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Con mia cugina Vanessa ho sempre avuto un rapporto particolare.
Vanessa ha da poco compiuto diciannove anni e quest’anno si è diplomata in ragioneria; io, Massimo, ho quasi un anno più di lei e frequento il primo anno di università.
Lei è bionda, occhi blu, abbastanza alta, due tette piene e sode, ventre piatto e belle gambe lunghe e snelle, il di dietro, poi, sembra una scultura per quanto è tondo e sodo; io sono moro, occhi marroni, alto una decina di cm più di lei, fisico atletico modellato da anni di palestra. Vanessa ed io siamo cresciuti assieme nella villa bifamiliare che i nostri genitori hanno costruito insieme.
I nostri padri sono fratelli e molto uniti, tanto che le rispettive famiglie vanno d’amore e d’accordo.
Ho sempre considerato Vanessa come la mia sorellina, fin da piccola era una bambina stupenda, bionda con capelli color grano, occhi blu vispi, sempre sorridente e sempre pronta a buttarsi fra le mie braccia, pronunciando la frase ” Tu sei il mio ragazzo” mentre mi stringeva con tutta la forza delle sue piccole braccia.
Io ero felice di questa sua esuberanza, ero il suo cuginetto, fratello, fidanzato preferito, come ripeteva spesso.
Nel tempo ho visto sbocciare la sua bellezza, cresceva in altezza, il suo corpo si sviluppava armonioso e si formava con perfezione, fino a raggiungere la bellezza statuaria e mozzafiato di oggi.

Insieme abbiamo sempre passato le vacanze estive, nella villetta in Versilia che i nostri genitori hanno comprato insieme.
Anche quest’anno, finite le scuole e le sessioni d’esami all’università, siamo venuti, con le nostre rispettive mamme, al mare, in attesa dell’arrivo dei padri.
Fino a quest’estate ho sempre solo ammirato la sua bellezza, senza mai considerarla la ragazza sexy e sensuale che è.
In spiaggia, quest’anno, avvolta in quel suo costume fucsia, oserei dire un’ipotesi di costume, che tenta di coprire, senza riuscirci, le sue forme armoniose, quelle cosce lunghe, quel pancino piatto che termina in quell’inguine favoloso, dove il rigonfiamento appena pronunciato del pube, fa immaginare visioni paradisiache, mi è apparsa la più bella, la più sexy ragazza della spiaggia ed ho cominciato a desiderala.
Sarà stato anche il fatto che da poco tempo mi sono lasciato con la mia ragazza, dopo due anni, che sono a corto di sesso dopo la rottura del legame amoroso, ma Vanessa è diventata l’oggetto delle mie masturbazioni solitarie.

Vanessa per qualsiasi problema, di cuore ed a volte anche intimo, si è sempre rifugiata fra le mie braccia e quando la consolavo si stringeva a me e mi riempiva di sonori baci, pensavo, senza malizia.
Poi una sera, che stavamo passando con una comitiva di amici sul lungomare, mentre, rifuggendo gli altri ragazzi, si stringeva a me, ho avuto una forte erezione procurata dallo stretto contatto col suo corpo caldo.
Istintivamente l’ho stretta ancora di più a me ed il bozzo del pene enormemente teso nei pantaloncini, si è appoggiato, premendo, sulla sua pancia, poco al di sopra del pube.
Lei lo ha sentito bene, ma non si è mossa, anzi, ha alzato il viso sorridendomi; ma io, imbarazzato, mi sono affrettato a staccarmi da lei.
Il fatto mi ha scombussolato e sono rimasto teso per tutto il resto della sera, cercando di evitarla; lei, sorpresa, non capiva questo mio atteggiamento e si soffermava a guardarmi fissa e pensierosa.
Ho cercato di distrarmi con gli altri della compagnia, ragazzi e ragazze, tra le quali, qualcuna, mi ero accorto, era pronta a concedersi a me.
Quando si è resa conto che la evitavo, ha incominciato ad innervosirsi, ad isolarsi ed io fremevo; avrei voluto abbracciarla, come ho sempre fatto quando la consolavo ed asciugarle le lacrime quando era triste, ma temevo le mie reazioni.
Quando verso mezzanotte, ci siamo recati insieme verso casa, siamo rimasti sempre silenziosi.
Io dovevo sempre accompagnarla, i miei zii si fidavano ciecamente di me, affidandomela per le uscite serali.
Ci siamo lasciati nel corridoio, con un semplice saluto ed un bacetto di circostanza, ognuno diretto verso la propria stanza.

Un vuoto mi si è formato dentro, una tensione nervosa che mi ha procurato una paura tremenda per il desiderio, devo dire incestuoso, per la mia adorata cuginetta.
Mi rigiro nel letto, con il pensiero fisso a quelle cosce affusolate, quel pancino piatto, dove il mio pene si era appoggiato, quel pube pronunciato, dove i miei occhi si erano spesso posati nei giorni scorsi.
Una erezione dolorosa mi tortura e cerco di calmarmi un po’ con una sega tutta dedicata a lei, al pensiero del suo corpo e della sua fighetta che sapevo ancora vergine.
Ma anche dopo essermi sfogato, il sonno non arriva, il caldo è insopportabile, dalla finestra aperta l’aria che entra sembra uscita da un asciugacapelli, tant’è calda; mi giro e mi rigiro, tutto sudato, nel letto.
Verso le due sento un bussare leggero alla porta, che, poi, si apre silenziosamente ed il viso di Vanessa appare nello spiraglio.
-“Sei sveglio?”
-“Uh uh” – mugugno.
Lei entra; il suo corpo, illuminato dal chiarore che entra dalla finestra, è coperto da una tshirt che le arriva solo qualche centimetro sotto l’ombelico ed il suo pube è coperto da un ridotto slip azzurro.
-“Senti mi è venuta un’idea.” – dice a bassa voce entrando – “Con questo caldo, perché non andiamo a rinfrescarci in piscina?”
-“Mi sembra una buona idea” – dico scendendo dal letto.
I nostri genitori hanno comprato due anni fa, una piscina gonfiabile che in estate mettiamo nel giardino e, che a volte, è l’unico refrigerio al caldo asfissiante.
-“Inizia ad andare, metto il costume e ti raggiungo” – le dico.
Dopo poco la raggiungo in giardino; lei ha indosso quel costumino azzurro che a malapena le copre il corpo sensuale.
-“Senti, perché, non ci togliamo i costumi?” – fa guardandomi – “Facciamo il bagno nudi, tanto le mamme dormono”.
-“Sei matta? Se qualcuna si affaccia alla finestra, come lo giustifichiamo? No, assolutamente no” – rispondo scuotendo la testa.
-“Uffa, come sei pauroso e noioso.” – sbuffa – “Io, comunque, il reggiseno lo tolgo, voglio sentire, più che posso, il fresco dell’acqua sulla pelle.” – e senza altri indugi slaccia e toglie l’indumento, restando con quelle tette favolose al vento, sale sulla scaletta e si lascia scivolare nell’acqua.
Piuttosto sconcertato, ma anche eccitato, dal suo comportamento, mi accingo seguirla.
Una volta dentro iniziamo a scherzare come d’abitudine, schizzandoci e cercando di affogarci l’un l’altra.
Durante queste schermaglie le mie mani hanno modo, più volte, di toccare le sue tette e le sue chiappette, procurandomi un’erezione monumentale.
D’un tratto lei si immerge, sento le sue mani che agganciano l’elastico del mio costume, lo tirano giù e lo sfilano dai piedi, prima che io riesca a fare qualcosa.
Quando riemerge sventola il mio costume come un trofeo in una mano ed il suo slip nell’altra.
-“Ora sei mio” – ride, gettando i due pezzi fuori dalla piscina.
Scivola sull’acqua verso di me, quando mi raggiunge appoggia il corpo nudo al mio, mi mette un braccio intorno al collo e con l’altra mano scende a stringere il mio pene turgido.
-“Uummhh, proprio come l’immaginavo” – fa leccandosi le labbra.
Sono impietrito, non so cosa fare, mentre lei, per nulla intimidita, continua a stringere e manipolare la mia erezione.
“Tu sei mio, sei sempre stato mio, non voglio che tu sia di nessun’altra.” – mi sussurra all’orecchio – “Mi hai fatto tanto soffrire quando sapevo che ti vedevi con Marcella (la mia ex ragazza). Io ti amo!!!” – queste le frasi sussurrate con affanno ed interrotte dai baci che mi da sul collo e dietro l’orecchio.
Io sono sorpreso, bloccato, non reagisco e la lascio fare, mentre si stringe a me, struscia il suo corpo sul mio, agitata ed eccitata.
La sua mano, continua a menarmi, un po’ maldestramente, l’uccello ingrossato al massimo e pronto a scoppiare, mentre pronuncia frasi sconnesse come:“Oh che duro… Amore… Quanto ho patito… Mi vuoi anche tu? Io non mi sono fatta mai toccare da nessuno. Sei sempre stato tu il mio chiodo fisso… Ma tu guardavi le altre… Ma adesso sei mio… Ti voglio, amore, sarò solo tua”.
Parla e si muove in maniera esaltata, allora anch’io, arrivato al limite dell’eccitazione, rompo gli indugi e comincio ad accarezzare, con una mano, quelle cosce di alabastro, mentre con l’altra stringo il suo seno sodo, roteando con due dita il capezzolo appuntito e sensibile.
Vanessa sospira ad ogni mia carezza, il suo respiro è accompagnato da un leggero lamento di piacere e non smette di pronunciare il mio nome:“Ooohhh… Massi… Massi… Che bello… Ooohhh come ti amo…“
Intanto la mia mano dalle cosce, che lei ha allargato, si è fatta strada verso la fessura, che quando penetro leggermente con un dito, trovo calda e bagnatissima, non di acqua, e con il pollice le sollecito il clitoride.
-“Ooohhh… Amore che bello… Cosa mi faiii… Ooohhh mi sento svenireee…”.
Il suo lamento, sembra quasi di sofferenza, ma vedo i suoi occhi spalancati e percepisco le spinte del bacino verso la mia mano, quasi ad invitarmi a spingermi più dentro.
È un momento inebriante, lei continua sempre a stringere forte, prima con una mano, poi con l’altra, il pene che sta per scoppiare.
Cerco di trattenermi perché vorrei godere contemporaneamente a lei, che ormai si agita sempre di più e che, poi, con un lungo lamento di liberazione, si lascia travolgere dall’orgasmo che le scuote tutto il corpo.
Vorrei prenderla in quel momento, penetrarla, affondando il membro, al massimo della tensione, in quella sublime fighetta allagata, ma un barlume di coscienza mi frena, sarebbe pericoloso deflorarla lì e scoppiarle dentro, ma Dio sa come lo desidero!!!
Man mano che l’orgasmo scema, si rilassa e la stretta della sua mano sul pene eretto si allenta.
-“Vieni” – fa, prendendomi per mano e dirigendosi verso la scaletta.
Io la seguo, stordito e con il membro duro.
Usciti dall’acqua, lei prende un lettino e lo porta dietro la piscina, nascondendolo alla vista della casa.
Si sdraia sul materassino, a cosce spalancate.
–“Vieni, voglio perdere la verginità con te, è quello che ho sempre desiderato”.
–“Dai non fare così, ne riparliamo domani con calma” – le dico con un reflusso di responsabilità”.
–“Perché? Non è quello che fanno gli innamorati?” – ribatte guardandomi con desiderio.
Capisco che è impossibile resisterle, anche perché la mia eccitazione è al parossismo.
Mi sdraio sopra di lei e lei prende le mie mani e le porta sulle sue tette favolose, poi prende il mio uccello e comincia a strofinarlo sul clitoride e sulle grandi labbra, che sono bagnatissime per l’eccitazione.
Una volta che si sente pronta cerca d’infilarlo nella vagina e mugolando leggermente comincia ad avanzare piano col bacino.
-“Dai aiutami, spingi anche tu” – mi incita.
Ormai senza più un pizzico di ragione, la prendo ai fianchi, mi sollevo e do una spinta.
Entro qualche centimetro ed incontro il suo imene che fa resistenza.
Spingo ancora e la barriera cede e sprofondo nella sua figa.
-“Aaahhh…” – si lamenta.
-“Ti faccio male?” – chiedo ansioso.
-“Fermati un momento, lasciami abituare” – mi sussurra carezzandomi il viso.
Dopo qualche secondo, sento il suo corpo rilassarsi, allora prendo a muovermi con dolcezza.
-“Sì, così… Bravo, continua… Ora non sento più male… Mi piaceee…”
Man mano che la sento agitarsi di piacere sotto di me, aumento il ritmo.
-“Oddio che bellooo… Ooohhh com’è bellooo… Non ti fermareee…” – si lamenta ansimando.
La pausa seguita alla deflorazione, ha calmato un po’ il mio ardore e riesco a controllare la scopata senza venire subito.
-“Sììì… Come ti sento amoreee… Come sei durooo…” – ansima ancora ed istintivamente alza le gambe e me le allaccia alla vita.
Ben presto anch’io, accarezzato dalle morbide e calde carni della sua fighetta, risalgo le vette del piacere e quando lei gode sento che non resisterò ancora.
-“Sììì… Ooohhh che bellooo… Ooohhh come mi fai godereeee…” – quasi urla quando l’orgasmo la prende.
In un ultimo barlume di ragione cerco di uscire da lei prima di eiaculare, ma le sue gambe mi stringono ai fianchi.
Stringendo i denti, poggio le mani sulle sue ginocchia e le allargo riuscendo a liberarmi.
Giusto in tempo; un lungo getto di sperma parte dal glande e la raggiunge tra i seni, fin sotto al collo, seguito subito dopo da altri, meno potenti, ma egualmente copiosi; è stata un’eiaculazione formidabile, gli schizzi l’hanno imbrattata tutta.
-“Nooo… Perchééé…” – si lamenta delusa – “Perché non mi sei venuto dentro, volevo sentirmi riempire dal tuo seme”.
-“Tu sei pazza,” – dico ansimando – “e se rimani incinta?”
-“Beh, sarebbe il nostro figlio” – fa sorridendo.
-“Sempre più pazza” – penso, ma non replico.
-“Però mi hai fatto una bella doccia!!!” – fa con meraviglia guardandosi il corpo.
Mi stringe di nuovo a se e suggella con un bacio intenso, l’inizio del nostro rapporto carnale.
Ci soffermiamo sul lettino a parlare e coccolarci.
Vanessa mi racconta del desiderio che ha sempre avuto per me, confessandomi che dall’età di 14 anni, quando ha cominciato a toccarsi e godere, lo faceva pensando a me, sognando di avermi.
Ha resistito ai ragazzi che ha avuto ed a nessuno ha mai permesso quello che è successo fra noi; era fiduciosa che prima o poi mi sarei accorto di lei come donna.
L’ascolto felice e disperato allo stesso momento.
Lei, mia cugina che ho considerato sempre come una bambina, fino a poco tempo fa, che è sempre stata per me una sorella, ha scatenato in me una tale passione incestuosa!!!

Il giorno dopo abbiamo fatto finta di niente, ci siamo comportati come sempre, come se nulla fosse accaduto la notte prima, felici e spensierati abbiamo passato la giornata in spiaggia insieme.
La sera dopo l’inevitabile uscita con la comitiva, ci siamo ritirati nelle nostre stanze.

Sono steso nudo sul letto cercando di prendere sonno, quando sento la porta della stanza aprirsi.
Vanessa scivola dentro in silenzio; è nuda anche lei!!!
Si avvicina e si sdraia accanto a me sul letto.
Senza parlare, avvicina le labbra alle mie e mi bacia, mi bacia con ardore facendo mulinare la lingua contro la mia.
Sorpreso rispondo al bacio e le mie mani, come mosse da volontà propria, cominciano ad accarezzare il suo corpo levigato.
La passione del suo bacio, il contatto col suo corpo caldo, la sericità della sua pelle sotto le mie dita, mi provocano subito un’erezione durissima.
-“Cosa fai?” – le chiedo staccandomi dal bacio.
-“Voglio rifare l’amore con te” – mi sussurra sulle labbra.
-“Ma sei matta? Possono scoprirci le nostre madri” – dico preoccupato.
-“Non preoccuparti. Prima di venire ho controllato le loro stanze, dormono della grossa, stanno russando” – conclude ridendo piano.
-“No, non voglio, non possiamo rischiare” – cerco di insistere.
-“Beh, lui non la pensa allo stesso modo” – fa carezzandomi l’uccello che svetta duro verso l’alto.
Poi, mettendomi una mano sulla bocca, mi scavalca e si siede sulle mie cosce, sistemando il pene davanti, a contatto con il suo pube liscio e glabro.
Muovendo le anche fa sì che l’asta si posizioni tra le grandi labbra ed inizia ad accarezzarla con esse, con movimenti sinuosi.
Il calore delle sue cosce, la morbidezza delle sue labbra intime che mi masturbano, mi fanno perdere la ragione; sollevo le mani e le stringo sui suoi seni, sentendo nei palmi i suoi capezzoli duri.
Continuiamo ad eccitarci così per un bel po’, poi, quando lei pensa di essere pronta, si solleva e prende il membro turgido con una mano, se lo passa tra le grandi labbra e cerca d’infilarlo nella sua vagina e mugolando leggermente comincia a spingere piano.
Sento che il glande incontra resistenza nell’entrare.
–“Non è abbastanza lubrificata, ma so io come fare” – sentenzia.
Detto questo si gira invertendo la posizione e mi mette la sua bellissima figa ed il suo culetto perfetto, a pochi centimetri dal viso.
Si china e comincia a leccarmi l’uccello e a menarlo.
Io contraccambio ed inizio a leccarle la fessura, mettendogli la lingua dentro, senza tralasciare qualche colpo di lingua al suo buchetto fremente, fino a che lei non comincia a dare gridolini sommessi e a gemere di piacere.
A questo punto ritorna nella posizione precedente, lo riposiziona contro l’apertura e comincia a spingere più decisamente di prima.
Ora lo sento che sta entrando e vedo sul suo viso un’espressione concentrata, che è presto sostituita da un’espressione di piacere quando il membro si fa strada dentro di lei.
-“Ooohhh… Adesso sì… Come entra beneee… Come ti sentooo…” – inizia a gemere.
Quando il suo pube tocca il mio e sono completamente dentro il suo ventre, l’attiro a me e chiudo le sue labbra con le mie; ho paura che i suoi gridolini possano svegliare le mamme.
Lei si muove su e giù impalandosi da sola e mormorando sommessamente sulle mie labbra.
-“Uuummmhhh… Sto venendooo… “ – sussurra cercando di staccarsi da me per urlare il suo piacere.
Ma io la stringo ancor più saldamente e le tappo la bocca con la mia.
Quando l’orgasmo la travolge, mugola sempre più contro la mia bocca, poi, non resistendo oltre, mi morde le labbra selvaggiamente per reprimere il grido di piacere.
Lentamente si calma e si adagia sul mio corpo, mentre io sono ancora profondamente in lei.
-“Oohh, ma tu non hai goduto!!!” – esclama stupita accorgendosene.
-“Eh no. Abbiamo sempre il solito problema” – rispondo.
-“Adesso ci penso io” – si alza sfilandosi il pene dalla vagina.
Scivola sulle mie gambe fino a trovarsi col viso all’altezza dell’uccello.
Lo prende con una mano, allunga la lingua ed inizia a leccarne il glande.
-“Ha un sapore strano.” – dice alzando la testa – “Forse sono i nostri due sapori mischiati, ma mi piace”.
Poi, senza altre parole, imbocca la cappella ed inizia a succhiare.
Lentamente ne affonda sempre più, aspirandolo quando lo tira fuori.
Già provato dalla precedente scopata, non resisto alla libidine che mia cugina mi sta facendo un pompino, un paio di minuti e vengo, inarcando la schiena e scaricandole in gola una valanga di sperma.
Lei, senza scomporsi, non ne perde neanche una goccia ed ingoia tutto.
Quando finisco di sborrare, Vanessa continua a leccarlo ripulendo tutto per bene; quando finisce, si stende accanto a me.
-“È la prima volta che assaggio lo sperma.” – mi dice all’orecchio – “Ha un sapore un po’ salato, ma mi piace” – e sento che ride sommessamente.

Quella d’incontrarsi di nascosto nelle nostre camere od in altri posti per scopare, divenne un’abitudine.
Io mi procurai dei preservativi e, finalmente, potei venire dentro di lei senza pericoli.
Facemmo coppia fissa per tutte le vacanze, ignorando la compagnia degli altri, ingegnandoci per trovare posti nascosti dove fare l’amore.
Con l’arrivo dei nostri padri, potemmo avere a disposizione anche un’auto, visto che ce ne erano tre e la sera uscivamo per infrattarci nelle piazzole della pineta o sulla spiaggia per fare l’amore.
A fine estate, quando rientrammo a casa, continuammo la nostra relazione, visto che frequentavamo la stessa università, seppur in facoltà diverse.
Poi, all’università, Vanessa conobbe un compagno di studi, Sergio, e col passare del tempo si fidanzarono.
Ma ogni volta che la mia cuginetta aveva qualche problema, veniva da me a farsi consolare.
Ma questa è un’altra storia.

I commenti e i suggerimenti sono ben accetti, scrivetemi pure a miziomoro@gmail.com

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