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Lingerie al motel scritto da 1948

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Ho viaggiato quasi tutto il giorno, ho fatto quasi 600 chilometri visitando alcuni dei miei clienti più importanti, quindi è stato un sollievo quando sono arrivata al motel dove solitamente vado quando giro da queste parti del nord. Qui mi conoscono e conosco la struttura che mi dà sicurezza e privacy. Appena arrivata ho fatto il check-in e sono andata nella mia solita stanza. Ho collegato il notebook alla rete ed ho controllato le mie e-mail.

Non era ancora ora di cena ed allora ne ho approfittato per andare a sedermi al bar del motel per un drink e rilassarmi prima di vedere cosa scegliere dal menu del ristorante.

Il bar era quasi vuoto, c’era solo la barista e un altro ospite ma eravamo distanti e mi sono ritenuta fortunata perché avevo necessità di pace e tranquillità dopo aver guidato e parlato con i clienti tutto il giorno. Seduta al bar, ho ordinato uno scotch senza ghiaccio e ho guardato apprezzando l’attraente barista che preparava con maestria il mio drink.

Era una ragazza dall’aspetto adorabile, non giovane, ma aveva quell’aria ben formata e matura. Indossava una camicetta bianca e una gonna nera che arrivava a circa metà coscia. Dai leggings leggeri che indossava ho avito l’impressione che indossasse anche delle mutandine nere.

Alla sua figura non si rimaneva insensibili e tantomeno si poteva difficilmente staccare lo sguardo. L’ho osservata mentre si sollevava per prendere da uno scaffale sopra la sua testa, una bottiglia dello scotch che avevo richiesto. Per afferrare la bottiglia non ha usato la scaletta ma si è semplicemente allungata quanto è bastato affinché l’orlo della gonna risalisse la coscia rivelando che in realtà non indossava affatto i collant. È stato in quel momento che ho avuto una deliziosa rivelazione: ho visto che non indossava le calze.

Mentre la sua gonna stretta in vita si sollevava ancora più in alto sulle cosce per effetto delle mosse, ho potuto vedere che indossava anche un reggicalze con delle fettucce ed ho visto anche uno dei fermagli posizionati a lato della sua coscia sinistra nell’atto di stringere la balza delle calze scure.

Anche l’altro ospite del motel guardava e distogliendo lo sguardo dalle gambe della barista mi ha fatto l’occhiolino facendomi vedere allo stesso tempo il pollice all’insù; ciò significava che aveva apprezzato la vista tanto quanto me.

Gli risposi con un sorriso per comunicargli che ero d’accordo con lui prima di prendere il mio drink poggiato sul bancone dalla barista.

Portato lo scotch e lo zenzero secco a un tavolo e mi sono seduta tenendo un occhio sulla ragazza per vedere se ci sarebbero stati imminenti altri spettacoli simili.

L’uomo che mia aveva fatto quegli espliciti segni si è avvicinato al mio tavolo e mi ha chiesto se potesse sedersi vicino a me ed io ho risposto positivamente, ho sorriso e ho indicato la seconda sedia che era al mio tavolo dicendo che non c’erano problemi.

“Hai viaggiato molto, oggi?” mi ha chiesto.

“Sì” ho risposto “Abbastanza da giustificare la degustazione di questa bevanda” ed è stato così che è iniziata la conversazione informale che si è concentrata su elementi banali come le distanze da percorrere, il tempo, l’affidabilità dei vari veicoli a motore e le caratteristiche dei motel nelle varie regioni.

Finito quel drink ne abbiamo ordinato altri e nel frattempo proseguivamo la conversazione che è risultata essere assai piacevole. In quei momenti la ragazza del bar era sempre sotto osservazione da parte nostra ma senza farlo in modo intenso.

Ho scoperto che il suo nome era Giacomo e che anche lui aveva trascorso la giornata viaggiando per vedere la madre anziana che viveva in città, mi ha detto anche che aveva deciso di scegliere di stare in quel motel poiché non c’era abbastanza spazio nella casa in cui viveva la madre un po’ per non disturbarla più di tanto e poi perché preferiva avere uno spazio tutto suo con la sua privacy.

Giacomo era un tipo abbastanza simpatico, probabilmente nato tra i primi e la metà degli anni Sessanta, ed era abbastanza piacevole e facile parlare con lui di tanti argomenti.

Alla fine abbiamo cenato insieme ed abbiamo condiviso una bottiglia di buon vino rosso della Sardegna centrale ad alto grado alcolico per onorare un ottimo arrosto.

La conversazione verso la fine della cena si indirizzata, con l’aiuto del l’alcol e del vino ingurgitato, sugli attributi della barista che durante la cena svolgeva anche il lavoro di cameriera nella piccola saletta ristorante.

“Cosa ne pensi dei suoi vestiti? E sulla scelta della biancheria intima?” mi ha chiesto Giacomo.

“Approvo la scelta della ragazza, decisamente però secondo me dovrebbe osare di più”

“Sono d’accordo” mi ha risposto ed ha proseguito “Ciò che mi eccita di più non è il suo corpo ma in modo particolarmente ciò che indossa che si intravvede e che fa venire molti pensieri lussuriosi”

A quel punto le mie orecchie si sono drizzate perché anche io avevo notato questo fatto ma non avevo il coraggio di dirlo a lui che avevo conosciuto neanche un’ora prima.

“Sì” ho concordato “Quel tipo di biancheria intima rende sicuramente le cose più interessanti. Mi è sempre piaciuto un look simile, elegante e femminile”

Giacomo ha risposto con un argomento per me inaspettato “Sembra strano che ci sia un sacco di biancheria intima esotica ed erotica per le donne, ma non per gli uomini. Mi chiedo perché?”

A me, forse per effetto del vino, dell’alcol bevuto come aperitivo ed anche per l’atmosfera confidenziale che si era creata ho esclamato “Già! Però gli uomini possono comprare quel tipo di biancheria intima se lo vogliono. Penso sia solo questione di scelte e di modi di pensare” e rivolgendomi a lui guardandolo negli occhi “Un altro drink?”

Mi ha fatto cenno con la testa per dirmi che un altro drink ci sarebbe stato bene ed io mi sono levata dalla sedia senza dargli modo di farlo lui e sono andata al bar barcollando per ordinare altri due drink. Non ho consentito a lui di fare l’ordinazione perché volevo rivedere da vicino quella ragazza del bar, avrei fatto meglio a non bere ulteriormente perché in quel momento mi sentivo abbastanza brilla.

Dopo essere tornata alla mia sedia, Giacomo mi ha chiesto “Cosa intendi per scelte e di modi di pensare?”

Non ho risposto subito ed ho sorseggiato voluttuosamente il mio drink riflettendo su come rispondere.

Infine ho aperto le labbra “Beh! Se qualcosa ti affascina, ad esempio calze di nylon o mutandine, allora vai in un negozio di biancheria intima, scegli lo stile e il colore che desideri, ed ecco fatto! ‘E facile. Tutto sta nel vincere le remore e le vergogne che affiorano al momento in cui ti avvicini allo scaffale per la scelta. Sono sicura che non ti passerebbe mai di chiedere un aiuto ad una commessa nelle scelte di intimo femminile dicendo che serve a te e che lo indosserai”

“Hai ragione” mi ha risposto.

“Quella lingerie li indosseresti in pubblico oppure solo in privato?”

“No” ho sentito “non lo farei”.

“Non lo faresti in pubblico?” ho chiesto “e allora dove lo indosseresti?”

“In privato, ovviamente!” ha risposto Giacomo che ha ribattuto “Tu che faresti? Cosa penseresti di un maschio che la indossa?”

Era ciò che non avrei mai voluto sentirmi chiedere. La domanda mi ha fatto aumentare il battito cardiaco. Ero in un cul de sac e se Giacomo avesse insistito avrei dovuto rivelare qualcosa di me ad uno sconosciuto, qualcosa di privato, qualcosa di potenzialmente imbarazzante.

“Bene!” ho detto “Credo di essere un po’ come te. Non è tanto la ragazza in mutande quanto l’intimo stesso che trovo attraente. Non fraintendermi, mi piace una ragazza o una donna in biancheria intima ma anche la biancheria intima”

“Piuttosto, tu hai mai indossato biancheria intima da donna?”

Ora era Giacomo a esitare.

Avevo rivelato a Giacomo alcune delle cose che ho fatto perché mi sono chiesta: quali erano le possibilità che ci incontrassimo di nuovo? E mi sono data anche la risposta: Remote, molto remote.

Mi ha riportato alla realtà dalle sue parole “Beh, sì, in realtà devo ammettere che lo faccio abbastanza spesso”

Giacomo si sentiva un po’ ansioso.

“Recentemente?” ho chiesto e lui ha fatto un respiro profondo.

Chissà come gli ho detto “Sappi che al momento ho con me alcuni capi di biancheria intima piuttosto interessanti”

Apparentemente perplesso, Giacomo mi ha chiesto “Vuoi dire che li hai con te in questo motel? Che li hai in valigia?”

Ho sorriso ed ho annuito.

“Te li mostro, se vuoi?” Ho suggerito e mi sono subito detta “Cazzo! Devo essere ubriaca”

Lui sorpreso mi fa “Oh, sì! Eccome se mi piacerebbe vedere!”

Ho guardato l’orologio ed ho visto che erano le 22 e mi sono detta che non era troppo tardi.

“Bene!” ho sussurrato avvicinandomi a lui per dare alla nostra conversazione un tono molto confidenziale “Se mi dai un quarto d’ora poi puoi venire da me. La mia stanza è la numero 23 e così mi darai un’occhiata con quello che ho con me

“Devo dire che sono fortunato? OK, allora ci vediamo tra poco” ha replicato Giacomo.

Mi sono alzata e con un movimento rapido sono uscita dalla saetta ristorante per andare in camera.

La stanza che mi assegnavano era sempre la stessa ed era una suite ben arredata ed a dire la verità ero io che sceglievo perché ho sempre prenotato le camere executive essendo ben arredate con comode poltrone, un tavolo da pranzo e belle sedie. Questa particolare suite aveva anche il suo bar.

Appena arrivata mi sono spogliata velocemente e sono entrata nella doccia, le mie mani tremavano leggermente. No, dico una bugia, le mie mani tremavano molto. Sono uscita dalla doccia, mi sono asciugata velocemente ed ho indossato l’accappatoio bianco gratuito messo a disposizione dall’albergo.

Ho aperto la piccola valigia che conteneva gli oggetti preziosi che avevo portato con me per questo viaggio e l’ho messa con cura sul piano del tavolo.

Sembrava che fossero passati solo pochi secondi, quando ho sentito bussare alla porta in modo sommesso e gentile. Ho aperto ed alla porta c’era Giacomo, mi è apparso leggermente nervoso. Gli ho fatto cenno di entrare ed è entrato nella stanza, ma non prima di aver guardato velocemente intorno per controllare che fosse inosservato.

Lui ha guardato intorno e “Bella camera” ha detto “un po’ più grande della mia”

“Sì” ho concordato “Mi piacciono molto queste suite, sono molto confortevoli. Ora, vieni qui e ti mostrerò un paio di cose”

L’ho fatto avvicinare al tavolo ed ho fatto un cenno verso la valigia che ho invitato ad aprire e dare un’occhiata all’interno.

Lentamente ha aperto il trolley e, guardando dentro, ha sollevato il primo indumento.

“Oh, sì” ha esclamato Giacomo “Questo mi piace”

Aveva in mano un paio di mutandine di pizzo nero che avevo acquistato in un negozio di lingerie che preferivo e che non era lontano da casa mia. Mi erano particolarmente piaciute queste mutandine perché erano quelle che si potrebbero definire ‘senza cavallo’.

Appoggiate le mutande sul tavolo, Giacomo ha preso in mano l’oggetto successivo ed è sembrato piuttosto soddisfatto di ciò che vedeva. Era un corpetto di raso nero che incorporava un reggiseno e quattro bretelle progettate per reggere le calze di nylon. La parte anteriore del corpetto era ricamata con disegni bianchi che si avvolgevano tra loro. Le calze erano abbellite da una delicata balza di pizzo bianco attorno al bordo dell’indumento. È da precisare che il corpetto aveva una parte ben definita che poteva essere un reggicalze costituito da una cintura piuttosto sofisticata sicuramente molto femminile. Ciò che rendeva il corpetto diverso da uno qualunque era che si trattava di un capo di abbigliamento aperto e allacciato dietro con 14 fermagli così come un reggiseno agganciato dietro ma con molti gancetti in più.

Ho mostrato gli altri capi che avevo con me e tra questi c’era un paio di calze di nylon nere trasparenti da 7 denari che avevano la cucitura per segnare la lunghezza della gamba ed infine un top nero con calze nere e opache.

Oltre a ciò ho mostrato a Giacomo il mio paio di pantofole nere di velluto con i tacchi alti splendidamente decorate con piccoli fiocchi bianchi.

A questo punto ho notato che Giacomo aveva sviluppato un certo gonfiore molto evidente nella parte anteriore dei pantaloni. Era chiaro effetto che gli piaceva ciò che vedeva e si stava eccitando parecchio e mi ha provocato “Stavi pensando di indossarli stasera?” mi ha chiesto.

“Ci stavo pensando proprio dopo averti lasciato giù al ristorante”

“Spero che non ti dispiaccia che dica questo” ha detto Giacomo che ha proseguito “Mi piacerebbe vederti indosso quella lingerie”

“OK. Sappi che sono esibizionista e mi piacciono le esibizioni”

Lui ha ribattuto “Stasera non avevo necessità di compagnia, ma se vuoi che ti dia un’occhiata allora mi siederò ed intanto mi servirò da bere”

Allontanandomi da lui gli dico “Torno tra un momento” ed ho preso la valigetta con la lingerie dirigendomi verso la camera da letto attigua appoggiando la valigetta sul letto.

Intanto mi ero seduta e mi ero levata l’accappatoio restando completamente nuda.

Ho poi indossato le mutandine senza cavallo sollevandole sulle gambe ed aggiustandole finché non le ho sentite avvolgere comodamente il mio sedere nel bellissimo pizzo nero.

Poi è arrivato il corpetto. Posizionando l’indumento sul letto, ho assicurato le clip, chiudendole meticolosamente, nelle spalle, ho sollevato le delicate spalline di raso ed ho mi indossato il reggicalze che ho sollevato sopra i fianchi posizionando le cinghie in modo che fossero pronte a reggere le calze.

Poi mi sono seduta sul letto e, dopo aver preso le calze di nylon nero dalla mia valigia, ho avvolto le mie gambe e le ho fissate con le bretelle che pendevano dal reggicalze.

Ai piedi ho messo le pantofole di velluto con i tacchi alti ed infine mi sono alzata per esaminai la mia figura nello specchio della camera da letto. Soddisfatta di ciò che vedevo mi sono girata lentamente, osservandomi. Avevo bisogno di aggiustare le calze per assicurarmi che le cuciture fossero nella parte posteriore delle gambe e che ne segnassero la verticalità pr dare così un alto senso erotico a quella parte del mio corpo.

Ho ricontrollato che i fermagli delle bretelline fossero ben saldi alla balza delle calze e, poiché sono meticolosa, ho controllato che le balze fossero alla stessa a altezza in entrambe le gambe e mi sono riguardata allo specchio apprezzando il modo in cui le bretelline, ricamate anch’esse, le calze nere ed il reggicalze, incorniciassero i miei fianchi.

Soddisfatta del mio aspetto molto femminile, ho estratto l’ultimo oggetto dalla valigia; era una vestaglia di seta nera a figura intera che ho subito indossato ed ho lasciato che le due parti scivolassero sul mio corpo come un drappo. Entrambe i lati avevano un nastro di seta all’altezza della vita. L’effetto, insieme alla lingerie nera, era più che erotico.

Mi sono indossato di nuovo l’accappatoio sopra la lingerie legandolo sul davanti e, prendendo un respiro profondo, ho aperto la porta della camera da letto e sono andata verso Giacomo.

Lui era seduto su una delle poltrone, dandomi le spalle in modo da non vedermi entrare nella stanza. Mi sono avvicinata a lui posizionandomi in modo che potesse vedermi direttamente. Con mio grande stupore, ho visto che si era tolto i pantaloni e si era appoggiato allo schienale evidenziando un’erezione molto evidente e grande che si profilava dall’inguine.

A quella vista ho sorriso e mi è venuto da dire “Non mi aspettavo che iniziassi senza di me”

Lui ha sorriso di rimando ed ha risposto “Il solo pensiero di te che indossavi quella lingerie me lo ha fatto diventare un po’ duro ed allora ho pensato che avrei dovuto mettermi un po’ più a mio agio per godermi lo spettacolo. Spero non ti dispiaccia?”

“No, per niente” ed ho slacciato la cintura che teneva chiuso l’accappatoio ed ho continuato “Allora, cosa ne pensi?” ed ho aperto lentamente l’accappatoio.

In quel momento ho visto gli occhi di Giacomo spalancati che mi guardava a bocca aperta.

“Oh, sì. Che meraviglia!” ha ansimato “Davvero molto carino! Hai intenzione di toglierti l’accappatoio?”

“Sì” ho risposto “Se a te va lo faccio?” e nel mentre l’ho levato scoprendo ai suoi occhi la preziosissima vestaglia nera, poi ho eseguito per lui una lenta piroetta e l’ho lasciata cadere dalle spalle sul pavimento in moquette.

Dopo aver completato il giro, mi sono ritrovata di fronte a lui che ha indicato la vestaglia ed ha chiesto “Posso toccarla?”. Ho acconsentito e mi sono avvicinata un po’ a lui che ha preso tra le dita della mano destra il tessuto della vestaglia e con l’altra mano ha iniziato ad accarezzarmi la pancia. Ben presto quella mano si è fatta strada verso l’alto ed è andata ad accarezzare delicatamente le tette sopra la velatissima stoffa di raso di seta del corpetto.

Le sue mani hanno continuato a muoversi e sono scese sui miei fianchi e, esercitando una leggera pressione, mi ha fatto girare in modo che io fossi in piedi sui tacchi alti con la schiena rivolta a lui.

Ho avvertito le sue mani toccarmi il sedere ponendo una mano su ogni natica. Delicatamente e lentamente, ha iniziato ad accarezzarmi il sedere, adornato dal pizzo nero delle mutandine, con un movimento circolare.

Il suo cazzo era completamente tumefatto per l’eccitazione e tremava nell’attesa di entrare da qualche mia parte.

La sua mano ha proseguito la sua discesa da dietro andando sulle mie calze e l’ho sentito toccare i fermagli delle bretelline.

Con un leggero piacevole shock, l’ho sentivo muovere la mano destra tra le mie cosce, le sue dita che si fermavano sulle mie grandi labbra che ha accarezzato dolcemente, poi ha fatto avanzare la mano in modo da poter cercare il clitoride.

“Che vuoi che faccia?” ha chiesto “Con te mi sento davvero molto bene”

Ho risposto “Mi piace come giochi con il mio clitoride”.

“OK, allora” ha detto “perché non ti giri e vedrò se possiamo rendere quel clitoride un po’ più grande?”

Dopo aver tolto la mano, mi sono voltata ed è rimasto senza fiato alla vista del mio clitoride gonfio che era di dimensioni fuori dal normale e già eretto tra le grandi labbra.

“Normalmente sditalini il tuo clitoride?” ha chiesto “O preferisci essere sditalinata?”

“Se vuoi farmi un ditalino, mi piacerebbe” ho risposto “ma mi piacerebbe sedermi mentre giochi con me”

Giacomo si è prontamente levato dalla poltrona ed io mi sono seduta la posto suo appoggiandomi allo schienale ed incrociando una gamba sull’altra.

Guardando in basso, mi sono deliziata della vista delle mie gambe con calze e bretelline con i miei sandali di velluto nero a tacco alto.

Si aggiungeva allo spettacolo il mio grande clitoride che sporgeva dal pizzo delle mie mutandine.

Giacomo si è inginocchiato, ha accarezzato il mio clitoride con la mano destra ed ha preso a massaggiarlo. Ero arrapatissima ed ho spinto i miei fianchi in avanti gemendo e dicendo a bassa voce “Penso che sto per venire, soprattutto se continui a fare quello che stai facendo”

Giacomo ha sorriso ed ha detto “Adoro guardare l’orgasmo di una donna” ed ha aumentato la velocità del suo sgrillettamento che si era fatto sempre più veloce masturbandomi. Ho così potuto sentire il sensuale crescendo dell’orgasmo che si avvicinava.

Poi ho raggiunto l’orgasmo ed ho visto la mia sbroda sgorgare dalla mia figa pulsante. Ii suoi movimenti si sono poi rallentati mentre continuava a mungere tutto ciò che poteva uscire dalla mia intimità.

Poi giustamente spettava a lui godere ed allora respirando affannosamente, si è alzato in piedi e si è messo in modo che il suo cazzo gonfio e dritto fosse proprio davanti alla mia faccia.

“mi posso stendere sul letto? Così tu puoi farmi con la bocca le stesse cose che ho fatto io”

Lui si steso sul bordo del letto ed io mi sono accovacciata di fronte a lui. Ho afferrato il suo enorme cazzo e, con il pollice appoggiato alla base, ho iniziato a massaggiarlo. Mi sono assicurata che, ogni volta che la mia mano percorreva l’asta, il mio pollice premesse delicatamente contro la parte inferiore del prepuzio.

“Fammelo diventare più duro” mi ha chiesto “Per favore più forte e più veloce!”

Ho aumentato la velocità della mia azione e ho sentito il suo cazzo iniziare a tremare.

Con un gemito ha iniziato a venire e il suo cazzo è esploso con flussi di liquido lattiginoso che usciva dalla testa. La forza del suo orgasmo era tale che il suo sperma è schizzato in alto alto ricadendo sulle mie gambe rivestite di nylon, così come la parte anteriore del reggicalze.

Ho continuato a succhiare delicatamente il suo cazzo fino a quando non sono stata certa che avesse completato il suo orgasmo.

Tenendo ancora il suo cazzo tra le mani, ho chiesto “Beh, ne è valsa la pena?”

Lui sorridendo ha risposto “Oh sì, vale la pena viaggiare e venire a trovare la mamma!”

E così è finita la serata ed è stata una serata molto piacevole.

Con Giacomo occasionalmente ancora ci incontriamo e ripetiamo l’esperienza. In queste occasioni mi assicuro di avere una collezione di biancheria intima diversa.

Con lui giochiamo molto ed ora anche Giacomo ha iniziato a indossare la lingerie. A me piace aiutarlo a vestirsi da donna e ci siamo già accoppiati. Sono rimasta anche incinta e ne sono felice.

Mi eccita l’idea di avere un amante che mi ha ingravidato e che ha chiare tendenze a diventare un trans,

per ora finché potrò è diventato divertente viaggiare e ritrovarsi in quel motel, al dopo dalla nascita della bambina non ci abbiamo pensato.

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