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Questa storia si svolge pochi mesi dopo che mi sono trasferito a studiare a Milano. Stavo seguendo il corso di laurea in Economia e management, e avevo appena iniziato a frequentare questa ragazza siciliana di nome Emma. Un mio compagno di corso, con cui sono amico, mi aveva presentato a lei. Ha detto che era tipo sua cugina di terzo grado o cugina adottiva o qualcosa del genere, non riesco a ricordare esattamente. Il primo appuntamento è stato per un film e poi cena in un posto indiano scadente. Niente sesso e onestamente non pensavo che quell’uscita portasse da nessuna parte, ma qualche giorno dopo ricevo un messaggio da Emma. Dice che ha appena finito l’ultimo esame del semestre e vuole andare a questo concerto di Eurodance fuori città. Aggiunge che una delle sue amiche di scuola vuole accodarsi. Quindi che concerto sia!

Emma ha il look da ragazza della porta accanto, sempre vestita in modo semplice e poco appariscente. Ha un po’ di cicatrici da acne ed ho l’impressione che indossi praticamente qualunque cosa le capita di raccogliere dal pavimento della sua camera da letto al mattino, ma è comunque davvero fottutamente carina. È la classica ragazza del sud, capelli scuri, carnagione olivastra, occhi marroni; ventuno anni, studia Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano e vive fuori sede finché può permettersi di farlo. La famiglia viene da una piccola città vicino Ragusa, ma a quanto pare non parlano da qualcosa come due anni, quindi mi è stato detto che può permetterselo grazie ai soldi di una borsa di studio, un lavoretto come cameriera in un ristorante nell’hinterland sei volte a settimana per pagare la scuola a Milano. Ha i capelli castani disordinati tipicamente raccolti in una crocchia commisuratamente disordinata, si morde abitualmente il labbro.

Incontro Emma alla stazione della metropolitana di Cadorna pochi minuti dopo mezzogiorno. È una bella giornata di inizio giugno e Milano sta appena iniziando a soffocare nella calura estiva. Emma indossa una camicetta azzurra trasparente sbottonata con le maniche arrotolate sopra una canotta con scollo a v, pantaloncini corti color cachi e un paio di scarponi da trekking. La canotta mette in risalto i seni piccoli di Emma e i pantaloncini corti attirano i miei occhi sul suo culo impertinente. In piedi accanto a Emma c’è un’altra ragazza più o meno della stessa età. Emma presenta la donzella come Alessia, la sua amica di università, dice che condividono una lezione di filosofia politica insieme.

Ad ogni modo, si scopre che Alessia è anche molto carina. Ha una carnagione mediterranea e parla con un accento che non riesco a individuare. Capelli neri lunghi fino alle spalle, bei seni, grande sorriso. Sono sicuro che deve andare regolarmente in palestra. È vestita con un prendisole fiorito che le sale tanto in alto sulle sue gambe toniche che immagino possa essere sfilato facilmente in buone occasioni. Completa il look con un paio di sandali stile gladiatore e degli occhiali da sole di plastica economici.

Quindi, comunque, due donne sexy, ed ora che ci penso bene, forse all’improvviso mi piace l’Eurodance. Dopo essere arrivati a destinazione, noi tre lasciamo la stazione della metropolitana e ci dirigiamo fuori. Le stradine sono gremite per l’evento ed è una specie di lotta anche solo per muoversi.

Facciamo progressi lenti ma alla fine riusciamo a metterci in una posizione decente alla periferia di un palco carico di oratori allestito in un grande spiazzo tra capannoni industriali che viene spesso usato per eventi di questo tipo. È impossibile avvicinarsi molto a causa dell’enorme numero di persone. Alessia ed Emma sono entrambe una buona compagnia mentre ci facciamo strada tra la folla. Alessia è amichevole. Emma è più aspra ma ha un buon senso dell’umorismo e mi piacciono le critiche intrise di volgarità che rivolge a chiunque o qualsiasi cosa la infastidisca per qualsiasi motivo.

Prendiamo da bere. Non sono un grande bevitore, ma rende le serate un po’ più divertenti. Non ho idea di chi si esibisca effettivamente ed Emma e Alessia sono più interessate di me, ma è comunque divertente. Molta energia. Alessia tira fuori una bottiglia di vodka dal suo zaino e inizia a mescolarla con un po’ di limonata in bottiglia e ne passa un bicchiere a Emma. Ben presto entrambe le ragazze sono chiaramente su di giri.

Ad ogni modo, siamo appena arrivati ​​al nostro terzo dj set di un artista austriaco di cui non sono riuscito a capire il nome esatto quando Alessia informa me e Emma che lei – e sto citando qui – “ha bisogno di fare una pipì veloce”. Ok, sto pensando, niente di strano. Ovviamente mi piace vedere le ragazze che fanno pipì – ecco perché sto scrivendo questa storia – ma immagino che Alessia andrà a cercare un bagno chimico o un bar o qualsiasi altra cosa e non si trasformerà in nulla di interessante. Tuttavia, sono eccitato solo sapendo che Alessia ha bisogno di svuotarsi.

“Aspetta e basta”, dice Emma, “questo sarà un set breve”

“Emma,” insiste Alessia, “ho davvero bisogno di andare.”

Emma sospira. “Va bene”, dice. “Andiamo a cercare un gabinetto da qualche parte.”

Alessia, Emma ed io ci spingiamo fuori dalla folla e iniziamo a cercare un bagno che Alessia possa usare. Nonostante il numero di persone in giro per il festival, nessuno di noi è in grado di individuare immediatamente i servizi igienici. È abbastanza ovvio che la città o gli organizzatori dell’evento o entrambi hanno fatto una cazzata su questo punto. Suppongo che Alessia potrebbe provare a entrare in un negozio e chiedere di usare il bagno, ma ho la sensazione che le attività della zona non siano probabilmente particolarmente accomodanti con un non cliente ubriaco che cerca di pisciare. Alessia non si degna nemmeno di provarci e penso che sia probabilmente arrivata alla mia stessa conclusione.

Dopo quasi dieci minuti di ricerca, alla fine vedo un solitario bagno portatile allestito per un cantiere edile vicino e lo indico ad Alessia. Sorprendentemente, la gente in coda non è molta, solo una manciata di persone. Alessia mi ringrazia, porge la sua bottiglia di vodka ad Emma e poi si precipita verso il gabinetto. Emma alza gli occhi al cielo e riempie il suo bicchiere di plastica con altra limonata ed altra vodka.

“Sai,” osserva Emma accanto a me, “è a malapena ubriaca. Aveva bevuto, non so, forse tre tazze di caffè prima che venissimo qui. Ha comprato una macchina da caffè Nespresso in una svendita una settimana fa. Non riesce a smettere di usarla.”

Rido. Chiedi a Emma se anche a lei piace il caffè. Potrebbe essere una scusa per invitarla da me.

Emma sorride. “Stai cercando un altro appuntamento?” lei chiede sorridendo.

Emma ed io restiamo lì e parliamo così per qualche altro minuto. Intanto al bagno chimico, Alessia non sembra essersi spostata nemmeno di un millimetro in coda. Mi rendo subito conto che la fila non si è mossa affatto da quando Alessia si è unita. Vedo l’uomo primo in fila bussare al gabinetto e poi bussare di nuovo alla porta senza ottenere nulla. La porta rimane chiusa e il piccolo indicatore del chiavistello è ancora rosso e bloccato. La coda si allunga soltanto.

Passano altri cinque minuti prima che Alessia si arrenda. “Ragazzi” dice, tornando da noi e stringendo forte le gambe. “Non posso davvero aspettare ancora a lungo!”

Alessia, Emma ed io torniamo a cercare per le strade un bagno. A questo punto Alessia è ovviamente frenetica per il bisogno di pisciare, e sto iniziando ad avere la sensazione che presto potrebbe essere costretta a fare qualcosa di disperato. Non posso fare a meno di chiedermi se ne stia perdendo anche solo un po’ nelle sue mutandine o forse stia pensando di accovacciarsi dietro un cassonetto o qualcosa del genere.

Alla fine, troviamo una serie di servizi igienici portatili sistemati nel mezzo di un viale, ma so subito che non saranno di grande aiuto per Alessia. Uno dei bagni è stato rovesciato su un lato e gli altri ancora in piedi sono ovviamente sopraffatti dall’enorme fila di persone in attesa di usarli.

“Oh, cazzo,” ribolle Alessia. “Sono un sacco di persone.”

“Puoi tenerla?” chiede Emma.

Alessia scuote la testa. “Cazzo no” risponde. “E non sono nemmeno ancora in coda.”

“Allora…” Emma si fa beffe di lei. “la farai per strada?”

Alessia non risponde. Invece, si precipita in direzione della strada laterale più vicina. Emma ed io la seguiamo da vicino, correndo entrambi per tenere il passo con Alessia e schivando i pedoni mentre ci muoviamo. La strada laterale percorsa da Alessia si rivela non meno trafficata della strada che ha appena lasciato, e continua passando davanti a verande di caffetterie ben frequentate, negozi con gente che guarda le vetrine ed un chitarrista che tenta disperatamente di suonare sopra il rimbombo di musica dal festival in lontananza. Alla fine, Alessia arriva all’estremità dell’isolato. La noto dare un’occhiata intensa ad un’edicola situata nelle vicinanze, e per un momento mi chiedo se ha intenzione di pisciare proprio lì, ma poi si accorge del numero di pedoni che passano e si precipita lungo la strada successiva.

Alessia arriva solo a metà strada prima di fermarsi accanto ad un ufficio assicurativo. “Non posso… non posso trattenerla più a lungo”, dice, girandosi verso Emma e me. “La farò qui, va bene?”

Alessia non dà a me o a Emma l’opportunità di dissuaderla dalla decisione. Piuttosto, dà una rapida occhiata su e giù per la strada e poi si precipita nella limitata privacy offerta dall’ingresso rientrante dell’ufficio assicurativo.

Faccio un rapido bilancio della situazione di Alessia. Il fine settimana l’ufficio assicurativo è chiuso e attraverso le porte di vetro dell’ingresso l’edificio appare buio e vuoto. La strada è relativamente tranquilla, alcuni pedoni si muovono a una certa distanza, ma non riesco a vedere nessuno che possa aavvicinarsi e vederla. Tuttavia, il nascondiglio di Alessia accanto alle porte dell’ufficio assicurativo è anche l’ingresso per tutti gli appartamenti del palazzo e difficilmente è fuori dalla vista di qualsiasi potenziale passante. Se qualcuno dall’altra parte della strada guardasse fuori dalla finestra o passasse qualche autista o ciclista, senza dubbio gli verrà fornita una visione chiara di Alessia che si sta svuotando proprio in strada.

Incerto su cos’altro fare, mi fermo a qualche metro di distanza e faccio del mio meglio imbarazzato per fingere di non prestare attenzione alla ragazza sexy che sta per iniziare a pisciare a pochi metri da me. Nel frattempo, Emma tira fuori il telefono e si appoggia alla facciata di vetro dell’ufficio assicurativo. Non posso fare a meno di notare che ora ha le gambe incrociate strettamente insieme.

“Matteo?” dice Alessia da dietro di me. “Scusa se te lo chiedo, ma saresti in grado di fare qualcosa per darmi un po’ di privacy mentre la faccio?”

Un po’ deluso ma sempre cercando di essere cortese, comincio a camminare più in fondo alla strada e lontano da Alessia.

Faccio solo pochi passi prima che Alessia mi chiami di nuovo. “No, non è quello che intendevo”, ride. “Potresti stare di fronte a me?”

Cazzo, penso. Certo che posso. Non potevo sperare di meglio.

Un momento dopo, mi trovo davanti all’angolo di Alessia con lei a pochi metri dietro di me. Non riesco a vedere nulla, ma provo ad immaginare la scena che si svolge proprio dietro di me e faccio del mio meglio per ascoltare il suono di Alessia che piscia. Nonostante i miei migliori sforzi, tutto ciò che riesco a distinguere è il martellare attutito della musica da ballo dell’isolato successivo e lo squillo di una sirena della polizia più lontana. Eppure, nella mia mente, vedo Alessia che si alza disperatamente il vestito e si fa scivolare la biancheria intima, un paio di slip neri decorati con pois rosa e un fiocchetto, proprio sul lato della sua vulva non rasata pochi istanti prima che la sua pipì inizi a spruzzare fuori dalla sua figa. In un’altra variante della mia fantasia, Alessia ha scelto di non indossare mutandine e si è semplicemente fermata nell’ingresso con la gonna leggermente sollevata e le gambe divaricate mentre sta in piedi e svuota la vescica troppo piena sul pavimento.

Ma è tutta immaginazione. Invece di poter vedere Alessia, non sto guardando niente di più interessante di una gioielleria chiusa e un paio di motorini parcheggiati. E comincio a pensare che non sarò nemmeno in grado di sentire niente di interessante.

Mi sono rassegnato a quella delusione quando sento un leggero rivolo di liquido provenire proprio dietro di me. Non so se mi ero convinto che in realtà non avrei sentito nulla o che Alessia si sarebbe improvvisamente accorta che non aveva davvero bisogno di fare pipì, ma in qualche modo sono più che scioccato nel rendermi conto che Alessia in realtà sta urinando in semi-pubblico a solo un paio di metri da dove mi trovo.

Il suono dell’urina di Alessia che gocciola sulla strada dura solo un paio di secondi prima che tutto ciò che riesco a sentire ancora una volta è musica da ballo e sirene della polizia. Passano alcuni secondi in più e nonostante i miei migliori tentativi di captare il suono di Alessia che fa pipì, non riesco a sentire nulla. Ancora una volta, sono un po’ deluso. Alessia sembrava sul punto di scoppiare solo pochi istanti prima, ma da quello che ho appena sentito ha finito per essere qualcosa come la pipì più corta di sempre.

Che peccato, penso. Comunque fantastico. E poi sento Alessia rilasciare quello che sono sicuro deve essere un enorme getto di piscio proprio dietro di me. C’è una breve pausa e poi sento un secondo getto di piscio. E poi un altro. Guardo i miei piedi e noto che all’improvviso c’è un piccolo fiume di urina che scende serpeggiando dalla porta dietro di me e attraverso le fessure del marciapiede. L’intera area improvvisamente odora di quella che so essere l’urina di Alessia.

“Matteo?” Alessia grida un momento dopo, con voce piuttosto disinvolta mentre parla sopra i suoni del suo rilascio di ancora un altro getto di piscio in strada. “Non avresti per caso dei fazzoletti? Che potrei usare?”

Rispondo che credo di sì e, dopo qualche ricerca, riesco a trovare un paio di tovaglioli di carta in tasca, sistemati accanto al portafoglio. Li tiro fuori e li tengo accanto a me perché Alessia li afferri. Intanto mi chiedo come mai Alessia non si sia degnata di chiedere lo stesso favore a Emma.

Aspetto con ansia che Alessia si protenda e prenda i tovaglioli dalla mia mano, ma non lo fa. Aspetto qualche secondo e poi ancora qualche altro ma mi ritrovo ancora in piedi con i tovaglioli in mano.

“Puoi passarmeli?” insiste Alessia da vicino dietro di me. Punteggia la domanda rilasciando un altro schizzo di urina che schizza particolarmente forte contro il suolo.

Mi giro un po’, sentendomi un po’ in apprensione, e mi ritrovo ancora lì in piedi ad aggrapparmi ai tovaglioli. Sono sicuro che Alessia potrebbe prendere i tovaglioli se volesse, ma mi giro ancora un po’ ed infine sto fissando Alessia. Alessia ha l’orlo del suo prendisole sollevato fino alla vita e un paio di mutandine blu navy abbassate appena sopra le ginocchia mentre si accovaccia a metà su una considerevole pozza di urina. Mi dà – e sono abbastanza sicuro a questo punto che mi sta dando intenzionalmente – una visione completamente libera della sua figa impertinente di vent’anni. Vedo che si è rasata via la maggior parte dei suoi peli pubici neri come il corvo, ma ha lasciato che rimanesse una linea del bikini accuratamente tagliata. Le sue labbra rosa sono spalancate e grondano di piscio.

“Merci,” sorride Alessia, stabilendo un contatto visivo casuale mentre allunga la mano e prende con nonchalance i tovaglioli dalla mia mano.

Annuisco e le dico che non è stato un problema. Non so esattamente cos’altro dire.

Alessia risponde abbassandosi in uno squat leggermente più profondo. Sta ancora fissando un contatto visivo con me quando vedo la sua figa tremare leggermente e la vedo rilasciare l’ennesimo schizzo di piscio. Vabbè, penso. Conosco questa donna da tipo un’ora, è davvero carina, e ora sono in una strada milanese a pochi metri da lei mentre urina. E a quanto pare non gliene frega un cazzo se guardo.

Sto ancora fissando Alessia quando Emma alza lo sguardo dal telefono e vede cosa sta succedendo.

“Cazzo, Alessia”, commenta Emma. “Gli stai davvero dando una bella visuale, vero?”

Mi giro il più velocemente possibile e mi scuso velocemente con Emma. Alessia risponde alla sua amica assumendo un’espressione confusa e guardandosi intorno per cercare l’origine della preoccupazione della sua amica. Dopo una scansione esagerata della zona, gli occhi di Alessia si posano su di me. “Oh, Emma!” ansima, coprendosi la bocca con una mano in finto shock. “Non avevo idea che stesse guardando.”

Emma alza gli occhi al cielo e batte il piede a terra con impazienza. “Sbrigati e finisci, ok?”

L’unica risposta di Alessia è rilasciare un altro schizzo di piscio. Noto che Emma ora ha una mano premuta contro il suo inguine oltre alle gambe incrociate, e quando sento l’urina di Alessia schizzare ancora una volta sul pavimento, noto che Emma si tiene particolarmente stretta. Mi rendo conto che anche Emma ha bisogno di fare pipì.

Sento uno schizzo finale vacillante e uno schiocco di elastico e poi Alessia riappare accanto a me. Mi fa un sorrisetto e, quando Emma non sta guardando, mi tira fuori la lingua in modo scherzoso. Evidentemente, nonostante l’assidua ricerca di un posto isolato, deve essere un po’ esibizionista.

“Finalmente”, dice Emma.

“Che fretta c’è?” chiede Alessia.

“Io, ehm” Emma arrossisce. “Devo andare anch’io.”

Chiedo a Emma se può trattenerla ancora un po’ finché non troviamo un bagno pubblico che so non essere disponibile, o un bar più probabilmente, che so non essere nelle vicinanze. Sto solo cercando di essere educato. Posso dire anche solo guardandola che non sarà in grado di trattenerla a lungo.

Emma scuote la testa. “Non vedo l’ora”, risponde. “Ho bisogno di farla ora.”

Dalla mia postazione di sentinella, guardo Emma precipitarsi nell’angolo, con gli scarponi da trekking che schizzano nel mare di urina lasciato da Alessia mentre si muove, e la vedo iniziare a slacciare la cintura sottile che tiene i suoi pantaloncini. Guardo la scena per tutto il tempo che riesco a farla franca prima di voltare le spalle. Sono eccitato da morire a questo punto, ma sto ancora cercando di essere almeno un po’ educato.

“Va tutto bene,” mi dice Emma proprio mentre mi volto. “Non mi interessa se guardi. Non lasciare che qualche poliziotto pervertito mi multi per averla fatta, ok?”

Incredibile, credo. Smetto di voltarmi, annuisco e la rassicuro che nessuno sta guardando. Non so se sia vero o no, non c’è nessuno per strada che possa vedere, ma c’è poco che possa fare per coprire le finestre degli appartamento che si affacciano sulla posizione di Emma dall’altra parte della strada.

Guardo Emma sbottonarsi in fretta la patta e tirarsi giù i pantaloncini fino alle ginocchia. Sotto i pantaloncini, Emma indossa un paio di mutandine a perizoma realizzate con un cotone color lavanda ricamato con piccole immagini di fragole. Le mutandine nascondono il meno possibile, i contorni della figa di Emma sono chiaramente profilati attraverso il tessuto sottile del perizoma e l’unica cosa che copre il culo di Emma è una sottile striscia di elastico che riesce solo in parte a coprirle l’ano. Sono un po’ scioccato dalla scelta delle mutandine di Emma, per qualche ragione non mi aspettavo che avrebbe scelto di indossare qualcosa di così rivelatore. Ma fa super caldo, sarà per quello.

Emma esita prima di andare oltre. La vedo guardare in alto verso le finestre dell’appartamento sul lato opposto della strada e poi su e giù per la strada ed il marciapiede. Sbircia nervosamente il cordino in vita delle sue mutandine.

E poi, apparentemente incapace di tenerla più a lungo, Emma fa scivolare il perizoma fino alle ginocchia, si accovaccia di fronte alla porta di vetro dell’ingresso dell’ufficio assicurativo e allarga le gambe. Improvvisamente sto guardando Emma con la figa di fuori, il culo nudo ed una strisciolina di peli pubici marrone scuro.

“Wow, Emma”, ride Alessia. “E dicevi che io gli stessi dando una visuale completa?”

“Vaffanculo”, ribatte Emma.

“Stronza” ridacchia Alessia.

Un attimo dopo, Emma rilascia un enorme getto di piscio dalla sua figa. Il suo ruscello colpisce il marciapiede con uno scroscio e il suono attraversa la tranquilla strada milanese.

“Oh, cazzo” sussulta Emma. “Ne avevo davvero bisogno.”

Non ne ho il minimo dubbio, Emma piscia e piscia e piscia. All’inizio il suo ruscello spruzza appena giù per terra tra i suoi piedi, ma un momento dopo inizia a scorrere ben oltre i suoi stivali, e un momento dopo inizia a schizzare sulla base della porta a vetri dell’ufficio assicurativo situato di fronte a lei. Emma sembra tutta concentrata sul mantenimento dell’equilibrio e sui vestiti asciutti e non presta attenzione a dove sta esattamente pisciando.

Sto guardando l’urina di Emma scorrere lungo la porta a vetri quando mi rendo conto che non si sta solo accumulando sulla soglia come mi aspettavo, anzi, noto che un bel po’ di urina sta filtrando sotto la porta e inizia a diffondersi sul pavimento piastrellato dell’ufficio assicurativo. Emma, chiaramente ignara del pasticcio che sta creando, continua a fare pipì.

Sentendomi piuttosto imbarazzato, dico a Emma che sarebbe il caso di sistemarsi un po’.

Mentre l’urina continua a fuoriuscire dalla sua figa, Emma mi risponde con un’espressione confusa. “Vuoi vedere meglio?” lei dice.

Chiarisco. Spiegandole in modo inelegante che la sua pipì sta iniziando a finire sotto la porta ed entrare nell’ufficio assicurativo.

Emma guarda verso la porta. “Oh no!” esclama, rendendosi finalmente conto di cosa sta facendo. “Non volevo farlo!” Regola in fretta la sua postura, spruzzando urina selvaggiamente mentre si muove, e alla fine riesce a posizionarsi in modo che la maggior parte del suo flusso di piscio finisca per strada. È troppo tardi però. Vedo che una parte considerevole delle piastrelle dell’ufficio assicurativo è già stata inondata dalla limonata alla vodka uscita da Emma.

“Merda, Emma” ride Alessia. “Ci vorrà un mocio.”

Emma arrossisce e va avanti a pisciare. Qualche breve scatto dopo e il gioco è fatto. Scuote rapidamente il culo per eliminare l’urina ancora attaccata al suo corpo prima di guardare l’enorme pozza di urina ai suoi piedi. Poi si alza e si dirige verso l’ufficio assicurativo intriso di piscio. “Cazzo” osserva Emma, “non sapevo davvero che stesse succedendo.”

Faccio spallucce. Dicendole che non è un grosso problema.

“E grazie, comunque”, aggiunge Emma, guardandomi mentre si tira su per le gambe il perizoma e i pantaloncini. Si prende il suo tempo per rimettere i vestiti in posizione e sembra fare in modo di permettere ai miei occhi di indugiare sulla sua figa, sul suo culo e sui peli pubici.

Distolgo gli occhi dalla visuale abbastanza a lungo solo per dare a Emma uno sguardo interrogativo. Chiedendole per cosa diavolo mi sta ringraziando.

“Beh” dice, allacciandosi la cintura. “Non mi hai fatto prendere la multa, no?”

Rido. Le dico che suppongo di no. La mia mente non può fare a meno di pensare al perizoma di Emma attaccato alla sua figa che non è nemmeno stata asciugata.
Nelle vicinanze, intanto, Alessia sta già versando altri drink.

Autore Pubblicato il: 21 Settembre 2022Categorie: Racconti Erotici, Racconti Erotici Etero, Voyeur0 Commenti

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