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Sonia e Lily – 05 – Regole di convivenza

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Fu così che io e Sonia, in maniera del tutto inaspettata, cominciammo la nostra prova di convivenza. Quella situazione eccezionale, in cui la quarantena ci avrebbe costretti a lungo ad evitare i contatti con le altre persone, diede una grande spinta per portare il nostro rapporto ad un livello successivo. 

Ma eravamo davvero pronti? Oppure questo passo era stato un azzardo ed avremmo finito con il distruggere una storia che era appena all’inizio? 

Nato da uno scambio di confessioni, alla base del nostro rapporto c’era la voglia di scoprire tutto l’uno dell’altra e di sentirsi liberi di poter parlare all’altro di qualsiasi cosa senza aver paura di essere fraintesi o giudicati male. Così si era creata tra di noi una profonda fiducia, nata dall’incontro di due anime che forse avevano soltanto bisogno di essere ascoltate e capite da qualcuno che avesse una sensibilità affine. 

Da questa fiducia e dalla complicità che quasi subito si era instaurata tra di noi era nata Lily, il mio alter ego femminile, che oramai faceva parte in pianta stabile della nostra coppia; insieme a lei era emerso anche un nuovo lato della personalità di Sonia, il lato eroticamente dominante, che la spingeva ad assumere l’iniziativa ed il controllo, trasformandomi passo dopo passo e portandomi a vivere esperienze per me impensabili prima di conoscerla.

Sapevamo entrambi che almeno inizialmente la convivenza non sarebbe stata semplice, avevamo bisogno di familiarizzare con le abitudini ed i ritmi dell’altro; nei suoi occhi, tuttavia, leggevo la mia stessa determinazione e la medesima volontà nel far sì che le cose filassero per il verso giusto e sicuramente questa era la base giusta per partire bene. 

Dopo l’esperienza positiva del primo giorno, Sonia mi aveva proposto di passare l’intera settimana in abiti femminili ed io avevo accolto l’idea con entusiasmo.

“Ma dovrai rispettare alcune regole”, mi avvertì la mia partner. 

“Ok sentiamo cosa hai in mente…” le dissi cercando di capire cosa le frullava in testa.

“Innanzitutto sarai sempre vestito da donna, a meno che tu non debba uscire di casa o ricevere qualche visita.”

“Ok mi sembra giusto…”

“In quelle rare volte in cui dovrai uscire ritornerai al tuo look maschile, ma non completamente. Vorrei che portassi sempre qualcosa di femminile”. 

Fece una pausa, ma quando provai a rispondere mi fermò subito con un gesto della mano.

“Prima che mi fermi ti voglio dire di stare tranquillo, non sarà qualcosa di visibile, ma puoi mettere anche un paio di mutandine o delle calze”

“Non lo so, mi sembra rischioso…” le risposi un po’ allarmato.

Non pensavo di uscire in abiti femminili ed anche il solo indossare qualcosa di femminile con la possibilità di essere scoperto mi terrorizzava.

“Lasciami finire e poi potrai decidere ok?”

Le fece cenno di sì con la testa.

“Terza regola: come Lily dovrai essere sempre ben vestita e presentabile”

“Che vuoi dire?”

“Intendo dire che non voglio che ti lasci andare solo perchè siamo chiusi in casa! Non ti voglio vedere ciondolare in pigiama e dovrai essere attento a far sparire qualsiasi ombra di peli. Per questa settimana deciderò come ti vestirai e voglio vederti truccata tutti i giorni. Non indosserai pantaloni, soltanto gonne e le tue scarpe avranno sempre un tacco, anche se basso. Niente scarpe da ginnastica!”

“Ma non ti sembra di esagerare?” le chiesi un po’ preoccupato

“Guarda che non ho ancora finito! Dai! E’ meno difficile di quello che pensi e poi è solo per una settimana!”

“Ok, continua…” le risposi laconico.

“Quarto: se vuoi dormire con me devi sempre indossare qualcosa di sexy.  Per cominciare ti presto qualcosa io, ma se accetti faremo un po’ di shopping online. Naturalmente di notte non avrai bisogno della parrucca o del make up.”

Non risposi, tra le regole che mi aveva esposto quest’ultima mi sembrava la più innocua ed al tempo stesso la più eccitante; Sonia interpretò il mio silenzio come il consenso a proseguire.

“Quinta ed ultima regola: voglio che ti sforzi di comportarti in maniera femminile”

“Cioè?”

“Non voglio stravolgimenti, cominceremo da piccole cose: quando ti siedi stai composta come una signorina, farai la pipì da seduta e piccole cose di questo genere che ti farò notare di volta in volta…”

Ero alquanto perplesso, l’idea di passare un’intera settimana in abiti femminili mi piaceva e non poco, ma avevo paura che l’essere obbligato a seguire delle regole avrebbe fatto perdere a quell’esperienza parte del suo fascino.

Sonia aspettava in silenzio una risposta, aveva intuito i miei dubbi ma il suo sguardo sicuro lasciava capire che in qualche modo li aveva già previsti e che sapeva come dissiparli. 

“Allora cosa ne pensi?” mi incalzò al perdurare del silenzio.

“Beh non ti nascondo che la cosa mi stuzzica tanto, ma tutte queste regole smorzano un po’ l’entusiasmo…”

Sorrideva, forse perchè aveva già previsto la mia risposta ed era sicura che alla fine l’avrebbe vinta lei.

“Ma pensa… Un’intera settimana! Quando ti ricapiterà? E poi sono poche regole semplici da seguire. Sarò sempre io a prepararti, così sarai perfetta in ogni situazione e so quanto ti piace che sia io a farlo…”

Già… la mia partner aveva ragione. Una settimana in abiti femminili voleva dire non dover uscire e rientrare dal personaggio ogni volta, ma poter dare un senso di normalità a quella situazione, portarla finalmente nella quotidianità; non sarei stato costretto a doverla richiudere nel cassetto dopo poche ore, ma avrei potuto viverla liberamente. Non che avessi intenzione di cambiare la mia vita e passarla en femme, ma quella full immersion rappresentava un’esperienza irresistibile per chi come me aveva vissuto il crossdressing a singhiozzo fino a pochi mesi prima; e poi immaginavo che Sonia avrebbe approfittato della mia parte femminile anche dal punto di vista erotico, come già successo poche ore prima, e trovavo estremamente eccitante quel lato autoritario della sua personalità e quel suo prendere l’iniziativa e farmi sentire l’oggetto dei suoi desideri.

“Ok dai ci sto…” le risposi infine dopo essermi preso qualche attimo per soppesare i pro ed i contro.

“Oh benissimo! E adesso lasciami un po’ da sola che voglio dedicarmi allo shopping…”

“Ed io che faccio?”

“Beh potresti cominciare con il preparare la cena… E dopo ti darò io qualcosa da indossare per la notte!”

Avevo ancora addosso la camicetta e la gonna che Sonia mi aveva fatto indossare per il lavoro e che avevo rimesso dopo che lei mi aveva scopato selvaggiamente. Mi sentivo ancora scombussolato; ogni volta che lei ardeva di desiderio per la mia parte femminile non soltanto capitolavo, ma in preda alla lussuria più sfrenata, la incitavo a farmi sua ed a spingere sempre più forte.

“Ma voglio vedere cosa ordini!”, provai a protestare.

“No! Deve essere una sorpresa! E adesso vai su!”

Così, seppur deluso, la lasciai sola ed andai in cucina per preparare la cena. La mia partner fece la sua apparizione mezz’ora più tardi, quando era quasi tutto pronto.

“Siamo state fortunate! Arriverà tutto dopodomani!” esordì trionfante.

“Visto che sei così contenta perché non apparecchi la tavola?” le dissi ancora risentito per essere stato escluso precedentemente.

“E dai, non mettere il broncio! Era tutta roba per te! E poi quando mi sorridi ti trovo ancora più affascinante!” mi rispose mentre mi teneva il mento con una mano.

Mi sciolsi, non riuscivo mai a stare arrabbiato con lei per più di cinque minuti. Ci sedemmo a tavola e cenammo.

“Uhm è delizioso”, mi disse, ” sei stata davvero brava”.

Mentre sparecchiavo, Sonia mi osservava divertita. 

“Come mai quel sorriso?” le chiesi, presagendo che avesse qualcosa di sconcio in mente.

“Ma niente, ti stavo immaginando con un completino da cameriera… e credimi sei molto appetitosa”

Imbarazzato non risposi, ma mi dedicai a finire di sparecchiare.

Dopo la cena la mia partner sparì per qualche minuto in bagno per uscirne completamente struccata; era la prima volta che la vedevo così, acqua e sapone, e la trovai ancora più incantevole, quasi indifesa, come se insieme al trucco fosse venuta via anche un po’ della sua sicurezza.

Andammo in camera da letto e mi struccò delicatamente, rimuovendo via via le varie tracce di Lily dal mio volto. Mi fece togliere dapprima le scarpe, seguite quasi immediatamente dalla gonna, la camicetta e le calze. Per la notte mi fece indossare una vestaglietta nera con delle trasparenze e l’intimo lilla che tanto le era piaciuto quella mattina. 

Restammo per molto tempo a parlare a letto, la quarantena e l’epidemia erano il centro dei nostri discorsi e delle nostre preoccupazioni, e poi ci stendemmo e ci abbracciammo. Lei mi dava le spalle, mentre io con un dito seguivo la linea morbida dei suoi fianchi sinuosi. 

Iniziai a baciarla sul collo e continuai lungo la schiena, sollevandole il baby doll; scesi fino al fondo schiena e le mordicchiai le natiche, mentre con un mano le strizzavo il capezzolo e giocavo con il seno. La sentii irrigidirsi leggermente man mano che le mie attenzioni si avvicinavano al buchetto; scesi lungo le gambe fino ad arrivare alle caviglie, baciando minuziosamente ogni centimetro della sua pelle, per risalire lentamente verso l’oggetto del mio desiderio. Quando le allargai le natiche per infilare la lingua nel suo buchetto, Sonia si irrigidì di scatto e si girò verso di me.

“Cosa c’è che non va?” le chiesi un po’ preoccupato.

Lei non mi rispose subito, intuivo che mi doveva dire qualcosa e che stava cercando le parole giuste.

“Mi vergogno un po’”, mi confessò infine, “ma lì non è mai arrivato nessuno…”

“Mai?” le chiesi sinceramente sorpreso.

“No, mai. Ho sempre avuto paura del dolore che avrei sentito e quindi non ho mai voluto provare…”

“Ti prometto che sarò delicato”, le dissi accarezzandole una guancia. “E poi”, aggiunsi per sdrammatizzare, “non vedi come mi piace quando entri tu? Come minimo devo ricambiare il favore!”

Sonia scoppiò nella sua risata musicale, stemperando un po’ della tensione e della vergogna che provava.

“E’ vero, hai proprio ragione!”, mi rispose sorridendo quando smise di ridere, “Ma poi sei in debito con me e dovrai accettare tu di fare una cosa per me…”

“Cioè?”

“Non te lo dico! Ma visto come ti piace quando sono lì dietro non dovresti preoccuparti” mi rispose con un sorriso malizioso.

“Ok …” 

La baciai appassionatamente sulle labbra e la feci stendere sul letto. Ripresi a baciarla sul collo, scendendo di nuovo sui seni; baciai le aureole avvicinandomi sempre più ai capezzoli che stuzzicai con piccoli morsi. La girai all’improvviso, così da avere libero accesso al suo culo, e poi iniziai a leccarle il buchetto. Stavolta non mi oppose resistenza, ma partii comunque lentamente per aumentare dopo poco il ritmo, fino a quando non la sentii agitarsi in preda all’eccitazione.

“A quattro zampe” le ordinai.

Le unsi l’ano con il gel lubrificante che avevo sul comodino e le infilai lentamente un dito. Le scappò un sussulto prima di rilassarsi e di arrendersi alla mia invasione. La penetrai fin quando non iniziò a gemere, quindi inserì anche il secondo dito e mi fermai qualche secondo per darle il tempo di abituarsi prima di ricominciare a muoverle entrambe dentro di lei. Portai l’altra mano sulla sua fica e la trovai fradicia di umori, così cominciai a masturbarla per vincere del tutto le sue resistenze. La mia partner, però, non proferiva parola, sembrava quasi che si stesse trattenendo, nonostante sentissi il suo sesso pregno del piacere che stava provando. Allora tirai fuori le dita e mi sfilai le mutandine di pizzo, liberando finalmente il mio cazzo che turgido lottava per entrare in gioco. La feci attendere per qualche istante, sbattendole il mio membro duro e bagnato sul culo, poi puntai la cappella sul suo buchetto. Spinsi senza forzare ma in maniera costante fino a quando lei non mi aprì le sue porte e tutta la cappella fu dentro. 

“Ahi” esclamò sottovoce

“Non ti preoccupare amore, tra poco passerà”

Le lasciai il cazzo dentro per qualche istante e poi lo tirai fuori per infilarlo di nuovo, stavolta facendone entrare una buona parte. Aspettai di nuovo qualche istante e ripetetti gli stessi gesti, finalmente facendolo entrare tutto dentro. 

Iniziai a scoparla lentamente, tenendola per i fianchi, mentre Sonia dopo poco iniziò a gemere rumorosamente. Capì che non provava più dolore quando portò una mano sulla fica ed iniziò a masturbarsi. 

“Vedo che ti piace… “

“Si, ti prego, non ti fermare”

Le sue parole mi accesero come benzina sul fuoco e la penetrai con affondi sempre più possenti. Il rumore dei nostri corpi che sbattevano l’uno contro l’altro era coperto soltanto dagli urletti che lanciava. 

“Scopami, scopami! Più forte!” mi urlò.

Non resistetti ed iniziai a sculacciarla, mentre la mano sulla sua fica si muoveva sempre più velocemente.

“Oddio, oddio oooddiooo” gridò quando raggiunse l’orgasmo e poi ci accasciammo l’uno sull’altra nel letto. 

Estrassi il cazzo duro e pulsante dal quel culo che mi faceva impazzire.

“Girati” le dissi con tono fermo.

Si girò e mi guardò con gli occhi pieni di lussuria. Iniziai a masturbarmi furiosamente e dopo pochi istanti spruzzai tutto il frutto del mio orgasmo sul suo viso ed il seno. Leccò tutto quello che le era finito attorno alla bocca prima di stamparmi un bacio appassionato sulle labbra.

“Mmm ora capisco perchè urli così quando ti scopo…” mi disse ad un orecchio prima di andarsi a lavare.

Ci addormentammo abbracciati, dimenticando per qualche ora che eravamo rinchiusi in casa ed il motivo a cui era dovuto.

Il giorno dopo facemmo colazione e come avevamo concordato Sonia mi preparò di tutto punto. La giornata volò via veloce, entrambi eravamo sommersi dal lavoro. La mia collega mi correggeva di tanto in tanto quando facevo qualcosa che lei considerava poco femminile e volle scattarmi qualche foto, indicando di volta in volta quale posa dovessi assumere. Non ero molto avvezzo alle fotografie e men che meno a quelle che mi ritraevano in abiti femminili, ma lei mi fece sentire a mio agio, come era successo raramente, e fu la prima volta che mi feci fotografare en femme; inoltre pensai che come Lily avrei potuto essere scambiato per una donna qualora fossi uscito e, anche se non desideravo vivere quell’esperienza, la cosa mi trasmise una sensazione di benessere, che durò per tutta la giornata.

Anche il giorno dopo ricominciammo con quella routine, che fu interrotta a mattina inoltrata dal suono del campanello.

“E ora che si fa?” le chiesi con una nota di panico nella mia voce.

“Stai tranquilla, apro io, sarà il corriere…” mi rispose tranquillizzandomi.

“Questo deve essere il pacco misterioso”, le dissi quando rientrò nella stanza, “Ora si può sapere cosa contiene?”

“Lo saprai a tempo debito…” fu la sua risposta laconica.

Il campanello suonò altre due volte quella mattina e Sonia ritornò con altrettanti pacchi, rifiutandosi ogni volta di svelarmi il contenuto o di darmi qualsiasi informazione in più. La mia curiosità aumentava all’arrivo di ogni nuovo pacco, mentre lei si divertiva sempre più a tenermi sulle spine.

Quando mi alzai dalla sedia, notai che Sonia mi seguiva con lo sguardo. 

“C’è qualcosa che non va?” le chiesi, improvvisamente in soggezione.

“Le tue gambe, vedo che siamo un po’ distratte…”

Guardai subito in basso e capì cosa intendeva: avevo una lunga smagliatura sui collant che risaliva fino al sedere.

“Vado subito a cambiarmi”, le dissi con l’aria colpevole.

“No per questa volta tienile pure, verranno buone per dopo” mi disse, facendo crescere ancora di più la mia curiosità.

Quella mattina oltre alle calze mi aveva fatto indossare un maglione porpora, che vestiva non molto aderente, abbinato ad una gonna nera che si fermava sopra il ginocchio. Portavo delle scarpe di vernice nera con un tacco molto alto e la solita parrucca rossa con cui oramai ero abituato a vedermi, quasi come se fossero i miei capelli naturali. Sonia aveva optato per un make up molto delicato, con un ombretto rosa sugli occhi in abbinamento con la matita nera. 

“Mi piace questo colore, perchè mette in risalto i tuoi occhi” mi aveva detto mentre con le mani applicava il cosmetico. 

Aveva completato il trucco con un rossetto rosa e con un fondotinta che ricalcava l’incarnato della mia pelle, scura già di per sé.

Dopo pranzo mi sedetti alla mia postazione, ma fui subito bloccato da Sonia.

“Hai molto lavoro da fare oggi?” mi chiese

“Devo solo finire quella relazione, ma non è urgente”

“Bene allora la puoi finire anche domani” 

“Sì, sicuramente, ma è meglio che comincio ora, non vorrei che per qualche imprevisto poi non riesco a finirla”

“Ascoltami bene, la finirai domani”, il suo tono non ammetteva repliche. “E’ arrivato il momento di saldare il debito!”

Mi alzai spinto dalla curiosità di scoprire cosa aveva in serbo per me e dal suo fare autoritario.

“Cosa vuoi che faccia?”

“Spogliati! Ed indossa questi” mi disse porgendomi il contenuto del primo pacco.

Davanti a me avevo un babydoll nero, con molte trasparenze ed un perizoma leopardato.

“Sul serio?” le dissi sventolandole il perizoma davanti la faccia.

“Si e non ti puoi rifiutare…”

Mi spogliai ed indossai la mise che aveva scelto per me, aiutato da Sonia che si occupò soprattutto del perizoma che a stento conteneva il mio membro a riposo. 

“Anche quelli” mi disse indicando i collant e le scarpe con il tacco a spillo.

Prima di indossare il resto mi fermai a guardare allo specchio come ipnotizzato il filo del perizoma che percorreva il solco fra le natiche e le metteva in risalto; mi voltai e notai che anche Sonia stava rivolgendo le sue attenzioni allo stesso soggetto. Mi aiutò ad indossare i collant e le scarpe con i tacchi e poi mi diede un sonoro schiaffo sul culo.

“Ed ora il tocco finale” mi disse tirando fuori dal secondo pacco una parrucca nera con un’acconciatura a caschetto.

Mi sistemò con cura la nuova parrucca e poi mi lasciò un po’ di tempo per guardarmi allo specchio; mi ci volle qualche istante per abituarmi a quella nuova acconciatura, ma alla fine rimasi come al solito rapito dal risultato della trasformazione. La mia partner mi lasciò per qualche minuto prima di tornare da me con indosso soltanto un corsetto nero e delle calze con il reggicalze del medesimo colore. Il rossetto scarlatto sulle sue labbra risaltava ancor di più sulla carnagione candida.

“A quattro zampe sul letto e faccia verso il muro” mi ordinò. 

Feci come mi ordinava ed attesi di conoscere la sua mossa successiva.

Sonia si piazzò davanti a me con due nastri di seta. La guardai perplesso, non capendo le sue intenzioni.

“Se vuoi interrompere ti basta dirmelo ed io mi fermerò, ok?”

“D’accordo”

Mi legò le mani ai due estremi della testiera del letto, in modo da obbligarmi a rimanere a quattro zampe, ma non a tal punto da impedirmi i movimenti.

“Finalmente puoi vedere cosa avevo ordinato” mi disse e davanti a me posò una mascherina per gli occhi ed un frustino simile a quelli usati per l’equitazione. 

Mi mise la mascherina sugli occhi e poi la sentii muoversi intorno a me.

“Queste oramai non servono più…”

Facendo forza sulla smagliatura, Sonia strappò completamente le calze, lasciando il mio culo coperto con soltanto il misero filo del perizoma.

“Così va meglio!” esclamò la mia partner.

Sentivo il tono compiaciuto della sua voce e la immaginavo mentre mi guardava trionfante, ora che mi offrivo completamente a lei legato e con i collant strappati, come un trofeo di una partita che ancora una volta era terminata in suo favore; quel gestito così improvviso e autoritario e tutta la situazione mi avevano eccitato da matti e lo striminzito perizoma faticava a contenere il mio cazzo duro.

“E così ti piace il mio culo…”

“Si, mi fa impazzire”

Il colpo di frustino arrivò improvviso ed inatteso sul mio culo, facendomi sobbalzare più per la sorpresa che per il dolore.

“Se non l’avessi capito, da questo momento sono la tua Signora ed è così che devi chiamarmi”

“Si, mia Signora” mi affrettai a rispondere.

“E ti piace sbattermi il cazzo sulla faccia…”

“Si, mia Signora, non ho resistito”

Un secondo colpo di frustino arrivò ancor più inatteso del primo.

“E questo per cos’era?”

“Era solo per farti capire chi comanda… E poi parlerai solo quando te lo dirò io, capito?” aggiunse dopo avermi dato un terzo colpo.

“Si mia Signora”

Il silenzio nella stanza era rotto soltanto dal rumore dei suoi tacchi; la sentivo muoversi lentamente dietro di me, come una fiera che si sta preparando per azzannare la preda. Sentii il frustino accarezzarmi il cazzo e percorrere tutto il tratto fino all’ano per poi colpirmi in maniera decisa su una natica; il colpo mi fece sobbalzare e mi lasciai scappare un mugolio di piacere.

“Ah vedo che ti piace…”

Non le risposi, quella situazione mi eccitava da morire, ma il dover ammetterlo per qualche strano motivo mi faceva avvampare il viso dalla vergogna. Lei riprese con lo stesso movimento, delicato nel seguire il percorso dal pene al buchetto e poi deciso ogni volta che mi colpiva. Ad ogni frustata i miei mugolii diventavano sempre più rumorosi, mentre il cazzo era bagnatissimo e sembrava sul punto di esplodere.

“Così vuoi essere punita…”

Di nuovo non risposi. Sonia si fermò per un attimo e poi iniziò a frustarmi, con colpi decisi su entrambe le natiche.

“Voglio sentirtelo dire, non mi fermerò finchè non parli” rincarò la dose.

“Si, si voglio essere punita mia Signora” le confessai quasi urlando dopo altri due colpi.

Gli argini erano rotti, avevo valicato lo sbarramento della mia vergogna e stranamente mi sentivo più libero. La mia signora si fermò e mi diede un bacio sul culo.

“Brava così…”

Sporsi il culo verso la mia signora per ottenere altre attenzioni ed in risposta lei spostò leggermente il filo del perizoma per iniziare a leccare il buchetto. Provai ad allungare la mano per potermi toccare il cazzo, che pulsava di desiderio, ma i nastri di seta non mi concedevano una tale libertà di movimento. Intanto la sua lingua guizzava rapida dentro di me, accrescendo ancor di più se possibile il mio desiderio. 

Ero combattuto tra il fermarla per potermi toccare e dare sollievo al mio cazzo che reclamava attenzioni ed il continuare nel ruolo di sottomessa. Il dubbio si sciolse quando al posto della sua lingua sentii il dildo insistere sull’ano. Entrò quasi subito, ma provai una sensazione strana quando lo sentì restringersi per poi allargarsi di nuovo, sensazione che riprovai più volte fino a quando il dildo non fu entrato tutto. Sonia iniziò a scoparmi lentamente, tirandolo tutto fuori ogni volta per poi inserirlo nuovamente; il dolore passò quasi subito sostituito poi dal piacere,  ma il tutto durò soltanto pochi minuti, fino a quando non la sentì estrarre il fallo ed avvicinarsi alla mia faccia. Mi strappò la mascherina svelandomi trionfante il dildo a palline che mi aveva godere di quelle sensazioni così strane. L’altro fallo, quello che emergeva dalla sua fica, era pericolosamente vicino alla mia faccia.

“Succhialo… e succhialo per bene perchè questo sarà l’unico lubrificante che avrai…”

Iniziai a succhiarlo, cercando di fare del mio meglio data la poca libertà di movimento che i nastri di seta mi concedevano.

“Vedo che hai bisogno di una mano…”

La mia signora non mi diede il tempo di rispondere e mi afferrò la testa, passando a guidare lei l’azione con il movimento del bacino.

“Si, così che brava troietta…” mi ripetè più volte, mentre io mugolavo.

Soddisfatta della mia sottomissione si fermò e mi slegò le mani; mi fece girare e tirò via le scarpe e ciò che rimaneva dei collant.

“Oddio ma sei bagnatissima” mi disse quando mi toccò il cazzo per togliermi il perizoma.

Fremevo dal desiderio e nei suoi occhi leggevo la stessa brama; così mi stesi sulla schiena ed aprii le gambe, offrendomi completamente a lei.

“La mia porcellina…”

Infilò tutto lo strap on con un unico colpo secco, mozzandomi il fiato per un attimo. Iniziò a scoparmi lentamente, per poi aumentare il ritmo quasi subito. Ogni colpo era un’ondata di piacere che non riuscivo a trattenere dentro  di me e che restituivo sottoforma di urla e gemiti. La voglia di toccarmi, che avevo provato fino a pochi minuti prima, era stata spazzata via da Sonia, che mi stava scopando gambe all’aria senza sosta ed aveva gli occhi lucidi di desiderio. L’orgasmo arrivò all’improvviso, con il mio cazzo che esplose incontrollato il suo piacere sui nostri corpi. La mia signora si fermò giusto per qualche istante per lasciare che il mio membro ricadesse molle sulla pancia e poi ricominciò a stantuffarmi ancora più forte di prima se possibile.

“Si porcellina, si porcellina…” disse mentre mi spingeva le gambe ancor più indietro per avere maggior libertà. 

Venne anche lei dopo poco, con gli ultimi colpi che quasi mi spaccarono in due per la loro intensità.

“Sei mia” mi disse dopo aver ripreso fiato.

Fece per staccarsi da me ma io la bloccai.

“Ti prego non uscire, baciami” le chiesi

Si chinò su di me ed iniziammo a baciarci, con una dolcezza che testimoniava che non eravamo soltanto due porcelline amanti del sesso, ma che eravamo legate da un sentimento che andava ben oltre.

“Ti amo” mi disse prima di uscire da me.

Non ci fu bisogno di risponderle, i miei occhi già parlavano da soli.

Una mezz’ora dopo eravamo a letto, a riprenderci. La giornata lavorativa era oramai filata via e ci saremmo preoccupati l’indomani di recuperare il lavoro arretrato.

“Eppure ero convinto che ti fosse piaciuto l’altra sera” le dissi

“Mi è piaciuto e pure tanto!” mi rispose. “Ma non potevo perdermi la possibilità di averti lì legata a mia disposizione” aggiunse facendomi l’occhiolino.

“Comunque sono contenta che tu sia stato il primo” disse dopo qualche minuto arrossendo visibilmente. 

L’abbracciai e la baciai teneramente, volevo che capisse che quello contava tanto anche per me.

Anche per quella giornata avevamo dimenticato il motivo della nostra quarantena; avevamo lasciato fuori il mondo con tutti i suoi problemi fuori per dedicarci solamente a noi. Diventare Lily per quella settimana mi stava aiutando a mettere da parte per un po’ l’epidemia ed a vivere esperienze che mai avrei creduto possibili e tutto questo era soltanto grazie a Sonia.

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