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Nadia e Carlo Capitolo 1 le scuole superiori

By 22 Aprile 2026No Comments

Si erano conosciuti a scuola al primo anno di superiori diventando compagni di banco e restdolo per quasi tutti e 5 gli anni.
La loro amicizia si era cementata con l’andare del tempo e nessuno dei due voleva mettersi con l’altro anche se, era innegabile, ci fosse una attrazione reciproca.
Lei rossa di capelli ed una spruzzata di lentiggini sul viso, alta poco meno di 1,60 terza scarsa di seno ma bella soda che, sul suo corpo minuto, appariva anche più grande. Una passione smodata per le scarpe con il tacco alto che faticava a trovare date le dimensioni mini del suo piede, indossava infatti un 35.
Lui 1,90 massiccio e muscoloso per i tanti sport che praticava a partire dal nuoto, visti insieme erano anche un po’ buffi, lei piccina e lui così più grosso.
Lei sveglia, molto sveglia ed intraprendente.
Lui un po’ imbranato, soprattutto con le ragazze anche se, grazie al suo fisico atletico, piaceva parecchio anche se la maggior parte di quelle che lo apprezzavano, non si avvicinava pensando che Nadia fosse un ostacolo troppo grande.
In seconda superiore lei si mise con un ragazzo, Emilio che ovviamente avendo gli ormoni a 1000 non si contentava di baciarla e carezzarle un po’ lo splendido seno già sbocciato continuando a chiederle di fare qualcosa. Lei inizialmente rifiutava ogni tentativo di farsi fare una sega dal ragazzo poi andò da Carlo e gli disse: “non ho mai fatto sesso con nessuno, lo sai, ma non voglio apparire sprovveduta ed imbranata, sei disposto a farmi da cavia?”
Carlo trasalì, gli ormoni gli giravano a mille come a tutti i ragazzi di quell’età, Nadia era anche carina ma a lui piaceva Michela anche se non riusciva ad approcciarla a causa della sua timidezza ed inesperienza.
“Nadia sei la mia amica più cara, ti voglio anche bene ma non so se sia giusto quello che mi chiedi. E poi non vorrei che questa cosa portasse a rompere il nostro rapporto che a me và bene così”
Lei lo guardò male, non lo lasciò parlare oltre e gli mise la mano nei pantaloni.
“Non cambierà nulla solo io avrò imparato a fare le seghe e tu ti sarai divertito”.
Lo disse con un tono che non ammetteva repliche.
Carlo si irrigidì ma la lasciò fare. Nadia gli abbassò i pantaloni e le mutande e prese in mano, in modo un po’ maldestro il cazzo di lui già in piena erezione.
“Ahi, mi fai male, non è di ferro!”.
“Scusa” e lo afferrò con un po’ meno impeto e gli disse: “dai Carlo muoviti dimmi come devo fare, è la prima volta che prendo un uccello in mano”.
Carlo la guidò ed il fastidio iniziale diventò man mano un piacere. Nadia imparava alla svelta e dopo pochi minuti Carlo stava ansimando ed il suo pene eruttò un gran quantitativo di sperma.
Nadia non se lo aspettava e mano e braccio furono completamente ricoperti poi lei si mise a ridere.
“Carlo ma sei un vulcano ad eruttare tutta sta roba?”
Carlo scoppiò a ridere e Nadia con lui. Si ripulì poi lo guardò e gli disse: “mi fai riprovare? Voglio sembrare esperta”.
Carlo la guardò perplesso: “non sono un uomo oggetto e tanto meno una macchinetta”. Nadia non diede peso alle sue parole e naturalmente non si perse d’animo, infilò di nuovo la mano nei pantaloni di Carlo che non resistette. Questa volta Nadia ci mise 10 minuti buoni prima che Carlo godesse e stette anche attenta a dove indirizzava gli schizzi raccogliendoli in un fazzolettino di carta.
Nadia guardò negli occhi Carlo. “ti sono debitrice, quando toccherà a te ricambierò”.
Nadia fece un figurone con Emilio che, da buon adolescente spaccone, se ne vantò con gli amici dicendo che Nadia era una gran porca molto esperta.
La voce giunse ovviamente a Nadia che lo mollò subito. Che differenza con Carlo. Di quanto avevano fatto nessuno aveva saputo nulla.
Tornò da Carlo e lo abbracciò. “Ti devo un favore e io mantengo le promesse, sono andata da Michela e le ho detto che sei un ragazzo fantastico, che siamo solo amici e che anche tu sei interessato”.
“Che figure mi fai fare! Mi hai sputtanato, sei una stronza”. Rispose Carlo.
“Scemo, ti aspetta domani fuori dalla sua scuola”.
Il pomeriggio del giorno dopo il telefono di casa di Nadia squillò, già dalla voce sentiva che Carlo era su di giri.
“L’ho baciata, scusa e grazie. Senza di te sarei ancora qui a lambiccarmi su cosa fare con Michela”.
La storia fra Carlo e Michela andò avanti per qualche mese mentre Nadia, con la fama di quella esperta di seghe, veniva corteggiata da una miriade di adolescenti affamati che non lesinavano le battutine sulla sua bravura nel fare le pippe. Poi come in tutte le cose un nuovo pettegolezzo prese il posto di quello che la riguardava e stette molto più tranquilla.
L’anno successivo, il terzo, arrivò Alberto nella loro scuola, anche se in una sezione diversa. Era bello come il sole, biondo, timido ed imbranato. Nadia lo vide come una missione. Corteggiato un po’ da tutte, Alberto era diventato amico di Carlo dato che andavano a giocare a tennis insieme. Carlo ricordò che doveva un favore a Nadia e lavorò ai fianchi il nuovo amico che finalmente invitò Nadia ad uscire per una cioccolata e quando tornarono a casa fu Nadia a telefonare a casa di Carlo per ringraziarlo per l’opera di persuasione. Lei fu più cauta questa volta e la prima sega la fece dopo oltre un mese. D’altra parte Alberto timido ed imbranato non insisteva limitandosi a qualche timida richiesta ed a strofinarle la mano sui seni da sopra la maglia. Poi, una volta avviata la “pratica”, ad Alberto piacque molto ed ogni giorno Nadia gli faceva un paio di pippe e, nel contempo, si faceva masturbare. Carlo era un poco geloso ma non in senso fisico ma del fatto che i pomeriggi che prima Nadia spendeva a studiare ridere e scherzare con lui, si erano di molto diradati. Anche a Nadia però mancavano quelle ore spensierate e cercava di tenersi libera sempre almeno un paio di volte a settimana.
Nadia voleva andare un po’ oltre con Alberto ma non aveva mai preso un cazzo in bocca, fu così che anche questa volta si rivolse al suo compagno di banco.
N. “Carlo vorrei fare un bel regalo di compleanno ad Alberto, pensavo ad un pompino”
C. “Credo che sarà molto contento” rispose l’amico.
N. “Lo credo anche io però, come sai, non ne ho mai fatti. I due si confidavano infatti tutto.
C. “E quindi?”
N. “Non è che mi aiuteresti?”
C. “In che senso?”
N. “Dai non fare lo scemo che non lo sei, hai capito benissimo, mi devo allenare e tu sei l’unico con cui posso e voglio farlo per di più senza rischiare di essere sputtanata”.
Carlo aveva capito benissimo ed era combattuto. A quell’età ci si ammazza di seghe e pure lui non aveva esperienza però era diventato molto amico di Alberto per cui era titubante.
N. “Dai non fare il ritroso non gli dico mica che mi sono esercitata con te!”
C. “Che c’entra io lo saprei e mi sentirei a disagio a parlare con lui dopo che la sua ragazza mi ha fatto un pompino”
N. “Vabbè lo mollo, mi fai esercitare e poi ci rimetto insieme!” fu la trovata geniale di Nadia.
C. “Ma dai poverino che brutto scherzo”.
Alberto avrebbe compiuto gli anni il giorno 8 di gennaio e stavano per iniziare le vacanze e lui, di famiglia ricca, sarebbe andato via per tutto il periodo in montagna nella casa dei suoi Saint Moritz.
N. “E poi chissà a capodanno cosa combinerà, dai Carlo non farmi penare”
Carlo non rispose affermativamente alla richiesta di Nadia che questa volta non si fiondò su di lui. Carlo venne a sapere, da un Alberto piangente ed implorante il suo supporto per riconquistare Nadia, che proprio alla vigilia delle vacanze lei lo aveva mollato. Alberto insisteva con Carlo perché lui la lavorasse ai fianchi per farli tornare insieme.
Carlo sorrise dentro di sé della cosa che riteneva buffa, meglio che la lavori in bocca più che ai fianchi pensò.
Alberto partì e Nadia e Carlo che restavano in città, si videro quel 24 dicembre vigilia di Natale.
Faceva molto freddo e si rifugiarono nel loro bar preferito a prendersi una cioccolata calda. Nadia con la panna e Carlo con lo zabaione che amava oltremodo.
Erano in un tavolino in fondo alla stanza, fuori dalla vista di quasi tutti, c’era una bella musica diffusa e Nadia partì all’attacco.
N. “Carlo lo sai che ho mollato Alberto, vero? Adesso non hai più scuse”
C. “Certo che non posso farlo, sarebbe comunque tradirlo”
N. “Ma no, dai” ed allungò la mano sotto il tavolo iniziando a strofinare l’uccello di Carlo che divenne subito di pietra.
Nadia vide il cameriere che stava arrivando con le due cioccolate e ritrasse la mano.
Quando il cameriere se ne fu andato Nadia prese col cucchiaino la panna ed iniziò a leccarla sotto gli occhi dell’amico che non sapeva più cosa fare dato che aveva anche ricominciato a carezzargli l’uccello sotto il tavolino.
C. “Smettila Nadia, se ci beccano facciamo una figura di merda e non voglio rinunciare a questo bar fanno la migliore cioccolata della città”.
Ma Nadia non si smosse di un millimetro, sparse la panna sulle labbra e ne prese un altro cucchiaino e poi un altro ripentendo l’operazione fingendo di fare una fellatio spargendo la panna un po’ ovunque sulle sue labbra per poi, con la lingua, recuperarla e gustarsela.
Carlo a quel punto le disse: “va bene hai vinto però smettila andiamo da me che i miei sono fuori, c’è solo mia sorella”.
Non c’era nulla di strano, Carlo e Nadia studiavano spesso insieme ed a volte chiudevano la porta. La sorella maggiore di Carlo ormai maggiorenne ed all’ultimo anno della scuola, si domandava spesso e lo domandava pure a lui perché non si fossero ancora messi insieme e Carlo nicchiava ogni volta.
Nadia finì in un battibaleno la sua cioccolata e sollecitò Carlo a fare lo stesso stringendogli con forza il pene e le palle.
“Se non la smetti non avrai più nulla da leccare” disse Carlo con un verso che esprimeva anche un po’di dolore per la strizzata ai testicoli.
Arrivarono a casa e Giovanna, la sorella di Carlo, era in camera sua con la porta chiusa. Dalla stanza uscivano rumori inequivocabili, forse non stavano scopando ma quasi sicuramente Giovanna era impegnata in un pompino.
Nadia disse a Carlo: “Giovanna sicuramente non verrà a disturbarci senti come è impegnata” lo disse ridacchiando piano per non farsi sentire dalla ragazza.
Carlo le rispose: “potresti andare da lei a farti insegnare come si fa”
N. “No, voglio fare pratica e non voglio fare un pompino ad uno qualsiasi, tu sei un mio amico e sei l’unico di cui mi fido. Se faccio male me lo dirai e lo stesso se faccio bene. Un altro pur di non farmi smettere direbbe che va bene tutto”.
Carlo scosse la testa, entrò in camera sua seguito da Nadia che chiuse la porta ma si dimenticò di girare la chiave.
Carlo si sedette sul letto e Nadia si inginocchiò davanti a lui.
“Dai, un po’ di collaborazione, mi avevi detto che mi avresti aiutato, togliti i pantaloni e le mutande”.
Carlo obbedì sebbene non ancora convinto del tutto.
Era la prima volta anche per lui, aveva pensato di farlo con qualcuno di speciale ma in fondo Nadia era speciale per lui, era un po’ amica, un po’ amante ma non era la sua ragazza.
Il suo uccello però la pensava diversamente da lui e svettò fuori dalle mutande appena furono calate.
N. “Meno male che non volevi, non te lo avevo mai visto così grosso”
C. “Mi hai fatto solo qualche sega ed è passato del tempo, sono cresciuto più alto ed anche lui si è rafforzato”.
N. “Si a seghe si vede che l’allenamento ha funzionato” continuò Nadia ridacchiando prima di impugnare il suo uccello come si fa con un cono gelato.
C. “Non so spiegarti come si fa non avendone mai ricevuti, prova e ti dirò cosa mi piace di più”.
Nadia aveva visto qualche giornaletto del fratello maggiore ma dalle immagini fisse non è che ci avesse capito poi più di tanto.
Iniziò a leccare la cappella, a baciarla provocando un moto di solletico a Carlo.
“No direi che così non va” disse Nadia, Carlo assentì con la testa.
N. “Prova a dirmi tu come ti piacerebbe facessi”
Carlo ci pensò un secondo, aveva visto un paio di filmetti porno e disse a Nadia: “prova a leccarlo dalla base venendo su e poi quando arrivi in cima ingoia la cappella e passaci la lingua sopra, ma non leggera come prima, fai pressione”.
Nadia provò ad eseguire, stavolta andò decisamente meglio, il su e giù lungo l’asta cominciava a dare i suoi frutti. L’uccello di Carlo si stava bagnando sempre di più facendo capire a Nadia che era la strada giusta. Lei azzardò qualcosa che non le era stato chiesto. Provò ad ingoiare quanto più uccello poteva ma le toccò il fondo della gola facendola tossire, qualche secondo dopo entrò Giovanna allarmata chiedendo se andava tutto bene.
Restarono tutti e tre come paralizzati. Giovanna a fissarli, Nadia a tossire senza riuscire a guardare Giovanna e Carlo che guardava la sorella come fosse un alieno.
Giovanna si girò subito e disse: “scusate non sapevo che voi due…” e si chiuse la porta alle spalle.
L’uccello di Carlo si ammosciò in 5 secondi e poi scoppiarono a ridere entrambi. Un riso liberatorio, vero, di complicità fra due che hanno combinato una marachella.
“Te lo dicevo che non era cosa” disse Carlo. “Adesso non me la sento più, sai per quanto mi prenderà in giro mia sorella?”
“Beh stava facendo lo stesso anche se devo ammettere che probabilmente lo stava facendo molto meglio ma lei ha anche due anni più di noi e chissà quanti pompini ha già fatto!”.
La cosa sconvolse Carlo, sapeva che Giovanna aveva avuto diversi ragazzi ma concentrasi sul fatto che facesse sesso con loro non gli era mai passato per l’anticamera del cervello.
Nadia ebbe un flash: “Carlo ti spiace se parlo con tua sorella? La conosceva da 3 anni non aveva mai avuto a che farci più di tanto ma aveva una carta da giocarsi”
Si ricompose ed uscì dalla stanza senza aspettare che Carlo rispondesse.
Lei bussò alla porta di Giovanna che rispose “Avanti”.
N. “Ti posso parlare? Cose di donne”.
Giovanna fece cenno al suo ragazzo di uscire dalla stanza: “ci vediamo domani pomeriggio alle 16 davanti al cinema dopo il pranzo di Natale” lui uscì facendo cenno di sì con la testa chiudendosi la porta alle spalle.
G. “Prima di tutto voglio scusarmi, non era mia intenzione interrompervi, voi avete fatto piano per non disturbare ma quando ho sentito tossire mi sono preoccupata che fossero rientrati i miei. Cosa posso fare per te?”
Nadia spiegò la sua situazione facendo ridere Giovanna per l’escamotage trovato per non “tradire” Alberto, poi le chiese consiglio dicendo: “ho qualche amica che li fa i pompini ma se mi sbottono con loro faccio la fine di quando ho fatto delle seghe e lo viene a sapere tutta la scuola, tu sei grande, hai sicuramente più esperienza di me, mi puoi aiutare?”.
Giovanna le rispose: “mio fratello è un coglione, voi due stareste benissimo insieme avete già perso troppo tempo secondo me ma è la vostra vita per cui cercherò di aiutarti poi se gli fai un pompino oggi sicuramente sarà più rilassato alla cena della vigilia”.
E spiegò come li faceva lei usando due zucchine che aveva preso dal frigo, lei spiegava e Nadia ripeteva i gesti che aveva appena visto fare.
G. “Credo tu sia pronta, torna di là e se quel cretino di mio fratello fa il prezioso digli che lo sputtano a scuola dicendo che ha rifiutato un bocchino da una mia amica, non ti metto in mezzo, non ti preoccupare”.
Solidarietà femminile.
Nadia tornò nella stanza di Carlo che nel frattempo aveva messo un LP della PFM sul piatto e stava ascoltando ad alto volume.
Lei abbassò leggermente il volume, si fiondò su Carlo montandogli sopra e facendogli segno col dito di stare zitto. Poi scivolò giù, lo spogliò di nuovo e fece quanto Giovanna le aveva spiegato. Stavolta non ci furono risate o colpi di tosse, il lavoro di lingua e di bocca fu molto apprezzato e quando Carlo venne Nadia fu prontissima a non farne cadere nemmeno una goccia ingoiando le bordate che fuoriuscivano dall’uccello del suo amico.
Ogni giorno delle vacanze di Natale prima studiavano e facevano i compiti delle vacanze e poi Nadia gli faceva un pompino ed ogni volta era meglio della precedente ma Carlo riusciva comunque a resistere sempre per più tempo.
Venne il giorno della befana, quel pomeriggio non studiarono, lo passarono a chiacchierare ed ascoltare musica.
“Questo è l’ultimo” disse Nadia a Carlo, “un po’ mi spiace era diventato un appuntamento che mi piaceva molto”.
“Anche a me” rispose Carlo ridacchiando, la complicità reciproca con Giovanna era aumentata a dismisura e si coprivano. Il ragazzo di Giovanna era stato minacciato di taglio delle palle se avesse proferito verbo e fra questo pericolo ed i pompini deliziosi che gli faceva Giovanna, non aveva alcuna intenzione di parlare con chicchessia.
Il ritorno a scuola il giorno 7 gennaio vide Nadia fare un po’ la gattina con Alberto, si mostrò dispiaciuta e uscendo da scuola i due si baciavano.
Il giorno dopo, per il suo compleanno, Nadia si recò a casa di Alberto con la scusa di aiutarlo in taverna dove stava preparando la festa di compleanno per il sabato pomeriggio successivo. Quando furono soli, assicuratasi che la porta fosse chiusa a chiave, diede al suo ragazzo la dimostrazione dell’arte imparata durante le vacanze. Alberto però durò 30 secondi, il primo pompino della sua vita, dopo 15 giorni di astinenza, si rivelò una eiaculazione precoce.
Nadia non diede molto peso alla cosa e dopo 10 minuti, quando Alberto si fu ripreso, fece il bis e stavolta la durata fu di 10 minuti.
“Spero che il regalo di compleanno ti sia piaciuto” disse Nadia ad Alberto anche se in cuor suo aveva apprezzato di più il cazzo di Carlo rispetto a quello di Alberto ma non diede molto peso a quel pensiero.
I due restarono insieme fino al termine dell’anno scolastico poi lui partì prima per un mese di soggiorno studio in Inghilterra a Bournemouth quindi, dopo due giorni a casa in cui si videro veramente poco, andò nella villa al mare che la sua famiglia possedeva sull’Argentario dove aveva un sacco di amici ed amiche con cui si conoscevano da tanti anni. I pompini di Nadia lo avevano fatto diventare più sicuro ed in Inghilterra aveva fatto sesso con tre ragazze diverse del suo corso, una francese una tedesca ed una italiana. Tutte piccole cose che però gli avevano dato piacere, in particolare l’ultima, la ragazza italiana che veniva dalla Sicilia e che aveva due anni più di lui, gli aveva anche dato il culo nella settimana in cui si erano frequentati.
Quando Alberto tornò dalle vacanze Nadia era dimenticata, lei aveva fatto 15 giorni ad Alassio e lì si era divisa fra due ragazzi diversi senza però che nessuno dei due la prendesse più di tanto, qualche bacio, una sega un ditalino, tutto lì.
Al ritorno a scuola per il 4 anno Alberto era pronto per fare strage di ragazze, brutto non lo era mai stato ma ora era cigno ed aveva la fila.
Nadia capì subito che la sua storia con lui era finita e non ci fu nemmeno bisogno che se lo dicessero più di tanto.
Carlo invece era andato a fare il cameriere per tutta l’estate in un ristorante sulla riviera romagnola e lì aveva fatto tanta esperienza con molte ragazze, principalmente tedesche e l’ultima, più grande di lui di ben 3 anni, lo aveva svezzato concedendogli ogni buco anche se sarebbe meglio dire che lei aveva ordinato e lui eseguito però con reciproca soddisfazione.
Quando Nadia vide Carlo capì che qualcosa era successo, aveva una luce diversa, erano stati tanto amici e non essersi visti per due mesi non spense la confidenza fra i due che si raccontarono le vacanze fino ai dettagli più intimi.
“Quindi adesso sei più avanti tu” disse Nadia, “Io sono ancora vergine davanti e dietro mentre sembra che tu ormai non abbia più segreti con il sesso”. Carlo sorrise: “in effetti è stata una estate molto intensa sotto questo punto di vista. A gennaio avrebbe compiuto 18 anni e con i soldi degli stipendi e delle mance che aveva guadagnato e messo via, era sua intenzione comprarsi una auto usata.
L’inizio dell’anno li vedeva entrami single, continuavano a studiare insieme al pomeriggio ma con il fatto che la sorella di Carlo non c’era più (era infatti andata a fare l’università in una altra città e tornava solo una volta al mese) non c’era chi li copriva.
A scuola le cose per Carlo andavano molto bene, lo studio non era mai stato un problema e la sicurezza guadagnata con le esperienze e l’amicizia di Alberto fecero sì che entrò nel “cerchio magico” dei più fighi della scuola con il codazzo di ragazze, soprattutto delle classi inferiori, che aspiravano a mettersi con lui. Non che la cosa gli dispiacesse ma a parte qualche raro caso culminato in qualche festa del sabato pomeriggio finita a fare petting, non stette più di 15 giorni con nessuna delle ragazzine che gli si gettavano fra le braccia. Alberto invece non ne lasciava scappare una, due settimane, o si facevano scopare o passava a quella dopo. Anche quelle che si concedevano completamente però non duravano tanto.
Per Nadia invece buoni voti ma vita sessuale azzerata.
Natale arrivò velocemente ed altrettanto rapidamente giunse gennaio, quando Carlo compì gli anni Nadia lo portò nel loro bar favorito e davanti alla solita cioccolata con panna per lei e zabaione per lui, gli fece questo discorso: “i 18 anni sono un compleanno importante, probabilmente il più importante di tutti, io voglio farti un regalo che non ti possa scordare per tutta la vita, vorrei che fossi tu a sverginarmi”.
Carlo trasalì, Nadia fisicamente gli era sempre piaciuta, negli ultimi mesi si erano frequentati di meno a causa del codazzo di ragazzine che aveva sempre intorno però un paio di volte la settimana comunque studiavano insieme e non si aspettava l’uscita dall’amica.
Restò di sale e non rispose nulla.
“Carlo ma mi hai sentito? Avrai un pensiero al proposito?”.
Carlo si alzò e uscì dal bar lasciando pagate le due cioccolate in cassa. Tornò a casa diretto ed a sua madre che lo vedeva strano disse: “se mi cerca Nadia dille che non ci sono”.
Le richieste di spiegazioni della madre restarono lettera morta, lui si chiuse in camera, mise sul piatto Animals dei Pink Floyd e quindi Una donna per amico di Lucio Battisti.
Non riusciva a smettere di pensare alle parole di Nadia, gli era sempre piaciuta ma non voleva perderla come amica, era sicuro che se ci avesse fatto l’amore sarebbe stato bellissimo per tutti e due in quel momento ma che quello sarebbe stato l’inizio della fine del loro rapporto di amicizia.
A scuola non poteva evitarla ma, data la stagione invernale con un po’ di assenze per influenza, cercava sempre di cambiare banco stando lontano da lei.
Nadia d’altra parte non insisteva. Non riusciva a capire la causa della fuga di Carlo. Non gli piaceva abbastanza? Non erano abbastanza amici? Perché non le parlava e spiegava il suo punto di vista, era la situazione peggiore restare con quell’incertezza. Era fragile e così, nella sua debolezza, si infilò Marco.
Marco era un nuovo arrivato a gennaio ad inizio del secondo quadrimestre, arrivava con i genitori da un’altra città. Era un po’ indietro con i programmi e gli insegnati cercavano volontari che lo aiutassero a recuperare il terreno perduto. Era dannatamente carino, moro occhi verdi 1 metro ed 85, praticava nuoto a livello agonistico ed il fisico lo dimostrava fino in fondo.
Nadia lo prese come una missione, visto che Carlo aveva abbandonato il banco Marco fu messo con lei che riuscì ad aiutarlo in tutte le materie in cui era indietro.
Lui andava in piscina ad allenarsi due ore prima di andare a scuola, dalle 6 alle 8 e di nuovo due ore dalle 14 alle 16 poi si trovavano per studiare fino alle 1930. Una vita sempre di corsa. Lui le dimostrava con le parole e con i fatti di apprezzarla molto, lei lo trovava molto carino e desiderabile ma non era scoccata la scintilla però gli ormoni giravano a 1000 in entrambi così, un pomeriggio che erano soli a studiare a casa di lui, capitò il fattaccio. Gli occhi dei due si incrociarono, si avvilupparono in un bacio appassionato e si spogliarono a vicenda, in breve si stavano masturbando reciprocamente, lui estrasse un preservativo dal cassetto, lo indossò e la penetrò senza che lei facesse alcuna resistenza anzi lei colse l’attimo per approfittare dell’occasione. Quando Marco capì che Nadia era vergine era troppo tardi, la passione ebbe il sopravvento, un pochino di sangue e di dolore ma nemmeno troppo poi il calore del piacere la prese. Lo fecero tre volte quel pomeriggio sconvolgendo tutti i piani di studio.
Quando lei tornò a casa era cambiata, era più leggera come se perdere la verginità fosse stato levarsi un peso.
Con Marco lo fece ancora un paio di volte poi capirono entrambi che era stata ginnastica, piacevole ma ginnastica. Lui fu anche molto dolce dopo il primo rapporto a cercare di scusarsi perché non aveva capito che lei era vergine ma di contro, Nadia, gli spiegò che le aveva fatto un favore. Marco non ne era molto convinto ma accettò le sue parole. Continuarono a stare in banco ed a studiare insieme, Marco non perse l’anno mentre Nadia fu promossa con la media dell’8 abbondante.
Carlo invece dalla rottura con Nadia ebbe un bel contraccolpo, riuscì a salvarsi ma il suo rendimento scolastico era calato pericolosamente e la sua media fu di poco superiore alla sufficienza. Praticamente non si parlarono per tutto il secondo quadrimestre.
Tutto questo anche perché Carlo, dopo aver conseguito la patente, con la macchina a disposizione era diventato ancora di più ricercato dalle ragazze del liceo e non aveva perso una occasione.
L’estate successiva Nadia andò a fare la ragazza alla pari in Inghilterra mentre Carlo tornò ancora sulla riviera romagnola e continuò la sua carriera di latin lover. Non doveva nemmeno faticare, le turiste gli si buttavano praticamente addosso.
Durante il soggiorno in Inghilterra Nadia conobbe un ragazzo francese anche lui lì ad imparare la lingua e lavorava presso una famiglia come domestico nello stesso quartiere. Si frequentarono, facevano l’amore, era anche piacevole ma sentiva che le mancava qualcosa.
Venne di nuovo la fine di settembre ed il ritorno a scuola per l’anno della maturità.
Marco aveva ancora cambiato città, ogni tanto si sentiva al telefono con Nadia poi sempre più raramente restando un ricordo legato alla sua perdita della verginità.
Quando si videro all’ingresso in classe Nadia e Carlo si sorrisero ed insieme dissero: “banco insieme?” risero di gusto e si sedettero, sloggiando altri due compagni che lo avevano già occupato, dal banco che li aveva visti seduti insieme per tre anni e mezzo.
Sembrava fosse tutto tornato come prima, amici tanto, studio insieme ma nessun coinvolgimento emotivo affettivo. Lo chiarirono subito ed entrambi erano d’accordo. Nel corso dell’ultimo anno ebbero entrambi un paio di storielle in cui la compagna o il compagno dell’altro venivano regolarmente sezionati e distrutti.
Arrivò la maturità ed entrambi fecero un esame brillante in rapporto alle proprie capacità. Nadia uscì con un 60/60 il massimo dei voti e nessuno se ne sorprese mentre Carlo con 54/60 fu la sorpresa positiva della classe.
Carlo aveva anche iniziato, nel corso dell’anno, a lavorare part time in un ristorante la sera, era molto apprezzato dai padroni per la sua padronanza dell’inglese e del tedesco. In particolare il secondo imparato sul campo durante le due estati al mare a fare il cameriere. Aveva messo via un gruzzoletto in vista del viaggio post maturità che voleva fare. Anche Nadia aveva fatto qualche lavoretto ed anche lei aveva un po’ di soldini da parte.
Il viaggio che Carlo voleva fare da tempo era un giro di un mese per l’Europa, il classico interrail col treno, questa volta la macchina restava a casa. Fu naturale che Nadia gli chiedesse se poteva andare anche lei ed altrettanto che lui fosse molto contento.
Il mese volò videro tante cose belle e conobbero tanta gente, sempre da amici. Nadia si innamorò di un ragazzo americano con cui condivisero metà del viaggio. Carlo divise i suoi fluidi prima con una ragazza olandese quindi con una svedese. Tornarono felici e stanchi, molto stanchi. Viaggiavano quasi sempre di notte per risparmiare tempo e soldi dell’ostello ma il dormire in treno non è che riposasse poi molto ma a 20 anni lo si può fare senza problemi.
Una volta tornati dormirono per una settimana.
Il ragazzo americano che era di famiglia molto benestante passò nella loro città e “prelevò” Nadia portandosela in vacanza ad Ischia dove i suoi alloggiavano in una splendida villa presso i nonni del ragazzo.
Frank il ragazzo americano infatti era nato in USA da padre italiano e mamma californiana ed aveva preso il meglio da entrambi.
Quando agosto finì Frank, che sarebbe andato in una università prestigiosa in USA, chiese a Nadia se voleva andare con lui. Nadia ci pensò su parecchio ma era propensa a rifiutare. Era molto brava, parlava bene inglese ma non poteva permettersi una università in USA. Qui però intervennero i genitori di lui che le spiegarono il sistema americano delle borse di studio e che la avrebbero aiutata a fare qualche domanda. Nadia alla fine si fece convincere e così, ad inizio settembre partì con una lacrimuccia salutando Carlo che la aveva portata all’aeroporto. Era la fine di un’epoca, il passaggio dall’adolescenza alla maturità ma forse, ad entrambi, mancava qualcosa.

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