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Mi spoglio e mi lavo e per togliermi la sborra da dosso. Mi sento sporco e ho bisogno di fare una lunga doccia. Non riesco a non pensare che solo questa mattina mai avrei creduto di fare qualcosa del genere.
A volte credo di averlo sognato, ma i segni sul mio culo e la sensazione di bruciore non lasciano dubbi.
Mi metto a letto e ripenso a tutte le scene, non posso trattenere un’erezione. Vedo lo schermo del mio telefono illuminarsi: è il mio Padrone che mi manda le foto.
Un messaggio: puoi toccarti la pisellina ora, troia. Mandami una foto quando hai fatto.
Non rispondo, sono stanco anche se eccitato.
Un altro messaggio: quando puoi intendo devi. E muoviti puttana o domani ti faccio sfilare per il condominio in tacchi, gabbietta e plug. Te lo garantisco. E mandami foto mentre degusti la tua sborra.
Non mi devo sforzare granché, ma subito dopo essere venuto l’eccitazione se ne va e la vergogna mi assale.
Ho paura della reazione del Padrone, quindi pulisco, mi faccio la foto con la sborra in bocca e gliela invio.
Dopo poco mi arriva la risposta: brava, hai già assaggiato due sborrate in una sera. Vedrai che presto ti farò diventare una vera esperta di cazzi, abbiamo appena iniziato.
Ora dormi che domani ti aspetta una serata impegnativa.
Rispondo per limitare i danni: si, grazie Padrone.
Il giorno dopo passa pensando tutto il tempo a cosa mi aspetterà la sera.
Finito il lavoro finalmente torno a casa e una volta entrato resto sbalordito. Sul comodino c’è una foto incorniciata di me a pecorina scattata la sera prima.
A fianco un vibratore nero di almeno 25 centimetri, con un fiocco rosa.
Mi faccio la doccia e, una volta finita, apro la cassettiera per prendere mutande e calze, ma ho un’altra incredibile sorpresa: sono sparite tutte e sono state sostituite.
Al posto dei miei boxer ci sono solo perizomi di diverso colore e al posto delle calze solo autoreggenti, calze a rete e reggicalze. Nel cassetto dell’intimo c’è poi una serie di plug, di varie forme e dimensioni. Non trovo neanche più magliette, sostituite tutte da sexy vestaglie trasparenti e ciabatte, anche queste ormai cambiate da zeppe con il tacco.
In pratica non avevo più nulla da mettere in casa che non fosse quello che mi aveva lasciato.
Non faccio tempo a realizzare che sento vibrare il telefono, è un suo messaggio: allora piaciuta la sorpresa, troia? Cosi quando ho voglia di spaccarti il culo sei già pronta.
Ormai so come rispondere: si Padrone, grazie del pensiero.
Altro suo messaggio: adesso depilati tutta, non voglio più vedere neanche un pelo. Poi ti metti le calze a rete, i tacchi e gli altri vestiti di ieri e porti qui quel culo rotto che ti ritrovi. Ti ho anche lasciato una parrucca nera nell’armadio, adatta alla tua faccia da pompinara. Indossala. Niente collare, però così sei tranquilla per i vicini, nessuno penserà che sei la mia schiava… al massimo penseranno che sei una frocia rottainculo. Suona alle 19.30, puntuale.
Sento il cuore in gola. Sono già le 18.30 e non avevo pensato a depilarmi. Corro al supermercato a comprare il necessario e mi affretto a vestirmi come mi ha chiesto. Non faccio neanche in tempo a guardarmi allo specchio che mi lancio su per le scale, sono in ritardo: guardo l’ora… le 20 passate.
Su per le scale non incontro nessuno, grazie a dio.
Arrivo alla porta e suono, ma non mi apre nessuno.
Suono ancora e, mentre lo faccio sento dei passi dietro di me: qualcuno sta scendendo le scale. Avvampo di vergogna e mi schiaccio quasi sulla porta, così da non farmi vedere in faccia.
Mi sento gli occhi addosso, ma non oso girarmi.
Sento la porta aprirsi e tiro un sospiro di sollievo: – Sei in ritardo, troia.
Sobbalzo, non mi aspettavo quel tono in presenza di qualcuno in grado di sentire.
– S-si, mi scusi. Posso entrare? – dico con un filo di voce.
– Non ho sentito bene, troia.
Credo di essere viola in viso, sento sempre la presenza dietro di me, sicuramente ha sentito tutto.
– Posso entrare, Padrone?
– Muoviti, ora facciamo i conti – mi sento dare una sculacciata sul culo.
Sento una voce provenire dalle scale dietro di me: – Sempre in buona compagnia tu, eh?
Riconosco la voce, è il vicino del piano di sopra. L’ho incrociato qualche volta, avrà anche lui una sessantina d’anni. Molto alto e grosso, non mi sono mai interessato alla sua situazione familiare e non so molto di lui.
Il mio Padrone risponde: – beh, si fa quel che si può. Sai com’è… mi piace trattarmi bene.
– Ah lo so, lo so. Vedo… fai bene, beato te. Ti lascio alla tua serata. Buon divertimento.
– ahahah, senz’altro. Buona serata anche a te.
Sento la porta chiudersi e il Padrone avvicinarsi a me.
– Allora? Sai che ore sono?
– Si, Padrone. Mi scusi il ritardo.
– Non scuso un cazzo, dovrai essere punita per questo. Adesso fatti vedere bene, forza fatti un bel giro per il corridoio e sculetta come fanno le troie come te.
Eseguo e vado avanti e indietro sulle zeppe, cominciando a camminarci meglio.
– Ecco, brava. Ma dobbiamo fare un paio di modifiche. Vieni qui.
Mi avvicino e vedo il Padrone prendere collare e gabbietta. Mi cinge subito il collo e mi tira giù gli shorts e il perizoma per mettermi la gabbietta.
– Eccoti, ora va già meglio. Ma c’è ancora qualche ritocco da fare. Così sei troppo casta. Ahahah. Togliti quelli shorts e quelle scarpe.
Eseguo e lo vedo frugare nell’armadio e uscire con una minigonna di pelle inguinale e un paio di scarpe con tacco 12 di vernice nera.
– Indossali, forza. E camminaci un po’ prendici la mano.
Come sempre non discuto e cerco di camminare meglio che posso.
– Brava, sei portata. Non voglio fare brutte figure, mi raccomando.
Non capisco quel commento, ma continuo ad esercitarmi fino ad arrivare ad un buon livello.
– Ora vieni qui, ti ho portato il resto.
Mi passa una borsetta da donna da sera, piccola.
– Avanti, aprila.
Dentro ci sono vari trucchi e unghie finte.
– Vai in bagno e sistemati. Hai 15 minuti.
Cerco un tutorial su internet su come truccarmi: il risultato non è perfetto, ma meno peggio di quanto immaginassi. I colori sono molto forti, il fondotinta scuro, il rossetto molto acceso e l’ombrello verde. Le ciglia risaltano molto. Mi sistemo le unghie, sono molto lunghe e di un colore simile al rossetto.
Esco dal bagno.
Il mio Padrone mi scruta: – Che splendida zoccola che sei, se non fosse per la pisellina non si direbbe neanche che non sei nata donna. Vai allo specchio, forza.
L’immagine che vedo per intero mi lascia senza parole: ha ragione.
Parrucca a caschetto nera, trucco acceso, top che mi lascia la pancia scoperta, borsetta, unghie, minigonna inguinale con calze a rete e reggicalze che spunta e tacco 12 di vernice.
Il Padrone si avvicina: – Ancora due ritocchi e sei perfetta.
Dicendo così, mi passa un plug a forma di gioiello.
Capisco cosa vuole e lo insalivo per bene per poi ripassarglielo.
– Ora a novanta e allarga le chiappe, troia.
Non faccio storie ed eseguo, il plug mi scivola dentro con facilità.
– Non ti muovere, ora facciamo un bel book.
Mi scatta un paio di foto in quella posizione.
– Perfetto, ora in piedi e vieni qui. L’ultimo dettaglio.
Mi tira l’elastico del perizoma in modo tale che esca da sopra la gonna.
– Ecco, meravigliosa. Pronta per il marciapiede. Ahahah. Adesso fammi vedere come sfili per me.
Faccio avanti e indietro per il corridoio, mentre il Padrone continua a scattare.
Mi fa poi mettere in altre pose: a pecorina sul letto mentre lecco un vibratore, ancora a 90, in piedi con la gonna alzata in modo tale che si veda la gabbietta, per terra tenuto al guinzaglio.
– Bene, pensi forse che mi sia dimenticato del tuo ritardo?
– No, Padrone.
– Infatti, sai che devi essere punita?
– Si, Padrone.
– Bene, perché non accetto discussioni.
Mi porge il suo telefono e mi mostra le foto che mi ha fatto.
– Ti piacciono?
– Si, Padrone.
– Piacciono anche a Mauro del piano di sopra. Ahahah
Mi apre una conversazione whatsapp che sta avendo con il vicino di prima, gli ha mandato le mie foto, pur senza rendermi riconoscibile. Tutte, compresa quella della gabbietta. Il porco sembra apprezzare, dato che non lesina commenti volgari e sembra arrapato.
– Sapevo gli saresti piaciuta, conosco i suoi gusti. Ma la punizione non è questa. Adesso vai su da lui e lo inviti a raggiungerci ora per un cocktail.
Resto atterrito e senza parole.
– Ma mi riconoscerà Padrone.
– Ti conviene che scenda, perché se no suoni così a tutti i vicini. Chiaro?
– Si, Padrone.
– Metti lubrificante e preservativi nella borsetta, che se ti vuole montare subito almeno sei preparata. Ahahah
– Come desidera Padrone.
Quasi tremo e mi avvio verso la porta. Esco e faccio velocemente le scale, non sento la porta chiudersi: il Padrone vuole godersi la scena immagino.
Arrivo la porta e busso, ho il cuore in gola.
Sento la porta aprirsi.
– Che bella sorpresa.
Non riesco a parlare, degluttisco.
– M-mi chiedevo se vuole unirsi a noi di sotto per un drink.
– Beh come posso rifiutare?
– Perfetto, allora la aspettiamo.
– Andiamo giù insieme.
Si chiude la porta alle spalle e mi prende sotto braccio, il Padrone ci guarda scendere le scale e sorride.
Nel frattempo sento la sua mano spostarsi sulla mia schiena nuda, appena sopra il culo.
Arriviamo alla porta che ormai mi sta palpando il sedere.
Il mio Padrone apre la porta: – Benvenuto Mauro. Vedo che avete fatto conoscenza voi due. Hai visto che bella inquilina che ho trovato?
– Molto, grazie dell’invito. Sai quasi non la riconoscevo.
– É un piacere. Accomodiamoci in sala, venite. Tu – rivolgendosi a me – portaci due calici di vino. Veloce.
– Guarda che bel culo. – sento commentare il Padrone.
– Molto, sei stato fortunato.
– Pensa che prima di ieri non aveva mai preso un cazzo o almeno così dice. Ahahah – quasi grida per farmi sentire – Ma il culetto era vergine davvero, è bello stretto. Fra poco te ne accorgerai. Goditelo così perché a breve sarà slabbrato come si deve.
– Ahahah non stento a crederlo.
Ritorno con i due calici e glieli servo, come ringraziamento ottengo uno schiaffo sul culo.
– Bene, adesso sfila un po’ per noi. Fatti ammirare dal nostro ospite.
Comincio ad andare avanti e indietro per la stanza cercando di ancheggiare il più possibile.
– Allora che ne pensi? L’avresti detto quando vi siete incontrati per le scale negli scorsi giorni? – chiede al vicino il mio Padrone.
– No, una piacevole sorpresa devo dire. Non me lo aspettavo, anche se il culo lo avevo notato.
– Dovevi vedere come faceva la seria nell’agenzia immobiliare, sta frocia. Poi dopo qualche giorno e un paio di ceffoni era in ginocchio a spompinarmi. All’inizio faceva finta di fare le storie… poi ora eccola. Ahahah
Divento viola in volto, ma continuo a sfilare.
– Che dici? Può bere qualcosa insieme a noi? – chiede il vicino.
– Si, dai vai a prenderti un bicchiere anche tu e torna.
Torno e il Padrone mi fa cenno di accomodarmi tra loro e così faccio.
Mauro non perde tempo e mi mette una mano sulla coscia e cominciamo a chiacchierare per qualche minuto. Si fa più audace e la mano sale gradualmente scostandomi il vestitino, mentre il Padrone si gode la scena divertito. Finito il primo giro mi mandano a prendere di nuovo da bere. Al ritorno Mauro ne approfitta e mentre faccio per sedermi mi cinge la vita e mi prende in braccio, alzandomi quasi completamente il vestito. Di fatto sono a culo nudo sopra di lui, proprio seduta sul suo pacco che sento indurirsi. Faccio finta di niente e continuo a sorseggiare il vino quando vedo il Padrone armeggiare con lo smartphone: – Forza, sorridete che vi faccio una bella foto.
– Ma veramente, così… – dico cercando di dissuaderlo.
– Non essere timida che abbiamo appena iniziato, stasera uscirà proprio un bel book. Se fai la brava le pubblico censurate, stai tranquilla. Ahahah. Forza, in posa.
Comincia a scattare e Mauro mi piazza una mano sul culo e mi sposta la mia sulla sua patta, lo sento ormai duro.
– Perfetti, così. Bravi. Ancora una, tu troia mettiti a pecora sulle gambe di Mauro, così lui fa vedere bene il gioiellino che hai nel buchetto.
So che fare storie è inutile ed eseguo, ovviamente il vicino ne approfitta per palparmi il culo.
– Ecco, meravigliosa.
Vengo ripreso per la vita da Mauro e sento il suo cazzo duro attraverso i pantaloni.
Il mio Padrone si alza e mi versa un bicchierone di vino, per sciogliermi un po’. Lo butto e giù e sento di nuovo la mano di Mauro prendere la mia e metterla sulla sua patta.
– È ora di scartare il regalo, troia. Non farmi fare brutta figura e fai felice il nostro ospite. Non vorrei doverti far tenere la gabbietta anche tutto il weekend.
Gli abbasso la zip e lo tiro fuori, è già duro e sarà sui 20 cm. È più grosso di quello del Padrone.
Comincio a segarlo piano piano, mentre il Padrone immortala la scena.
Mauro tanto mi slingua un orecchio sussurrandomi: – Guardalo bene, fra poco lo avrai dentro.
Così dicendo mi accompagna la mano sulla testa: l’invito è chiaro.
Mi inginocchio e faccio per prenderlo in bocca

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Autore Pubblicato il: 4 Novembre 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Gay0 Commenti

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