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Racconti Erotici Etero

La Storia di Monica – Cap. 4.5 – Thomas

By 10 Settembre 2018Dicembre 16th, 2019No Comments

Nonostante avessi deciso che Stefano fosse il mio “primo amante”, volli incontrare Thomas anche per vedere se tutto il bene di cui ne parlava Marisa corrispondesse a verità. In realtà avevo già avuto un rapporto con lui, ma alla presenza della mia nuova amica e di quel gran cornuto del marito, e non sapevo come si sarebbe comportato senza avere altre persone intorno. C’era però anche la curiosità di fare un confronto fra lui e Stefano, poiché quest’ultimo a volte faceva di tutto per risultare detestabile. Inoltre Marisa m’aveva confidato che Thomas fosse in grado di farla sentire “signora e puttana allo stesso tempo”, e non volevo altro che provare quelle sensazioni.
Grazie all’aiuto del sempre utile cugino Corrado, Thomas aveva trovato un piccolo monolocale già arredato, che usava soprattutto per scopare le sue amanti, visto che Marisa gli aveva fatto una buona pubblicità, e che queste spesso lasciavano dei “ringraziamenti” sotto forma di denaro, che al ragazzo faceva sempre comodo.
Per il nostro incontro scelsi un semplice abito bianco, sotto il quale indossai della lingerie dello stesso colore, comprese delle calze autoreggenti, cambiando colore solo per le scarpe che erano delle decolté di vernice nera.
Nonostante non fossi più da tempo una verginella, durante il tragitto verso l’appartamento di Thomas mi venne una certa ansia, che mi fece quasi desistere dall’arrivare a destinazione. Mi ritrovai quindi davanti al suo portone piena di dubbi, ma scesi ugualmente dalla macchina decisa a farmi una “sana scopata” con quel bel ragazzo.
Lui m’accolse con un bacio sulla guancia, per poi farmi accomodare sul divano che aveva sistemato in quello che era un misto d’ingresso, cucina e sala da pranzo, e non appena lui si sedette vicino a me, sparirono tutti i dubbi che avevo e gli saltai letteralmente addosso.
“Sai l’altra sera avrei voluto mandare via Marisa e Patrizio e rimanere sola con te.” gli dissi sfiorandogli le labbra con le mie mentre gli accarezzavo i pettorali, coperti solo da una maglietta alquanto attillata.
“E perch&egrave non l’hai fatto ?” mi chiese poggiando una mano sulla mia coscia.
“Perch&egrave con lei eravamo rimaste d’accordo che dopo li avrei scopati entrambi, e non me la sono sentita di cambiare la serata.”
La mia mano era rapidamente passata dal petto al ginocchio, per risalire sino alla patta dei pantaloni, mentre la sua era scivolata sul mio sedere.
“Marisa &egrave una gran troia, però &egrave anche un’amica, quindi ha sempre la precedenza.” continuai a piegargli mentre mi faceva sentire tutta la mano sulla chiappa. “Che ne dici di non parlare più ?”
Dopo aver fatto quella domanda m’alzai in piedi e feci scendere la lampo del vestito, che cadde a terra lasciandomi col solo intimo. Lui si tolse la maglietta prima di prendermi la mano e portarmi in camera, dove iniziammo a baciarci con passione davanti al letto. Le sue mani si divennero sempre più audaci, ma mai quanto le mie che gli aprirono i pantaloni per poi far uscire la sua mazza dagli slip.
“Lo so che non sono la prima, ma voglio dirti lo stesso che hai un gran bel cazzo, di quelli che fanno godere una donna come si deve, e che adesso &egrave mio.”
M’abbassai sino a ritrovarmelo davanti alle labbra, per ricoprirlo di baci e piccoli colpi di lingua, per poi prenderne in bocca la cappella, che già da sola me la riempiva quasi del tutto.
Iniziai un lento lavoro di labbra e lingua, lasciando sempre abbondante saliva su tutta quella gran mazza, sentendo crescere il lui una notevole eccitazione. Per essere più comoda mi sistemai carponi sul letto, con lui subito pronto a rimettersi davanti a me, con quel cazzo che quasi sembrava voler dire “Prendimi sono tuo”.
Questa volta però mi dedicai prima ai testicoli, che leccai con cura, succhiandoli leggermente prima di passare all’oggetto del mio desiderio. Lui non mosse mai un muscolo per accelerare il mio ritmo, ma del resto era anche quasi impossibile chiedermi di più. Infatti non riuscivo quasi a prendere tutta quella mazza in bocca, pur provandoci più volte, ma non per questo mi risparmiavo in qualche modo.
“Adesso vieni qua perch&egrave ti voglio.” gli dissi invitandolo a sdraiarsi sul letto.
Thomas si tolse pantaloni e slip per mettersi proprio al centro del letto, mentre io mi sfilavo il perizoma sdraiandomi quindi al suo fianco.
“Non mi neanche detto se ti piaccio ?” gli dissi dandogli dei piccoli baci vicino alla bocca mentre gli tenevo il pene in mano.
“Sei bellissima.” mi rispose sorridendomi.
Non riuscii più a trattenermi e mi misi a cavalcioni su di lui, poi gli presi il cazzo in mano e l’indirizzai verso la prima porta del piacere. Nonostante le notevoli dimensioni, il bastone di Thomas entrò con ben poca difficoltà, grazia all’abbondante saliva di cui era ricoperto, ma anche al fatto che ero davvero eccitatissima, e quindi bagnata peggio di una cagna in calore. Iniziai a muovermi con una certa cautela, quasi volessi abituare la mia passera a quell’ingombrante presenza, ma ben presto il mio incedere divenne quasi furibondo, tanto che diverse volte il pene di Thomas mi scivolò fuori e mi dovetti fermare per farlo rientrare dove mi donava piacere.
Ripresi fiato solo quando lui mi fece mettere al suo posto, per poi scoparmi tenendomi aperte le gambe con le sue braccia.
“Fammelo sentire TUTTO !” urlai sempre più vogliosa del suo cazzo, come se ci fosse ancora bisogno d’incitare il mio giovane amante.
Godevo senza ormai nessun ritegno, avendo quasi un orgasmo ogni volta che sentivo sbattere le sue palle sotto la fica, lasciandomi andare completamente come forse non avevo mai fatto.
Thomas cambiò posizione diverse volte, ma a me interessava solo sentire entrare e uscire la sua mazza dalla mia passera, rimanendo quasi muta se non per un continuo gemito che m’usciva dalla bocca senza che quasi me ne rendessi conto. Solo quando mi ritrovai carponi compresi quanto potessi godere per ogni suo affondo dentro di me, e solo l’ultimo orgasmo mi fece crollare sul letto esausta e appagata, con lui che schizzava il suo piacere sulle mie natiche.
Ci ritrovammo sdraiati quasi senza più forze, sino a quando non cercai un fazzolettino per pulirmi il sedere. Senza dire nulla cercai il vestito che indossai per rimettermi infine le scarpe.
“Non &egrave dimentichi qualcosa ?” mi domandò con ironia tenendo il mio perizoma fra le dita.
“No &egrave che volevo lasciarti qualcosa.” risposi mentendo fin troppo spudoratamente.
Thomas mi strinse a se, dandomi un bacio cos’ lungo che mi tolse il fiato, per poi girarmi e far scendere nuovamente la lampo del vestito, che cadde per la seconda volta per terra.
“Non vorrai andartene senza avermi fatto assaggiare il tuo bel culo.” mi disse facendomi ben sentire la mazza fra le chiappe.
Iniziai a strusciarmi su di lui, mentre le sue mani mi palavano il seno per poi scendere fra le gambe.
“Thomas io…”
“Tu adesso t’inginocchi e me lo succhi sino a farlo diventare duro.”
Obbedii com’era ovvio che facessi, del resto ero stata io a cercarlo, ed ora non potevo certo tirarmi indietro, anche perch&egrave l’idea d’essere di nuovo suo era più che piacevole.
M’abbassai ma non ebbi quasi il tempo di prendergli il membro fra le labbra, che lui infilò una mano fra i miei capelli, per poi spingermi la testa in avanti, ed iniziando a scoparmi in bocca con fin troppo vigore. Tanta mascolinità però non mi era d’alcun fastidio, anzi mi sentivo davvero me stessa anche se non potevo dire o fare nulla che lui non m’ordinasse, come leccargli le palle o succhiargli tutto il cazzo. La mia mano scivolò fra le gambe per trovare la passera ancor più umida di prima, e non potei resistere alla tentazione di penetrarmi con due dita. Thomas non disse nulla o quasi, o forse ero io che non lo sentivo presa com’ero dalla sua dominarmi in modo così virile.
Quando mi fece rialzare lo baciai per poi condurlo tenendolo per il membro in camera, e mi sdraiai al centro del letto quasi sperando che mi facesse subito sua. Lui m’afferrò le caviglie per aprirmi le gambe, poi entrò in me quasi di peso, facendomi gemere dal piacere.
“Prima bagniamo un po’ il cazzo nella fica, poi te lo sbatto nel culo e vediamo quanto godi.”
Non ebbi tempo di rispondergli, che lui uscì da me per far scendere la cappella quel tanto che bastava per portarla davanti al mio buchetto. Quando iniziò a sodomizzarmi non provai quasi alcun dolore, ma man mano che tutta l’asta entrava in me, non riuscii a trattenermi.
“Ti prego fai piano.” sussurrai quasi come una preghiera.
Lui fece uscire un po’ di mazza, ma subito dopo la spinse dentro con forza, facendomi questa volta urlare dal dolore. Senza ascoltarmi in alcun modo Thomas continuò a penetrarmi nel culo ripetendo più volte quella poco piacevole azione, e solo quando non ci fu più nulla da spingere dentro, si calmò anche se per poco.
“Le donne come te si sposano uomini ricchi e potenti, ma senza gran cazzo, così poi vogliono scopare con chi le fa sentire quello che davvero sono, delle gran troie, non &egrave vero Monica ?” mi disse dopo aver affondato diverse volte il cazzo nel mio culo, arrivando a far sbatterci le palle.
“Io non sono ancora sposata, e Marisa ha preso uno che non &egrave certo ricco.” provai a rispondergli anche se senza convinzione.
“Tu sarai presto moglie di un gran cornuto, e lei ha scelto uno che le fa fare quello che vuole senza dire nulla.”
“E’ vero mio marito sarà un gran cornuto, però tu adesso fammi godere o mi faccio da me.” gli dissi infilandomi due dita nella fica.
Thomas si dimostrò un’altra volta un vero stallone da monta, inculandomi senza sosta per un tempo che mi parve infinito. Io mi masturbavo più per eccitarlo ancor di più, che per reale bisogno di provare altro piacere, godendo in ogni modo d’ogni sua stantuffata dentro il mio retto.
Come prima mi ritrovai carponi sul letto con lui che mi sodomizzava con tutta la sua forza, e per un attimo pensai a come non trovassi nessuna differenza fra lui e Stefano. Entrambi erano dei tori che m’usavano come una puttana qualunque, ma ciò portava piacere a tutti, me compresa che avevo quasi bisogno di sentirmi sporca dentro. Anche lui non mi disse parole gentili, dandomi della puttana buona solo a farsi scopare facendo cornuto il fidanzato, non sapendo che questo era del tutto impotente.
Thomas venne dentro di me facendomi quasi un clistere col suo sperma, ma non ebbi nulla da obbiettare, anzi fui felice di sentire sino alla fine il suo piacere nel mio corpo.
“Sarebbe da farti uscire con la sborra che ti cola sulle gambe.” mi disse ridendo “Ma non te lo meriti, quindi vai in bagno e datti una pulita.”
“Grazie sono quasi commossa da tanta generosità.” gli risposi con ironia.
Quando uscii dal bagno lo trovai davanti a me col vestito in mano.
“Il perizoma lo lasci qui, anche perch&egrave se non ricordo male era quello che avevi in testa poco fa.”
“Si tanto ho la macchina qui vicino, e poi sento uno strano bruciore fra le gambe, quindi un po’ d’aria non farà certo male.” gli dissi rivestendomi.
Mi salutò con un bacio e una pacca sul culo, degno finale di un rapporto dove m’ero sentita un po’ signora e altrettanto troia.
Tornando a casa pensai a come mi fosse del tutto indifferente essere dominatrice o dominata, così come andare con donne o con uomini.
Non feci quasi in tempo a chiudere la porta dietro di me, che suonò il cellulare col nome di Anna ben illuminato.
“Ciao Monica, se non disturbo vorrei parlarti della mia amica Sabrina.” mi disse quasi scusandomi per avermi chiamato.
“Dimmi tutto, ma con calma, ho tutto il tempo del mondo.”

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http://serenathemiss.wordpress.com/

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