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IL BLOCCO

Da molto tempo Cesira osservava il comportamento di Paolo, suo figlio, ormai da qualche giorno diciottenne.

Era sempre stato un ragazzo un po’ particolare, con lunghi periodi di silenzio, di isolamento. Aveva qualche amico e, Cesira lo aveva notato in modo particolare, nessuna amica. Le sue compagne di scuola, a loro volta, lo guardavano incuriosite e qualcuna aveva anche sorriso malignamente.

Cesira aveva frugato nelle letture del figlio, sul PC per vedere a quali siti si collegasse più frequentemente.

Ogni tanto coglieva Paolo che la fissava in maniera strana, come se volesse radiografarla.

Aveva anche notato inequivocabili macchie sulle lenzuola.

Carlo, il marito, la rassicurava. Diceva che erano problemi normali degli adolescenti, che loro, razza isolana, erano tipi ‘chiusi’.

Cesira, infine, s’era decisa a parlarne col medico, il dottor Ramina, che lo conosceva da piccolo, gli aveva anche confidato delle occhiate che il figlio le lanciava. Sguardi che davano l’impressione di volerle dire qualcosa. Le sembrava, ma non voleva sbagliarsi, aver notato una luce sensuale, una certa lascivia, come se ‘e chiese scusa per la astrusità presuntuosa del pensiero- la concupisse. Ma sapeva di essere ridicola. Con tutte le ragazze che c’erano in giro’ e poi’ lei era la vecchia mamma’

Ramina le prese la mano e le sorrise, aggiunse, galantemente, che non era facile trovare una donna che potesse competere con la fresca e florida avvenenza di una mamma così giovane’

Comunque, concluse, avrebbe chiamato Paolo per un controllo.

Paolo non trovò obiezioni a sottoporsi a una visita per accertare l’idoneità allo sport che si accingeva a fare: nuoto. Il medico gli disse che era una semplice formalità richiesta dalle norme Coni.

Ramina lo visitò attentamente, lo interrogò con fiuto professionale.

Paolo non sapeva il perché di certi sogni che lo portavano a’ sporcare il letto’

Senza alcun imbarazzo ammise che non aveva alcuna esperienza in materia di sesso e sorprese Ramina quando dichiarò che non si masturbava, anche perché non raggiungeva la indispensabile erezione.

Le foto stimolanti che gli furono mostrare non sollevarono in lui alcuna eccitazione.

Ramina girò la questione in modo da spiegare che era bene anche un accertamento del neuropsicologo.

E fu così che due giorni dopo Paolo andò da un famoso specialista in materia.

Fu una visita lunghissima, accurata, con un colloquio interminabile.

Furono misurate le reazioni del fallo alla vista di immagini erotiche. Nulla.

L’apparecchio mostrò una reazione solo quando il medico gli chiese, a bruciapelo: ‘Tu, cosa ne pensi della tua mamma, come donna, femmina?’

Lo congedò dicendogli di tornare il giorno successivo.

Telefonò a Cesira, le disse che aveva bisogno di una fotografia di lei, possibilmente sorridente. Un’ora dopo la foto era nel suo studio. Il medico chiamò il suo assistente, gli dette la foto e gli disse qualcosa. Quegli uscì assicurando che sarebbe stato tutto pronto per l’indomani mattino.

A Paolo fu detto che dovevano misurarsi determinati tempi di reazione e gli furono messi numerosi elettrodi; un po’ dappertutto, anche una fascetta intorno al fallo.

Fu fatto sdraiare sul lettino, abbassate le luci e gli dissero di guardare lo schermo di fronte a lui.

Apparvero alcuni panorami: città, montagna. Mare, boschi’ poi delle persone’ qualcuna era svestita’ donne nude’ bellissime’ sorridenti’ seducenti’ quindi ci fu la ripresa di un auto che correva’ sempre più forte e quasi si andava a schiantare contro un palo schivato fortunosamente’. Ancora donne nude’

La registrazione indicava un andamento che dimostrava uno scarso o nullo interesse per quanto appariva’ qualche reazione allorché l’auto stava per urtare il palo’

Improvvisamente ci fu una forte, fortissima oscillazione dei pennini che tracciavano il diagramma’

Paolo respirava a fatica, pressione e frequenza in aumento, lieve sudorazione, segni di irrequietezza’ sullo schermo era comparsa una splendida donna nuda, completamente nuda’. Era sua madre’ il volto gli sorrideva’.

Si riaccese la luce, fu detto a Paolo di rivestirsi, era finito tutto.

Cesira ascoltò attentamente il lungo discorso dello specialista, alla presenza di Ramina. Il neuropsicologo spiegò che Paolo era bloccato da un vero e proprio tabù: il desiderio sessuale verso la madre. Lo sconvolgeva e lo inibiva. L’aveva vista nuda sullo schermo (e non sapeva che era un fotomontaggio: testa della madre e corpo di un’altra donna più o meno della stessa età, e molto avvenente) lo aveva sconvolto! Sgomentato!

Cesira chiese se e quale terapia fosse possibile.

I medici si guardarono tra loro.

Ramina, che aveva più confidenza con la donna, le prese la mano.

‘Vede, Cesira, attualmente non disponiamo di farmaci specifici. Nel caso di Paolo non servono ansiolitici o antidepressivi. Si potrebbe tentare una lunghissima psicoterapia dall’esito incerto.’

Cesira strinse le labbra.

‘Allora? Dobbiamo stare con le mani in mano, attendere che il cervello di Paolo vada il tilt?’

Il medico continuò, con voce calma.

‘Quando un bambino si fissa che vuole toccare la fiamma del gas e non si riesce a fargli capire che si scotterebbe, l’unico modo e di condurre accortamente la sua manina verso il gas acceso per fargli sentire il caldo, fin quasi a scottarlo”

‘Cio&egrave’ ‘disse Cesira con voce roca- ‘dovrei farmi vedere nuda da mio figlio!’

Ramina annuì. ‘Non solo, ma &egrave prevedibile una reazione improvvisa che potrebbe condurlo ad atti violenti’.’

‘Del genere?’

‘Stupro.’

‘E, non si può prevenire, impedire?’

‘Per rimuovere completamente il blocco a volte &egrave necessario andare fino in fondo, per spiegare e far comprendere che la fisicità della madre &egrave come quella delle altre donne, e che la sessualità si appaga naturalmente con ‘una’ femmina, non solo con ‘quella’ femmina’.’

Cesira restò in silenzio, pensierosa.

Fece un lunghissimo respiro.

‘Ho capito!’

Ringraziò e lasciò lo studio medico.

Non prese l’ascensore, scese lentamente le scale, andò nel parcheggio dove aveva lasciato l’auto, aprì lo sportello, salì, indossò la cintura, si avviò verso casa. A un certo momento, voltò a destra, andò a fermarsi ai bordi del prato. Era un posto solitario, abbassò un po’ il vetro del finestrino.

Guardava nel vuoto, come se fosse assente.

Allora? Cosa doveva fare. Era giusto quanto le avevano detto i medici?

Le venne in mente che forse doveva parlarne con Efisio, il marito. Scosse la testa.

Neppure a parlarne, già sapeva la risposta di Efisio: fesserie, fantasie di strizzacervelli pseudomodernisti bisognosi loro di cure psichiatriche’ ci avrebbe pensato lui a Paolo’ anche con severità’

Non era quella la strada.

Chissà se chiedere consiglio a don Serafino, il parroco.

Anche qui era prevedibile sentirsi dire che bisognava pregare e affidarsi alla bontà divina’

Niente da fare. Doveva sbrigarsela lei.

Sarebbe stata più contenta se i medici le avessero detto che Paolo per guarire doveva mangiarle il cuore: si sarebbe squarciata il petto e glielo avrebbe offerto!

Inoltre, come fare a mostrarsi nuda a Paolo’ e se avesse reagito tentando di farle violenza? Nulla di risolto e tutto peggio di prima e, forse, in maniera irreversibile.

Restò ancora un po’. Rimise in moto, prese la strada di casa.

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Era indispensabile un bagno rilassante. Cesira era tesa come una corda di violino.

Era sola in casa. Per fortuna.

Si spogliò completamente, e stava per immergersi nella vasca piena d’acqua tiepida. Vide la sua immagine riflessa nel grande specchio. Si guardò attentamente, criticamente. In fondo, a quaranta anni, non era da buttar via.

Il seno era ancora sodo, le gambe ben tornite, nessun segno di cellulite sui fianchi, sui glutei. Anzi, le venne da pensare, era proprio un bel culetto il suo. Il pancino, appena grassottello, invitava alle carezze. Nerissimo e folto il triangolo di riccioli che impreziosiva il pube. Lei, in effetti, curava la depilazione delle ascelle ma si limitava solo a rimuovere quanto rischiava di fuoriuscire dal suo costume da bagno.

Fu spontaneo assentire, in segno di approvazione. Entrò nella vasca, si sdraiò.

Il pensiero, naturalmente, torno sul tasto dolente che la sconvolgeva.

Le sembrò ragionevole e prudente cominciare a osservare, molto prudentemente, le reazioni di Paolo a qualche suo atto, diciamo così, d’affetto. Un po’ di malizia, nel vestirsi, nel sorridergli’ insomma, un po’ di quella che i francesi chiamano ‘coquetterie’!

Fece un profondo respiro, si alzò, prese il lenzuolino e cominciò ad asciugarsi.

Fu spontaneo esaminarsi di nuovo nello specchio. Passò la mano sul ventre, soppesò il seno. Pelle liscia, serica, tette floride e ben sode’ come furono sfiorati i capezzoli si eressero prepotenti. In quel momento, per la prima volta, pensò a Paolo dal punto di vista della sessualità. Incredibile.

Le avevano, tutto sommato, suggerito di sedurre suo figlio’ di avere un rapporto sessuale con lui’ questo per salvarlo dalla spirale inarrestabile del blocco causatogli dal tabù ‘madre’!

Ma come era possibile che Paolo violasse il suo grembo, quello dove era stato per nove lunghi mesi, dal quale era venuto alla luce.

Forse avrebbe avuto ragione Efisio: fesserie da strizzacervelli.

Il fallo di suo figlio doveva entrare in lei! Godere in lei, scaricare in lei il seme caldo’ come quello per quale lui era nato!

Forse la vagina si sarebbe rifiutata di ricevere un simile oltraggio. Si sarebbe bloccata inesorabilmente. Lui, Paolo, non l’avrebbe penetrata malgrado ogni sforzo!

Scosse il capo.

Questo, però, significava condannare Paolo. Condannare suo figlio per il quale avrebbe dato la sua stessa vita. Doveva tentare. Doveva sondarne le reazioni.

Scelse con cura un vestito: leggero, con gonna a campana e scollatura a portafoglio, di quelle che quando ti chini ‘ mostrano tutto. Annuì, rispondendo a sé stessa, e decise di non indossare il reggiseno e mettere mutandine minuscole, poco più di un tanga.

Si guardò nello specchio e dovette ammettere che l’aspetto era piacevole e in certo senso anche allettante. Prese un libro e andò a sedere nel soggiorno, sul sofà.

Senti aprirsi la porta di casa. Doveva essere Paolo, era l’ora in cui tornava dall’università.

Fece finta di leggere. Paolo entrò.

‘Ciao mamma!’

Lei trasalì, come impaurita, alzò gli occhi, lo guardò dolcemente.

‘Oddio, Paolo, non ti avevo sentito, mi hai spaventata. Vieni, caro, dammi un bacio.’

Il ragazzo si avvicinò, lei alzò il capo e si sporse lievemente in avanti. La scollatura si aprì generosamente. Non gli porse la guancia, come al solito, ma fu lei a sfiorargli le labbra, con le sue, con un bacio po’ più lungo del normale.

Gli occhi di Paolo erano spalancati’ affascinati dall’incredibile spettacolo delle incantevoli tette materne. Cesira gli sorrise ancora.

‘Scusa mamma, non volevo spaventarti.’

‘Non &egrave niente tesoro’ ero soprappensiero’ mi batte il cuore’ senti”

Prese la mano di Paolo e la poggiò sul seno, a sinistra. Vi tenne sopra la sua.

Paolo era impallidito, poi divenne paonazzo. La sua mano strinse dolcemente la tetta.

Cesira non poteva sapere se inconsapevolmente o intenzionalmente, ma nulla fece, rimase ferma. Paolo emise un profondo respiro e accennò ad allontanarsi.

‘Siedi un po’ con me, raccontami cosa hai fatto all’università’ vieni qui”

Gli indicò il posto accanto a lei, sul divano.

Lentamente e con una certa esitazione Paolo sedette, e sunito mise un cuscino sulle gambe. Non prima che Cesira si accorgesse del gonfiore nei suoi pantaloni.

Cercò di restare impassibile, ma nella sua mente prese nota che Paolo s’era eccitato.

‘Allora, caro”

‘C’era una esercitazione, mamma, niente di particolare”

Lei gli prese la mano e se la portò sulla sua coscia, tenendola così.

‘Ti ha interessato?’

Paolo annuì.

La conversazione non scorreva facilmente.

‘Scusa, mamma, vorrei andare a cambiarmi.’

‘OK, tesoro, ma dammi ancora un bacio.’

Nel così dire lo abbraccio, e gli sfiorò di nuovo la bocca con le labbra.

‘Ciao Paolo.’

‘Ciao, mamma”

Si allontanò, con passo incerto.

Cesira pensò che, tutto sommato, lo strizzacervelli aveva ragione.

Ci avrebbe meditato durante il fine settimana. Qualche giorno al mare, di fronte all’infinito dell’azzurro che univa cielo e acqua’ quel verbo ‘univa’ le richiamò la incredibile, assurda situazione e ancora più impossibile soluzione.

Telefonò a Efisio per parlargli della breve vacanza.

Il marito si dichiarò dispiaciuto, ma non poteva assolutamente permettersi di assentarsi neanche un minuto. C’erano problemi urgenti e delicatissimi che richiedevano la sua presenza perfino di domenica. Suggerì a Cesira di andare lei e Paolo al mare, forse li avrebbe raggiunti lunedì’

Una luce improvvisa si accese nella mente di Cesira.

Probabilmente non era male restare sola con Paolo qualche giorno.

Vuoi vedere che c’&egrave la zampa del destino?

—–

La sera, a cena, Cesira, abilmente, trovò il modo per esprimere al marito il rammarico di non poter andare tutti al mare per il fine settimana.

Efisio si scusò e, guardando Paolo, rispose che anche lui era molto dispiaciuto, ma era certo che Paolo avrebbe fatto buona compagnia alla mamma e si sarebbe un po’ distratto, con tutte le belle cose da ammirare sulla spiaggia. E sottolineò ‘belle cose’, con una strana inflessione, che sembrava dire ‘cosce’.

Paolo guardò la madre, che gli sorrise.

‘Scusate, ma non so nulla’ mamma e io dovremmo andare al mare senza te?’

‘Certo. Ti dispiace?’

‘No. Come potrebbe; ma mi rincresce che tu, papà, non sia con noi.’

‘Spero di poter fare una scappata lunedì.’

Paolo seguitò a cenare, con gli occhi fissi al contenuto del suo piatto.

Dopo cena, Efisio si alzò per ritirarsi nel suo studio, ma prima dette un lungo sguardo si ammirazione alla moglie e le disse che era particolarmente sexy.

Paolo, a sua volta, osservò attentamente la madre, con gli occhi che scrutavano nella scollatura, e diventò rosso.

Cesira notò tutto e il lieve annuire del capo dimostrò che aveva ben capito l’interesse di Paolo per il suo petto.

Alcuni punti, e molto importanti, stavano evidenziandosi.

—–

Pomeriggio del venerdì. Bagaglio in auto, un saluto telefonico a Efisio.

Cesira si mise al volante, Paolo al suo fianco.

Cinture allacciate, e si avviarono lentamente verso il mare. Non era molto distante, la loro villetta tra i pini, di fronte alla spiaggia. Meno di 50 chilometri da casa. Dato il traffico e la lentezza per uscire dal centro urbano, era prevedibile un’ora di viaggio.

Cesira s’era vestita come quando’aveva fatto sentire a Paolo il battito del suo cuore.

La gonna, per essere più libera nella guida, era al di sopra delle ginocchia e i movimenti avevano messo in mostra una buona parte delle sue magnifiche cosce.

Paolo ogni tanto vi gettava uno sguardo.

Cesira gli prese la mano e la portò alle sue labbra, la baciò con dolcezza e la ripose, così’ per caso, sulla sua coscia nuda. Era calda la mano, e aveva piccoli movimenti che stavano tra una carezza e una stretta. Spostò leggermente il bacino in avanti. La mano di Paolo si mosse naturalmente verso l’alto. Paolo guardava fisso la strada.

Cesira si voltò verso il figlio.

‘Sai, tesoro, a sentire così la tua mano mi sento protetta”

Il ragazzo cercò di sorridere. Era inquieto, i suoi leggeri pantaloncini non potevano evitare di evidenziare l’eccitazione. Cesira pensò che le cose stavano andando bene.

Giunsero alla villetta. Avevano telefonato alla donna incaricata di tenerla in ordine e le avevano detto di approvvigionare il frigo, predisporre le camere, accendere il condizionatore ma non a una temperatura troppo bassa.

Trovarono tutto a posto e Mariella, la donna, che li attendeva.

Cesira ringraziò e le disse che per quella sera era libera, l’attendeva l’indomani mattina. Mariella li aiutò a portare il bagaglio nelle camere, salutò, se ne andò.

Cesira si volse verso Paolo, che l’aveva seguita nella camera matrimoniale per chiederle se avesse bisogno di qualcosa, e gli tese le braccia sorridendo.

‘Eccoci nella nostra casetta, tesoro, vieni qui”

Lo abbracciò stretto curando che il suo petto si strofinasse a quello di lui. Cosa non facilissima dati i venti centimetri di differenza nella statura. Comunque, lei si sollevò in punta di piedi prese il volto di Paolo tra mani e lo baciò’ di nuovo sulla bocca’ e questa volta fu qualcosa di più di un semplice sfioramento’

Cesira si meravigliava lei stessa per la sottile seduzione che stava ponendo nel condurre a termine il suo proposito. Dopo aver dolcemente indugiato nel piacevole strofinio del petto e del grembo sul corpo di Paolo, si staccò da lui, indietreggiò qualche passo e con fare civettuolo gli chiese:

‘Anche tu credi, come tuo padre, che questo vestito mi faccia sexy?’

Paolo dilatò gli occhi e con nari vibranti e voce tremante le rispose:

‘Certo, mamma, certo’ credo che sexy significa proprio questo’ affascinante, seducente, provocante”

‘Sono provocante anche per te? Consideri attraente la tua vecchia mamma?’

Paolo scosse la testa, decisamente.

‘Ma quale vecchia mamma, sei splendida’.’

‘Come una giovane ragazza della tua età?’

Paolo si stava rilassando.

‘Mamma, nessuna donna, ragazza o non ragazza, può reggere al tuo confronto”

Cesira lo riprese tra le braccia e si alzò verso lui, con un lungo bacio’ sensuale’

Qualcosa si mosse impetuosamente nei pantaloncini del ragazzo.

Lo tenne abbracciato. Sentiva l’eccitazione di lui e se ne rallegrava. La strada intrapresa con tanta esitazione, si dimostrava valida: il sesso di Paolo si rizzava! Il suo sacrificio non sarebbe stato inutile!

Non era facile, però, decidere come proseguire.

Da quello che sentiva, inoltre, Paolo doveva essere anche ben dotato!

Sciolse l’abbraccio.

‘Io comincio a svuotare il bagaglio’ credo lo debba fare pure tu’.’

Gli sorrise, Paolo sorrise a lei e, con le mani quasi distrattamente sulla patta dei pantaloncini nel disperato tentativo di nascondere l’erezione, si voltò e si avviò nella sua camera: di fronte.

Tutto quel darsi da fare, la tensione e la temperatura, consigliarono Cesira di mettersi un po’ in libertà: tolse le scarpe e il vestito. Restò in reggiseno e quel quasi tanga che le copriva parte del pube e nulla delle natiche tra quali si nascondeva la stringa.

Mise una valigia sul letto, l’aprì, guardò dentro. Forse quel telo da spiaggia doveva riporlo nella parte superiore dell’armadio. Prese una sedia la portò vicino all’armadio, vi salì e si accinse ad aprire l’anta’ dovette spostare indietro il corpo’ perse l’equilibrio, cercò di afferrarsi a qualcosa, ma cadde pesantemente sul tappeto che era a fianco al letto. Vi giacque sopra, stordita e dolorante, a pancia sotto. Non aveva la forza per alzarsi.

Chiamò ad alta voce: ‘Paolo’ Paolooooo!’

La portà s’aprì di colpo. Apparve Paolo, preoccupato, anche lui scalzo e a petto nudo, col solo pantaloncino. Corse verso la madre’ si fermò di colpo, sbalordito’ la mamma era quasi nuda e col suo rigoglioso posteriore bene in vista, la schiena appena attraversata dal laccio del reggiseno.

‘Cosa &egrave accaduto, mamma!’

‘Aiutami ad alzarmi, tesoro’ ero salita sulla sedia e ho perduto l’equilibrio”

Sollevare la donna tra le sue braccia fu cosa da nulla. La depose delicatamente sul letto, sulla schiena. Aveva perduto l’incantevole visione del dorso, delle tonde natiche, ma, per la prima volta, vedeva il suo seno quasi del tutto fuori dal reggipetto, e scorgeva i numerosi peli che sbucavano dal minuscolo triangolino, per giunta spostatosi da un lato.

Era stregato, Paolo. Non aveva mai visto una femmina così svestita, e questa, per di più, era sua madre, la donna con la quale ‘aveva detto prima- nessun’altra poteva reggere il confronto.

Era restato in piedi, incantato, come paralizzato, la fissava, a bocca aperta.

Cesira lo guardò.

‘Grazie, tesoro. Aiutami a coprirmi col lenzuolino”

Lui prese un lembo di quello del letto e alla meglio cercò di stenderlo sulla nudità materna.

‘Viene qui, Paolino’ non mi sono fatta nulla, sta sicuro’ ti sei spaventato, vero?’

Paolo prese la bottiglia dell’acqua dal frigobar che era nella camera e ne versò in un bicchiere, lo porse alla madre’

Cesira cercò di mettersi a sedere sul letto. Lui poggiò il bicchiere sul comodino a aiutò la madre prendendola sotto le ascelle’ con le dita che sfioravano il seno florido e sodo’ Quando Cesira si poggiò sul cuscino che il ragazzo le aveva messo dietro le spalle, Paolo le porse il bicchiere e guardò la donna che bevevo a piccoli sorsi.

Rimesso il bicchiere sul comodino, Paolo restò in piedi, a guardarla.

‘Grazie, bambino mio, grazie’ vieni qui, dammi un bacio”

Lui si chinò, la mamma gli mise le braccia al collo e lo attirò verso di lei. Lo baciò su entrambe le gote e poi sulle labbra’

‘Paolino, per favore, guarda se si &egrave formato un livido sulla schiena, sento un po’ di dolore.’

Restando seduta gli volse il dorso. Paolo osservò attentamente. Non vide nulla.

‘Dove, mamma?’

‘Giù, verso il coccige”

Paolo guardò attentamente, allungò timidamente una mano e toccò coi polpastrelli: in basso’

‘Qui, mamma?’

‘Si, li e più giù”

Era una carezza esitante, quella di Paolo.

Che pelle liscia, e come era bella. Si soffermò a lungo, carezzando’

‘Va tutto bene, mamma?’

‘Grazie, tesoro. Forse un bagno tiepido mi farà bene’grazie’ va pure”

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L’aver preso una decisione, meditava Cesira, significava aver scelto soprattutto e prima di ogni cosa condurre Paolo alla normalità.

Mentre pensava, andava costruendo il discorso conclusivo ed esplicativo quando tutto sarebbe stato concluso. ‘Vedi, figlio, mio, tutte le donne sono così e in questo modo soddisfano la sessualità dei maschi’ e la loro. Ora devi provare con un’altra donna, una ragazza, una giovane’ com’&egrave naturale!’

Ecco avrebbe dovuto dire così’

Bene, ma come dovevano svolgersi le cose?

Si accorse che stava annuendo; automaticamente. Seguitava a riflettere sul da farsi: Stimolare e assecondare la curiosità di Paolo, fargli conoscere gradualmente l’anatomia femminile, scrutarne le reazioni, dimostrargli praticamente l’unione dei due sessi, mettendo in risalto che, più o meno, l’approccio e lo svolgimento era sempre lo stesso. Con tutte’con tutti.

Deciso!

Sempre seguitando a rimuginare tra sé e sé, andò davanti allo specchio, così con quella specie di tanga dal quale fuoriuscivano piccoli ricci ribelli’

Ecco! ‘La depilazione!’

Andò nel bagno, guardò nell’armadietto. Eccola: NH Privates Waxing.

La prese, tornò ella sua camera. Indossò una corta e leggerissima vestaglia. Si affacciò alla porta, chiamò.

‘Paolinooooooo!’

Paolo apparve immediatamente, di corsa, sempre in shorts.

‘Sei caduta di nuovo, mamma?’

Cesira sorrise.

‘No, caro, ma mi serve il tuo aiuto’vieni”

Lo fece entrare.

‘Paolino, solo tu puoi aiutarmi’ anzi prima dammi il tuo parere’ guarda”

Sedette sul letto e aprì la vestaglia, allargò alquanto le gambe.

”. Vedi’ credo che ci siano troppi peli’ che ne dici?’

Il ragazzo strabuzzò gli occhi, divenne paonazzo, quasi il respiro gli restava in gola’

Cesira lo guardò, con aria scanzonata.

‘Dai, piccolo’ ne avrai viste di molto meglio no?’

Lui scosse il capo, senza parlare.

La donna seguitò.

‘Da sola non ci riesco, non mi vedo bene’ aiutami’ devi mettere un po’ di crema dove dobbiamo depilare e dopo due minuti togliere tutto con la spatola’ OK?’

Lui annuì, sempre in silenzio, ammaliato da quello spettacolo. Salvo una piccolissima parte, il sesso di sua madre era sotto i suoi occhi.

Cesira guardò bene i pantaloncini del figlio: si vedeva chiaramente la stoffa tesa per l’erezione.

Gli dette il tubetto del preparato e la piccola spatola di plastica.

‘Ecco’fai piano’ delicatamente”

Si sdraiò completamente e divaricò ancor più le gambe.

Paolo aprì il tubetto, si chinò, con una mano, tremante e timido passò un dito sulla coscia, verso l’inguine.

‘Qui?’

‘Anche più internamente’ credo.. aspetta’ questo coso s’infila dappertutto’ me la sta segando”

Con gesto rapido e deciso tolse il tanga, tornò con le gambe spalancate.

Paolo dovette sorreggersi al tavolino.

‘Dai tesoro, sembra che chissà cosa hai visto’ sono come tutte le altre donne che certamente conosci’ dai”

Su due dita della destra Paolo mise la crema, si chinò sul pube della madre, con l’altra mano spinse verso il centro una delle turgide grandi labbra ed esitante cominciò a spargere la crema sulla coscia, nell’inguine, e un po’ ancora più vicino al sesso materno’ Guardava, incredulo, non avrebbe mai immaginato’ Sentiva una irrefrenabile attrazione verso il solco scuro formato dalle grandi labbra’

‘Ora, Paolino, anche dall’altra parte”

La mano tremava’

Quando ebbe finito, la mamma gli disse di attendere un paio di minuti’

‘Intanto, tesoro, guarda se v’&egrave anche qualche altra parte da depilare.

Alzò le gambe, sempre aperte, e mostrò il suo perfetto fondo schiena, le natiche tonde e quello che racchiudevano’

‘Passa la mano, caro’ vedi se c’&egrave una peluria”

Paolo respirava affannosamente, deglutiva a stento. Passò la mano, aperta in una carezza che, però, divenne presto un vero e proprio palpare’

Cesira lo guardava, compiaciuta. Le cose stavano andando bene, ma non doveva forzare la mano.

‘Adesso, tesoro, togli la pomata con la spatola’ tendi bene la pelle’fa piano’ non farmi male”

Paolo cominciò a eseguire attentamente, accuratamente, e per tendere bene la parte che doveva ripulire dalla crema mise una mano proprio sulle grandi labbra. Gli sembravano gonfie, più gonfie di quando aveva cominciato quella incredibile operazione. Ed era delizioso sentirne il calore!

Quando tutto fu finito, Cesira lo ringraziò.

‘Vieni qui, tesoro, dammi un bacio”

Lui si chinò, lei gli cinse il collo e lo baciò. Sulla bocca. Quando lui si rialzò, quasi barcollando, Cesira trovò il modo di sfiorare con la mano la protuberanza soffocata nei pantaloncini. Però’! era ben solida’ e niente affatto scarsa.

Paolo uscì lentamente dalla camera.

—–

Rimasta sola, Cesira giudicò che quella era la via giusta.

Doveva rapidamente giungere alla conclusione.

Doveva condurre Paolo a’ ebbene si’ a penetrarla’ a introdurre il fallo nella vagina, nel modo più tradizionale: la posizione del missionario, lei supina ginocchia sollevate, gambe divaricate e poggiate sui talloni, sesso ben in mostra’ invitante’

E poi?

Mentre rifletteva muoveva leggermente la testa, in segno di conferma del pensiero.

Poi sarebbe stato tutto naturale, lei doveva, logicamente, restare immobile.

Paolo avrebbe agito secondo l’istinto naturale e spontaneo.

E riteneva che’ l’andirivieni sarebbe stato convulso, disordinato, impacciato’ sarebbe durato poco e presto lui avrebbe scaricato le seminali e avrebbe’ compreso’ il tutto!

Annuì.

OK, ecco il da farsi. E al più presto!

Indossò una vestaglia, andò nel soggiorno.

Paolo era lì, pensieroso, con lo sguardo nel vuoto.

Gli si sedette accanto.

‘Grazie, Paoletto, hai fatto proprio un bel lavoro, così, se ne avrà bisogno, sai come depilare la tua ragazza”

Lui sobbalzò, aveva un’espressione infastidita. La sua voce era alquanto aspra.

‘Non ho ragazza, mamma’ non l’ho mai avuta’ credo che tu, in fondo, lo sappia”

‘Scusa, caro, ma da come mi guardavi mentre mi depilavi, da come mi guardavi’tra le gambe’ mi era sembrato che le donne ti interessino e ti piacciano”

‘Mamma, guardavo te’ non una donna”

‘Ma Paolo bello, le donne ‘lì’ sono tutte uguali”

‘Non credo proprio’ sarebbe come dire che i vini sono tutti uguali, hanno le stesso colore, lo stesso colore’ solo perché tutti sono compresi nella parola ‘vino’!’

Cesira non trovò subito argomenti per rispondere.

‘Scusa ancora, tesoro, ma siamo adulti tutti e due’ trovi tanta differenza fare l’amore con l’una o l’altra ragazza?’

Paolo era abbastanza rosso in volto. Voce spazientita.

‘Ma” non ho mai fatto l’amore, per essere chiaro, non ho mai avuto rapporti sessuali’ va bene?’

Cesira si avvicinò a lui, sul divano.

Gli prese teneramente la mano.

‘Come mai?’

‘Non essere ipocrita, mamma, sai bene che’ non posso’ che non ho erezioni!’

Gli era uscita fuori la parola.

Cesira, dolce, incalzante, insinuante, gli carezzò la mano, la portò sulla sua coscia.

‘Veramente, amore, mentre mi depilavi e mi guardavi, ho avuto la sensazione che quel.. problema non lo avevi proprio’ anzi’ mi &egrave sembrata tutt’altra cosa, lusinghiera.. Vero?’

Paolo alzò le spalle.

‘Vieni qua, bambino mio, dammi un bacio”

Gli prese il volto tra le mani, lo baciò in fronte, sugli occhi, sulla bocca. A lungo, poi, lentamente abbassò la mano e andò a posarla sul gonfiore nei pantaloni di lui. Strinse amorevolmente.

Avvicinò la bocca all’orecchio di Paolo, lo lambì appena con la lingua e gli sussurrò: ‘Vedi, tesoro, che ho ragione?’

Paolo aveva gli occhi lucidi. La guardava senza rispondere.

La mano di Cesira restò a lungo così, muovendosi impercettibilmente. E lo sentiva fremere. Prese una mano del ragazzo e la portò sul suo petto’ seguitando a carezzare’ Poi, gli sorrise’ e gli carezzò il volto’

‘Vedrai che andrà tutto bene, amore. Sta sicuro, la mamma non sbaglia”

Si era avvicinata l’ora per mangiare qualcosa.

‘Che ne diresti di andare a gustare il pesce fresco dal ‘Pescatore’? Vado a infilare un vestitino, preparati anche tu.

Si alzò, uscì.

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Pasto leggero e ottimo. Tutto squisito, anche il vinello fresco e frizzante.

Tornando a casa ‘solo pochi passi- Cesira si mise sottobraccio al figlio, strofinandosi a lui.

Casa fresca.

‘Ora, Paolo, credo sia bene un riposino. Quando sei pronto per andare a letto, per favore, portami un po’ d’aranciata”

Andò nella sua camera, Cesira, si denudò completamente, si ammirò allo specchio, mise un impalpabile camiciola cortissima e andò sotto il lenzuolo.

Dopo un paio di minuti, apparve Paolo col bicchiere d’aranciata.

Pantaloncini leggeri.

Vide la mamma a letto. Quando le si avvicinò lei si mise a sedere.

La camicia era trasparente, faceva risaltare, non celava, lo splendore del seno florido. Il lenzuolo era quasi alle ginocchia, e la camiciola era alquanto arrotolata’ lasciando intravedere alcuni dei riccioli che fiorivano tra le sue gambe.

Il pantaloncino era teso! Cesira guardava compiaciuta. Mise il bicchiere sul comodino.

Allungò la mano verso il ragazzo.

‘Vieni vicino alla mamma, amore bello, vieni.’

Scostò il lenzuolo.

Perplesso, titubante, Paolo girò dall’altra parte, senza smettere di fissarla. Si sdraiò sul letto.

Stava per voltarsi, dandole la schiena, per mascherare la sua eccitazione.

‘Voltati verso me, Paolino”

Lui eseguì.

La madre, sempre supina, si accostò a lui. Con gesto rapido, si mise a sedere per un istante e tolse la camiciola, tornò a sdraiarsi. Nuda.

Paolo era sbigottito con sul viso disegnato qualcosa che stava tra la meraviglia e lo spavento.

‘Non soffrire ancora, tesoro, togli i pantaloncini’ ti aiuto”

Paolo quasi temeva essere toccato, sfilò i pantaloni. Il fallo svettava, superbo, pulsante. Cesira lo guardò con curiosità.

Però, il suo bambino, era ben sviluppato. Forse era il particolare momento, ma gli sembrava un po’ più abbondante del normale.

Alzò le ginocchia sorreggendo le gambe sui talloni. Divaricò le cosce.

Il momento era giunto.

‘Vieni piccolo, vieni’ la mamma ti fa conoscere qualcosa che devi conoscere”

Lei confermò mentalmente il proposito di restare immobile, inattiva.

Gli prese la mano e lo attirò verso sé, su di sé. Tra le sue gambe.

Paolo sembrava agire come un automa. La guardava con occhi spalancati e labbra semiaperte. Era lì, non sapeva cosa fare’ Lei afferrò il glande e lo accostò all’ingresso caldo e molliccio della vagina che, malgrado i propositi, si era naturalmente’ preparata’

‘Entra, amore, abbassati”

Non si accorse neppure che aveva inarcato il bacino e gli andava incontro.

Paolo stava penetrandola piano piano’

Cesira non si rese conto di cosa stesse accadendo.

Il suo proposito di immobilità fu decisamente scacciato dalla natura’

Il fallo di Paolo l’aveva invasa’ le sue gambe s’erano incrociate sul dorso di lui’ il grembo sussultava, la vagina si contraeva senza alcuna possibilità di controllo, di evitarlo’ era invasa da un furore erotico sconosciuto, una brama che non aveva mai provato’

Altro che ferma, inerte’

Lo stava letteralmente mungendo, con frenesia, cupidigia’ gli passava le mani sul dorso, doveva stare attenta a non graffiarlo’ aveva paura di perderlo, che lui uscisse dal suo grembo’

Paolo, sorpreso dall’ardore di quella femmina in preda a una vera e propria fregola, era guidato dalla natura’ stantuffava a più non posso, con impeto, impazzito dal piacere che stava provando, che gi donava il sesso materno che lo mungeva con avidità’

Labbra socchiuse, di Cesira; testa che si muoveva a destra e manca, occhi estatici, nari frementi, e il continuo gemito che usciva dalla sua bocca’.

‘Paolo, Paoloooooo, Paolo mio’. Mio’. Mioooooooooooo!’

Il poppare della vagina divenne vigoroso’ sosta di un attimo’ come se attendesse’

Infatti, Paolo si fermò anche lui un istante, poi un energico colpo di reni che fece sobbalzare la donna sentendo il glande contro la sua cervice, in fondo alla vagina, e, quindi Cesira si sentì deliziosamente inondare dai fiotti caldi e voluttuosi del seme del figlio!

Erano sudati, affannati. Ma lei lo teneva ancora stretto, con le gambe, e voleva sentirlo in lei.

Paolo era inebetito dal piacere!

Il fallo era ancora rigido e lo sentiva lascivamente carezzato dalle frementi pareti della vagina materna.

Cesira emerse lentamente dal vortice dell’impensato e sconosciuto piacere che l’aveva travolta.

Incredibile.

E quella sarebbe stata la sua passività?

Mai, mai, aveva provato un piacere così profondo, mai avrebbe pensato di essere sconvolta da così lungo e inebriante orgasmo.

Si sentiva svuotata, pur se generosamente riempita dal seme filiale.

Questo, poi, non l’aveva messo in conto.

Si era prefissa di sbalzarlo da lei, al momento opportuno’

E, invece, era ancora in lei’ non solo’ ma lo sentiva di nuovo pronto a ricominciare e quello che era incredibile e che anche lei era pronta, come se il suo appetito fosse insaziabile, e avesse gustato appena un antipasto.

Lo carezzò teneramente.

‘Hai visto, amore di mamma? Noi donne siamo tutte così’ ‘

‘No, mamma, solo tu sei fatta così’ così’.’

Riprese a muoversi, con lussuriosa lentezza’

E lei abbandonò ogni pensiero, e condivise con lui il godimento che stava nuovamente salendo’. Meraviglioso.

Cesira fece un profondo respiro.

Per un attimo alzò le spalle.

Paolo era sbloccato.

Evidentemente!

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