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Sissy e Lorena – VII – Prove di convivenza

“Che ne diresti di venire a vivere qui?” mi chiede Lorena mentre guardiamo un film abbracciati sul divano di casa sua.

“Sarebbe stupendo!” le rispondo senza la minima esitazione.

La storia tra me e Lorena procedeva a gonfie vele e la convivenza era lo sbocco naturale della nostra relazione; decidemmo di iniziare con una settimana di prova, non perchè non credessimo entrambi che fosse un’ottima idea, ma volevamo concederci la possibilità di un periodo di ambientamento prima di portare tutta la mia roba a casa sua. Trasferirsi da lei fu la scelta più logica, dato che io ero in affitto; inizialmente la coabitazione non fu semplice, dovevamo entrare l’uno nei ritmi e nelle abitudini dell’altra, ma dopo qualche sporadico litigio riuscimmo ad ingranare.

Dopo quella settimana impacchettai tutte le mie cose e lasciai il vecchio appartamento; in un paio di giorni completammo il trasloco, prendendoci, poi, un altro po’ di tempo per sistemarci. In camera da letto lei aveva due armadi molto capienti e ne liberò uno per i miei vestiti; riservammo due cassetti agli indumenti di Sissy ed in uno di questi Lorena mi fece trovare a sorpresa della lingerie che aveva comprato per me.

Entrambi lavoravamo molto ed in alcuni giorni capitava che ci vedessimo soltanto a colazione ed a cena; anche il semplice condividere questi momenti della giornata contribuiva a rafforzare la nostra unione e, dopo un periodo di assestamento, Sissy tornò ad essere parte integrante del nostro rapporto. Ci organizzammo per dividerci le faccende di casa, così da terminarle più velocemente ed avere più tempo per noi.

 

Oggi è uno dei giorni dedicati alle pulizie; io ho già finito la mia parte e così ne approfitto per rilassarmi un po’ sul divano.

“Aaaahhh la odio questa cosa!” sento Lorena inveire in cucina.

Faccio capolino dalla porta per capire cosa stia succedendo e vedo che lei è alle prese con l’aspirapolvere; è un modello molto vecchio che spesso le dà problemi e non ne vuole sapere di funzionare.

“Che succede?” le chiedo già intuendo la risposta.

“Succede che l’aspirapolvere si è inceppata per l’ennesima volta!”

Si alza sconsolata, gettando il tubo dell’aspirapolvere sul pavimento in segno di resa.

“Perchè non usi quella che ho portato?”

“Ma non mi trovo! Sono abituata con questo tipo qui”

“Dai che ti faccio vedere…”

Recupero la mia aspirapolvere dal ripostiglio e la porto in cucina; qualche istante per montarla e poi inizio ad aspirare.

“Vedi, è più leggera della tua e senza fili, così fai prima e ci vuole anche meno fatica”, le dico mentre le mostro come funziona l’apparecchio

“Mmm vedo che sei pratico!”

“Eh si, quando vivi da solo devi imparare a fare tutto in casa: cucinare, le pulizie…”

“Insomma una vera casalinga”, mi punzecchia prendendomi in giro.

“Ah ah come sei spiritosa”

“Guarda che se continui così, la prossima volta le pulizie le fai vestito da cameriera!”, mi minaccia scherzosamente

“Si, come no! E magari poi pulisco pure tutta la casa”

“Non mi sfidare, sai di cosa sono capace!”

Lascio che il discorso cada nel vuoto e le do una mano a finire le pulizie; trascorriamo il week end come da programma, dividendoci tra relax ed uscite con amici. La settimana successiva scorre via frenetica, con il lavoro che occupa gran parte delle nostre giornate; così ci riduciamo di nuovo al sabato mattina per fare le faccende domestiche. Le preparo il caffè e ci sediamo insieme a fare colazione; voglio dividere in fretta con lei i compiti, in modo da avere poi più tempo da dedicare a noi.

“Allora come ci vogliamo dividere le faccende? Tu passi l’aspirapolvere ed io lavo i pavimenti?”, la incalzo.

“Non così in fretta!” mi frena. “La settimana scorsa hai detto che avresti pulito tu tutta la casa!”

“Lorena ma stavo scherzando!”

“Mmm io ti avevo preso sul serio”, ribatte alzandosi da tavola.

Sparisce per qualche minuto in camera da letto e ritorna sogghignando; in mano ha una gruccia su cui è appeso un completo da cameriera. Devo ammetterlo, anche stavolta mi ha lasciato decisamente spiazzato.

“Dai che lo desideri anche tu…”, mi stuzzica, “e poi se sei brava ci sarà anche un premio…” aggiunge come ulteriore incentivo mentre mi sventola il vestito davanti agli occhi.

Sono un po’ combattuto, da un lato non ho molta voglia di fare le pulizie da solo, ma d’altro canto quel completo ed il ruolo sottomesso, che nel mio immaginario erotico quell’abbigliamento rappresenta, mi intrigano non poco, così alla fine capitolo ed accetto.

“Anche la crestina?” le chiedo osservando meglio il completo.

“Si, la trovo così eccitante!”

 

Mi prende per mano e mi guida in camera da letto, si diverte a spogliarmi lentamente ed a gettare sul pavimento tutti i miei indumenti prima di mostrarmi l’intimo che ha scelto per me: delle mutandine di pizzo rosa con un fiocco sul davanti abbinate ad un reggiseno del medesimo colore. Mi osserva mordicchiandosi il labbro mentre indosso le culottes.

“Non hai idea di come mi eccitano queste mutandine, al limite dell’osceno!”, mi dice accarezzando con una mano il pacco.

Scivola felina alle mie spalle e mi aiuta ad indossare il reggiseno; lo allaccia e poi con il dito percorre tutta la schiena fino ad arrivare alle natiche, provocandomi un brivido lungo tutta la colonna vertebrale. Mi spinge sul letto e mi mostra il colore dello smalto che ha scelto per le unghie di mani e piedi: un rosa molto delicato, simile a quello dell’intimo; mentre aspettiamo che lo smalto si asciughi butto delle fugaci occhiate al completo da cameriera che mi attende sulla gruccia.

“Mmm vedo che fremi per provarlo…” mi dice captando i miei sguardi.

“Si mi hai beccato” le confesso.

“Ed io non vedo l’ora di vedertelo addosso”

Quando lo smalto si è asciugato mi porge un paio di autoreggenti nere con la balza decorata; mi lascia qualche istante per ammirarmi allo specchio, conoscendo la mia passione per le calze, e poi finalmente mi concede la possibilità di indossare l’oggetto delle mie attenzioni. Il completo da cameriera è nero, non molto scollato, con un grembiulino bianco e con una gonna che termina ben sopra il ginocchio con dei ricami del medesimo colore; completa la mise con delle scarpette nere con un piccolo tacco.

Mi fa accomodare davanti allo specchio, per un veloce make up: mi dipinge le labbra con un rossetto rosa che richiama lo smalto, usa un ombretto viola appena sfumato per incorniciarmi gli occhi ed un po’ di fondotinta per dare un colorito rosso alle guance. Sceglie, infine, una parrucca a caschetto con i capelli corvini, prima di sistemarmi la crestina sul capo.

“Ora sei perfetta… “, mi dice guardando il risultato della trasformazione, “ah un’ultima cosa, vorrei che oggi mi chiamassi signora…”, aggiunge imbarazzata.

Adoro vederla arrossire, imbarazzarsi come se fosse la prima volta, mi sembra come se la sua parte candida volesse emergere sempre, in qualsiasi situazione; acconsento senza remore, per lei farei di tutto e poi questa situazione di leggera sottomissione mi intriga non poco.

“Si signora”, le rispondo calandomi subito nella parte, ” ai suoi servizi. Cosa vuole che faccia oggi?”

“Sissy per prima cosa raccogli tutti i vestiti sul pavimento”, mi ordina indicandomi i miei abiti maschili, ” e poi ci sarebbe da rifare i letti, passare l’aspirapolvere in tutta la casa e lavare i pavimenti”

“Subito signora”

Mentre raccolgo i vestiti mi fermo davanti allo specchio; mi giro e mi rigiro, poi alzo anche la gonna per vedere l’effetto delle mutandine e delle autoreggenti. La mia signora mi lascia un po’ di tempo per soddisfare la mia vanità prima di richiamarmi all’ordine.

“Sissy il letto non si rifarà da solo!”

“Si, mia signora”

“E mi raccomando voglio che le lenzuola e le coperte siano belle stese” rincara la dose.

 

Dopo aver rifatto il letto, passo l’aspirapolvere in tutte le stanze della casa; lei mi controlla nella prima camera e poi si accomoda sul divano nel salone, aspettando che io arrivi in quella stanza. Lorena è intenta a leggere una rivista, fingendo di ignorarmi, ma non mi sfuggono i suoi sguardi da sopra le pagine, a capire dove sono; quando passo davanti a lei con l’aspirapolvere, ne approfitta per infilare un piede sotto la mia gonna.

“Ma Lorena…”,

“Non ho capito bene…”

“Mi scusi signora…”

Lei continua imperterrita con il piede tra le mie gambe, strofinandolo sulla punta del mio membro; quando capisce di avere il controllo, sostituisce al piede la mano stringendomi il cazzo bagnato tra le mani e massaggiandolo da sopra le mutandine. 

“Sono sicura che non ti dispiace se continuo…”

Porto a termine con difficoltà il mio compito, resistendo a fatica a questa erotica tortura; dopo poco, però, interrompe le sue attenzioni alle mie grazie e così riesco anche a completare il resto delle faccende.

“Brava brava bambolina, vedo che hai finito tutto. Vieni con me che voglio controllare…”

Facciamo il giro della casa per l’ispezione, lei controlla con attenzione cercando un’occasione per punirmi mentre io la seguo in silenzio; Lorena trova quel che cercava in salone, dove si ferma davanti ad uno scaffale della libreria e vi passa il dito prima di mostrarmelo.

“Qui c’è ancora polvere!” mi rimprovera con tono autoritario.

“Scusi signora, rimedio subito”

Prendo uno strofinaccio per porre rimedio alla mia mancanza; mentre pulisco il ripiano sento che le mie mutandine scivolano verso il basso, fino a cadere sul pavimento, e la sua lingua si fa strada tra le mie natiche. La sento frugare vogliosa nel mio buchetto, alternando i suoi affondi con dei morsetti sul culo; pressato contro la libreria, sporgo sempre più il bacino verso di lei eccitato all’inverosimile da quella situazione, con una mano mi tengo al mobile e con l’altra inizio a masturbarmi.

“Sissy porcellina, te l’avevo detto che avresti avuto un premio…”

Mi mette una mano sul cazzo, bloccando il mio tentativo di autoerotismo.

“Lascialo stare, abbiamo appena cominciato…”, aggiunge

Tenendomi per il membro, diventato duro come il marmo, mi trascina fino al divano, dove mi fa inginocchiare tenendomi il mento con la mano.

“Aspettami qui in ginocchio, da brava porcellina…”

Quando ritorna indossa soltanto un perizoma di pizzo rosso con un baby doll del medesimo colore, in un tripudio di erotismo; tra le mani stringe trionfante lo strap on, similmente ad uno scettro.

“Questo te lo dovrai meritare”, mi dice sbattendomi l’asta dell’attrezzo sulla faccia

Si siede sul divano e mi porge il piede, in attesa che io le dimostri la mia sottomissione; lo bacio lentamente, dedicandomi con particolare passione alle dita ed alla caviglia. Lorena infila la mano nel perizoma, toccandosi la clitoride, mentre io risalgo lentamente, baciando ogni centimetro delle sue gambe sinuose e provocanti. Quando arrivo nei pressi della sua fica, la mia signora mi spinge con una mano la testa verso il basso, mentre con l’altra continua a masturbarsi.

“Non ancora…”

Ridiscendo verso i piedi, alternando dei piccoli morsetti ai baci, con suo evidente piacere; indugio molto sui piedi e quando risalgo stavolta non blocca il mio tentativo ma mi preme la testa contro le sue mutandine, già bagnatissime dai suoi umori. Lentamente gliele sfilo con i denti e mordicchio le grandi labbra; la sento gemere sommessamente e poco dopo si ferma e si alza imperiosa mentre io aspetto in ginocchio ai suoi piedi, accettando definitivamente il mio ruolo di servetta sottomessa.

Lentamente i miei vestiti volano sul pavimento: nell’ordine il completo da cameriera ed il reggiseno mi vengono quasi strappati di dosso, facendo crescere se possibile ancor di più la mia eccitazione. Sicura della sua posizione di comando, la mia signora si stende sul divano e con il dito mi fa segno di avvicinarmi; mi afferra per il mento e mi dirige verso la sua fica, mentre il mio cazzo turgido e bagnato sbatte sulla sua faccia. Le nostre bocche, come due belve fameliche, sono intente a dar piacere ai nostri sessi; la sento tenermi l’asta e mordicchiarmi i testicoli, risalire lentamente con la lingua fino ad arrivare al glande e succhiarlo avidamente, mentre io con la lingua affondo con colpi rapidi e decisi sulla clitoride, fermandomi di tanto in tanto per dedicarmi alle grandi labbra. 

Aumentiamo sempre più il ritmo, come due ingranaggi dello stesso meccanismo, alimentati dall’intensità dei nostri gemiti. Sembra quasi una gara, dove il traguardo è portare all’amplesso il partner; il primo a tagliarlo sono io, quando lei smette di dedicarsi al mio cazzo per gridare tutto il suo piacere. Pochi istanti e lei sotto di me riprende quello che aveva interrotto; cerco di resistere ma ogni tocco della sua lingua mi fa vibrare intensamente e così, poco dopo anche io raggiungo il culmine, eruttando il frutto del piacere sulla faccia di Lorena e sul baby doll.

Ci accasciamo entrambi sul divano a riprendere fiato; lei assaggia un po’ del liquido sul suo viso e poi porta il resto alla mia bocca. Restiamo abbracciati sul divano con gli occhi chiusi per qualche minuto; immerso nel rilassamento post amplesso, la sento giocare con il dito sul mio petto e disegnare forme astratte, fino a quando non inizia a mordicchiarmi l’orecchio. 

 

“Guarda che non abbiamo ancora finito…”

Con la mente ancora all’orgasmo appena raggiunto, ci metto qualche attimo per realizzare quello a cui si riferisce; lo strap on è ancora sul divano, lì ai nostri piedi.

“Oddio” le dico quando vedo il sex toy tra le sue mani

“Te l’avevo detto che la trovo molto eccitante…”, ribatte ammiccando.

Realizzo solo in quel momento che ho ancora le autoreggenti e la parrucca con la crestina; nello schermo spento della tv riesco a vedere l’immagine riflessa dei nostri corpi che ancora trasudano sesso.

“Sono ancora la tua signora”, mi dice accarezzando la mia gamba fasciata nell’autoreggente. “Ed ora fammi vedere questo bel culetto”, aggiunge dopo avermi dato un pizzicotto sulla natica.

Non me lo faccio ripetere due volte e mi metto a quattro zampe sul divano, agitando il bacino per invitarla a farmi sua; pochi istanti e sento la sua lingua frugare vogliosa nel mio buchetto. Lei attende i miei primi gemiti per sostituire la punta dello strap on alla lingua; l’ingresso è deciso, lentamente infila tutta l’asta fino a quando il suo ventre non sbatte contro il mio culo.

“E così ti piace essere scopata…, mi sussurra all’orecchio, i suoi seni sodi premono sulla mia schiena.

“Si, ti desidero…”

Ogni suo affondo mi provoca un’ondata di piacere, che dall’ano raggiunge fulminea il cervello; sono bagnatissima, sto godendo intensamente anche se il mio cazzo non raggiunge l’erezione.

“Brava, sei la mia bambolina ubbidiente…” mi dice tirandomi la testa a sé per i capelli.

“Si mia signora…” le rispondo completamente soggiogata.

Lei aumenta sempre di più il ritmo della penetrazione; si tiene alle mie spalle con entrambe le mani per rendere ancora più vigorose le sue spinte. Urlo come un’ossessa ad ogni colpo, mentre lei ogni tanto lascia la presa su una spalla per darmi degli schiaffi sul culo, come a voler incitare la sua puledra a galoppare ancora più veloce.

“Dimmelo che ti piace, dimmelo!” mi urla in tono perentorio.

“Si mia signora, si ti prego scopami. Non ti fermare!” le parole mi escono oramai senza controllo.

Lorena mi scopa senza sosta, mentre io, oramai calato nel ruolo di sottomessa, sperimento un nuovo tipo di piacere: svuotato dall’orgasmo precedente, non sento il bisogno di accompagnare la penetrazione con la masturbazione; il suo piglio autoritario mi fa godere ancora più delle sensazioni della passività e tutto quello che desidero è che lei continui a scoparmi a suo piacimento. Quasi non sono in me quando la mia signora estrae lo strap on e mi gira, buttandomi con la schiena sul divano. La seconda volta entra più ruvida, infilando tutta l’asta dentro con un colpo solo, e ricomincia a scoparmi come un’indemoniata; gambe all’aria, mi tengo con le mani ai braccioli del divano ed arriccio le dita dei piedi. Dopo poco anche il mio membro decide di unirsi alla nostra sfrenata danza lussuriosa, svettando turgido e sbattendo sulla mia pancia ad ogni colpo. Perdo la cognizione del tempo, possono essere passati minuti oppure ore quando raggiungo un nuovo orgasmo, ancora più potente del primo; mi agito come tarantolata in preda agli spasmi dell’amplesso, brividi di piacere corrono lungo tutto il mio corpo mentre il mio cazzo erutta sul mio petto e la mia faccia tutta la sua soddisfazione.

 

Quando infine mi fermo, lei estrae lo strap on e mi lascia qualche attimo per riprendermi.

“Vedo che lavorare per me ti è piaciuto e non poco…” mi dice sorridendo

“Mio dio, se questo è il premio potrei anche pensare di farle sempre io le pulizie” le rispondo scherzando ma non troppo.

Mi toglie parrucca e la crestina e mi bacia appassionatamente sulla bocca, io rispondo al suo bacio e con una mano dietro la schiena la tiro verso di me sul divano.

“E così ti piace comandare…” le dico dandole dei baci sul collo

“Si ogni tanto, soprattutto se poi riesco a farti urlare così. Ti avranno sentito a due km di distanza…” mi risponde ridendo.

Punto sul vivo arrossisco, memore ancora dei due orgasmi appena raggiunti e della loro intensità; se chiudo gli occhi riesco ancora ad assaporare le sensazioni dell’ultimo.

“Lorena, ti amo” le dico tornando serio.

“Si, anche io”

“Lorena non ho detto ti amo tante volte nella mia vita.”, aggiungo. “Sono due parole che non pronuncio spesso, perchè per me hanno un significato importante. Amare qualcuno per me significa mettere il mio cuore nelle sue mani senza paura, significa fidarmi senza remore. Non credo di essermi mai sentito così felice come lo sono con te; sento finalmente che non devo più nascondere niente, che mi capirai sempre. Grazie…”

Nella stanza cala un silenzio carico di emozione e di significati; mi perdo nei suoi occhi, convinto che la scelta di convivere sia quella giusta, dentro di me sento che è lei la mia compagna di vita, la classica metà dell’essere perfetto del mito di Platone.

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