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IDA~ VIII ~ Rovinare un matrimonio

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Il principe si mise a sedere per contemplare meglio quella linea perfetta, mobile, sinuosa. La studiò a lungo, ormai privo di quella malizia che il sesso aveva appena dissolto, libero finalmente di ammirarla nella sua selvaggia bellezza. I lombi accentuati e le spalle perfettamente modellate facevano intuire subito come per lei il corpo dovesse svolgere una missione pratica piuttosto che estetica. Vi era grande fascino in lei, il fascino selvaggio della madre: la pelle bianca, le forme snelle, e infine i medesimi occhi blu dell’imperatrice maledetta.

Kassandros si perse nei suoi pensieri mentre lei, ancora nuda, si scioglieva i lunghi capelli, beandosi dei primissimi raggi del sole che filtravano attraverso le tende. Ormai era passato più di un mese da quando aveva intrapreso quella relazione clandestina e un’ansia terribile gli attorcigliava costantemente le viscere, sapeva che quel rapporto non sarebbe mai dovuto venire alla luce, eppure lei lo aveva stregato nel corpo e nell’animo, ogni volta che la guardava si sentiva sull’orlo di un burrone, pronto a rischiare tutto per un’ora di follia insieme a lei.

Ancora la guardò, inondata dalla luce spettrale, come una lucertola che cerca il calore e la luce, ancora la guardò senza riuscire mai a essere sazio dell’immagine di quella donna, di quella schiena, che, libera, pulita da qualsiasi marchio, gli pareva la più bella e perfetta che avesse mai visto.

“Alta.” Esalò come un moribondo “Tu m’ami?” – “Si…t’amo” rispose.

“E allora dimmi, se tu senti lo stesso fuoco che arde dentro di me, come hai potuto fare ciò?!”

Lei si riscosse improvvisamente, irrigidendosi “Di cosa parli?”

“Perché vai a letto con il reggente?” Il tono spezzato con il quale il giovane principe aveva pronunciato quelle parole la fece rabbrividire “Tu deliri!”- “NO! Io sono perfettamente sobrio, sono l’amore e la gelosia che ho di te a consumarmi.”

Altamira si voltò di scatto, con lo sguardo stravolto e le lacrime agli occhi “Non è un tradimento credimi, è un sacrificio necessario. Tu non mi nascondi dei segreti per il mio bene, io questo te l’ho nascosto per il nostro, anche per essere infine liberi di stare alla luce del sole”-“TU SCHERZI! Alhamba mi caverebbe gli occhi se dovesse sapere di noi, e ancor di più avremmo a che fare con la sua ira funesta se scoprisse della tresca tra te e Hudes”

“Questo è uno dei difetti che lo rendono inadatto per la guida del nostro popolo, unito all’infantilità e al disprezzo dei sentimenti altrui” affermò lei facendosi improvvisamente cupa

Kassandros sbiancò nel sentire quelle parole “Non voglio ascoltare altro. Stai ordendo qualcosa e io non sarò mai tuo complice Alta! MAI!” Detto ciò raccolse i propri vestiti e li infilò velocemente dirigendosi verso l’uscita.

Voltandosi verso di lei la trovò con la freccia incoccata, il volto inondato di lacrime, l’espressione sconvolta “Kassandros o con me o contro di me”

Lui non dette la menoma impressione di essere spaventato dalla saetta che se scoccata gli sarebbe stata di certo fatale “Uccidimi Alta. Sarei felice di morire affinché tu non vada incontro a una fine terribile, ma se mi lasci vivo appena uscito da questa porta andrò direttamente dal figlio del Sole per avvertirlo della sciagura che pesa sul suo capo. La mia coscienza me lo impone, e sebbene il mio cuore si ribelli questo è il mio dovere”

Ella tese ancor di più l’arco funesto, le lacrime le rotolavano giù dalle gote incessantemente, unico indizio della tempesta che le sconvolgeva l’animo “Questa è la cosa migliore per il nostro impero sconfinato, avverrà senza sangue, senza rumore, senza scandalo, ti prego, ti scongiuro amore mio resta al mio fianco e brilleremo come due stelle”

Kassandros si diresse verso di lei, fin quando la punta d’acciaio della freccia non gli pungolò il petto “Parlami Altamira, sono pronto ad ascoltarti, ma non ti potrò mai sostenere in questo delitto”

Lei abbassò l’arco lasciandolo cadere per terra “Sono due droghe potenti, la prima, che già gli somministro da tempo in piccole dosi, inibisce la manifestazione dei suoi poteri, la seconda che gli darò tra pochi giorni invece dovrebbe farli uscire prepotentemente.”

“Quindi è per ciò che non è riuscito a combinare nulla con il vecchio maestro?”

“No, quello è stato il suo ennesimo fallimento che mi ha convinta del tutto ad attuare questo piano. La seconda droga farà manifestare i suoi poteri con prepotenza, non l’abbiamo mai usata prima perché è molto rara, di provenienza terreste, e sarebbe stata pericolosa per lui. Tuttavia combinata con la prima avrà effetti ancor più devastanti, e come un fiume che scorre impetuoso trovandosi il passo sbarrato straripa, anche lui crollerà in un coma profondo.”

Kassandros sbarrò gli occhi sconvolto “Alta, ma perché fare ciò a tuo fratello, che è sangue del tuo sangue e carne della tua carne, che ti ha salvato la vita, che sempre ti ha sostenuta. Se non fosse stato per lui saresti stata giustiziata per tradimento insieme alla famiglia alla quale, in gran segreto, tuo padre ti aveva affidato”

“Fu Hudes a riconoscermi e a salvarmi, Alhamba allora non sapeva nemmeno della mia esistenza”

“Altamira te ne prego. Puoi sempre ripensarci, mia sorella tra qualche giorno si sposerà con lui, se ciò accadrà subito dopo lei sarà oggetto di terribili sospetti!”-“Tu la proteggerai”

“Cosa hai intenzione di fare dopo?” Chiese lui passandosi nervosamente le mani attraverso i capelli “nessuno sa che tu sei sua sorella di sangue e non solo adottiva”

“Resterò incinta del prossimo figlio del Sole” fece lei imperturbabile “mi sono già procurata il seme di Alhamba e nessuno più di me ha la possibilità di concepire l’erede. Quando chiunque si chiederà come sia possibile Hudes farà una dichiarazione in cui confesserà che io sono la prima figlia segreta del defunto imperatore. A quel punto ciò sarà visto come un segno del destino e nessuno si opporrà mai alla mia ascesa al trono”-“Ti darò qualche giorno per rifletterci prima di denunciarti, ti prego Alta, ti scongiuro, non mi costringere a faro”

Appena il principe ebbe dette quelle parole Altamira lo attirò a sé con veemenza, baciandolo come volesse risucchiargli l’animo “Grazie…” Sussurrò poi.

~ ~ ~

Il sole si era levato da poco quando Atos si ridestò svegliato da Macarena che si era alzata silenziosamente, ma non abbastanza per il sonno leggero del giovane “Dove vai?” Le sussurrò “resta qui con noi”

Lei sorrise pescando qualche indumento a caso da mettersi indosso “Vado a preparare la colazione” poi diede un bacio a fior di labbra al ragazzo e ad Alhamba che pur essendo mezzo tramortito dal sonno la attirò a sé per la nuca e le infilò la lingua tra le labbra “Io voglio le uova con il bacon” mormorò. Poi abbracciò Atos appisolandosi nuovamente.

Entrambi dormirono giusto qualche minuto infatti Melaino, il gatto nero dell’imperatore, salì sul letto con passo felpato e soddisfatto si accomodò proprio sul collo di quest’ultimo ronfando sonoramente. Alhamba oramai sveglio si mise a sedere per coccolarlo meglio facendogli emettere fusa ancor più rumorose, anche Atos a quel punto si ridestò lisciando il pelo dell’animale e baciando appassionatamente il proprio padrone

L’imperatore gli tirò indietro la testa per i capelli per poi mordergli le labbra rosee; lo schiavo emise un lungo gemito di dolore: i denti di Alhamba bevevano stille di sangue. Si staccò dolorante, allontanandosi con uno sguardo quasi offeso, le labbra leggermente imbronciate come quelle di un fanciullo capriccioso. “Torna qui.” Ordinò l’imperatore con tono tagliente, quel tono che era solito usare quando lui o la favorita eccedevano nel prendersi delle confidenze.

Il ragazzo che si era alzato con fare risentito si bloccò immediatamente sedendosi di nuovo sul letto di fronte al proprio padrone e abbassando lo sguardo “Scusa…” Sussurrò flebilmente, ma la presa ferrea di Alhamba intorno alla sua gola bloccò sul nascere ogni giustificazione.

“Dove hai sbagliato?” Lo interrogò l’imperatore stringendo leggermente la morsa, per poi lasciargli un po’ di respiro “Non dovevo oppormi a voi.” L’altro scosse il capo leggermente “Si ma non è questo il punto. Anche se posso trattarti con gentilezza, tu mi appartieni e questo non cambierà mai. La tua vita dipende da me, e persino in questo istante te la posso togliere”

Il ragazzo boccheggiante annuì “Si…padrone” L’imperatore lo lasciò guardandolo con una strana scintilla in fondo allo sguardo e gli mostrò quattro dita alzate della mano destra, Atos sebbene fosse ancora scosso intese immediatamente il tacito comando e si mise supino sul letto.

Alhamba che di solito era estremamente gentile e delicato nei confronti del ragazzo, lo afferrò per i capelli trascinandone la testa oltre il limitare del materasso, poi prese a colpirlo sulle gote e sulle labbra con il pene che ad ogni colpo si faceva più rigido, rendendo i colpi, affatto delicati, ancor più dolorosi.

Ebbe un brivido, l’imperatore, quando finalmente si decise a sprofondare fino in fondo nella bocca del biondo giovinetto, questi si sentì togliere il respiro improvvisamente, tuttavia rimase calmo mentre il pene gli scivolava lentamente lungo l’esofago. Era talmente duro da avere la sensazione che un grosso palo di carne pulsante gli squarciasse la gola, ancora, e ancora in un lento e ritmico andirivieni.

Non si lamentava però il ragazzo, sopportava con dedizione e amore le molestie del padrone, eppure emise un lungo gemito di piacere quando l’imperatore, chinatosi su di lui gli circondò il pene quasi completamente eretto tra le labbra, facendolo scivolare in bocca e succhiando con veemenza la cappella umida. Atos in una dimostrazione di coordinazione perfetta lentamente cominciò a lambire l’ano di Alhamba, forzandolo con dolcezza, falange dopo falange, e lentamente aggiungendo un secondo dito al primo, andandolo a toccare dove sapeva che gli avrebbe dato più piacere fin quando, ormai vicino all’orgasmo, l’imperatore si ritrasse buttando indietro la testa ed emettendo una sorta di lamento roco e profondo. Ripreso un attimo di consapevolezza sollevò di peso il ragazzo e fattolo mettere con il sedere ben esposto e la faccia premuta sul materasso gli legò i polsi alle caviglie, immobilizzandolo e rendendolo totalmente inerme ai propri assalti, preso un unguento leggermente profumato iniziò a spalmarglielo in mezzo alle natiche portandolo con le dita anche all’interno dello sfintere il quale si presentava già rilassato, pronto per essere preso.

La penetrazione fu lenta, ma costante, accompagnata da un lungo gemito di piacere da parte del sodomizzato, il quale era abbondantemente abituato a quel tipo di pratica. L’imperatore continuò a muoversi molto lentamente mentre con l’altra mano masturbava il ragazzo, facendolo lamentare incessantemente. Poi il ragazzo venne riversando copioso il proprio sperma sulle lenzuola pregiate e sulle dita dell’imperatore, il quale gliele mise subito in bocca mentre preso un ritmo più sostenuto veniva anche egli con lunghe colate dentro gli intestini del suo schiavo.

Macarena entrò proprio in quel momento, recando con sé vari vassoi con l’abbondante colazione “Prego, prego, fate pure come se non ci fossi” esclamò quasi imbarazzata poggiando le stoviglie su di un tavolo basso. L’imperatore sorrise, poi avendo slegato il ragazzo si rassettarono velocemente prima di sedersi e mangiare con gusto.

“Perché non ti siedi?” Fece Alhamba alla ragazza, la quale se ne stava ritta in piedi, stringendo un lembo della veste con forza “Veramente ho un po’ di nausea padrone. Non ho molto appetito” rispose lei con tono flebile abbassando il capo.

“Nausea!” Esclamò in risposta l’imperatore “Come nausea? Ti hanno fatto una dieta apposita per farti stare perfettamente in salute! Hai mangiato qualcosa di strano?” – “Solo quello che mi date voi”

Alhamba si alzò velocemente vedendola vacillare “Sei pallida, siediti. Più tardi ti porto da Samara. Magari hai qualche malattia tipica di voi terresti”- “Tipo l’AIDS?” Si intromise Atos

“E dove lo avrebbe preso scusa? Noi siamo tutti immuni” fece Alhamba scuotendo la testa “Giusto…”

Quel meriggio, aspettando che l’Athanatas potesse visitare Macarena, l’imperatore se ne stava seduto su di un lungo divano rivestito di seta verde, i lunghi capelli corvini erano intrecciati e ricadevano con grazia dietro le orecchie appuntite; vestiva con eleganza estrema, gli abiti decorati con ricami d’oro erano di un pervinca chiaro. Lunghi pantaloni gli scendevano fino alle babbucce dalla punta rialzata e una camicia lunga fino alle ginocchia era fissata in vita da una cintura di cuoio bianco. La sua inquietudine era lievemente palpabile guardandolo attentamente: stringeva con forza la carta di un lungo rotolo tra le mani decorate con l’henné, quasi fino a sgualcirla, e roteava nervosamente il piede. Di tanto in tanto lanciava una rapida occhiata a metà tra l’apprensivo e il compiaciuto ai due schiavi, che seduti su di un grande tappeto erano tutti intenti nel dilettarsi dinanzi a quella che sarebbe parsa una grande scacchiera. Essi parlavano a voce bassissima, in un sussurro quasi udibile, attenti a non disturbare il loro padrone.

Alhamba era più che soddisfatto dei progressi della nuova favorita, nonostante fosse sua solamente da un mese. Era quella soddisfazione derivante dall’aver ottenuto personalmente qualcosa di mirabile, sebbene avesse sulle prime affidato ad Atos la sua educazione poi si era dedicato a lei personalmente, cercando di darle la migliore istruzione che una schiava potesse ricevere. Non si era limitato al normale addestramento, ma le aveva insegnato personalmente a suonare il liuto e fino alla sera prima le aveva fatto fare pratica nella lettura e scrittura del greco.

Però ogni volta che la guardava non poteva fare a meno di ricordare Iris, provava nei confronti della rossa una sorta di pungolante senso di disagio, un misto di gelosia, dolore e forse di pentimento. A volte il pensiero di essere stato eccessivamente severo non lo faceva dormire, addirittura a momenti era stato sul punto di andarla a cercare, anche solo spiandola, per sincerarsi delle sue condizioni; eppure la rabbia che ancora provava e il maledetto orgoglio glielo avevano sempre impedito.

A qualche metro da lui Macarena, che di solito in presenza del proprio padrone amava girare completamente nuda, mostrandosi agli sguardi di lui con leziosità e malcelata malizia, quel giorno era vestita in modo alquanto pittoresco: una semplice fascia trasparente incrociata sopra i seni le copriva il petto e un turbante di un blu intenso, ricamato di perle le raccoglieva i ricci mettendo in mostra le spalle aggraziate e il collare d’oro che le circondava la gola. Era questo un monile stupendamente grazioso, decorato tutt’intorno da incisioni e nel quale erano incastonati piccoli smeraldi, questi ultimi sicuramente un omaggio dell’imperatore allo splendore dei suoi occhi. Una grossa perla candida, di forma irregolare, pendeva di qualche centimetro da quel gioiello stupendo andandosi ad adagiare sul giugulo della terrestre.

Atos, il suo compagno di gioco invece era abbigliato in modo molto più sobrio, larghi pantaloni di lino lo coprivano dalla vita in giù fasciandogli alla perfezione i fianchi e il sedere sodo, il petto, completamente glabro e leggermente scolpito era coperto da innumerevoli collane, alcune d’argento, altre con denti di squalo ed altre ancora di perline di legno. Un sottile collare di pelle nera gli fasciava la gola e lo sguardo chiaro e limpido era stato contornato col kajal conferendogli un che d’ipnotico e di strano.

La ragazza proprio in quel momento sbuffò, incrociando le braccia al petto e lanciando uno sguardo assassino al proprio avversario: evidentemente il gioco non volgeva in suo favore. La scena strappò un sorriso all’imperatore il quale riavvolse lentamente la pergamena e alzatosi, in silenzio, andò a spiare lo svolgimento della partita “Sarebbe una disfatta totale!” esclamò dopo aver osservato attentamente raggelando la ragazza con il pezzo a mezz’aria, poscia si sedette dietro di lei e guidandole la mano con la propria rimise il pezzo incriminato al precedente posto e fece un’altra mossa.

“Non è valido così” esclamò Atos indispettito “Non puoi aiutarla”

“Non essere fiscale Atos, non sa giocare, falle vincere almeno una partita…” Ribatté Alhamba prendendo le difese di Macarena.

“È che abbiamo scommesso…” Fece il ragazzo dubbioso

“Ah si?! E che cosa?”-“Beh un kajal, io ho finito il mio”

“Bene, avrai due kajal se vinci”-“Non ci sto, se vinco da te esigo quantomeno un cavallo”

L’imperatore fece una smorfia indispettita “E ti conviene vincere, perché se perdi ti faccio fottere dal suddetto equino.” – “Ma…” Balbettò Atos impallidendo leggermente

“Che c’è non avrai mica paura, sei super avvantaggiato” insinuò Macarena con una punta di malizia.

Il ragazzo non rispose limitandosi a fare la propria mossa in silenzio, l’imperatore e la sua favorita ridacchiarono sommessamente, complici, lei si ara appoggiata al suo petto, con la testa sulla sua spalla, se ne stavano abbracciati quasi come due innamorati.

I successivi minuti furono a dir poco esilaranti, lei muoveva fisicamente i pezzi mentre lui per indicarle cosa muovere e come faceva delle facce buffissime di disgusto o di tacito, ma eloquente, assenso.

In breve si misero tutti a ridere, sorpresi di come Alhamba avesse quasi abbandonato la propria maschera autoritaria per godersi una mezz’ora di spensieratezza. Purtroppo essendo partiti in svantaggio il gioco non arrideva alla coppia, e quando Atos finalmente cominciava a pregustare il proprio premio, fece un grosso sbaglio, forse dettato dall’euforia.

L’imperatore accorgendosene sorrise, e prendendo a giocare egli stesso riuscì in un ardito ribaltamento delle sorti. La partita durò ancora un’ora, una lenta agonia per lo schiavo e che di minuto in minuto impallidiva sempre di più, fin quando non gli fu assestato il colpo di grazia.

I due vincitori si alzarono di scatto esultando, mentre lei gli buttava le mani al collo, per poi dargli un rapido bacio sulle labbra.

“Ma…scherzavi riguardo a quella cosa del cavallo no?” Fece Atos leggermente preoccupato mentre metteva via la scacchiera – “No.”

Macarena lanciò al proprio padrone uno sguardo implorante, tentando d’impietosirlo per non far patire la penitenza al proprio compagno di schiavitù “È inutile che mi guardate così, dovrei già punirvi per aver giocato alla kaissa, che è un gioco solo per liberi, e per aver scommesso I MIEI AVERI visto che non potete possedere nulla”

I due chinarono il capo rassegnati e proprio in quel momento entrò uno schiavo avvolto da capo a piedi nella veste nera “Padrone, L’eccelsa Athanatas Samara dei Volsci mi ha mandato a dirvi che è pronta per ricevervi” esordì inginocchiandosi e tenendo lo sguardo fisso sulle maioliche. Fu congedato con un rapido gesto.

“Vestiti, dobbiamo andare” ordinò poi a Macarena -“Non posso venire così? Fa così caldo…”

Alhamba in risposta la squadrò da capo a piedi con sguardo severo “Vai. A. Coprirti. ORA.”

Lei andò a ripescare i propri vestiti sbuffando leggermente “Guarda che ti ho sentito Macarena. Quando torniamo dalla visita ti do tante di quelle cinghiate da farti venire il deretano a strisce”

Poi l’imperatore si rivolse ad Atos “E tu vai a lezione di danza, se no ce ne sono pure per te”

Macarena non si sarebbe mai aspettata una cosa simile, aveva pensato potesse essere un malessere passeggero, una carenza di vitamine, di magnesio o di zinco, ma ora seduta sul grande letto nella camera di Alhamba stringeva convulsamente il velo tra le dita e stille di sudore freddo le imperlavano la fronte.

“INCINTA! Come è possibile che sia incinta!” Strillò la principessa di Persia totalmente fuori di sé.

Lei e l’imperatore stavano discutendo animatamente da più di mezz’ora ormai, quando lui diede segno di cominciare a perdere la pazienza “Querin! Per gli dei! Davvero vuoi che ti spieghi come?!”

“Lo so che ti piace tanto trastullarti con queste puttane da quattro soldi! Ma almeno potevi farle prendere dell’estratto di silfio!”- “Pensavo glielo avesse dato tuo fratello!”

Querin si tolse la lunga stola buttandola in terra, infervorata dalla rabbia “Stai per caso dicendo che è colpa di Kassandros?”- “No. Sto solo dicendo che magari non ha avuto necessità di darglielo.”

La principessa fece un paio di passi nervosi nella stanza “È fuori discussione, glielo avrebbe dato comunque, la lasciava a dormire in mezzo all’accampamento come una bestia, chiunque volendo avrebbe potuto approfittarne” ragionò ad alta voce “È sicuramente lei che non lo ha preso”

“Non è il caso di farne una tragedia Querin…dai…” Cercò di rabbonirla l’imperatore

“SEI UNA LURIDA PUTTANA!” La insultò la principessa incurante delle parole del proprio futuro sposo “Che c’è?! Pensi che sarai più importante di me così facendo? Sarai sempre una troia terrestre!”

Macarena non rispose, le lacrime le rigavano il viso incessantemente, fino a quel momento i due avevano parlato come se lei non esistesse, escludendola completamente dal dibattito. “Perdonatemi mia signora” riuscì appena a mormorare tra un singhiozzo e l’altro

“Voglio che abortisca il più presto possibile, non le permetterò di rovinare il mio matrimonio!”- “Ho già detto a Samara di farlo domani”

La schiava che fino a quel momento non aveva messo parola si intromise prepotentemente “NO! Io voglio tenerlo” Alhamba fece giusto in tempo a intercettare il manrovescio della principessa “Querin non ti permettere mai più.” La ammonì con tono severo “IO decido se i miei schiavi hanno sbagliato, IO decido se punirli, IO e solo IO decido come farlo eventualmente”

La principessa si ritrasse con sdegno “Scusa se non mi faccio intenerire come te da due lacrime, non venirmi a cercare fin quando il bastardo non sarà eradicato dal grembo materno” sputò inviperita avviandosi verso la porta

“Si può sapere perché sei così acida?” Tuonò l’imperatore oramai al limite della sopportazione

“Perché non ho il diritto di essere arrabbiata?! Nel caso ti fosse sfuggito noi due ci sposeremo a giorni e non mi hai mai toccata nemmeno per sbaglio, nemmeno per aiutarmi a scendere da cavallo! Ti giustifichi dicendo che vuoi fare le cose secondo tradizione e poi ti sollazzi a destra e a manca mettendo un bambino nella pancia di questa troia approfittatrice! E TI CHIEDI ANCHE PERCHÉ SONO ARRABBIATA!”

“Lo faccio perché ti rispetto!” Si difese lui

“E allora rispettami davvero non sposandomi mentre aspetti un figlio da una schiava!”

“Querin…cerca di capire, cosa vuoi che faccia? Devo obbligarla? Sarebbe disumano”

“Non mi interessa. Devi scegliere.” fece uscendo velocemente

Alhamba rimasto solo con la favorita si accasciò sul letto silenziosamente, quasi sfinito dalla scenata della futura sposa. Macarena si sdraiò vicino a lui, spargendo i capelli bruni sul suo petto. Lui la abbracciò traendola più vicina a sé “Io sono il tuo padrone ed è lecito che tu mi obbedisca sempre, in qualsiasi circostanza, tuttavia non ti ordinerei mai di separarti dal tuo bambino. Devi capire però che questo avrà delle conseguenze negative, soprattutto per te.” Fece una breve pausa, cercando di asciugarle le lacrime “L’unica prospettiva rosea per te è quella in cui tuo figlio sia l’erede, in tutte le altre saresti bistrattata e umiliata, nel caso in cui la principessa di Persia non riuscisse a concepire un figlio in tempi brevi, ti attireresti non solo le sue ire ma quelle di tutta la sua famiglia. Se totalmente umano sarebbe uno schiavo una volta superata la pubertà, se Athanatos sarebbe escluso da qualsiasi diritto ereditario.”

Lei non rispose, affranta dalla terribile scelta che pesava sul suo capo “Voglio che veda la luce…” Sussurrò poi affranta “Ma tu non sposerai la principessa di Persia così”

L’imperatore sorrise leggermente a quelle parole “Querin mi sposerà comunque, volente o nolente, suo fratello la ucciderebbe piuttosto di mandare a monte questo matrimonio” poi fece un attimo di pausa “Pensaci, io vorrei che tu abortissi, sarebbe la scelta migliore per te per me e per lui. Ti lascio riposare un po’ adesso”

Alhamba si sistemò gli abiti e si stava avviando verso l’uscita quando lei lo trattene per un polso “Che c’è?”-“Vorrei davvero essere a casa ora…” Sussurrò flebilmente, Alhamba sorrise scostandole una ciocca dalla fronte “Lo capisco”-“Lasciami andare…ti prego” lo implorò la ragazza “No. Non posso e non voglio, il tuo popolo non deve venire a conoscenza di noi.” Poi se ne andò. Macarena si buttò sui cuscini singhiozzando amaramente, scivolando in un sonno disturbato e popolato da incubi, ad un tratto le parve quasi di sentirsi madida d’acqua, e di non avere abbastanza ossigeno ma di non riuscire a riprendere in alcun modo conoscenza. Un sogno decisamente orrendo.

PS. Si comincerò a mettere i titoletti in grande

Io sono Fairy Land e questa è la mia storia di fantasia, tutti i riferimenti a persone, luoghi o eventi realmente esistenti sono puramente casuali. Lasciatemi un commento una critica o un suggerimento all’indirizzo email su tele.gram @fairyland5 e passate, se vi va sul mio blog.

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