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Secchione! Genesi di un padrone – parte 10

By 5 Agosto 2014Dicembre 16th, 2019No Comments

Sally Gook saliva le scale di corsa. Dannazione, era in ritardo: una cosa che odiava. Fare tardi voleva dire farlo aspettare, lasciarlo solo con quell’arpia e soprattutto non avere la possibilità di’ essere scelta. Dovevano aver già cominciato, ne era sicura e non si stupì quando, arrivata quasi senza fiato alla porta dello stanzino del terzo piano, nel corridoio semi-deserto, entrò trovandoli all’opera. Amanda era praticamente nuda, sdraiata sulla solita pila di materassini vecchi e muffiti, con le gambe aperte e i boxer di Damian ficcati in bocca perché i suoi gemiti da puttana chiassosa non attirassero curiosi. Quant’era volgare, dannazione, l’eleganza non sapeva neanche dove stesse di casa! Damian la scopava di buon ritmo palpandole le tette. Il ragazzo si voltò a guardarla, ovattandole il mondo intorno e riducendo il suo potere intellettivo a quello di un’ameba, con quei due zaffiri lucenti al posto degli occhi e il sorriso perfetto. Chiuse la porta velocemente prima che passanti indiscreti vedessero ciò che non dovevano.r32;’Scusami se ho fatto tardi” si premurò di dirgli la giovane con un briciolo di preoccupazione. Il bel Damian alzò un sopracciglio:
‘Finalmente! Le mie palle cominciavano a sentirsi trascurate! Hehe!’ le disse allegro. Sally si portò la mano alla bocca, trafitta, sentendosi in colpa:
‘Oh no” gli rispose e si sbrigò ad inginocchiarsi dietro a lui, appoggiargli le mani sul retro delle cosce, tirare fuori la lingua e cominciare a leccargli il pesante scroto che non faceva che sbattere avanti e indietro tra il bordo del materassino e la sua faccia.
‘Aaaahhhh’ molto meglio! Hehehe!!’ commentò il ragazzo. Sally accolse con sottomesso piacere l’odore che la soggiogava e la inebriava dolcemente, godendo della sensazione. Era questa la loro ‘formazione di gioco’ da quando avevano cominciato quel ménage à trois: mentre ne scopava una, l’altra lo leccava nella speranza di poterlo ripulire a fine orgasmo. Era una partizione equa, in fondo, Sally adorava il suo sapore e, anche se non era come sentirlo dentro di sé, era comunque un gran godimento. Certo, non era facile leccare con tutto quel muoversi, ma lei faceva del suo meglio.
I fastidiosi gemiti di Amanda erano un ritmico lamentio abbandonato nel piacere più totale e, per quanto Sally odiasse la ‘collega’, non poteva non ammettere che era quella l’unica reazione possibile a’Damian.
‘Mmmm’ lecca, lecca tutto, Sally’ da brava’ mmmmm” Sally sorrise a quelle dolci paroline romantiche, mentre le palle del ragazzo continuavano a sbatterle sul viso.
‘Oh, si, Damian, è bellissimo leccarti’ mmmm” gli rispose estasiata, mentre sentiva la mano di lui sulla testa, lì a guidarla, a premerla più forte prima sulle palle poi, sempre più indietro all’inizio delle natiche, per poi salire ancora, finché si ritrovò a leccargli il culo, una cosa che ormai faceva abbastanza spesso. A lui piaceva così tanto ed era una richiesta talmente piccola! In fondo era tutto così perfetto, il suo corpo: le natiche sode, magre e glabre, solo intorno all’ano c’era una minima peluria scura ma che, in realtà, era una gioia inumidire e lappare, ingoiando il sapore del suo adorato. L’affanno della corsa che aveva appena fatto lasciò gradualmente il suo corpo mentre la sua mente tornava a far le fusa.

Damian strinse il pugno sui capelli di Sally fino a farle male, mentre le premeva il muso tra le chiappe. La troietta non solo non si lamentò, ma lo interpretò come una ‘dolce richiesta’ di lavarlo meglio, di servirlo meglio, di adorarlo meglio. La sua linguetta lavorava con più energia che mai, devota, massaggiandogli l’ano e gioendo di ogni istante. L’altra invece aveva gli occhi rivoltati all’indietro mentre lui se la sbatteva e con due dita le stringeva un capezzolo, come se volesse staccarglielo. Cristo, ormai queste due si facevano fare di tutto: la soglia del ‘chiedere per ottenere’ era stata passata e abbandonata da un pezzo, erano come cera nelle sue sapienti mani, una sola sua parola, uno sguardo perfino’ ed ubbidivano, neanche gli avesse fatto il lavaggio del cervello. Damian sorrise a sé stesso. L’esperimento era riuscito piuttosto bene e poteva considerarsi concluso. Aveva preso due più o meno ‘brave ragazze’ e ne aveva fatto due schiave asservite, assuefatte ed assolutamente incapaci di vivere senza di lui e del suo cazzo. Adesso c’era da decidere cosa fare con le due cavie. Tutto sommato lui cominciava ad averne abbastanza però era un peccato sprecare i loro talenti. Il prossimo passo era senz’altro condividerle’ o magari regalarle’ ma a chi? Era un bel problema, accidenti, e meritava una cauta ed attenta riflessione.
Lasciò la testa di Sally e tirò su Amanda per i capezzoli. Era buffo vedere le sue tette così in tensione. Lei morse i suoi boxer e lo guardò: negli occhi il dolore fisico misto al ben più imponente piacere. Smise di scoparla ed allontanò Sally dalle sue terga.
‘Alzati” disse ad Amanda che ubbidì, anche se con un minimo di rispettosa riluttanza nello sguardo.
‘Sally, mettiti qui, mi è venuta un’idea” la biondina si sdraiò supina sui materassini, lasciando pendere la testa dal bordo come da lui richiesto.
‘Tu montale sopra” proseguì facendo capire ad Amanda con un paio di gesti che doveva praticamente sdraiarsi sull’altra in senso opposto, con la figa colante sulla sua faccia, in una specie di 69 lesbico. Sebbene non capissero esattamente dove volesse andare a parare non facevano domande e Damian non poteva fare a meno di sorridere. La fregna di Amanda toccava, ora, il mento di Sally. Entrambe aspettavano senza dire niente, curiose. Poverette, non erano esattamente due geni. Lui alzò le spalle e le sopracciglia:
‘Beh? Non mi volete?’ chiese innocente e quasi ferito. I loro occhi s’illuminarono e le loro testoline capirono. Di colpo Sally spalancò la bocca raggiante ed Amanda tirò indietro le braccia per spalancarsi la figa con le mani, entrambe gemendo vogliose:
‘Hehehe!! Ora si che siete pronte!’ due buchi caldi tra cui scegliere. Fece un passo avanti e cominciò con la gola della cavia bionda. Lo inserì tutto fino alle palle e stette fermo per un paio di secondi, sentendo lei che tentava di respirare. Ridacchiò e cominciò a pompare. Le scopava la gola come le scopava la fica, ormai erano diventate entrambe brave, dopo i quattro mesi di addestramento passati a farselo sbattere giù per l’esofago, avevano imparato ad accoglierlo tutto. Certo, la forza con cui le chiavava era sempre molto sostenuta e, a volte ancora avevano problemi con le sue spinte più violente. A dire il vero delle due, Sally era quella che più faceva fatica ma, tuttalpiù, vomitava bava con cui, in genere, si impiastrava il muso e in caso, maldestramente, sporcasse lui’ beh, leccava ogni cosa, com’era suo sacrosanto dovere. Che animale del cazzo!
Anche stavolta non era diverso, sentiva le palle sbatterle sul naso, mentre i suoi versi gutturali gli dicevano che la produzione di bava era già in atto. La sentiva, scivolosa, ricoprirgli l’uccello, da cima a fondo rendendo il tutto molto piacevole. D’un tratto le uscì una roba tipo:
‘mpfmkmpp’.’ diverso da un normale grugnito e Damian:
‘Si, Sally, lo so che è buono, hehe!’ rispose furbetto a qualunque menata zuccherosa la troietta avesse intenzione di comunicargli, continuando a chiavarle la faccia senza alcun riguardo, semplicemente perché era giusto così: quei pezzi di carne sbattuti sul materassino non erano ragazze, lo erano state, adesso erano solo questo’ pezzi di carne, appunto. Utilizzava ancora i loro nomi ma era solo per comodità: i suoi piccoli, stupidi giocattoli esistevano solo per lui e per il suo piacere.
Continuò per qualche altro minuto, finché l’altra non cominciò a manifestare segni d’impazienza. Aspettava ferma, con la figa spalancata e gocciolante, solo per lui e non ne poteva veramente più. Lo sfilò dalla bocca di Sally che sentì arrancare per prender fiato, tossendo un paio di volte. Alzò una gamba per appoggiare il piede sul materassino, l’altra gamba saldamente piantata per terra e:
‘Cambio!’ disse giocoso, prima di sbatterlo dentro ad Amanda, afferrandola per i capelli, come fossero le redini di una cavalla. E mentre il secondo pezzo di carne ricominciava a grugnire, il primo aveva già infilato il muso tra i suoi genitali a leccare famelica, qualunque parte del suo corpo gli arrivasse a portata di lingua, incurante dei colpi di bacino che avrebbe preso sul muso, pur di farlo godere e, di conseguenza, godere a sua volta. Eh, già. Il suo benessere era il loro primo pensiero al mattino e l’ultimo la sera prima di andare a nanna. Damian era praticamente sicuro che Sally, la ex santarellina, lo riempisse di benedizioni prima di addormentarsi. Pensiero buffamente confortante. Era tutto perfettamente oliato nel loro rapporto, i ruoli erano ben stabiliti ed ogni cosa funzionava a meraviglia. Un po’ noioso, in fondo, per il giovane stallone la cui popolarità aveva raggiunto vette tali da potersi probabilmente permettere di prendere una qualunque ragazza nel corridoio dell’istituto, trascinarla per i capelli nei cessi dei ragazzi, strapparle i vestiti, sverginarla sul pavimento sporco, lasciarla lì nuda in una pozza di piscio e farla completamente franca! Non che l’avrebbe mai fatto, è beninteso, non era certo il suo stile, però la consapevolezza di essere in quella posizione era un qualcosa di ameno e decisamente godereccio.
Quasi arrivato all’orgasmo, cominciò a sentire Sally guaire mentre leccava, nella speranza che lui tornasse ad usare la sua bocca e che sborrasse. Povera stupida. Era arrivata tardi ed era giusto che venisse punita. Perciò aumentò il ritmo, facendo uscire fuori di testa Amanda, finché non la riempì. Sally non smetteva di leccare, ossessiva ed affamata, evidentemente delusa e dispiaciuta d’essere rimasta a bocca asciutta’ letteralmente! Perciò volle farle un piccolo regalo, perché non ci restasse troppo male.
‘Sally, quanto lo tiro fuori uscirà tutto il mio sperma, ti piacerebbe averlo?’ le chiese abbassando gli occhi senza però vederla, dato che il muso della cagna gli strusciava sui coglioni. La risposta fu un prevedibilissimo:
‘Oh, si Damian!!’ e lui, pian piano, estrasse il pene. Col muso ricoperto di un rivoltante misto di bava, sudore e succhi vaginali, la vide gettarsi a leccare la figa dell’altra, che era praticamente in stato comatoso per i due orgasmi raggiunti nel giro di un quarto d’ora. In pochi secondi, la biondina aveva la lingua infilata in profondità a succhiare via tutto ciò che poteva.
Damian fece un passo indietro ad osservarle. Che spettacolo penoso. Erano rifiuti di laboratorio, carne da macello, spazzatura senza più alcuna dignità, volontà o resistenza. Eppure si poteva fare di meglio. Il giovane sorrise mentre la soluzione cominciava ad affacciarglisi in mente.

E così, tra un orgasmo e l’altro, gli studenti del Raleigh High, arrivarono all’ultimo giorno di scuola con tutto il giubilo e la spensieratezza che si prova solo a quell’età, quando sai che hai tre mesi di vacanza quasi assoluta ed indisturbata davanti a te, prima di ricominciare a sgobbare sui libri. Al suono della campanella, tra gli sguardi ammirati e un po’ invidiosi degli studenti comuni, la povera plebe che brulicava nell’istituto, una pletora di facce familiari si riunì intorno ad un paio di tavoli nel cortile, per il pranzo.
”ma non dire cazzate! Brady gioca meglio di Luck! Non l’hai visto sabato quando”
”si, si’ al party di Colin! E poi sono saliti in camera insieme, li ho visti io’ e poi”
”è sempre lì a rompermi le palle, cazzo! Metti in ordine la stanza, porta fuori l’immondizia, dai da mangiare al cane’ non vedo l’ora di partire per il college”
”quello blu o quello rosso, quale metto? Sono indecisa’ e se magari’.’
Stralci di conversazione guizzavano da un lato all’altro del gruppo mentre gli astanti ridevano e si rilassavano sotto il sole già caldo dei primi giorni di giugno. Un gruppo affiatato e sincero agli occhi di tutti e così era davvero! Damian si guardava attorno, incamerando i visi di tutti coloro con cui aveva condiviso quell’anno irripetibile. Certo qualche piccolo segreto c’era, ovviamente, ma si sa, fa parte del gioco e il giovane era abbastanza sicuro di conoscerli più o meno tutti, perlomeno quelli che valesse la pena conoscere.
C’era Danny per esempio, il suo più vecchio amico, innamorato della sua bella Susan ma, per antitesi, più che felice di prestarla a lui e agli altri maschietti per farsi un bel giretto in quel cesso di bocca che si ritrovava. Damian la contemplò divertito: a guardarla così, con quell’ombretto rosa e la zazzera pudica chi l’avrebbe mai detto che ingoiava cazzi a badilate ogni santo giorno. Tra l’altro, essendo un vero e proprio talento naturale, aveva un bel da fare la poverina: ultimamente anche Peter, Andy, Leo e Teddy, alcuni dei compagni di squadra di Brent, la sfamavano quando non si sentivano in vena di essere troppo romantici e le loro ragazze non gliela davano, ragazze che ora erano affettuosamente sedute accanto a loro, magari mano nella mano, completamente all’oscuro di tutto. A dirla proprio tutta neanche il fulgido ed aitante quarterback si era lasciato sfuggire l’occasione di scaricarsi nella bocca della scialba biondina del terzo anno, perché avrebbe dovuto? Danny, lungimirante e scaltro, si era offerto di prestargliela per entrare, se possibile, ancora di più nelle sue grazie ed era, ovviamente, stato premiato acquisendo ulteriore visibilità e rispetto all’interno di quel gruppo di cui, sempre all’ombra di Damian, stava scalando la vetta. Già, rispetto ed onore’ per fare il pappone sadico della sua dolce Susan. Roba da matti.
Ma in fondo l’ingorda bocchinara era più che entusiasta di trangugiare sborra nonché di farsi comandare dal suo ‘ragazzo’ e comunque poteva stare tranquilla (o forse no): in primis perché Brent, Peter e Andy si sarebbero diplomati tra poche ore e non li avrebbe rivisti l’anno successivo, ma soprattutto perché molto presto il suo carico di lavoro sarebbe diminuito grazie all’aiuto che stava per arrivare. Damian sorrise a Sally ed Amanda, sedute accanto a lui, una per lato e loro gli risposero con le più tenere e dolci delle moine. Povere ingenue: ancora non lo sapevano ma sarebbero diventate le puttane dell’intero branco. Già, proprio così, Damian aveva deciso. Ma non se la sarebbero cavata con qualche pompino, tipo Susan che comunque era strettamente legata a Danny. No, no, no. Loro si sarebbero fatte sbattere da lui e da tutti i suoi amici in qualunque modo e in qualunque momento, sempre pronte a servirli, a scuola come a casa. Due puttane gratis a chiamata, insomma, di quelle a cui mandi un messaggio, gli dici dove e quando presentarsi, le usi, ti svuoti i coglioni, ti fai ringraziare e gli dai un calcio in culo fino alla prossima volta. Non era niente di più di quello che, in realtà, già facevano per lui solo che, tempo tre mesi, avrebbero fatto da schiave ad almeno una decina di teen-ager perennemente arrapati e molto poco propensi a sentirsi dire di no. Un lavoro a tempo pieno che avrebbe lasciato ben poco tempo per qualunque altra attività. Era una donazione, un lascito che il ragazzo faceva alla comunità maschile, per così dire e senz’altro gliene sarebbero stati ben grati. Ci avrebbe lavorato durante l’estate: era una scocciatura e ci avrebbe messo un po’ a sistemarle ma ne sarebbe valsa la pena. L’avrebbe buttata sul fatto che il loro era un compito importantissimo, che avrebbero dovuto fare quanto potevano per mantenere alto il morale dei ragazzi, così che potessero concentrarsi sullo studio e non perdere tempo. Un’azione altruista e umanitaria o qualche altra puttanata simile, il punto era che avrebbe riprogrammato le loro belle testoline in modo che all’inizio dell’anno successivo le due cagne avessero ben chiari il loro nuovo’ ruolo.

Poi c’erano Alec, Toby e Dick le tre nuove aggiunte alla cerchia più ristretta di amicizie del nostro bel protagonista. Erano dei tipi davvero in gamba e il giovane passava volentieri il suo tempo con loro. Intelligenti, buffi, perspicaci e di compagnia, ognuno nel proprio peculiare modo. Era davvero contento di averli con sé.
Certo, c’era la storia della sorella di Dick, una tipa piuttosto ribelle che andava sempre dietro a Damian, scherzando e facendo un po’ la sexy (probabilmente per la storia delle sue presunte dimensioni generose) giusto per far dispetto al fratello a cui la cosa era quantomeno non gradita essendo lui amico di Damian. In effetti i due ragazzi ne parlavano spesso assieme e il poveretto si sfogava, persino scusandosi con Damian per le stupide ed infantili avance propinategli dalla sua insistente consanguinea. Quello che Dick non sapeva era che, in sua assenza, l’intraprendente Sophia (così si chiamava) si comportava’ beh, diciamo diversamente, tanto che le sue civettuole e velate allusioni diventavano vere e proprie istigazioni allo stupro. Così il pragmatico Damian aveva finito per scoparsela un paio di volte giusto per farla stare buona. Ok erano cinque’ più qualche pompino ogni tanto ma cosa avrebbe dovuto fare? Era stato molto chiaro: se l’avesse piantata con gli atteggiamenti che infastidivano Dick, lui ogni tanto gliel’avrebbe sbattuto dentro. Per il bene di Dick, si capisce! Certo, il fatto che la tipa avesse un paio di tette come due meloni rendeva la cosa non troppo sgradevole. E comunque sarebbe finita presto visto che durante l’estate lei e il fratello andavano a vivere in California da suo padre. Magari si farebbe innamorata di qualche surfista super muscoloso e il problema si sarebbe probabilmente risolto da solo, quindi era inutile fasciarsi la testa.

Pochi sapevano, poi, che Andy Thomas, il migliore amico di Brent, si schiacciava allegramente Sue, una delle ancelle di Pam, quando la sua ragazza era fuori città. Ma il bello era che la vispa fanciulla si concedeva molto volentieri anche a Brent, di tanto in tanto, cosa di cui nessuno (neanche Pam) era a conoscenza. Il loquace galantuomo l’aveva confidato al suo giovane protetto in una delle sue lezioni su come ‘acchiappare’.
Damian lo guardava sorridendo. Quel bellimbusto era avvinghiato a Pam, le bocche incollate a limonare. Dio, quant’era idiota. Era stato una piccola, ottusa pedina nei loro schemi e neanche se n’era accorto. Si era dato un gran da fare per renderlo popolare, invidiato, stimato e rispettato. Ne aveva fatto un fottuto idolo, il tutto per farsi cornificare a ripetizione, centinaia di volte: ormai non passava neanche più dalle porte, cazzo!
A Damian piaceva guardarli mentre si baciavano e Pam faceva in modo di accontentarlo ogni volta possibile, infilando la lingua in bocca al bamboccio di continuo, per poi lanciare occhiatine maliziose e profondamente significative a lui che sorrideva gongolante. Perché, in fondo, era un po’ come se stesse guardando il grande eroe del Raleigh High leccargli i piedi, il culo, le ascelle, l’uccello o le palle sudate in prima persona, a seconda di quale parte del suo corpo la dolce e tenera capo-cheerleader avesse appena finito di lavargli con tanto, tanto amore nello stanzino delle scope o nel vecchio laboratorio.
La bella Pam. Probabilmente era proprio lei il segreto più scottante di tutti. Pam. La perfezione fatta donna, una specie di dea, che quasi tutti adoravano e guardavano con la massima deferenza ma che in realtà per tutto l’anno non era stata altro che la sua umile, lurida e sottomessa schiava felice.
Eh già, c’erano proprio tutti: i reali e la nobiltà presente e quella futura, sotto gli occhi di tutto l’istituto a guardare quello che più che un pranzo era un passaggio di consegne da un re all’altro. Uno abdicava, l’altro veniva incoronato. Se fossero stati nel neoclassicismo settecentesco ci sarebbe stato un pittore in un angolo a dipingere una tela gigantesca che poi sarebbe stata appesa in un museo per commemorare l’evento e tramandarlo ai posteri. Damian sorrise, divertito dall’idea e prese un bel respiro godendosi la bella arietta. Il pittore non c’era, però lo sguardo gli vagò verso un albero, sul lato del grande cortile. All’ombra, da solo, sedeva un ragazzo che ogni tanto lanciava occhiate verso di loro. Il novello idolo contemplò la sagoma di Bobby Harris per qualche secondo e si ritrovò a riflettere su sé stesso e su quanto fosse cambiato. Era diventato uno stronzo? Un bullo? Uno di quelli che odiava? Si fece un esamino di coscienza e decise che non era così. Essere popolari non significava essere bulli: quella era una cosa che non aveva mia sopportato e i suoi amici (quelli veri) la pensavano allo stesso modo. E allora perché non andare da Bobby ed invitarlo al tavolo con loro? Damian rifletté un attimo, pensando alle conseguenze di quel gesto. Se c’era una cosa che la storia di Harris gli aveva insegnato era che gli equilibri di caste sociali a scuola fossero piuttosto fragili. La sua mente geniale analizzò la cosa da ogni angolo, come sempre, prevedendo la reazione del ‘popolo’ a quel gesto. Ne valeva la pena? Neanche per idea. Bobby Harris se l’era cercata e non sarebbe stato lui a rendergli le cose facili. Non fare il bullo era un conto, avere l’animo nobile era tutt’altra roba. No, doveva farsi qualche anno di purgatorio, quello stronzetto, prima di poter tornare a respirare aria buona. Indugiò sulla sua vecchia nemesi per qualche istante prima che Alec gli dicesse:
‘Dam, chi stai guardando?’ il ragazzo esitò un istante, sorrise a sé stesso, poi scostò lo sguardo e rispose:
‘Nessuno, amico’ proprio nessuno.’

Philip era il padre più felice del mondo. La sua bambina, che non aveva mai avuto la benché minima voglia di studiare era salita su quel palco ed aveva ricevuto il suo sudatissimo diploma dalle mani del preside del Raleigh High. Adesso la guardava mentre si scattava migliaia di foto con tutti i suoi amici in festa. Sarebbe persino andata al college l’autunno seguente. Al college! Roba che un anno prima avrebbe considerato fantascienza pura! Niente di troppo blasonato, ovviamente, il punteggio che aveva preso negli SAT non era stato altissimo e questo le precludeva l’ingresso alle università più famose tipo Yale, Princeton, Harvard, Stanford e compagnia bella. Tuttavia era stata abbastanza brava da aver la possibilità di frequentare qualunque università pubblica volesse e stranamente aveva scelto di rimanere in città. Eh già, la North Carolina State University l’avrebbe accolta l’anno prossimo. La cosa non poteva fare altro che piacere al suo vecchio e per più di un motivo. Sua moglie aveva pianto come una vite tagliata per la gioia, durante tutta la cerimonia e lui era raggiante. Tra l’altro aveva trovato la soluzione perfetta al suo problema più pressante. Per quanto si rendesse conto di avere una psiche profondamente malata, gli spettacolini porno a cui si era abituato non potevano finire: doveva dare a Damian una scusa plausibile per bazzicare a casa sua per tutta l’estate. Doveva solo proporre la cosa al ragazzo ma sperava che accettasse. Un po’ nervoso, prese un respiro e gli si avvicinò. Era in mezzo al gruppo che attorniava Pam.
‘Allora, professorino?!’ buttò là per attirare la sua attenzione. Il ragazzo si voltò e gli sorrise.
‘Salve Phil! E’ contento, eh?’
‘Hehehe!! E’ dura nasconderlo, in un giorno come questo! Hehehe!!’ il giovane annuì e l’uomo, con grande nonchalance gli accostò una mano sulla spalla scostandolo un attimo dagli altri.
‘Senti ragazzo, volevo farti una proposta per l’estate, se non sei già impegnato con un altro lavoretto.’ Damian scosse il capo tutt’orecchi.
‘Beh, io sono una specie di collezionista di monete e banconote antiche, solo che ne ho una montagna in soffitta e devono essere catalogate” attaccò spigliato e fluido ”lo so che è noioso e probabilmente ti ci vorrà tutta l’estate” in realtà non era un lavoro così oneroso, gli esemplari che aveva non erano poi tanti ed era una roba che quel genietto avrebbe senz’altro finito in una manciata di giorni. Confidava però nella sua furbizia che gli avrebbe permesso di lavorare un paio d’ore al giorno dandogli così ampio margine per occuparsi di altre, ben più piacevoli faccende ‘Naturalmente a pagamento, ci mancherebbe! Diciamo la stessa cifra che prendevi ultimamente per le lezioni di Pam?’ concluse per chiudere la transazione. Dalla sua espressione capì la risposta prima che usasse le parole:
‘Wow, Phil, la ringrazio, è molto generoso da parte sua! Ci conti! Lo farò con piacere!’ gli disse entusiasta stringendogli la mano. Aveva un sorriso da un orecchio all’altro e Phil sapeva che il motivo non aveva niente a che fare col lavoro in sé per sé. S’immaginò che opinione potesse avere il ragazzo di lui’ un povero idiota, uno sfigato, un pollo pieno di soldi da spennare e sfottere davanti ai suoi amici. Ma a Phil non interessava. L’uomo gioiva come un bambino, mentre lo guardava, l’incontenibile contentezza che gli sprizzava da tutti i pori. Già, era contento! Contento e felice di aver appena offerto ad un ragazzino seicento dollari al giorno perché per i successivi tre mesi se la spassasse a trattare sua figlia come la più lurida schiava del sesso. Che bravo padre.

Pam guidava su Rooney Street ripassando mentalmente il discorsetto che si era diligentemente preparata. Due giorni prima c’era stata la cerimonia di consegna dei diplomi e la classe del 2013 era stata dichiarata finalmente matura e pronta per proseguire gli studi al college, lei compresa, con tanto di tunica e lancio del tocco alla fine. La sua famiglia e i suoi amici erano stati tutti presenti, tutti intorno a lei, tutti a dirle quanto era stata brava e quanto fossero fieri ed orgogliosi di lei. Una giornata totalmente edificante ed atta a rinvigorire la propria autostima, sensazione davvero strana per lei. Talmente strana che ad un certo punto era dovuta andare a chiedere a Damian di poter passare una buona ora e mezza di quel pomeriggio sdraiata sul pavimento di camera sua a leccargli i piedi, giusto per ricordarle quale fosse il suo posto. Il suo bel padroncino aveva riso e scosso il capo alla sua peculiare richiesta, poi aveva aggiunto:
‘Beh, se proprio vuoi puoi anche venire da me oggi, ma ho una partita online a ‘Rise of the dead 4’, sarò concentrato sul gioco e avrò le cuffie per comunicare con gli altri player quindi non dovrò neanche accorgermi di te. Devi infilarti sotto la scrivania e non fiatare, ti avverto! ‘ Non chiedeva di meglio, sarebbe stato persino più umiliante del solito. Così aveva passato buona parte di un pomeriggio nel suo comodo e confortevole posto felice, dove tutto era tornato alla norma. Niente pensieri sul futuro, niente pacche sulle spalle e congratulazioni.
I suoi genitori erano ovviamente al settimo, ottavo, nono cielo, erano quasi fastidiosi ed avevano insistito perché invitasse Damian a cena per festeggiare. Come fosse una cosa originale, poi: negli ultimi tre mesi ormai era diventato praticamente parte della famiglia!
Comunque sia, quella era solo la scusa per cui stava andando da lui. La vera ragione era un’altra. Doveva parlargli di quello che aveva fatto.
Era una cosa stupida e avrebbe forse fatto meglio a non dire niente. Nessuno mai l’avrebbe saputo, dopotutto, e le cose andavano alla grande, tutto come voleva lei. Perché rischiare? Perché?
Perché tenere segreti con lui’ no! Non le andava proprio. La sincerità e la schiettezza erano i capisaldi del loro rapporto, quindi doveva dirglielo. Solo che non aveva idea di come avrebbe reagito. Sperava in bene, certo, però’
Parcheggiò davanti alla villettina su Dale Road dov’era stata tante volte. Quella porta rossa scura con la targhetta dorata. Ricordava la prima volta che aveva bussato, insoddisfatta da Brent e vogliosa di una vera scopata. Sembrava una vita fa. Anzi lo era e non soltanto nel mero senso temporale.
Scese di macchina e si avviò. Sentiva delle voci venire dal garage ed andò sul retro. Damian indossava un paio di pantaloncini, una maglietta sbiadita e un paio di vecchie scarpe da tennis logore e decisamente poco alla moda. Stava riempiendo e spostando scatoloni in un enorme garage pieno di cianfrusaglie. La fatica fisica non gli si addiceva davvero e le smorfie che faceva ad ogni sollevamento ne erano la prova, assieme alle pronunciate gore di sudore di cui la maglietta era impregnata. Sammy guardava il suo fratellone riempiendolo di domande, come al solito.
‘Damiiiii!!! Perché non posso restare qui con te?’ si lamentò, petulante, il bambino. Damian appoggiò uno scatolone in un angolo a corto di fiato per lo sforzo e provò a rispondere balbettando qualcosa.
‘Lasciagli prendere fiato, Sammy!’ disse Pam. I due maschietti si voltarono a guardarla. A Sammy si rischiarò il volto.
‘Paaaaam!’ disse il bimbo correndole incontro. Lei lo prese in braccio:
‘Ciao splendore!’ gli disse abbracciandolo affettuosa. Damian le sorrise tentando di asciugarsi la fronte con l’avambraccio che, però, era altrettanto sudato.
‘Che ci fai qui? Non dovevamo vederci alla festa di Sue?’ le chiese avvicinandosi.
‘Buon pomeriggio anche a te!’ lo prese in giro lei ‘Sammy promettimi che tu diventerai un gentiluomo, non un maleducato come tuo fratello!’ il bimbo ridacchiò mentre veniva liberato dall’abbraccio e tornava a terra.
‘Sono qui per invitarti ufficialmente a cena a casa Van Buren!’ annunciò scimmiottando un accento particolarmente impostato ‘Sei pregato di mettere smoking e farfallino, mi raccomando, altrimenti il maggiordomo non ti fa entrare!!’ Damian rise.
‘Quantomeno!’ disse il ragazzo.
‘Daaaamiiii!!’ Il bimbo gli tirò la maglietta ‘Perché non posso restare qui con te?!?!’ chiese nuovamente, con un broncio che avrebbe sciolto un iceberg.
‘Sammy, te l’ho già detto” attaccò Damian col solito tono dolce e paziente che aveva con lui ”lo sai che zia Diane vuole vederti, no?’ l’espressione del bimbo era di pura disperazione.
‘Zia Diane?’ chiese Pam. Damian la guardò alzando gli occhi al cielo, impotente:
‘E’ la zia di mio padre e ogni tre o quattro mesi ci convoca per contemplare come stanno i suoi nipoti’ o bis nipoti.’
‘E com’è che tu te la sei scampata stavolta?’ il ragazzo indicò il garage:
‘Ho dovuto promettere di mettere a posto questo casino” disse in tono piatto.
‘Wow, dev’essere piacevole la zietta, eh?’ borbottò Pam sottovoce, in modo che Sammy non sentisse.
‘Facciamo così, sei fai il bravo con la zia quando torni sto una giornata intera solo con te, ci stai? Ce ne andiamo a fare tutte le cose che ti piacciono di più!’ offrì il giovane e il bimbo si rasserenò. Com’era bello guardarlo anche solo fare il fratello maggiore. Quell’incantesimo di cui era schiava era più forte che mai.
‘Andiamo Sammy!’ arrivò la voce della mamma che, pochi istanti dopo, comparve sul retro:
‘Pam, tesoro!’
‘Salve signora Flanagan!’
‘Congratulazioni per il diploma, devi assolutamente venire a cena una di queste sere!’ Pam accettò e si prestò a tutti i convenevoli. Le piaceva molto quella famiglia ma in quel momento voleva rimanere sola con Damian, doveva parlargli.
Fortunatamente la cosa durò solo un paio di minuti, erano in ritardo e dopo le ultime settemila raccomandazioni al figlio maggiore, Amy Flanagan si avviò verso la macchina con Sammy che le trotterellava dietro agitando la manina a lei e a suo fratello.
‘E stanno via solo fino a domani” disse sarcastico il ragazzo ‘immaginati che succederebbe se se ne andassero per una settimana o due!’ Pam rise.
‘Dubito fortemente che ti lascerebbero da solo un’intera settimana!’ e lui rise.
‘Dai, fai una pausa, uomo di fatica! Ci beviamo una cosa fresca sulla veranda, ti va?’
‘Mi hai convinto a ‘pausa’!’ scherzò. Lei lo prese a braccetto e si avviarono sul davanti.
Gli indicò il divano a dondolo sul portico:
‘Siediti e lasciarti servire!’ cinguettò. Poi, inaspettata, si sentì dare una pacca sul sedere:
‘Muoviti e portami una birra, donna!’ disse Damian con l’accento e la voce più volgari e campagnoli che riuscì a fare, finendo poi a ridere. Lei alzò un sopracciglio:
‘Damian, sei il ‘cavernicolo’ meno credibile al mondo!’ lui scrollò le spalle mentre si sedeva col suo bellissimo sorriso:
‘Vero” ne convenne dondolando, poi aggiunse con un ghignetto furbo ”però mi piace essere servito, schiavetta!’ e lei gli tirò un bacetto, dolcissima. Andò in cucina e prese due bibite dal frigo, sempre più nervosa mentre tornava da lui. Gli porse la lattina e si accomodò accanto a lui che stava seduto in maniera estremamente ‘comoda’, con il tallone appuntato sul bordo della seduta e il braccio buttato sullo schienale all’indietro. Bevve con arroganza e sicurezza di sé, cosa che non avrebbe mai fatto neanche un anno prima. La ragazza osservava i lineamenti infantili di quella faccetta pulita, imberbe e terribilmente bella, finché non smise di bere e, senza neanche guardarla, disse:
‘Dovrò cominciare a farmi pagare per tutto il tempo che passi a guardarmi!’ lei sorrise, colta sul vivo.
‘Beh, potrebbe essere un modo per fare una montagna di soldi, padroncino, hehe!’ Damian sorrise. Prese un sorso di coca anche lei, poi gli disse:
‘Ti servono dei vestiti estivi fighi” gli disse guardando la maglietta e i pantaloncini che aveva con palpabile disapprovazione. Lui sorrise:
‘Hai ragione, schiavetta! Continui a viziarmi!’ le disse e lei aggrottò le sopracciglia:
‘Hey, non ho detto che te li compro io!’ protestò e lui rise:
‘Hahaha! Ma certo che lo farai! Spendere i soldi di tuo padre per me è una cosa che adori e a me piace approfittare, quindi’ hehe!!’ lei sorrise e con una mano gli accarezzò il pacco. Lui non si ritrasse, la strada era deserta:
‘mmmm’ ma che bravo padroncino che sei, mi sfrutti in tutti i modi possibili, è così eccitante! hehe!’ canticchiò e lui le sorrise facendo il simpatico:
‘E’ un talento naturale, hehehe!!’ Lei scosse la testa, divertita.
‘Tra l’altro papà mi ha detto del lavoretto estivo da seicento dollari al giorno! Hehe!’
‘Hehehe! Già, certo che non sa proprio dove buttarli i soldi, eh?’ le chiese sarcastico.
‘Beh, ce l’hai un idea di quanti ne ha?!’ il giovane scosse il capo e lei scrollò le spalle noncurante:
‘Nemmeno io! So solo che io ne spendo un vagone!’ risero insieme. Era bello stare così, a chiacchierare tranquilli, come facevano sempre. Ma rimandare non l’avrebbe aiutata. Era arrivato il momento, inutile tergiversare ulteriormente:
‘Senti, dovrei dirti una cosa” attaccò.
‘Cosa?’
‘Riguarda gli S.A.T.’ lui la guardò incuriosito mentre beveva di nuovo ‘Ricordi quando, un paio di settimane fa, sono arrivati i punteggi e tu sei rimasto’ deluso dal mio?’ il ragazzo provò a giustificarsi:
‘Pam non sono rimasto deluso ho solo detto che per com’eri preparata speravo’ in qualcosa di più, ecco” le disse in tono dolce. Era un po’ in imbarazzo e non voleva offenderla. Lei alzò un sopracciglio amara senza dire niente, poi:
‘Beh, è la definizione di deluso, non trovi?’ obiettò ma col il sorriso nella voce. Lui le sorrise di rimando ed alzò le spalle come ad annuire.
‘Comunque’ ho una confessione da fare” proseguì nervosa mentre prendeva fiato e pensava ‘o la va o la spacca’: ”il test’ beh, molti degli errori che ho fatto li ho’ li ho fatti apposta” disse. Il ragazzo la guardò cercando di capire se scherzasse o meno.
‘Cosa?’ lei ripeté:
‘Molti degli errori che ho fatto li ho fatt”
‘Ti ho sentita, voglio sapere perché!’ ribatté ora serio ed infastidito. Lei abbassò gli occhi:
‘Avevo paura” Lui, incredulo ed esasperato:
‘Di che!?!’ Pam si morse il labbro poi continuò:
‘Se avessi fatto troppo bene il test sarei potuta entrare in un’ottima università” pausa ”in un posto lontano da qui” altra pausa ”lontano’. da te” lui la guardò fisso per una decina di secondi senza dire niente, gli occhi di ghiaccio. Poi si voltò a guardar la strada e, prima di bere un altro sorso, le disse con pesante autorità:
‘Sei una stupida.’ lei non fiatò. Era una delle reazioni che aveva immaginato. Aspettò che finisse di bere, sperando che le parlasse, che riuscissero ad appianare la cosa. La guardò:
‘Hai capito che ho detto? Sei una stupida!’ tornò a ripeterle. Lei sospirò e gli fece un’espressione strana, cercando le parole per minimizzare ma lui non gliene dette modo:
‘Hai sacrificato il tuo futuro per cosa? Perché ho un bel cazzo?’ le disse con quel tono un po’ distaccato. Lei tentò di fare la gattina:
‘Ooohh, ma tu non hai un ‘bel cazzo’ tu hai l’ottava meraviglia del mondo tra le gambe!’ cinguettò piegandosi a baciargli il pacco umido e dall’odore terribilmente forte.
‘Pam smettila.’ le disse senza muoversi.
‘E dai lasciamelo annusare un po’!’ lo pregò come aveva fatto un milione di volte in camera da letto. La risposta le arrivò con una voce fredda come il marmo.
‘Pam siamo in mezzo alla strada! Non credo che la signora McClusky qui di fronte abbia voglia di guardare una puttana da quattro soldi che mi strofina il muso sull’uccello!’ Non si era mosso di una virgola ma con una frase era riuscita a farla smettere. Era la verità ovviamente. Pura e semplice. Non aveva detto niente che non fosse assolutamente vero. Ma il modo’aahhhh il modo. Un rimprovero secco e distante che l’aveva ferita.
Tornò a sedere vergognandosi come una ladra. Si schiarì la voce non sapendo cosa dire. Lui stette in silenzio per quasi un minuto. Era evidente che pensava e ripensava all’accaduto e come poteva biasimarlo, era una bomba atomica quella che aveva sganciato. Era come se l’avesse tradito in un certo senso e il suo comportamento era più che giustificato. Eppure doveva riuscire a farsi perdonare.
‘Pam che cosa vuoi da me?’ la voce che tanto amava la scosse dai suoi pensieri:
‘Voglio che le cose restino come sono, tutto qui” attaccò mettendo tutto il cuore nelle sue parole ”andrò alla NCSU che è a venti minuti da qui e potremo continuare a”
‘Ti rendi conto che io non lo farei mai per te, vero?’ la interruppe e la guardò fisso negli occhi più serio ed intenso che mai ‘Tra due anni io farò quel test e me ne andò da qui, lo capisci questo?’ lei sorrise. Che sciocco che era, possibile non capisse?
‘Lo so bene, ed è giusto così! Pensi davvero che te lo chiederei?’ il ragazzo si addolcì un minimo a quelle parole. Lei gli mise una mano tra i capelli bagnati e lui non si scansò ma tornò fissare la strada.
‘Damian tu hai un gran cervello, studierai e diventerai qualcuno di importante: un ingegnere, un medico.. o chissà, ti faranno presidente e magari salverai il mondo un giorno!’ nonostante il malumore Pam vide l’accenno di un sorriso in lui ‘Io sono una qualunque, il mondo può fare a meno del mio contributo ma tu, secchione, mi hai reso la persona più felice del mondo in questo anno” continuava ad inumidirsi la mano del suo sudore. Lui continuava a non guardarla, ascoltandola e sorseggiando la sua bibita:
‘Ti venero, ricordi? Me l’hai insegnato tu! Il mio è un sentimento che va al di là dell’amore, ho un bisogno fisico di stare con te, di servirti, di umiliarmi per te, credevi che sarebbe sparito alla fine dell’anno?’ gli chiese.
‘No, ma credevo che la cosa fosse sotto control”
‘Ti sbagliavi!’ lo interruppe ‘Non è una cosa che posso spegnere o dimenticare è quello che provo!’ Damian si voltò, ancora serio con quegli occhi meravigliosi che la stupravano senza volerlo. Pam deglutì, poi pronunciò le parole che sapeva l’avrebbero tranquillizzato, togliendolo dall’imbarazzo:
‘Lo so che tu non mi ami Damian, tranquillo” lui, prevedibilmente, non la corresse e lei seguitò ”però so anche che tieni a me e questo mi è più che sufficiente” di nuovo silenzio-assenso ‘Non pretendo altro che la tua compagnia, sono contenta di adorarti, così” lasciò il discorso a metà e lui, dopo qualche secondo prese un gran respiro e disse piano:
‘Wow!’ lei lasciò passare qualche secondo ‘Hai soltanto rimandato il problema” le disse ”che farai quando me ne andrò al college?’ le chiese diretto. Era tipico del suo padroncino preoccuparsi per il futuro. Lei sorrise scrollando le spalle:
‘Verrò con te, affitterò un’appartamento fuori dal campus e sarò a tua completa disposizione 24 ore su 24!’ buttò là zuccherosa e lui scosse la testa credendo per un istante che stesse scherzando, poi la guardò negli occhi:
‘Lo faresti davvero” le disse. Non era una domanda, ma una constatazione raccolta dal suo sguardo., una constatazione che, lo vedeva, in fondo non gli dispiaceva. Tacque per qualche attimo:
‘Sei arrabbiato?’ lui le sorrise:
‘Beh, come tuo tutor si, sono furioso!’ attaccò ‘Ma non lo sono più, giusto?’ lei si sciolse, sollevata. Arrivò poi la serie di moniti:
‘Ti stai condannando ad un amore a senso unico Pam.’
‘Lo so”
‘Non ti permetterò di avere un ragazzo o roba simile, stavolta”
‘Lo so”
‘Continuerò a sfruttarti, usarti ed umiliarti sempre di più e sempre peggio”
‘So anche questo”
‘E sei pronta a convivere con le conseguenze della tua scelta per il resto della vita?’ le chiese quasi incredulo, per tentare in qualche modo di dissuaderla.
‘Si” Damian la fissò per alcuni secondi prima di sorriderle:
‘Beh, se è questo che vuoi non sarò certo io a impedirtelo! Congratulazioni, sei la mia schiava a tempo indeterminato, contenta?’ lei gli rise e gli si strinse, appoggiando la testa sulla sua spalla.
‘Hai idea di quanto mi rendi felice, padrone?’ lui ridacchiò dopo aver vuotato il resto della lattina.
‘Più o meno, hehehe!’ lo era davvero, tutte le sue paure si erano sciolte con la risposta positiva di quel ragazzino da cui, in maniera totalmente illogica ed irrazionale, dipendeva la sua vita. Si sentiva euforica, aveva voglia di festeggiare, di scherzare, di giocare, ma soprattuto di’
‘Mmmmm, sei tutto sudato” lui non disse niente, probabilmente immaginando già dove sarebbe andata a parare.
‘E se entrassimo in casa, tu ti sdraiassi per rilassarti, magari davanti alla tv e mi ordinassi di leccare tutto il tuo corpo perfetto?’ gli disse mentre già la lingua gli massaggiava il collo.
Damian sorrise:
‘Beh, dico che è molto più divertente che farsi una doccia, hehe!’ lei, come spesso faceva sbatté le mani come una bimbetta.
‘Grazie padroncino, hehe!’ Mentre stava per alzarsi, lui le afferrò la testa stringendole i capelli con il viso a pochi centimetri dal suo. Aveva su un’espressione divertita e le sorrideva tronfio, come a mostrarle tutta la sua superiorità, disdegno, arroganza, spocchia, disgusto, sadismo’ e un po’ di affetto. In un singolo sguardo, tutto ciò che provava. Pam si sentì quasi sopraffatta dalle emozioni ma la lasciò dopo un paio di secondi senza dirle niente.
Si alzarono ed entrano in casa, lei si tirò giù la lampo del vestito e nel giro di mezzo minuto era completamente nuda, a quattro zampe di fronte a lui che ancora doveva cominciare a spogliarsi. La guardò ed era come se la vedesse per la prima volta. Si mise a ridere.
‘Cosa c’è?’ chiese incuriosita:
‘Hehe! Lo sai” le rispose ”penso di essermi sbagliato sul tuo conto” via la maglietta ”tutto il tempo passato a dirti che non eri una stupida” via i pantaloncini ”mi ci avevi fatto credere” la ingiuriò ”invece SEI una stupida” via le scarpe ”quello che ho detto prima lo penso veramente, sei una stupida puttana da quattro soldi che sacrifica il suo futuro” via i calzini ”solo per il mio divertimento” via i boxer ”mi fai pena” le disse guardandola col suo ghigno perfetto dall’alto e lei si morse il labbro. Le stesse parole che l’avevano ferita ora le facevano bruciare un fuoco d’eccitazione, a sentirle con quel bel sorrisetto soddisfatto e baldanzoso. Che meraviglia.
‘Non ho fatto altro che dirtelo per tutti questi mesi” buttò là furbetta. Lui le sorrise, carezzandole la testa come un cane, poi le chiese più seriamente:
‘Farai sempre tutto quello che voglio, non è vero?’ lei lo guardò intensamente e gli baciò il cazzo a due centimetri dal viso, tuffandosi nel suo maschio odore:
‘Hai bisogno di chiedermelo?’ lui sorrise, poi aggrottando le labbra fece cadere un lungo e vischioso grumo di bava. Lo sputo le arrivò sul viso e lei, come fosse una gatta, se lo passò su tutto il muso, per poi leccarsi le dita senza mai spostare lo sguardo dai suoi occhi denigratori. Scosse il viso mentre rideva, il bel padroncino, poi si sdraiò sul divano ed accese la TV incrociando le braccia dietro la nuca e i piedi alle caviglie:
‘Abbiamo un sacco di tempo” le disse ”comincia dal fondo, stavolta” era allegro e mentre Pam avvicinava la bocca alla fonte del suo fetido piacere si sentì stranamente in pace col mondo. Il peso che aveva portato sullo stomaco per diversi mesi era un lontano ricordo. Era finito il tempo delle parole, e delle spiegazioni. Ora c’erano solo lui e lei ed era tempo di divertirsi, senza pensieri, crogiolandosi nel dolce conforto di appartenergli, probabilmente per sempre. Una tra tante, certo, ma avrebbe continuato a lottare strenuamente, con le unghie e coi denti per rimanere sempre e comunque’ la sua schiava preferita.

Novembre di qualche anno più tardi’

‘Hehehe! E bravo il mio fratellino!’ Sammy sorrise alla voce divertita di Damian dall’altro capo del telefono.
‘Si, deve ancora imparare a succhiare e ha le labbra troppo piccole” gli rispose piano mentre camminava per i corridoi del Raleigh High ”ma quando gli vengo in bocca mi guarda con quell’espressione tutta contenta e beata, hai presente? hehehe!!’
‘Eccome se ho presente marmocchio, hehehe!’ risero entrambi.
‘Quand’è che torni Dami?’ gli chiese in maniera forse un po’ infantile per la sua età.
‘Per il ringraziamento!’
‘Ah’ quindi vieni con Sarah e Tim” disse il giovanotto, riferendosi alla cognata e al nipotino. C’era una nota di delusione nella sua voce e Damian, ovviamente, la notò.
‘No marmocchio. Sarah lavora, porto soltanto Tim!’ Sammy divenne un tantino petulante:
‘E dai, perché non porti anche la cagna” l’altro ridacchiò.
‘Hai voglia di giocarci, eh?’
‘Eccome! Dai! Dai” Sammy sapeva già l’esito di quella conversazione, conosceva troppo bene il suo fratellone super generoso.
‘E va bene, me la porto dietro, ti ci puoi divertire per tutto il weekend, contento?’ cedette come previsto.
‘Evvai! Sei il migliore, Dami! Dì un po’ la tieni sempre chiusa nella gabbia?’
‘Hehehe!!! Ogni tanto” disse compagnone ‘Quando ne ho voglia vado da lei, mi sdraio a guardare la TV sul divano con i piedi nudi a pochi centimetri dalla gabbia, così lei non fa altro che leccare le sbarre senza riuscire ad arrivarci e guaisce per mezzora di fila!’
‘Hahaha!! Povera Pam! Voglio farlo anch’io quando vieni, haha!’ ridacchiò di gusto il giovanotto.
‘Sicuro! Se lo facciamo insieme è capace di farsi la pipì addosso dall’emozione, te la immagini? Hahaha!!!’ replicò il fratello maggiore.
‘Sarà uno spasso!!’ commentò infine il più giovane. Poi:
‘Dai, ti lascio devo rientrare a lavoro! Saluta mamma e papà!’ disse Damian.
‘Ok, ci sentiamo dopo!’ rispose Sammy.
‘Ti voglio bene, fratellino!’
‘Damiiii!! E dai piantala!!!’ gli disse scontroso e gli riattaccò mentre l’altro stava ridendo per averlo messo in imbarazzo. Poi sorrise anche lui, malgrado le parole. Il sentimento era, ovviamente, reciproco ma c’era bisogno di dirlo?!
I suoi pensieri vennero interrotti da un forte rumore poco più avanti nel corridoio centrale e Sammy alzò gli occhi per assistere ad una scena che decisamente non era di suo gradimento:

‘E guarda dove vai sfigato! Hahahaha!!!’ John Terrell si ritrovava a terra per l’ennesima volta quella settimana. Ormai accadeva tutte le stramaledette mattine. I bulletti dell’intera scuola se la prendevano con lui, era come se avesse un enorme segnale luminoso sulla testa che diceva: maltrattatemi! I motivi? Beh, era una matricola, certo, ma soprattutto perché era mingherlino e aveva l’aspetto di un vero e proprio nerd!
A dir la verità ci aveva fatto abbastanza l’abitudine, non è che alle scuole medie le cose fossero andate in maniera molto differente! Però la cosa era tutt’altro che piacevole. Tenne lo sguardo basso come sempre, mentre i quattro arroganti gli camminavano sui libri essendosi già dimenticati di lui. Sbuffò, dopodiché si mise a raccoglierli. Guarda te se doveva passare la ricreazione a perder tempo con’
‘Come ti chiami?’ gli venne quasi un infarto. Si voltò di scatto e vide un bellissimo ragazzo con i capelli scuri e gli occhi azzurri. John non poteva credere ai suoi occhi. Sapeva chi era. La cosa più simile a dio, in quella scuola, o quantomeno venerato come tale! Terzo anno, una delle medie più alte dell’istituto, uno stuolo di ragazze dietro, un branco di amici intorno, carino, simpatico e gentile. Non c’era uno straccio di ragione al mondo per cui dovesse anche solo notarlo, figuriamoci parlare con lui! Che voleva?
‘ehm’ John” balbettò. L’altro si abbassò e raccolse un paio di libri. Glieli porse e col sorriso gli disse:
‘Piacere John, io sono S”
‘Sammy! Lo so chi sei! Sammy Flanagan!’ gli disse, come un bravo soldatino, a volergli dimostrare di non essere un completo inetto. Il ragazzo sorrise annuendo, poi si fece più serio.
‘Ho visto cosa ti hanno fatto e non mi è piaciuto” John era stupito dal commento. Tra tutte le cose che s’immaginava avrebbe potuto dirgli questa proprio non se l’aspettava.
Fece spallucce rassegnato.
‘Lo fanno sempre”
‘Questo non va bene.’ John lo guardò cercando di rispondere all’ovvia constatazione in maniera educata, non voleva certo offenderlo:
‘Beh, cosa devo farci? Sono’ sono il più sfigato della scuola!’ concluse con la voce piccola.
‘E la cosa ti piace?’ gli chiese l’altro, calmo.
‘Certo che no!! Ma non è che posso prenderli a pugni, no?’ buttò là forse con più fierezza di quanto volesse. Il viso del ragazzo si aprì in un sorriso che una qualunque star di Hollywood gli avrebbe invidiato:
‘Hehehe! No John, la violenza non serve a niente! E poi tu hai un arma molto più potente che a loro manca!’ John strabuzzò gli occhi, cercando di capire di che diavolo stesse parlando. L’altro gli mise una mano sulla spalla e gli disse:
‘Il cervello” e le spalle di John si affossarono. Bella scoperta’ e a cosa gli serviva? Come gli avesse letto nel pensiero l’idolo della scuola gli disse:
‘Perché non facciamo una chiacchierata? Voglio raccontarti una storia” attaccò cominciando a camminare con il braccio attorno alle sue spalle. A John sembrava di vivere un momento surreale:
‘C’che storia?’ chiese. L’altro gli sorrise:
‘Ah, ti piacerà, vedrai! E’ una storia vera, sai! E’ la storia di un tizio che era il più sfigato della scuola” attaccò il racconto con una sottile maestria nel catturare la sua attenzione ‘Chi era?’ chiese la matricola già ipnotizzata. L’altro gli sorrise di nuovo, poi disse:
”un certo’ Damian.’

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