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Serena – una giornata d’inaspettato esibizionismo

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Carol è prima di tutto una scrittrice talentuosa e molto appassionata, ma anche una ragazza sensuale e affascinante, che non vi pentirete di seguire e, eventualmente, supportare. 

Buona lettura.

SM

CAPITOLO 0 – Prologo

Serena durante l’ultimo anno di liceo aveva dovuto lottare per poter continuare gli studi dopo la maturità.

Da sempre incline a viaggiare e a imparare nuove parole da lingue straniere, aveva insistito fino alla nausea coi suoi genitori, tanto da convincerli a sostenere uno sforzo economico importante per poterle permettere l’iscrizione all’indirizzo di scienze della comunicazione dell’università della propria città.

La ragazza, però, nonostante le rassicurazioni dei genitori, non potè non cercare almeno di auto-sostenersi nelle spese quotidiane e mensili (costi dei mezzi, pranzi, uscite con le amiche), così, per il primo quadrimestre del primo anno riuscì a portare a casa qualche soldo lavorando come cameriera.

Fu però grazie ad una sua compagna di corso, Teresa, che la ragazza scoprì una maniera per lei più interessante per guadagnarsi qualche spicciolo.

Teresa era una divoratrice di libri, ivi compresi fumetti, e, quasi per scherzo, un giorno propose a Serena di vestirsi come uno dei personaggi che stava leggendo, in modo da poter entrare gratis in una fiera del settore. I cosplayer, così vengono chiamate le persone che si vestono come i personaggi di fumetti o anime, sono spesso molto graditi durante gli eventi cross-mediali che sono ormai un gran guazzabuglio di serie TV, videogiochi, fumetti e quant’altro. Per averne un numero più ampio possibile, la loro entrata è tante volte gratuita.

Quella piccola richiesta diede il via a tutto.

Serena si divertì molto nel confezionare e preparare il costume da indossare, e poco a poco quella della cosplayer riuscì a diventare una attività secondaria, grazie al profilo Patreon che aveva fondato. Patreon, infatti, le permise di avere “donazioni” mensili da parte dei fan iscritti al proprio profilo. Il sito consentiva (e consente tutt’ora) di supportare un artista – ma in molti casi artistoide -sulla base delle proprie possibilità.

Serena aveva stabilito 3 tier: da 2, da 5 e da 10 euro mensili, ognuno comprensivo di un piccolo bonus per spronare le iscrizioni (foto dal backstage, anteprime, etc).

Non fu un caso se Teresa suggerì all’amica di tentare quella strada.

Le origini mediterranee di Serena infatti (madre spagnola e padre italiano) le donarono un corpo attraente che le permetteva di immedesimarsi con facilità nei personaggi femminili. I capelli erano naturalmente mori e lisci, tenuti a media altezza sulla falsariga di un caschetto, ma sulla base delle esigenze avevano conosciuto colorazioni che andavano dal rosso all’azzurro fluo. Infine, un viso pulito e privo di malizia confezionavano un mix intrigante.

Visto l’incrementare, nel suo piccolo, della propria popolarità su quel portale, Serena fu presto in grado di lasciare il lavoro da cameriera per occuparsi, nel tempo libero, della nuova attività da cosplayer.

Teresa era una continua fucina di idee. Ogni settimana, infatti, proponeva all’amica questo o quel travestimento. Serena sentiva anche troppo addosso queste richieste, probabilmente dovute al fatto che lei aveva deciso di farle un piccolo regalo in segno di ringraziamento, dopo le prime solide entrate che aveva avuto dal Patreon.

Per questo motivo, nella speranza di ricevere altri pensieri, Teresa spingeva sempre molto l’amica cosplayer a travestirsi in personaggi sempre diversi. E remunerativi.

CAPITOLO 1 – Una nuova proposta

“Sere, se fai questa come prossimo cosplay, fai il botto” scrisse una sera di metà Novembre Teresa a Serena, mandandole una foto in allegato su whatsapp.

Serena era appena uscita dal bagno, e stava andando a stendersi a letto per l’ultima tornata di cazzeggio quotidiano prima del sonno.

“Vediamo un po’….eeeehhh….ma da dove viene??”, le prese un colpo.

La reazione della ragazza fu giustificata dal “costume” della protagonista. Nel mondo dei fumetti, e soprattutto di quello giapponese, non era di certo raro imbattersi nell’oggettificazione eccessiva della donna. Quel personaggio, però, era così smaccatamente denudato da risultare quasi offensivo. La protagonista, infatti, vestiva unicamente una specie di vestito nero alla Borat, che lasciava più scoperto che coperto il suo corpo, assieme a dei guanti e un paio di stivaletti con tacco, entrambi neri. Ovviamente quel tipo di vestiario veniva considerato assolutamente congruo con il ruolo da “difensore della Terra” che la giovane ragazza ricopriva.

“Un fumetto, da cui faranno una serie TV tra non molto pare, mi sembra Netflix”

“Se vabbè, sarà vietata ai minori minimo”

“Più probabile modifichino il costume, nel caso. Comunque, fai questo cosplay e ti sei pagata le vacanze di Natale!” cinguettò Teresa, aggiungendo svariati emoticon.

“Ma sei fuori? E’ praticamente nuda. Poi non potrei neanche girarci in fiera così volendo, sarebbe un costume one-shot solo per il set fotografico”

“Si ma hai idea di quanti nuovi iscritti potrai portare sul Patreon? Potresti anche fare un nuovo tier, 50 euro al mese, BOOOM!, per poter vedere tutto l’album”

“50 euro al mese non me li darebbe mai nessuno, figurati”

“Non ti credere, guarda che ci sono cosplayer fuori dall’Italia che mettono anche cifre più alte. E se le mettono è perchè trovano sempre qualcuno che sbava dietro un costumino un po’ più scollacciato”

“Tere, ne abbiamo già parlato. Per me questo è solo un hobby, mica voglio fare i miliardi. Questo costume è proprio da…non lo dico”

“Io se avessi il tuo corpo non ci penserei due volte a mettermi così, altro che. Riuscirei a vivere solo di quello, e ci vivrei anche bene”

“guarda che ti basterebbe solo curare di più l’aspetto, non hai niente da invidiare a me”

Serena mentiva per gentilezza.

“Comunque, questo costume per me è off-limits… ma si vedono davvero robe così in giro? Cioè le altre cosplayer fino a questo punto arrivano?” Serena era stupita. Lei stessa, sia per pudore che per convenienza, non aveva mai fatto cosplay spinti, ma solo foto caste. Eventualmente, giusto un accenno di scollatura, ma stop. Non voleva essere oggetto di sfrenate fantasie sessuali.

“Eh, da mo’, in confronto tu sei la fata turchina, vai vai a farti un giro sui profili più redditizi ogni tanto. Io ho visto cose…

“…che cose?”

“Ehm, non te lo dico. Sappi solo che questo personaggio rientra quasi nella normalità dei cosplay proposti, anche se per te, santarellina, sembra troppo spinto”

“Non è questione di essere santarellina, e poi non posso crederci che Netflix voglia farci una serie, cioè ma se…”

La conversazione andò avanti ancora parecchio, vertendo poi su altri argomenti. Infine, le amiche si salutarono.

Messo in stand-by il telefono con la sveglia, Serena si soffermò ancora a riflettere sulla remota possibilità di spingersi per la prima volta così in là col suo lavoretto. Era vero quello che diceva la sua amica. Un piccolo accorgimento, per un aumento sensibile delle entrate mensili, tanto da potersi magari avvicinare alla quota necessaria per poter finalmente vivere da sola fuori casa, oltre che per avere un aiuto sotto le feste.

Ma no, era troppo, si sentiva già in imbarazzo solo a pensare di posare così.

“che pervertiti” fu il suo ultimo pensiero, riferito forse a chi creava personaggi così poco pudici, o a chi donava centinaia di euro per vedere qualche foto un po’ osé di una ragazza vestita come un personaggio inventato.

Nei giorni seguenti una pessima notizia scosse la serenità nella famiglia di Serena. Suo padre, di punto in bianco, venne lasciato a casa dal lavoro.

I primi giorni furono parecchio pesanti da gestire, ma, fortunatamente, il vecchio non si lasciò abbattere e trovò quasi subito modo di lavoricchiare per un collega.

“Certo, non sarà lo stipendio di prima, ma meglio che niente mentre cerco qualcos’altro” aveva spiegato durante una cena.

Per Serena, però, quel cambiamento voleva dire molto. Senza essere diretta, ma facendolo intuire, a Serena fu suggerito che non c’era garanzia che sarebbero riusciti a coprire la seconda rata dell’università a marzo. Anzi, le possibilità, a meno che suo padre non fosse riuscito da subito a trovare un altro impiego a tempo pieno, erano parecchio ridotte.

L’alternativa che le venne proposta fu di considerare una momentanea interruzione degli studi, in attesa di un momento migliore.

Serena era furente.

Andò in camera sua, ipotizzando di riprendere anche a lavorare come cameriera per potersi pagare da sola l’università, ma non poteva riuscire a coniugare quel lavoro part-time con lo studio e il tempo necessario a creare nuovi vestiti per i servizi fotografici da caricare sul suo Patreon o da portare in fiera.

Doveva trovare un modo più veloce per incrementare le proprie entrate mensili, senza togliere altro tempo allo studio.

Il pensiero tornò quasi subito a quella chattata con Teresa.

“Davvero..??” scrisse stupita Teresa in chat, quando Serena le annunciò che aveva intenzione di provare quel cosplay un po’ più spinto del solito.

“Massì dai, ci ho pensato su e ho cambiato idea” replicò Serena, che sul momento evitò di specificarne la ragione. Suo padre era avvilito per non essere più in grado di avere un lavoro regolare, per quanto non ne avesse colpe, e avevano deciso di mantenere la notizia in famiglia, almeno fino al nuovo anno.

Teresa, per contro, si sentì fiera di averla convinta, anche se in realtà aveva fatto ben poco. Dopo quel primo accenno qualche sera prima non aveva insistito più di tanto. Per lei, come specificò all’amica su whatsapp, con c’era alcun dubbio che quel cosplay avrebbe attirato molti più donatori del solito.

Serena non sapeva ancora se avviare o meno un “super-tier” da 50 euro al mese (“ma anche 100!” le disse Teresa successivamente), un’idea che per quanto la stuzzicasse avrebbe sancito inevitabilmente una virata pseudo-erotica della propria attività.

Non che le dispiacesse giocare e mostrare il proprio corpo, anzi. Era da una vita che più o meno volontariamente utilizzava l’ascendente che aveva sul genere maschile (e in certi casi femminile) per facilitarsi nella quotidianità (un caffè pagato, un favore fatto, etc). Aveva però sempre cercato di limitarsi, per evitare di essere conosciuta solo come “quella bellina con le tettone”.

Voleva che di lei si apprezzasse il carattere e l’intelligenza che aveva, prima di tutto.

Si convinse però perlomeno a tentare quella strada, anche perchè, come le fece notare Teresa, l’importante eraarrivare almeno ad avere in mano le foto, e poi giudicare. Sarebbe sempre stata in tempo fino all’ultimo a bloccare tutto e non pubblicare niente.

Questo pensiero la fece sentire più tranquilla. Iniziò subito i preparativi per la creazione del vestito.

A metà dicembre, il costume era finalmente pronto. Nero, in una specie di eco-pelle, con guantie scarpe annessi. Anche il trucco era stato deciso per renderla più vicina al personaggio del fumetto. I capelli neri erano molto simili, per fortuna, al materiale originale.

Approfittò di un pomeriggio in cui si trovava sola in casa per indossare finalmente il costume terminato, e darsi così un’occhiata a figura intera, davanti allo specchio di camera sua.

Il suo primo pensiero fu abbastanza indicativo di come si sentiva.

“Madonna, che costume da…troia” disse tra sè e sè, senza troppi giri di parole, posando lo sguardo sui floridi seni coperti malamente dal tessuto e sui fianchi nudi. Si voltò e vide che il culo era praticamente del tutto in vista, col tessuto che girava sotto l’inguine in un lembo stretto. Mettendosi di lato, il sideboob era generoso.

Si mosse, fingendo di assumere le possibili pose per le foto e, peggio di quanto avesse presagito, con quel tipo di costume non c’era sostegno a sufficienza per il seno. Se il movimento che faceva era troppo forte, o improvviso, rischiava di farlo uscire dalla copertura.

“Direi che non posso usarlo per andare in giro ad un evento…” si disse, mentre rimetteva a posto il tessuto sopra i capezzoli. Ipotizzò la scena di lei che camminava tra la gente in una delle fiere a cui partecipava di solito.

Immaginò gli sguardi addosso di ogni uomo, e donna, mentre lei camminava tronfia tra di loro senza degnare nessuno di uno sguardo.

In quel misto di imbarazzo e pudore fece capolino una calda e avvolgente sensazione, che la ragazza aveva conosciuto di sfuggita in passato. Fantasticare di trovarsi così poco coperta in mezzo alla gente, anche se non avrebbe mai avuto il coraggio di farlo…era da sola in casa, e potè indugiare su quella marea emotiva che si alzava piano, senza temere giudizi.

Serena aveva tendenzialmente un comportamento e un viso innocenti, vero, ma questo non voleva dire che, come ogni ragazza ventenne, non fosse attraversata da moti di desiderio che la facevano scaldare. Immaginarsi in quella situazione, con sua sorpresa, lo fece.

Si sedette.

Divaricò le gambe, cercando di capire quanto fosse coperta alla vista la sua amica lì sotto, con solo quel tessuto a difenderla.

Si osservò in mezzo alle cosce e sentì le orecchie fischiare. Per quanto il costume coprisse bene il suo sesso, era possibilesenza troppo sforzo notare le forme premere contro il cavallo. Le labbra esterne risaltavano, così come una traccia della fenditura centrale.

Mamma mia…avrei dovuto scegliere un materiale più spesso, pensò tardivamente la ragazza.

Con un movimento inconscio, portò la mano tra le cosce, e prese ad accarezzarsi.

Si strofinò dapprima sopra il costume il monte di Venere, e poi con dolcezza il clitoride. Poi scese a sentire le labbra, attraverso la stoffa del costume.

Chiuse gli occhi mentre si accarezzava, immaginando lo sguardo della gente mentre passava tra di loro vestita così. Con l’altra mano raggiunse un seno, e lo accolse nel palmo.

“Mmmmm” un brivido la scosse.

Che le prendeva? Toccarsi così, d’improvviso, solo perchè aveva su un vestito particolarmente succinto?

Riaprì gli occhi, non era il momento di lasciarsi andare. Doveva assolutamente mettersi a ricopiare bene gli appunti delle ultime lezioni. Si rialzò, e si rivide da capo a piedi allo specchio.

“Che costume da zoccola”, disse ancora, avviandosi verso il letto per rivestirsi.

Mentre cercava il modo più comodo per togliere quell’imbarazzante cosplay, Serena sentì un rumore in lontananza. Era la porta di casa che sbatteva. Dato che era troppo presto perchè i suoi genitori fossero già tornati da lavoro, non poteva che essere suo fratello, di rientro dal liceo. Frequentava l’ultimo anno in un istituto della sua città. Da sempre timido, non era però da considerarsi introverso. Una volta entrato in sintonia con qualcuno, si trasformava diventando un ragazzo affabile, e piacevole, quasi esuberante.

Doveva aver finito prima quel giorno? Non si ricordava se avesse avvisato di orari strani la sera prima a cena.

“Ciaoooo” disse entrando in casa, cercando di capire se ci fosse qualcuno.

“Ciaoooo” rispose di contro la sorella, alzando il tono della voce per superare la barriera della porta di camera sua.

Maurizio le era tornato molto utile per l’attività da cosplayer. Spesso e volentieri, contando sul fatto che poteva pagarlo di meno rispetto al “fotografo ufficiale” che aveva provato ad usare per i photoshoot iniziali, Maurizio veniva assoldato da lei per gli scatti fotografici. Aveva anche una fotocamera molto buona che poteva usare per l’occorrenza.

Quella del fotografo professionista era diventata una spesa a cui lei col tempo cercò di rinunciare, per massimizzare le entrate, limitandosi a dare qualcosina al fratello per il disturbo.

Il ragazzo aveva un debole interesse per la fotografia, ma non aveva mai trovato occasione per dedicarcisi davvero. Per questo motivo non andava oltre al montare la macchinetta su un treppiede e scattare foto noiosissime alla sorella quando lei glielo chiedeva. Non era neanche in grado di usare programmi di grafica, tanto che, almeno per la post-produzione delle foto (pulizia, regolazione dei contrasti, photoshoppate digitali per sistemare piccoli difetti, etc) Serena si affidava ad un suo collega cosplayer.

Fabrizio (questo il suo nome) aveva dimestichezza con diversi programmi di imaging e fotoritocco, una capacità importante per rendere il più professionali possibile gli scatti fotografici, e togliere quella parvenza di lavoretto sciatto con costumini dei cartoni animati.

Quando Serena parlò a Fabrizio del nuovo cosplay, lui ne fu entusiasta (e non con secondi fini, Fabrizio era più o meno dichiaratamente gay), e rilanciò proponendo un cosplay di coppia, proprio per rendere ancora più interessante il lavoro.

“Il tuo personaggio da solo è abbastanza sensuale per richiamare nuovi donatori mensili, però se dovessero vederla assieme ad uno dei suoi compari, allora le possibilità aumenterebbero parecchio” le disse.

Serena accettò, prendendo così due piccioni con una fava.

Nel post che fece sul suo Patreon preannunciando l’imminente cosplay, furono in tanti (se non proprio la maggioranza) a fantasticare sugli scatti in coppia. Nonostante Serena cercasse di limitare i fan più arditi, si trovò costretta a cancellare diversi commenti troppo spinti, che la immaginavano comportarsi in maniera esageratamente osè con l’altro personaggio. Come aveva previsto Teresa, quel cosplay stava generando già un vortice di interesse e hype ben superiore alla media.

Serena doveva quindi essere brava a capitalizzare su quell’attesa. Si trovò anche un po’ in difficoltà. A quel punto sarebbe stato difficile rimangiarsi la parola e non pubblicare niente.

Fu contenta, però. Forse, incrociando le dita, sarebbe davvero riuscita a pagarsi quell’anno di università.

Anche per quel lavoro, la ragazza avrebbe avuto bisogno del fratello come fotografo.

Aveva già accennato a Maurizio, qualche settimana prima, che avrebbero dovuto scattare tutto per forza entro Natale, ed erano rimasti d’accordo per uno dei giorni seguenti, quando Maurizio sarebbe dovuto rimanere a casa da scuola per una visita medica di prima mattina. Non gli aveva ancora né descritto né mostrato il costume, ma aveva accennato al fatto che sarebbe stato un po’ meno casto rispetto agli altri.

Ad ogni modo, non si poneva un problema di pudore o vergogna nel posare così davanti a lui, e men che meno con Fabrizio presente. Serena aveva già deciso da quando aveva visto i disegni mandati da Teresa, e a maggior ragione in seguito a quella prova casalinga, che avrebbe posato in maniera “sicura”, approfittando dell’arte digitale del fotoritocco. Avrebbe tenuto l’intimo sotto quel costume, la biancheria meno coprente che aveva ma pur sempre biancheria. Dato che alla location del photoshoot lei avrebbe dovuto inevitabilmente muoversi parecchio per cambiare posa, non poteva rischiare ogni due per tre che il seno le uscisse dal costume, ne tantomeno che il giro-inguine così stretto le lasciasse tanto in mostra il sesso.

In questo la presenza di Fabrizio era fondamentale. Con la sua conoscenza, avrebbe rimosso in post-produzione l’intimo, facendo intendere che Serena avesse posato perfettamente fedele al cosplay. Era quello un modus-operandi piuttosto in voga nel settore, con lo scopo di non far sentire a disagio la modella (o il modello). Fabrizio le diede l’ok, specificando che non le avrebbe fatto pagare niente come extra, anche se si trattava di un lavoro che richiedeva parecchia attenzione, e tempo.

Serena si sentiva così esposta e in imbarazzo con quel costume che evitò di chiamare il fratello per avere un parere su come stesse. Ne avrebbe avuto davvero bisogno per avere un minimo di feedback (non lo aveva ancora mostrato a nessuno), ma probabilmente gli sarebbe venuto un colpo, poverino. Era cosciente di avere un ascendente pure su di lui, come alcuni episodi del passato le avevano lasciato intendere.

Serena ricordava ancora, per esempio, come le ronzava attorno il fratello quando, forse un paio di estati prima, a causa della calura la ragazza prese a girare per casa con una maglietta bianca leggera, senza reggipetto. Non era una maglia scollata, forse giusto un poco. Non si vedeva nulla concretamente, a parte il punto in cui premevano le sommità delle tette e un chiaro, e delizioso, sballonzolare dei seni quando la ragazza si muoveva. Maurizio ne fu ammaliato però, e in quei giorni, non perdette occasione per andare in camera sua, o per raggiungerla in giardino, con scuse ben poco credibili. La situazione divenne piuttosto lampante, tanto che dovette intervenire sua madre. In maniera diretta, le fece capire che non era il caso di vestirsi così, quando suo fratello era in casa. Serena, sbuffando, le diede ragione ammettendo di aver capito.

Per questo motivo, e anche considerando che comunque non si sarebbe trovata così esposta il giorno dello shooting (date le contromisure di sicurezza che aveva deciso di adottare) evitò di solleticare le fantasie del fratello.

Se non che, lo sentì bussare alla sua porta.

“Sere, sei li?” lo senti chiedere dall’altro lato.

La ragazza, sovrappensiero, sobbalzò.

“Gesù, che paura…si, che vuoi?” gli rispose, mentre cercava i vestiti che indossava prima di provare il costume, ma dove li aveva appoggiati?

“Ma è tua la roba sul divano? Sai che la mamma si incazza quando lasciamo le cose in giro…”

Ecco dov’erano. Ovviamente non poteva che essere roba sua.

Si era dimenticata che, per praticità, e sentendosi del tutto padrona della casa vuota per almeno un paio d’ore, aveva preferito ultimare i preparativi del vestito in salotto, dove aveva potuto sfruttare il grande tavolo centrale. Aveva approfittato della solitudine per denudarsi e indossare il costume.

Questo voleva dire che aveva lasciato tutto di là.

“Che stupida…ma che ci fa a casa a quest’ora?” pensò con un moto di stizza. Suo fratello aveva visto quindi non solo la camicia e i jeans che stava indossando, ma anche mutande e reggiseno appoggiati probabilmente li vicino.

“Ah, ehm…si si, scusa, ho lasciato un po’ di robe in giro ma ora vengo a sistemare” gli disse.

Istintivamente, anche se lui non poteva vederla, Serena aveva portato le braccia sul petto per coprirsi.

“Se vuoi te li porto io eh”

La ragazza aveva capito dove voleva andare a parare. Evidentemente, Maurizio, avendo visto i suoi vestiti in giro per casa, dava ora per scontato che lei fosse in camera svestita, e con la scusa di riportarle la roba, se fosse stato fortunato avrebbe potuto magari vederla di sfuggita. Ovviamente lei non lo avrebbe mai permesso, ed era meglio troncare sul nascere quella possibilità, prima che suo fratello partisse in quarta.

“No no grazie, faccio da sola, arrivo subito!” insistette lei.

Ma il ragazzo non mollò la presa.

“Guarda che li ho già qui, aspetta che…” Serena vide la maniglia della sua porta scendere. Maurizio stava per entrare senza il suo permesso!

La ragazza si fiondò a peso morto sulla porta, richiudendola di netto.

“Ahi, ma sei scema! Te li stavo appoggiando per terra…cazzo mi son preso una bella testata…” le disse lui.

“Sei tu scemo! Quante volte devo dirtelo che non puoi entrare senza il mio permesso??”

“Ahi ahi ahi…” il ragazzo si stava massaggiando la fronte, effettivamente aveva preso una bel colpo. “Si ho capito, ma ti stavo facendo un piacere, ma cosa stai facendo, riti satanici li dentro che non posso manco entrare un attimo?”.

Serena non poteva rivelargli il vero motivo di quella sua reticenza, che stava provando il nuovo cosplay ma si vergognava a farsi vedere, altrimenti avrebbe fomentato ancora di più la sua curiosità. Andò a braccio, giustificandosi con la prima balla che le era venuta in mente. Ad ogni modo quella era camera sua e poteva farci quello che voleva.

“Quello che faccio qui non ti riguarda, è uno spazio privato, e comunque sono appena uscita dalla doccia ok?”

Silenzio dall’altra parte.

Sorprendentemente, però, funzionò. Maurizio era in realtà molto timido, e bastava un niente per riportarlo a cuccia.

“Ah…ehm ok ok, scusa”

Serena aggiunse altri dettagli, per dare il colpo finale.

“E…e…mi sono messa la crema e devo aspettare che asciughi prima di rivestirmi ok? Quindi lascia tutto lì, esco tra poco”, terminò l’arringa.

Maurizio, a quel punto, alzò bandiera bianca.

“Ooook… allora te li lascio qui davanti alla porta” e Serena sentì i passi del fratello allontanarsi. “Fiuuuu” pensò, “c’è mancato poco…”

Con calma, a quel punto, la ragazza riuscì a risistemarsi e quindi ad aprire la porta per recuperare la roba che aveva lasciato in giro per casa.

Non avrebbe mai permesso che lui la vedesse così.

-> continua sul blog di Carol

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