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Prologo


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La forchetta produsse un leggero tintinnio quando Flavia l’appoggiò sulla ceramica del piatto; dal gesto era facile indovinare la vaga irritazione per l’atteggiamento che Samantha aveva tenuto per tutta la cena. – Cosa c’è? – domandò, non riuscendo più a trattenersi.
La donna inspirò con il naso, come se fosse indecisa se esporre ciò che, evidentemente già da parecchio tempo, le provocava un cruccio, poi si lasciò andare: – Flavia… lo so che è un discorso che non ti fa piacere, ma non posso negarlo: i ragazzi che frequenti sono…
Le labbra di Flavia si strinsero nell’imminenza di un una risposta stizzita, ma la donna fu più veloce di lei nel replicare. – Lo so, Flavia, sembrano essere gli unici in grado di soddisfare i tuoi bisogni sessuali ma… lo sai che anche io amo il sesso brutale e… non per questo devi stare con quei quattro: ti rovineranno la vita…
Flavia spense in un sospiro l’irritazione che quel discorso aveva sempre fatto nascere in lei, sebbene un leggero nervosismo continuasse a stringerle il petto. – Allora, cosa dovrei fare? – domandò, incapace di occultare dalla voce tutta la collera. L’ultima volta, una discussione simile si era conclusa in un nulla di fatto, se si voleva escludere il lancio di termini ed epiteti che avevano lasciato ferita, nei giorni successivi, soprattutto chi li aveva scagliati.
La risposta di Samantha apparve alla ragazza palesemente preparata. – Hai mai pensato a Luca? È un gran bel ragazzo…
Le sopracciglia di Flavia si sollevarono al nome del giovane. Entrambe lo conoscevano da anni, da quando si erano trasferite a Caregan e, sì, innegabilmente era una gran bel ragazzo: alto, biondo, slanciato, forse non un modello, ma poco gli mancava; dimostrava anche di essere intelligente ed istruito. Adorava i suoi occhi azzurri ed il sorriso timido… ecco, il problema principale di Luca era proprio la profonda timidezza che adombrava sempre il suo sguardo. Una sua amica, parlando di lui, aveva sostenuto che sua madre “non l’aveva mai svezzato”. Lei, ben meno avvezza alle parole, quando, un paio di anni prima, lui ci aveva provato con lei, Flavia l’aveva allontanato con uno “sfigato” proprio sulla sua faccia… Ora, considerando la situazione in cui si trovava ormai anche lei stessa, tutte le volte che lo vedeva si sentiva stringere il cuore per come aveva trattato quel povero ragazzo, dolce, gentile, intimorito dalle donne. Se non fosse stato per il fatto che Flavia non poteva vivere senza essere posseduta con forza e costrizione, probabilmente sarebbe stata lei stessa ad avvicinarlo.
Mentre la ragazza divagava con la mente, Samantha si era avvicinata a lei, le si era seduta accanto e, ponendole un braccio attorno alle spalle, lasciò scivolare una mano sotto i suoi pantaloni e le mutandine, come faceva spesso. Le bocche delle due donne si unirono senza una parola, le lingue si cercarono, scivolando una sopra l’altra, in una danza che conoscevano per la lunga pratica, mentre la due dita discostavano le labbra di Flavia e scivolavano nel suo utero che si stava bagnando velocemente. Samantha sapeva come muoversi dentro una donna, e tempo prima lo aveva insegnato alla stessa Flavia.
Quando, dopo qualche minuto di quell’attività e Flavia aveva cominciato a sospirare attraverso il naso e le contrazioni del suo utero accavallarsi sulle dita, Samantha allontanò la sua bocca.
– Non preoccuparti, amore, ci penso io…
Flavia, gli occhi lucidi per l’ennesimo orgasmo di quel giorno prossimo a deflagrare, appoggiò prima un bacio sulle labbra di Samantha, poi disse con un filo di voce, rotta dal piacere che stava iniziando a squassarle le membra: – Ne sono sicura. Ti amo, mamma… So che vuoi solo la mia felic… – La frase morì a metà, soppressa da gemiti intensi, movimenti inconsulti e un intenso spruzzo di piacere sulla mano della madre.
– Brava, bambina mia, – le sussurrò in un orecchio Samantha, sorridendo, – Ti prometto che il nostro giovane Luca saprà farlo anche lui, e con la brutalità che tanto ti piace.

Continua…

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