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A tredici anni ero formato alto slanciato glabro ed efebico, mio zio 30entenne basso, magro, rozzo ma molto nerboruto, faceva degli apprezzamenti con dei grugniti di piacere, che mi facevano sorridere, una volta, era finita la scuola indossavo un paio di pantaloncini sgambati e un maglietta corta eravamo in campagna lo vidi urinare, aveva un bell’armese scappellato nodoso, veniva voglia di tenerlo in mano, si accorse che io lo guardavo si girò verso di me e me lo mostrò dicendomi “guardalo bene che si vede che ti piace, grugnendo”, quando finì di urinare si avvicinò a me ancora con i pantaloni sbottonati, dicendomi che quello che avevo visto mi piaceva, io non dissi nulla, anzi abbassai lo sguardo, un brivido mi attraversava la schiena, mi palpò la coscia , cercai di allontanarlo spingendolo, ma con poca certezza, lui insistette dicendomi che mi si leggeva negli occhi che lo volevo, che amavo il cazzo anche se ancora non lo sapevo, tenevo lo sguardo sempre abbassato cercando di velare la sua oggettività tangibile, gli dissi di smetterla, ma lui mi prese di peso mi caricò sulle spalle e cominciò a camminare verso il fienile mentre io gli dicevo di smetterla, di lasciarmi andare, mentre lui mi palpava le chiappe infilando la mano dentro i pantaloncini e le mutande infilando leggermente il dito nel buco del culo per poi metterlo in bocca e di nuovo nel buco del culo, facendo degli apprezzamenti sul profumo che faceva, appena arrivati alla stalla chiuse il portone e mi scaraventò sul fieno, mi spogliò di quel che avevo mi legò le mani a una corda che fece passare da trave sollevandomi in modo da potere stare all’impiedi, poi si denudò del tutto, aveva un cazzo che gli stava per esplodere, dire che era dotato era poco, era una trave, scappellato nodoso grosso e una folta peluria alla base, per non parlare delle palle grosse e pendule, il tutto era ornamentale, si mise dietro di me cominciando a leccare il buco del culo insalivandolo per bene, mentre io lo supplicavo di smetterla ma senza gridare, la mia negazione non era un no, poi venne di fronte a me sollevando le mia gambe poggiò la cappella sul mio sfintere e cominciò a esercitare una piccola pressione, sentivo le crespe del culo allargarsi e la sua cappella irrompere dentro lo sfintere cm dopo cm sentii delle fitte lancinanti mi mancava il respiro, cercavo di stare più rilassato possibile per consentire una penetrazione più fluida possibile, tanto ormai non potevo più sottrarmi al mio destino, mentre lui cercava sempre di spingere sempre più il suo cazzo a piccoli colpi, sentendo i suoi grugniti e i suoi sudici e schifosi apprezzamenti, strinsi le mie gambe attorno alla sua vita e spinsi il mio bacino verso il suo cazzo mentre lui affondò con decisione e veemenza il suo cazzo dentro il mio culo, mi sentii lacerare, aprire in due strillai dal forte dolore sentivo tutto il suo cazzo dentro, i suoi peli che pungevano le sue palle sbattere contro le mie chiappe, mentre lui mi teneva fermo col cazzo tutto dentro, e le mie grida per il dolore si attenuavano, poi cominciò a muoversi avanti e indietro, sentivo il cazzo fare su e giù sentivo il suo cazzo strofinare lungo le pareti del retto a causa della sua grossezza, sentivo rivoltarlo come un guanto, dopo un po’ il dolore andava diminuendo, tramutandosi in piacere che piano piano aumentava, cominciando a gemere dal piacere, a quel punto lui slegò la corda, strinsi le mia braccia attorno alle sue spalle, lo abbracciai con desiderio, lui apprezzò questa mia resa questo mio abbandono, ai suoi piaceri che erano diventati anche i miei, ormai avevo superato quel confine che mi separava da ciò che stavo per diventare, avevo superato il punto di non ritorno, si era aperta una nuova porta dalla quale si entrava e non si usciva più se non con una trasformazione intima, spirituale e recondita, mentre mio zio continuava a stantuffare il suo cazzo dentro il mio culo instancabilmente, il porco era molto resistente sapeva controllare il momento in cui sborrare, e il mio sfintere che si era abituato al suo cazzo cominciavo a sentire una sensazione di calore che piano piano invadeva tutto il mio corpo, lo abbracciavo a me con tutte le mie forze, sentivo il bisogno di sentire il suo corpo attaccato al mio, gemevo dal forte piacere, lui con sguardo soddisfatto mi scopava con desiderio animalesco, grugnendo esternava i suoi sudici complimenti apostrofandomi per cagna troia bagascia poi ci distendemmo sul fieno con le gambe larghe e sulle sue spalle avevo il suo viso davanti ai miei occhi esternava soddisfazione stringevo il suo corpo al mio sentivo il suo calore il suo desiderio, avevo il bisogno di sentire il desiderio che sentiva per me, poi arrivò il momento sentii il suo cazzo ingrossarsi e aumentando il ritmo dei colpi, sentii il pulsare il suo cazzo la sborra usciva come un fiume in piena inondando il mio intestino mentre lui mi stringeva con forza e affondava il suo cazzo con decisone forza e veemenza grugnendo/gridando come un porco mentre mi sculacciava cacciando le ultime gocce della sua sborra, finché esaurì le sue energie, e così mentre l’Italia batteva il calcio d’inizio contro il Brasile, io ricevevo la sua sborra per la prima volta diventando la sua bagascia, il suo sborratoio, aveva svuotato le palle, tirò fuori il cazzo si distese, eravamo sudici, puzzolenti dal caldo e dalle fatiche della scopata, ma soddisfatti, il cazzo era ancora turgido luccicante e fumante, cominciai a leccarlo e succhiarlo con desiderio, era stupendo leccarlo e succhiarlo soprattutto le palle che erano pendule e gradi come pesche, gli leccavo e succhiavo palle asta e cappella lo facevo con passione e gusto, mentre facevo tutto ciò mi dava della brava succhiacazzi, mi mise le mani in testa e cominciò a spingere facendomi entrare il cazzo fino in gola cominciò a scoparmi la bocca con decisione e veemenza, mi venivano conati di vomito, mi lacrimavano gli occhi, poi quando si saziò della mia bocca mi poggiò su una balla di fieno, mi aprì le chiappe mi leccò il buco del culo sputandoci e dopo mi ficcò dentro il suo cazzo senza tanti complimenti, cominciò a scoparmi con decisione e veemenza apostrofandomi per troia bagascia, sarai la mia troia da monta diceva, e tutto ciò mi piaceva, sarò la tua donna dissi, esaudirò ogni tuo desiderio dissi io, il suo cazzo mi riempiva in tutti i sensi i miei vuoti, godevo nel sentirlo dentro, volevo che rimanesse sempre dentro che non lo uscisse mai, mi promisi a lui e solo a lui, mi scopò il culo per quasi mezzora a causa della sua resistenza, quando arrivò il momento di sborrare lo tirò fuori e me lo ficcò in bocca arrivarono fiotti di sborra calda con una pressione devastante, ingoiai tutto pulendogli il cazzo e succhiandolo per bene, quando finimmo avevo il culo che mi bruciava e mi faceva anche male, ma mi sentivo bene, mi era piaciuto, avevo ricevuto quello che volevo per tutta l’estate lo facevamo quasi tutti i giorni, poi quando iniziò la scuola lo facevamo due volte a settimana, ero diventata la sua troia, la nostra storia durò quasi tre anni, la storia finì perché decise di andarsene in Australia, lasciando un vuoto incolmabile soprattutto per il mio culo. Nessuno poteva darmi quello che lui mi aveva dato e mi aveva fatto diventare, estrapolando la troia che era in me, in me era germogliato quel seme che mi portò a una metamorfosi interiore. Nessuno seppe darmi quello che mi aveva dato mio zio.
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