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Sissy e Lorena – VI – Tardi in ufficio

Era un periodo molto stressante al lavoro, avevamo acquisito un cliente degli Stati Uniti e l’avvio di un nuovo progetto è sempre una fase delicata; in qualità di Team Leader uno dei miei compiti era quello di condurre le riunioni con il cliente e, a causa della differenza del fuso orario, potevamo organizzare i meeting soltanto in serata. Di conseguenza il tempo trascorso in ufficio aumentava sempre più, mentre quello che passavo con Lorena si riduceva all’osso, con il risultato che l’insoddisfazione ed il malcontento crescevano in entrambi. 

“Ma fai tardi anche stasera!”

“Purtroppo si, la riunione si può fare solo a quest’ora”

“Mi stai trascurando, ti dovrai far perdonare…”

Era questo il leitmotiv delle nostre conversazioni più recenti, in cui puntualmente finivo con il prometterle che mi sarei fatto perdonare; purtroppo i giorni passavano ed io non riuscivo a ritagliarmi un po’ di tempo da dedicarle.

 

Anche stasera non fa eccezione e, in quella che è diventata la routine delle ultime due settimane, alle 21 sono ancora bloccato in ufficio; ho appena concluso una noiosissima quanto inutile riunione, quando lo smartphone inizia a vibrare. È Lorena, le rispondo già immaginando che sarà di nuovo triste per la mia ennesima serata in ufficio. 

“Ciao amore”, la saluto con un tono più dolce possibile.

“Ciao … Sei ancora in ufficio?”

“Si, ho appena finito quella riunione di cui ti parlavo ieri. Tu sei uscita con le amiche?”

“No…”, resta in silenzio e poi riprende ” ho fatto tardi anche io in ambulatorio, ho avuto giusto il tempo di mangiare un panino al volo. Ti va se passo a trovarti in ufficio?”

“Si, sarebbe stupendo”, le rispondo pieno di gioia. “Devo soltanto sistemare le ultime cose e poi stacco. Quando arrivi davanti al palazzo chiamami che vengo ad aprirti”

Dopo cinque minuti Lorena mi richiama e penso che non è possibile che sia già arrivata perchè il suo ambulatorio è abbastanza distante dal mio ufficio; mi passa per la testa il pensiero che abbia avuto un contrattempo e che non venga più, così rispondo un po’ deluso alla chiamata.

“Ciao, ci sono problemi?”

“No, perché? Sono davanti al tuo ufficio, mi vieni a prendere?”

“Si, scendo subito” chiudo la telefonata contento di essermi sbagliato.

Arrivo al portone e lei è lì che mi aspetta, illuminata soltanto dalla fioca luce di un lampione che rischiara l’ingresso del palazzo; la bacio appassionatamente sulle labbra, stringendola a me, e mi fermo a guardarla. Indossa un trench grigio, sotto cui si intravede un maglione porpora, ed un pantalone nero con gli immancabili tacchi a spillo abbinati; i lunghi capelli biondi sono raccolti in una crocchia, mentre un trucco leggero mette in risalto i suoi meravigliosi occhi azzurri ed i suoi lineamenti delicati. E’ un altro particolare, però, a catturare la mia attenzione.

“Ma quello a cosa ti serve?” le chiedo osservando sorpreso il piccolo trolley che si è portata.

“E’ una sorpresa, aspetta e vedrai!”

Le faccio fare un breve giro dell’intera sede, approfittando che è deserta, fino ad arrivare al mio ufficio.

“Lì è dove lavoro”, le dico indicandole la mia scrivania, “mentre gli altri colleghi sono seduti là. Dammi un attimo che finisco di mettere a posto gli ultimi file e sono da te”

“Non ci pensare nemmeno!”, mi risponde, ” Adesso sono qui e voglio tutta la tua attenzione!”

“Ma Lorena ci metto veramente dieci minuti per fare tutto!”

“Non mi interessa, ora si fa come dico io!”, ribatte quasi arrabbiata. “Inizia subito a spogliarti!”

“Lorena ma sei impazzita, siamo in ufficio!”

Sul viso le si disegna un sorriso malizioso, si vede che si diverte a tenermi sulle spine mentre io pendo dalle sue labbra.

“Spogliati immediatamente o me ne vado! Te lo dico chiaramente: se ora esco da quella porta non pensare di rivedermi a breve!”, mi dice sicura di sé.

“Ok hai vinto, fammi solo riporre il notebook”, capitolo alla fine.

 

Sorride soddisfatta, ha riportato la prima vittoria in questa nostra piccola “guerra”; io mi denudo, preso tra l’eccitazione del proibito e la paura che qualcuno ci possa scoprire. Lei si toglie il trench e lo getta su una delle scrivanie più lontane, quindi pesca dal trolley una boccetta di smalto rosso e la appoggia sulla mia scrivania; si aspetta che le porga subito le mani per dare il via alla trasformazione, ma questa volta sono un po’ esitante, mi prende la paura che qualcuno possa scorgere delle tracce di smalto quando usciremo. Lei intuisce il mio disagio ma non desiste, anzi rafforza la sua richiesta agitando la boccetta davanti ai miei occhi ed accompagnandolo con un “Allora?”.

“Lorena, lasciamo stare”

“Ma che ti prende?” mi chiede sorpresa.

Non riesco a risponderle subito, mi sento avvampare le guance in preda alla vergogna.

“E se qualcuno notasse le tracce di smalto sulle unghie?” le confesso alla fine tenendo lo sguardo basso.

Attimi di silenzio interrotti dalla sua risata genuina; quando alzo gli occhi vedo che Lorena mi sta guardando con aria sconsolata.

“Ma chi vuoi che se ne accorga! Pensi che qua fuori stanno tutti a guardare le tue unghie? Dai dammi queste mani”

Effettivamente realizzo che forse la mia paura è un po’ esagerata, fuori è buio e sarà difficile notare eventuali residui di smalto sulle mie unghie; così mi siedo sulla scrivania e le porgo le mani in attesa che lei cominci con la sua magia. Lorena dipinge con la solita cura le unghie delle mani e poi passa a quelle dei piedi; mentre aspettiamo che lo smalto si asciughi parliamo delle ultime due settimane e del poco tempo che stiamo passando insieme. Lentamente si fa strada in me una nuova consapevolezza, forse ho capito perchè lei mi fa stare così bene, perchè al suo fianco riesco prima o poi a superare le mie paure: è la naturalezza con cui attraversiamo le mie due anime senza che per lei ci sia qualcosa di strano, sono l’amore e la cura che ci mette ogni volta, rendendo importante ogni piccolo gesto.

Lei nota il mio sorriso, mentre io mi perdo in questi pensieri, e lo interpreta come segnale per infilarmi una mano sotto le mie natiche e giocare con il buchetto. Io mi agito ad ogni suo tocco, incurante dello smalto che ancora non si è asciugato.

“Ferma”, mi dice, ” altrimenti si rovina lo smalto…”, ma intanto continua imperterrita con questa erotica tortura.

Quando finalmente posso muovermi, lei mi porge un paio di collant neri da venti den con una riga posteriore che parte dal gluteo fino ad arrivare al tallone.

“E le mutandine?” le chiedo un po’ perplesso.

“Oggi ti voglio senza!”

Mi aiuta ad indossare i collant, la sensazione del nylon a contatto con le parti intime mi trasmette un senso di eccitazione che si diffonde fulmineo come una scarica elettrica fino al cervello; vorrei avere uno specchio per potermi ammirare, guardo le mie nudità velate ed istintivamente allungo la mano sul cazzo per massaggiarlo. Mi arriva uno schiaffo improvviso sulla mano a bloccare ogni velleità di provare piacere attraverso la stimolazione del mio membro.

“Ahiii” le dico mentre mi massaggio il dorso della mano.

“Io sono ancora arrabbiata con te! Mi hai trascurata per troppo tempo, decido io se puoi toccarti o meno!”

Questa sua posizione autoritaria mi eccita ancor di più; lei fruga di nuovo nella valigia e stavolta mi porge una gonna grigia ed una camicetta bianca.

“Per stasera sarai la mia segretaria…”

Nella mia mente si disegna istantaneamente la scena, il ruolo da segretaria ha da sempre solleticato il mio immaginario erotico di crossdresser; non ho mai confessato questa fantasia alla mia partner ed ora che si sta realizzando fatico a contenere la mia eccitazione. Sento il cazzo risvegliarsi prepotentemente sotto la gonna e premere con insistenza sui collant; inizio a bagnarmi in maniera indecente, riversando sulle calze gran parte del frutto della mia eccitazione. Lorena attacca i bottoni della mia camicetta, siamo così vicine che le nostre bocche si sfiorano, ma non mi bacia, conosce quali sono le armi per accendermi e le sa usare benissimo. Mi fa infilare delle scarpe con il tacco a spillo grigie, in coordinato con la gonna che si ferma appena sopra il ginocchio. Appoggio i gomiti sulla scrivania ed ondeggio il bacino davanti ai suoi occhi, sperando di fare breccia nella sua corazza autoritaria; in risposta lei mi dà uno schiaffetto sul culo, fermandosi poi a palparlo focosamente per qualche minuto.

“Vedo che la signora gradisce la mercanzia” le dico cercando di scalfire la sua corazza dominante.

“Non credere che agitare questo bel culetto ti farà perdonare!” mi risponde quando ha finito, riprendendo la sua posizione di comando.

Mi accomodo sulla sedia dietro la mia scrivania, mentre lei completa il make up: un rossetto con una tonalità molto delicata di rosa sulle labbra ed un ombretto viola sugli occhi mi addolciscono i lineamenti del viso, dove il fondotinta invece dà un colorito più bruno alla pelle.

“Così dovrebbe andare”, conclude mentre ripone il trucco.

Mi passa uno specchietto e mi lascia qualche istante in modo che anche io possa vedere gli effetti del trucco sul mio viso.

 

“In piedi, quello è il mio posto!” riprende con piglio autoritario.

“Ma niente parrucca?” le chiedo

“No, stasera voglio averti con i tuoi capelli al naturale”, risponde decisa.

Ho dei folti capelli castani, non molto corti ma nemmeno così lunghi da ricordare un’acconciatura tipicamente femminile; è la prima volta che non indosso una parrucca da quando Sissy è entrata prepotentemente a far parte delle nostre vite, ma inaspettatamente non mi sento a disagio. Vorrei potermi guardare in uno specchio a figura intera, per vedere il risultato della trasformazione e se si avvicina a ciò che ho tante volte immaginato; in mancanza dello specchio cerco di osservarmi attentamente per memorizzare quanti più dettagli possibili. Lorena intuisce il mio desiderio e mi scatta alcune foto con lo smartphone, prima di passarmelo in modo che io possa soddisfare la mia crescente curiosità; attende qualche istante che io guardi tutte le foto, osserva le mie emozioni attraverso le varie espressioni del mio viso prima di chiedermi “C’è qualcosa che non va?”

Non riesco a risponderle subito, ho bisogno di qualche istante per mettere ordine nei miei pensieri prima di poterle dire ciò che mi passa per la testa.

“Stavo pensando che mi piacerebbe poter venire qualche volta a lavoro così, senza sia un problema, senza essere etichettato come strano” le confesso arrossendo.

Per un attimo perde il piglio autoritario e sul suo volto si disegna un dolce sorriso; sembra che voglia dire qualcosa ma poi rinuncia, anche se il suo sguardo di tenerezza è più eloquente di qualsiasi parola.

“Guarda che non abbiamo tutta la sera!”, mi dice ammiccando, “Riponi il trolley nell’angolo e prendimi il fascicolo da quello scaffale”, conclude riprendendo il tono autoritario.

Raccolgo il trolley ed inizio a spostarlo, ma vengo richiamata immediatamente.

“Con grazia bambolina! E muovilo un po’ quel culo che voglio vederti sculettare!”

Ripongo la valigia sul pavimento e la trascino ancheggiando fino al punto che mi ha indicato la mia signora; muovo i fianchi come le ho visto fare tante volte, cercando di essere e di sentirmi sexy, e prendo il fascicolo dallo scaffale più in alto. Ritorno lentamente alla scrivania, fermandomi davanti a lei, mi giro in modo da darle le spalle, apro il fascicolo e mi piego leggermente sulla scrivania; sento la sua mano palparmi pesantemente il culo e poi farsi strada freneticamente sotto la gonna per continuare la sua opera.

Con il dito stuzzica un po’ il buchetto, la sento insistere come se volesse strappare le calze e penetrarmi subito, ma dopo qualche minuto la mano si sposta sul davanti e finalmente si dedica a massaggiarmi il cazzo.

“Ma sei un lago!” esclama a metà tra lo stupore e l’eccitazione.

In risposta mi lascio andare a dei mugolii di piacere, che accompagnano ogni suo movimento della mano.

“Adesso basta, ti ricordo che stasera comando io!” mi dice con tono imperioso.

Mi stringe il pacco, facendomi gemere ancora più forte, e mi costringe a girarmi; si alza lentamente e si sfila i pantaloni prima di riaccomodarsi al posto di comando. Con mia sorpresa non indossa le mutandine, ma soltanto delle autoreggenti nere.

“In ginocchio Sissy”

Le sfilo le calze, baciando ogni centimetro della pelle che libero dal nylon; arrivato al piede mi fermo a mordicchiarle la caviglia per poi risalire fino all’inguine, accompagnato dai suoi gemiti via via più rumorosi. Inizio a succhiarle le grandi labbra e mi accorgo che anche lei è bagnatissima; con la lingua esploro con colpi lenti e decisi ogni zona della sua fica, fino ad arrivare alla clitoride. Alterno colpi più rapidi a morsetti sulle grandi labbra, mentre lei con le mani mi tiene la testa premuta contro il suo sesso in maniera molto energica.

“Brava bambolina, continua così…”

Sul suo volto l’espressione autoritaria si dissolve in favore di una di puro godimento. All’aumentare della velocità dei miei affondi il suo respiro si fa sempre più affannoso; il suo enorme piacere è testimoniato dai gemiti sempre più rumorosi, dalla copiosità dei suoi umori e dalla pressione delle sue cosce intorno alla mia testa, che, come una sorta di morsa amorosa, mi ricorda che stasera lei è il mio capo ed io la sua segretaria sottomessa. L’amplesso arriva improvviso, accompagnato da un profondo grido liberatorio; soltanto allora Lorena rilascia la sua morsa passionale, chiude gli occhi per qualche istante e poi, dopo un profondo sospiro, abbassa la testa per guardarmi.

“Bene bene”, mi dice, “ora puoi alzarti. Vediamo come sei messa”

 

Mi toglie la gonna, quasi strappandomela di dosso; il mio cazzo turgido e pulsante di desiderio ed i collant zuppi dei miei umori rivelano la mia evidente eccitazione. La mia signora infila un dito nei collant, raccogliendo il liquido attorno al glande e poi me lo sventola davanti al naso.

“Sai cosa voglio”, mi dice sicura.

Senza aspettare la mia risposta appoggia il dito sulle mie labbra ed io, in preda al desiderio, lo accolgo ed inizio a succhiare lentamente il frutto della mia eccitazione.

“Brava così…”

Lei lascia che succhi via tutto il liquido dal suo dito e poi, con un gesto improvviso, butta per terra tutto ciò che è presente sulla scrivania; con una mano sulla schiena mi fa piegare con i gomiti sulla scrivania e con l’altra inizia ad accarezzarmi le natiche. Non appena mi rilasso mi arriva uno schiaffone sul culo.

“E così preferivi il lavoro a me…”

“Ma no Lorena che dici…”

“Zitta! Non ho ancora finito con te!”

Le sue parole sono accompagnate da un altro ceffone, e poi un altro ed un altro ancora, mentre io non provo dolore, ma sono tremendamente eccitato dalla situazione; l’inversione dei ruoli, quella sottile dominazione e il look da segretaria sono la miscela perfetta per alzare a dismisura il tasso erotico della serata.

Mi abbassa i collant, in modo da lasciare scoperto soltanto il mio culetto arrossato, e continua ad infierire. Quando è soddisfatta della punizione, si allontana per un momento; immagino già cosa sta preparando per me e la sofferenza maggiore è data dal non potermi toccare il cazzo che è talmente duro da fare male. Finalmente sento la sensazione gelida del lubrificante sull’ano ed il dito che si fa strada all’interno per prepararmi al meglio; lei punta lo strap on dritto sul buchetto e con un colpo di reni lo infila tutto in un colpo solo. I suoi primi affondi sono lenti e mi danno la possibilità di riprendermi dal primo colpo che mi ha mozzato il fiato; la mia signora aumenta immediatamente il ritmo ed io tengo alla scrivania che sotto di noi traballa al ritmo della cavalcata.

“Allora hai capito la lezione?”

“Si Lorena sono stata molto cattiva” le dico non ancora sazia delle sue attenzioni.

In risposta lei mi mette una mano sulla spalla per darsi ancora più slancio mentre aumenta il ritmo della penetrazione di per sé già indemoniato.

“Siiiiiii, ti prego fammi toccare” le grido in preda alla lussuria più sfrenata.

“Non è ancora il momento. Fidati di me”, mi sussurra all’orecchio, fermandosi per un istante prima di riprendere a montarmi selvaggiamente.

Estrae lo strap on e mi strappa via tutto quello che ho addosso: camicetta, tacchi a spillo e collant volano sul pavimento mentre lei mi fa stendere con la schiena sulla scrivania. Alzo le gambe in aria e le mantengo con le mani in modo che il mio culo sia completamente alla sua mercé. Fremo nell’attesa che lei mi faccia di nuovo sua; Lorena lo capisce e si diverte a torturarmi puntando la punta dello strap on sul mio buchetto voglioso con un leggera pressione, senza mai entrare facendo crescere ancor di più il mio desiderio.

Quando finalmente rompe gli indugi e ricomincia a scoparmi perdo ogni freno inibitorio, dimentico di essere in ufficio ed inizio ad urlare come un’ossessa, mentre lei sembra quasi volermi aprire in due ad ogni colpo; bastano pochi tocchi della sua mano sul mio membro a farmi eruttare tutto il mio piacere in un orgasmo inimmaginabile. Il frutto del mio amplesso è completamente sparso sul mio corpo e lei ne raccoglie un po’ per portarlo alla mia bocca; sfinita ed ancora in preda a sussulti di piacere, succhio di nuovo il suo dito mentre lei approva soddisfatta la sua segretaria sottomessa.

 

“Ti amo” mi dice dopo avermi stampato un lungo bacio appassionato sulle labbra.

“Se questa è la punizione allora mi conviene rimanere fino a tardi in ufficio più spesso” le dico sorridente.

“La prossima volta non sarò così buona” ribatte facendo finta di arrabbiarsi e dandomi uno schiaffetto sul braccio.

“Adesso però è meglio che togliamo questo trucco”, conclude.

Mi aiuta ad eliminare le tracce del make up dal mio viso e quindi approfitto del bagno dell’ufficio per ripulirmi; dopo essermi lavato, cerco i miei slip ma lei mi ferma.

“Niente slip, torni a casa con questi”, mi dice porgendomi i collant.

Mi infilo i collant e le porgo le mani, in attesa che lei rimuova lo smalto dalle unghie; lei, però, ne approfitta per rivestirsi, ignorando completamente la mia muta richiesta.

“Non mi togli lo smalto dalle unghie?”, le chiedo infine perplesso.

“No, rivestiti e vieni a casa con me”

Provo a ribattere ma la sua espressione mi fa capire che ogni mia protesta sarebbe inutile; ci ricomponiamo, rimettiamo tutto nel trolley e lasciamo l’ufficio. Per strada sto molto attento a tenere le mani ben piantate in tasca, in modo da nascondere il mio “peccato”, ma lei tira fuori una delle mie mani e la stringe forte tra le sue.

“Fidati di me”, mi dice guardandomi dritto negli occhi.

La sua espressione carica di dolcezza e la sua vicinanza mi fanno dimenticare tutti i timori di questa pazza serata, mi sento la mente sgombra ed il cuore leggero e così camminiamo mano nella mano fino ad arrivare a casa sua.

1 commento

  1. La segretaria, il sogno di molte di noi. Poter andare in ufficio vestite così è un vero sogno, anzi quasi un’incubo visto che poi non si avvera mai o … no? Beh qualche volta, quando inizio presto al mattino riesco ad arrivare al lavoro vestita da segretaria, entro in reparto, poi negli uffici e mi accomodo alla scrivania, poi accavallo le gambe ed il sogno si avvera. Certo è breve perché il tempo è poco ma … che gioia provarlo.

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