“Sì, certo…”
La seguii su per le scale e mi fermai dietro di lei quando bussò ad una porta chiusa: dall’interno una voce disse “avanti” e l’agente mi fece entrare, per poi andarsene chiudendo la porta alle mie spalle.
“Buongiorno signora, sono l’ispettore Casalino, si accomodi prego”
MI sedetti su una delle due poltroncine di fronte alla scrivania, e rimasi in attesa:
“Come si chiama? “
Glielo dissi e intanto tirai fuori dal portafoglio la carta d’identità.
“Ha idea del motivo per cui l’abbiamo fatta chiamare?”
“Sinceramente no…sono tornata l’altro ieri dalle vacanze…”
“Quando era partita per le vacanze?”
“Il 30 giugno”
“Si ricorda dov’era la sera del 28 giugno?”
“Ero alla cena di fine d’anno scolastico, al ristorante “Il Giardino” di San Pietro all’ olmo”
“ E fino a che ora è stata lì?”
“ Non saprei esattamente…forse verso mezzanotte…”
“E a che ora è rientrata a casa sua?”
“Mah, direi una mezz’ora dopo…”
“Una volta uscita dal ristorante è andata direttamente a casa? “
“sì..ero stanca dopo i giorni degli esami e degli scrutini, molti colleghi sono rimasti ancora un po’, ma io non ce la facevo più”
“Non ricorda di essere andata in una casa isolata a qualche kilometro dal ristorante?”
“No”
“Strano, ci sono diverse persone che sostengono di averla vista arrivare verso le 23:00 e di averla vista andare via poco dopo la una…”
“Non le viene in mente niente del genere?..Ci pensi meglio…”
Non sapevo proprio come cavarmela, avrei dovuto andare lì con un avvocato, ma non avevo avuto il tempo di organizzarmi…
“ la voglio aiutare…guardi queste due foto…”
Mi prese un accidenti…: ero io, mentre qualcuno mi sfilava i vestiti di dosso…
“Do..dove le ha prese?” chiesi con voce un po’ troppo tremolante…
“me le ha mandate un suo amico … o meglio un suo ex alunno…”
“Ah….”
“Ricominciamo: dove è andata dopo aver lasciato il ristorante? “
“Non ricordo “il dove ” : mi ci hanno portata “
“Chi?”
“Uno che non conoscevo”
“Mi risulta che lei è un’insegnate della scuola media statale “De Sanctis” da più di dieci anni, giusto? “
“Sì, giusto”
“Ed è normale secondo lei che un’insegnante di matematica di una scuola media, sposata e con due figli adolescenti lasci la festa di fine d’anno per andare nella villa di uno spacciatore?”
“ è stata l’unica volta …”
“Quindi ammette di esserci andata in questa villa…. e sapeva che il padrone di casa è uno spacciatore di droga?”
“No”
“Sa chi è il padrone di casa della villa dove lei è andata, portata da uno sconosciuto?”
“No”
“ è un suo ex alunno, il sig Muhammar El Rashid…”
“El Rashid, sì, me lo ricordo..doveva essere il corso del 2012-2015”
“Quindi ammette di conoscerlo…”
“Ammetto di averlo conosciuto quando era un mio alunno, da allora non l’ho più visto…”
“Sa, signora..la persona che mi ha dato le foto della festa aveva anche un video…un video in cui lei è praticamente nuda e viene portata trionfalmente da sette o otto ragazzotti che la sdraiano su un tavolo da bigliardo gridando di tutto…l’audio non è chiarissimo, per ora, ma i nostri tecnici potranno renderlo perfettamente comprensibile…lei ricorda cosa gridavano? “
“No…”
“Meglio così, da quel poco che si capiva non erano proprio complimenti…”
“Comunque il video si conclude nel momento in cui due ragazzi particolarmente aitanti la sottraggono alle attenzione degli altri ragazzi e prendendola sotto braccio la conducono al piano di sopra dove ad attenderla c’è proprio il sig El Rashid…”
Rimasi muta..come’era la formula…”Mi avvalgo della facoltà di non rispondere” ma quello lo dice uno quando è imputato e non ha ancora parlato con il suo avvocato…io cos’ero?
“Allora, ricapitoliamo: la professoressa esce dal ristorante un paio d’ore prima dei colleghi, e si fa accompagnare da uno sconosciuto in una villa dove non è mai stata e dove rischia di subire una violenza di gruppo ma all’ultimo momento viene salvata dal signor El Rashid, che se la fa portare direttamente nella sua camera da letto…da dove uscirà….a che ora è uscita da quella camera…mezzanotte o più tardi?”
“Sono arrivata a casa poco prima della due…”
“Quindi è rimasta in quella camera per circa due ore…”
“Immagino di sì….”
“E di cosa avete “parlato” in queste due ore? “
“Di niente, abbiamo scopato”
“Veramente? Per due ore? “
“Non guardo mai l’orologio quando scopo”
“Lei mi ha detto che erano anni che non vedeva El Rashid, cosa ha scatenato la sua improvvisa passione?”
Stavo cominciando a vedere una lucina in fondo al tunnel…e mi incamminai in quella direzione:
“Il suo cazzo…”
“Prego?”
“Ho detto che a scatenare la mia passione è stato il cazzo di Muhammar”
“Deve essere davvero un particolare anatomico cospicuo se…”
Lo interruppi:
“Lo è, lo è…”
“Al punto che una fino ad allora integerrima professoressa lo va a trovare nella sua casa, in presenza di tutti i suoi pusher, tra l’altro molti pure loro suoi ex alunni, e si ferma per avere un rapporto sessuale che è durato due ore? Il tutto “scappando” da una cena di fine d’anno con la scusa della stanchezza e del mal di testa?”
“Sì” meno parole dicevo meglio era ..e dovevo insistere a fare la figura di una troia assatanata…
“Ma suo marito è al corrente di questa sua “passione” ?”
“No, credo di no”
“Crede di no? Non ne è sicura? Suo marito la accolta al ritorno senza chiederle come mai era rientrata alle 02:00? “
“Anche in altri anni ero tornata molto tardi..a volte la festa di fine d’anno coincide con l’andata in pensione di qualche collega anziano..”
“E quest’anno? “
“No, nessun pensionamento..”
“Allora cerchiamo di ricapitolare: lei è andata a casa di Muhammar El rashid con l’intenzione di avere uno o più rapporti sessuali…ma da quanto tempo lo frequentava? “
“Dalla della cena di fine d’anno”
“Cioè dal 28 di giugno?”
“Sì…”
“E prima di quel giorno? “
“No”
“Insomma, la cena di fine d’anno è stata l’occasione per incontrare El Rashid e subito provare una tale attrazione da passare subito due ore in sua compagnia…ma allora perché nel video lei viene portata, mi consenta, in trionfo da quei ragazzi che poi la sdraiano sul biliardo con intenzioni fin troppo chiare…e poi viene “salvata” dagli angeli custodi di El Rashid che la portano subito da lui: in poche parole: lei come faceva a sapere che il pene di El Rashid le sarebbe stato particolarmente gradito?”
“Giravano delle voci…”
“E lei ha dato credito a queste voci? E se “le voci” si fossero rivelate sbagliate cosa avrebbe fatto? Se non sbaglio lei è stata portata nella camera di El Rashid praticamente nuda….come avrebbe fatto a uscire senza abiti…e tutta nuda passare davanti alla banda di pusher che era stata a tanto così da farle subire un trattamento davvero pesante?”
“Non lo so…ho rischiato..”
“Lei è una pessima giocatrice oltre che una scadente bugiarda…”
“Crede?“
“Lo credo perché io so che lei non è andata in quella casa per avere un indimenticabile rapporto sessuale con El Rashid: lei c’è andata perché lui l’aveva contattata minacciandola di mettere in circolazione certe sue foto di cui lui era in possesso.”
Ero fregata: l’ispettore non aveva creduto ad una sola parola del mio racconto, forse nemmeno al fatto che fossi una troia appassionata di grossi cazzi…
“Le foto con cui la ricattava erano in un pc che le è stato rubato alcuni mesi fa, giusto?”
“Sì”
“E quando El Rashid l’ha contattata per dirle che le aveva lui?”
“Il 25 o il 26 giugno..non ricordo esattamente…”
“Come l’ha contattata? “
“Via mail, sulla mail “scolastica”
“Che lui conosceva in quanto suo ex allievo”
“Sì”
“E nella mail cosa diceva? “
“Che voleva vedermi e che dovevo obbedirgli perché aveva le mie foto “intime””
“Chiaro, ma come mai ci teneva tanto a vederla di persona? Mi scusi, lei è una bella donna, ma non mi faccio persuaso che uno come El Rashid abbia bisogno di una donna …con tutte le ragazzine che gli girano attorno..anche solo per ricevere una dose omaggio…”
“Quando sono andata da lui mi ha fatto intendere che aveva intenzione di usarmi come corriere della roba da Milano al paese dove insegno: avrei dovuto lasciare che nottetempo qualcuno mi mettesse in macchina la roba, poi andare a scuola come faccio tutte le mattine, parcheggiare in un dato punto appena dentro al parcheggio della scuola..è un posto scomodo, che di solito tocca a chi arriva tardi…lì uno dei suoi avrebbe prelevato il pacchetto: se anche fossi stata fermata da un eventuale controllo vedendo una donna o a volte anche due, che vanno a lavorare, al di là del controllo della patente la Polizia o i Carabinieri non vanno”
“Troppo giusto…una bella pensata…ma come è andata che poi avete fatto sesso?”
“Beh, gliel’ho detto…”
“Il gran cazzo di Muhammar El Rashid?”
“Sì”
“Molto bene signora, per ora finiamo qui, capisco il motivo per cui mi ha mentito all’inizio…probabilmente ci vedremo ancora, anche perché dovrò restituirle le sue foto…”
“Intende quelle che …”
“Quelle che aveva El Rashid..chiaramente..ce ne sono altre che lei sappia? “
“No, credo di no….anzi spero..”
“La saluto..anzi no, mi lasci un numero di telefono a cui la possa contattare in caso di bisogno”
“Guardi che io sono in partenza per la nostra casa di campagna…”
“In che località si trova questa casa?”
“In provincia di Varese…”
“Ah beh non è lontana, benissimo allora mi farò vivo io!”
Ma mentre stavo per il maledetto sbirro mi fulminò:
“Ah, quasi mi dimenticavo..il suo amichetto, Muhammar El Rashid, è stato ricoverato stanotte alle 03:00 per overdose di coca..e per essersi sparato ud un piede”
Rimasi di sale: quindi per la Polizia il legame tra me e Muhammar non era solo quello del ricatto con le foto, c’era di mezzo anche la sparatoria…
Mi fermai e tornai indietro verso la scrivania:
“ Come è successo? “
“Forse dovrebbe essere lei a dirmelo…testimoni hanno parlato di una donna che è stata vista uscire dalla porta posteriore della discoteca dove El Rashid gestisce i suoi traffici…per caso era lei quella donna? C’era della biancheria intima particolarmente sexy nella stanza dove El Rashid è stato trovato…” mentre parlava l’ispettore si era avvicinato a me e, sottovoce mi sibilò all’orecchio:
“Penso che dovrò guardare con attenzione le foto della chiavetta…potrei trovare delle corrispondenze tra quello che abbiamo trovato e quello che indossi nelle fotografie….”
Eccomi fregata…altro che un avvocato mi ci sarebbe voluto…rischiavo di finire sui giornali: “La sexy prof nel giro della droga” “Perde la testa per un suo ex alunno” avrei perso il lavoro…e potevo anche finire in carcere…
Onde evitare un secondo capogiro che avrebbe potuto farmi rotolare per le scale del commissariato mi risedetti sulla poltroncina.
“Come vedi sappiamo parecchie cose su di te – il passaggio dal lei al tu era significativo -, considera che noi siamo professionisti, tu la dilettante: non hai speranze, quindi cerca di farmi perdere troppo tempo: come vedi siamo soli, nessuno verbalizza: racconta alla svelta e poi ci saluteremo da buoni amici….spero”
A quel punto non vedevo via d’uscita: raccontai del ricatto, del fatto che i rapporti sessuali che avevo avuto con Muhammar era essenzialmente dovuto alla necessità da parte mia di fargli credere di potersi fidare ciecamente di me, in modo che quando sarebbe cominciato il traffico di droga con la mia auto, avrei potuto denunciare la cosa senza che lui sospettasse che fossi stata io a tradirlo, purtroppo il ragazzo aveva esagerato la sera della discoteca, mi aveva picchiata e mi avrebbe massacrato sotto l’effetto della coca e io, per difendermi dalla sua furia ero stata costretta a ferirlo, tirandogli dei calci alla cieca con i tacchi delle mie scarpe: lui aveva impugnato la rivoltella, ma era strafatto e prima aveva sparato verso di me senza colpirmi e poi mentre crollava a terra, si era sparato a un piede.
L’ispettore sembrò abbastanza convinto del mio racconto, si alzò, mi accompagnò alla porta e disse:
“Direi che il nostro rapporto è molto migliorato, da quando hai deciso di raccontare la verità, bene, vai in vacanza, ma non troppo lontano: ci dobbiamo rivedere!”
E così la mia brevissima carriera di “donna del gangster” stava per trasformarsi ne “La donna dello sbirro”…complimenti Franca!

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